martedì 29 marzo 2011

Comunicazione e potere

la Repubblica pubblica un'anticipazione dell'intervista di G. Bosetti a Manuel Castells sul prossimo numero di Reset. Nel 2009 di Castells era uscito Comunicazione e potere.

Dice Castells "In tutti i casi Internet sta agevolando i movimenti popolari e una più libera espressione della società, a prescindere dall’establishment politico. Il punto è che i modi in cui la libertà viene sfruttata non sono garantiti dalla libertà stessa. In America, Obama non sarebbe stato eletto senza l’impiego di Internet in una straordinaria campagna popolare che ha mobilitato giovani e minoranze. Ma anche quello dei Tea Party è un movimento popolare, in effetti semifascista e populista, e anche per la sua diffusione e influenza Internet si è rivelata cruciale, perché Obama ha perso la battaglia per conquistare le menti della gente e la sinistra è completamente smobilitata, malgrado la battaglia del Wisconsin (un esempio di caro vecchio movimento di lavoratori) appaia oggi come un segnale di contrattacco. Non possiamo cedere al determinismo tecnologico. Internet garantisce la libera comunicazione, ma i contenuti di tale libertà dipendono dagli attori sociali».
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«Penso che l’Europa stia attraversando una profonda crisi politica. Le istituzioni, i partiti, i leader, sono intrappolati nella propria storia, nei propri interessi personali, e in alcuni casi nella propria corruzione.
Sono completamente tagliati fuori dalla società, e in particolare dalla società futura, vale a dire dalle generazioni più giovani, e dalle donne. L’Italia è paradigmatica in questo senso. Il fatto che un personaggio corrotto e sgradevole come Berlusconi possa venire eletto più volte è legato allo sconforto che ormai gli italiani nutrono nei confronti dell’intera classe politica. A questo punto, è essenziale la ricostituzione dell’autonomia politica a livello della base popolare, e questo dipende complessivamente dall’instaurarsi di comunicazioni orizzontali tra gli individui, che “bypassino” la presa dei media tradizionali. In questo senso il mondo arabo, nella sua forma laica e democratica, può indicare la strada all’Europa, secoli dopo che la cultura araba ha già illuminato le fino ad allora barbare società cristiane".

Semplificando all'eccesso e per quanto rilevo personalmente: 
1) non è sufficiente che ciascuno abbia il suo bravo blog/account se non lo usa per veicolare contenuti;
2) se quello virtuale è il luogo delle comunicazioni orizzontali e anche delle elaborazioni, e non il luogo dell'informazione (diversamente da quanto accade con i media tradizionali), allora è necessario che tutti  gli attori diano il loro contributo. Infatti non esiste, in questo ambito, chi eroga e chi fruisce.

Per quanto attiene, poi, alla classe politica... che dire... se non (?) nella corruzione, se non (?) nei propri interessi personali, senz'altro i politici sono intrappolati nella loro storia (spesso anche se relativamente giovani).

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