venerdì 18 novembre 2011

Monti vs Berlusconi: meglio a prescindere?



Sono quasi sempre in accordo con Michele Serra, affascinata dalle sue sintesi nell'Amaca di Repubblica. A volte, tuttavia, propone una visione un po' edulcorata e un po' buonista di ciò che accade (alla Fabio Fazio, insomma, per cui scrive i testi). Oggi propone questa riflessione: 

"Un governo di onesti professori borghesi, quasi tutti cattolici, quasi tutti ricchi, guidato da un onesto professore borghese, cattolico e ricco. (In pratica: un governo Prodi, però libero dal ricatto bilaterale di Mastella e di Bertinotti). Ognuno è libero di trarne le conclusioni che crede... ma date retta, prima di aprire il rubinetto dei vostri dubbi... cercate in rete il video “Meno male che Silvio c'è”, dura neanche due minuti ma è un sunto fantastico della catastrofe antropologica dalla quale (forse) siamo appena sortiti. Rivederlo e sentirsi miracolati, guariti dalla peste, redenti dalla dannazione è tutt'uno... il passo in avanti è stato grandioso. A prescindere."

 A prescindere mi sembra eccessivo e anche un po' rischioso perchè è con la scusa del "passo avanti grandioso" che volevano costruire il Villaggio Europa a Corniglia (hai visto mai, ora ci sono baracche fatiscente impestate di amianto); passo avanti grandioso anche il nuovo centro commerciale spezzino, se si considera che hanno bonificato un po' l'area ex ip; passo avanti il nuovo waterfront spezzino al posto dei container? passo avanti la riduzione delle emissioni di Enel invece di un deciso cambio di rotta? meglio il PD che il PDL: sì, forse, solo, se a prescindere.

Certo che non ci par vero, e infatti non è vero, di esserci liberati di Berlusconi e tuttavia non si può semplificare sempre, con la categoria dell'emergenza o del "rispetto a prima". 

Forse in certi casi l'estrema sintesi non è adeguata... e allora meglio Gad Lerner che, sempre su Repubblica, si prende lo spazio che gli serve e a partire dalla protesta degli studenti 
" ... C’è qualcosa di funesto nel manifestare contro luoghi del sapere come le università “colpevoli” solo di essere private, contrapponendo studenti a studenti... Ma una volta condannati con nettezza gli episodi di violenza e le caricature insulse del “nemico”, sarà bene che il nuovo governo, e prima ancora la sinistra democratica che lo sostiene, evitino di prendere sottogamba le ragioni di tanta furia indistinta. ...  Appare evidente che nell’Italia del 2011 non è più replicabile la stagione dei governi tecnici che realizzarono vent’anni fa il risanamento finanziario e l’ingresso dell’Italia nell’euro con il decisivo sostegno dei sindacati e dei partiti di sinistra. Nonostante il prestigio degli artefici di quella stagione, troppo diffusa rimane la consapevolezza del prezzo pagato all’epoca dai ceti popolari, in termini di decurtazioni nel reddito e perdita di posti di lavoro, senza che ne derivassero le promesse contropartite di investimenti da parte della classe imprenditoriale. Il collasso del capitalismo finanziario e l’attacco speculativo ai debiti sovrani mutano completamente lo scenario. Chi ha patito la crisi, mentre vedeva gonfiarsi a dismisura i guadagni di una ristretta minoranza, invano ha atteso una correzione di tale stortura. E ora manifesta la sua ostilità non solo contro la classe politica, ma più ancora contro i potenti dell’economia.
La nomina di un “banchiere di sistema”, Corrado Passera, a responsabile delle politiche industriali del governo Monti, a prescindere dalle capacità personali dell’interessato, non favorisce certo la necessaria sintonia fra nuova classe dirigente e sentimenti popolari. Qualcuno dovrà pur dare rappresentanza politica alla diffusa richiesta di giustizia sociale se non si vuole che essa cada preda della demagogia scatenata a destra e delle suggestioni cospirative trasversali. Rifiutare l’ineluttabilità dei diktat che piovono sull’Italia da un altrove lontano, e fare i conti con lo strapotere della finanza, diventano per la sinistra priorità non rinviabili a una “seconda fase” del risanamento.
Pena il ripudio della sua missione storica, già incrinatasi allorquando — nelle emergenze del passato — prevalse la teoria dei nobili sacrifici intesi come un “farsi carico” da parte della classe operaia dei destini della nazione. Col risultato che sappiamo. Ormai è chiaro a tutti che la depressione in cui precipita l’Occidente non è frutto degli “eccessi” del capitalismo finanziario fondato sul debito, ma della sua stessa natura strutturale. Per questo i tecnici chiamati oggi a cimentarsi con un difficilissimo tentativo di salvataggio, non hanno altra scelta che trasformarsi in politici coraggiosi, tutt’altro che neutrali. Tocca loro delineare un’incisiva riforma del sistema di cui essi stessi hanno in taluni casi personalmente beneficiato; se non vogliono entrare in una disastrosa rotta di collisione con la gioventù precaria che oggi, a torto o a ragione, non li beneficia di alcuna distinzione rispetto a chi li ha preceduti.
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Come dire, anche, che la sinistra non può ogni vent'anni incaricare qualcun altro di risolvere i problemi (momentaneamente e in qualsivoglia modo) e poi tornare a giocare a fare la sinistra... in difesa dei lavoratori e per la giustizia sociale... Perchè poi, ad un certo punto, l'inerzia finisce e le generazioni si alternano: con l'inerzia e le vecchie generazioni finiscono anche quelli che a prescindere  votano a sinistra.

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