martedì 13 settembre 2011

Palmaria che fu

Ricevo da Sandra Allori e volentieri pubblico:

"Sabato 20 agosto a Porto Venere  la tanto reclamizzata chiusura del canale, la così detta “piscina naturale” ha permesso  ai bagnanti di rimpossessarsi  di quel tratto di mare tra il Borgo e la Palmaria.
Questo evento  consente, due  pomeriggi all’anno, di riappropriarsi eccezionalmente  e  gioiosamente di uno spazio che nel corso del tempo è diventato una sorta di “autostrada” del mare,  contribuendo a snaturare le caratteristiche  del luogo.
Mentre si svolgeva la “festa” è apparso sulla Palmaria uno striscione listato a lutto con la scritta “Palmaria fu”: non so in quanti lo abbiano notato e quanti soprattutto abbiano fatto finta di non vederlo perché purtroppo spesso è più facile e comodo glissare sulle problematiche che affrontarle e cercare di risolverle.  
Ecco,  quello striscione voleva in qualche modo richiamare l’attenzione su ciò che si sta perdendo, sulle fosche previsioni di ciò che sta accadendo tra Punta Secco e Beffettuccio: un distorto concetto di progresso fa sì  che per le nuove generazioni  sarà   normale vedere in futuro  un territorio di così  particolare pregio aggredito  dalle costruzioni, da attrezzature turistiche  e  da sentieri trasformati in strade e poi, probabilmente, da case, residence, alberghi. Ci vuole poco a trasformare un’oasi di pace e di un tranquillo turismo  in un’isola “moderna e caotica”, nella quale il verde spontaneo sarà sostituito da aiuole e piante  estranee alla storia del luogo.
E in un futuro nemmeno troppo lontano sarà lasciata a qualche foto  e ai nuovi vecchi il ricordo della Palmaria che fu.
Penso che “cambiare” non sia sempre sinonimo di “migliorare”  quando non si rispetta l’ambiente, l’ecosistema, l’armonia naturale, la qualità vera della vita.
Forse gli Amministratori, nelle loro scelte politiche, dovrebbero più spesso tenere conto di certi parametri e non soltanto, come detto mille volte, di interesse economici e speculativi."
Sandra Allori

0 commenti: