
Abbiamo già trattato la questione dell’outlet di Brugnato e avevamo dato anche indicazioni puntuali dal punto di vista giuridico su come doveva essere condotta una corretta procedura, a norma di legge, per la valutazione di questo progetto. Ovviamente e per l’ennesima volta la Regione ha avvallato un progetto senza rispettare la normativa vigente in particolare in materia di VAS (Valutazione Ambientale Strategica).
La questione della non applicazione della VAS nella Regione Liguria è ormai oggetto di una procedura di infrazione della Commissione della UE, in fase preconteziosa, che rischia di sfociare in una bella condanna della Regione Liguria, ma già fin d’ora tutti i piani urbanistici e gli strumenti urbanistici attuativi in varianti agli stessi, che non hanno rispettato e non rispettano la VAS sono illegittimi e i provvedimenti che li approvano nonché quelli che li attuano (compresi ad esempio permessi di costruire) sono disapplicabili anche dal giudice ordinario. Il rischio è che a breve si aprano contenziosi enormi non solo da parte della UE ( possibile multa salata alla Regione), non solo da parte della magistratura amministrativa (dichiarazioni di illegittimità di piani, varianti e strumenti urbanistici attuativi) ma anche sotto il profilo civile visto che l’approvazione degli strumenti urbanistici con una procedura illegittima rischia di far saltare interventi e aspettative da parte anche di privati cittadini. Un problema enorme che continua ad essere rimosso da amministratori e dirigenti locali e regionali.
Torniamo all’outlet di Brugnato.
Intanto prima ancora che per gli aspetti di rispetto formale della legge la mancata applicazione della VAS al progetto conferma la incapacità di ragionare in termini strategici da parte della classe politica locale, questi amministratori locali ragionano solo così c’è qualcuno che porta soldi e vuol realizzare qualcosa? Bene facciamogli ponti d’oro, acceleriamo le procedure autorizzatorie, svolgiamo istruttorie tecniche superficiali, perché l’importante è fare per “portare qualcosa nella prossima campagna elettorale”. Non c’è alcun ragionamento che cerchi di capire quale è la vocazione strategica di un territorio, quali sono le sue capacità di sopportazione ambientale sulla base di indicatori convenuti a livello di comunità locali e solo dopo decidere ciò che è meglio in termini di scelte concrete e puntuali mettendo a confronti diversi scenari economici-sociali-ambientali.
Questo non mi pare sia stato fatto neppure per l’outlet di Brugnato e su questo c'è anche un responsabilità dei Comuni della Val di Vara che una concertazione seria su questo tema non la hanno mai fatta, forse perchè se la facessero l'utilità dell'outlet cadrebbe in un batter di ciglia?
Veniamo alla questione della illegittimità della procedura di approvazione del progetto di outlet fino ad ora seguita da Comune, Provincia e soprattutto Regione Liguria.
Il progetto è stato sottoposto da parte della Regione Liguria a procedimento di screening di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) , alla fine di tale procedimento con decreto dirigenziale n. 356 del 17/2/2011 la Regione Liguria ha deciso di non sottoporre a VIA ordinaria il progetto a condizione che vengano rispettare alcune prescrizioni. Sulla mancata applicazione della VIA torneremo in un prossimo post, ora ci interessa rilevare la questione della VAS.
Come si evince dal provvedimento di screening (Decreto Dirigenziale n. 356 del 17.2.2011 ) della regione Liguria, il progetto di outlet rientra sotto il profilo degli strumenti urbanistici in un PUO (Progetto Urbanistico Operativo) in variante al PUC (Piano urbanistico Comunale di Brugnato) vigente dal 2005. La Variante va a modificare un Distretto di trasformazione del PUC, ciò dimostra che siamo di fronte ad una variante anche ai sensi della legge urbanistica regionale (si veda la lettera c) comma 1 dell’articolo 44 della legge.
Ora secondo, addirittura, la Circolare del 14/5/2008 (Prot. n. Pg/2008/64513) del Direttore del settore Pianificazione della Regione Liguria anche i PUO se vanno in variante ai vigenti piani urbanistici sono soggetti quanto meno a verifica di assoggettabilità a VAS.
Ne sono applicabili, ai fini della VAS, i c.d. margini di flessibilità per cui se i PUO rientrano in certi dati quantitativi (perimetrazione dell’area, dimensioni interventi edilizi etc.) non c’è variante ai piani urbanistici da parte dei PUO secondo l’articolo 53 della legge urbanistica ligure. Infatti nel caso della VAS non contano le soglie numeriche dimensionali dell’area o degli interventi edilizi ma i reali impatti potenziali sull’ambiente, come affermato dalle Linee Guida della UE (punto 3.47): “È consigliabile evitare criteri di selezione basati soltanto sulle dimensioni, su soglie di carattere finanziario o sull’area fisica interessata dal piano o dal programma, dato che tali criteri potrebbero non essere conformi alla direttiva” , inoltre secondo il punto 3.35 di dette Linee Guida: “il criterio chiave per l’applicazione della direttiva, tuttavia, non è la dimensione della area contemplata ma la questione se il piano o il programma potrebbe avere effetti significativi sull’ambiente”.
Ma al di la del ragionamento sull’applicabilità della VAS svolto sopra, la VAS nel caso in esame è da applicare automaticamente. Infatti essendo comunque il progetto di outlet sottoposto a VIA (procedura di screening come risulta dalla sopra citata determina dirigenziale n. 356 del 2011) il PUO relativo all’outlet di Brugnato andava sottoposto automaticamente a VAS senza neppure passare dalla verifica di assoggettabilità come invece richiesto dalla Circolare della Regione Liguria sopra citata. Infatti secondo il TU ambientale (dlgs 152/2006 versione 2010) sono sottoponibili a VAS i piani urbanistici che contengono opere sottoponibili a VIA, ora secondo le Linee Guida della UE punto 3.21, rispetto a tali piani: “gli Stati membri non hanno potere discrezionale nel determinare se i piani e i programmi possano effettivamente avere effetti significativi sull’ambiente”. Insomma la Regione doveva applicare la VAS automaticamente al PUO dell’outlet in variante al PUC di Brugnato, senza alcuna discrezionalità. Non si venga a tirare fuori che trattandosi di un PUO e non di un nuovo PUC o di una variante generale al PUC, non si rientra nella categoria di strumenti urbanistici elencati dal TU ambientale a cui si applica la VAS; infatti la Regione Toscana, recentemente, nelle more di un ricorso alla Corte Costituzionale ha cambiato la sua legge regionale accogliendo le indicazioni della Avvocatura dello Stato stabilendo che anche gli strumenti urbanistici attuativi (come i PUO della Liguria) sono soggetti a VAS nel caso vadano in variante ai piani urbanistici generali e questi ultimi non abbiamo mai avuto una valutazione ambientale. Il PUC di Brugnato essendo stato approvato nel 2005 non ha mai avuto alcuna valutazione ambientale.
Infine, una ultima obiezione che potrebbe essere svolta contro il ragionamento fatto fino ad ora, è la seguente: ma in fin dei conti il progetto è stato sottoposto a screening di VIA quindi una valutazione dei potenziali impatti ambientali è stata fatta. Ora sulla VIA e su come la Regione la ha applicata al caso in esame torneremo in un prossimo post, ma è chiaro che la VIA non è lo strumento adatto per valutare una scelta strategica come un outlet che modificherà profondamente l’ambiente ma anche aspetti sociali ed economici di un territorio fragile come quello del Comune di Brugnato, per non parlare degli aspetti di impatto sul commercio su scala provinciale e quanto meno dell’intera Val di Vara. Anche in questo caso per dimostrare la nostra tesi citiamo i documenti ufficiali della UE. Secondo l’Avvocatura della UE (conclusioni recepite nella sentenza della Corte Giustizia 17/6/2010 cause riunite C-105/09 e C-110/09) : “La direttiva VAS integra, infatti, la direttiva VIA di oltre 10 anni più risalente, che ha ad oggetto la considerazione degli effetti sull’ambiente con riguardo all’autorizzazione di progetti. Con l’applicazione della direttiva VIA si è osservato che sussistevano, nel momento della valutazione dei progetti, importanti effetti sull’ambiente spesso già causati da precedenti misure di pianificazione. Anche se questi effetti possono quindi essere analizzati nella valutazione di impatto ambientale, tuttavia, essi non possono più essere presi in considerazione in maniera completa al momento dell’autorizzazione del progetto. Per questo motivo è ragionevole analizzare tali effetti sull’ambiente già nella preparazione dei piani e tenerne conto in questo contesto. Ad esempio, un ipotetico piano di costruzione stradale può stabilire che una strada venga costruita in un determinato corridoio. Non si valuterà più, probabilmente, nella successiva autorizzazione del piano di costruzione stradale, se ci sono possibilità alternative a questo corridoio che producano minori effetti sull’ambiente. Per questo si dovrebbe valutare già al momento della definizione del corridoio quali effetti abbia sull’ambiente la delimitazione del tracciato e se debbano essere previste delle alternative.”
Mi pare chiaro, anche per chi non è a suo agio nei temi giuridici; ma evidentemente i nostri amministratori locali e regionali nella loro presunzione non sono abituati a leggere i documenti europei!
9 commenti:
Tralasciando gli aspetti giuridici, che hai trattato con grande chiarezza, vorrei sottoporre alla discussione un altro tipo di questione. Premesso che personalmente ritengo – in senso assolutamente generale – che per un territorio la “soluzione outlet” sia sempre la strada più semplice, meno innovativa e, se vogliamo, banale e banalizzante, ho avuto modo di chiacchierare con un amico delle ventilate opportunità che l'outlet porterebbe alla val di vara: una convinzione piuttosto radicata è che l'outlet potrà costituire una vetrina sul territorio poiché darà la possibilità al Consorzio Produttori della Val di Vara di presentarsi alle centinaia di migliaia di visitatori, invogliandoli a scoprire il paesaggio e la natura fuori dal centro commerciale.
Non metto in dubbio che – sulla carta – avere a disposizione un tale afflusso di visitatori cui proporre attività alternative allo shopping sia un'occasione quantomeno allettante, ma ritengo non siano da sottovalutare le motivazioni che spingono un utente ad approcciare un outlet, e le modalità di fruizione dello stesso. Gli outlet sono posizionati in aree limitrofe ai caselli autostradali proprio per comprimere i tempi di raggiungimento di queste strutture da centri urbani posti a distanze realizzabili nell'arco di una sola giornata, sono appetibili per coloro che vogliano fare shopping riducendo i tempi morti della ricerca del parcheggio (che peraltro è gratuito, al contrario dei nostri centri storici), usufruendo di una vasta offerta in special modo nel comparto abbigliamento/calzature/accessori. La presenza di punti ristoro all'interno delle strutture non invoglia poi certamente il visitatore/consumatore a cercare altre realtà all'esterno.
In relazione a quanto sopra, per quanto io possa comprendere che la prospettiva di centinaia di posti di lavoro sia – ad un primo superficiale sguardo - allettante per un territorio depresso, personalmente non credo affatto che un outlet possa dimostrarsi la strategia più efficace e corretta per promuovere un territorio che sta rafforzando la propria identità intorno al biologico e ad attività sportive e turistiche a contatto con la natura. Qualcuno di voi ha elementi ulteriori sui quali discutere questa strategia? Elena
cara Elena ti ringrazio per il tuo lucido ragionamento e spero che sui temi da te sollevati si apra un dibattito serio nel nostro territorio. Che la strategia che sta dietro l'outlet non sia assolutamente fondata lo dimostrano le conclusioni della stessa relazione di screening di VIA (vedi mio post di oggi 30/3) dove si dichiara apertamente che sotto il profilo della programmazione commerciale e della pianificazione territoriale di area vasta mancano elementi di giudizio fondamentali per valutare l'utilità dell'outlet
Ma a vostro parere non sarebbe piu corretto interpellare chi alla valle del vara ha dedicato la sua vita? Invece che elevarvi professori da una provincia che invece che investire in risorse giovani e formazione ha preferito rimanere in seconda fila aspettando soluzioni statali senza iniziativa ... Senza parlare dello sviluppi commerciale che Spezia in primis con le terrazze ucciderà ... In un contesto dove siamo davanti a un comprensorio non in grado di produrre ricchezza .... Una sarzana completamente sommersa da strutture di rilievo e un centro cittadino che perde concorrenza commerciale sotto gli occhi di tutti ..
Se dovessi dire la mia da cittadino della valle vi dico di imparare da chi ha investito sulla propria valle una valle ricca di valore di principi non solo di biologico ..biologico che viene usato quando serve per Millantare ...siamo alle spalle dimenticati dalla provincia e non per questo ci siamo mai abbattuti abbiamo dovuto scontrarci con il dimenticatoio di un bacino che a causa dei pochi voti che porta non viene tenuto in considerazione ...quindi imparate a gestire le vostre zone e non venire a fare i professori dove non vi compete!!!
Vorrei rispondere all’anonimo, ma non so cosa dire, visto che non si capisce con chi ce l’abbia e perché. Dobbiamo lasciare parlare gli abitanti della valle? Guardi che qui non aspettiamo altro, basta che si parli di fatti e di punti di vista fondati su qualcosa, non su invettive di pancia di cui però non si comprende né la sostanza né l’intenzione. Il problema è che in queste discussioni si fanno avanti in pochi in modo costruttivo e circostanziato. Lasciare un’opinione affinchè si possa dare inizio ad una discussione è “fare i professori”? Mi dispiace per gli anonimi (pessima abitudine, peraltro, quella di non firmarsi), ma i blog sono fatti proprio di questo: di opinioni. Qui viene data l’opportunità a tutti - con educazione, possibilmente - di lasciare la propria testimonianza, perché solo attraverso una corretta informazione (basata su fatti) ed il relativo confronto tra individui la società può progredire.
Poi leggo l’ultima frase e colgo un incomprensibile rigurgito di campanilismo: “imparate a gestire le vostre zone e non venite a fare i professori dove non vi compete”. Forse sto sprecando fiato. Elena
Professori? Imparate a gestire le vostre zone? Ma di cosa straparla l'anonimo? Io nei mie post ho dimostrato due cose:
1. la procedura scelta è illegittima e contrasta con numerose leggi europee e nazionali
2. come emerge dagli stessi documenti utilizzati per dare il via libera all'outlet la scelta non è stata assolutamente meditata adeguatamente.
Vorrei che mi si rispondesse quindi nel merito su questi punti.
Quanto al professore visto che io insegno e faccio consulenze su VIA e VAS (procedure non utilizzate o male utilizzate nel caso in esame) credo di avere il diritto e dovere di dire la mia.
Il nuovo ipermercato di Spezia? Io mi sono battuto anche da assessore, da solo o quasi, contro la finta bonifica dell'ex raffineria che ha dato via libera all'ennesima ipercoop. Verrebbe da dire dove erano tutti gli altri a cominciare da quelli che ora affermano che anche la Val di Vara ha diritto al suo impermercato, della serie siccome facciamo cazzate a Spezia e Sarzana facciamole anche nel resto del territorio! Ma non mi interessa questa polemica vorrei invece discutere nel merito perchè ècosì che si fa, si guardano i progetti, si verifica il rispetto delle procedure di legge, si valuta se esistono alternative più adeguate al territorio e che siano altrettanto fattibili e solo alla fine si decide. Attendere che qualcuno porti i soldi da fuori per fare quello che cazzo gli pare è una offesa proprio a quel territorio e alle popolazioni che lo abitano che l'anonimo dichiara di difendere dai "professori foresti".
Sarebbe bello poter fare una discussione pubblica su tutto questo ma non credo che gli anonimi difensori dell'outlet abbiano voglia davvero di confrontarsi nel merito, loro hanno già deciso a "prescindere" come direbbe Totò!
Quindi, sull' outlet di Brugnato da ora in poi io non risponderò più ad alcun commento di taglio offensivo e qualunquistico, sono disposto invece a discutere anche di critiche radicali che però entrino nel merito della scelta progettuale fatta. Risparmiamoci questa parodia di leghismo, ci basta abbondantemente quello vero!
Cari amici,
il 22/03/11 su SPEZIAPOLIS nell'articolo intitolato
"Outlet di Brugnato: una scelta non ragionata e illegittima!"
Marco Grondacci scrive :
Il rischio è che a breve si aprano contenziosi enormi non solo da parte della UE ( possibile multa salata alla Regione), non solo da parte della magistratura amministrativa (dichiarazioni di illegittimità di piani, varianti e strumenti urbanistici attuativi) ma anche sotto il profilo civile visto che l'approvazione degli strumenti urbanistici con una procedura illegittima rischia di far saltare interventi e aspettative da parte anche di privati cittadini.
Non capisco bene il significato di questa frase. Nello specifico vi sarei grato di precisarmi se i contenziosi possono essere aperti anche da parte di privati cittadini o, eventualmente, da Associazioni, oppure no.
Con mille ringraziamenti
T.R.
io mi riferivo ad una questione generale di tutta la Liguria. La Regione non ha mai normato la VAS e a causa di ciò molti enti locali, ne ho scritto in altri post che invito ad andare a vedere (es. Ameglia e Follo)non stanno applicando la VAS o la stanno applicando in modo non corretto (vedi Sarzana. Quindi sostenevo e sostengo, nella frase citata dal sig. T.R. che oltre alla procedura di infrazione (in fase preconteziosa) aperta dalla UE contro la Regione, i piani e le loro varianti o strumenti urbanistici attuativi che non sono andati a VAS o non andranno a VAS sono illegittimi e quindi potrebbero essere annullati sia da impugnazione al TAR o disapplicati dal giudice ordinario. La conseguenza potrebbe essere che le eventuali autorizzazioni, DIA, Scia etc date in attuazione di piani,varianti e SUA illegittimi sarebbero viziate dalla stessa illegittimità per invalidità derivata. E' chiaro che se ciò accadesse i danni anche i privati non sarebbero banali.
Se non ho capito male il sig. T.R. voleva però sapere se ciò che Marco da sempre sostiene, cioè la questione dell'illegittimità dei piani/varianti o strumenti attuativi, possa essere sollevato anche da un privato. Non sono del mestiere, ma direi che con un semplice esposto questo si possa presto verificare, senza costi particolari nè rischi legali. Per i contenuti e le motivazioni, questo blog credo possa aiutare! Elena
preciso. Se parliamo di impugnare la illegittimità dei piani e loro varianti che non hanno fatto la VAS, se stiamo nei termini, l'impugnazione può essere fatta da cittadini che abbiano diritti soggettivi o interessi legittimi potenzialmente lesi (esempi perchè residenti del comune interessato), trattandosi di normativa ambientale anche le associazioni riconosciute possono impugnare di fronte al TAR. I comitati possono impugnare di fronte al TAR se dimostrano di averne la legittimazione (ad esempio non siano costituiti ad hoc solo per il ricorso). Invece per chiedere la disapplicazione da parte del giudice ordinario questa può essere chiesta all'interno di un processo aperto magari sulla base di una denuncia di abuso edilizio o altro, oppure su un esposto al giudice che a sua volta può decidere (ipotesi difficile ma teoricamente possibile) di disapplicare il piano senza VAS con ordinanza. Infine chiunque può attivarsi verso la UE presentando una petizione alla Commissione e al Parlamento (Commissione Petizioni) con la quale chiede alle istituzioni comunitarie di verificare la violazione della normativa comunitaria sulla VAS. A disposizione per ulteriori chiarimenti nella mia mail personale marco.grondacci@libero.it
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