venerdì 28 ottobre 2011

Calamità naturali? Le precisazioni di Luca Mercalli

intervista di Giulia Destefanis da Repubblica GE 

«Rassegnarsi di fronte a eventi come questo? Assolutamente no. Semmai, io credo che occorra guardare al futuro e imparare di conseguenza a comportarsi in maniera adeguata. Perché le vite, in molti casi, si possono salvare».
Parola di Luca Mercalli, presidente della Società italiana di meteorologia e volto noto di Che tempo che fa. 

Mercalli individua, per disastri come quello che ha travolto martedì le Cinque Terre e lo spezzino, un´insieme di concause: il cambiamento climatico e l´aumento della frequenza con cui si presentano le piogge, certo, ma anche le violenze compiute ai danni del territorio attraverso la sua cementificazione, e la scarsa informazione nei confronti della gente.
Quali istruzioni di base mancano?
«Non c´è educazione culturale: quando le previsioni parlano di allerta - come in questo caso - bisogna rendersi conto della gravità della situazione, allontanarsi dall´area se possibile, o salire ai piani alti dell´abitazione (se non la si ritiene a rischio di crollo). Non sfidare tonnellate d´acqua per mettere magari in salvo un´automobile. E preparare un kit con acqua e cibo, una torcia, carta igienica. Regole semplici ma fondamentali, che all´estero sono scontate, qui vengono snobbate».
Da chi dobbiamo prendere esempio?
«L´ultimo arriva da New York. Due mesi fa, quando l´uragano Irene stava per abbattersi sulla città, scese in piazza addirittura il sindaco, con il megafono, per dare istruzioni. Tutti sapevano come comportarsi. Saranno anche stati esagerati, ma è così che si fa prevenzione. In Italia? Se parli di catastrofi in un giorno in cui c´è bel tempo, nessuno ti ascolta. Eppure alcune vite, così, si possono salvare».

Nei decenni, poi, non si è lavorato per prevenire i disastri neanche sul territorio: piuttosto, lo si è reso più vulnerabile.
«Questa è l´altra grande causa delle alluvioni. Le violenze sul territorio, le infrastrutture costruite senza un´adeguata pianificazione ambientale, la cementificazione selvaggia, non fanno altro che amplificare i danni quando vengono investite da masse d´acqua come quella dei giorni scorsi».
Quali vie d´uscita?
«Quella più auspicabile, ancora una volta, sarebbe una soluzione culturale: capire che, se si ha un campo, è preferibile adibirlo ad orto piuttosto che costruirci un´infrastruttura. Ma quando si tratta di cultura, i processi sono lentissimi».
E allora?
«Devono quindi entrare in gioco le istituzioni, con soluzioni normative. Rimettano in sesto le aree colpite, ma abbiano anche il coraggio di abbattere ciò che era stato costruito in modi o luoghi sbagliati. E, eventualmente, di rilocalizzare intere aree, se sono a rischio».
Vuole dire che può essere necessario spostare dei paesi dal loro bacino originario?
«Anche. Se i rischi per le vite sono troppo alti, si deve ricorrere a misure drastiche. Così si fece ad esempio in Francia, nel 2010, quando la tempesta Xynthia devastò interi centri abitati sull´Atlantico: fu individuata una "zona nera", e tutto ciò che era stato costruito lì, dalle case alle grandi infrastrutture, fu abbattuto e ricostruito in aree sicure».
E invece in Italia si parla addirittura di una legge che diminuirebbe la distanze minime da rispettare tra le abitazioni e i fiumi.
«Una follia. Se fosse approvata una norma del genere, dovremmo prepararci a nuove catastrofi. Altro che prevenzione. Si pensi piuttosto a fare leggi intelligenti».
Quanto al cambiamento climatico?
«Sta avvenendo, è innegabile. Il riscaldamento del globo causa una maggiore evaporazione dell´acqua dagli oceani, e quindi l´accelerazione del ciclo idrologico. Le precipitazioni eccezionali saranno sempre più frequenti e meno "eccezionali". Martedì a Brugnato sono caduti 540 millimetri di pioggia in meno di dodici ore: un record. E´ quanto piove in un anno ad Aosta».
Dobbiamo spaventarci?
«No, dobbiamo abituarci ad eventi di questo genere, che saranno ciclici, come del resto da qualche anno a questa parte. L´unica strada che abbiamo è informarci ed essere pronti ad affrontarli. Prevenire le catastrofi, come si diceva, si può: dal punto di vista normativo, strutturale, ma anche culturale, educativo. Perché la Protezione Civile fa tantissimo, ma arriva a giochi fatti: dobbiamo imparare a fare "protezione individuale", riconoscere i pericoli, starne alla larga, non correre rischi inutili». 

info sull'evento alluvionale:  http://www.nimbus.it/eventi/2011/111020AlluvioneLiguria.htm

0 commenti: