Ricevo da Sandra Allori, che ringrazio di cuore, questa strordinaria testimonianza diretta di ciò che è in Grecia... che potrebbe essere in Italia.
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Non è facile vivere ad Atene di questi tempi.
Non è facile, dalla mia posizione di emigrante privilegiata, vedere giorno dopo giorno sui volti dei colleghi, dei vicini, delle persone a cui ti sei in questi due anni affezionata o semplicemente sui volti della gente che incontri nella metro, in autobus, per strada, tristezza, incertezza e preoccupazione per il futuro.
Non è facile camminare per strada e vedere negozi che chiudono uno dopo l’altro, non solo nei quartieri periferici ma anche in quelli più eleganti. Oppure entrare in un grande magazzino e notare che le commesse sono più numerose dei clienti.
Non è facile vedere ovunque, sui portoni dei tanti palazzi ateniesi, cartelli di vendita o affittasi.
Prendendo un taxi ti accorgi che il tassista, che prima ascoltava l’immancabile musica rebetica e ti faceva volentieri domande, adesso è sintonizzato e concentrato solo sui notiziari.
So di condomìni che non possono accendere il riscaldamento (quasi ovunque centralizzato) perché molti inquilini non hanno soldi per il gasolio.
So di famiglie che avevano contratto il mutuo, mandato i figli all’Università contando su due stipendi e adesso se ne ritrovano uno solo e pure ridotto.
So di famiglie che, per risparmiare, vanno a vivere insieme o che tornano in quelle isole o nei villaggi del Peloponneso che i loro genitori negli anni ’60 avevano lasciato per inseguire il sogno cittadino.
So di medici che in alcuni punti della città visitano gratuitamente i malati e di raccolte di medicinali da distribuire, perché in Grecia l’assistenza sanitaria è legata ai contributi che si versano lavorando e quindi l’equazione meno lavoro meno assistenza è automatica.
So di una tassa “una tantum” sugli immobili, indipendentemente dal reddito: questa tassa è stata inserita nella bolletta della luce, così, chi non la pagherà non avrà nemmeno energia elettrica.
So di greci che incominciano ad aggiungersi alle fila degli extra comunitari che vanno giornalmente alla Caritas per un piatto caldo.
A proposito di extra comunitari, se la vita del greco medio è peggiorata, quella loro, ultimo scalino della piramide sociale ateniese (eppure sono un sesto degli abitanti…) è precipitata e capita sempre più spesso di vederli cercare qualcosa tra i rifiuti o dormire all’aperto.
Certo, Berlusconi direbbe che i caffè, le taverne, i teatri sono pieni: a parte che anche nei classici luoghi di aggregazione si nota meno gente, non va dimenticato che non tutti i Greci, come non tutti gli italiani, sono poveri: ci sono quelli che guadagnano bene, quelli che non pagano le tasse, quelli che crisi o non crisi mantengono lo stesso tenore di vita. E su sei milioni di abitanti (tanti sono coloro che vivono ad Atene, più della metà dell’intera popolazione greca) logicamente si notano anche quelli senza problemi economici.
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| la Repubblica |
La famosa “forbice” è sempre più larga e la classe piccolo-medio borghese sta scomparendo.
Proprio in queste ultime ore si parla delle dimissioni del Primo Ministro, di un governo di coalizione, di elezioni anticipate a febbraio ma l’atteggiamento dei greci è alquanto scettico, consapevoli che sarà difficile cambiare l’effettivo stato delle cose e le prospettive future sostituendo qualche politico.
E' facile fare un paragone con la confusa situazione politica italiana di questi tempi, con l’economia che sembra seguire la scia di quella greca, con la burocrazia di tipo bizantino, con l’eterno problema dell’evasione fiscale, con i “sacrifici” chiesti e che penalizzeranno sempre la stessa fascia di cittadini e soprattutto con la sfiducia dei più nei confronti della classe politica, dei loro privilegi, del loro attaccamento alle poltrone e delle lotte interne ai partiti.
E’ facile paragonare la scelta di un governo tecnico per entrambi i Paesi, cioè l’affidare non alla politica ma ad esperti di economia e finanza le sorti di una Nazione e quindi del popolo.
E’ facile pensare anche al comune destino di Stati minori, economicamente parlando, di quell’Europa in mano ormai a due nazioni.
Concludo con la riflessione di un collega greco: quello che i tedeschi non sono riusciti a fare con i panzer in due guerre mondiali lo fanno adesso, con le banche. E’ la loro vittoria dopo due sconfitte.
Forse, è proprio questo che in Grecia non viene accettato e che è all’origine delle tante proteste che da maggio dilagano in tutto il Paese.
Il 28 ottobre, giorno di festa nazionale, il cosiddetto giorno dell’ “ochi” (del no a Mussolini), quando per tradizione ci sono sfilate rievocative di studenti, ovunque, non solo ad Atene, ma nei più sperduti villaggi ci sono stati gesti eclatanti di protesta verso le autorità presenti.
Pare che siano stati proprio questi episodi, non guidati da partiti o da sindacati, ma spontaneo gesto della popolazione qualunque ad aver convinto Papandreu (per la cronaca terza generazione della stessa famiglia “regnante”) a lasciare il governo. (Sandra Allori - Atene)
di Sandra Allori, sulla crisi greca abbiamo pubblicato anche:
http://speziapolis.blogspot.com/2010/06/la-crisi-greca-una-faccia-una-razza.html
http://speziapolis.blogspot.com/2011/02/atene-ore-1200-appuntamento-con-la.html
di Sandra Allori, sulla crisi greca abbiamo pubblicato anche:
http://speziapolis.blogspot.com/2010/06/la-crisi-greca-una-faccia-una-razza.html
http://speziapolis.blogspot.com/2011/02/atene-ore-1200-appuntamento-con-la.html

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