venerdì 25 febbraio 2011

Trasparenza e partecipazione - appello civico

Leggiamo, solo ora, l'appello civico sottoscritto da due cittadini di Riomaggiore del gruppo Voglio essere una persona pulita e pubblicato qui: http://lab.cinqueterre.com/trasparenza-e-partecipazione-appello-civico

Francamente, considerato che non abbiamo alcun titolo per farlo e che riteniamo i cittadini di Riomaggiore molto ben attrezzati - grazie all'esperienza maturata - non pensavamo di intervenire sulle vicende pre-elettorali riomaggioresi. Questo appello, le strane dichiarazioni (tra quotidiani e blog vari) degli ultimi dieci giorni e gli ancor più strani silenzi tuttavia non possono rimanere inascoltati.

Riteniamo pertanto di sottoscrivere l'appello lanciato, con particolare riferimento alle parti del testo che  riportiamo:

"Avevamo ed abbiamo contezza che oggi, nell’inderogabile segno della civicità, tutti i cittadini debbano essere chiamati ad operare non su un’impalcatura democratica preesistente, bensi su una casa di vetro da costruire ex-novo: quindi nessuna fatica per demolire qualcosa ( perchè tutto è imploso), ma l’affascinante lavoro di costruzione di un Comune sinceramente democratico, in cui prevedere tutti i dettagli di libertà che vent’anni di regime avevano negato. Ritenevamo e riteniamo che questa azione popolare dovesse (e debba ancora) iniziare da subito, prima della fase elettorale per capirci, allargando via via sempre di più il movimento civico, coinvolgendo sempre più cittadini sulle problematiche locali, per elaborare, tutti assieme, soluzioni ed indirizzi da mettere in pratica dopo le elezioni.
Considerata anche la diminuzione del numero dei consiglieri comunali, avvenuta per legge, volevamo favorire il massimo della rappresentanza individuando, prima del voto, la squadra degli assessori esterni da legittimare con l’elezione del sindaco; volevamo già individuare tutte le commissioni consiliari ( in cui coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile) da far operare,dopo, sotto la presidenza di ogni consigliere con delega specifica, naturalmente estendendo le presidenze anche ai consiglieri di minoranza; volevamo mettere ” nero su bianco” la volontà di costituire i comitati di quartiere, con norma specifica da inserire nel regolamento comunale, cosi come per le assemblee popolari; era nostra intenzione creare tutti i processi di partecipazione civica, resi possibili dalle tecnologie comunicative e mediatiche per favorire il suggerimento e la critica dei cittadini; per dar modo a tutti i partecipanti al movimento di esprimersi sugli argomenti ritenuti più interessanti: volevamo, insomma, costruire tutta quella serie di ” pesi e contrappesi partecipativi”, prevedere tutte quelle ” alchimie democratiche” atte a far capire a tutti che le precedenti forme di tirannia non avevano più possibilità alcuna di ripetersi...

Ci preme sottolineare che troppo spesso, diffidenze e preconcetti sono stati alimentati dall’assurdo comportamento messo in atto da quell’ala del PD locale che per vent’anni ha sorretto il mito del Faraone e ora rivendica un orgoglio di partito che, alla luce degli accadimenti, appare sempre più patetico ed irresponsabile: queste persone porteranno sulle loro spalle la corresponsabilità politica dell’eventuale fallimento della civica proposta politica.

Riteniamo che si dovrebbe giungere da una parte al riconoscimento del debito morale che la popolazione tutta ha nei confronti dell’azione della ex opposizione e dall’altra alla rinuncia a rancori personali legati ad episodi del passato e ad atteggiamenti di diffidenza e chiusura che poco o nulla si addicono a chi si propone come amministratore all’insegna della TRASPARENZA.

In ultima analisi vorremmo evitare che per insipienza politica e limiti caratteriali si abortisca un processo di pacificazione -in nome dell’etica- dall’enorme valore storico e culturale."

Non conosciamo le dinamiche interne all'insieme dei cittadini democratici di Riomaggiore, quindi non ci permettiamo di esprimere valutazioni di sorta.

Crediamo invece

1) che un'occasione simile non può e non deve essere sprecata dai cittadini;
2) che la lista Per Riomaggiore si deve ricandidare  con il sostegno, il consenso e la partecipazione della maggior parte della popolazione democratica e onesta;
3) che il PD, considerata la mancanza a questo momento di un qualsivoglia cenno di autocritica, debba fare finalmente un atto di umiltà e sostenere alla luce del sole la lista Per Riomaggiore con determinazione e dando il massimo supporto. 

Non vorremmo ripeterci ma... Se non ora quando?
Daniela Patrucco  Marco Grondacci

Due anni di SpeziaPolis




II° anno di  SpeziaPolis
abbiamo pubblicato 347 post: quasi 1 al giorno 7 giorni  su 7
abbiamo registrato 40.000 visite
per 15.000 visitatori unici 
che hanno letto quasi 80.000 pagine
il 90% degli accessi dall'Italia e il 10% dal resto del mondo
dei frequentatori italiani il 40% ci legge da Genova, il 20% da Spezia, oltre il 10% da Milano

i nostri auspici
che qualcuna delle molte parole scritte abbia determinato un minimo impatto, almeno un dubbio
che in futuro un maggior numero di followers lasci un commento o invii un proprio contributo
per aiutarci a resistere

15.000 Grazie


Daniela Patrucco 
Marco Grondacci

giovedì 24 febbraio 2011

Transition Towns - Transition citizens?

La Repubblica di qualche giorno fa ha dedicato due pagine al tema delle transition towns, le città in transizione. Avrei archiviato il tutto nel reparto “Comuni virtuosi & Co.” se non fosse  per due particolari che ho rilevato e una riflessione solo accennata precedentemente:
  1.  l’idea che, tra l’aspettare che la politica decida e l’agire individualmente, l’optimum (secondo la testimonianza) consista nel mettere insieme una comunità di individui che, prendendo un po’ di potere, cominci a modificare il sistema;
  2.  il fatto che questa idea, in Italia e precisamente a Prato allo Stelvio, sia stata realizzata; che quindi un gruppo di cittadini si sia attivato responsabilmente su un obiettivo comune.
  3.  la riflessione, proposta da Gustavo Zagrebelsky qualche settimana fa a Pavia, che riporto schematicamente e che riguardava il concetto di cittadinanza e di democrazia: 


Crisi della politica = crisi della democrazia
da cittadini a consumatori
  • Il cittadino è fondamento della vita politica democratica
                           è capace di libertà morale per la risoluzione di problemi collettivi
                           gode di diritti politici che esercita  per darsi obiettivi
  • Non c’è cittadino se non ci sono opzioni
                                     se la vita pubblica è unidimensionale
                                     se la politica sceglie tra opzioni predefinite
  • La crisi della partecipazione politica deriva dalla consapevolezza dell’impossibilità del cambiamento e pertanto è una dimostrazione di sensatezza.
  • Non c’è  libertà di opzioni.  La soluzione della crisi economica (con l'esempio di Mirafiori) non prevede diverse opzioni ma opzioni finalizzate a far ripartire lo stesso meccanismo che, con tutta evidenza, non ha funzionato o non funziona più. Allora il cittadino diventa consumatore e, in quanto tale, sceglie tra diversi prodotti di una medesima opzione.  
(Mi pare che riprenda il concetto di libertà sviluppato anche da Amartya Sen in Lo Sviluppo è Liberta).

Su tutto ciò sarebbe bello poter ragionare con chi legge, ma nel frattempo mi sorgono considerazioni molto più prosaiche:

Pressochè quotidianamente quelli come noi di SpeziaPolis criticano il sistema e avanzano proposte anche operative: alla politica, ben consci dell’inutilità dello sforzo, ma spesso agli stessi cittadini con cui in vari modi entriamo in contatto e che si lamentano delle scelte della politica medesima.

Ho avuto modo di sperimentare personalmente in diverse occasioni che appena fai una proposta operativa, che implichi un minimo di impegno personale anche solo formale (che so, firmare un documento e quindi prendere una posizione) da parte di chi aveva rilevato un problema, tutto il carico di determinazione che era stato messo nell’atto della protesta viene meno.

Per questa ragione mi chiedo:

1)     qualche strana alchimia si verifica nei luoghi in cui invece un gruppo di persone si unisce per il conseguimento di un obiettivo comune?
2)     dove sbagliamo tutti noi che variamente abbiamo provato a “praticare delle proposte” (personalmente ho rinunciato) senza mai riuscire a coinvolgere gli stessi da cui siamo stati sollecitati?
3)     è possibile che in certi luoghi ci siano/non ci siano le condizioni culturali minime per rendere possibili slanci di civismo capaci di andare oltre l’unica opzione data?
4)     è possibile che in certi luoghi la politica medesima non solo sia sorda alle sollecitazioni dei cittadini critici ma addirittura determinata a soffocare qualsiasi istanza che non passi attraverso i canali che le sono propri e che pertanto può controllare direttamente?
5)     e che dunque i cittadini si siano assuefatti al sistema e non si sentano più liberi di “agire” se non dopo aver “chiesto” il permesso alla politica stessa?

Quelle sopra sono le mie confuse elaborazioni e quelle sotto, invece, le storie da cui ero partita (mi scuso per il disordine e la lunghezza):

Le Città della Transizione: transizione verso un futuro migliore, alimentato da un’energia sostenibile cioè sempre rinnovabile, improntato al rispetto dell’ambiente in cui mantenere il livello di comfort e progresso tecnologico che abbiamo raggiunto.
“Non si può aspettare che siano gli stati e i governi a cambiare il sistema, perché inevitabilmente si muovono lentamente e in ritardo. E non basta l’impegno individuale, il singolo o la famiglia che comprano un’auto elettrica, abbassano il riscaldamento, riciclano la carta del giornale, perché è troppo poco. La mia idea, sorry, la nostra idea, è una via di mezzo, creare una comunità di individui tenuti insieme dalle stesse convinzioni sulla necessità di un’energia e un modo di vita sostenibile. E poi fare in modo che questa comunità agisca, prenda almeno un po’ di potere, cominci a modificare il sistema. Un movimento popolare dal  basso. Se insistiamo, prima o poi chi sta in alto, i potenti, saranno costretti a venirci dietro”.

Hanno cominciato in due, poi gli adepti sono diventati dieci. Quindi cento. Ora sono quasi tutta la città. Senza bisogno di decreti comunali e votazioni, senza necessità di leggi e regolamenti, hanno messo i pannelli solari sui tetti. I camini e le stufe a legna. Gli orti nei giardini e gli alberi da frutto lungo le strade cittadine. Hanno avviato il programma di riciclaggio dei rifiuti.
Enfatizzato i trasporti pubblici, le biciclette e le auto elettriche. Preso l’impegno a riversare ogni aspetto dell’economia locale su aziende e commerci basati localmente. E predicano l’acquisto di prodotti coltivati in loco facendo l’intera spesa via internet  presso gli agricoltori e le fattorie della zona, che la consegnano a domicilio, facendo lavorare di più l’agricoltura locale e  spendere di meno la popolazione.
Succede a Totnes, Inghilterra.

In Italia invece è attiva una cooperativa dell’energia: “all’inizio degli anni ci siamo ritrovati con impianti vecchi e poco potenti. Potevamo vendere tutto all’Enel e toglierci il pensiero. Oppure investire per rimodernare  le centrali, ma ci volevano soldi e le banche esitavano. Dal 1985 abbiamo investito 35 milioni di euro per costruire tanti piccoli impianti e una rete di teleriscaldamento. Sono 22 chilometri di tubazioni per portare acqua calda dalla centrale a biogas in tutti gli edifici del paese.

Grazie a questo sistema il calore  prodotto generando elettricità non viene buttato, come spesso avviene, ma si trasforma in energia utile. Il sistema funziona come un gigantesco termosifone in cui l’acqua parte a 90 gradi, passa per le case, torna indietro a 45 gradi, viene scaldata di nuovo e rimessa in circolazione ». Insomma, oltre all’elettricità, anche il calore abbonda.
È un mix ecologico quasi perfetto (manca un po’ legna locale e un po’ d’eolico per i picchi di consumo invernale). E funziona bene perché a Prato allo Stelvio l’energia è di tutti e ognuno fa la sua parte. I pastori portano il letame delle mucche alla centrale a biogas: forniscono energia, che si sviluppa durante il processo di fermentazione, e ritirano concime buono per i campi. Chi lavora nei boschi offre legna.  Gli artigiani e le piccole imprese hanno coperto i tetti dei capannoni di fotovoltaico. La cooperativa ha acquisito una quota di eolico in un impianto nella valle.

Un investimento iniziale complessivo di un milione di euro da parte degli abitanti del paese che aderiscono compatti alla cooperativa, c’è un ritorno di 1,5 milioni di euro l’anno per la cooperativa stessa, le bollette elettriche sono scese del 35 per cento, quelle del riscaldamento si sono dimezzate. Solo con il fotovoltaico (5 megawatt) si produce la metà del consumo elettrico di tutto il paese. Quella di Prato allo Stelvio, con l’acqua gestita bene dal Comune e la raccolta differenziata dei rifiuti al 58 per cento, è una formula vincente che si sta estendendo ai 13 comuni della Val Venosta. «Il nostro punto debole sono i trasporti, ma ci stiamo organizzando», assicura il sindaco. «Nel 2005 una consultazione popolare ha bocciato il  progetto di un’autostrada nella valle. E così abbiamo recuperato il treno. Le ferrovie lo consideravano un ramo morto, noi lo abbiamo fatto funzionare tanto bene che dovremo raddoppiare le corse. Così gli spostamenti in auto si sono ridotti al 55 per cento del totale, un viaggio su 4 è in bici, il 18 per cento è a piedi». L’altro punto critico restano le case che in Italia consumano il 40 per cento dell’energia. A Prato allo Stelvio quelle nuove non possono usare combustibili fossili per scaldarsi: solo  teleriscaldamento, legna o geotermia. E il consumo energetico per metro quadro deve essere un terzo della media nazionale. «Va bene, ma non ci accontentiamo: ora bisogna ristrutturare le case esistenti », annuncia l’assessore all’ambiente, Manfred Lechner. La rivoluzione energetica continua.


Un faraone alle 5 Terre: io mi ricordo, do you? (7)

segue da qui...

Nel 2001, a dieci mesi dalla loro nomina nel Consiglio direttivo del Parco Nazionale delle 5 Terre, gli esponenti delle associazioni ambientaliste “testimoniarono” il loro “disagio” sia al presidente dell’Ente Parco sia alle medesime associazioni di riferimento arrivando a conclusioni, che nulla avendo a che  fare con il livello giudiziario o penale, paiono analoghe a quelle della magistratura  nella sua OCC del Settembre 2010. Quello riportato è un estratto del documento originale.

-         " … pur apprezzando l’attivismo e la capacità propositiva del presidente del parco, si rileva come egli sia refrattario ai vincoli imposti dalle procedure e scarsamente attento agli aspetti formali e sostanziali che gli derivano dal suo incarico.

-          L’impostazione sin qui seguita pare approntata a un dirigismo arbitrario che sfugge al confronto e al controllo su tutte le scelte di fondo, riguardanti la strutturazione, i piani, i progetti e le linee di intervento del parco.

-          E’ stata dimostrata più volte una tendenza a non tollerare le critiche e gli appunti, che sfiora in alcuni casi la caratterialità e l’abuso di potere.

-          Il presidente ha la tendenza di revocare d’autorità incarichi assegnati all’interno del consiglio o a smentire quanti li hanno ricevuti delegittimandone l’operato, nel caso di divergenze o conflitti anche di scarso rilievo. Inoltre… gli incarichi vengono riassegnati arbitrariamente a persone non competenti ma di sua fiducia.

-          Si ha la tendenza a costruire il consenso sulla base di un coinvolgimento acritico e tramite la dispensazione a pioggia di incarichi o finanziamenti.

-          L’impostazione autoritaria, l’approssimazione e l’arbitrarietà delle scelte, l’opacità dei fini dovuta alla confusione persistente tra l’impegno profuso nel parco e sul territorio comunale, stanno provocando una sempre più diffusa insofferenza tra i cittadini di Riomaggiore  e più in generale delle 5 Terre. Analoghi segnali di disagio si segnalano all’interno del Consiglio…

-          Nella situazione attuale difficilmente si può pensare che vengano rispettate le deleghe assegnate o che si possa instaurare un rapporto di collaborazione e di reciproco rispetto.

Si ritiene assolutamente necessario e urgente un intervento ufficiale e concorde delle associazioni ambientaliste che chieda una netta e radicale correzione di rotta rispetto all’impostazione sin qui scelta, se si vuole conservare il valore dell’esperienza delle Cinque Terre come concreto esempio di buna gestione del territorio in un parco nazionale, su cui le nostre associazioni hanno scommesso, dalle caratteristiche del tutto peculiari, riconosciute in ambito internazionale e nazionale.

26 Gennaio 2001
segue qui...

mercoledì 23 febbraio 2011

VAS informazioni sull’uso 2: Il PUC del Comune di Follo

Nei 2 post precedenti abbiamo esaminato le modalità con cui una corretta VAS deve essere svolta, e abbiamo iniziato una inchiesta per capire come la VAS viene ( o non viene) applicata dai Comuni della provincia spezzina, iniziando dal Comune di Ameglia.
Con questo terzo post vogliamo verificare se il Comune di Follo stia applicando o meno la VAS ai propri strumenti di pianificazione in particolare al PUC (Piano urbanistico comunale).
Come si evince qui, il Comune di Follo ha un proprio piano urbanistico comunale. Quando è stato approvato e soprattutto quando è iniziato l’iter del PUC di Follo? Come si ricava dalla pubblicazione dell’avviso di deposito di progetto definitivo di PUC (vedi qui a pagina 349) l’iter di approvazione è iniziato nel 2005 mentre il progetto definitivo è stato adottato dal Consiglio Comunale di Follo il 03/04/2007.
Come abbiamo spiegato anche qui la VAS è obbligatoriamente applicabile per tutti i piani urbanistici generali (come il PUC di Follo) il cui iter sia iniziato dopo il 21/7/2004 a prescindere dallo stadio di avanzamento in cui si trovano nella loro elaborazione, se invece è iniziato prima di quella data allora occorre verificare se sia stato approvato o meno entro il 21/7/2006, se è approvato entro questa ultima data va applicata la VAS solo nel caso in cui il piano non fosse in uno stadio eccessivamente avanzato.
E’ indiscutibile come si evince dai documenti sopra linkati che il Comune di Follo abbia iniziato l’iter di approvazione del proprio PUC dopo il 21/7/2004 e lo abbia approvato in via definitiva dopo il 21/7/2006. Quindi il Comune di Follo avrebbe dovuto applicare la VAS, almeno secondo la procedura di verifica di assoggettabilità, al proprio PUC.
Se noi andiamo ad esaminare il contenuto del PUC del Comune di Follo (versione progetto definitivo) e vediamo l’elenco della documentazione prodotta, vedi qui, noteremo che non esiste alcun documento che dimostri l’avvenuto rispetto degli obblighi di VAS, ci riferiamo al Rapporto Ambientale preliminare e al Rapporto Ambientale. Non solo ma non esiste alcun riferimento che dimostri l’avvenuto coinvolgimento del pubblico come previsto dalla normativa. Ci riferiamo alla messa a disposizione del pubblico del preliminare di PUC e del relativo rapporto ambientale, del parere/osservazioni che i cittadini hanno di rilasciare su tali documenti, del tipo di pubblico che è stato coinvolto nel percorso partecipativo e di come è stato coinvolto (si veda articolo 5 della Direttiva sulla VAS).
Qualcuno potrebbe obiettare ma nel periodo 2005-2007 la Regione Liguria e lo stato italiano non avevano ancora recepito la Direttiva europea sulla VAS, quindi il Comune non poteva applicarla al proprio PUC. Non è vero! Non a caso la Corte di Giustizia della Unione Europea con sentenza 8/11/2007 (causa C40-07) ha condannato l’Italia per il mancato recepimento nel termine del 21/7/2004 della Direttiva sulla VAS! Se non bastasse quanto sopra è infine intervenuta la Corte Costituzionale con sentenza 398/2006 che ha dato ragione alla memoria difensiva della Regione Friuli secondo la quale : “La regione aveva il potere e il dovere di recepire la Direttiva sulla VAS salva la competenza statale per la fissazione di standard minimi di tutela dell’ambiente”. Secondo la citata memoria difensiva “ ..…la mancata attuazione della Direttiva, che doveva essere recepita dagli stati membri entro il 21/7/2004, per un verso, avrebbe determinato l’illegittimità sia delle norme legislative disciplinanti i piani oggetto di essa sia dei relativi atti amministrativi , per l’altro verso, avrebbe esposto la Regione allo esercizio del potere sostitutivo statale”.
Quindi le Direttive europee, il cui termine di recepimento da parte degli stati membri è scaduto sono comunque un vincolo della azione amministrativa da parte delle autorità preordinate a darvi attuazione secondo le proprie competenze e quindi anche in sede amministrativa e non solo legislativa (Nel caso della VAS gli enti locali sono competenti relativamente ad esempio agli strumenti di pianificazione territoriale). Il vincolo alla azione amministrativa anche dei Comuni va inteso in 2 sensi (CG C/148-78 del 5/4/1979 nonché CG C152/1984 del 26/2/1986):
  1. in sede applicativa tali Direttive non recepite dalla legge statale costituiscono parametro di legittimità della azione amministrativa
  2. sono precluse azioni amministrative che contrastino con tali Direttive.

Da ultimo (siamo nel 2010) il Comune di Follo ha avviato una Variante Generale al vigente PUC sopra esaminato. Nell’avviare la procedura di approvazione della Variante finalmente gli amministratori si sono accorti della esistenza della VAS e hanno dato uno specifico incarico al progettista della Variante per elaborare anche il Rapporto Ambientale propedeutico alla VAS della Variante da predisporre e approvare.
La delibera di incarico sopra citata però non sana la mancata applicazione della VAS al PUC approvato. Questo per due ragioni:
  1. per una questione di legittimità formale: la VAS andava applicata al PUC vigente
  2. perché non avendo valutato correttamente la sostenibilità del PUC vigente la VAS della Variante sarà ristretta (basta leggere la lettera g) dell’incarico) dentro gli scenari predefiniti dal PUC vigente riprodotti dagli obiettivi della Variante: sviluppo offerta turistico ricreativa e della edilizia residenziale per soddisfare il fabbisogno abitativo del territorio comunale. In questo quadro la VAS della Variante, come scritto nell’incarico si limiterà a misurare l’impatto ambientale del carico insediativo e l’occupazione del suolo aggiuntiva dei suddetti scenari predefiniti. Tutto ciò è ancora più grave perché il quadro fondativo del PUC vigente nonché gli obiettivi da esso previsti non sono mai stati valutati con una corretta VAS.
Insomma il Comune di Follo nel tentativo di mettere una pezza alle violazioni della normativa comunitaria fatte nel recente passato si limita a valutare la compatibilità ambientale di uno scenario di aumento del consumo suolo magari condendolo, come si ricava dall’incarico per la Variante, con un poco di edilizia sostenibile e di risparmio energetico…… che si sa male non fa. Come dire meglio che niente ma credo che costruire un piano urbanistico sostenibile secondo i principi della VAS sia ben altra cosa!
La soluzione, coerente con la normativa sulla VAS vigente, sarebbe quella di valutare attraverso il Rapporto Ambientale da redigere, non solo la sostenibilità ambientale e la fattibilità delle singole previsioni trasformative della Variante (come è scritto nell'incarico al progettista) ma effettuare una vera e propria VAS anche al vigente PUC basandolo su quegli scenari alternativi compresa la opzione zero di cui abbiamo spiegato qui .


Che dite lo faranno? forse se glielo imponesse l'autorità giudiziaria e o l'Unione Europea può darsi. Se aspettiamo invece gli amministratori di Follo o la Regione Liguria........ campa cavallo che il cemento cresce!

lunedì 21 febbraio 2011

Nomina Presidente del Parco delle 5 Terre: istruzioni per l’uso!


E’ iniziato da tempo ma si è accelerato negli ultimi tempi il totonomine sul Presidente del Parco delle 5 Terre.
C’è chi autocandida gli ambientalisti, dimenticandosi che gli ambientalisti (nel senso delle associazioni) hanno fatto parte del consiglio di amministrazione dell’Ente Parco senza spiegare cosa ci stavano a fare mentre Bonanini costruiva il suo sistema autoritario di potere.
C’è chi auspica un veloce ritorno della politica dopo il commissariamento, senza spiegare perché la politica tutta:

- il PD
- il PDL (vedi ultimo commento al seguente post),
- i vari amministratori locali di destra e sinistra dei Comuni del Parco per non parlare di Regione e Provincia),
abbia contribuito alla degenerazione autocratica della gestione del Parco 5 Terre.
C’è infine chi addirittura propone un concorso per designare il nuovo Presidente.
Insomma se ne sentono e leggono di tutti i colori!
Noi di SpeziaPolis abbiamo già ampiamente spiegato di che tipo di presidente ci sarebbe bisogno, vedi qui, ma visto che uno dei problemi di questo Parco è stato sicuramente, da parte di chi lo ha gestito come da parte di chi lo doveva controllare, la scarsa attenzione al rispetto della legge quadro sui Parchi, vogliamo ricordare a tutti coloro che si esercitano nel suddetto totonomine intanto come funzionano le procedure di legge per la nomina delle due cariche più importanti dell’Ente Parco: il Presidente e il Direttore. Infatti di questa ultima figura nessuno parla a dimostrazione del permanere di una visione politicista e distorta di come dovrebbe funzionare un Ente Parco nazionale, eppure oltre che da un presidente faraone molte delle sventure del Parco sono nate da un inesistente Direttore.
Dunque a proposito del Presidente la legge afferma , comma 3 articolo 9 legge 394/1991:
"Il Presidente è nominato con decreto del Ministro dell'ambiente, d'intesa con i presidenti delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano nel cui territorio ricada in tutto o in parte il parco nazionale".
E' ovvio quindi che non ci può essere alcuna procedura concorsuale ex lege. Certo il Ministro dell'Ambiente e il Presidente della Regione potrebbero informalmente e, prima di decidere il nome, individuare i caratteri professionali e come dire biografici del futuro presidente e su quello elencare dei nomi da porre al confronto con tutti i soggetti interessati locali e non, ma questo è un percorso politico che è altra cosa da una procedura concorsuale che richiederebbe alla fonte una legge che la giustifichi e la regoli, legge che come abbiamo visto non c'è.
Il discorso invece è molto diverso per la figura del Direttore del Parco per il quale una sorta di procedura concorsuale sia pure indiretta (iscrizione all'Albo dei Direttori) è prevista. Recita infatti il comma 11 articolo 9 della legge 394/1991: ". Il direttore del parco è nominato, con decreto, dal Ministro dell'ambiente, scelto in una rosa di tre candidati proposti dal consiglio direttivo tra soggetti iscritti ad un albo di idonei all'esercizio dell'attività di direttore di parco istituito presso il Ministero dell'ambiente, al quale si accede mediante procedura concorsuale per titoli." .
Ricapitolando proprio perché la legge sulla nomina di Presidente e Direttore funziona come sopra, occorrono alcune premesse politiche per avviare le suddette procedure in una logica di sano cambiamento rispetto alla passata gestione:
  1. ci vuole una autocritica seria sui perché della passata gestione da parte di tutti (partiti di maggioranza e opposizione, amministratori locali – regionali e Ministri, associazioni ambientaliste, mondo delle professioni, università e perché no anche la comunità locale delle 5 terre);
  2. ci vuole una riflessione seria sul modello di governance del parco delle 5 Terre e sulle finalità che deve avere un parco nazionale;
  3. la individuazione delle caratteristiche politiche e professionali del presidente dovranno derivare proprio dalla riflessione dei prime due punti.
Concludendo non abbiamo bisogno di un Presidente nominato per concorso o di un Direttore facente funzioni, non abbiamo bisogno neppure di un nuovo Re o Faraone che sia, abbiamo bisogno di due cose semplici e difficili allo stesso tempo:
  1. chiarezza negli obiettivi politici
  2. rispetto della distinzione di ruoli ed effettivo esercizio delle funzioni come previsto dalla legge
Ce la faremo?......... consentitemi di dubitarne!

venerdì 18 febbraio 2011

La città futura - Antonio Gramsci al Festival di Sanremo

... quando, dove, meno te l'aspetti.
clicca la foto x accedere al video

Odio gli indifferenti. Credo  che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. 
 
Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti.  Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare... lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.

Foto di AliceVirtuDei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile.

Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro  nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti.

Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere. Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.

E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. 
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

mercoledì 16 febbraio 2011

Cercando un altro Egitto, nell'era post faraonica del web

... o nell'era del web post-faraonico?

"Ai cambiamenti politici in Egitto seguono inevitabilmente quelli sul web. Il sito è in via di sviluppo e di ricostruzione. Esattamente come il paese che si è appena liberato dell'ex presidente Mubarak." la Repubblica, vedere qui:  Egitto, la svolta anche online: il sito della presidenza in costruzione

Dunque i militari, che hanno congelato la costituzione e praticamente commissariato lo Stato e il Governo Egiziani per garantire una transizione democratica, si stanno preoccupando di “riattivare” anche adeguati canali di comunicazione con i cittadini. Presumibilmente all’insegna della trasparenza. Ancora una volta, dopo questa  e questa, gli egiziani danno segnali chiari, magari anche simbolici, della loro determinazione al cambiamento. In Egitto, il dopo-faraone potrà essere davvero diverso.

Anche noi abbiamo il nostro “piccolo Egittocommissariato nella "fase post faraonica”; anche il nostro commissario sta gestendo la transizione (dalla corruzione delle istituzioni democratiche) alla democrazia e, come i militari egiziani, dispone giustamente di misure speciali per raggiungere l’obiettivo. Ma, come fanno i suoi colleghi egiziani,  potrebbe anch’egli farci assaporare quel po’ di trasparenza che anche simbolicamente ci farebbe intravedere la luce del cambiamento e della democrazia.
Le pagine del sito internet del Parco nazionale delle 5Terre, che anche in precedenza erano “un’associazione a confondere”, sono un ammasso informe di informazioni frammentate. La sola macchina da guerra apparentemente tornata a funzionare, almeno nei numeri, è quella della propaganda: dopo un breve periodo di soppressione l'Ufficio Comunicazione del parco pare contare nuovamente di ben 13 persone. Forse si tratta di un refuso: in 13 per pubblicare comunicati stampa altrui con il solo titolo (sgrammaticato) autoprodotto Addio sacchetti di plastica, andare oltre all’usa e getta beh allora…

Come già chiesto al Commissario, attraverso il responsabile della Comunicazione appunto, io ritengo che si abbia il diritto di vedere pubblicati nella sezione Albo dell’ente le nuove convenzioni, le vecchie convenzioni prorogate, i bilanci (non solo quello del 2009 e in un formato serio, completi di consuntivo, preventivo e relazioni che il Ministero dell’Ambiente, a quanto dichiarato dovrebbe aver approvato dal 1999 ad oggi), un organigramma, almeno funzionale, del personale reintegrato. Invece no, lo scarno testo dell’integrazione della convenzione dell’asilo lo dobbiamo trovare allegato al comunicato stampa, mentre ci dobbiamo accontentare del solo comunicato per la convenzione per il ripristino dei sentieri.

Caro Commissario, l’Ufficio propaganda c’era già e funzionava, devo ammettere, molto meglio di ora. Quello che serve ora, per citare un altro termine usato ieri per l’altro faraone di casa nostra, è una nemesi: un surplus di trasparenza compensativa, che lenisca le ferite di chi ha subito la dittatura egiziana nella Repubblica autonoma delle 5 Terre. Chiarezza, a partire da quel sito internet vergognoso. Ho già segnalato, nel caso, un esempio da imitare.

Su questo aspetto della trasparenza mi sembrano piuttosto tiepidi i cittadini di Riomaggiore, che immagino concentrati sulle prossime elezioni amministrative e sul tornanontorna di b.  Fiducia nei magistrati significa anche credere che sappiano il fatto loro. E se qualcuno ritiene di avere elementi utili alle loro decisioni, beh glielo faccia sapere.

Ma gli altri?  Il Parco non riguarda forse anche Vernazza e Monterosso? Non hanno sempre, loro, sostenuto una propensione dell’Ente Parco a favorire Romaggiore? Ed ora? A nessuno interessa sapere cosa sta facendo il commissario? Ancora una volta ci si accontenta di sussurrare per strada a proposito di chi pulisce i sentieri, rileva il bar dell’amore, sta dietro a vecchie e nuove cooperative?  

Recentemente un anonimo ha commentato: “Drammaticamente ho sempre più l'impressione che chi vuol cambiare le cose non ha ben chiaro che la strada sarà molto lunga ed ardua. Storicamente è più facile restaurare che rivoluzionare. Ad ogni modo... buon lavoro alle persone perbene!”

p.s. segnalo questo post con commento 

martedì 15 febbraio 2011

VAS informazioni sull’uso 1: Il PUC del Comune di Ameglia

Nel post precedente ho brevemente spiegato il significato della procedura di VAS relativamente ai piani urbanistici, annunciando alla fine del post che avremmo iniziato una analisi puntuale sullo stato della VAS in Provincia della Spezia relativamente ai piani urbanistici comunale (PUC nella dizione della legge urbanistica ligure).

Iniziamo questa analisi dal Comune di Ameglia.

L’assessore all’urbanistica del Comune ha recentemente sviluppato una polemica con il Presidente del Comitato Che Botta che lo aveva accusato di non applicare la VAS al redigendo PUC. Secondo l’assessore alla urbanistica il Comune stava solo aspettando che la Regione decidesse se il PUC era o meno sottoponibile a VAS, "solo nel caso la Regione dichiarasse il PUC sottoponibile a VAS, il Comune attiverà la procedura di VAS", ha affermato l’assessore.

L’assessore si basa su un indirizzo informale della Regione Liguria ai Comuni secondo il quale per i PUC si applica prima la procedura di verifica di assoggettabilità alla VAS e non automaticamente la VAS ordinaria.

LA VAS SI APPLICA AUTOMATICAMENTE AI NUOVI PIANI URBANISTICI COMUNALI

Intanto occorre precisare che il PUC dovrebbe rientrare tra i piani automaticamente sottoponibili a VAS senza procedura di verifica di assoggettabilità come affermato dalla legge nazionale. Lo dimostra intanto un dato di fatto: praticamente tutte le Regioni che hanno disciplinato la VAS su scala comunale prevedono l’obbligo di questa procedura relativamente ai nuovi piani urbanistici comunali, si vedano le norme delle seguenti Regioni: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Provincia autonoma di Trento (Decreto Presidente Provincia 14 settembre 2006, n. 15-68/Leg), Provincia autonoma di Bolzano (legge provinciale 2/2007), Toscana, Umbria, Valle d'Aosta, Veneto (articolo 4 e seguenti della legge regionale 11/2004).

Ma l’applicabilità automatica della VAS ai nuovi piani regolatori deriva anche e soprattutto dalla vigente normativa comunitaria in materia di VAS infatti secondo la Direttiva e soprattutto secondo le linee guida della Commissione UE, che la interpretano in termini applicativi, la VAS si applica automaticamente a tutti i piani per la destinazione dei suoli che stabiliscano le modalità di riassetto del territorio. Indubbiamente tra questi rientrano i nuovi piani urbanistici comunali. A conferma della automatica applicazione della VAS a detti piani sia la Direttiva europea che la normativa italiana che la recepisce prevedono la procedura di verifica di assoggettabilità, e non l’automatica applicazione della VAS, solo per i piani che determinano l’uso di piccole aree a livello locale, il che significa sempre secondo le suddette linee guida della Commissione UE che: “la frase completa (‘piccole aree a livello locale’) chiarisce che tutta la zona di una autorità locale non potrebbe essere esclusa”.

IL DOCUMENTO DI PUC DEL COMUNE DI AMEGLIA NON CONTIENE I DOCUMENTI RICHIESTI DALLA LEGGE E DAGLI INDIRIZZI DEGLI UFFICI DELLA REGIONE LIGURIA

I documenti metodologici predisposti dagli Uffici regionali competenti, non ancora tradotti in un vero e proprio regolamento regionale, prevedono che il PUC sia comunque sottoposto a verifica di assoggettabilità alla VAS.

Ora sempre secondo i suddetti documenti degli Uffici regionali ( ma soprattutto secondo la legge nazionale in vigore anche in Liguria) l'avvio della procedura di verifica di assoggettabilità deve essere accompagnato dalla predisposizione accanto al documento degli obiettivi del nuovo PUC di un rapporto ambientale preliminare il cui contenuto è stato descritto minuziosamente dai documenti degli uffici regionali in particolare che riprendono peraltro gli allegati della Direttiva UE e della legge nazionale in materia di VAS. Andatevi a vedere prima di proseguire nella lettura di questo post l’allegato II alla Direttiva sulla VAS.

IL CONTENUTO DEL DOCUMENTO DI PUC DEL COMUNE DI AMEGLIA NON RISPETTA LA LEGGE E NEPPURE LA METODOLOGIA DI VAS RICHIESTA DAGLI UFFICI REGIONALI

Se andiamo a leggere quanto fino ad ora è stato pubblicato dal Comune di Ameglia sul suo nuovo PUC vediamo che la documentazione prodotta dal Comune di Ameglia non tiene minimamente conto di quanto richiesto non solo dalla legge nazionale e comunitaria ma addirittura dagli indirizzi della Regione Liguria in materia di procedura di verifica di assoggettabilità a VAS.

Senza entrare in questa sede troppo nei particolare faccio tre esempi.

Primo esempio

Intanto il Comune di Ameglia non sta rispettando neppure la procedura che gli indirizzi degli uffici della Regione Liguria chiedono siano applicati dai Comuni; infatti secondo tali indirizzi preliminarmente alla adozione del PUC deve essere redatto il Rapporto Ambientale Preliminare (peraltro e comunque questo è un obbligo di legge si veda l'articolo 12 del dlgs 152/2006).

Il Comune di Ameglia non ha redatto questo documento. Non solo ma la cosa ancor più grave e che a pagina 12 del documento del Comune si evince che il PUC è stato adottato. Questo vuol dire che se è stato adottato con delibera del consiglio Comunale il PUC è illegittimo e lo resterà anche dopo la approvazione definitiva perché manca un passaggio formale essenziale che è il Rapporto Ambientale Preliminare e la sua integrazione con il Preliminare di PUC (documento degli obiettivi) adottato.

Secondo esempio

Come ho spiegato nel mio post precedente nella VAS (ordinaria o con procedura di assoggettabilità non cambia in questo caso) mentre si elaborano gli obiettivi del preliminare di PUC si devono parallelamente definire gli obiettivi ambientali, perché è solo dal confronto tra queste due tipologie di obiettivi che si possono definire gli effetti ambientali del piano. Se noi andiamo a vedere il documento pubblicato dal Comune di Ameglia vediamo che mentre gli obiettivi urbanistici del piano sono ben articolati e definiti, quelli ambientali occupano uno spazio di poco più di una paginetta (vedi paragrafo 1.5.2. pagina 8 del documento del Comune).

Terzo esempio

Secondo gli indirizzi degli Uffici della Regione Liguria il rapporto ambientale preliminare deve contenere una descrizione del processo partecipativo attivato allo scopo di definire obiettivi e linee di sviluppo, dei suoi esiti e di come se ne è tenuto conto nella costruzione dello schema di piano. Il punto 1.8 (pagine 11 e 12) del documento del Comune di Ameglia non contiene minimante quanto richiesto dalla Regione Liguria soprattutto perché non spiega minimamente come si è tenuto conto degli esiti del processo partecipativo nella redazione del documento di Piano da parte della Giunta del Comune di Ameglia.

Quarto esempio

Manca completamente nel documento del Comune di Ameglia la descrizione delle caratteristiche degli impatti e delle aree che possono essere interessate dal nuovo PUC.

CONCLUSIONI SUL PUC DI AMEGLIA

Quindi il Comune di Ameglia non solo non ha minimamente rispettato la normativa della UE, quella nazionale in materia di VAS, ma addirittura non ha tenuto conto degli indirizzi degli uffici della Regione Liguria. Il bello è che il documento del Comune cita la esistenza della normativa nazionale sulla VAS (vedi pagina 5 del documento), evidentemente per questi amministratori basta citarla una legge per rispettarla. Vorrà dire che quando un cittadino di Ameglia non rispetterà qualche regolamento comunale potrà sempre dire: “si lo conosco è il regolamento numero tot approvato in data x”.


Il Sindaco di Porto Venere lancia la sfida

Come ho già avuto modo di sostenere qui il Sindaco Nardini, nonostante tutte le critiche che gli abbiamo rivolto (panigaglia et altro)  e che sussistono, considerato che raramente le ha prese in considerazione contestandole o replicando, ha il pregio ogni tanto di “sbottare” e di non sapersi sottrarre alle provocazioni. Un dilettante, praticamente, considerata l’elevata capacità di giocare a “muro di gomma” di molti suoi colleghi.

Dal suo comunicato di oggi, che riporto più sotto,  traggo spunto per qualche breve considerazione molto istintiva:

1) dichiarare che un atto è “legittimo” solo perché collaborato con Regione et altri e/o non condannato con pronunciamenti di TAR e Consiglio di Stato pare eccessivo. Voglio ricordare: 1) il caso del Villaggio Europa di Corniglia, in collaborazione con Regione et altri e stoppato proprio dal Consiglio di Stato e 2) il caso del ricorso sull’accesso ai Bilanci del parco delle 5 Terre respinto anche dal Consiglio di Stato;

2) indignarsi perché la stampa non si degna mai di verificare sul campo ciò di cui parla è bene caro Sindaco, da questo blog lo facciamo quotidianamente. E tuttavia, la invito ad indignarsi anche quando le notizie sono pubblicate sulle pagine spezzine, e sono la mera riproposizione di comunicati stampa istituzionali, non solo quando si tratta di Repubblica dalle pagine di Genova;

3) rendersi disponibili a chiarire, solo perché lo chiedono la Legambiente e Preve da Genova,  non sembra un bel gesto nei confronti dei cittadini, delle associazioni e  dei comitati locali. Allo stesso modo

4) lanciare una sfida: è come fare una querela, pare più un atto di aggressione che di dovuta trasparenza e disponibilità a favorire la partecipazione dei cittadini.

Sono sicura che arriveranno comunicati più pregnanti, precisi e dettagliati  in replica a quello del Sindaco di Porto Venere che riporto:

"Sono nuovamente apparse sulla stampa notizie sui lavori in corso sull’isola Palmaria insieme ad illazioni su presunte speculazioni che sarebbero la ragione prima degli interventi. Prima di tutto ribadisco come il progetto di abbattimento dello “Scheletrone” e di riqualificazione della località San Giovanni siano frutto di una stretta collaborazione tra la Regione Liguria, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ed il Comune di Porto Venere e come la legittimità dello stesso progetto sia stata ribadita da due interventi del Tribunale Amministrativo Regionale e dal Consiglio di Stato.

Confermo la mia incondizionata fiducia nella magistratura e nel Corpo Forestale dello Stato che stanno conducendo le doverose indagini sulle presunte irregolarità segnalate negli innumerevoli esposti. Ritengo però che sia arrivato il momento di fare chiarezza sulle molte false notizie e sulle congetture sparse ad arte, da quella esigua minoranza che da sempre si è opposta al progetto di recupero, e raccolte acriticamente da una stampa che non si è mai degnata di verificare sul campo quello di cui spesso parla in termini così negativi. Così ho appreso dall’articolo a tutta pagina di Repubblica del 12 febbraio, a firma Marco Preve, come il primo piano dello Scheletrone sia ancora in piedi mentre pensavamo di averlo abbattuto, insieme a tutta la struttura, il 22 maggio 2009!

Cogliendo anche l’invito di Legambiente a dissipare qualsiasi perplessità lancio pubblicamente una sfida: venga finalmente Marco Preve sulla nostra isola, accompagnato da architetti ed ingegneri di sua fiducia, vengano i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, venga la stampa. Noi li accoglieremo cordialmente con gli unici mezzi di verità possibili: carte progettuali e cordella metrica. L’amministrazione comunale e soprattutto la direzione lavori, affidata all’ing. Adriano Ambrosini dello studio A&G, duramente colpita sul piano professionale dalle notizie riportate, non vedono l’ora di poter illustrare sul campo, con la forza dei fatti, la rispondenza dei lavori eseguiti ai relativi progetti.
Questo sopralluogo non vuol considerarsi assolutamente alternativo alle indagini della magistratura, che auspico siano le più esaustive e rapide possibili, ma vuol essere un’occasione per un chiarimento dialettico in cui si possano confrontare le diverse ragioni avendo però sempre di fronte, almeno per una volta, la dura realtà dei fatti.

Sono certo che passeggiando insieme, dal Terrizzo a punta Beffettuccio, potremo ricacciare nel mondo delle favole le storie sulle speculazioni edilizie e sulle strade, sostenute da “muraglioni” di cemento armato, per il transito delle autovetture. Infatti solamente chi è al di fuori della realtà può pensare ad un futuro di flotte di auto che scorazzino liberamente in Palmaria sul percorso oggetto del recupero ambientale.
Per me e per la mia amministrazione si tratta di mantenere la massima trasparenza chiedendo però in cambio altrettanta correttezza.
Io ho stabilito il luogo della sfida, a Marco Preve, che saluto con estrema simpatia, ora il compito di stabilire data ed ora.
Spero inoltre che “La Repubblica” voglia doverosamente dare a questa mia richiesta lo stesso identico risalto dell’articolo del 12 febbraio. "

lunedì 14 febbraio 2011

La VAS: istruzioni per l’uso.

Sabato scorso ho partecipato al convegno organizzato dal Comitato Che Botta dove si parlava tra le altre della mancata applicazione della VAS ai nuovi piani regolatori (in liguria si chiamano PUC Piani Urbanistici Comunali).

Come ha dimostrato il Comitato Botta con una veloce ricerca in vari siti dei Comuni della nostra provincia sono numerosi i casi di avvio delle procedure di approvazione dei nuovi PUC senza aver rispettato le procedure della Valutazione Ambientale Strategica

MA CHE COSA È QUESTA VAS si tratta di una procedura, disciplinata da normativa europea ormai in vigore, in Italia e quindi anche in Liguria, che è volta a valutare gli effetti ambientali per tutti i piani a rilevanza territoriale/urbanistica il cui iter sia iniziato dopo il 21/7/2004 a prescindere dallo stadio di avanzamento in cui si trovano nella loro elaborazione, se invece è iniziato prima di quella data allora occorre verificare se sia stato approvato o meno entro il 21/7/2006, se è approvato entro questa ultima data va applicata la VAS solo nel caso in cui il piano non fosse in uno stadio eccessivamente avanzato.

Si chiama strategica perché vuole fare la suddetta valutazione su una scala temporale lunga (10- 15 anni e anche oltre) in modo da prevenire gli effetti ambientali negativi della pianificazione decisa, ma si chiama strategica anche perché questa valutazione degli effetti deve essere svolta parallelamente alla scenari di impatto economico e sociale dello strumento di pianificazione in discussione.

LA PROCEDURA DI VALUTAZIONE SI SVOLGE QUINDI IN QUESTO MODO: a fianco della elaborazione degli obiettivi settoriali del piano ( edificato, servizi pubblici, infrastrutture viarie, impianti industriali, etc.) devono essere individuati gli obiettivi ambientali (riduzione emissioni in atmosfera, riduzione produzione rifiuti, riduzione suolo consumato etc.) da raggiungere attraverso il piano.

Gli obiettivi settoriali andranno quindi valutati in rapporto alla loro capacità di raggiungere gli obiettivi ambientali, i quali a loro volta saranno definiti tenendo conto della legislazione ambientale, dei dati di conoscenza del territorio interessato, degli studi ufficiali e non sulle emergenze ambientali naturalistiche, della percezione del rischio ambientale sanitario paesaggistico da parte della comunità locale.

Come verranno valutati questi obiettivi settoriali al fine di raggiungere gli obiettivi ambientali? Attraverso degli indicatori di vario genere: quantità/qualità rifiuti prodotti, quantità/qualità suolo consumato, quantità di emissioni nella atmosfera etc.

E’ chiaro però che affinché la procedura di VAS abbia il carattere strategico sopra indicato gli obiettivi settoriali e gli obiettivi ambientali andranno inseriti e quindi costruiti all’interno di scenari di sviluppo alternativo del territorio interessato dal piano.

Quindi per fare un esempio e ovviamente schematizzando un poco, potremmo avere:

Scenario 1 : sviluppo turistico di massa con centri commerciali e infrastrutture di offerta turistica di dimensioni significative

Scenario 2: sviluppo più interessato alla realizzazione di infrastrutture industriali

Scenario 3 : sviluppo di turismo di qualità , con limitati interventi infrastrutturali sia in termini viari che di costruito

Scenario 4: opzione zero nell’ottica del blocco al consumo del suolo e quindi del modello della decrescita.

All’interno di ognuno di questi scenari verranno definiti gli obiettivi specifici di tipo urbanistico e pianificatorio e gli obiettivi ambientali da raggiungere e attraverso gli indicatori qualitativi e quantitativi ad ogni scenario potrà essere dato un peso in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale.


COME SI DEVE ORGANIZZARE UN COMUNE per poter applicare correttamente la sopra descritta procedura di VAS?

Intanto deve organizzarsi in modo che gli uffici che elaborano il piano siano distinti da quelli che dovranno valutarlo. La Regione Liguria sembra intenzionata a fare la VAS dei piani dei Comuni attraverso i propri uffici regionali. E’ un scelta sbagliata, centralista che non rispetta lo spirito della normativa sulla VAS secondo la quale la VAS costituisce parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione del piano/programma. E’ chiaro che se la VAS verrà svolta da un ufficio regionale lontano dalla realtà comunale, ciò limiterà sicuramente sia il profilo partecipativo sia il profilo della integrazione dei diversi settori dell’amministrazioni comunale tipici della procedura di VAS.


LA PARTECIPAZIONE

Comunque anche nella ipotesi di VAS di sola competenza regionale la garanzia per un processo di VAS trasparente e coinvolgente la comunità locale interessata dal nuovo piano, starà nella definizione di una procedura partecipativa bene regolamentata ( soprattutto nei diritti dei partecipanti) e soprattutto nella garanzia che vengano messi a disposizione dei cittadini tutti gli strumenti informativi necessari per definire gli scenari da mettere a confronto.

All’Amministrazione Pubblica nei processi decisionali di tipo strategico (come nella VAS di un piano urbanistico) spettano tre compiti fondamentali:

1 la trasparenza: supportare il percorso sia logisticamente che sotto il profilo della messa a disposizione di dati, studi, atti istruttori rilevanti in processi decisionali in possesso e/o di competenza della Pubblica Amministrazione interessata dallo stesso;

2 la non strumentalità : dichiarare in apertura del percorso su quali questioni, di sua competenza, l’amministrazione è disponibile ad aprire il confronto all’interno del processo partecipato

3 la coerenza: verificare e giudicare (solo in questo caso) la recepibilità delle proposte e progetti del percorso partecipativo nella attività politica amministrativa di governo del territorio. Motivando adeguatamente l’eventuale rifiuto di recepire tali proposte e assumendosene quindi la responsabilità politica anche in rapporto a quanto dichiarato al punto 2.

I tre compiti suddetti richiedono una tecnicità in termini di conoscenze e strumenti da attivare, che per non sfalsare il processo partecipativo, non possono essere lasciati in mano nella dialettica classica pubblica amministrazione procedente e suoi uffici - soggetti privati proponenti progetti e opere da valutare e decidere - pubblico . E’ chiaro che ciò comporterebbe una gestione dei rapporti di forza a sfavore del pubblico.

Per questo occorrono garanti esterni ai tre soggetti sopra individuati, garanti di due tipo e con funzioni diverse :

A. garanti della procedura partecipativa

Devono garantire il rispetto delle regole condivise all’inizio del percorso con poteri di sanzione

B. garanti degli strumenti informativi – valutativi – di monitoraggio

Relativamente :

- alla fornitura e validazione dei dati attendibili,

- predisposizione delle messa a disposizione delle migliori informazioni,

- della messa a punto di tecniche di simulazione degli impatti,

- del parere tecnico al processo di valutazione e consultazione, alla fase di monitoraggio dell’attuazione del Piano e Programma,

- delle informazioni utili per la revisione del piano/programma stesso (valutazione ex post)


PERCHE’ LE AMMINISTRAZIONI LOCALI NON APPLICANO LA VAS O FANNO FINTA DI APPLICARLA

Questo è un modello assolutamente applicabile di VAS, previsto dalla normativa vigente, frutto di buone pratiche a livello europeo e nazionale, e allora perché in Liguria non lo si vuole applicare?.

Lasciando perdere le motivazioni giuridiche che non hanno alcun fondamento come abbiamo dimostrato qui, le scuse invece di merito sono ridicole, in particolare quella per cui la VAS appesantirebbe il processo di approvazione del Piano. Non è vero! La VAS semplifica le decisioni puntuali che poi sono quelle che contano per i cittadini, perché una buona VAS partecipata e con una definizione degli scenari di confronto credibile costituisce una sorta di mappa delle localizzazioni sostenibili facilitando le autorizzazioni sui singoli interventi, le eventuali VIA (valutazioni di impatto ambientali) e soprattutto gestendo anticipatamente i potenziali conflitti che esplodendo nella fase di realizzazione del piano rischiano di bloccare all’infinito gli interventi previsti magari davanti a tribunali amministrativi ed ordinari.

Allora perché le amministrazioni spezzine continuano a non applicare la VAS?

Per tante ragioni particolari ma per una generale che in un certo senso le racchiude tutte: non è la VAS in quanto procedura di legge che li spaventa, ma le conseguenze che la sua applicazione rigorosa potrebbe comportare: RIPORTARE LA POLITICA NELLA SOCIETà FACENDOLA USCIRE DAI PALAZZI DEL POTERE!

P.S.

Questo è un primo articolo di metodo seguiranno altri articoli in cui cercheremo di esaminare come i singoli Comuni della Provincia della Spezia stanno o meglio non stanno applicando la VAS. Inizieremo dal Comune di Ameglia.