mercoledì 6 aprile 2011

Outlet di Brugnato: arrivano i Verdi!

I Verdi spezzini che in questi mesi/anni non hanno di certo spiccato per la loro iniziativa politica sulle questioni più pressanti ambientalmente del nostro territorio, hanno preso posizione pubblica favorevole sull’outlet di Brugnato.

Ovviamente liberi di essere o meno favorevoli alla iniziativa, ci mancherebbe, quello che stupisce sono le motivazioni che dimostrano una discreta superficialità di questo partito nell’analizzare i temi di interesse ambientale almeno nella nostra Provincia.

Come è noto a chi si interessa di politica i Verdi spezzini ormai sono ben poca cosa anche elettoralmente, siamo ben lontani dall’8% - 10% che raggiungevano anche nella nostra città in molti quartieri, quindi se fosse per questo la loro presa di posizione non meriterebbe alcun interessamento da parte nostra. Il problema è invece l’uso che i mass media locali hanno fatto di questa presa di posizione in chiave chiaramente discriminatoria verso quella parte del mondo ambientalista che invece si è pronunciata contrariamente sulla scelta dell’ennesimo centro commerciale nella nostra provincia.

Ma andiamo con ordine, perché i Verdi sono favorevoli al progetto di outlet di Brugnato?

Le motivazioni sono:

  1. giuridiche : ” In quella zona, o si fa una variante al piano, impugnabile, o una riqualificazione pura e semplice in senso agricolo: ma allora negare questo progetto significherebbe solo aprire ad un altro”.
  2. Commerciali il nuovo outlet sarà: “un’attività di nicchia non sarà in contrasto con l’economia dei luoghi”.
  3. Di sostenibilità in quanto il progetto prevede: “l’uso di energie rinnovabili, mettendole anche in rete a servizio degli edifici pubblici”, e di utilizzare materiali da costruzione ecocompatibili” e la creazione di “un’area verde pubblica”.

Le motivazioni dei Verdi non reggono ad una analisi attenta, vediamo perché:

  1. Quella giuridica i distretti di trasformazione del PUC di Brugnato interessati non sono destinati solo al commercio ma anche a destinazioni ricettive, produttive, uffici, servizi, infrastrutture mentre l’ambito di conservazione è quello a destinazione agricola. La variante di cui parlano i Verdi quindi si fa proprio per il progetto di outlet che appunto richiede una variante al PUC perché vengono modificati in un caso le soglie volumetriche di edificabilità, in un altro addirittura le destinazioni funzionali delle aree interessate. Non solo ma cosa significa l’affermazione dei Verdi negare l’outlet significherebbe solo aprire ad un altro progetto”? Intanto dipende da quali saranno gli altri progetti visto che nei due Distretti di trasformazione del PUC le destinazioni funzionali lasciano ampi margini di scelta, in secondo luogo dove sta scritto che gli altri progetti siano meno sostenibili di quello dell’outlet e soprattutto chi lo ha detto che le destinazioni funzionali del PUC debbano restare per forza quelle attuali in quelle aree? Tutto ciò poteva essere oggetto di adeguata ponderazione se, alla variante al PUC per la approvazione dell’outlet, fosse stata approvata la VAS (come abbiamo spiegato qui) e stupisce che i Verdi non si rendano conto della grave illegittimità perpetrata da Comune e soprattutto Regione su questo punto
  2. Quella commerciale: l’outlet “una attività di nicchia”? stiamo scherzando ma i Verdi spezzini ci sono mai stati in un outlet? Ma lasciando perdere la pochezza di questa argomentazione il problema vero è che neppure la Regione è stata in grado di dimostrare la coerenza economica dell’outlet con l’economia commerciale della Val di Vara e del resto della Provincia tanto che nei documenti istruttori della Regione si legge che “l’intervento non è di competenza regionale” sic! e soprattutto che l’impatto sul sistema economico provinciale dell’outlet non è “allo stato attuale delle conoscenze pienamente quantificabile” (rispettivamente pagine 6 e 15 della relazione di screening di VIA del progetto)
  3. la sostenibilità. Ma davvero secondo i verdi bastano un poco di interventi di risparmio energetico e di aree verdi per giustificare la sostenibilità di un progetto. Se così fosse allora potremmo arrivare a giustificare anche un intero nuovo quartiere per ogni centro urbano della Val di Vara! Ma i Verdi la conoscono la nuova normativa nazionale e di conseguenza regionale su risparmio energetico e uso delle fonti rinnovabili e gli obblighi che conseguono ad ogni nuovo intervento edilizio (non importa se outlet o altro)? E allora di quali pregi progettuali del futuro outlet stiamo parlando quando si tratta di prescrizioni, quelle appunto di sostenibilità energetica, che vengono ormai imposte in sede autorizzatoria quasi automaticamente.

E’ forte un sospetto, che i Verdi abbiano preso posizione favorevole all’outlet senza avere minimante studiato gli atti amministrativi ed il relativo progetto. Se lo avessero fatto si sarebbero resi conto che l’outlet produce impatti significativi su tutti i comparti ambientali (aria, acqua, suolo, rifiuti, energia) che l’outlet è in contrasto con il PTCP tanto che è stata prevista una modifica puntuale del PTCP peraltro in contrasto con le norme attuative dello stesso come abbiamo dimostrato in altro post.

Infine i Verdi per cercare forse di recuperare un minimo di immagine ambientalista si scagliano invece contro il centro commerciale di Romito anche qui fallendo sotto il profilo delle motivazioni. Affermano i Verdi in relazione a Romito che: “Nell’ultimo decennio ha avuto un “risorgimento”, con la gradevole riqualificazione delle casine sparse ai piedi della collina e lungo il canale e ciò ha contribuito al permanere di attività commerciali ed artigianali a misura. L’insediamento è un pericoloso fuori misura.” Ora non siamo certo sostenitori del centro commerciale di Romito ma dove hanno tratto i Verdi la conclusione che il centro commerciale di Romito è fuori misura mentre non lo sarebbe un outlet alle soglie della valle del biologico, della valle dei mercatini naturali (a proposito i Verdi si sono chiesti la fine che ha fatto quello che si teneva nel centro di Brugnato una volta al mese?) è un mistero della politica politicante!


3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho personalmente l’impressione che la classe dirigente di questa provincia - coloro che detengono specifici poteri decisionali, economici e politici - non abbia la benchè minima capacità di leggere ed interpretare le vocazioni dei territori che la compongono. Emerge troppo spesso una desolante incapacità di guardare al di la’ del mandato elettorale, un’attenzione – come in questo caso - ad immediati riscontri occupazionali senza la minima considerazione per gli effetti collaterali a lungo termine, un interesse per piccoli aspetti di superficie (evidentemente considerati ideologicamente significativi) ed un completo disinteresse verso una strategia complessiva e corente di sviluppo per il territorio.
Mi sembra che definendo l’outlet “un’attività di nicchia” i Verdi spezzini abbiano davvero toccato il fondo; come già ho avuto modo di dire in altro post, in linea generale non si tratta di decidere a priori – su base ideologica – se un outlet sia una cosa buona o cattiva: la questione è molto più complessa e necessita sempre di essere attentamente contestualizzata. Mi sembra però che in questo caso ci si stia scontrando con un assoluto vuoto di idee, una totale incapacità di immaginare uno scenario futuro di sviluppo coerente con l’identità e le aspirazioni del territorio, e questo è infinitamente più grave di qualsiasi scontro politico dovuto a visioni e sensibilità differenti. Affidare le chance di sviluppo alla realizzazione di un outlet non dovrebbe essere motivo di orgoglio per nessuna Amministrazione, ma dovrebbe piuttosto essere percepito come “l’ultima spiaggia”: visto che finora non siamo riusciti a mettere a valore le potenzialità di luoghi e persone, siamo costretti ad affidarci alla disponibilità economica di un imprenditore, prima che decida di investire altrove...
Personalmente continuo a pensare che lavorare sul territorio, per il territorio, sia un’altra cosa. Elena

Anonimo ha detto...

Credo che un territorio non possa vivere solo di discorsi ( tanti ) la gente ha bisogno di lavoro e certezze tutto il resto è solo demagogia e immobilismo tipica del mugugno spezzino e ligure che ai fatti preferisce discorsi da bar...intano ci sono l' ACAM, l' OTO MELARA, l' ARESENALE, la TERMOMECCANICA, la SAN GIORGIO, ............!!!!SEVEGLIA

Anonimo ha detto...

Caro anonimo, se il problema sono i contenuti che ho inteso comunicare e a cui lei non ha aggiunto assolutamente niente, le rendo noto che io mi sono già svegliata da tempo, motivo per cui non accetto di bermi tutte le fregnacce che mi vengono raccontate ma ragiono con la mia testa e cerco di informarmi senza pregiudizi: lei poi può essere d'accordo o no, ma questo fa parte della normale dialettica democratica. Se poi la sua agromentazione pro - outlet è che "la gente ha bisogno di lavoro", almeno si risparmi di timbrare il mio commento come demagogico. Elena