Nel n. 7 de “I Quaderni dell’Agenzia” del Marzo 2011 – “Oncologia in Liguria, perché una rete regionale” (disponibile qui) – ARS Liguria - tra gli altri temi è affrontato quello de
“Il ruolo della chimica ambientale nella prevenzione primaria dei tumori”.
Federico Valerio IST Genova, S. S. Chimica Ambientale
Non si tratta di un articolo di difficile lettura, e le parti più interessanti ai nostri fini (carbone, AIA, Enel) sono scritte in maniera molto chiara (le evidenzio per i pigri ma consiglio la lettura integrale)
"La Chimica Ambientale è una disciplina scientifica che, a partire dalle più tradizionali specializzazioni della Chimica, quali Chimica Organica ed Analitica, prende il suo avvio negli anni Settanta.
La Chimica Ambientale nasce per dare risposte a complessi problemi emergenti, quali il dosaggio accurato di microinquinanti (diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli) nelle diverse matrici ambientali (aria, acqua, sedimenti, organismi, ecc) e per fornire modelli utili per comprendere a quali trasformazioni vanno incontro le molecole di sintesi, una volta immesse nell’ambiente.
Fin dai primi anni di vita della Chimica Ambientale, quest’ultimo argomento era ritenuto di fondamentale importanza al fine di comprendere i possibili danni dell’inquinamento dell’ambiente sugli organismi viventi – incluso l’uomo - e ovviamente per poter prevenire con efficacia questi stessi danni. Di conseguenza, accanto ad una specializzazione della tossicologia, denominata tossicologia ambientale, si sono fatti strada due nuovi strumenti di conoscenza specializzati per far fronte alla malattia cancro: la cancerogenesi chimica e la cancerogenesi ambientale. In tutti questi ambiti di studio, utili contributi sono venuti dalla Chimica Ambientale.
La consapevolezza che numerose forme di cancro fossero riconducibili all’esposizione a composti chimici, risale alla seconda metà del ‘700, con l’intuizione di Sir Percival Pott (1714 -1788), il quale teorizzò che l’elevata incidenza di tumori cutanei degli spazzacamini potesse dipendere dalla loro elevata esposizione a fuliggine di carbone. E con Percival Pott si realizzò anche la prima esperienza di prevenzione primaria dei tumori, che ebbe pieno successo: una maggiore attenzione all’igiene personale degli spazzacamini fu sufficiente a debellare questa malattia professionale.
Oggi l’elenco di composti chimici per i quali esistono evidenze sperimentali di un effetto cancerogeno sugli esseri umani è molto lungo, anche se ancora incompleto.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - AIRC, che nel 1971 avviò lo studio sistematico delle ricerche di cancerogenesi chimica, attribuisce con il suo ultimo Report datato 2010 a circa 400 diversi composti e agenti chimici un effetto cancerogeno per l’uomo, effetto graduato a seconda dell’evidenza sperimentale degli studi: sicuramente cancerogeno, probabilmente cancerogeno, possibilmente cancerogeno.
Nella maggior parte dei casi, le classificazioni con livello di certezza maggiore sono state possibili grazie alle conoscenze fornite dalla Chimica Ambientale, in particolare l’identificazione delle molecole responsabili della trasformazione oncogena e la stima accurata della dose a cui i soggetti portatori di questa malattia erano stati esposti.
Ad esempio, grazie alla Chimica Ambientale, sappiamo oggi che il tumore allo scroto degli spazzacamini, studiato da Percival Pott, era dovuto alla presenza nella fuliggine di composti organici appartenenti alla classe degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e sempre grazie alla Chimica Ambientale conosciamo quanti IPA escono dai caminetti a legna, dalle caldaie a metano, dalle autovettura a benzina, dalle centrali a carbone e dagli inceneritori con recupero energetico; e ancora sappiamo quanti IPA sono inalati dentro e fuori casa, quanti se ne depositano al suolo. Infine, è anche grazie alla Chimica Ambientale che sappiamo come e quanto questi composti si concentrano lungo la catena alimentare, fino ad arrivare alle nostre tavole.
Nel 1994, tutte queste conoscenze hanno portato il Governo Italiano a fissare la soglia di concentrazione massima del benzopirene, l’IPA più cancerogeno, nell’aria delle città italiane. Questa scelta, che insieme al benzopirene ha normato anche l’esposizione al benzene - un altro cancerogeno – aveva l’esplicito obiettivo di diminuire l’esposizione degli Italiani a cancerogeni. Agli allegati tecnici di questo decreto (“Metodi di campionamento ed analisi”) contribuì anche il servizio di Chimica Ambientale dell’IST di Genova, uno dei primi laboratori di ricerca a realizzare, intorno alla metà degli anni Ottanta, studi sistematici sulla concentrazione di cancerogeni nell’aria di città liguri quali La Spezia e Genova (Valerio, Brescianini et al. 1992).
La pioneristica attività di ricerca avviata oltre venti anni or sono ha avuto interessanti conseguenze per i genovesi: a partire dal 2003, lungo le principali strade e nelle aree industriali, tutti i genovesi sono esposti ad una concentrazione di benzopirene nettamente inferiore all’obiettivo di qualità entrato in vigore nel 1999 (1 nanogrammo per metro cubo d’aria). Questo risultato è stato l’effetto della chiusura della cokeria delle acciaierie di Cornigliano, che il Servizio di Chimica Ambientale dell’IST aveva individuato come principale fonte di IPA in città, e della progressiva sostituzione delle autovetture EURO-0 con automobili a benzina dotate di marmitta catalitica e vetture diesel progressivamente meno inquinanti (Valerio, Stella et al. 2009).
Oggi, lungo le strade più trafficate di Genova, si respirano 0,5 - 0,7 nanogrammi di benzopirene per metro cubo di aria inalata, mentre nel 1999 i tassisti genovesi erano giornalmente esposti a 1,3 - 1,5 nanogrammi per metro cubo (Piccardo, Stella et al. 2004), valori di esposizione che mettevano tassisti, autisti e passeggeri di autoveicoli, nella fascia di popolazione maggiormente esposta a questa classe di cancerogeni.
Quanto ha influito la minore esposizione a cancerogeni ambientali dell’intera popolazione
genovese, negli ultimi 15 anni, sulla loro salute?
Una prima risposta è già stata data: in concomitanza con la chiusura della cokeria (febbraio 2002) sono drasticamente diminuite le concentrazioni di ossidi di carbonio, ossidi di zolfo, polveri, IPA e benzene, nelle zone del quartiere più frequentemente sotto vento a questo impianto, e i giovani (da 0 a 14 anni) che abitavano in queste zone, hanno visto ridursi la loro necessità di andare in ospedale per problemi respiratori (Casella, Garrone et al. 2005).
Tenendo conto dei lunghi tempi di latenza dei tumori (10-15 anni dall’esposizione), sono maturi i tempi per verificare se a Genova sia diminuita l’incidenza dei tumori maggiormente correlati all’inquinamento dell’aria (tumori polmonari, leucemie). Se questo dato fosse accertato, non si tratterebbe di una novità, in quanto negli Stati Uniti, in una situazione molto simile alla nostra, dopo 20 anni dalla chiusura di una acciaieria la mortalità per tumore polmonare si è ridotta (Laden, Schwartz et al. 2006).
In quale modo la Chimica Ambientale può contribuire oggi a migliorare la qualità di vita dei Liguri?
La descrizione di alcuni studi avviati dal Servizio di Chimica Ambientale dell’IST può meglio illustrare le opportunità che questo laboratorio di ricerca e il Dipartimento di Epidemiologia e
Prevenzione dell’IST possono offrire alla comunità ligure.
Il primo studio effettuato è quello che sta valutando lo specifico contributo delle diverse fonti che emettono Composti Organici Volatili (COV) all’inquinamento che si registra nel territorio di Multedo, a Genova. Tra le fonti di COV presenti in questo territorio (traffico veicolare, aeroporto, porto petroli, movimentazione di prodotti raffinati) quale è quella che inquina di più? Quanti e quali abitanti, in base alla loro residenza, subiscono questo inquinamento? Chi è più esposto a COV, ha un maggior rischio di tumori al cervello?
A tutte queste domande può dare risposta un metodo analitico e di elaborazione dei dati messo a punto dai ricercatori del servizio di Chimica Ambientale che, in base alla diversa composizione chimica dei COV, risale alla fonte che li ha emessi, una sorta di “impronta digitale chimica”.
Su richiesta del Comune di Cairo Montenotte (SV), un simile studio sarà avviato nel 2011 per verificare sperimentalmente quale è l’area d’impatto della locale cokeria e per quantificare il suo specifico ruolo sull’inquinamento dell’aria del territorio circostante. Entrambi questi studi forniranno al decisore politico informazioni utili per operare le scelte più efficaci a tutela del lavoro e della salute dei cittadini.
L’ultimo studio che vede impegnato il Servizio di Chimica Ambientale riguarda un argomento
che erroneamente è considerato di “nicchia” nel panorama della tutela della salute dei Liguri: l’esposizione a fumo di legna nell’entroterra ligure, dove stufe a legna sono normalmente utilizzate per il riscaldamento domestico. Il progetto denominato “Legno Amico”, realizzato in collaborazione con i centri di educazione ambientale dei Parchi Regionali, si pone tre obiettivi: misurare, dentro e fuori casa, l’esposizione a benzene prodotto dalla combustione della legna, individuare gli eventuali errori nella realizzazione e gestione di questi impianti termici, fornire alle famiglie le informazioni utili per ridurre la loro esposizione a benzene e agli altri composti tossici che si formano durante la combustione della legna.
Il primo progetto pilota di “Legno Amico”, condotto in Val D’Aveto, ha fornito l’indicazione che
buone pratiche di gestione delle stufe e dei caminetti a legna possono dimezzare l’inquinamento dell’aria che si registra nelle abitazioni. È un risultato da non sottovalutare, in quanto sono alcune decine di migliaia i Liguri che risiedono nei 156 comuni montani e che normalmente usano la legna come combustibile domestico, e proprio quest’anno (2010) l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha qualificato il fumo di legna come probabile cancerogeno per l’uomo(IARC 2010)."
N.B. “L'ARS, Agenzia Regionale Sanitaria, della Regione Liguria è stata costituita con la legge regionale n. 41 del 7 del dicembre 2006, "Riordino del Servizio Sanitario Regionale", ed ha iniziato le sue attività nel settembre del 2007 dopo la delibera della Giunta Regionale che ne ha nominato il Direttore Generale. L'ARS si inserisce nella rete delle Agenzie Regionali (12) già presenti in altre regioni, a partire dal 1995. Le regioni che già dispongono di una Agenzia sanitaria sono: Puglia, Lazio, Toscana, Piemonte, Marche, Campania, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Abruzzo,Veneto, Sardegna.
Attualmente l’ARS è commissariata “in ragione del profondo intervento riorganizzativo di cui l’Agenzia dovrà essere oggetto a partire dal mese di giugno 2010…”
Al netto di questa assurdità, un’Agenzia nuova di pacca che nel giro di tre anni dalla nascita viene commissariata, l’ARS dovrebbe realizzare tutti quei servizi, studi e ricerche utili a delineare un quadro sanitario regionale di riferimento per l’assunzione di decisioni, ad esempio, come quelle relative al rilascio dell’AIA alle Centrali elettriche liguri. (per dettagli vedere qui).

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