sabato 10 dicembre 2011

Chi finanzia i cambiamenti climatici?

 Chi frena il cambiamento?


"La ricerca, intitolata Bankrolling climate change e condotta da un gruppo di associazioni fra cui il network internazionale BankTrack e l’organizzazione ambientalista tedesca Urgewald, è durata oltre sette mesi." La sintesi della ricerca, con riferimento al ruolo giocato dalle banche, è del Fatto Quotidiano:   "... senza questi ingenti investimenti il carbone non si sarebbe potuto espandere ulteriormente, come ha fatto nell’ultimo decennio. Ma ciò che sembra indispettire maggiormente i ricercatori, sono le dichiarazioni ambientaliste che ognuna di queste banche riporta sui suoi siti Internet. Come quella della nostra UniCredit che ribadisce “il suo impegno nel raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto in tutte le nazioni in cui è presente”.

Il rapporto, in inglese, molto schematico e ricco di tabelle interessanti, dati e foto inquietanti, è scaricabile qui  
Quali sono le prime 20 banche coinvolte nel finanziamento dello sfruttamento del carbone?
Quali sono i problemi correlati all'estrazione e alla combustione del Carbone? E i costi per la società?
Quali sono le società elettriche, che bruciano carbone, maggiormente finanziate dalle banche?


Tra le banche, l'italiana è Unicredit: oltre a essere registrata Emas, Unicredit è molto attiva nell'ambito della CSR (Responsabilità Sociale d'Impresa)

"Il modello di sostenibilità di UniCredit enfatizza lo stakeholder engagement nelle sue varie forme poiché permette di comprendere al meglio le esigenze dei vari stakeholder e assicurare la trasparenza nei loro confronti.
Esempi proficui ne sono l’accordo quadro di partnership con dodici associazioni dei consumatori in Italia, l’apertura al dialogo con le associazioni ambientaliste su temi sensibili in materia di protezione ambientale e la partnership con WWF per la definizione della strategia di Gruppo sui cambiamenti climatici.

la Repubblica



Tra le aziende, l'italiana è Enel: anch'essa Emas, anch'essa in partnership con il WWF per le energie rinnovabili in Amazzonia e in Patagonia.

Certo i cambiamenti non fanno bene alle multinazionali dell'energia, come testimoniano i cali delle loro performance economiche e l'intensificarsi delle loro minacce. Se necessario, abbiamo anche chiarito chi ostacola i cambiamenti, lavorando per il fallimento degli obiettivi contro i cambiamenti climatici.

Per chi ritiene che il carbone, come il nucleare, debba essere messo fuori-legge, per i costi economici, ambientali e sanitari che comporta e che sono a completo carico della collettività, diventa irrimandabile smarcarsi dalle imprese che fanno profitti con il carbone.

Abbiamo identificato i produttori di energia elettrica: Enel e Tirreno Power in Liguria.
Abbiamo identificato una banca italiana: Unicredit; ma anche il gruppo BNP Paribas (ha acquisito BNL ed è presente capillarmente in Italia): BNP è partner di Telethon, con cui raccoglie fondi per sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche; ma anche ING, quella della zucca.


Abbiamo cambiato fornitore di energia,
ora cambiamo banca!

NO? Astenersi perditempo!

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