lunedì 18 luglio 2011

S. Settis: i benpensanti e chi pensa per loro (conto)

Se gli intellettuali italiani decidono di cambiare il loro linguaggio, abbandonando riferimenti e approfondimenti troppo ricercati e che allontanerebbero i più, allora vuol dire che la misura è davvero colma. E che la cultura può essere davvero rivoluzionaria.

Salvatore Settis su Repubblica oggi così definisce i "benpensanti": quelli che non pensano, convinti come sono che qualcuno deve pur averlo fatto per loro, e perciò sposano all`istante qualsiasi banalità, purché abbia l`aria "rispettabile" e "condivisa", e sia comunque ready made, per non perder tempo e passare ad altro.

A Bersani, che cita «Non possiamo accettare l`idea che il processo decisionale venga bloccato da frange violente. Quello che è successo in Val di Susa è spiacevolissimo ma non si possono fermare i cantieri», e a tutti noi chiede: 

Lasceremo in mano ai "benpensanti" le regole del gioco? 
Quanto si può alzare lavoce in un corteo, che cosa si può scrivere negli striscioni, quanto ci si può avvicinare a una recinzione? 
Perché, invece, non riportare sulla scena le virtù civili dell`indignazione? 
Dobbiamo sperare solo nello sguardo profetico dei vecchi, José Saramago che pretende la parola "indignato" sulla propria pietra tombale, Stéphane Hessel che col suo grido Indignez-vous! scuote la Francia? 
I giovani italiani, indignati perché condannati dalla "macelleria sociale" in atto a scegliere fra disoccupazione e emigrazione, hanno diritto a un po` di rabbia, almeno quanto gli indignados di Spagna? 
O la loro protesta sarà accettabile solo se edulcorata e mediata da un qualche partito? 
E perché i partiti non riescono (più) a farsene interpreti, e sanno solo esortare alla calma? 
Non sarà stata, invece, l`indignazione dei cittadini a vincere il referendum del 12 giugno?

L'intero articolo, da non perdere, è disponibile qui e ci riguarda tutti, cittadini e politici; continua:

La reazione difensiva dei politici (da destra a sinistra) non sorprende. "Lasciateci lavorare", essi dicono in sostanza: con l`implicazione perversa che i cittadini non possono e non devono interloquire nei "processi decisionali" se non ponendo disciplinatamente nell`urna schede predeterminate dagli apparati di partito. E quando dai cittadini vengono proteste e proposte (non sempre ingenue), anziché discuterle nel merito, il politico di mestiere tende a dichiarare con sufficienza che "ci vuol ben altro". Benpensantismo e benaltrismo sono fratelli siamesi: due modi di espropriare il cittadino dei propri diritti, di chiudersi nella stanza dei bottoni (e dei bottini) al grido di "Non parlate al manovratore".

Vi ricorda niente? 
Non è ciò che sta facendo il sindaco della Spezia, ignorando e anzi sbeffeggiando i cittadini che aderiscono al Comitato SpeziaViaDalCarbone? E a quelli che nel 1990 hanno votato e vinto il referendum per la chiusura della Centrale Enel? Ignorando le loro richieste e le loro proposte? 
Dovremo continuare ad essere una città di benpensanti? 
E anche noi che benpensanti non siamo, dovremo continuare ad essere politicamente corretti? Ben sapendo  che siccome siamo molto oltre la politica, quella della polis, allora dobbiamo andare molto oltre il politicamente corretto?
Leggano e riflettano, se ne hanno modo e strumenti, quelli, benpensanti e benaltristi, che accorrono a sentire (senza ascoltarlo) Settis al Festival della Mente.

1 commenti:

Daniela Patrucco ha detto...

E' ufficiale: abbiamo un sindaco virtuale!
Avevamo avuto un sospetto...
http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cronaca/Il-sindaco-Federici-sbarca-su-Facebook-89563.aspx