venerdì 8 aprile 2011

Pitelli: si bonifichi e non si nascondano inquinamento e responsabilità

E’ in atto ormai da settimane una campagna, alimentata anche da rappresentanti politici sia del centro sinistra che del centro destra, volta a promuovere l’obiettivo di declassificare da sito di bonifica nazionale il sito di Pitelli aggirando le rigorose procedure di legge previste per la bonifica dello stesso.

È la seconda volta che viene messa in atto questa campagna e in entrambi i casi le ragioni di questi declassificatori non hanno nulla a che fare con il merito della questione. Infatti un sito di bonifica si declassifica solo ed unicamente perché viene meno la ragione per cui è stato perimetrato: la presenza di un inquinamento diffuso e significativo. Questo dato non è di certo venuto meno fino ad ora e comunque potrà essere considerato superato solo se venga dimostrato con una istruttoria tecnica adeguata, trasparente e gestita da organi pubblici preposti (ISPRA in testa che ha assorbito l’ICRAM cioè l’ente che ha fatto il piano di caratterizzazione a mare del sito). Voglio ricordare che per legge un sito è dichiarato non contaminato solo se (lettera f) comma 1 articolo 240 TU ambiente) si dimostra che: “la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (Csc) oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (Csr) determinate a seguito dell'analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica”, questi rilievi sono stati svolti? No, quindi i cultori del “fare” stiano muti!

Ma vediamole specificamente le ragioni addotte dalla due campagne declassificatorie sopra citate:

  1. La prima, di qualche anno fa, bisogna dragare i fondali per il porto commerciale e il sito di bonifica nazionale rischia di bloccare il dragaggio.
  2. La seconda, di questi giorni, è legata alla sentenza assolutaria del processo di Pitelli.

Entrambe le questioni non hanno nulla a che fare con la questione del mantenimento del sito di bonifica nella attuale perimetrazione. La prima perché i fondali sono stati dragati con ritardo di anni solo perché l’AP dell’epoca aveva insistito (con l’avvallo di tutti: Comune, Provincia, Regione, Ministero dell’Ambiente) in una procedura illegittima. La seconda perché la sentenza assolutoria nel processo di Pitelli è stata possibile grazie alla attuale normativa in materia di responsabilità penali per illeciti ambientali assolutamente permissiva verso i grandi inquinatori e eccessivamente repressiva verso i reati minori soprattutto quelli formali, e non perché il danno ambientale non sia stato perpetrato illegalità comprese.

Ovviamente dietro a queste campagne interessate c’è soprattutto la solita cultura del fare che vede nelle leggi ambientali sempre un ostacolo allo “sviluppo”, ma anche qui siamo fuori da ogni realtà, ricordo a tutti gli smemorati che per le bonifiche dei siti con dragaggi è stata approvata una apposita normativa che permette di svolgere contemporaneamente il dragaggio e la bonifica , normativa (Decreto Ministeriale 7/11/2008) a mio avviso discutibile, ma che dimostra come la questione degli ostacoli burocratici sia solo una balla. Il problema vero è che, per i cultori del “fare”, qualsiasi regola è di troppo, per loro (anche se non hanno il coraggio di dirlo apertamente) è il rispetto delle leggi in generale che è di troppo!

Tornando alle leggi, queste sconosciute per i cultori del “fare”, il decreto istitutivo del sito di Pitelli prevedeva non a caso nelle sue premesse che il perimetro del sito era provvisorio in attesa della futura caratterizzazione che avrebbe potuto essere ampliata nel caso che: alla luce dei primi accertamenti, emerga una possibile situazione di inquinamento tale da rendere necessario l'allargamento del perimetro”. L’allargamento non c’è stato ma neppure il restringimento di quell’area, leggiamo sempre dal decreto istitutivo, che l’area del sito fa: “riferimento alle zone di discarica, alle aree occupate dagli insediamenti industriali presenti sia nell'entroterra che sulla fascia costiera dei comuni di La Spezia e Lerici e al tratto di mare prospiciente i cui fondali siano stati oggetto di sversamenti abusivi e nei quali abbiano recapitato o recapitino scarichi”.

Ciò conferma peraltro un dato rimosso completamente dagli amministratori locali e dal Ministero dell’Ambiente in questi anni: l’unitarietà del sito nelle due parti terra e mare, unitarietà confermata ulteriormente dalla premessa del Progetto preliminare di bonifica (predisposto da ICRAM e mai attuato) secondo cui nel sito in esame : “Sono presenti numerose attività anche all’interno della perimetrazione a terra del sito di bonifica di interesse nazionale: attività di tipo commerciale o legate al trasporto marittimo e della cantieristica navale; di tipo industriale, con impianti tuttora attivi (PbO, Centrale Termoelettrica ENEL, etc.) o dismessi (Ex Fonderia di Piombo Pertusola, etc.); presidi militari, impianti di gestione rifiuti (discariche Vallegrande, Monte Montada, Saturnia, Ruffino-Pitelli, Val Bosca, Tiro a Piattello, etc.). In relazione a queste ultime, sono presenti aree dismesse, che in passato sono state sede di impianti di smaltimento, e aree utilizzate in maniera discontinua come discariche (Area Ex Ipodec, Area Campetto, etc.“.

Un'altra tesi dei declassificatori diretta conseguenza delle due sopra criticate, velatamente riproposta dallo stesso Comune della Spezia, è la seguente il sito di bonifica non deve essere nazionale ma locale o al massimo regionale. Perché? Perché così si facilita la bonifica? E allora perché la decisione di dichiararlo sito nazionale è stata presa d’accordo con Regione, Provincia e Comune della Spezia con tanto di protocollo consensuale della Regione ed enti locali del 3/6/1999 n.1512/66726? Non era stato inserito tra i siti nazionali proprio da un Governo dello stesso colore politico delle maggioranze locali di allora e attuali, con la promessa di accedere ai finanziamenti nazionali peraltro poi praticamente arrivati solo con il contagocce in questi anni? Forse che gli enti locali e la Regione hanno mai mostrato una volontà o una capacità di imporre la bonifica ai soggetti inquinatori dell’area a prescindere dai finanziamenti del Ministero dell’Ambiente?

Con riferimento a questo ultimo punto la domanda che voglio porre agli enti locali spezzini è perché non hanno mai utilizzato le procedure accelerate per far pagare ai privati il disinquinamento del sito previsto da una normativa in vigore da anni? Si sono succedute ben tre leggi in questo senso: nel 2002, nel 2005 e nel 2008, ovviamente mai utilizzate dai nostri amministratori regionali e locali e mai sollecitate dai consiglieri di maggioranza o di opposizione.

E comunque anche qui i parametri per definire un sito di bonifica nazionale o regionale non sono decisi dai politici secondo i loro giochetti localistici, ma è la legge che stabilisce tali parametri, si veda l’articolo 252 del TU ambiente. E’ vero che tra questi parametri c’è quello della interregionalità ma tale criterio è uno solo tra tanti altri mentre la ratio di tutto l'articolo 252 è nel comma 1 che recita: " I siti di interesse nazionale , ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti , al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario e ecologico nonchè di pregiudizio per i beni culturali e ambientali ". Come si vede non si parla di interregionalità che viene invece citata nel comma 2 come uno dei criteri direttivi da seguire da parte del Ministero non per la definizione del sito ma per gli interventi attuativi di bonifica. Siamo quindi nel classico campo della discrezionalità tecnica da motivare adeguatamente; il che vuol dire che nel scegliere il sito nazionale il Ministero se utilizzerà il criterio della interregionalità lo dovrà fare solo previa motivazione di congruenza tecnica con quanto stabilito dal sopra riportato comma 1 dell'articolo 252; se così non sarà non ci sarà interregionalità che tenga . E' la tutela dell'ambiente la ratio della norma non i confini amministrativi !

Insomma in realtà tutta questa discussione sulla declassificazione del sito di bonifica non ha alcuna giustificazione normativa e non ha alcuna giustificazione sostanziale. Ha una unica motivazione: dopo la sentenza assolutoria nel processo di Pitelli la classe politica locale vuole cancellare la vicenda di Pitelli, vuole seppellire nella memoria l’inquinamento del nostro golfo e delle nostre colline, vuole nascondere la verità , quella verità che urla a loro in faccia che: sono stati incompetenti, superficiali e collusi con gli inquinatori e che sono stati salvati processualmente solo dalle prescrizioni almeno per i reati ambientali legati alla violazione nella gestione dei rifiuti nella discarica della Sistemi Ambientali di Pitelli e nelle aree limitrofe! Evasori di democrazia oltre che del rispetto delle leggi per non parlare delle tasse!

Questa è la verità per chi in questa città ha ancora a cuore l’interesse generale ed il rispetto della legge!



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