Questo evento consente, due pomeriggi all’anno, di riappropriarsi
eccezionalmente e gioiosamente di uno spazio che nel corso del
tempo è diventato una sorta di “autostrada” del mare, contribuendo a snaturare le
caratteristiche del luogo.
Mentre si svolgeva la “festa” è apparso sulla Palmaria uno
striscione listato a lutto con la scritta “Palmaria fu”: non so in quanti lo
abbiano notato e quanti soprattutto abbiano fatto finta di non vederlo perché
purtroppo spesso è più facile e comodo glissare sulle problematiche che
affrontarle e cercare di risolverle.
Ecco, quello
striscione voleva in qualche modo richiamare l’attenzione su ciò che si sta
perdendo, sulle fosche previsioni di ciò che sta accadendo tra Punta Secco e
Beffettuccio: un distorto concetto di progresso fa sì che per le nuove generazioni sarà
normale vedere in futuro un
territorio di così particolare pregio
aggredito dalle costruzioni, da
attrezzature turistiche e da sentieri trasformati in strade e poi,
probabilmente, da case, residence, alberghi. Ci vuole poco a trasformare
un’oasi di pace e di un tranquillo turismo
in un’isola “moderna e caotica”, nella quale il verde spontaneo sarà
sostituito da aiuole e piante estranee
alla storia del luogo.
E in un futuro
nemmeno troppo lontano sarà lasciata a qualche foto e ai nuovi vecchi il ricordo della Palmaria
che fu.
Penso che “cambiare” non sia sempre sinonimo di
“migliorare” quando non si rispetta
l’ambiente, l’ecosistema, l’armonia naturale, la qualità vera della vita.
Forse gli Amministratori, nelle loro scelte politiche,
dovrebbero più spesso tenere conto di certi parametri e non soltanto, come
detto mille volte, di interesse economici e speculativi."
Sandra Allori
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