domenica 23 ottobre 2011

I waterfront del Golfo della Spezia: l'alternativa di Ludovica Marinaro



Ludovica Marinaro, nella sua tesi di cui ascolto la presentazione mentre scrivo, dichiara di aver considerato anche la situazione sanitaria del territorio spezzino: la centrale Enel, la discarica di Pitelli, l'ex area IP.

Ha recuperato l'idea di un percorso di sentieri bassi che colleghi la città al Fezzano, Grazie e Portovenere, che Ludovica chiama "le 5 Terre interne", quell'accesso negato che aveva messo in rilievo anche l'iniziativa del CamminAmare del 2008. 

La cosa che trovo interessante è che mi pare di rilevare una serie di interventi anche piuttosto leggeri, eventualmente scollegabili uno dall'altro nella fase di realizzazione, che tuttavia integrano la serie di piccoli ambiti che insistono sul Golfo. Lo dice, in altro modo, la stessa Ludovica quando chiarisce che l'idea è quella di distribuire diverse funzioni nell'intero golfo anzichè concentrarle tutte nell'attuale progetto di waterfront: ad esempio la dislocazione della stazione crocieristica a Marola, utilizzando strutture peraltro già esistenti ed adeguate. 
Se ci penso meglio mi vengono in mente "i waterfront" di Sydney che infatti, tra l'altro, avevano il pregio di dare centralità a diverse zone della città; proprio quello che potrebbe succederebbe nel Golfo: ampliare la città, moltiplicando i centri ed eliminando le periferie. Infatti Ludovica parla del waterfront del Golfo, e non di quello della Spezia... particolare non da poco. Passando al plurale, che è semprepiù inclusivo, potremmo dire "i watefront del Golfo".

Ecco, a me che non sono architetto nè urbanista piace molto l'idea di un progetto ambizioso che parte dall'esistente (tutto l'esistente), lo potenzia e lo valorizza e che, anche nella fase di realizzazione, non prevede un megacantiere decennale ma tanti cantieri minori che negli anni realizzano una visione complessiva, eventualmente passibile di modifiche in corso d'opera al variare di eventuali elementi di contesto.

Insomma una proposta leggera ma per niente naif, che dimostra l'aver preso in carico e rielaborato le esperienze e le riflessioni sviluppate sull'argomento almeno negli ultimi dieci anni, oltre che le istanze e le necessità dei cittadini (salute compresa).

Una tesi sul benessere? se solo si potessero considerare le alternative non come minacce ma come opportunità.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Trovo molto saggia, efficace, pragmatica e di buon senso la proposta di Ludovica, soprattutto nel suo concetto fondante di decentralizzazione delle funzioni: la morfologia del territorio che si affaccia sul golfo sconsiglierebbe infatti anche ai più miopi – ma non a questi amministratori, evidentemente - una concentrazione di funzioni, in quanto incrementerebbe ulteriormente una congestione della mobilità che peraltro troviamo già ora a livelli insostenibili.
Assolutamente di buon senso l’obiettivo di rafforzare le potenzialità che derivano dalle peculiari identità e vocazioni delle borgate che si avvicendano tra La Spezia e Portovenere, segno che Ludovica ha colto il campanilismo e il grande senso di appartenenza che caratterizza queste comunità: le caratteristiche culturali non dovrebbero infatti mai essere sottovalutate quando si interviene sulle trasformazioni del territorio, perché costituiscono un fattore poco soggetto a cambiamenti e con il quale è sempre corretto fare i conti.
Ho apprezzato anche l’approccio di una progettazione che procede più per sottrazione che per addizione, valorizzando così i manufatti di pregio esistenti, demolendo l’incongruo ed intervenendo con nuove strutture solo dove serve.
Ma tutto ciò si scontra con l’incapacità di questi amministratori di costruire una visione strategica del golfo, di leggere le emergenze del territorio mettendole a valore, di mettere in gioco il proprio ruolo politico rispetto ad entità estranee che occupano il territorio congelandolo in un immobilismo senza speranza.
A mio parere, perché tutto questo capitale di idee non vada perduto, questa proposta dovrebbe dare vita ad un laboratorio partecipativo che metta fortemente in discussione la visione centralistica e semplicistica del waterfront e che veda protagonisti i comitati, le associazioni, i cittadini, le associazioni di categoria e le teste pensanti della città: Ludovica ha dimostrato che ne esistono. Elena