venerdì 29 luglio 2011

L’assessore e la centrale Enel: prima di parlare bisogna informarsi!


L’Assessore all’Ambiente del Comune della Spezia ha risposto alle questioni poste dal Sindaco di S. Stefano Magra relativamente alla nuova autorizzazione (la c.d. AIA) della centrale enel.

L’assessore spezzino nel rispondere al Sindaco Mazzanti di S. Stefano Magra fa alcune affermazioni.
La prima. Afferma l’assessore: “ Mazzanti, dovrebbe sapere bene che, all’interno delle procedure per l’Autorizzazione Integrata Ambientale, non sono gli enti territoriali a decidere collocazione o smantellamento di una centrale. Così come non ne determinano la potenza e il tipo di combustibile da usare. Sono scelte di politica energetica nazionale” .

E’ vero quello che scrive l’assessore? Ragiono da tecnico del diritto ambientale.



E’ vero che la procedura di AIA non entra nel merito della collocazione nel caso in cui la centrale dovesse essere costruita oggi, questo è compito della VIA come affermato dal parere del Consiglio di Stato. E’ chiaro però che la centrale enel è già esistente quindi questo aspetto è totalmente ininfluente e costituisce una argomentazione politichese inventata dall’assessore che ovviamente non ha mai letto il suddetto parere del consiglio di stato.

Quindi l’unica affermazione vera dell’assessore è fuori tema mentre tutto il resto è falso! Vediamo perché.

L’AIA PUÒ CONTENERE LIMITI ALLA POTENZA DELLA CENTRALE E ALLA QUANTITÀ/QUALITÀ DEL COMBUSTIBILE

Iniziamo da cosa può contenere la autorizzazione integrata ambientale, secondo l’assessore non può riguardare potenza e tipo di combustibile. Se fosse vera questa sua affermazione l’assessore ci dovrebbe spiegare:
1. perché nella domanda di AIA deve essere indicata anche la portata dell’impianto (lettera a) comma1 articolo 29ter dgls 152/2006)?
2. perché nella domanda di AIA enel deve presentare tra l’altro i seguenti dati: le materie prime e ausiliarie, le sostanze e l'energia usate o prodotte dall'impianto (lettera b) comma 1 articolo 29ter dlgs 152/2006)?
3. perché tra le considerazioni per determinare le migliori tecnologie applicabili alla centrale ci debbano essere anche il consumo e natura delle materie prime ivi compresa l'acqua usata nel processo e efficienza energetica (punto 9 allegato XI parte II al dlgs 152/2006)?

D’altronde basterebbe che l’Assessore si fosse sforzato di guardare le AIA rilasciate ad altre centrali termoelettriche e avrebbe notato che tra le prescrizioni ci sono anche quelle relative alla capacità produttiva; così a titolo di esempio l’AIA della centrale Enel di Pietrafitta prevede tra le prescrizioni, citiamo testualmente, : “ La centrale dovrà essere esercita nel rispetto dell’assetto impiantistico e della capacità produttiva dichiarati nella domanda di AIA”.

Ma ancora più interessante per dimostrare l’assoluta infondatezza della tesi dell’assessore è un'altra AIA: quella della centrale termoelettrica di Fiume Santo (Sardegna) della società E.ON Produzione SpA.
Questa AIA all’inizio delle prescrizioni (pag 47 del rapporto istruttorio della Commissione AIA) afferma testualmente “Il Gestore dovrà attenersi alla capacità produttiva dichiarata in sede di domanda di AIA ed è autorizzato all’utilizzo dei seguenti combustibili, ovvero combustibili più puliti, definiti nelle caratteristiche merceologiche ai sensi delle normative vigenti”. Cioè si individuano combustibili primari ma anche secondari meno inquinanti del carbone a seconda delle problematiche gestionali dell’impianto.

Quindi è chiaro da quanto sopra che in un AIA ci si può occupare anche di qualità e quantità dei combustibili e di potenza ovvero capacità produttiva dell’impianto, certo il tutto andrà dimostrato ma se ad esempio il Comune della Spezia, invece che cazzeggiare con le dichiarazioni politichesi, emanasse un parere sanitario che dimostrasse la incompatibilità dell’uso prevalente del carbone nella centrale allora potrebbero essere imposti limiti produttivi e combustibili più puliti. D’altronde questo era possibile anche precedentemente alla disciplina dell’AIA, l’assessore ha la memoria corta e non ricorda l’accordo che fu fatto negli anni 80 sulla centrale di Spezia riguardava proprio quantità e qualità dei combustibili, certo erano altri tempi l’accordo non era un granché e la normativa era molto permissiva con l’Enel ma il principio era valido anche allora e lo è ancora più oggi che la normativa permetterebbe di imporre vincoli pesantissimi alla centrale.

D’altronde a conferma ulteriore di quanto sopra si veda quanto previsto dalla lettera i) comma 1 articolo 29ter dlgs 152/2006 secondo la quale la domanda di AIA deve contenere anche le eventuali principali alternative prese in esame dal gestore. Per capire cosa si intenda per alternative consiglierei all’assessore di leggersi l’allegato al Decreto Ministeriale 1/10/2008 (Emanazione di linee guida in materia di analisi degli aspetti economici e degli effetti incrociati per le attività soggette ad AIA). Ebbene questo decreto tra le altre cose prevede che le alternative siano valutate secondo gli effetti ambientali incrociati (Cross-Media Effects) cioè poter valutare l’effetto dovuto contemporaneamente a più inquinanti che rilasciano in uno stesso o più corpi ricettori (in questo caso il nostro territorio). L’obiettivo metodologico dei Cross-Media è quello di fornire, in questi casi più complessi, una guida alla scelta dell’opzione migliore sotto il profilo ambientale fra le tecniche o le tecnologie che in alternativa possono essere implementate in un contesto di rilascio dell’AIA.


L’AIA PUÒ IMPORRE LO SMANTELLAMENTO DELLA SEZIONE A CARBONE SE SI DIMOSTRA INCOMPATIBILE CON LA SALUTE E L’AMBIENTE SPEZZINO

Ma l’assessore si avventura anche in una dichiarazione ulteriore, anche questa non fondata, afferma l’assessore che attraverso l’AIA non si può imporre lo smantellamento della centrale. Lo smantellamento dell’intera centrale forse no ma quello delle sezioni più inquinanti sicuramente si. Anche qui ci soccorre l’AIA di Fiume Santo secondo la quale il gruppo a carbone da 400 MW potrà funzionare solo per altri tre anni, a potenza ridotta e poi andrà chiuso. Citiamo ancora l'AIA della centrale di Fiume Santo non perchè la condividiamo in toto visto che poi l’autorizzazione prevede la realizzazione di una nuova sezione a carbone sia pure di concezione totalmente nuova con limiti di emissione inferiore alla legge, ma perchè appunto dimostra che a certe condizioni l'AIA può arrivare ad imporre da subito la chiusura di sezioni a carbone. Quindi se il Comune di Spezia invece che cazzeggiare con dichiarazioni politichesi, emanasse un parere sanitario che dimostrasse l’incompatibilità dell’attuale sezione a carbone con il sito spezzino questa potrebbe essere chiusa ovviamente, nel caso spezzino, senza aprirne un'altra nuova visto che resterebbero le due sezioni a gas.


CONCLUSIONI ALLA PRIMA AFFERMAZIONE DELL’ASSESSORE

Se l’AIA può occuparsi di potenza, qualità dei combustibili e alternative di gestione della centrale, Regione, Provincia e Comune possono chiedere prescrizioni in tal senso. Certo la Commissione AIA può non accettarle ma dovrà farlo a maggioranza (nella Commissione ci sono anche i tecnici degli enti locali) e dovrà soprattutto motivarlo da un punto di vista tecnico. E se non lo motiva bene il Decreto del Ministro sarà impugnabile sotto il profilo della legittimità. Quindi la domanda è perché l’assessore, ma il discorso vale anche per Provincia e Regione Liguria, non fa lavorare i suoi tecnici (valenti certamente ma dipendenti dagli indirizzi politici delle amministrazioni che li hanno incaricati o di cui sono dipendenti) per proporre prescrizioni su potenza, qualità combustibili, alternative tecnologiche impiantistiche e gestionali? E’ un mistero della politica politicante.


L’assessore pone altre 2 questioni in polemica con il Sindaco di S. Stefano Magra.

IL CDR NELLA CENTRALE CHI LO VUOLE VERAMENTE?

La prima. Afferma l’assessore che è contenta che il Sindaco di S. Stefano Magra si sia schierato contro l’uso del CDR nella centrale Enel. Bene l’assessore dimentica un piccolo particolare che al di la di quello che può pensare lei individualmente, l’amministrazione di cui fa parte come peraltro quasi tutti i comuni della Spezia ha accettato il famoso protocollo Acam - Hera dove si prevede esplicitamente che il cdr prodotto dall’impianto di Saliceti finisca nella centrale Enel e si invita la nuova società di gestione dell’impianto (la c.d. newco2), che nascerà dopo la fusione con Hera, a promuovere con Enel verifiche tecniche per adeguare la centrale alla possibilità di bruciare cdr. Ora come è noto il Comune di Spezia è largamente l’azionista maggioritario di Acam e quindi verrebbe da chiedersi dove era l’assessore quando questo protocollo veniva sottoscritto? D’altronde sulla confusione del Comune di Spezia su questo punto abbiamo già scritto qui

LA RIDUZIONE DEL 50% DELLE EMISSIONI DELLA CENTRALE PROPOSTA DAL COMUNE: UNA IPOTESI CONFUSA E PERICOLOSA
La seconda. L’assessore ritorna sulla famosa riduzione del 50% delle attuali emissioni della centrale. Abbiamo spiegato che a nostro avviso la riduzione del 50% doveva essere già stata applicata dal 2006 , lo abbiamo spiegato qui.
Siamo estremamente convinti di questa tesi ma anche se avessimo torto cambierebbe poco rispetto alla attuale discussione, la riduzione del 50% dovrà comunque, per legge, entrare in vigore entro il 2013, quindi entro due anni al massimo. Quindi la centrale dovrà comunque adeguarsi fin d’ora a questi limiti altrimenti rischia di dovere tra due anni andare ad una nuova autorizzazione integrata ambientale per sopravvenuta modifica della normativa (articolo 29 octies dlgs 152/2006). Ma il problema che l’attuale sezione non è in grado così come è ora concepita di adeguarsi a questi limiti se non con una sua totale ristrutturazione che curiosamente non vogliono (pur partendo da posizioni diverse) sia il Comune che l’Enel. Allora il rischio è una applicazione restrittiva del caso Fiume Santo alla centrale spezzina e cioè una AIA che per la sezione a carbone fissi limiti in deroga a quelli che entreranno in vigore tra due anni sin d’ora, con un di più negativo per noi che a differenza di Fiume Santo qui non si prevederebbe la chiusura tra tre anni del gruppo a carbone. Per cui, considerato che i termini di durata delle AIA sono ordinatori, rischiamo di beccarci per altri 5-8 anni ma forse anche di più un gruppo a carbone che brucia quantità enormi (1.300.000 tonnellate) con limiti di emissione non lontani da quelli attuali, senza tecniche adeguate per abbattere i microinquinanti organici ed inorganici e soprattutto le polveri ultrafini non captate da alcun filtro anche quelli più moderni.

Allora caro assessore non sarebbe il caso di impegnarsi un po’ di più per provare a chiudere oggi la partita del carbone nella nostra città e risparmiare ai cittadini spezzini altri 10 anni di emissioni inquinanti che si andranno a cumulare a quelle del traffico, del porto e di tutte le altre fonti inquinanti?

LA CONVENZIONE SOCIO ECONOMICA TRA ENEL ED ENTI LOCALI
L’assessore dimentica che il suo Sindaco si era impegnato in campagna elettorale ad applicare alla convenzione con Enel in vista dell’AIA i criteri della Direttiva europea sul risarcimento del danno ambientale. Bene quei criteri se applicati al caso spezzino dovrebbero comportare che la convenzione abbia come obiettivo la riduzione dell’inquinamento della centrale e del suo impatto sul territorio e non interventi esterni ad essa come la cessione di aree, il teleriscaldamento (che consolida la presenza del carbone in centrale) o i tetti fotovoltaici che non ridurrebbero di per se le emissioni della centrale. Su questo tema della convenzione torneremo con una apposita analisi.

GLI ALTRI COMUNI HANNO DIRITTO DI ESSERE COINVOLTI NELLA PROCEDURA DI AIA
Infine la questione del coinvolgimento degli altri Comuni nella trattativa per il rilascio dell’AIA, per l’emanazione del parere sanitario e per la convenzione sulle ricadute economiche alla luce della nuova AIA. Ora nonostante i toni sgarbati dell'assessore se noi andiamo a vedere come viene applicata l’AIA nelle altre Regioni ( ad esempio emilia romagna) noi vediamo che al momento della presentazione della domanda di AIA devono essere valutate a cura dell’autorità competente l’esistenza di impatti ambientali anche in Comuni diversi da quelli che vedono la presenza della centrale. D’altronde la giurisprudenza amministrativa sul concetto di amministrazione interessata a partecipare a procedimenti a rilevanza ambientale ha individuato i seguenti criteri:
- la situazione geomorfologica del territorio interessato dall’opera progettata
- potenziali inquinamenti aree attigue tenuto conto della mappatura delle falde e senza dimenticare la possibilità di dispersione degli inquinanti
- la compatibilità degli insediamenti e della destinazione urbanistica delle aree limitrofe con l'impianto in fase di autorizzazione e/o costruzione.
Quindi Regione, Provincia e Comune della Spezia avrebbe dovuto politicamente e potuto giuridicamente coinvolgere fin dall’inizio gli altri Comuni interessati creando un gruppo inter-enti che supportasse la partecipazione dei prime tre enti ai lavori istruttori della Commissione AIA e alle future conferenze dei servizi per il rilascio dell’AIA.


Tutto quanto sopra viene bellamente rimosso dall’assessore a conferma della superficialità con cui ha risposto al Sindaco di Santo Stefano Magra.

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