mercoledì 5 ottobre 2011

1889 -1993 I sindaci della Spezia, uomini in lotta per una poltrona (1)


La storia della centrale Enel, tra opportunità occupazionali, danni arrecati e minacce di licenziamento, a volte si ripete, spesso senza insegnare nulla ai sindaci che si succedono. Ma è pur sempre utile conoscerla.
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(da “1889 – 1993 I sindaci della Spezia, uomini in lotta per una poltrona” Adriana Beverini e Bruno della Rosa – LunaEditore)

…in cui si legge di quando la costruzione della Centrale “vivifica l’economia della città”, “nuovi posti  di lavoro” e… “strane goccioline microscopiche che si posano in ogni dove: acido solforico, ma si esclude che si tratti di fatto pericoloso”.
… in cui si legge di quando “in vista di eventuali provvedimenti e azioni dell’Amministrazione”se si potesse accertare che la situazione è veramente pericolosa”, ENEL “minaccia il licenziamento di 360 operai”.

“Durante l’Amministrazione Federici avvenne alla Spezia l’installazione della centrale Enel che all’epoca parve rispondere alle attese di sviluppo economico della città, ma che ben presto si rivelò fonte di gravi problemi ancora oggi irrisolti. Già nel 1960 presentando il nuovo piano regolatore il sindaco Federici aveva parlato della “auspicata costruzione della centrale termoelettrica della Edison”, in questa sua fiducia confortato dall’opposizione presente in consiglio comunale che, per bocca del consigliere Giacchè, aveva accettato di buon grado l’installazione della centrale, “elemento vivificatore dell’economia della città.“
Considerevoli possibilità di lavoro la centrale pareva offrire a Spezia.
I lavori procedettero spediti, così veloci che la centrale, nel 1962, ultimata, venne inaugurata… dal Presidente della società Edisonvolta che sottolineò con soddisfazione: “la centrale costituisce motivo di orgoglio per l’industria elettrica italiana, dal momento che la potenza del primo gruppo è la più alta finora installata in Europa Continentale. Il secondo gruppo poi, in fase di montaggio, la supererà con i suoi 320 MW.
L’idillio è di breve durata. Già l’anno dopo, il 28 Giugno 1963 la popolazione di Melara, Limone, Pianazze, Termo San Venerio ricorre al Sindaco per denunciare il danno procurato alle piante, ai fiori, agli ortaggi, ai frutteti e alle colture in genere, dai residui di combustione. “La stessa biancheria ed in  genere tutto ciò che viene esposto all’aperto, non viene risparmiato dalla nefasta azione dell’acido i cui pulviscoli sono visibilissimi in ogni parte in cui si posano.” Così si legge nell’interrogazione dei consiglieri Luciano Colombo, Giovanni Rozzi e Walter Stretti presentata al sindaco Federici nella seduta consiliare del 24 Luglio 1963.
Il Sindaco nel rispondere agli interpellanti riferisce che la Direzione dell’ENEL, alla quale sono state richiesta spiegazioni ha affermato che l’inconveniente esiste, che la “nebbiolina notata dalle popolazioni della zona, che si condensa in piccole, quasi microscopiche gocce è acido solforico”, escludendo però che si “tratti di fatto pericoloso”. L’inconveniente tuttavia sarebbe scomparso quando la Centrale fosse passata a bruciare carbone, cioè entro pochi mesi.  Di fronte alla situazione venutasi a creare il sindaco si impegna a far sì che l’Ufficiale Sanitario segua l’evolversi dei fatti e riserva “provvedimenti e azioni dell’Amministrazione se si potesse accertare che la situazione è veramente pericolosa”. Ma a parte il problema di ordine igienico-sanitario, assai presto il Consiglio Comunale ed il Sindaco devono occuparsi anche di quello occupazionale. In quello stesso anno 1963 infatti viene minacciato dall’ENEL il licenziamento di 360 dipendenti. Il problema viene dibattuto il 20/9/1963.

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