giovedì 28 aprile 2011

La Spezia: il mondo fuori

Al netto della ovvia necessità della stampa locale di dare risonanza anche al poco che accade in provincia, ma anche per questa stessa ragione, trovo particolarmente curiose due notizie locali di oggi:
1) Il parco delle 5 terre come l'Ikea: il riferimento è al tema della famiglia allargata, eventualmente omosessuale, non basata sul (sacro) vincolo del matrimonio. Il tutto in ragione della decisione dell'Ente Parco di concedere sconti sulla 5 Terre Card (7 euro/die) per famiglie di due adulti / due bambini. 

Fuori, da Spezia e dall'Italia, c'è un mondo di turismo che applica sconti famiglia eventualmente modificandone il numero dei componenti: ho visitato musei, chiese, parchi, giardini e palazzi in Europa e agli antipodi e, spesso in ragione della convenienza, i componenti del mio nucleo familiare sono passati da tre (effettivi) a quattro; su proposta del personale del luogo, senza che abbia dovuto esporre il certificato di matrimonio e, soprattutto, senza che al ritorno mio figlio pretendesse di avere un fratello. Ma di cosa stiamo parlando? Che il Parco delle 5 Terre usi l'ambiente per farsi pubblicità e non le sciocchezze.

2) A sorpresa, sono veramente e piacevolmente sorpresa, il gruppo del PD e quello Misto del Comune della Spezia propone la rotazione dei suoi dirigenti a capo dei diversi settori in cui è ripartito l'Ente "Per evitare che un dirigente stia troppi anni nello stesso posto e possa così radicarsi un’egemonia personale e personalistica che travalichi gli interessi dell’ente locale, è bene che ci sia periodicamente un ricambio di posti e di funzioni."(Il SecoloXIX). 

Poichè sono donna di pregiudizi, temo che mi sfugga la vera ragione di tale proposta che tuttavia mi pare veramente degna. Sì, perchè se è vero che specie nei piccoli comuni i funzionari sono spesso soggetti alla "dittatura" del sindaco, è altrettanto vero che in diversi enti pubblici al cambiare della politica rimangono immutate le pratiche: dittatura dei funzionari. Non so se è il caso del Comune della Spezia, i cui dirigenti mi risulta siano immutati e fermi nelle loro posizioni, a mia  (ridotta) memoria, da almeno dieci anni ... ma mi sembra una cosa così sana!

Oppositori? Ovviamente i funzionari medesimi e, un po' a sorpresa, il Sindaco Federici. Per carità, si mantenga lo status quo: sta arrivando l'estate, siamo appena usciti dal letargo invernale... cos'è tutto questo casino? Il mondo, fuori? 
Quello in cui i politici terminano il loro mandato e vanno a fare altro... e non è necessario che provengano dall'Arci. 
Quello in cui i dirigenti cambiano settore ogni pochi anni per prevenire episodi di corruzione ,ma anche meno. Quello è il mondo. 
Fuori. 
Possiamo uscire a dare un'occhiata anche noi?

martedì 26 aprile 2011

Frasi decontestualizzate...

... da un paese democratico che rispetta la costituzione.


Silvio Berlusconi, capo del Governo: "Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo". Poi ammette senza giri di parole il bluff dell'esecutivo: "La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare". 
Giorgio Napolitano, Capo dello Stato:  ''L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento''.
Antonio Di Pietro, leader IDV: "Bombardare una Nazione non ci pare possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto.

Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; 
consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; 
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
...

lunedì 25 aprile 2011

XXV Aprile 2011




Oggi è Festa nazionale. Il che significa che la nazione italiana riconosce in questa data il fondamento della propria identità. Detto altrimenti: il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani perché per far parte della Patria è necessario riconoscere – nel fatto storico che si celebra – la radice della propria comune cittadinanza. Ora, il 25 aprile è stato scelto a riassumere i giorni in cui i partigiani insorgono in tutte le più importanti città del nord, liberandole. “Aldo dice ventisei per uno” è la frase in codice trasmessa da radio Londra con cui il comando della Resistenza il pomeriggio del 24 aprile dà l’ordine dell’insurrezione generale. Il 25 aprile è dunque la festa di tutti gli italiani perché è la festa della Liberazione, la festa della vittoria della Resistenza antifascista. (Paolo Flores D'Arcais - Il Fatto Quotidiano)


martedì 19 aprile 2011

I "ragazzi di Barbiana" al Presidente Giorgio Napolitano

Lettera aperta al Presidente della Repubblica
on. Giorgio Napolitano
11 Aprile 2011
Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta. 

Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.

Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”

sabato 16 aprile 2011

La sinistra e l'ambiente: dalle elaborazioni culturali all'azione di governo locale

Il titolo di questo post è "volutamente" pretenzioso e solo apparentemente non corrispondente al suo contenuto. Infatti non scriverò un trattato nè un programma ma qualche probabilmente ovvia banalità che tuttavia pare difficile da praticare. Da qui la pretenziosità.
Lo spunto arriva dalla serie di commenti, tra lavoro e ambiente, che con qualche lettore abbiamo postato  qui  stimolati da Marco.
Faccio riferimento in particolare a una questione:

- la quantità di "elaborazioni culturali" che quotidianamente ci vengono proposte dai partiti, nell'ambito di convegni che si intensificano sotto elezioni amministrative o in previsione di crisi di governo, e dalla cd società civile di cui anche questo blog, nel suo piccolo, è parte. 
Se solo guardiamo alla giornata di oggi, vediamo che a Riomaggiore c'è un convegno della Città dei diritti e dei doveri; a Sarzana SEL promuove un convegno dal titolo  Un nuovo Patto per il territorio; tutti sappiamo della gran quantità di convegni e luoghi di elaborazione promossi o partecipati dalle forze politiche di sinistra, PD incluso, spesso dalle stesse istituzioni (basti pensare all'attivismo ambientale della nostra provincia). Della RC diciamo con le parole di William nei commenti citati, e non solo.

Ora, la mia questione attuale è la stessa che ho posto una decina di giorni fa all'assessore all'ambiente  (SEL?) del Comune di Ameglia (che tra l'altro ha a sua volta appena concluso una serie di incontri interessanti  da lui promossi) che partecipava ad un incontro con le associazioni (promosso da SEL). 
Il tema era il ciclo dei rifiuti, la sua chiusura, l'opportunità di spingere sulla raccolta differenziata o di optare per sistemi industriali "avanzati" che ci consentano (in estrema sintesi e semplificazione) di ottenere gli stessi risultati della raccolta differenziata senza farla (secondo qualcuno è un impresa da "missionari", la raccolta differenziata).

Mi sono permessa, anche in quell'occasione, di uscire dalle elevate elaborazioni strategico-culturali per porre, banalmente,  al suddetto Assessore, una domanda che ripropongo a tutti gli assessori all'ambiente dei Comuni della Provincia della Spezia, diciamo di SEL e del PRC (che non sono mica pochi), assumendo che al PD e alla destra/lega nulla importi del tema.

"Lei che è assessore, ci vuole spiegare:
1) se pensa che la raccolta differenziata andrebbe potenziata (sorvolando sulle disposizioni di legge)?
2) se sì, ci racconta per quale ragione non è riuscito a farla, almeno nei limiti di legge, nel suo comune?"

La domanda non è per niente retorica, tanto meno provocatoria o polemica:
"credo" alle parole di coloro che fanno dichiarazioni di principio. 
"immagino" che abbiano seri problemi a trasformare in "pratiche" tali "princìpi". 
vorrei sapere quali sono i "problemi". 
"Dopo", su quei problemi, se serve, sono contenta di sedermi intorno a un tavolo e anche ad andare a parlare "alla pancia della gente", a pulire le aree dei cassonetti (per restare in questo ambito) Però lo faccio "dopo"che ho avuto la risposta. Perchè "prima", direi che abbiamo già dato... sempre senza risposta alcuna. Nè da destra nè da sinistra.

Questo è un taglia incolla dei commenti a cui faccio cenno. 

"...un approccio orientato al pragmatismo e alla coerenza che sarebbe necessario contagiasse non solo le istituzioni locali, ma anche i cittadini, che non sono certo esenti da responsabilità. Penso che è proprio così che si dovrebbero affrontare sempre i grandi temi che investono il territorio: con un confronto serrato sui fatti, sugli scenari possibili, le opportunità e le scelte da affrontare con metodo, lucidità e capacità critica." Elena

"Il conflitto ambiente-lavoro è solo nella propaganda di chi non ha ne la fantasia, nel il coraggio di proporre un modello di sviluppo compatibile. Quanta occupazione darebbe un modello di gestione del ciclo dei rifiuti come la Strategia RZ? Quanta occupazione lo sviluppo e la creazione di impianti micro-cogenerativi rinnovabili? Quanta sistemi di produzione-consumo a Km 0? Quanta attività di manutenzione del territorio? Quanta lo sviluppo di sistemi di mobilità alternativi?" William


"Come stimolare chi governa a prendere in considerazione altri percorsi di sviluppo? Come possiamo innescare un cambiamento? Questo territorio ha sicuramente bisogno di scelte coraggiose, e di una visione strategica condivisa di medio e lungo periodo; ha bisogno di dare spazio a chi detiene le competenze tecniche e professionali perché possa diventare un luogo di eccellenza, non di mediocrità. Credo che sarebbe davvero necessario un forte movimento di opinione in grado di tracciare una nuova rotta di navigazione." Elena

"In diversi comuni spezzini e in Provincia abbiamo ed abbiamo avuto assessori del suo stesso partito. Spesso in questi anni ci sono stati tentativi di connessione tra quel partito e la cd società civile su diversi temi... non tutti hanno avuto successo. E' forse arrivato il momento di connettere le pur interessanti elaborazioni del PRC spezzino con la sua azione di governo?" Daniela
 
"...un osservazione rispetto alla tua domanda che pone un punto di grande rilevanza, e cioè il portare nell'azione di governo elaborazioni condivise. Esistono oggettive difficoltà: da un lato occorre avere occhi ed orecchie puntate sugli "agguati" di chi è pronto a vampirizzare il territorio. ... Questo porta sistematicamente a scendere dalla sintesi tra forze politiche o tra sensibilità differenti in compromessi al ribasso. ...porto anche l'esperienza democratica interna ad un partito, nel senso che non sempre certe linee passano indolore, ne è scontato che vengano recepite. Si discute, ci s'incazza (anche parecchio) e poi si arriva ad una sintesi che spesso è difficoltosamente trasformata in agire. Rimane il fatto che questa "rivoluzione" può essere chiara nelle nostre teste, ma l'immane lavoro da fare resta quello nelle pance della gente" William
Senza voler nulla togliere al ruolo di PRC alla Spezia - personalmente non ne so valutare il peso politico sulle decisioni delle Amministrazioni locali - credo si potrebbe parlare di un decisivo passo avanti se quanto dichiarato da William fosse sottoscritto anche dagli esponenti del primo partito di maggioranza, il PD, che invece mi pare dimostri poche idee progressiste e soprattutto una scarsa capacità (o coraggio?) di tradurre con coerenza le idee in fatti. "Se io votassi in un comune della provincia della Spezia e William facesse di quei contenuti il suo programma elettorale, probabilmente gli darei il mio voto senza neppure guardare al suo colore politico: ma vogliamo parlare di tutti quei cittadini che non leggono neppure il programma dei candidati? ... la mia sensazione è che ancora troppi cittadini votino il medesimo partito solo per abitudine o per appartenenza “al colore politico”. Elena
"perchè non mettiamo in piedi un gruppo di lavoro che si pone l'obiettivo intanto di analizzare, consentitemi per il momento solo la battuta, sui NON POSTI DI LAVORO prodotti dalla scelte urbanistiche ed industriali di questi ultimi 15 , 20 anni;"Marco

venerdì 15 aprile 2011

Hanno ucciso un uomo!



Si chiamava Vittorio Arrigoni






















Non so chi lo abbia ucciso fisicamente ma so chi lo ha ucciso moralmente:


tutti i fondamentalisti islamici e occidentali!


Ma quelli occidentali sono doppiamente colpevoli perchè avrebbero avuto il potere di fermare lo scempio che Israele sta facendo del popolo palestinese, quello scempio che Vittorio ha cercato di fermare solo con la forza della sua non violenza e del suo esempio di essere umano e per questo ha perso la vita!


mercoledì 13 aprile 2011

Nuova legge regionale sulla VAS: e ora ai piani e varianti approvati dal 2004 cosa succede?

Da tempo, sia personalmente ( diciamo almeno da oltre tre anni) che su questo blog, abbiamo avuto occasione di spiegare che la Regione Liguria si trova in palese contrasto con la normativa comunitaria in materia di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dei piani e programmi a rilevanza ambientale e territoriale e loro modifiche significative per l’ambiente.

Fino ad ora la Regione Liguria non ha recepito la Direttiva 2001/42/CE che disciplina la VAS, ha solo previsto un articolo all’interno di una legge del 2008 (legge regionale 10/2008) che recitava, al comma 3 : “ 3. I piani e i programmi e le loro varianti individuati all’articolo 6, commi 2, 3 e 3 bis del d.lgs. 152/2006 e successive modificazioni, il cui procedimento sia stato avviato prima del 31 luglio 2007, non sono assoggettati all’applicazione delle disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica contenute nel citato d.lgs. 152/2006 ma si concludono secondo le normative regionali previgenti in materia urbanistica e di valutazione ambientale”.

Da tempo sostengo con il conforto, ovviamente ben più autorevole delle mie interpretazioni, delle sentenze della Corte di Giustizia europea, dei documenti ufficiali della Commissione UE

, delle sentenze della Corte Costituzionale

, che la data di riferimento della legge ligure (31/7/2007) è assolutamente in contrasto con la Direttiva UE.

Infatti secondo i suddetti documenti ed atti ufficiali della UE:

  1. tutti i piani ed eventuali varianti sostanziali agli stessi (queste ultime in particolare che abbiano effetti significativi sull'ambiente), il cui iter è iniziato prima del 21/7/2004 ma che non si è concluso entro il 21/7/2006, sono soggetti a VAS; in particolare sul punto la Commissione UE ha avuto a suo tempo modo di chiarire (paragrafo 3.66 delle sue linee guida del 2004) che tra queste due date va applicata la VAS solo nel caso in cui il piano non fosse in uno stadio eccessivamente avanzato
  2. quindi la VAS è comunque applicabile a tutti i piani e varianti sostanziali il cui iter è iniziato dopo il 21/7/2004 a prescindere dallo stadio di avanzamento in cui si trovano nella loro elaborazione.
Di fronte a questo quadro per anni la Regione Liguria ha rimosso il problema introducendo la norma sopra citata che ha comportato di fatto la non applicabilità della VAS a tutta una serie, ad esempio, di piani urbanistici varianti generali e strumenti attuativi in variante, con la scusa che l’iter di approvazione degli stessi era iniziato prima del 31/7/2007.

Ora la Regione di fronte ad una iniziativa della UE

che potrà portare alla apertura di una procedura di infrazione contro lo stato italiano e quindi di conseguenza contro la Regione Liguria ha fatto una clamorosa marcia indietro.

Ieri il Consiglio Regionale ha modificato l’articolo della legge regionale del 2008 stabilendo che ai piani e programmi il cui procedimento di approvazione sia iniziato prima del 29/4/2008 si applica la VAS come previsto dal dlgs 152/2006. In sostanza, considerato che il dlgs 152/2006 non può non rispettare le indicazioni della UE sopra riportate, questo significa che la VAS andava e va applicata a tutti i piani e modifiche significative per l’ambiente per i quali l’iter di approvazione è iniziato dopo il 21/7/2004 altro che il 31/7/2007 come prevedeva fino a ieri la legge regionale ligure.

A questo punto la questione si fa interessante per due motivi:

Il primo è che, nonostante la modifica legislativa di ieri, non è escluso che la UE apra comunque una procedura di infrazione contro lo Stato italiano e la Regione Liguria. Infatti è principio generale in materia di recepimento delle Direttive comunitarie (affermato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia) quello per cui l’applicazione retroattiva e completa delle misure di attuazione di una Direttiva permette di rimediare alle conseguenze pregiudizievoli della tardiva attuazione di tale Direttiva a condizione che la stessa sia stata regolarmente recepita. Ora è chiaro che la Regione Liguria non ha ancora minimamente recepito la Direttiva VAS limitandosi con la nuova norma a rinviare al regime temporale di applicabilità della Direttiva VAS.

Il secondo è che ora si tratterà di verificare tutti gli strumenti di pianificazione e programmazione approvati dal 21/7/2004 nella nostra Provincia perché molti di questi grazie alla confusione normativa prodotta dalla inerzia della Regione non hanno sicuramente applicato la VAS (ne abbiamo già scritto qui

,

qui

e qui

,

inoltre anche il Comitato Sarzana Che Botta! sta lavorando ad una inchiesta in questo senso.

Ora come è noto secondo i principi generali di diritto comunitario anche se i termini per impugnare gli strumenti di pianificazione fossero scaduti resta la possibilità di impugnarli per invalidità derivata quando verranno presentati provvedimenti di attuazione di tali strumenti.

Su questo secondo motivo di interesse torneremo a breve con un post specifico, comunque al di la delle questioni giuridiche la Regione Liguria rinviando di oltre 6 anni la applicazione della Direttiva sulla VAS ha impedito una moderna e corretta valutazione di importanti strumenti di decisione su scelte strategiche per il territorio della nostra Provincia. Lo ha fatto con tracotanza e supponenza senza voler ascoltare le ragioni che venivano dai territori ed ora è stata costretta a fare una vergognosa marcia indietro che potrebbe comunque produrre dammi amministrativi a tutti gli enti locali che, per convenienza o ignoranza, si sono accodati in questi anni alle scelte della Regione.


martedì 12 aprile 2011

Quelli che l’occupazione è la prima cosa: senza se e senza ma!

Un anonimo commentando il commento della nostra lettrice Elena ad un mio post sull’outlet di Brugnato ha ribadito la tesi: "prima di tutto il lavoro non importa quale!"

Mi occupo di vertenze ambientali dall'inizio degli anni 80 e ogni volta che ho espresso critiche a scelte non sostenibili per il territorio è sempre uscito qualcuno che mi spiegava che quello che conta è il lavoro non l'ambiente. Poi a distanza di anni scopri e scoprivi che il motivo occupazionale che aveva giustificato quella scelta non reggeva. Qualche esempio? la centrale enel (oltre 800 occupati prima della ristrutturazione oggi se va bene poco più di un centinaio), snam di panigaglia ( siamo intorno alle 100 unità ) e potrei continuare e d'altronde le varie aziende ex partecipazioni statali non sono certo in crisi per colpa dell'ambiente o degli ambientalisti.

Il problema vero è che i discorsi da bar (accusa che l’anonimo lancia a noi e alla nostra lettrice per le nostre critiche all’outlet di Brugnato) sono proprio quelli che cercano di farci credere che un futuro per l'economia spezzina possa nascere solo da qualche investitore dell'ultima ora come è il caso dell'outlet. Vogliamo farla una discussione seria su quale modello di sviluppo occorre al nostro territorio, con quali politiche con quali competenze nelle amministrazioni pubbliche, con quale imprenditoria, con quale trasparenza nelle relazione tra pubblico e privato? I cultori del posto di lavoro ora e subito ci vogliono spiegare il prezzo economico e occupazionale che la città ha pagato dal dopoguerra ad oggi per le sue servitù energetiche e militari? Davvero dopo decenni di centrali termoelettriche, raffinerie, caserme e porti militari la nostra speranza saranno i centri commerciali? E cosa fa la classe dirigente della nostra città, nell’epoca del federalismo fiscale, per aprire una vertenza con il governo e con gli enti energetici (Enel, Eni, Snam) perché ci risarciscano in quale modo del danno prodotto al nostro territorio.

Eppure i dati statistici sullo stato dell’economia spezzina sono li, ne ho parlato in un post di qualche tempo fa, siamo una provincia che invecchia, che fa sempre meno figli, che ha tassi di disoccupazione elevati tra i giovani e le donne, che produce sempre meno ricchezza (PIL), risparmiamo abbastanza ma non sappiamo investire sulla innovazione, abbiamo scarso spirito di iniziativa imprenditoriale e professionale, allo stesso tempo ci stiamo impoverendo progressivamente come dimostrano le basse spese delle famiglie per i consumi ordinari che fanno il paio in negativo con gli alti costi delle case e l’alta percentuale di fallimenti nelle imprese.

I dati recenti confermano questo trend discendente siamo arrivati al 74° posto nella classifica dei capoluoghi di provincia per il reddito imponibile procapite dichiarato.

Con un quadro così cosa facciamo? Aspettiamo sempre che qualche imprenditore venga da fuori a offrirci investimenti per qualche centinaio (nella migliore delle ipotesi) di posti di lavoro, come dire non saranno i discorsi ma saranno i bar o i centri commerciali che ci salveranno? Ma stiamo scherzando?

E comunque prima di decidere scelte irreversibili per decenni nel nostro territorio, vogliamo applicare dei metodi che ci permettano di capire alcune semplici cose:

  1. quali rapporti costi benefici tra posti di lavoro creati e consumo del territorio
  2. quanti posti di lavoro si perdono di contro a quelli guadagnati secondo le varie scelte
  3. come incidono gli investimenti fatti in una zona sull’economia complessiva della nostra provincia
  4. quali indagini di mercato sono fatte per valutare le scelte migliori per un determinato ambito della nostra provincia.

Vorrei che questo modo di analizzare le scelte venisse applicato non solo all’outlet di Brugnato ma ad esempio al nuovo Waterfront o alla ristrutturazione della Snam di Panigaglia, od ancora alla attuazione dei nuovi ambiti del piano regolatore del porto.

Inoltre, possibile che per realizzare interventi ad alto impatto territoriale e bassa occupazione rispetto al livello di investimenti richiesti si debba sistematicamente violare la legge e svolgere istruttorie da parte delle autorità competenti incomplete e contraddittorie? E guardate cari nostri critici qui il problema non è solo di rispetto formale della legge perché come insegna la vicenda di Pitelli violare le leggi ambientali ha ricadute pesantissime anche dal punto di vista economico vedi vincoli per le bonifiche del Golfo.

Ma invece che usare metodi di valutazione moderni per definire le scelte strategiche del territorio, invece che rispettare la legge, invece che svolgere istruttorie con professionalità e attenzione, cosa fa la nostra classe politica? Prima fa scelte irreversibili ad alto impatto ambientale, viola la legge e poi invece che fare autocritica e cercare di rivedere le proprie scelte chiede e spesso ottiene la modifica della legge cioè la sanatoria della cazzata fatte. Volete degli esempi?

  1. Centrale Enel riaperta solo perché è stata cambiata la legge non perché sia stato risolto il problema degli scarichi termici nel nostro golfo.
  2. Area IP tenuta ferma per oltre 20 anni poi bonificata solo in parte (il resto è li a futura memoria ed è la parte più inquinata) per far posto all’ennesimo centro commerciale, un’area che se gestita non come un buco dove mettere qualcosa, ma come una parte strategica di un’area vasta, avrebbe potuto ridisegnare l’intera città.
  3. Sito di bonifica di Pitelli: bonificate solo le parti di interesse commerciale del porto e comunque anche qui cambiando ad hoc la legge.


Conclusioni il nostro territorio è stato colonizzato due volte e continua a esserlo: dagli enti energetici, dall’apparato militare, dalla lega delle cooperative e poi dalle multinazionali dei containers tutti supportati da una classe politica che ha fatto da zerbino o da maggiordomo ai colonizzatori. Fino a 20 anni fa il gioco funzionava nel senso che almeno c’era occupazione per tutti ora non funziona più: ci resta un territorio devastato, occupato militarmente, un poco turistico un poco industriale un poco post non si sa bene cosa. Il patto che reggeva il controllo sociale nella nostra Provincia si è rotto forse è arrivato il momento anche per noi spezzini di rivoltarci ai colonizzatori perché sarà anche vero che abbiamo il golfo dei poeti ma come scriveva un vecchio e saggio economista: “ La storia ci insegna che più di una volta la spoliazione ha finito con l’uccidere la gallina dalle uova d’oro (Vilfredo Pareto).

lunedì 11 aprile 2011

Regolamento del Tavolo di confronto sul PRP: la farsa finale?

In una riunione del Tavolo di concertazione del PRP di cui abbiamo già trattato qui , sono state presentate e sostanzialmente accettate delle modifiche significative di funzionamento di detto Tavolo, le esaminiamo di seguito.


OBIETTIVI DEL TAVOLO

Nell’articolo 1, relativo alle finalità generali del tavolo, si prevede esplicitamente "ampliamento del porto commerciale", quindi l’obiettivo principale del tavolo passa dalla definizione di un protocollo per l’approvazione/attuazione dei diversi ambiti del PRP (versione approvata quando nel Comitato c’eravamo io e Daniela a rappresentare gli ambientalisti) ad un semplice osservatorio sulla realizzazione delle fasi del PRP relative all’ampliamento del porto commerciale (versione attuale).

E’ un bel salto in avanti che introduce un obiettivo che non era nemmeno nell'odg approvato dal Consiglio Regionale quando ha promosso l’istituzione del Tavolo, infatti e non a caso nelle sue premesse, l'odg, faceva esplicitamente riferimento (citando peraltro la stessa legge regionale sui porti: legge regionale 9/2003) al bilancio ambientale e alla sostenibilità delle scelte contenute nel PRP. In coerenza con questo clamoroso voltafaccia rispetto alle reali finalità del Tavolo viene modificato l’articolo 3 del regolamento che è quello che definisce i compiti specifici del Tavolo, tra questi viene ora eliminato quello di “valutazione degli ambiti” di attuazione del PRP.

Quali conseguenze di questa ultima modifica? Più chiare di quelle che possono sembrare a prima vista. Quando gli ambientalisti, prima di perdersi nella loro confusione culturale e politica, presentarono la proposta di tavolo l’obiettivo centrale era quello di superare i limiti che il PRP aveva avuto sotto il profilo della valutazione di impatto ambientale (VIA) dei suoi contenuti. Si trattava quindi, al momento della attuazione degli ambiti in cui il PRP è articolato, di colmare questi limiti che avevano comportato una valutazione del PRP come una semplice sommatoria di progetti e non invece come un vero e proprio piano. Ma lasciamo parlare, anzi scrivere il Ministero dell’Ambiente in sede di giudizio di VIA: ““In relazione all’impostazione data al PRP di piano-quadro di pianificazione e non attuativo, per ogni fase di realizzazione dovrà essere prodotto uno studio da sottoporre a procedura di VIA secondo le norme previste dalle norme di legge vigenti in materia “. E aggiunge poi sempre il Ministero dell’Ambiente: ““Il potenziamento delle attività portuali previste dal PRP, in grado di determinare incremento degli inquinanti tale da determinare valori critici degli stessi, potrà essere realizzato subordinatamente alla concomitante riduzione di detti valori in altri ambiti operativi “. Quindi traducendo in pratica :

  1. gli ambiti di attuazione del PRP devono essere valutati sotto il profilo della sostenibilità come fossero strumenti urbanistici e non un insieme di progetti;
  2. bisogna valutare in particolare il rischio di impatto cumulativo che potrebbe determinarsi tra i diversi ambiti;
  3. di conseguenza bisogna adottare un metodo di valutazione dei primi due punti che garantisca gli obiettivi dati dal Ministero dell’Ambiente.

Il metodo, proprio perché siamo di fronte a strumenti urbanistici (piani per capirci), deve essere quello che mette a confronto scenari alternativi che meglio definiscano i contenuti degli ambiti perché come ha scritto il Ministero dell’Ambiente (vedi sopra) il PRP è un piano quadro di pianificazione non attuativo quindi non è una somma di progetti da realizzare a prescindere dal contesto generale in cui sono collocati e per la sostenibilità dei quali possono bastare misure ambientali per renderli più o meno sopportabili.

A suo tempo io e Daniela, in un documento apposito, avevamo indicato alcuni indicatori per definire il metodo di valutazione degli ambiti del PRP:

1. descrizione quali/quantitativa delle relazioni esistenti tra porto ed economica locale;

2. misurazione dell’impatto economico regionale e sovra regionale in virtù della presenza del porto;

3. definizione di modelli di simulazione per quantificare le variazioni di impatto economico e ambientale a seguito dei nuovi investimenti previsti a livello dell’ambito interessato e delle loro alternative. In particolare: 1) con riferimento alla misurazione dei costi per il sistema locale legati all’utilizzo portuale 2) alla misurazione degli squilibri (ed alle relative modalità di ricomposizione) per il sistema locale sia in termini di quantità di spazio destinato alle attività portuali che di compenso per l’uso dello stesso.

Tutto quanto sopra è stato spazzato via con la semplice eliminazione delle tre paroline “valutazione degli ambiti", complimenti a tutti coloro che hanno accettato questa modifica e complimenti ai furbini della Autorità Portuale che hanno proposto questa modifica sicuramente in combutta con i settori tecnici del Comune, il livello politico non è in grado purtroppo di soffermarsi su queste “sottigliezze” che poi come abbiamo visto sottigliezze non sono.

Ma andiamo avanti perché le sorprese nelle modifiche apportate a questo regolamento non sono finite.

MODALITÀ DI CONVOCAZIONE DEL TAVOLO

Nella versione precedente il tavolo poteva essere convocato da 1/3 dei componenti ora invece ne occorre la metà, quindi quorum più difficile da ottenere soprattutto da parte degli ambientalisti. Infatti i rappresentanti nel tavolo sono in tutto 21: nella versione precedente gli ambientalisti insieme con le circoscrizioni avevano 8 rappresentanti, quindi potevano, alleandosi, chiedere convocazioni del tavolo indirizzandone i lavori; con le modifiche apportate ciò non è più possibile perché ora, pur rimanendo 21 complessivi i membri del Tavolo, gli ambientalisti e le circoscrizioni al massimo possono arrivare a 5 voti nel Tavolo quindi se la aritmetica non è un'opinione…….


COMMISSIONE TECNICA A SUPPORTO DEL TAVOLO

Nella Commissione Tecnica potranno essere rappresentati, anche per ambientalisti e circoscrizioni, solo professionisti di provato curriculum. Bene la competenza prima di tutto visto che questa Commissione dovrebbe svolgere il lavoro istruttorio per predisporre documenti di lavoro e di indirizzo da approvare da parte del Tavolo.

Ma c’è un problema e si chiama asimmetria informativa, è tipico dei conflitti ambientali soprattutto di quelli strategici relativi appunto a strumenti di pianificazione su scala vasta come un PRP. Asimmetria vuol dire che tra i soggetti confliggenti c’è una disparità di conoscenza e competenza che gioca certamente a sfavore dei cittadini , delle associazioni di volontariato e delle circoscrizioni, tutti soggetti che non hanno a disposizione risorse informative professionali a differenza delle istituzioni, degli imprenditori, delle organizzazioni di categoria. E’ chiaro che se si vuole far funzionare con serietà un percorso partecipativo strutturato bisogna compensare questa asimmetria. I modi per farlo sono vari, a cominciare da quello più semplice di mettere a disposizione risorse economiche e professionalità alle associazioni e circoscrizioni, ma non mi pare che nessuno sia stato proposto per il nostro povero Tavolo di confronto sull’attuazione del PRP.

Ora capisco che di colmare questa asimmetria non freghi nulla alla Autorità Portuale, agli operatori portuali, ai sindacati tutta gente che crede nella partecipazione come io credo a babbo natale. Ma che invece non freghi nulla ad un Sindaco che viene dall’Arci, ad un assessore all’ambiente che proviene dal movimento ambientalista è la dimostrazione di come il potere ottenebri le menti anche di chi dovrebbe averle più salde almeno per storia personale.

Insomma se si tratta di limitare la partecipazione dei cittadini si tira fuori la competenza professionale mentre le nostre amministrazioni sono piene di gente ignorante che non sa neppure di cosa sta facendo l'amministratore!


CONCLUSIONI

Il nuovo regolamento quindi dopo aver stravolto le finalità più importanti del Tavolo conseguentemente ne ha profondamente limitato le regole di rappresentanza e di funzionamento democratico, quando si dice il legame tra struttura e sovrastruttura!


domenica 10 aprile 2011

5 terre: Legambiente e il risveglio della bella addormentata

La nota di Legambiente Liguria a proposito della piscina dell'Hotel Porta Roca di Monterosso, ampiamente diffusa grazie a Repubblica (GE), il SecoloXIX e varia informazione locale on line, potrebbe far gridare al miracolo: Legambiente oltrepassa le Colonne d'Ercole e scopre che a ponente del Golfo  dei Poeti, nel Parco delle 5 Terre sino a pochi mesi fa "untouchable", c'è vita e, soprattutto, c'è un ambiente malamente salvaguardato.

"Il Comune di Monterosso al Mare è ancora uno dei pochi comuni, nella nostra regione, ad avere ancora un Piano Regolatore Generale (PRG) e non un Piano Urbanistico Comunale (PUC). Così come dobbiamo ricordare che il Piano del Parco Nazionale delle Cinque Terre, adottato (eppoi mai approvato) dalla Regione Liguria nel 2002, recentemente è stato revocato da parte della Regione stessa e che quindi ha cessato di essere efficace. Crediamo che sia venuto il momento di dare una svolta alle politiche del territorio, che devono cessare di essere improntate alle varianti, per quanto "consentite" dalle procedure previste dalla legge regionale urbanistica e dalla pratica delle conferenze dei servizi."

Legambiente, ora che non ha più il controllo del Parco delle 5 Terre (chissà in seguito) e con riferimento al Comune di Monterosso, guidato da una giunta di centro-destra, prende posizione sulle scelte di pianificazione di quel territorio. Non solo:
 
"L’associazione ambientalista denuncia il diniego dell’amministrazione comunale a fornire «atti amministrativi, documentazione relativa al Comune di Monterosso, documentazione che ci viene a tutt'oggi negata». 

E sono fantastici: si indignano con il Comune di Monterosso che non dà l'accesso agli atti amministrativi. Essendosene bellamente fregati con riferimento ai Bilanci del Parco delle 5 Terre negati da sempre e oggi ancora. E, ancora:
"Ci auguriamo uno stop ai progetti in variante ai piani e che il Comune di Monterosso si doti al più presto del PUC, e che l'iter di formazione del nuovo Piano del Parco delle 5 Terre si svolga con più partecipazione ed informazione per i cittadini di tutti i Comuni facenti parte l'ente Parco".
***
C'è altro da scrivere? Che non sia già stato scritto? sulla Legambiente, sulle 5 Terre e su Monterosso?
No, vale quanto detto in tutti questi mesi con riferimento al PD; in aggiunta, per questa gente:
- che per oltre dieci anni non ha proferito parola, che non fosse di elogio, rispetto alla fantastica gestione bonaniniana delle 5 terre e, per estensione, di tutti i comuni che compongono la Comunità del Parco;
- che non ha manifestato il minimo accenno ad una seppur minima autocritica pur avendo, a mio avviso, una responsabilità politica ancora maggiore di quella giudiziaria in fase di accertamento.

Invece una cosetta la vorrei dire a tutti i grilli parlanti ambientalisti:
- quelli che  mai sono intervenuti pubblicamente su SpeziaPolis, su nessun argomento, se non  direttamente e personalmente citati, ma che ad ogni post ti inviano privatamente (direttamente o di sponda) il loro breve assenso, dissenso, rimprovero, di volta in volta consigliando strategie e sconsigliando prese di posizione che alla lunga potrebbero rilevarsi non opportune (per chi?)
- quelli che ti segnalano o ti chiedono di linkare il quotidiano o il sito dove è stato pubblicato il loro comunicato, o il comunicato dei loro amici del momento (che ovviamente non hanno inviato a SpeziaPolis); 
- quelli che dicono che sei autoreferenziale, che vuoi farti pubblicità (hai visto mai) se citi la tua esperienza per sostenere una tesi, rinunciando a un pezzo della tua sfera privata;
- quelli che scrivono, sempre di sponda, che il tuo post è stiracchiato ma che non scrivono un accidente, lo fanno fare ad altri e quando lo fanno usano pseudonimi;
- quelli che invece lavorano sottotraccia perchè tanto la gente non capisce e invece loro hanno capito tutto;
- quelli che dicono che ci vuole la giusta distanza...;
- quelli che dopo mesi che abbiamo pubblicato un'analisi ce la vengono a raccontare come nuova;
- quelli che il giorno dopo la stessa analisi se la modificano un po' e la rivendono come loro;

bene, a tutti loro dico:
fottetevi!

venerdì 8 aprile 2011

Outlet di Brugnato: arriva l'On. Andrea Orlando

Oggi l'On. Andrea Orlando ha rilasciato una dichiarazione a proposito dell'opportunità della realizzazione dell'Outlet di Brugnato:

"Ho incontrato oggi, presso la sede della confesercenti della Spezia, un gruppo di commercianti spezzini che mi avevano chiesto un confronto sulla questione outlet di Brugnato. Mi hanno manifestato la loro grave preoccupazione per l’impatto che la struttura prevista può determinare sul Commercio spezzino, già colpito dalla crisi economica in corso.

Ho assicurato che sarà mia cura contribuire a far sì, al di la delle procedure seguite e delle competenze finali degli enti, che l’outlet di Brugnato sia oggetto di un dibattito nelle sedi istituzionali, che dia risposta ad alcune domande di fondo alle quali nessun ufficio tecnico può dare:
Serve un struttura del genere a modernizzare la rete commerciale della nostra provincia?
È compatibile con il modello di sviluppo che si è costruito in questi anni?
Per questo proporrò al gruppo consigliare del partito di chiedere la convocazione del consiglio provinciale su questi temi".

Una cara follower del nostro blog pone un quesito, solo apparentemente provocatorio, che vorrei girare all'On. Andrea Orlando per dargli modo, eventualmente, di completare la sua riflessione:

Si chiede la nostra follower:
"In particolare una delle domande dell'on. Orlando è se l'ipotesi dell'outlet sia compatibile con il "modello di sviluppo che si è costruito in questi anni". Ne deduco che ci sia un modello di sviluppo...
(?)
E se sì, da cosa lo si dovrebbe dedurre? Studi economici, documenti programmatici e strategici, azioni concrete di governo, politiche del lavoro, politiche sociali, ecc.?

Ringrazio la follower  e anche l'On. Orlando, se ci fa sapere dove possiamo attingere  per maggiori informazioni sul "modello di sviluppo" elaborato per/dal la nostra Provincia.

Pitelli: si bonifichi e non si nascondano inquinamento e responsabilità

E’ in atto ormai da settimane una campagna, alimentata anche da rappresentanti politici sia del centro sinistra che del centro destra, volta a promuovere l’obiettivo di declassificare da sito di bonifica nazionale il sito di Pitelli aggirando le rigorose procedure di legge previste per la bonifica dello stesso.

È la seconda volta che viene messa in atto questa campagna e in entrambi i casi le ragioni di questi declassificatori non hanno nulla a che fare con il merito della questione. Infatti un sito di bonifica si declassifica solo ed unicamente perché viene meno la ragione per cui è stato perimetrato: la presenza di un inquinamento diffuso e significativo. Questo dato non è di certo venuto meno fino ad ora e comunque potrà essere considerato superato solo se venga dimostrato con una istruttoria tecnica adeguata, trasparente e gestita da organi pubblici preposti (ISPRA in testa che ha assorbito l’ICRAM cioè l’ente che ha fatto il piano di caratterizzazione a mare del sito). Voglio ricordare che per legge un sito è dichiarato non contaminato solo se (lettera f) comma 1 articolo 240 TU ambiente) si dimostra che: “la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (Csc) oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (Csr) determinate a seguito dell'analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica”, questi rilievi sono stati svolti? No, quindi i cultori del “fare” stiano muti!

Ma vediamole specificamente le ragioni addotte dalla due campagne declassificatorie sopra citate:

  1. La prima, di qualche anno fa, bisogna dragare i fondali per il porto commerciale e il sito di bonifica nazionale rischia di bloccare il dragaggio.
  2. La seconda, di questi giorni, è legata alla sentenza assolutaria del processo di Pitelli.

Entrambe le questioni non hanno nulla a che fare con la questione del mantenimento del sito di bonifica nella attuale perimetrazione. La prima perché i fondali sono stati dragati con ritardo di anni solo perché l’AP dell’epoca aveva insistito (con l’avvallo di tutti: Comune, Provincia, Regione, Ministero dell’Ambiente) in una procedura illegittima. La seconda perché la sentenza assolutoria nel processo di Pitelli è stata possibile grazie alla attuale normativa in materia di responsabilità penali per illeciti ambientali assolutamente permissiva verso i grandi inquinatori e eccessivamente repressiva verso i reati minori soprattutto quelli formali, e non perché il danno ambientale non sia stato perpetrato illegalità comprese.

Ovviamente dietro a queste campagne interessate c’è soprattutto la solita cultura del fare che vede nelle leggi ambientali sempre un ostacolo allo “sviluppo”, ma anche qui siamo fuori da ogni realtà, ricordo a tutti gli smemorati che per le bonifiche dei siti con dragaggi è stata approvata una apposita normativa che permette di svolgere contemporaneamente il dragaggio e la bonifica , normativa (Decreto Ministeriale 7/11/2008) a mio avviso discutibile, ma che dimostra come la questione degli ostacoli burocratici sia solo una balla. Il problema vero è che, per i cultori del “fare”, qualsiasi regola è di troppo, per loro (anche se non hanno il coraggio di dirlo apertamente) è il rispetto delle leggi in generale che è di troppo!

Tornando alle leggi, queste sconosciute per i cultori del “fare”, il decreto istitutivo del sito di Pitelli prevedeva non a caso nelle sue premesse che il perimetro del sito era provvisorio in attesa della futura caratterizzazione che avrebbe potuto essere ampliata nel caso che: alla luce dei primi accertamenti, emerga una possibile situazione di inquinamento tale da rendere necessario l'allargamento del perimetro”. L’allargamento non c’è stato ma neppure il restringimento di quell’area, leggiamo sempre dal decreto istitutivo, che l’area del sito fa: “riferimento alle zone di discarica, alle aree occupate dagli insediamenti industriali presenti sia nell'entroterra che sulla fascia costiera dei comuni di La Spezia e Lerici e al tratto di mare prospiciente i cui fondali siano stati oggetto di sversamenti abusivi e nei quali abbiano recapitato o recapitino scarichi”.

Ciò conferma peraltro un dato rimosso completamente dagli amministratori locali e dal Ministero dell’Ambiente in questi anni: l’unitarietà del sito nelle due parti terra e mare, unitarietà confermata ulteriormente dalla premessa del Progetto preliminare di bonifica (predisposto da ICRAM e mai attuato) secondo cui nel sito in esame : “Sono presenti numerose attività anche all’interno della perimetrazione a terra del sito di bonifica di interesse nazionale: attività di tipo commerciale o legate al trasporto marittimo e della cantieristica navale; di tipo industriale, con impianti tuttora attivi (PbO, Centrale Termoelettrica ENEL, etc.) o dismessi (Ex Fonderia di Piombo Pertusola, etc.); presidi militari, impianti di gestione rifiuti (discariche Vallegrande, Monte Montada, Saturnia, Ruffino-Pitelli, Val Bosca, Tiro a Piattello, etc.). In relazione a queste ultime, sono presenti aree dismesse, che in passato sono state sede di impianti di smaltimento, e aree utilizzate in maniera discontinua come discariche (Area Ex Ipodec, Area Campetto, etc.“.

Un'altra tesi dei declassificatori diretta conseguenza delle due sopra criticate, velatamente riproposta dallo stesso Comune della Spezia, è la seguente il sito di bonifica non deve essere nazionale ma locale o al massimo regionale. Perché? Perché così si facilita la bonifica? E allora perché la decisione di dichiararlo sito nazionale è stata presa d’accordo con Regione, Provincia e Comune della Spezia con tanto di protocollo consensuale della Regione ed enti locali del 3/6/1999 n.1512/66726? Non era stato inserito tra i siti nazionali proprio da un Governo dello stesso colore politico delle maggioranze locali di allora e attuali, con la promessa di accedere ai finanziamenti nazionali peraltro poi praticamente arrivati solo con il contagocce in questi anni? Forse che gli enti locali e la Regione hanno mai mostrato una volontà o una capacità di imporre la bonifica ai soggetti inquinatori dell’area a prescindere dai finanziamenti del Ministero dell’Ambiente?

Con riferimento a questo ultimo punto la domanda che voglio porre agli enti locali spezzini è perché non hanno mai utilizzato le procedure accelerate per far pagare ai privati il disinquinamento del sito previsto da una normativa in vigore da anni? Si sono succedute ben tre leggi in questo senso: nel 2002, nel 2005 e nel 2008, ovviamente mai utilizzate dai nostri amministratori regionali e locali e mai sollecitate dai consiglieri di maggioranza o di opposizione.

E comunque anche qui i parametri per definire un sito di bonifica nazionale o regionale non sono decisi dai politici secondo i loro giochetti localistici, ma è la legge che stabilisce tali parametri, si veda l’articolo 252 del TU ambiente. E’ vero che tra questi parametri c’è quello della interregionalità ma tale criterio è uno solo tra tanti altri mentre la ratio di tutto l'articolo 252 è nel comma 1 che recita: " I siti di interesse nazionale , ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti , al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario e ecologico nonchè di pregiudizio per i beni culturali e ambientali ". Come si vede non si parla di interregionalità che viene invece citata nel comma 2 come uno dei criteri direttivi da seguire da parte del Ministero non per la definizione del sito ma per gli interventi attuativi di bonifica. Siamo quindi nel classico campo della discrezionalità tecnica da motivare adeguatamente; il che vuol dire che nel scegliere il sito nazionale il Ministero se utilizzerà il criterio della interregionalità lo dovrà fare solo previa motivazione di congruenza tecnica con quanto stabilito dal sopra riportato comma 1 dell'articolo 252; se così non sarà non ci sarà interregionalità che tenga . E' la tutela dell'ambiente la ratio della norma non i confini amministrativi !

Insomma in realtà tutta questa discussione sulla declassificazione del sito di bonifica non ha alcuna giustificazione normativa e non ha alcuna giustificazione sostanziale. Ha una unica motivazione: dopo la sentenza assolutoria nel processo di Pitelli la classe politica locale vuole cancellare la vicenda di Pitelli, vuole seppellire nella memoria l’inquinamento del nostro golfo e delle nostre colline, vuole nascondere la verità , quella verità che urla a loro in faccia che: sono stati incompetenti, superficiali e collusi con gli inquinatori e che sono stati salvati processualmente solo dalle prescrizioni almeno per i reati ambientali legati alla violazione nella gestione dei rifiuti nella discarica della Sistemi Ambientali di Pitelli e nelle aree limitrofe! Evasori di democrazia oltre che del rispetto delle leggi per non parlare delle tasse!

Questa è la verità per chi in questa città ha ancora a cuore l’interesse generale ed il rispetto della legge!



giovedì 7 aprile 2011

Centrale ENEL fuori legge dal 2007: lo dice anche la Unione Europea

Come avevo scritto qui la Centrale Enel della Spezia non si è ancora adeguata alla Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Non solo ma come avevo scritto qui la centrale Enel della Spezia aveva avuto l’ennesima (e illegittima) proroga di adeguamento alla suddetta AIA. La documentazione richiesta dalla proroga ministeriale è stata consegnata solo qualche settimana fa come risulta da qui ma attualmente la centrale continua a non essere adeguata all’AIA, non solo ma come vedremo dalla sentenza di seguito esaminata alla Centrale Enel è stato dato un tempo veramente infinito per adeguarsi all’AIA, secondo modalità totalmente in contrasto con le finalità ambientali della normativa comunitaria.

Finalmente la Corte di Giustizia conferma quanto da noi sostenuto da tempo e cioè che il termine di scadenza ultimo fissato dalla normativa comunitaria con sentenza interpretativa della Corte di Giustizia per adeguarsi all’AIA era il 30/10/2007 (quello della Direttiva era addirittura il 30/12/2004). La cosa interessante è che il Governo italiano per giustificare questo ritardo aveva motivato che comunque era stata fatta una verifica sulla compatibilità delle autorizzazioni degli impianti esistenti con la normativa comunitaria sull’AIA (come la Centrale Enel della Spezia, in tutto oltre 600 impianti fortemente inquinanti in tutta Italia). Di fronte a questa motivazione leggete cosa scrive la Corte di Giustizia nel condannare lo stato italiano: “come risulta dall’art. 1 della direttiva IPPC (quella che disciplina l’AIA ndr), tra i vari obblighi che il legislatore dell’Unione ha imposto agli Stati membri figurano quelli di cui all’art. 5, n. 1, di tale direttiva, finalizzati al conseguimento di un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. Pertanto, soltanto un’esecuzione piena e conforme, da parte degli Stati membri, degli obblighi ad essi incombenti in forza della citata direttiva consentirà il raggiungimento di tale obiettivo di protezione.”

Secondo la Corte di Giustizia la valutazione di una “esecuzione piena e conforme” degli impianti esistenti alla direttiva sull’AIA deve essere fatta come se fossimo di fronte ad una nuova AIA, quindi conclude la sentenza della Corte di Giustizia: “… la mera verifica delle autorizzazioni preesistenti, diretta esclusivamente a valutare l’assenza di un evidente contrasto con i requisiti della direttiva IPPC, non appare adeguata al fine di garantire il rispetto degli obblighi previsti dall’art. 5, n. 1, di tale direttiva. Ciò premesso, l’argomento della Repubblica italiana secondo il quale gli impianti esistenti rispettano gli ulteriori obblighi di legge introdotti successivamente e, pertanto, il loro funzionamento sarebbe conforme ai requisiti della direttiva IPPC, non può essere accolto. Tale verifica delle autorizzazioni preesistenti non consente infatti di accertare la conformità del funzionamento degli impianti esistenti ai requisiti della direttiva IPPC. Ciò vale a maggior ragione in quanto, come sottolineato dalla Commissione, la Repubblica italiana non ha fornito e nemmeno menzionato informazioni quali il riferimento delle procedure di riesame e l’indicazione dei motivi in base ai quali le autorizzazioni preesistenti non necessitavano di un adeguamento.

Insomma detto in termini meno tecnico giuridici per anni la Centrale Enel della Spezia ha funzionato senza che fosse stata fatta alcuna seria e approfondita verifica sulla reale compatibilità dell’impianto alla nuova normativa ambientale. Possiamo dire che la Centrale Enel ha continuato ad essere autorizzata sulla fiducia, per il Governo italiano, e senza che gli enti locali spezzini si siano mai peritati di sollevare il problema. Per fortuna alle istituzioni europee non basta la fiducia ma questa bisogna guadagnarsela con i fatti concreti.

P.S.

In un prossimo post verificheremo la nuova documentazione prodotta da Enel lo scorso 9 Marzo in attesa di questa AIA che verrà! Intanto siamo sempre in attesa che l’assessore all’Ambiente del Comune capoluogo ci comunichi come sta utilizzando i suoi poteri in materia di prevenzione sanitaria dell’inquinamento della centrale enel all’interno della istruttoria per il rilascio dell’AIA.

mercoledì 6 aprile 2011

L'Hotel Porta Roca, il Piano del Parco delle 5 Terre, l'interesse pubblico

Vediamo un pò: la notizia di un paio di giorni fa è che a Monterosso stanno sbancando un po' di collina per costruire una piscina. "Sbancamento" è ciò a cui ho pensato quando ho visto le foto che mi hanno spedito un paio di settimane fa da Monterosso per l'appunto.

Quelli di AmbientalMente hanno fatto un esposto alla procura, tra le altre cose, opponendosi alla legittimità di quanto dichiarato nella relazione tecnico-descrittiva del 2004 “La proprietà ha ritenuto indispensabile dotarsi di piscine”. Non solo: “Il Comune ha ritenuto il soddisfacimento di tale esigenza di sicuro beneficio per l’Hotel Roca nonché di miglioramento dell’immagine complessiva turistica del Comune di Monterosso”. Ancora: “Il nuovo Piano Regolatore in itinere, già ritenuto meritevole di approvazione dalla Regione Liguria, ha previsto in zona limitrofa all’albergo la possibilità di realizzare la piscine”.

Personalmente non ho nulla da aggiungere alla notizia in sè se non una considerazione  parallela, a proposito del meritevole  "Piano Regolatore in itinere" (da 12 anni) del Comune di Monterosso.

Con il "meritevole Piano del Parco delle 5 Terre" in itinere (da 12 anni), nel 2009, l'Ente Parco delle 5 Terre mi aveva negato l'installazione  del motore di una pompa di calore delle dimensioni di 100x70x35, debitamente mitigato e  da installarsi sotto una terrazza, con la seguente motivazione: "

.. l’intervento richiesto si pone attualmente in contrasto con l’art. 22 comma 2 lett C ultimo periodo delle Norme di Piano del Parco …pertanto … in applicazione delle misure di salvaguardia, e’ sospesa ogni determinazione … “.  

Come dire, non ti dico no, ma non ti dico neppure sì: un giorno, chissà, approveremo il Piano e ti faremo sapere... nel frattempo puoi stare al freddo (ma su questo arriva una puntata del faraone...

Sì perchè da quelle parti (non solo le 5 Terre, evidentemente quantomeno al livelo della regione Liguria) usa molto tenere in sospeso la pianificazione in modo da poter addurre, di volta in volta, pretesti sempre diversi per poter concedere o non concedere del tutto arbitrariamente permessi. O, come abbiamo potuto leggere, di volta in volta apportare le modifiche del caso. Hai visto mai? 

Vedere pag. 522 della OCC "...informa il TARABUGI di essere stata incaricata da Franco BONANINI di effettuare una variazione sul regolamento del piano del parco prevedendo che per le cantine site al piano terra degli edifici storici sia vietata la trasformazione della destinazione d’uso, ad “esclusione delle trasformazioni mirate all'inserimento di attività artigianali consistenti nella lavorazione diretta di prodotti agricoli del territorio del parco, modifica a seguito dell'accoglimento dell'osservazione del comune di Riomaggiore“. Tale modifica, infatti, consentirebbe ad Heidi BONANINI di vendere il vino di propria produzione, prodotto con le uve provenienti dai vigneti del parco delle 5 Terre e quindi in linea con il nuovo regolamento, aggirando la normativa preesistente." 

Non me ne vogliano i proprietari del Porta Roca, evidentemente niente di personale, ma l'interesse pubblico?  

P.S. verdi e ambientalisti?  saranno andati all'outlet?