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Mi è capitato recentemente di scrivere le seguenti poche righe, in risposta alla domanda "Cosa devono sapere i non-esperti di scienza?":
La Cittadinanza Scientifica: un esercizio informato dei diritti di cittadinanza[1]
Se si concorda con una definizione della scienza contemporanea come un insieme “di… contesti e pratiche ibride … chiamate a negoziare, decidere, pianificare la produzione di conoscenza scientifica e i suoi usi in un contesto sociale, tecnico, cognitivo ed economico…”[2], allora ogni cittadino per essere partecipe di tale “insieme” ha il diritto/dovere di “sapere di scienza”.
Spesso le vertenze dei comitati locali sono casi tipici in cui i “non-esperti” necessitano di conoscenze specifiche, per confutare le posizioni degli “esperti”: conoscenze associate alla scienza e/o alla comprensione delle condizioni in cui determinati processi (scientifici) si verificano.
Esiste dunque una quantità/qualità di conoscenza necessaria e/o sufficiente? In generale, è necessario un livello di competenza (expertise) che consenta di “reperire l’informazione adeguata nel proprio repertorio cognitivo e svolgere operazioni appropriate su tale informazione… utilizzare qualche apparato esterno o banca-dati per estrarre il materiale rilevante”[3]; in particolare, è utile possedere un livello di conoscenza scientifica sufficiente a identificare le implicazioni, e i loro contesti, di una determinata decisione, ricerca, applicazione.
Spesso le vertenze dei comitati locali sono casi tipici in cui i “non-esperti” necessitano di conoscenze specifiche, per confutare le posizioni degli “esperti”: conoscenze associate alla scienza e/o alla comprensione delle condizioni in cui determinati processi (scientifici) si verificano.
Esiste dunque una quantità/qualità di conoscenza necessaria e/o sufficiente? In generale, è necessario un livello di competenza (expertise) che consenta di “reperire l’informazione adeguata nel proprio repertorio cognitivo e svolgere operazioni appropriate su tale informazione… utilizzare qualche apparato esterno o banca-dati per estrarre il materiale rilevante”[3]; in particolare, è utile possedere un livello di conoscenza scientifica sufficiente a identificare le implicazioni, e i loro contesti, di una determinata decisione, ricerca, applicazione.
[1] La cittadinanza scientifica – Pietro Greco http://www.arpa.umbria.it/resources/docs/micron
9/Micron_N9_06.pdf
[3] The Philosophy of expertise, Goldman A – 2006 in
“Conflitti ambientali – a cura di L. Pellizzoni – Società editrice il Mulino.
Nell'ambito di un forum promosso dalla Fondazione diritti genetici cui hanno partecipato esperti di diversi campi, dall'economia al diritto, all'etica, la Repubblica pubblica un intervento di Zagrebelsky, ben più
interessante ed articolato del mio naturalmente, di cui riporto alcuni
passaggi:
1. "Decidere noi della scienza". Questo sembra uno dei
punti-chiave sul quale si chiede un approfondimento. "Noi" significa
l'insieme dei cittadini che, in democrazia, hanno il diritto di
deliberare sul modo d'essere della società. L'obiettivo polemico è la
scienza che decide per noi, al posto nostro, privandoci del senso più
profondo della democrazia. Chi deve modellare le nostre società? La
tecnologia, cioè la scienza alleata all'economia, o l'economia alleata
alla scienza, le quali si alimentano reciprocamente, avendo come fine
l'incremento della conoscenza scientifica e lo sviluppo economico
attraverso le inevitabili applicazioni pratiche delle conoscenze
scientifiche?
L'esuberanza di beni e servizi riversati sul
mercato, l'alimentazione dei desideri di massa, l'adeguamento degli
stili di vita alle esigenze di consumo e smaltimento, finiscono per
essere le forze determinanti i caratteri delle società. La politica e il
diritto ne risultano annichiliti. Il loro compito diventa esecuzione,
sostegno, al più accomodamento, quando il meccanismo s'inceppa. Quando
si parla di nichilismo, s'intende proprio questo: che le funzioni
sociali alle quali per secoli si attribuiva il compito di determinare i
caratteri delle società, sono degradate a servi di forze e movimenti più
grandi di loro. La scienza e l'economia ci si presentano oggi come nemiche della democrazia. Questo è un gravissimo problema. L'espressione citata all'inizio sembra voler indicare la necessità di rovesciare i termini: la scienza serva della democrazia. La tesi delle considerazioni che seguono potrebbe sintetizzarsi così: né padroni né servi, ma alleati; partecipazione sulla base della conoscenza. Occorre buona democrazia e buona scienza, dove "buona" sta a significare consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri, con il rispetto dei reciproci limiti. Per sviluppare questa idea, propongo di partire da una vicenda lontana nel tempo e nello spazio, che può assumersi come apologo dei pericoli del nostro tempo.
continua a leggere qui
tra l'altro, di cittadinanza scientifica avevo scritto qui

1 commenti:
Ancora una volta sono decisivi gli strumenti. Uno è sotto gli occhi di tutti ed è la rete, espressione di una tecnologia che ha la capacità di amplificare e contagiare riducendo le distanze fra le "menti" e attivando un canale comunicativo a due direzioni fra utenti ed altri utenti - caso più unico che raro fra i mass-media. L'altra serie di strumenti deve essere caratterizzata da meccanismi di partecipazione che possano incentivare quella sete di conoscenza che altrimenti sarebbe sterile se non tesa a cambiare ciò che consideriamo ingiusto, dannoso, prevaricante.
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