Francamente non so da dove cominciare. Facciamo che ripropongo gli stimoli che mi spingono a scrivere questo post, nella successione in cui mi si sono presentati stamani:(la Repubblica)
Pedofilia e droga, arrestato parroco.
L'ira di Bagnasco: "Sono venuto, cari amici, a condividere lo sgomento e il dolore del cuore, insieme alla vergogna e alla totale disapprovazione se le gravi accuse risultassero confermate." “Siamo vicini alla comunità ferita e alle eventuali vittime offese da azioni indegne”
Le dichiarazioni dei parrocchiani: “Da lui non mandavamo bambini" "Quando è arrivato tredici anni fa ci ha dato l’impressione di essere un po’ diverso, ma si dava da fare". "Se da anni in questa chiesa non ci sono più bambini ci sarà un motivo. Era sempre in giro a strusciarsi." "Quando l’abbiamo saputo ci è cascato il mondo in testa, è un uomo preciso e molto perbene."
Sentimenti provati: sgomento, indignazione, rabbia per l'ipocrisia del clero e dei parrocchiani che non denunciano e non si ribellano
"Il vescovo della Spezia, monsignor Francesco Moraglia, ha imposto un “giro di vite” nell’avvicinamento dei fedeli al cuore del culto: porte aperte per chi vive come vuole, libero di entrare a pregare, ma attenta selezione nella gestione della comunità pastorale, perché chi non segue le regole del suo stesso credo non abbia accesso ad un ruolo che dovrebbe essere di esempio. Il vescovo, noto per il suo rigore intellettuale, ha incontrato i parroci, ed è stato molto chiaro."
Sentimenti provati: non mi è molto chiaro se il "ruolo di esempio" è quello dei parroci o quello dei fedeli: cos'è la comunità pastorale, quella dei preti o quella dei fedeli? Proseguo la lettura:
"Se una persona non mostra di credere veramente, allora è inutile che il sacerdote si presti ad affidare incarichi delicati, come quello di assistere la famiglia nell’educazione cristiana del figlio, attraverso il battesimo o la comunione. Se un uomo o una donna vivono da conviventi, non uniti dal vincolo matrimoniale, è inopportuno che il sacerdote affidi proprio a loro la lettura di un passaggio biblico dall’altare, durante la liturgia: passaggio nel quale, magari, viene esaltata la castità e la fedeltà matrimoniale.L’ammonimento del monsignore ha previsto anche una “auto certificazione” da parte dei padrini e delle madrine, chiamati da oggi a firmare un impegno scritto, nel quale dichiarano di vivere secondo le regole della Chiesa. In concreto: essere sposati, non tradire, non vivere da conviventi, non essere omosessuali che vivono con persone dello stesso sesso, non comportarsi in modo scandaloso."
Sentimenti provati: sollievo. Nessuno potrà più venire a chiedermi di essere testimone di nozze (in chiesa) o madrina. Stupore, furore, rabbia, indignazione: ma come, quotidianamente, da decenni e ancora ieri, centinaia di preti nel mondo si sono resi responsabili di abusi nei confronti di minori e non, che hanno intimidito, fagocitato e sottomesso facendosi forti della loro "supposta superiorità morale"; quotidianamente leggiamo sui giornali di preti, indagati per abusi, che vengono "trasferiti", a titolo cautelativo, sino a quando le loro responsabilità non saranno "eventualmente" accertate; quotidianamente leggiamo che la "comunità pastorale" (ora ho capito qual'è la comunità pastorale) aveva dei sospetti; i bambini mica ci andavano; era un po' strano, effettivamente...
E il vescovo Moraglia? "noto per il suo rigore intellettuale" invita caldamente i parroci ad una "attenta selezione della comunità pastorale"? a dire che io, non sposata (e per questo, secondo loro, non fedele e indegna), sono più pericolosa di un prete pedofilo e cocainomane? che io, non sposata, non seguo le regole della chiesa? Io non seguo le regole della chiesa, vero, e infatti ne sono fuori.
Mi piacerebbe, allo stesso modo, che chi è nella chiesa e non segue le regole del "contratto sociale", fosse fuori dalla società; quantomeno messo in condizioni di non nuocere. Allo stesso modo, mi piacerebbe vedere meno ipocrisia nella "comunità pastorale".
C'è un antefatto.
La settimana scorsa, a Spezia, ho partecipato ad un funerale in occasione della morte di una vecchia signora; normalmente aspetto fuori della chiesa ma faceva molto caldo e la chiesa era fresca. Il sacerdote, che doveva avere circa quarant'anni, ha iniziato la sua omelia con un attacco molto violento alla società consumistica, che non ha tempo di pensare alla morte; ha ricordato le (a suo dire) oltre 30 vittime della RU486, l'ultima delle quali (sempre a suo dire) una ragazza di 16 anni scomparsa recentemente.
Ha osannato alla quindicina di vecchiette presenti, compagne di rosario della signora scomparsa e meritevoli di recitarlo tutti i giorni. Finita l'omelia, recitando alcune preghiere "standard", mi sono accorta che le modificava inserendo degli incisi che le attualizzavano facendo riferimento a "noi peccatori" (tipo "i tre ladroni forse neppure peggiori di tanti di noi"). Anche quando è sceso ad incensare la bara, ho visto una persona emotivamente alterata, in uno stato fortemente ansioso.
Inutile dire che per tutto il tempo ho importunato il mio vicino con domande in virtù delle quali ho capito che:
Non si trattava del parroco, ma del "curato"; che no, i bambini con lui non ci vanno; che sì, effettivamente è un po' strano ma la messa di solito non la fa lui; che sì, è sempre stato uno strano anche prima di farsi prete.
All'uscita dalla chiesa, i commenti erano tutti per il sacerdote e tutti confermavano le mie sensazioni di "miscredente", solo che quella era la sua "comunità pastorale".
Certo non è che siccome "uno è strano" dev'essere etichettato, ci mancherebbe. Ma mi pare interessante la dinamica per la quale la maggioranza della comunità pastorale tollera in silenzio un comportamento che non condivide; tollera ed ascolta una persona di cui evidentemente non ha stima e anche poca fiducia; continua, nonostante tutto, ad accompagnare i bambini in quella chiesa, ma non li lascerebbe soli con quel prete. Chissà se almeno cercheranno di spiegare a quei ragazzi che, a volte, anche i preti possono sbagliare? se e in quale maniera cercheranno di metterli in guardia? come spiegheranno la contraddizione insita nella necessità di "guardarsi da chi ti dice ciò che è giusto e ciò che non lo è"?.
Che dire? Più umiltà e meno ipocrisia da parte della chiesa? un po' di attenzione in più nella selezione delle
persone che devono accedere ad un ruolo che non solo deve essere di esempio ma ha la pretesa di sancire e insegnare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
persone che devono accedere ad un ruolo che non solo deve essere di esempio ma ha la pretesa di sancire e insegnare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Nanni Moretti, a proposito del suo film Habemus Papam e delle polemiche che lo accompagnano ha recentemente dichiarato: "Basta con la politica, il mio papa non è quello vero". Peccato davvero.


5 commenti:
Il parroco che sospettò di lui già diciassette anni fa
“Avvertii la Curia e i genitori, non mi ascoltarono”
GENOVA - Don Piercarlo Casassa l’allarme lo aveva
lanciato già 17 anni fa, quando don Riccardo era il suo
vice parroco a Recco, comune alle porte di Genova.
«I genitori degli scout e dei lupetti mi avevano segnalato
che aveva un atteggiamento morboso nei confronti
dei ragazzi. Avevo avvisato la Curia che non era
adatto alla pastorale dei giovani e al sacerdozio, mi dispiace
dire oggi che avevo ragione». Don Casazza ora
è in pensione, ma ricorda bene tante circostanze e
quel curato. «Si alzava tardi, la sera usciva spesso: ne
avevo parlato con i suoi genitori, ma non era servito a
nulla».
la repubblica di oggi
http://www.repubblica.it/esteri/2011/05/16/news/vaticano_pedofilia_considerare_leggi_civili-16307152/?ref=HRER2-1
"IN QUESTO momento c’è solo da fare silenzio e da vergognarsi — bisbiglia
don Andrea Parodi — perché tutta
la categoria ci fa una brutta figura
». la repubblica GE
Siamo davvero ad una svolta!!!
"Paradossalmente, gli altri amici del parroco erano i fedeli
della parrocchia. Un gruppo
di residenti, perlopiù pensionati,
che apprezzavano don Riccardo
per il suo rigore — era un tradizionalista, vestiva sempre l’abito talare, cultore della messa in latino, severo e puntiglioso nei rapporti con il “gregge” — e che anche di fronte al diffondersi delle prime notizie hanno continuato a difenderlo."
la Repubblica
Don Elio Bertone, parroco di Borghetto Vara, licenziato dal vescovo Moraglia in nome, presumibilmente, del suo "rigore intellettuale".
"CREDEVO che il vescovo sarebbe stato contento della mia opera pia. Ci credevo davvero. Ingenuamente, ero convinto di preparargli una bella sorpresa, qualcosa di buono per i
bambini che soffrono.
Invece no.
Quando ha saputo, è stato tutto diverso.
E’ stata per me una sorpresa terribile, e un dolore indescrivibile, essere accusato di aver violato non so come il diritto canonico, per non aver chiesto il permesso.
Ma erano soldi di famiglia: nulla ho preso alla
chiesa, per la fondazione benefica che ho realizzato.
Nulla, per me. Eppure, come se avessi commesso
chissà quale torto, sono stato costretto a farmi da parte, dopo 56 anni di sacerdozio. E non capisco, non riesco a capire dove ho mancato: ma affronto la sofferenza con cristiana serenità. E con la fede."
Posta un commento