
In una riunione del Tavolo di concertazione del PRP di cui abbiamo già trattato qui
OBIETTIVI DEL TAVOLO
Nell’articolo 1, relativo alle finalità generali del tavolo, si prevede esplicitamente "ampliamento del porto commerciale", quindi l’obiettivo principale del tavolo passa dalla definizione di un protocollo per l’approvazione/attuazione dei diversi ambiti del PRP (versione approvata quando nel Comitato c’eravamo io e Daniela a rappresentare gli ambientalisti) ad un semplice osservatorio sulla realizzazione delle fasi del PRP relative all’ampliamento del porto commerciale (versione attuale).
E’ un bel salto in avanti che introduce un obiettivo che non era nemmeno nell'odg approvato dal Consiglio Regionale quando ha promosso l’istituzione del Tavolo, infatti e non a caso nelle sue premesse, l'odg, faceva esplicitamente riferimento (citando peraltro la stessa legge regionale sui porti: legge regionale 9/2003) al bilancio ambientale e alla sostenibilità delle scelte contenute nel PRP. In coerenza con questo clamoroso voltafaccia rispetto alle reali finalità del Tavolo viene modificato l’articolo 3 del regolamento che è quello che definisce i compiti specifici del Tavolo, tra questi viene ora eliminato quello di “valutazione degli ambiti” di attuazione del PRP.
Quali conseguenze di questa ultima modifica? Più chiare di quelle che possono sembrare a prima vista. Quando gli ambientalisti, prima di perdersi nella loro confusione culturale e politica, presentarono la proposta di tavolo l’obiettivo centrale era quello di superare i limiti che il PRP aveva avuto sotto il profilo della valutazione di impatto ambientale (VIA) dei suoi contenuti. Si trattava quindi, al momento della attuazione degli ambiti in cui il PRP è articolato, di colmare questi limiti che avevano comportato una valutazione del PRP come una semplice sommatoria di progetti e non invece come un vero e proprio piano. Ma lasciamo parlare, anzi scrivere il Ministero dell’Ambiente in sede di giudizio di VIA: ““In relazione all’impostazione data al PRP di piano-quadro di pianificazione e non attuativo, per ogni fase di realizzazione dovrà essere prodotto uno studio da sottoporre a procedura di VIA secondo le norme previste dalle norme di legge vigenti in materia “. E aggiunge poi sempre il Ministero dell’Ambiente: ““Il potenziamento delle attività portuali previste dal PRP, in grado di determinare incremento degli inquinanti tale da determinare valori critici degli stessi, potrà essere realizzato subordinatamente alla concomitante riduzione di detti valori in altri ambiti operativi “. Quindi traducendo in pratica :
- gli ambiti di attuazione del PRP devono essere valutati sotto il profilo della sostenibilità come fossero strumenti urbanistici e non un insieme di progetti;
- bisogna valutare in particolare il rischio di impatto cumulativo che potrebbe determinarsi tra i diversi ambiti;
- di conseguenza bisogna adottare un metodo di valutazione dei primi due punti che garantisca gli obiettivi dati dal Ministero dell’Ambiente.
Il metodo, proprio perché siamo di fronte a strumenti urbanistici (piani per capirci), deve essere quello che mette a confronto scenari alternativi che meglio definiscano i contenuti degli ambiti perché come ha scritto il Ministero dell’Ambiente (vedi sopra) il PRP è un piano quadro di pianificazione non attuativo quindi non è una somma di progetti da realizzare a prescindere dal contesto generale in cui sono collocati e per la sostenibilità dei quali possono bastare misure ambientali per renderli più o meno sopportabili.
A suo tempo io e Daniela, in un documento apposito, avevamo indicato alcuni indicatori per definire il metodo di valutazione degli ambiti del PRP:
1. descrizione quali/quantitativa delle relazioni esistenti tra porto ed economica locale;
2. misurazione dell’impatto economico regionale e sovra regionale in virtù della presenza del porto;
3. definizione di modelli di simulazione per quantificare le variazioni di impatto economico e ambientale a seguito dei nuovi investimenti previsti a livello dell’ambito interessato e delle loro alternative. In particolare: 1) con riferimento alla misurazione dei costi per il sistema locale legati all’utilizzo portuale 2) alla misurazione degli squilibri (ed alle relative modalità di ricomposizione) per il sistema locale sia in termini di quantità di spazio destinato alle attività portuali che di compenso per l’uso dello stesso.
Tutto quanto sopra è stato spazzato via con la semplice eliminazione delle tre paroline “valutazione degli ambiti", complimenti a tutti coloro che hanno accettato questa modifica e complimenti ai furbini della Autorità Portuale che hanno proposto questa modifica sicuramente in combutta con i settori tecnici del Comune, il livello politico non è in grado purtroppo di soffermarsi su queste “sottigliezze” che poi come abbiamo visto sottigliezze non sono.
Ma andiamo avanti perché le sorprese nelle modifiche apportate a questo regolamento non sono finite.
MODALITÀ DI CONVOCAZIONE DEL TAVOLO
Nella versione precedente il tavolo poteva essere convocato da 1/3 dei componenti ora invece ne occorre la metà, quindi quorum più difficile da ottenere soprattutto da parte degli ambientalisti. Infatti i rappresentanti nel tavolo sono in tutto 21: nella versione precedente gli ambientalisti insieme con le circoscrizioni avevano 8 rappresentanti, quindi potevano, alleandosi, chiedere convocazioni del tavolo indirizzandone i lavori; con le modifiche apportate ciò non è più possibile perché ora, pur rimanendo 21 complessivi i membri del Tavolo, gli ambientalisti e le circoscrizioni al massimo possono arrivare a 5 voti nel Tavolo quindi se la aritmetica non è un'opinione…….
COMMISSIONE TECNICA A SUPPORTO DEL TAVOLO
Nella Commissione Tecnica potranno essere rappresentati, anche per ambientalisti e circoscrizioni, solo professionisti di provato curriculum. Bene la competenza prima di tutto visto che questa Commissione dovrebbe svolgere il lavoro istruttorio per predisporre documenti di lavoro e di indirizzo da approvare da parte del Tavolo.
Ma c’è un problema e si chiama asimmetria informativa, è tipico dei conflitti ambientali soprattutto di quelli strategici relativi appunto a strumenti di pianificazione su scala vasta come un PRP. Asimmetria vuol dire che tra i soggetti confliggenti c’è una disparità di conoscenza e competenza che gioca certamente a sfavore dei cittadini , delle associazioni di volontariato e delle circoscrizioni, tutti soggetti che non hanno a disposizione risorse informative professionali a differenza delle istituzioni, degli imprenditori, delle organizzazioni di categoria. E’ chiaro che se si vuole far funzionare con serietà un percorso partecipativo strutturato bisogna compensare questa asimmetria. I modi per farlo sono vari, a cominciare da quello più semplice di mettere a disposizione risorse economiche e professionalità alle associazioni e circoscrizioni, ma non mi pare che nessuno sia stato proposto per il nostro povero Tavolo di confronto sull’attuazione del PRP.
Ora capisco che di colmare questa asimmetria non freghi nulla alla Autorità Portuale, agli operatori portuali, ai sindacati tutta gente che crede nella partecipazione come io credo a babbo natale. Ma che invece non freghi nulla ad un Sindaco che viene dall’Arci, ad un assessore all’ambiente che proviene dal movimento ambientalista è la dimostrazione di come il potere ottenebri le menti anche di chi dovrebbe averle più salde almeno per storia personale.
Insomma se si tratta di limitare la partecipazione dei cittadini si tira fuori la competenza professionale mentre le nostre amministrazioni sono piene di gente ignorante che non sa neppure di cosa sta facendo l'amministratore!
CONCLUSIONI
Il nuovo regolamento quindi dopo aver stravolto le finalità più importanti del Tavolo conseguentemente ne ha profondamente limitato le regole di rappresentanza e di funzionamento democratico, quando si dice il legame tra struttura e sovrastruttura!
1 commenti:
E fai bene a chiamarla farsa, già nel 2009 la chiamavamo rappresentazione, qui:
http://speziapolis.blogspot.com/2009/09/il-piano-regolatore-della-spezia.html
E tuttavia distanza di altri due anni con il tuo post dimostri che quel poco che era stato ottenuto con l'approvazione del regolamento del Tavolo (perchè era stato approvato)è stato vanificato.
Allora io mi chiedo, ancora:
- Quali soggetti organizzati partecipano alle riunioni del tavolo?
- Con quali modalità rendono partecipi i cittadini che rappresentano delle posizioni che hanno assunto in quell'ambito: cos'hanno detto, hanno votato il nuovo regolamento? c'erano? hanno protestato, fatto proposte alternative? Si sono accorti che li stavano fregando?
- Perchè non si è mai saputo nulla di questa storia? Perchè le associazioni non pubblicano gli atti, i verbali delle riunioni? Hanno tutte siti internet e mezzi per farlo.
- Perchè non pretendono il rispetto dell'accordo che prevedeva l'istituzione di un sito internet indipendente in cui depositare questi atti?
Io trovo insopportabile, lo so l'ho già detto, che soggetti che esistono ed hanno diritto a partecipare ai tavoli in quanto rappresentanti di altri cittadini, gestiscano privatamente qualcosa che non appartiene loro.
Io continuo a diffidare delle situazioni non trasparenti siano queste gestite dalla politica, dalle associazioni, dalle varie authority...
... da tutti questi soggetti insieme...
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