Quello della partecipazione è un tema molto dibattuto su SpeziaPolis: implicitamente, per denunciarne l'assenza anche quando evocata in maniera retorica se non abusiva; esplicitamente in tutti i casi in cui i c.d. processi partecipativi sono sviliti o ignorati anche dove previsti da specifiche norme.
Della Legge sulla Partecipazione in vigore in Toscana abbiamo avuto modo di trattare qui, qui e, spesso anche citandola come "buona pratica", in tutte le occasioni in cui abbiamo ragionato in varia forma di pianificazione territoriale.
Poichè evidentemente tutto è perfettibile, esponenti e studiosi di spicco della "cultura della partecipazione" hanno sottoscritto un appello teso a dare piena applicazione a detta Legge, anche per consentirne una reale valutazione in vista della sua scadenza ed eventuale riproposizione.
Il testo dell'appello:
PER IL DIBATTITO PUBBLICO SULLE GRANDI OPERE.
UN APPELLO ALLA SOCIETA’ E ALLA POLITICA TOSCANA PER DARE PIENA
ATTUAZIONE ALLE DISPOSIZIONI DELLA LEGGE SULLA PARTECIPAZIONE.
ATTUAZIONE ALLE DISPOSIZIONI DELLA LEGGE SULLA PARTECIPAZIONE.
La Toscana può e deve rivendicare, con orgoglio, di essere oggi una delle regioni che si pone sulla frontiera più avanzata dell’innovazione democratica, con esperienze che, per il loro numero e la loro qualità, hanno pochi altri esempi anche in campo internazionale. La legge regionale sulla partecipazione, n.69 del 2007, e le altre normative regionali che prevedono procedure partecipative, rappresentano un patrimonio da valorizzare e sviluppare. Dall’autunno 2008, quando si è avviata l’applicazione della legge, si sono svolti circa 80 processi partecipativi sostenuti dalla legge regionale; e ad essi vanno aggiunti molti altri processi promossi autonomamente, con proprie risorse, dai Comuni (in particolare, nell’ambito dei processi di governo del territorio). Insomma, il termine “laboratorio”, a volte abusato, si addice perfettamente all’esperienza toscana, come dimostra peraltro la crescente attenzione che ad essa viene rivolta in campo nazionale e internazionale e nella comunità accademica: una storia di “successo” e di “buona pratica”, a cui purtroppo non tutto il mondo politico e istituzionale regionale, e lo stesso sistema dei mass media, ha dedicato finora un’adeguata attenzione.
Questa vicenda, oggi, è giunta comunque ad un passaggio cruciale: la stessa legge 69, con una scelta coraggiosa e innovativa, ha previsto una clausola di “auto-dissolvenza”, ossia la legge stessa cesserà di operare nel dicembre 2012, se non viene approvata nuovamente. E la legge stessa prevede che si apra una fase di valutazione sugli effetti che essa ha avuto e sulle modifiche che è opportuno introdurre. Questo lavoro è stato già positivamente avviato, sotto l’impulso dell’Assessorato regionale alle riforme istituzionali e alla partecipazione, e potrà trovare nei prossimi mesi ulteriori momenti di confronto e di dibattito, coinvolgendo in primo luogo gli enti pubblici territoriali e le associazioni che hanno sperimentato l’attuazione della legge.
La legge 69 ha certamente bisogno di una “manutenzione ordinaria”, in alcuni suoi meccanismi, o anche di modifiche più incisive; ma ha anche bisogno, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, di essere pienamente applicata, anche per quanto riguarda quei dispositivi, come il Dibattito Pubblico Regionale, che fino ad oggi non sono stati ancora sperimentati. Ve ne sono oggi le condizioni e si presenta anche un’occasione precisa: la recente approvazione della Variante al Piano di Indirizzo Territoriale, relativa al Parco della Piana fiorentina e alle ipotesi di qualificazione dell’aeroporto, prevede esplicitamente che “ai fini dell’esame dei progetti aventi ad oggetto la qualificazione dell’aeroporto di Firenze-Peretola sono assicurati la promozione e l’espletamento delle forme più idonee di partecipazione della cittadinanza alla discussione pubblica in ordine ai presupposti, ai contenuti progettuali, ai criteri ed alle modalità della loro valutazione”. Senza entrare nel merito della questione, riteniamo che un Dibattito Pubblico, opportunamente adattato al caso e alle questioni in discussione, possa essere la modalità più opportuna per individuare una soluzione condivisa ed efficace per questo importante snodo problematico delle politiche infrastrutturali della Toscana.
Come oramai è dimostrato da innumerevoli esperienze, non è la partecipazione a rallentare o impedire tempestive decisioni: al contrario, come tutte le vicende più complesse registrate in Toscana in questi anni dimostrano, è la partecipazione che le può sbloccare, visto che, quasi sempre è proprio l’assenza di un’effettiva e strutturata discussione pubblica a rendere più difficile una decisione.
Il nostro appello è rivolto a chi governa in Toscana e a tutti coloro che nella società hanno a cuore le scelte pubbliche e la loro capacità di risolvere i problemi collettivi. Auspichiamo che le politiche e le strategie istituzionali promosse in questi anni vengano confermate e rafforzate: la Toscana, terra di antiche tradizioni civiche, deve restare una frontiera avanzata del pensiero e della pratica democratica.
Umberto Allegretti Università di Firenze.
Roberto Bin Università di Ferrara
Luigi Bobbio Università di Torino
Pierangelo Isernia Università di Siena
Rodolfo Lewanski Università di Bologna
Alberto Magnaghi Università di Firenze.
Massimo Morisi Università di Firenze
Giancarlo Paba Università di Firenze.
Luigi Pellizzoni Università di Trieste

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