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Esaminiamo ora l’unica procedura di tipo ambientale che è stata applicata dalla Regione Liguria al progetto di outlet e cioè il c.d. screening di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) cioè una procedura gestita dall’ufficio apposito della Regione che doveva verificare la applicabilità o meno della VIA al progetto in esame. Con Decreto Dirigenziale del 17/2/2011 è stato deciso di non applicare al progetto di outlet neppure
Analizzeremo di seguito questo provvedimento e soprattutto la fondatezza giuridica e ambientale delle motivazioni tecniche (relazione istruttoria di screening) che ne costituiscono la premessa.
La procedura di screening non ha avuto alcuna pubblicazione dell’avvio del procedimento ne tantomeno partecipazione del pubblico. Sono stati consultati solo soggetti istituzionali oltre che alcuni uffici interni della Regione, questa scelta è in clamoroso contrasto con la vigente normativa nazionale (dlgs 152/2006) alla quale
Infatti nella vigente normativa, applicabile anche al caso dell’outlet di Brugnato, occorre in primo luogo che ci sia la pubblicazione dell’avviso della avvenuta trasmissione della documentazione di screening nel BURL, nonché all’albo pretorio dei Comuni interessati territorialmente (presso i quali è depositata copia degli atti). L’avviso deve contenere almeno le indicazioni: del proponente, dell’oggetto del progetto, della localizzazione, del luogo ove consultare la documentazione, dei tempi per la presentazione delle osservazioni. Entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, della avvenuta trasmissione della documentazione da parte del proponente il progetto sottoposto a verifica, chiunque abbia interesse può far pervenire le proprie osservazioni. L’Autorità competente alla VIA conclude la procedura di verifica tenuto conto anche delle consultazioni del pubblico . Il che significa che deve motivarne il mancato accoglimento nella propria decisione.
La procedura di screening di VIA prevede che debba essere verificato preventivamente il rispetto da parte del progetto valutato dei piani urbanistici, territoriali, paesaggistici etc. vigenti.
Non c’è qui lo spazio per esaminare tutti questi aspetti trattati dalla relazione istruttoria, mi limito solo a due esempi significativi.
Con riferimento al Piano Territoriale paesaggistico (PTCP): la zona interessata dall’outlet è collocata in zona di insediamento sparso di mantenimento che secondo le norme attuative del PTCP deve avere come obiettivo quello di evitare ulteriori compromissioni del quadro paesistico-ambientale quali sarebbero indotte da nuovi consistenti insediamenti!
Questo comporta comunque la necessità di una variante al PTCP per l’area interessata dal progetto, variante significativa sotto il profilo dell’impatto ambientale visto quello che è scritto nelle norme del PTCP sopra citate.
Con riferimento al Piano Urbanistico Comunale (PUC) il progetto comporta una variante con modifica dei parametri di edificabilità urbanistica rispetto ad un Distretto di Trasformazione e a un area di conservazione per attività agricole.
RELATIVAMENTE AL QUADRO PROGETTUALE
Secondo
Il progetto relativamente a questo aspetto fondamentale dell’impatto del nuovo traffico veicolare si limita a produrre solo alternative legata all’utilizzo puntuale del casello autostradale, non ci sono analisi non solo su alternativa zero ma neppure su scenari di sviluppo di politiche commerciali alternative a quella dell’outlet, ne sulla mobilità alternativa. Facciamo qui riferimento in particolare alla c.d. alternative strategiche (vedi linee guida per la VIA della Regione Toscana)
RELATIVAMENTE AI POSSIBILI IMPATTI SOCIO ECONOMICI
L’intervento prevede un potenziale bacino turistico di qualche decina di migliaia di turisti. Sotto il profilo dell’impatto socio economico il progetto secondo
LO SCREENING NON POTEVA CONCLUDERSI CON
Come risulta dalla stessa Relazione di screening il progetto produce impatti sui seguenti comparti a rilevanza ambientale: rumore, aria, rifiuti, paesaggio, uso del suolo, acque (consumo e depurazione), energia. Ora secondo
E’ quindi indiscutibile che il progetto andava quanto meno sottoposto a VIA ordinaria perché questo avrebbe comportato l’0bbligo di presentare un vero e proprio Studio di Impatto Ambientale e soprattutto la valutazione sarebbe stata fatta su un progetto definitivo e non su un preliminare interno ad uno strumento urbanistico attuativo peraltro in variante ad un PUC e al PTCP. Solo di fronte ad un progetto definitivo si sarebbero potuti valutare tutti quegli impatti che emergono dalla relazione di screening della Regione.
In particolare la relazione di screening non tiene minimante conto di due parametri (ex allegato V al dlgs 152/2006, applicabile anche alla Regione Liguria) fondamentali per valutare la applicabilità della VIA ordinaria al progetto di outlet:
- “ la localizzazione e quindi la sensibilità ambientale del sito interessato , tenendo conto in particolare: dell’utilizzazione attuale del territorio, della ricchezza relativa qualità e capacità di rigenerazione delle risorse naturali, della capacità di carico dell’ambiente naturale
- gli impatti potenzialmente significativi del progetto……. tenendo conto in particolare: della estensione dell’impatto in termini geografici e di popolazione, della grandezza e complessità dell’impatto, della probabilità dell’impatto, della durata – frequenza - reversibilità dell’impatto”.
Tutti questi aspetti non sono stati valutati nella Relazione istruttoria che si è limitata a valutare separatamente i singoli comparti che subiranno l’impatto ambientale dell’outlet in tal modo non si è rispettata la definizione di impatto ambientale (lettera c) comma 1 articolo 5 del dlgs 152/2006) : “inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell’attuazione di progetti”.
Ma c’è di più la stessa Relazione di screening (in modo clamorosamente contraddittorio con la decisione finale) nella sue conclusioni di fatto ammette che il progetto andava valutato non su di una scala puntuale/progettuale (procedura di screening per
Quindi gli uffici della Regione hanno ragionato così: non abbiamo alcun elemento per valutare le conseguenze nel tempo e nello spazio di questo intervento ma comunque per il momento (con qualche abbellimento di verde, un po di monitoraggio addavvenì, e qualche spolveratina di risparmio energetico e di attrezzature ludiche) noi lo approviamo lo stesso.
Mi chiedo come si possa continuare a gestire istruttorie tecniche in questo modo……..
1 commenti:
Procedura di screening di VIA attuata in modo parziale ed incompleto rispetto a quanto previsto dalla legge (forse per intorbidire le acque e avvallare la non assoggettabilità alla VIA medesima?), consultazioni solo di alcuni attori istituzionali, una normativa nazionale non ancora recepita dalla Regione Liguria (per continuare a fare le cose un po' come ci pare?), relazioni tecniche con palesi contraddizioni tra analisi e conclusioni...se queste sono le basi su cui avvalorare la proposta dell'outlet, mi pare che il colosso abbia i piedi di argilla. Se gli attori istituzionali volessero realmente intraprendere la strada di uno sviluppo sostenibile e lungimirante dei territori che amministrano, comincerebbero con il SEGUIRE LE REGOLE! La Legge non è cosa da rispettare quando fa comodo, e da dimenticare un momento dopo, appena cioè un investitore fa frusciare la mazzetta di bigliettoni prospettando n posti di lavoro, “maledetti e subito”, magari minacciando di portare quell'investimento da un'altra parte nel caso si frapponessero troppi ostacoli burocratici. Stendere il tappeto rosso spianando la strada delle procedure amministrative, per evitare che quell'investitore si rompa le scatole e se ne vada altrove, significa continuare a diffondere la cultura della superfluità delle regole. Mi aspetto che un governo di centrosinistra – sempre pronto, quando fa comodo, a scagliarsi contro chi non rispetta la legge o la cambia a proprio uso e consumo – persegua SEMPRE l'applicazione delle procedure, a garanzia dei diritti di tutti: investitori esterni, residenti e operatori economici del territorio. Direi quindi che il dibattito sull'outlet (opportunità o intervento banalizzante ed estraneo al territorio?) avrà un senso solo dopo che le procedure previste dalla Legge avranno avuto il loro corso; ora mi pare, come dice Marco, che ci si trovi in una situazione di assoluta irregolarità, e pertanto l'insediamento sarebbe comunque illegittimo, a prescindere dalle opinioni sui vantaggi/svantaggi che porterebbe al territorio. Elena
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