sabato 15 ottobre 2011

La cultura della deliberazione e il Waterfront (in particolare)


Qualche giorno fa, inciuccandomi con un aperitivo lievemente alcolico (tanto mi basta) chiedevo all'amico che mi stava di fronte: dove sono gli intellettuali spezzini? Ma anche meno, dove sono le persone che a Spezia hanno menti e idee da rendere disponibili per deliberare (riflettere, ponderare) pubblicamente o in gruppo, formalmente o informalmente? 

Forse attendono di aver superato l'età della pensione, e poi ancora qualche anno, prima di sentirsi liberi di esprimersi? Senza dover mettere a repentaglio relazioni personali o professionali? A tal punto la democrazia e la libertà di pensiero ed espressione? in questa provincia democratica e progressista? Forse, semplicemente, noi non sappiamo che ci sono e che discutono? e che deliberano? se noi proviamo ad ascoltare meglio, possono magari loro provare ad alzare la voce o ad aprire la porta?

Ciclicamente gli architetti Raggi e D'Alto intervengono con contenuti (e forma) importanti che vengono abbandonati con il passare della giornata in cui sono stati pubblicati. Nell'ultima occasione in cui si erano espressi, il loro grido era stato raccolto da Giorgio Pagano (sì, lui che finalmente - sorprendentemente (?) - ha aderito a SEL) che aveva  organizzato un convegno piuttosto triste per poi passare ad altro (leggi appoggiare il suo cappellino su qualsivoglia iniziativa dal basso degli ultimi quattro anni a Spezia, tuttavia senza mai metterci veramente la faccia e l'impegno ma declinando inviti diretti, ringraziando caldamente con un "tenetemi informato"). Ora, con un partito a disposizione e finalmente arrivati sotto elezioni, sono questi argomenti spendibili? Vedremo!
Oggi i due architetti hanno pubblicato una nuova lettera (a partire dalla pioggia di euro e mettendo in discussione l'unica narrazione sul waterfront che si sta abbattendo sulla città) che riporto di seguito:

"l locale potere imprenditoriale e finanziario, formalmente coalizzato nella società Waterfront con l’obiettivo di realizzare il nuovo lungomare cittadino, si è presentato assumendo le vesti di gruppo ‘predestinato’ a dettare le idee e i tempi di una ipotetica crescita. Trincerarsi dietro un trito frasario del tipo: ‘deve valere la cultura del fare’, ed approfittando dell’attuale triste prassi di urbanistica contrattata, si tende a sviare l’attenzione alle domande che ogni cittadino dovrebbe porsi: l’ultima versione del progetto Llavador va nella direzione della ‘sostenibilità’ politica, culturale, sociale, ambientale oltre che economica? Il disegno urbano proposto si preoccupa di ricostruire uno ‘spazio pubblico’ di lunga durata, nell’interesse generale e rispettoso del contesto territoriale?


Le risposte non possono essere che negative. 
Il territorio costiero di Calata Paita in posizione baricentrica tra centro storico e città novecentesca, è una ‘emergenza’ ambientale panoramica sul golfo, la cui trasformazione in rendita immobiliare non risolve il bisogno di costruire per La Spezia un ‘bene comune’, in cui possa riflettersi la ricerca di una nuova identità urbana. Nel nuovo progetto, lo spazio aperto sul mare della Paita viene interpretato come vuoto residuale da riempire con oggetti edilizi di varie tipologie e cospicua volumetria. Ne deriva un insediamento calato in modo indifferente sul territorio senza tener conto dei caratteri, della profondità storica e della biografia del contesto, e della sua potenzialità a produrre una nuova idea di città e di comunità. Come si può pensare di urbanizzare la Paita alla stregua di un quartiere periferico e non di costruirla come un ‘cuore urbano’ quale esso è? Cuore urbano, come spazio che riscopre da una posizione di centralità il rapporto tra la città tutta e il suo golfo. 
Siano gli spazi di Calata Paita quelli dell’apertura all’orizzonte, del dialogo tra le culture – mediterranee e non, anche nei loro aspetti commerciali –, del diritto all’uguaglianza e non del privilegio, di un turismo di loisire di valori ambientali nuovi. Valori centrali della storia urbana, italiana ed europea, e attualissimi. E fruibili anche economicamente. Un altro sviluppo è possibile: senza condomini e senza grattacieli.


Come è accaduto in casi simili in cui la finanza del progetto è finita tutta in mani private, i cittadini sono espropriati di ogni decisionalità sul proprio territorio; si enfatizza lo sviluppo economico e si usano le risorse territoriali dissipandole nel crogiolo vorace del mercato; senza il dovere di soddisfare i bisogni prioritari degli abitanti. Il diritto come cittadini ad esprimere la loro capacità di plasmare il proprio ambiente di vita e di relazione – che chiama in causa l’odierna afasia delle istituzioni pubbliche –, dovrebbe essere garantito nel momento in cui ci si accinge a riflettere sulle grandi trasformazioni urbane. Tanto più quando, con lusinga sospetta, si invitano i cittadini ad investire nell’operazione con l’acquisizione di titoli finanziari."

SILVANO D’ALTO E RENATO RAGGI, architetti

altro sul Waterfront qui  e qui

1 commenti:

Anonimo ha detto...

ho partecipato per almeno 2 decenni a iniziative a sostegno di interventi come quelli degli amici d'alto e raggi.il loro recepimento nella provincia spezzina è nullo e non vedo eredi maturi e liberi copaci di incalzare opinione pubblica e amministrazioni con sufficiente forza politica. per parte mia non mi sento più di spendere le residue scarse energie.
auguro a voi di non abbandonare questa battaglia di decenza e di cioviltà.
pietrolazagna