giovedì 27 gennaio 2011

Waterfront della Spezia: ma di che cosa discutere? (1)

La nuova immagine della città “si sviluppa in un lungo processo di pianificazione iniziato nel corso degli anni ’80… [l'immagine della città] si presenta come somma di figure isolate… la trama del processo di pianificazione diventa sfondo opaco rispetto alla fascinazione dei singoli progetti che dominano l’immaginario… L’immagine che progressivamente s’impone all’attenzione ha la forza di indirizzare e circoscrivere il dibattito pubblico, limitando l’esplorazione di soluzioni alterative.”

Il “contesto” da cui sono estrapolati i brevi passaggi riportati è il libro che segnalavo qui all’inizio di Settembre 2010, prima che l’affaire 5 terre travolgesse anche i miei programmi. In particolare, “Processo e progetto di una centralità urbana: il waterfront della Spezia”* è  il titolo del capitolo che sintetizza molto bene, secondo me profana, il punto che io colgo in questa vicenda: si voleva progettare la centralità urbana ed ora, di riduzione in riduzione, facciamo il waterfront.  

Non si tratta propriamente di una lettura semplice e forse non è appropriato estrapolare parti di discorso dal contesto in cui sono inserite; credo/spero tuttavia che sia un esercizio lecito per isolare elementi comprensibili utili alla ricostruzione del “processo” da elaborazioni squisitamente tecniche e quindi poco comprensibili ai più, compresa la sottoscritta.  Prosegue:

“La previsione di una nuova centralità urbana e metropolitana, connessa ad una riorganizzazione complessiva del sistema infrastrutturale e portuale inizia a maturare nella seconda metà degli anni ’80 come nuovo tema progettuale a cui legare le aspettative della rigenerazione urbana e contemporaneamente come nuovo tema strategico volto a contrastare i processi di declino demografico ed occupazionale della città capoluogo.”

Un passaggio fondamentale di questo processo di pianificazione è costituito dal Documento interenti del 1995 che definisce i limiti dell’espansione portuale in base ad un accordo tra Comune, Autorità portuale e Provincia… 

I lavori del nuovo PUC della Spezia avviati nel 1996 in tale contesto di co-panificazione, sono anticipati dallo studio di tre importanti progetti di trasformazione, di rilevanza strategicaper la definizione di un nuovo assetto urbano: il piano d’area dell’ex raffineria IP, il piano d’area del primo bacino portuale e il piano d’area degli ambiti territoriali del Levante.   

Il progetto dell’ex raffineria IP e del primo bacino portuale costituiscono i capisaldi della nuova centralità, con la previsione di nuove funzioni congressuali, museali, direzionali, commerciali e ricettive; mente il progetto degli ambiti territoriali del Levante costituisce una parziale compensazione dell’espansione portuale verso il levante urbano, con la previsione di una darsena e di un distretto nautico in sostituzione delle esistenti attività retro portuali.

I tre piani d’area vengono integralmente recepiti dal PUC con diversi gradi di efficacia: prescrittiva per quanto riguarda il progetto di trasformazione dell’ex raffineria IP; programmatica… per il progetto di trasformazione degli ambiti del Levante; programmatica, con valore di indicazione per la stesura del PRP e per la definizione del bando concorsuale del waterfront, per il progetto di trasformazione del primo bacino portuale.

Il PUC rafforza ulteriormente la visione policentrica della città compresa nello scenario di trasformazione dell’area centrale attraverso l’individuazione di alcuni distretti di trasformazione di importanza strategica, nei quali sono previsti la realizzazione della  nuova stazione ferroviaria di Valdellora, il riutilizzo dell’area dell’ospedale civile da destinarsi a funzioni terziarie, commerciali e ricettive e il completamento di un porticciolo diportistico localizzato nello specchio acqueo su cui si affaccia la  città storica ottocentesca. …

ulteriori segnali di debolezza del sistema socioeconomico, che si ripercuotono in particolare sul progetto di trasformazione dell’area ex IP, sembrano incrinare gli obiettivi generali di questo disegno strategico

Le stesse difficoltà connesse alla bonifica dell’area innescano un progressivo meccanismo di travaso di funzioni centrali verso il progetto del waterfront che assume un crescente valore simbolico nelle strategie e nell’immaginario della  rigenerazione urbana.


Per il momento mi limito a rilevare che la proposta dell’ex sindaco Pagano, in risposta alla domanda retorica da lui stesso posta “ma di che cosa discutere”, è quanto meno riduttiva: “Il tema di fondo è stato ben individuato dal Gruppo tematico Speziacentrostorico: capire il perché delle differenze tra il progetto vincitore del concorso di idee e il masterplan.”

Una ricostruzione oggettiva del percorso può evitare che, di riduzione in riduzione se tanto mi dà tanto, non ci si trovi a discutere del colore delle persiane insieme agli impresari edili. Come insegna ACAM, come insegnano  Pitelli e l’ambientalizzazione del golfo.

segue… qui

Abbiamo trattato di waterfront anche qui

*Gli autori: Daniele Virgilio, dottore di ricerca in Tecnica Urbanistica  presso l’Università di Roma La Sapienza è responsabile dell’Ufficio del Piano Urbanistico  e dell’Arredo Urbano  del Comune della Spezia; Andrea Vergano, a sua volta ricercatore a La Sapienza di Roma e docente del corso di Urbanistica alla facoltà di Architettura di Genova. Il libro, curato da Michelangelo Savino, dal titolo Waterfront d’Italia – Piani Politiche Progetti è edito da Franco Angeli. Il corsivo presente nell’intero post (al netto degli attributi grafici) è tratto dal libro medesimo.

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