lunedì 24 gennaio 2011

I waterfront degli antipodi e i porti europei (3)

... segue da qui

Code of practice on Societal Integration of Ports
Codice di condotta sull’integrazione sociale dei porti

 

Elaborato da ESPO (European Sea Ports Organisation), è stato presentato a Roma il 26 Ottobre u.s. nel corso di un evento organizzato da Assoporti, che dovrebbe averne realizzato la traduzione italiana. Il codice di condotta, a partire dalle “buone pratiche” più significative nel panorama dei porti europei, sintetizza dieci raccomandazioni concrete, riferite a tre assi tematici tra loro connessi: 

Consenso del pubblico e immagine
Misurare l’immagine percepita del porto
Rendere il porto importante per i diversi gruppi di riferimento
Aprire il porto facendo sperimentare alle persone la vita del porto
Rendere visibile il porto per la città
Formazione e mercato del lavoro
Identificare carenze e necessità tra il porto ed il mercato del lavoro
Investire in infrastrutture sociali
Facilitare l’incontro tra l’istruzione e le necessità del mercato del lavoro
Relazione città-porto
Fare in modo che coloro che vivono/lavorano vicini al porto siano ambasciatori (positivi)
Limitare le esternalità negative
Sviluppare una relazione spaziale e funzionale tra la città e il porto.

Se tenendo a mente queste raccomandazioni si volesse riconsiderare la breve sintesi dell’esperienza di Sydney descritta qui e qui, si potrebbero facilmente cogliere le azioni che, a Sydney, fanno riferimento alle raccomandazioni di ESPO e, considerando che ESPO non è un’associazione che vuole sovvertire l’ordine costituito ma l’organizzazione europea dei porti e che annovera tra i suoi aderenti  diversi  soggetti che vogliono “fare business”, beh, allora…  possiamo ragionevolmente confermare che tanto in Europa quanto agli antipodi è ormai chiaro che l’integrazione sociale dei porti è un processo ineludibile e non più rimandabile

A Barangaroo, la sostenibilità ambientale non è un "di cui" del progetto ma un suo prerequisito: non è oggetto di discussione, caso mai motivo di vanto, che Barangaroo sarà:
  •   "water positive community" attraverso il riciclo di una quantità di acqua superiore alle sue necessità;
  •   "zero waste community" riutilizzando, riducendo e riciclando più rifiuti (anche delle aree circostanti) di quanti Barangaroo ne possa generare;
  • "carbon neutral community" generando più energia rinnovabile di quante le emissioni di gas degli edifici verdi di Barangaroo;
  •   con le proprie in infrastrutture decentrate di riciclo delle acque, raffreddamento, generazione di energia rinnovabile, Barangaroo sarà anche in grado di supportare anche parte del centro degli affari di Sydney.
La consultazione dei cittadini non è un'operazione dolorosa ma necessaria,  ma un doveroso adempimento della legislazione vigente oltre che un'occasione per raccogliere indicazioni  preziose, in grado di per sè di prevenire molteplici ed evitabili conflitti. La consultazione è pubblica e diversificata: un forum pubblico sul sito di Barangaroo, un questionario online, una ricerca strutturata sulla conoscenza e consapevolezza dei cittadini rispetto al nuovo progetto e sulle loro preoccupazioni e preferenze. Giusto per fare degli esempi. E dunque? 

Dunque sarebbe relativamente semplice riempire di contenuti le dieci raccomandazioni di ESPO,  se non fosse che “solo di recente l’erosione del consenso pubblico ai porti è stato riconosciuto come un tema che necessita dell’attenzione dei manager. Per molte Autorità Portuali intraprendere la via del dialogo e della coabitazione con le città e le comunità locali rappresenta ancora un difficile processo di apprendimento: spesso pare essere una distrazione dalla cultura ingegneristica e commerciale  tipica delle attività del porto.E tuttavia “La dimensione sociale è caratterizzata da interessi confliggenti tra i diversi portatori di interessi in relazione alla protezione dell’ambiente, allo sviluppo urbano, alle condizioni di lavoro, agli interessi dei residenti e, soprattutto, allo sviluppo economico”. Poiché ESPO si rifà alla cultura politica europea, si precisa che “l’integrazione sociale dei porti può essere vista come parte integrale della Responsabilità Sociale d’Impresa  (RSI) delle Autorità Portuali. 

La Commissione Europea  definisce la RSI come un concetto per il quale, su base volontaria, le imprese integrano gli aspetti sociali ed ambientali nelle loro attività e nella loro interazione con i portatori di interessi. Mentre la RSI copre un ambito molto ampio e in alcuni casi può riguardare aree molto lontane da quella portuale, l’integrazione sociale qui proposta si focalizza sui fattori sociali, ambientali ed umani nei porti.”*

* Le parti in corsivo sono tratte dal codice di condotta pubblicato in inglese da ESPO - tradotto in proprio. 

0 commenti: