lunedì 31 gennaio 2011

5 Terre: un minimo (sindacale) di chiarezza

Si apprende che “Accogliendo la richiesta dei sindacati, che non più tardi di venerdì scorso 28 gennaio avevano rivolto un pressante appello alle Istituzioni, Aldo Cosentino, Commissario straordinario per il Parco delle 5 Terre ha deciso di prorogare alcune convenzioni con le cooperative.
Sono quella per l’asilo nido aziendale, prorogata sino al 31 agosto; assistenza anziani, sino al 30 settembre e quella che riguarda l’Ufficio amministrativo, prorogata sino a fine marzo in attesa delle procedure concorsuali per assumere personale interno. Il rinnovo di queste convenzioni coinvolge circa 20 lavoratori.”

Poiché non sono note non si può entrare nel merito delle valutazioni che hanno portato il Commissario a tali decisioni e tuttavia, in coerenza con gli impegni di trasparenza assunti pubblicamente dal medesimo, ritengo che le convenzioni dovrebbe essere pubbliche, pubblicate sul sito internet dell’ente, insieme alla rendicontazione dei costi di detti servizi.  
Allo stesso modo sarebbe adeguata una puntuale informazione circa la collocazione del personale recentemente reintegrato in seguito al dispositivo emesso dal Tribunale della Spezia.

Infine, rilevo che nel corso della riunione della Comunità del Parco del 28 Gennaio u.s., l’unica decisione presa in tema di servizi pareva essere quella relativa ai trasporti, con proroga delle convenzioni di 60 gg.

Nella permanente situazione di sommo caos informativo e immenso deficit di fiducia, considerato che l’unico dipendente in forza all’Ente è il responsabile della comunicazione, emettere comunicati ufficiali  ed esaustivi  e aggiornare conseguentemente il sito internet sarebbe davvero una gran cosa.  

p.s. dicevamo, pochi giorni or sono: 5 Terre: addio paradiso dei privilegi

L'ordine del giorno scomparso sulla discarica di Saturnia

Pubblichiamo di seguito l'ordine del giorno alternativo a quello votato dalla maggioranza del consiglio comunale non posto in discussione e che poteva essere una ragionevole via di uscita nell'interesse del levante e della gestione corretta del ciclo dei rifiuti. Ma è noto che in questa città non basta essere corretti, competenti e ragionevoli per poter contribuire a governare bene le cose!


Il Consiglio Comunale

In riferimento alla ipotesi di riattivazione a fini di discarica del sito di Saturnia ;

considerato che tale ipotesi non rientrava nel programma elettorale e di governo dell’attuale amministrazione comunale;

sottolineata la spiccata problematicità che caratterizza la questione in ragione delle sue delicate implicazioni di carattere politico, sociale, ambientale, igienico-sanitario, economico e giuridico ;

fatto presente che il Consiglio Comunale è venuto a conoscenza solo da pochissimi giorni dei termini del memorandum fra il Comune della Spezia, Acam spa ed Hera spa, che l’elemento che ha fatto emergere la prospettiva di una prossima riapertura di una discarica all’interno del territorio comunale;

evidenziati i numerosi aspetti critici riconducibili a siffatta prospettiva, così riassumibili :

a) non si evince con certezza se si sia realizzata la decadenza dell’autorizzazione di cui alla delibera n. 3141/23 luglio 1993 della Regione Liguria e precedenti collegate, in quanto nessuna di tali delibere (in tutto tre) contiene indicazione del termine di decadenza dell’autorizzazione e la normativa di riferimento è successiva a tali atti regionali (D. lgs. 36/2003 e il Testo Unico Ambientale 152/2006) e da tale normativa non risulta desumibile alcuna ipotesi di applicazione retroattiva dei termini di decadenza alle autorizzazioni pregresse;

b) l’area interessata rientra nel sito nazionale di Pitelli, rispetto alla cui rimodulazione perimetrale esiste molta confusione di informazioni : c’è la necessità di chiarire lo stato attuale del sito e l’entità delle azioni e/o proponimenti in essere circa la sua regolamentazione : di tali azioni e/o proponimenti occorre sapere quali proposte ci siano, a quali livelli istituzionali siano state poste, a che grado di discussione sono giunte, con quali piani e tempi di definizione se ne preveda la concretizzazione, verso quale scenario normativo ci si intenda orientare;

c) le dimensioni del sito (900mila m3) sono notevoli, soprattutto se coniugate a quelle del sito di Rocchetta di Vara (400mila m3) contestualmente individuato ed occorre conoscere con certezza come saranno sfruttate tali dimensioni, essendo legittimo attendersene un possibile asservimento a bacini di utenza più ampi di quello spezzino;

d) sempre a proposito di dimensioni, il Piano provinciale dei Rifiuti indica che tale sito avrebbe dovuto essere ridotto senza specificare però di quanto e come: tale mancanza di chiarezza costituisce una lacuna amministrativa di estrema attualità che ancora abbisogna di essere sanata ai fini della certezza dell’indirizzo di programmazione in merito;

e) in materia di classificazione dei rifiuti, alcun seri interrogativi vengono sollevati dalla fumosità ed ambiguità della vigente normativa di riferimento (decreto ministeriale 27/09/2010) : tale decreto, a proposito di rifiuti inerti, alla luce della lettura coordinata dell’art. 5 (specie comma b) e dell’art.10, lascia aperta la possibilità che la costituenda discarica di Saturnia accolga svariate e non facilmente inquadrabili tipologie di rifiuto;

f) sugli organi di stampa e in riunioni anche di ordine istituzionale si è sentito menzionare i c.d. “fanghi verdi”, denominazione non corrispondente ad alcuna precisa rintracciabile definizione tecnica;

g) esiste il problema della possibilità di una destinazione del sito a fini di smaltimento extraregionale, in quanto la normativa è cambiata il nuovo comma 3 del decreto ministeriale vigente la rende esplicitamente possibile in ragione di accordi la cui ammissibilità non è più vincolata al requisito di richiamo sanitario;

h) in materia di terre e rocce (voce inclusa negli elenchi dei rifiuti inerti) esistono molte ambiguità da chiarire preliminarmente : la nuova decisione dell’Unione Europea le ha riclassificate come rifiuti pericolosi e quindi occorre un parere legale circa il tipo di normativa che sarà seguita in ordine ai parametri da adottare per la metodologia di analisi per la rilevazione di concentrazioni pericolose;

i) è da chiarire l’aspetto concernente gli assetti proprietari e futuri del sito, dati di assoluta rilevanza per l’inquadramento dell’assetto gestionale e delle garanzie di controllo;

nel ritenere cogenti e pregiudiziali ad ogni valutazione di merito tutti i chiarimenti del caso in merito ai quesiti e dubbi di sopra elencati ;

nell’auspicare la massima trasparenza e il più ampio grado di coinvolgimento dei cittadini su una decisione così importante rispetto ai destini della nostra comunità;

nel sottolineare la necessità che il Consiglio Comunale si pronunci sulla questione sulla base di un patrimonio certo, esaustivo e documentato e/o documentabile di informazioni al riguardo;

il Consiglio Comunale impegna l’amministrazione

1) a promuovere un’inchiesta pubblica sull’ipotesi di riattivazione della discarica di Saturnia, come previsto dallo Statuto comunale;

2) a stendere un Protocollo ufficiale contenente la descrizione

a) delle tipologie di rifiuto destinate a detto sito,

b) dello stato attuale della discarica in rapporto al sito nazionale di Pitelli;

c) della normativa applicabile;

d) dell’assetto proprietario del sito e delle variazioni che si pensa di operare su di esso;

3) ad istituire una commissione con funzioni di osservatorio a cui sottoporre il protocollo di cui al punto 2 entro il termine complessivo di un mese, dandole mandato di elaborare una relazione da sottoporre al Consiglio Comunale per le espressioni politico-amministrativo di sua competenza.

Cercando un altro Egitto

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13 Febbraio 2011 - Tutti gli appuntamenti nelle piazze italiane


aggiornamento 3/2/2011 Santoro, Travaglio e Spinelli confluiscono nella manifestazione delle donne 


domenica 30 gennaio 2011

Centrale Enel le inadempienze di legge , la non informazione del Comune

Come abbiamo spiegato in questo post la centrale Enel della Spezia non si è ancora adeguata alla nuova normativa europea sulla autorizzazione integrata ambientale (AIA), nonostante che i termini siano ormai scaduti dal 30/12/2004.

Nonostante questo ritardo sia già di per stesso sintomatico dei favori che questo impianto ha sempre avuto sia dal livello governativo che delle amministrazioni locali per non parlare dei sepolcri imbiancati dei sindacati, recentemente Enel ha ottenuto l’ennesima proroga per l’adempimento di questo importante obbligo di legge.

La notizia della proroga è stata completamente bucata non solo dai mass media locali sempre pronti a dare notizia di ogni dichiarazione, anche la più inutile, di questo o quel amministratore locale, ma non è stata neppure comunicata da chi in questa procedura autorizzatoria ha una responsabilità precisa di legge e cioè la Amministrazione Comunale.

Eppure la proroga è di grande rilievo non solo perché ritarda ulteriormente l’adeguamento della centrale di Vallegrande alla normativa europea in materia di emissioni inquinanti, ma per l’oggetto della proroga.

Infatti nonostante la domanda sia stata trasmessa nel 2006, solo nel 1/12/2010 la Commissione ministeriale competente in materia di AIA ha avanzato una serie di richieste di integrazione che di fatto costituiscono una sollecitazione a presentare una nuova domanda di autorizzazione, vista la quantità e la qualità di informazioni inevase dai dirigenti ENEL e responsabili della centrale.


Riassumiamole, rinviando nello specifico alla lettura della documentazione integrale, di seguito:

  1. mancano i dati per inquadrare lo stato di qualità ambientale dell’area interessata dalla centrale sia con riferimento allo stato attuale, sia per gli interventi di adeguamento ai piani settoriali regionali in materia di tutela della qualità dell’aria e tutela delle acque. Questo è un dato fondamentale per comprendere in chiave strategica (temporale e spaziale) l'impatto cumulativo (ambientale e sanitario) generato dalla evoluzione della presenza della centrale nel territorio spezzino in rapporto ad altre fonti inquinanti e alla situazione meteo-orografica e ambientale generale;
  2. Mancano dati precisi su ore di funzionamento della centrale e dati sulla sua reale capacità produttiva;
  3. I dati su emissioni nell’atmosfera e nell’acqua (leggi golfo della Spezia) sono datati al 2005 e devono essere aggiornati;
  4. Mancano dati aggiornati sulle tipologie di Migliori tecnologie disponibili applicabili alla centrale: si tratta delle tecniche di disinquinamento, di funzionamento operativo della centrale la cui applicazione è prevista in sede di AIA e che può essere adeguata alle specificità ambientali e sanitarie dell’area interessata dalla centrale secondo il concetto di norma qualità ambientale che consiste nella serie di requisiti, inclusi gli obiettivi di qualità, che sussistono in un dato momento in un determinato ambiente o in una specifica parte di esso;
  5. Il piano di monitoraggio e controllo delle emissioni generali della centrale non è adeguato ai protocolli predisposti da ISPRA.


Ora rispetto a queste richieste l’ENEL nonostante il suo ritardo clamoroso nell’adeguarsi alla nuova AIA ha avuto il coraggio in data 29/12/2010 di chiedere una proroga fino al 9/3/2011 per fornire le suddette informazioni.

Ovviamente il Ministero dell’Ambiente in data 18/1/2011 ha concesso questa proroga nei termini chiesti dall’Enel.

Rispetto a questo quadro già di per sé significativo di come vengono gestite le istruttorie ambientali in questo paese, la Amministrazione Comunale della Spezia non solo non ha comunicato nulla di quanto sopra alla città ma cosa ancora più grave non ha dato fino ad ora una esaustiva comunicazione su come e se sta rispettando i suoi obblighi di legge in materia di AIA. Il Comune infatti ai sensi della vigente normativa deve rilasciare un parere sanitario che preveda apposite prescrizioni da inserire nella autorizzazione in chiave di prevenzione dell’impatto dell’inquinamento sulla salute dei cittadini. Non solo ma in base a questa normativa in presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, il Sindaco, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, chiede all'Autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l'autorizzazione rilasciata.

Ora a quel che ci risulta fino ad ora l’Amministrazione Comunale ha dato un incarico di consulenza all’Istituto Superiore di Sanità che si è concluso il 7/2/2010 quindi oltre 1 anno fa. Ovviamente l’Amministrazione Comunale non ha mai comunicato ufficialmente cosa ha prodotto questa consulenza, come intenda utilizzare le conclusioni eventuali della stessa e soprattutto se occorrano ulteriori approfondimenti. Sarebbe interessante sapere cosa pensa l’Amministrazione Comunale sull’elenco di informazioni mancanti fino ad ora nella istruttoria per il rilascio dell’AIA sopra riportate.


P.S.

Per chi vuole saperne di più sulla attuale normativa in materia di AIA guardi qui



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sabato 29 gennaio 2011

Discarica di Saturnia: le balle del Sindaco Federici – l’umiliazione del consiglio comunale

Il Consiglio Comunale della Spezia ha discusso il via libera alla riapertura della discarica di Saturnia nelle colline di Pitelli.

Si è arrivati a questa discussione sulla base di una mozione del centro destra contro la riapertura della discarica, e un ordine del giorno della maggioranza a favore invece della riapertura, con generiche anche qui assicurazioni sulle modalità di gestione della nuova discarica.

Quella di fronte alla quale sono stati posti i consiglieri non è stata quindi una scelta meditata ma la estorsione della firma ad una cambiale in bianco a favore non solo di un Sindaco sempre più colpito dalla sindrome berluscoide del “decidotuttoiochemihavotatoilpopolo ma soprattutto di un soggetto imprenditoriale (Hera) che formalmente non ha ancora ruolo nel sistema di gestione rifiuti del nostro territorio….. non ne fa parte ma ha già cominciato a ricattarlo questo territorio, come hanno sempre fatto peraltro i precedessori: Lega delle cooperative per l’area IP, Terminalisti per la gestione delle aree portuali, Enel e Snam per gli impianti energetici.

Allora perché non si è permesso ai consiglieri di fare una scelta meditata?

Intanto non si sono chiariti i motivi per cui si è arrivati a questa scelta. Come è noto la richiesta di riapertura di Saturnia nasce dal famoso memorandum che fissa le condizioni per l’entrata di Hera in Acam. Ora non sono state chiarite dalla giunta comunale (il Comune è socio largamente maggioritario di Acam) le ragioni economiche, infatti quelle tecniche legate alla chiusura del ciclo sono scelte di competenza della Provincia e dei Comuni e non del gestore. I consiglieri avrebbero dovuto essere informati su quanto, la decisione di riaprire il sito di Saturnia, incide o potrà incidere sulla riduzione del debito Acam con cifre alla mano non con discorsi generici. Ma forse questo oggi non era possibile per una ragione non confessabile in questa fase e veniamo quindi ad altri aspetti più strettamente legati alla gestione dei rifiuti.

Allo stato attuale, leggendo le dichiarazioni del Sindaco Federici, il memorandum Acam -Hera - Comuni, nonché l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza in consiglio comunale non si capisce quale sarà la tipologia di rifiuti che finirà in discarica!?

Infatti :

secondo l’ordine del giorno della maggioranza, Saturnia deve essere considerata come sito di conferimento di materiale inertizzato al fine di ripristino ambientale compreso il rifiuto stabilizzato (quindi per capirci senza eluato o quasi) che proviene dall’impianto di Saliceti.

Intanto andrebbe chiarito cosa si intende per rifiuto inertizzato. Infatti secondo la vigente normativa nelle discariche di rifiuti inerti possono finire non solo rifiuti assolutamente non inquinanti ma anche rifiuti che devono avere un processo complesso di analisi e verifica per dimostrarne la non pericolosità sotto il profilo dell’inquinamento, inoltre questa seconda tipologia di rifiuti può ottenere delle deroghe che possono alzare i limiti degli inquinanti (leggere il combinato disposto degli articolo 5 e 10 del DM 27/9/2010).

secondo le dichiarazioni del Sindaco Federici : “Nella discarica di Saturnia in effetti potranno essere conferiti solamente i fanghi verdi risultanti dal dragaggio del golfo,…” . I fanghi di cui parla il Sindaco sono rifiuti speciali classificati con il Codice europeo n. 170506. Quindi, secondo il DM 27/9/2010 sopra linkato, se la discarica di Saturnia riceverà tali fanghi diventerà una discarica per rifiuti speciali e non per materiali inerti.

Altra questione non portata a conoscenza dei consiglieri prima della decisione è quella della gestione pubblica (richiesta ribadita dall’ordine del giorno della maggioranza). Gestione pubblica vuol dire espropriazione dell’area o acquisto della stessa, chi paga e quanto? Si dice la Filse (finanziaria della Regione Liguria), si parla anche di Autorità Portuale o della Provincia, insomma siamo ai si dice nel frattempo si chiede al consiglio comunale di impegnarsi per una discarica che potrà restare aperta per molti anni, un tempo peraltro attualmente non quantificabile visto che non si conosce neppure la tipologia dei rifiuti che verranno smaltiti, e tanto meno le quantità e a che costi! Peraltro sulla gestione esistente non è per niente chiaro se la vecchia autorizzazione per smaltimento di rifiuti speciali in possesso degli attuali proprietari dell’area sia ancora valida: nel testo della autorizzazione non c’è scadenza e nella normativa vigente come pure quella abrogata non è fissata alcuna durata ex lege della autorizzazione! Sarebbe stato auspicabile sul punto un parere dell’ufficio legale del Comune anche perché se le autorizzazioni fossero ancora valide ciò contribuirebbe ad alzare i costi sia della espropriazione che della acquisizione dell’area.


Un'altra questione non chiarita è: il sito di Saturnia attualmente rientra ancora nel perimetro del sito di Bonifica Nazionale di Pitelli? Se noi leggiamo il Piano Provinciale possiamo vedere che la discarica è ancora oggetto della procedura di bonifica presso il Ministero dell’Ambiente. Capire se la discarica è o meno ancora nel perimetro del sito di Pitelli è fondamentale visto che se non lo è cambiano le competenze ad autorizzare il progetto di bonifica dal Ministero dell’Ambiente, la palla passa in mano a Comune e Provincia.

Ancora non chiarita è la questione della reale dimensione della nuova discarica di Saturnia tenuto conto quanto indicato dal vigente Piano Provinciale dei rifiuti dove al capitolo 11, nella scheda che descrive il sito di saturnia, si legge: “Il progetto dovrà avere dimensioni molto più modeste rispetto ai 900.000 m3 della discarica iniziale. Sarà finalizzato a restituire una morfologia corretta dell’area attraverso il rimodellamento della valletta utilizzando i materiali che indicherà il Ministero dell’Ambiente ed è per queste motivazioni che la zona è inserita nel Piano di gestione dei rifiuti”. E’ chiaro quindi che secondo il piano nell’area di Saturnia previa caratterizzazione del sito e relativo progetto di bonifica si potrà al massimo fare un recupero ambientale con dimensioni limitate al rimodellamento dell’avvallamento quindi non più di 200-300.000 m3. Un rimodellamento che quindi fa a pugni con l’idea sia della discarica di servizio che dello smaltimento di materiali di dimensioni consistenti: fanghi da dragaggio, terre e rocce da scavi della pedecollinare/Variante Aurelia, etc. Ecco quindi spiegata la scelta di Rocchetta Vara , ci vogliono i 400.000 mc di Rocchetta perché altrimenti nei 300-400.000 mc massimi di Saturnia come fare a cacciare i fanghi del dragaggio magari anche quelli per l’ampliamento del rigassificatore di Panigaglia? Una ipotesi esagerata? Vedremo, questa provincia ci ha abituati che al peggio non c’è mai fine e che quando si tratta di grossi interessi non c’è legge, non c’è ambiente, non c’è democrazia partecipata che tenga.

D’altronde se davvero ci fosse la volontà di spingere la raccolta differenziata nella nostra provincia agli obiettivi di legge (65%) non ci sarebbe bisogno di Rocchetta Vara e Saturnia potrebbe essere limitata a soli 300.000 mc (corrispondenti a parecchi anni di smaltimento del c.d. stabilizzato non recuperabile dall’impianto di Saliceti come CDR se la raccolta differenziata decolla come promesso). E badate bene che i 300.000 mc di Saturnia sono al rialzo visto che secondo Acam fino a qualche tempo fa come discarica di servizio poteva bastare il sito di Bonassola (150.000 mc); peccato che improvvisamente dopo averci speso tempo e valutazione di costi assolutamente contraddittorie (si è passati da qualche milioni a 10 milioni di euro per la realizzazione/ampliamento del sito in meno di 1 anno), improvvisamente Acam si è accorta che non si poteva fare, forse per gli stessi motivi nascosti per cui non si possono fare discariche in Val di Magra? sullo scandalo della tramontata discarica di Bonassola di servizio per il sistema provinciale dei rifiuti abbiamo scritto ampiamente qui .

Insomma e andando a concludere si è fatto votare il Consiglio Comunale su una ipotesi per la quale devono essere ancora vagliate tutte le condizioni tecniche, ambientali, economiche. Lo si è fatto con l’avvallo di quasi tutti i consiglieri comunali della maggioranza (escluso il solo consigliere Guerri) compresa l'ormai ex lista di opposizione di Schiffini e c.

Lascio a chi legge trarre le conclusioni politiche di tutto ciò ma è certo che questo modo di decidere ha fatto il suo tempo, che se vogliamo ridare un senso alla democrazia nel nostro territorio dobbiamo impostare un modello di decisione nelle scelte strategiche fondato sulla trasparenza, sulla informazione completa, sulla competenza, sulla legalità, sulla partecipazione dei cittadini senza ricatti di alcun genere, sulla possibilità di mettere a confronto scenari diversi per permettere a tutti, a cominciare dalla assemblee elettive, di decidere con cognizione di causa e in modo sostenibile sia ambientalmente che economicamente. Il prossimo banco di prova è il waterfront vedremo se questo Sindaco autoritario e allo stesso tempo confuso riprodurrà una situazione simile a quella di Saturnia!




venerdì 28 gennaio 2011

13 Febbraio 2011: grande mobilitazione o guerra civile?

Aggiornamento 30/1/2011: 
«Sarebbe stata di cattivo gusto. Anche quell’iniziativa è nata nel clima dei giorni scorsi. Poi, nessuno ne sapeva niente, non è stata mai discussa dall’ufficio di presidenza. Roba archiviata». Altero Matteoli a proposito della manifestazione PDL del 13 Febbraio.


Aggiornamento 29/1/2011: 

1)   Berlusconi "Con ministri e partito discute anche della manifestazione contro i giudici del  13 febbraio a Milano. Viene fatto scendere a più miti consigli. Prima lo si convince a non partecipare (per i servizi ci sarebbero rischi per la sua incolumità), poi si mette in dubbio la stessa opportunità dell’iniziativa. In alternativa si ipotizza una manifestazione dei giovani del Pdl di fronte al tribunale di Milano guidata da Giorgia Meloni con uno striscione contro i giudici e pro-Silvio." la Repubblica

2) Conferenza stampa con Santoro, Ruotolo e Travaglio e i vertici della Fnsi dopo la telefonata di Masi ad Annozero. "Il 13 febbraio saremo davanti al tribunale di Milano per manifestare in difesa della magistratura".

leggi l'art 88 della Costituzione«Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse»
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Berlusconi  muove il partito che scenderà in piazza in difesa del suo leader (che parteciperà alla manifestazione) e contro i giudici politicizzati il 13 febbraio a Milano. 

Stessa data e stessa città del lancio ufficiale di Futuro e libertà da parte di Gianfranco Fini.

«Se non ora, quando?». Attrici e scrittrici, intellettuali, giornaliste e imprenditrici bipartisan hanno già risposto alla «giornata di mobilitazione» indetta «il 13 febbraio in ogni grande città italiana» contro «il modello di relazione tra donne e uomini ostentato da una delle massime cariche dello Stato». Tra le firme Francesca e Cristina Comencini, Gae Aulenti, Giulia Bongiorno e Susanna Camusso.

"Il sistema istituzionale è al collasso. Il sistema politico è allo sfascio. ... questa progressiva disgregazione democratica, che culminerà addirittura in una manifestazione organizzata dal Pdl per il prossimo 13 febbraio alla quale parteciperà il premier in persona. Un capo del governo che scende in piazza per protestare contro un altro potere dello Stato. Una cosa mai vista." (Massimo Giannini - la Repubblica)

5 Terre: Decadence and Democracy

Sarà un caso che a partire da Qualunquemente, tutto un altro sesso, i numerosi commenti abbiano trattato prevalentemente di lavoro, di legalità, di economia e di mercato? Chissà, vado avanti ripartendo  proprio dall'economia, dal mercato e dall'apparente conflitto che è stato rilevato da Claudio, in opposizione al commento di Eugenio, tra il sistema cooperativo e l'economia di mercato (condivisibile o no, questo è il nostro sistema di regole attuale).

Tra le tante cose che non sono, non sono neppure un'economista e quindi, lungi da me avventurarmi in universi sconosciuti, mi limito a segnalare alcuni fatti di esclusivo (il mio) buon senso:

1) Il sistema delle cooperative (quello generalmente inteso, non il modello 5 terre) sta egregiamente sul mercato spesso condizionandolo fortemente (vedi ex area IP e precedenti);
2) Il sistema cooperativo è particolarmente indicato per fornire servizi ai propri soci oltre che,  soprattutto in realtà locali molto piccole, realizzare economie di scala unendo le risorse (tempo, competenze, lavoro) di coloro che vi partecipano;
3) Sempre di più, dopo aver soddisfatto le necessità dei soci, le cooperative prestano servizi a terzi determinando così un ulteriore "valore aggiunto" di tipo monetario,  che può essere destinato a migliorare i servizi per i soci o a dividersi l'utile eventualmente conseguito: è il passaggio dal baratto al denaro.
4) In un regime di scarsità di risorse, le cooperative eventualmente entrano in competizione tra di loro come nelle normali economie di mercato (finchè possono è meglio se cercano sinergie).
5) Rispetto all'economia di mercato, tuttavia, sono avvantaggiate perchè dispongono spesso di agevolazioni di tipo fiscale e di finanziamenti.

Il 12 Gennaio 2010 l'assessore regionale alle attività produttive Renzo Guccinelli ha annunciato di aver "Istituito un fondo di un milione per le start up e l'innovazione di processi e di prodotto. Gestione a Filse" Lo confesso, io che come si sa sono un po' di parte (?), ho immediatamente pensato ad un assist da un milione di euro alle Cooperative delle 5 Terre  (vecchie e nuove ma di vecchio stile diciamo, da lì il mio interesse per la Turismo sostenibile)

Possibilmente di questo si tratta ma, a seconda di come saranno distribuiti i soldi  l'intervento  sarà forse adeguato;  le questioni ora sono:

1) Sul sito della Regione non è immediato trovare i dettagli dell'operazione (ho rinunciato a cercarli);
2) chi è abituato a delegare il proprio destino lavorativo (vedi cooperative 5 terre) ad altri difficilmente avrà competenze sufficienti per poter approfittare di questa occasione;
3) non ho sentito troppo clamore su questa notizia (sono passati 16 giorni) nei vari blog, social network locali ecc..
4) i sindacati non hanno fatto comunicati stampa per rendersi disponibili ad assistere chi voglia   optare, anzichè per la cassa integrazione, per una nuova attività imprenditoriale;
5) è possibile che "i soliti noti" siano già accomodati al banchetto; non dimentichiamo inoltre che la Liguria va oltre le 5 Terre;
6) bisogna uscire dalla rassegnazione, attivarsi per accedere a ciò che è disponibile impedendo così che sia riservato, ancora e per sempre, ai soliti noti.

Ultimo punto: ieri sul NYT era aperto un forum su "Decandence and Democracy in Italy" il tema era ovviamente lo scandalo Berlusconi e tra i diversi arguti commenti di giornalisti e intellettuali, il filo conduttore era: in qualsiasi altra democrazia tutto ciò sarebbe stato sufficiente per porre fine alla carriera del politico. Ma gli italiani sono molto cinici a proposito dei loro leaders. Ritenendo che "tutti lo fanno", è possibile convincersi che la sovraesposizione dei crimini e del malcostume di Berlusconi sia dovuta alla persecuzione di cui si ritiene vittima. 

Ultimissimo: bisogna uscire dalla decadenza culturale in cui quel genere di leader ci vuole  relegare: se alle 5 Terre la ricchezza sono i turisti, potete anche fare i camerieri o i lavapiatti ma meglio se nel vostro ristorante o in quello della vostra cooperativa. 

P.S. questo è il sito della Filse dove ci sono bandi e indicazioni
Le domande di agevolazione devono essere presentate dall'1 marzo 2010 al 30 aprile 2010.

giovedì 27 gennaio 2011

Waterfront della Spezia: ma di che cosa discutere? (1)

La nuova immagine della città “si sviluppa in un lungo processo di pianificazione iniziato nel corso degli anni ’80… [l'immagine della città] si presenta come somma di figure isolate… la trama del processo di pianificazione diventa sfondo opaco rispetto alla fascinazione dei singoli progetti che dominano l’immaginario… L’immagine che progressivamente s’impone all’attenzione ha la forza di indirizzare e circoscrivere il dibattito pubblico, limitando l’esplorazione di soluzioni alterative.”

Il “contesto” da cui sono estrapolati i brevi passaggi riportati è il libro che segnalavo qui all’inizio di Settembre 2010, prima che l’affaire 5 terre travolgesse anche i miei programmi. In particolare, “Processo e progetto di una centralità urbana: il waterfront della Spezia”* è  il titolo del capitolo che sintetizza molto bene, secondo me profana, il punto che io colgo in questa vicenda: si voleva progettare la centralità urbana ed ora, di riduzione in riduzione, facciamo il waterfront.  

Non si tratta propriamente di una lettura semplice e forse non è appropriato estrapolare parti di discorso dal contesto in cui sono inserite; credo/spero tuttavia che sia un esercizio lecito per isolare elementi comprensibili utili alla ricostruzione del “processo” da elaborazioni squisitamente tecniche e quindi poco comprensibili ai più, compresa la sottoscritta.  Prosegue:

mercoledì 26 gennaio 2011

5 terre: qualunquemente, tutto un altro sesso

Certo, di questi tempi non si parla d'altro e pensavamo di non doverci più stupire di nulla. E invece no. I dirigenti delle 5 terre sono sempre stati "eclettici e creativi": avevano anche ricette miracolose in fatto di sesso, sia finalizzato alla procreazione sia al benessere:

Dal SecoloXIX, S.C.: ...nel dicembre del 2006 il Parco  aveva aperto l’asilo  nido aziendale “ValeriaPaganini” a Riomaggiore (con tutte le approvazioni, anche se non era “azienda”, non avendo mai assunto nessun dipendente). Il servizio con apertura garantita anche nei mesi estivi – costava poco o niente: pagava il Parco. In tre anni, spiegava il presidente Franco Bonanini, con queste agevolazioni erano nati “nel solo Comune di Riomaggiore 42 bambini”.

Giusto ieri, uno dei più stretti collaboratori dell'ex-presidente diffondeva consigli su FB: "Un orgasmo al giorno toglie il medico di torno" Volendo semplificare al massimo, si potrebbe parafrasare l'adagio popolare. In realtà, il piacere sessuale fa davvero bene alla salute. Perché va molto oltre la temporanea sensazione che si prova al culmine del rapporto. Provoca nell’organismo una catena di reazioni, tutte benefiche e dim...ostrate dal punto di vista scientifico."  A parte qualche perplessità sulla dimostrazione scientifica, anche in ragione delle oggettive prove scientifiche che adduce, sembra convinto del fatto suo.






"Molti politici sono veramente ridicoli. La risata e' una meravigliosa bestia, e' bellissima. E questo film e' un tentativo di far sorridere raccontando anche uno spaccato del nostro Paese. Se poi subito dopo la risata uno riflette a noi fa piacere perche' offriamo una cosa in piu' al pubblico, e' interessante, e' un lavoro piu' lungo ma vale la pena" Antonio Albanese

su Cetto, vedi anche qui

martedì 25 gennaio 2011

ACAM: arrivano i loro!

Il recente convegno della associazione Mediterraneo ha fatto emergere pubblicamente il livello di dissenso che in città esiste verso i nostri amministratori presenti e passati in relazione al caso Acam.

L’AUTOCRITICA INTERESSATA

Ma nonostante il tentativo di autocritica di questi amministratori emergono dalla loro dichiarazioni ancora elementi di falsità , ma anche elementi politicamente inaccettabili

Le falsità ad esempio:

Pagano, ex Sindaco della Spezia, ha affermato al Convegno: "Dovevamo incrementare l’efficienza e cominciare a superare l’indebitamento, invece si sono fatti forti investimenti, che insieme alle tariffe basse hanno incrementato la situazione debitoria.”

Ma le tariffe sono così basse davvero? Vediamo il Rapporto ufficiale del COVIRI 2009 secondo il quale per il nostro ambito Territoriale la spesa unitaria del servizio idrico, relativa a 200 m3/anno, è di 2,21 €/m3 uno dei più alti in Italia come risulta dalla tabella di comparazione n. 3.49 di detto Rapporto. Ci battono solo le città straniere ma li come è noto la qualità del servizio non solo idrico è ben altra (Berlino, Parigi, Zurigo, Ginevra, San Francisco etc.)

E ce la siamo dimenticata la storia della bocciatura da parte del Comitato di vigilanza sui servizi idrici ( nel 2008 ) della delibera sulle tariffe idriche di ACAM in quanto costruite in danno degli utenti che ha portato alla delibera sempre di detto Comitato che ha imposto la revisione del Piano di ambito spezzino ?

Sui rifiuti stendiamo un velo pietoso non c’è neppure bisogno di citare dati ufficiali per ricordare che siamo al quasi fallimento della raccolta differenziata, che non chiudiamo il ciclo dei rifiuti e rischiamo continuamente l’emergenza, che non siamo riusciti a passare a tariffa, che il servizio di spazzamento non funziona (tanto che perfino il Sindaco Federici è stato costretto a richiamare ufficialmente Acam)


Gli elementi politicamente inaccettabili

Garbini, attuale presidente di Acam: "Abbiamo fatto investimenti che dovevano pagare i comuni,..." Garbini “eravamo tutti d’accordo che Acam diventasse un ammortizzatore sociale per risolvere le grandi crisi come quella delle partecipazioni statali. Quando facevo il sindacalista avevo la fila in ufficio di gente che chiedeva raccomandazioni

Eravamo tutti d’accordo ennò scusate il sottoscritto non lo era d’accordo e in quel breve periodo in cui ho fatto l’assessore ho provato in tutti i modi a far capire che almeno nel settore che seguivo quello dei rifiuti la situazione era completamente fuori controllo, poi si è visto che era così anche il resto. E ce la siamo dimenticata la defenestrazione nel 1999 dell'assessore Rio l'unico assessore competente messo alla partecipazioni comunali e sicuramente allontanato proprio per la sua "troppa" competenza magari su suggerimento di dirigenti di Acam e dirigenti del Comune capoluogo virtuale ( Spezia) e di quello reale (Sarzana)! D'altronde quelli erano tempi in cui l'allora Direttore generale del Comune della Spezia ( quello che guadagnava più del Presidente della Federal Reserve USA) affermava che "Acam deve controllarsi da sola", già infatti è proprio quello che è successo......purtroppo!

Con lettera del 19/1/2000 scrivevo, nella mia qualità di assessore all’Ambiente, al Sindaco, alla Giunta e all’assessore al Bilancio in relazione al bilancio 2000 del Comune relativamente al settore rifiuti, sulla inadeguata informazione degli uffici comunali sui costi della raccolta differenziata, sulla non fondatezza delle proiezioni incrementali fatta da Acam sul passaggio da tassa a tariffa per i rifiuti urbani e assimilati, sulla mancanza di una perizia per la stima dei beni mobili ed immobili conferiti ad A.C.A.M..

Nel rapporto sul contratto di servizio che legava Acam al Comune di Spezia per la gestione dei rifiuti urbani, presentato da me a Sindaco e Giunta nel marzo del 2000 , elencavo le mancanze su questioni fondamentali quali: Oggetto del contratto di servizio, Variazioni delle modalità di erogazione del servizio, Prestazioni, obiettivi, standard qualitativi, Obblighi di ACAM, Costi di manutenzione impianti e attrezzature, Modalità di Spazzamento strade, Spazzamento meccanizzato, Lavaggio strade, Lavaggio dei cassonetti, Pulizie periodiche e straordinarie, Costi Raccolta differenziata, Smaltimento eluato.

La conclusione era quella alla quale ero già arrivato con una lettera a Pagano del 27/12/1999 l’Acam era totalmente fuori controllo!

Questi documenti e queste lettere furono presentati in Giunta e allora in Giunta c’erano il futuro Sindaco della Spezia Massimo Federici e l’attuale Presidente dell’Acam Garbini, evidentemente stavano pensando ad altro probabilmente alle loro future carriere politiche. In questo più lungimiranti del sottoscritto visti i differenti destini politici mio e loro!

L’AUTOCRITICA CHE CI VORREBBE

Insomma la sensazione che si ha è che una vera autocritica non ci sia anzi la vera sensazione è che si vogliano usare una serie di argomentazioni, in modo peraltro reticente come abbiamo visto sopra, per giustificare le scelte attuali verso una strisciante privatizzazione: arrivo di Hera, società mista pubblico (62%) privata (38%), ma con logiche da multi utility quindi tipicamente imprenditoriali in due settori di pubblico interesse come quello dei rifiuti e soprattutto delle acque che richiedono una visione da gestione di beni comuni fortemente legata alle esigenze del territorio e dei cittadini che lo abitano.

In realtà l’esperienza di questi anni dimostra che non la troppa politica ma la cattiva politica e gli usi privatistici e clientelari della gestione pubblica hanno prodotto l’attuale disastro. E allora il problema non è come pensa Pagano che l’aggregazione con un partner esterno doveva essere fatta già nel 2003 ma semmai che doveva essere rivista la fallimentare gestione di allora riportando la politica alla sua funzione di indirizzo, costruendo un sistema di governance che garantisse trasparenza e la tutela degli utenti (Autorità di Ambito funzionanti ed efficaci, contratti di servizio veri e non fogli di carta inutilizzabili, Carta di qualità attivabili etc.), individuando responsabili gestionali caratterizzati da competenza e professionalità ma allo stesso tempo messi in condizione di rispettare gli indirizzi politici del vero titolare della funzione dei servizi pubblici di cui stiamo parlando: il Comune e i suoi cittadini.

Insomma ci vorrebbe non meno politica ma più politica però nella distinzione dei ruoli e nel relativo esercizio pieno delle diverse funzioni: indirizzo, controllo, gestione che è sempre mancato nel nostro territorio non solo per Acam come dimostra il caso 5 Terre. E’ in grado l’attuale ceto politico dirigente locale di mettere in piedi un ragionamento a questo livello? Temo di no e allora ci toccherà dire meno male che arrivano gli "emiliani" di Hera? Sarò vetero comunista, statalista e appioppatemi tutti gli epìteti peggiori, ma io mi auguro qualcosa di più per il nostro territorio!

5 Terre: addio paradiso dei privilegi

E' il titolo dell'articolo di Calandri su Repubblica GE di oggi che, invece di lisciare il pelo al faraone, attacca così: "Il Paradiso non può attendere. Non ora, che la nuova stagione turistica è alle porte. Il Parco delle Cinque Terre compie tredici anni di vita. Ed è il compleanno più difficile per l’area protetta spezzina, per uno degli ultimi gioielli naturali italiani. Per quel patrimonio dell’Unesco che rischia d’essere cancellato dall’eco della bufera che ha spazzato via il suo padre-padrone, Franco Bonanini. Un bilancio ridotto all’osso e la prospettiva di grossi tagli occupazionali, la catastrofica pubblicità degli ultimi mesi e l’incubo della fuga dei visitatori. Ma soprattutto: la fine inquietante del Faraone e la sua caotica eredità, tra armadi che scoppiano di pratiche inevase, fatture che non si trovano, contratti di lavoro sulla parola, il pasticcio delle cooperative, i creditori alla porta..."

Ottima sintesi dell'intervista al commissario Cosentino e ottima risposta, dico io, a quel giornalismo strisciante che continua a parlare al "Presidente" del "suo" Parco, delle "sue" cooperative e della "sua" Riomaggiore. 
E che palle, non se ne può più. 
Ancora una volta bravo Calandri: perchè non si tiene le informazioni per sè (ha pubblicato lui l'ordinanza di CC per bonanini e co.) e perchè fa le domande giuste alle persone giuste. Punto. 

Quel giornalismo strisciante dicevo che domenica ci raccontava delle cooperative che hanno preparato il business plan, senza dirci granchè altro sul loro conto :

Sentieri e Terrazze: presidente Pierino Moggia, vicepresidente Luca Natale, consiglieri Carrodano, Gogioso et altri.
Turismo sostenibile: l'ultima nata, la misteriosa che compariva già sul sito dell'Agenzia di Viaggi "del parco". Data di nascita 21/01/2010 (dice niente questa data?) presidente Natale Caterina (alle 5 terre si chiamano tutti allo stesso modo) consigliere Pasini Gianluca... ancora...

Ecco, queste sono le visure camerali delle cooperative ST e TS (per i diritti camerali nessun problema, offro io. Magari la CCIAA della Spezia vorrà pubblicare il suo banner sul nostro blog): così ognuno può vedere i dettagli e sapere chi è cosa, dove e cosa fa. E questa è anche la risposta a chi ci invia segnalazioni anonime, "sicure ma che è meglio non pubblicare" come questa ricevuta ieri:
"Per vostra info, Turismo Sostenibile a quanto pare sarebbe una coop creata ad hoc dal  (omissis)... per beccarsi gli appalti della pulizia sentieri, i famosi 800.000 che cosentino voleva dare alla Sentieri e Terrazze. Siccome quest'ultima manco c'aveva il durc a posto, l'appalto se lo è preso il (omissis), adesso ci sono un paio di tizi con un decespugliatore ed una cazzuola che fan finta di pulire. Cosentino sembra abbia dovuto acconsentire in quanto (omissis). Non serve che pubblicate, siamo abbastanza sicuri di questo, ma non si sa mai. Ciao"   

Non sta  a me valutare chi ci sia eventualmente dietro la cooperativa, o se ce  ne sia un'altra con lo stesso nome non a Spezia, ma so bene che alle 5 terre come altrove poco  è come sembra, anche un messaggio amichevole dunque.
Se ciascuno si assumesse le sue responsabilità, rendesse pubblico ciò che sa, denunciasse ciò che teme, le cose si muoverebbero anche molto più rapidamente. 
Invece di far fare il lavoro sporco sempre a qualcun altro, che non si sa mai: dovesse girare il vento o arrivare un esposto.

P.S. e che il Commissario sia coerente con quanto afferma. 

Spezia Italia: implosione in corso.

La lettura dei giornali è ormai il bollettino, leggermente edulcorato a seconda del momento, di una guerra in corso da tempo anche se  mai ufficialmente dichiarata e che sta arrivando ai colpi finali. Al solito, come tutte le guerre, non sarà a somma zero e i vincitori saranno coloro che l'hanno provocata, come quasi in tutte le guerre. Peccato che questa volta, alla fine della guerra, non ci sarà più neppure il bottino: imploso appunto.

Partiamo dal locale:
- l'ex sindaco della Spezia Giorgio Pagano, che da quando ha smesso di governare la città ci propina ricette quasi quotidiane su "come si governa tutto e bene", è stato contestato alla presentazione del suo libro dai lavoratori di Acam: un conto è fare della teoria, altro è parlare a quelli che hanno in qualche modo pagato/subito ma anche fruito della scelte/non scelte operate dalla classe dirigente/sindacato.
- l'ex presidente del parco delle 5 terre, a cui, vivadio, è stato negato il diritto di rientrare a Riomaggiore prima dell'improrogabile intervento a cui si dovrà sottoporre a Febbraio: i migliori auguri per la riuscita  dell'intervento e congratulazioni al GIP. 
- i sindacati: CGIL e CISL che si sperticano  tra una ricetta salvifica e l'altra, sia a proposito di ACAM sia a proposito del Parco delle 5 terre, come se fossero atterrati oggi sul pianeta terra in una sorta di risiko sul quale si contendono i pochi lavoratori rimasti alla Spezia; la CISL difende, dalle pagine del giornale, i cittadini (non sono molti, ma più numerosi dei lavoratori) che dovranno accollarsi il debito di ACAM, considerato che Hera non lo vuole di sicuro; la CGIL canta vittoria per avere ottenuto il reintegro dei lavoratori del parco (provvisorio, considerato che è stata adottata la procedura d'urgenza a cui l'avvocatura dello stato potrà opporre reclamo - speriamo fosse tutto in regola)  mentre, apparentemente avvalendosi della collaborazione della stessa famiglia di avvocati, difende le cooperative del parco dai ricorsi dei lavoratori.: schizofrenia o mancanza di comunicazione all'interno del sindacato o ottimizzazione all'interno dello studio legale? Su questo sarebbe gradita una eventuale smentita.

Implode l'economia: ACAM  e 5 terre; implode il territorio: frane continue e incontenibili  su strade (si muove ancora quella di Tellaro ma anche Vezzano Ligure, Corniglia...) e sentieri (ancora le 5 terre), e poi discariche, rifiuti, incenerimento, bonifiche mal fatte o non fatte. Implode la società.

E su questo chiudo questo post general generico: "Se nei porti mancano regole di buonsenso" è il titolo con cui Giorgio Carozzi ci racconta cosa dirà oggi a Palazzo San Giorgio (Autorità Portuale di Genova) Patrick Verhoeven, il segretario generale di Espo. Le regole di buon senso a cui allude Carozzi, senza citarle, sono ovviamente quelle invece da me citate nel post di ieri sui waterfront: si tratta del "codice di condotta sull'integrazione sociale dei porti " di cui ho avuto copia della traduzione italiana (a cura di Assoporti e Autorità Portuale di Livorno). 

La domanda a Carozzi è la seguente: lei che sa già, ed apparentemente condivide, ciò che dirà oggi Verhoeven e che quindi conosceva anche il codice di condotta (Maggio 2010), come mai non ce ne ha mai parlato prima? Nelle sue molteplici osservazioni quale esperto di portualità?
Ma questo c'entra con il "controllo delle informazioni", che non è solo il controllo dei mezzi di comunicazione: chi possiede o ha accesso privilegiato alle informazioni (e se le tiene per sè)  acquista potere. Ecco perchè noi tendiamo a divulgarle e di prima mano.
Quindi  appuntamento per approfondimenti su Porti e waterfront, ACAM, 5 Terre, informazione.  

Buona giornata. 

lunedì 24 gennaio 2011

I waterfront degli antipodi e i porti europei (3)

... segue da qui

Code of practice on Societal Integration of Ports
Codice di condotta sull’integrazione sociale dei porti

 

Elaborato da ESPO (European Sea Ports Organisation), è stato presentato a Roma il 26 Ottobre u.s. nel corso di un evento organizzato da Assoporti, che dovrebbe averne realizzato la traduzione italiana. Il codice di condotta, a partire dalle “buone pratiche” più significative nel panorama dei porti europei, sintetizza dieci raccomandazioni concrete, riferite a tre assi tematici tra loro connessi: 

Consenso del pubblico e immagine
Misurare l’immagine percepita del porto
Rendere il porto importante per i diversi gruppi di riferimento
Aprire il porto facendo sperimentare alle persone la vita del porto
Rendere visibile il porto per la città
Formazione e mercato del lavoro
Identificare carenze e necessità tra il porto ed il mercato del lavoro
Investire in infrastrutture sociali
Facilitare l’incontro tra l’istruzione e le necessità del mercato del lavoro
Relazione città-porto
Fare in modo che coloro che vivono/lavorano vicini al porto siano ambasciatori (positivi)
Limitare le esternalità negative
Sviluppare una relazione spaziale e funzionale tra la città e il porto.

domenica 23 gennaio 2011

Cetta La Qualunque




Saviano: "dedico la laurea ai giudici di Milano" 
Marina Berlusconi: "provo orrore"
Cetto La Qualunque: "schierarsi a favore della legge! Ma è legale questa cosa?"

La replica di Saviano

5 terre: le cose che non ti ho detto

La notizia di oggi (si fa per dire) è che il Parco sospenderebbe tutte le convenzioni con le cooperative mantenendo o rinnovando solo quelle relative ai servizi essenziali; tradotto in cifre, pare, equivale a ridurre da 260 a 30 le persone direttamente impegnate nelle attività gestite dal parco medesimo. 
Nelle pieghe di questa notizia, ma abbastanza in chiaro rispetto all’opaco standard informativo a cui siamo abituati, troviamo un riferimento alla situazione di bilancio del parco e alle responsabilità implicite del ministero dell’ambiente, riferibili anche allo stesso commissario Cosentino. 

Partiamo dai servizi tagliati che  riguarderebbero promozione, comunicazione, ristorazione, vendita di prodotti alimentari e gadget, trasporti pubblici e biglietteria, nido e servizio anziani. I pochi soldi disponibili (pare 4 milioni di euro) saranno destinati alla manutenzione dei sentieri e ai costi di gestione dell’ente.

Un’autorità sovraordinata qual è il parco non deve gestire servizi ma concorrere al governo del territorio utilizzando gli strumenti di cui dispone al fine di raggiungere gli obiettivi per cui è stato istituito. Se è vero, e perché non dovrebbe, che i servizi sopracitati sono funzionali alla sostenibilità (economica e dell’accoglienza) del territorio allora l’ente ha il dovere di agevolarne la ripresa, regolandoli ma senza entrare nella loro gestione; i servizi sociali propriamente intesi (nido e anziani) saranno gestiti dal Comune che riorganizzerà anche il sistema dei trasporti attraverso convenzioni con aziende di trasporti (ATC e/o altri).

Le cooperative, che stanno elaborando il loro business plan - oltre a Sentieri e Terrazze, Turismo Sostenibile che non avevo mai sentito - faranno in modo che i loro servizi siano appetibili anche per l’ente parco ma non solo; non si è mai sentito di una società che elabora un business plan e poi lo sottopone tout court ad un ente che lo approva e ne garantisce la fattibilità economica: l’ente è interessato a verificare la validità dei servizi offerti e ad acquistarli, eventualmente, attraverso una gara pubblica. 

Arriviamo alla questione del bilancio:  è chiara, l’abbiamo già detto, la difficoltà del commissario nel rappresentare la reale situazione dell’ente parco; è altrettanto evidente che tale difficoltà rivela la non consistenza delle affermazioni (anche recenti) di bonanini et altri quando rivendicano la bontà del modello 5 terre. Si è trattato di una gestione fallimentare sia sotto il profilo politico (della sostenibilità socio-ambientale) sia sotto il profilo economico. Che poi ci siano oppure no risvolti che interessano la magistratura mi pare secondario rispetto alla opportunità, proprio per questa ragione,  che questo punto rappresenti argomento privilegiato di discussione (anche nelle troppe interviste a cui bonanini si concede).

Qualche concreto termine di paragone, fatte le debite proporzioni, con il parco a noi più vicino:
il bilancio dell'ente parco di Portofino che conta su meno di 1,5 milioni di euro di entrate.

Nel caso, considerato che il Comune della Spezia ha prestato i suoi tecnici al Comune di Riomaggiore,  valutiamo la possibilità di chiedere in prestito al Parco di Portofino il suo direttore.... speriamo che ce lo prestino e ce lo lascino per tutto il tempo necessario.

P.S.  Lascio agli interessati l'onere di trovare analoghe informazioni sul sito del Parco delle 5 Terre. Anche l'onore della scoperta, perchè saranno i primi a riuscirci.

Tutto quanto abbiamo scritto sulle 5 terre: qui

sabato 22 gennaio 2011

Outlet di Brugnato: prima di tutto si rispetti la legge!

Abbiamo avuto occasione di intervenire sul progetto di outlet di Brugnato qui , per esprimere perplessità sul metodo di decisione dell’ennesima scelta di cementificazione del nostro territorio.

Questo progetto sembra aver già prodotto danni prima ancora di essere autorizzato e realizzato, infatti nelle more delle decisioni del nuovo centro commerciale è stato sospeso il mercatino del biologico e dei prodotti tipici locali che si teneva una domenica al mese nel centro storico di Brugnato: un caso oppure un anticipo del nuovo modello di offerta commerciale fondata sulla delocalizzazione e l’uniformità del prodotto venduto come avviene in tutti gli outlet (vedi ad esempio tra i più vicini quello di Serravalle o quello di Fidenza)?

Sui rischi di questi outlet molti sono intervenuti nel dibattito provinciale ma quasi nessuno ha sottolineato le questioni legate alle procedure di valutazione/autorizzazione da applicare al progetto di outlet di Brugnato. Eppure la questione delle procedure, come abbiamo avuto modo di spiegare anche per il waterfront della Spezia, è tutt’altro che secondaria sia per una questione di trasparenza del processo decisionale , sia per poter valutare compiutamente tutti gli impatti ambientali, economici e sociali di progetti di tipo strategico per un territorio, sia ed ancora per non limitare questa valutazione alle logiche localistiche del piccolo comune e considerare invece l’insieme degli impatti di tutto l’ambito interessato (in questo caso l’intera provincia della Spezia e prima di tutto la Val di Vara).

Voglio quindi usare questo post per chiarire l'obbligatorietà della applicazione delle procedure di VIA (valutazione di impatto ambientale di progetti ed opere) e la VAS (valutazione ambientale di piani territoriali e programmi a rilevante impatto ambientale) al progetto di outlet in discussione a Brugnato.


PERCHÈ IL CENTRO COMMERCIALE DI BRUGNATO È SOGGETTO A VIA

Il centro commerciale in quanto rientrante nella definizione di tali centri ex dlgs 114/1998 (riforma disciplina del commercio) è sottoponibile a VIA (procedura di verifica) ex allegato IV alla parte II del dlgs 152/2006 (c.d. TU ambiente) vedi in particolare lettera b) punto 7 di tale allegato. Recita infatti questo punto che sono sottoposti comunque a procedura di verifica ai fini della VIA “la costruzione di centri commerciali di cui al decreto legislativo 114/1998 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio)”.

Secondo la disciplina del commercio citata, in particolare vedi lettera g) comma 1 articolo 4, per centri commerciali si devono intendere “…una media o una grande struttura di vendita nella quale piu' esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Ai fini del presente decreto per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti”. Come si vede quindi non ci si riferisce ad un centro commerciale unico (es. Ipercoop, Conad etc.) ma anche ad una somma di superfici di vendita come appare essere il centro commerciale proposto a Brugnato.

PERCHÉ LA VARIANTE AL PIANO REGOLARATORE DI BRUGNATO È SOTTOPONIBILE A VAS

Il progetto di outlet, come dichiarato dal Sindaco di Brugnato, è soggetto a variante urbanistica. Questa variante riguardando un progetto soggetto a VIA è sottoponibile a VAS . Infatti secondo il TU ambientale sono sottoponibili a VAS i piani e le loro modifiche (varianti nel caso di piani urbanistici come quello in esame) che definiscono il quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti soggetti a VIA.

In questo caso come affermato dall’Avvocato UE (Cause riunite C‑105/09 e C‑110/09 49) i suddetti piani, sono sottoponibili a VAS a prescindere dal dovere preventivamente valutarne la significatività degli impatti ambientali, quindi VAS ordinaria senza neppure procedura di verifica.

Non solo ma nel caso di Brugnato non si applica la deroga prevista dal comma 12 articolo 6 del TU ambiente (dlgs 152/2006 che disciplina la materia della VAS), secondo questo articolo per le modifiche dei piani e dei programmi elaborati per la pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli conseguenti a provvedimenti di autorizzazione di opere singole che hanno per legge l'effetto di variante ai suddetti piani e programmi, ferma restando l'applicazione della disciplina in materia di VIA (nel caso in esame il progetto ci rientra pienamente come abbiamo visto), la valutazione ambientale strategica non è necessaria per la localizzazione delle singole opere. Ora anche qui la legge regionale sul commercio (LR 1/2007) relativamente alla tipologia di centri commerciali come quello proposto per Brugnato non prevede che la autorizzazione di detti centri costituisca variante automatica (si veda in particolare l’articolo 22 di detta legge regionale).

VIA + VAS È UNA ESAGERAZIONE BUROCRATICA?

No intanto perché VIA e VAS valutano aspetti diversi delle stesso progetto . La VIA valuta la sostenibilità puntuale del progetto, la VAS la sua sostenibilità in rapporto con il contesto di area vasta in cui dovrà collocarsi il centro commerciale.

In secondo luogo in caso di contemporaneità di VIA e VAS secondo il comma 4 articolo 10 del TU ambientale (dlgs 152/2006) la verifica di assoggettabilità alla VIA può essere condotta, nel rispetto della disciplina prevista per tale procedura ( articolo 20 del dlgs 152/2006) , nell’ambito della VAS. In tal caso le modalità di informazione del pubblico danno specifica evidenza della integrazione procedurale. Secondo il comma 5 articolo 10 (dlgs 152/2006) nella redazione dello studio di impatto ambientale relativo a progetti previsti da piani e programmi già sottoposti a VAS, possono essere utilizzate le informazioni e le analisi contenute nel rapporto ambientale. Nel corso della redazione dei progetti e nella fase della loro valutazione , sono tenute in considerazione la documentazione e le conclusioni della VAS.

CONCLUSIONI

Conoscendo la logica sia del ceto politico ma anche tecnico che dirige i nostri enti locali e soprattutto la Regione Liguria temo che i suddetti vincoli normativi saranno difficilmente rispettati. Se così sarà tutti gli amministratori interessati, a cominciare dal Sindaco di Brugnato, dovranno aspettarsi ricorsi al TAR con il rischio piuttosto alto di perderli, ma non escluderei neppure una richiesta di intervento alla Unione Europea visto che si tratta di norme comunitarie.



Cuffaro mafioso, si però secondo noi...

Dal Corriere della Sera: "La Cassazione ha reso definitiva la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessa nell'ambito del processo «talpe alla Dda» nei confronti di Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia, oggi senatore.
In particolare, la seconda sezione penale presieduta da Antonio Esposito ha rigettato il ricorso di Cuffaro, confermando così il verdetto emesso lo scorso 23 gennaio dalla corte di appello di Palermo. La condanna è ora definitiva:  «Rispetto la magistratura, adesso andrò a costituirmi». Queste le prime parole di Salvatore Cuffaro, appena uscito di casa."

In un comunicato congiunto Pier Ferdinando Casini e Marco Follini si dicono «umanamente dispiaciuti per la condanna di Totò Cuffaro» ed esprimono «rispetto per la sentenza, come è doveroso in uno Stato di diritto e tanto più da parte di dirigenti politici. Ma, non rinneghiamo tanti anni di amicizia e resta in noi la convinzione che Cuffaro non sia mafioso».