In attesa della mobilitazione nazionale e di quella cittadina, ripercorrendo la storia dell'energia spezzina, da sempre monopolio di Enel, è disponibile un nuovo contributo di Orsetta Bellani, che potete leggere integralmente su ilpost.it e di cui riporto una parte:
"A metà degli anni Settanta i partiti “di sinistra” si sostituirono alla DC nell’amministrazione della Spezia, e nel decennio successivo si arrivò a bruciare 1.800.000 di tonnellate di carbone l’anno. La popolazione, stanca di spazzare fuliggine dai propri terrazzi, iniziò a mobilitarsi, e nel Novanta ottenne un referendum consultivo: venne stabilito che la centrale dovesse essere depotenziata, funzionare a metano per più del 50 per cento della sua produzione e chiudere gli impianti entro il 2005.
Fu allora che arrivò il colpo di scena: nel 1991 il sindaco Burrafato chiuse la centrale per violazione della legge Merli sugli scarichi termici. Non sembra però possibile chiudere un impianto previsto dal piano energetico nazionale, e la vicenda fu risolta alla maniera italiana: si cambia la legge, e ciò che prima non era legale lo diventa. La centrale fu riaperta e si iniziarono i lavori per renderla compatibile con le esigenze espresse dai cittadini nel referendum del Novanta.
Nel 2001 ENEL presentò alla città e ai suoi 220 lavoratori una centrale nuova di zecca: un gruppo a carbone e due a metano, che è più caro ma produce il 90 per cento in meno di polveri sottili. Ad oggi, però, i gruppi a metano sono praticamente fermi e gli impianti funzionano a carbone per l’80 per cento della loro produzione."
Fu allora che arrivò il colpo di scena: nel 1991 il sindaco Burrafato chiuse la centrale per violazione della legge Merli sugli scarichi termici. Non sembra però possibile chiudere un impianto previsto dal piano energetico nazionale, e la vicenda fu risolta alla maniera italiana: si cambia la legge, e ciò che prima non era legale lo diventa. La centrale fu riaperta e si iniziarono i lavori per renderla compatibile con le esigenze espresse dai cittadini nel referendum del Novanta.
Nel 2001 ENEL presentò alla città e ai suoi 220 lavoratori una centrale nuova di zecca: un gruppo a carbone e due a metano, che è più caro ma produce il 90 per cento in meno di polveri sottili. Ad oggi, però, i gruppi a metano sono praticamente fermi e gli impianti funzionano a carbone per l’80 per cento della loro produzione."
Orsetta Bellani è anche autrice di una rubrica su cds "dal RioBravo alla Patagonia" nella quale tra l'altro ha trattato il tema dell'energia, quella rinnovabile, e degli impatti causati dalle dighe e dall'eolico in Patagonia e Amazzonia a seguito di interventi di Enel. Al proposito ci sono link interessanti anche qui.
Infine, il contributo di Adriana Beverini e Bruno della Rosa nel loro "1889 – 1993 I sindaci della Spezia, uomini in lotta per una poltrona” di cui ho pubblicato una breve sintesi qui.
Auspico nuovi e diversi punti di vista, sempre nel tentativo di fornire più dimensioni sul tema dell'energia, per scongiurare "the danger of a single story".

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