
Abbiamo avuto occasione di intervenire sul progetto di outlet di Brugnato qui , per esprimere perplessità sul metodo di decisione dell’ennesima scelta di cementificazione del nostro territorio.
Questo progetto sembra aver già prodotto danni prima ancora di essere autorizzato e realizzato, infatti nelle more delle decisioni del nuovo centro commerciale è stato sospeso il mercatino del biologico e dei prodotti tipici locali che si teneva una domenica al mese nel centro storico di Brugnato: un caso oppure un anticipo del nuovo modello di offerta commerciale fondata sulla delocalizzazione e l’uniformità del prodotto venduto come avviene in tutti gli outlet (vedi ad esempio tra i più vicini quello di Serravalle o quello di Fidenza)?
Sui rischi di questi outlet molti sono intervenuti nel dibattito provinciale ma quasi nessuno ha sottolineato le questioni legate alle procedure di valutazione/autorizzazione da applicare al progetto di outlet di Brugnato. Eppure la questione delle procedure, come abbiamo avuto modo di spiegare anche per il waterfront della Spezia, è tutt’altro che secondaria sia per una questione di trasparenza del processo decisionale , sia per poter valutare compiutamente tutti gli impatti ambientali, economici e sociali di progetti di tipo strategico per un territorio, sia ed ancora per non limitare questa valutazione alle logiche localistiche del piccolo comune e considerare invece l’insieme degli impatti di tutto l’ambito interessato (in questo caso l’intera provincia della Spezia e prima di tutto
Voglio quindi usare questo post per chiarire l'obbligatorietà della applicazione delle procedure di VIA (valutazione di impatto ambientale di progetti ed opere) e
PERCHÈ IL CENTRO COMMERCIALE DI BRUGNATO È SOGGETTO A VIA
Il centro commerciale in quanto rientrante nella definizione di tali centri ex dlgs 114/1998 (riforma disciplina del commercio) è sottoponibile a VIA (procedura di verifica) ex allegato IV alla parte II del dlgs 152/2006 (c.d. TU ambiente) vedi in particolare lettera b) punto 7 di tale allegato. Recita infatti questo punto che sono sottoposti comunque a procedura di verifica ai fini della VIA “la costruzione di centri commerciali di cui al decreto legislativo 114/1998 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio)”.
Secondo la disciplina del commercio citata, in particolare vedi lettera g) comma 1 articolo 4, per centri commerciali si devono intendere “…una media o una grande struttura di vendita nella quale piu' esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Ai fini del presente decreto per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti”. Come si vede quindi non ci si riferisce ad un centro commerciale unico (es. Ipercoop, Conad etc.) ma anche ad una somma di superfici di vendita come appare essere il centro commerciale proposto a Brugnato.
PERCHÉ
Il progetto di outlet, come dichiarato dal Sindaco di Brugnato, è soggetto a variante urbanistica. Questa variante riguardando un progetto soggetto a VIA è sottoponibile a VAS . Infatti secondo il TU ambientale sono sottoponibili a VAS i piani e le loro modifiche (varianti nel caso di piani urbanistici come quello in esame) che definiscono il quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti soggetti a VIA.
In questo caso come affermato dall’Avvocato UE (Cause riunite C‑105/09 e C‑110/09 49) i suddetti piani, sono sottoponibili a VAS a prescindere dal dovere preventivamente valutarne la significatività degli impatti ambientali, quindi VAS ordinaria senza neppure procedura di verifica.
Non solo ma nel caso di Brugnato non si applica la deroga prevista dal comma 12 articolo 6 del TU ambiente (dlgs 152/2006 che disciplina la materia della VAS), secondo questo articolo per le modifiche dei piani e dei programmi elaborati per la pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli conseguenti a provvedimenti di autorizzazione di opere singole che hanno per legge l'effetto di variante ai suddetti piani e programmi, ferma restando l'applicazione della disciplina in materia di VIA (nel caso in esame il progetto ci rientra pienamente come abbiamo visto), la valutazione ambientale strategica non è necessaria per la localizzazione delle singole opere. Ora anche qui la legge regionale sul commercio (LR 1/2007) relativamente alla tipologia di centri commerciali come quello proposto per Brugnato non prevede che la autorizzazione di detti centri costituisca variante automatica (si veda in particolare l’articolo 22 di detta legge regionale).
VIA + VAS È UNA ESAGERAZIONE BUROCRATICA?
No intanto perché VIA e VAS valutano aspetti diversi delle stesso progetto .
In secondo luogo in caso di contemporaneità di VIA e VAS secondo il comma 4 articolo 10 del TU ambientale (dlgs 152/2006) la verifica di assoggettabilità alla VIA può essere condotta, nel rispetto della disciplina prevista per tale procedura ( articolo 20 del dlgs 152/2006) , nell’ambito della VAS. In tal caso le modalità di informazione del pubblico danno specifica evidenza della integrazione procedurale. Secondo il comma 5 articolo 10 (dlgs 152/2006) nella redazione dello studio di impatto ambientale relativo a progetti previsti da piani e programmi già sottoposti a VAS, possono essere utilizzate le informazioni e le analisi contenute nel rapporto ambientale. Nel corso della redazione dei progetti e nella fase della loro valutazione , sono tenute in considerazione la documentazione e le conclusioni della VAS.
CONCLUSIONI
Conoscendo la logica sia del ceto politico ma anche tecnico che dirige i nostri enti locali e soprattutto
11 commenti:
Commento tecnico ineccepibile. Mi chiedo quale scelta politica sottende un outlet?
La morte di un territorio tra precariato e grandi firme.
Chapeux!
Ha ragione anonimo.
Io non mi intendo di questioni tecniche ,di norme e di VAS ma mi è bastato andare una volta in un outlet ( vicino a Barberino, ma tanto sono tutti clonati)per giurare a me stessa che sarebbe stata anche l'ultima.
Si tratta comunque della creazione, in un ambiente naturale, di qualcosa di artificiale, falso, stridente. Un finto paese alla Truman show,,con finte case, finte banche (ma bancomat veri),finte statue, finte piazze etc, tutto creato a tavolino per favorire una gita "fuori porta" non nel senso di camminare tra i boschi, visitare un paesino medievale,entrare magari in un museo....no, lo scopo è andare( in macchina o con pulman organizzati....) a cercare tra tutto quel "fintume" la grande occasione magari firmata( che si trova in qualunque buon mercato settimanale )
Davvero c'è da chiedersi quale logica politica si nasconda dietro la continua costruzione di questi falsi paesi consumistici che ,oltre a contribuire ad abbassare ed omologare il nostro livello culturale e a creare obbrobri paesaggistichi ( non sarebbe meglio recuperare qualche vecchio paesino "vero"?) certamente aiutano a svuotare ancora di più le nostre città.
Sandra Allori
cara Sandra, come non concordare... tra l'altro, io che ho sensibilità e competenze diverse da quelle di Marco, ma ovviamente la legge per prima, rilevo anche la presenza di un filo conduttore tra centri commerciali e bonifiche/discariche che avevo già annotato qui http://speziapolis.blogspot.com/search?q=vado+terrazze
Del caso di Brugnato (centro destra) è interessante infatti notare anche il conflitto con Rocchetta Vara (centro sinistra: i primi contestano la discarica prevista a Rocchetta, i secondi l'outlet previsto a Brugnato.
Come dire, il CS darà l'OK all'outlet e il CD approverà la discarica?
ha ragione Daniela a mettere insieme le due questioni discarica di Rocchetta e outlet di Brugnato. Il comportamento schizofrenico del Comune di Brugnato (a favore dell'outlet e contro la discarica entrambi interventi a forte impatto ambientale, sociale ed economico) non è casuale e non è legato ai colori della maggioranza che governa quel Comune (di centro destra). E' tutta la politica locale (non entro in quella nazionale ma come dire ce ne sarebbe anche per questa) che è continuamente attraversata da questa schizofrenia. La ragione è semplice anche quando la politica locale prende posizioni apparentemente ambientalmente sostenibili lo fa non per convinzione profonda, per visione strategica, ma solo per opportunismo elettorale, per clientelismo e per altri inconfessabili motivi. C' una povertà propositiva, c'è una bassezza morale e intellettuale, c'è una incompetenza tale che fanno di questa schizofrenia un vero e proprio cancro che sta erodendo il nostro sistema democratico.
Molte volte si è pro o contro solo per partito preso. Pro o contro la discarica di Rocchetta, pro o contro l'Outlet. Credo che la carta outlet giocata bene possa essere lo sviluppo dell'intero territorio. La discarica ovviamente no.
ma può darsi.... però sul nostro blog quando siamo contro motiviamo sempre il perchè, il problema è che spesso nel nostro territorio sono quelli a favore che non ci spiegano fino in fondo le vere ragioni del loro favore e dove sta l'interesse generale di certe scelte e soprattutto se non esistano altre scelte migliori da porre a confronto. Venendo al nostro amico anonimo sarebbe interessante ci spiegasse cosa intende per giocare bene la carta outlet. Siamo disponibili a capire, ci limitiamo per il momento a sottolineare che secondo questo modo di ragionare anche la discarica di servizio se realizzata e gestita correttamente può essere utile al territorio.
Infine comunque la si pensi sulla utilità di questa o quella scelta, outlet compreso, è fondamentale in modo in cui si arriva alla decisione, nel metodo spesso e volentieri ci sta la sostanza e da un metodo corretto arrivano scelte migliori per il territorio o quanto meno più meditate
Sulla discarica non sono d'accordo, per il resto credo che tu abbia ragione. Ci deve essere concertazione. Credo che tutto sommato l'apertura del dialogo sia indispensabile.
preciso neppure io sono d'accordo sulla discarica di Rocchetta soprattutto per il modo in cui è stata scelta, non è il sito migliore neppure tra quelli classificati dal piano della provincia quindi è chiaro che ci si è arrivati solo per ragioni di scambio politico ovviamente pubblicamente inconfessabile. La discarica la portavo come esempio estremo del ragionamento sulle utilità del territorio. Resta il fatto che in termini di bilancio ambientale la superiorità di un outlet rispetto alla discarica di servizio (se di servizio è davvero) è tutta da dimostrare con dati alla mano. Ma il problema non è neppure quello di mettere contro discarica e outlet il problema è capire quale è la vocazione strategica di un territorio, quali sono le sue capacità di sopportazione ambientale sulla base di indicatori convenuti a livello di comunità locali e solo dopo decidere ciò che è meglio in termini di scelte concrete e puntuali. Questo non mi pare sia stato fatto e su questo c'è anche un responsabilità dei Comuni della Val di Vara che una concertazione seria su questo tema non la hanno mai fatta, forse perchè se la facessero l'utilità dell'outlet cadrebbe in un batter di ciglia?
Come al solito come diceva De Andre' gli uomini danno buoni consigli quando non possono dare il cattivo esempio, sono diventati tutti professore su economie e ambiente...Tutti questi interventi oltre a essere senza fondamento sono pretestuosi...conosce Brugnato? Conoscete lo sviluppo che abbiamo avuto? Io sono un giovane cresciuto in valle e emigrato per studiare a Milano ...dopo anni sono rientrato ho ritrovato un paese in piena crescita non solo economica...ma anche sociale che crede nei propri giovani crede nelle sfide che solo un paese lungimirante che cresce con scienza e coscienza!!! Vi invito a venire qui conosciamo i valori dell'ambiente e lo rispettiamo, conosciamo il valore del sociale e del rispetto per gli altri senza mai guardarci indietro ma in avanti...Imparate a conoscere bene prima di giudicare ..!!!
scusi ma lei ha letto i documenti propedeutici alle valutazioni positive sull'outlet, ha letto attentamente i miei post? non mi pare. Lei conosce la procedura di legge che andrebbe applicata e non è stata applicata al caso in esame? non mi pare. Io invece Brugnato la conosco bene, la frequento assiduamente e quindi so perfettamente di cosa sto parlando. Allora le propongo una piccola sfida si legga i documenti, lo so è faticoso lo dico per esperienza, ma lei mi insegna che bisogna conoscere prima di giudicare; bene dopo averli letti li confronti con quello che dice la legge, e poi dopo risentiamoci. Magari io potrò imparare da lei nuove cose su Brugnato e lei forse verrà a conoscenza di come si devono valutare interventi così importanti nell'interesse non solo dell'ambiente, ma anche di quel sociale di cui scrive nel suo acido commento.
Io non ho sinceramente capito l’intervento dell’anonimo, ma ritengo che a questo punto possiamo sentirci tutti sollevati: se Brugnato è un paese in piena crescita economica e sociale, che crede nei propri giovani, conosce i valori dell'ambiente, del sociale, allora la questione outlet è risolta. Brugnato evidentemente non ha bisogno di questo tipo di investimento, ovvero di una struttura che per sua stessa natura è estranea al contesto territoriale, che genera sì attrattività (chi lo nega?), ma non certo per il valore peculiare del territorio su cui si stabilisce, bensì per sua propria caratteristica di centro commerciale “grandi firme”. Brugnato ha in sé le forze per crescere, le Amministrazioni dovranno solo aiutare e guidare questo sviluppo.
Vorrei chiedere però all’anonimo se può spiegare meglio la frase secondo cui gli abitanti di Brugnato non guardano mai indietro, ma in avanti: intende forse dire che pensare ad uno sviluppo locale fondato sulla messa a valore delle potenzialità ed unicità del territorio significhi guardare indietro, mentre affidare lo sviluppo del territorio all’occupazione e all’indotto che deriverebbe dalla costruzione dell’outlet significhi guardare avanti? La domanda non vuole essere polemica, è solo per capire la sua personale visione.
Infine, mi perdoni, ma usare De Andrè per tacciare di supponenza chi scrive e commenta su questo blog non è davvero rispettoso, né di de Andrè, né dell’impegno speso dai curatori del blog e da tutti coloro che - per pura passione e senza voler insegnare niente a nessuno – ritengono che la discussione e il dissenso siano un essenziale esercizio di democrazia. Conto di leggere quindi una sua risposta al più presto. Grazie. Elena
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