martedì 31 agosto 2010

Porto della Spezia: sicurezza sul lavoro e informazione

Intorno alla mezzanotte di ieri nel porto della Spezia si è verificato un grave incidente che è costato la vita ad un uomo che è rimasto schiacciato tra il suo camion ed una fila di container. Gli incidenti sul lavoro mi sconvolgono di più, nonostante le vite delle persone abbiano tutte la stessa importanza, quando succedono in ambiti conosciuti e vicini.

Ho letto la notizia sul sito del SecoloXIX (sezione della Spezia) stamane intorno alle 8:

"Intorno alle 24, tragedia nel porto della Spezia, dove un lavoratore è rimasto ucciso. Secondo quanto ricostruito, un camionista di 59 anni, di origine emiliana, sarebbe stato schiacciato contro la motrice del suo mezzo pesante da alcuni container che erano impilati in un piazzale al Porto Mercantile, che forse gli sono franati addosso!"

Il caso vuole che, paradossalmente e contemporaneamente, troneggiasse il seguente titolo sulla prima pagina del quotidiano: "Boom di container nel porto di la Spezia. Corsa a nuovi spazi". Un tragica e macabra coincidenza.

Sul sito de La Nazione, qualche decina di minuti dopo la notizia era la seguente:

"Morte nel porto, camionista schiacciato nella motrice

E' accaduto attorno alla mezzanotte al terminal principale delle banchine spezzine, il Ravano


Porto La Spezia (foto Frascatore)
Porto La Spezia (foto Frascatore)

La Spezia, 31 agosto 2010 - Grave incidente sul lavoro questa notte in porto alla Spezia. Un camionista di 59 anni è stato schiacciato da un container che si trovava in un piazzale presso il molo Ravano. L'uomo, Roberto Mattioli di Parma, è morto sul colpo, inutile l'intervento dei soccorritori. È in fase di ricostruzione l'esatta dinamica dell'accaduto."


Poco prima delle undici, sul sito www.agi.it la notizia era la seguente:

AGI) - La Spezia, 31 ago. - Si chiamava Roberto Mattioli, 59 anni di Parma, padroncino, il camionista morto nella notte nel porto a La Spezia. E' deceduto sul colpo verso mezzanotte, schiacciato tra la motrice del suo mezzo pesante che si e' mossa e una pila di container. Pare che l'uomo non avesse tirato il freno a mano del mezzo e fosse sceso nel piazzale, nel tentativo di fermare il camion e' rimasto travolto. I lavoratori del terminal si sono fermati per alcune ore subito dopo l'incidente. (AGI) Cli/Roc

Alle undici e 04 sull'home page del Secoloxix la notizia è ancora questa:

Morte nel porto della Spezia

Intorno alle 24, tragedia nell’estremo levante ligure: un camionista di 59 anni è stato schiacciato da alcuni container che erano impilati in un piazzale, che a quanto pare gli sarebbero franati addosso.


Ora, non fa differenza per la morte nel cuore che ti assale e per il dolore dei suoi familiari sapere con esattezza come il fatto si sia verificato; non fa differenza rispetto alla necessità di un continuo miglioramento dell'efficacia delle norme di sicurezza sul lavoro.

Epperò sarebbe giusto, per i cittadini, per i familiari e gli amici, per i lavoratori portuali e le loro famiglie, per la stessa Contship (che tuttavia il Secolo non ha citato, forse per una sorta di malcelata riverenza?), che la notizia fosse aggiornata dagli organi di stampa che l'hanno data questa mattina presto ed evidentemente in modo inesatto.

Considerando che i lavoratori si sono astenuti dal lavoro per alcune ore, e non hanno indetto uno sciopero generale, sembra di poter ritenere che la notizia valida sia quella dell'AGI e che quindi possiamo pensare e sperare che nel porto della Spezia non crollino mai pile di container addosso ai lavoratori.

lunedì 30 agosto 2010

Gheddafi, uno specchio per la nostra immagine

Di Gheddafi, Rocco Buttiglione ha detto: «L’immagine che vuole far emergere agli occhi dell’Islam è che in occidente non c’è dignità, che l’Europa crede solo nel denaro. È questo l’obiettivo di Gheddafi: farci apparire così».
Mi sembra un punto di vista condivisibile. E quale paese europeo meglio dell'Italia è funzionale a questo scopo? Non è difficile farci apparire così perché noi siamo così.

Denaro: accogliamo il leader libico assecondando tutti i suoi vezzi, con il nostro presidente del consiglio che invita a "non sollevare polveroni" dati i grandi interessi in ballo (sarebbe poi di rilievo verificare di chi sono questi interessi).
Dignità: le donne italiane, quelle libere che non portano il burqa nè il velo islamico, sono reclutate (500!) per rendere più gradevole la permanenza di Gheddafi. Ovviamente retribuite, non vorremo spezzare il connubio donne e denaro con cui spazziamo via la dignità!

L'orientalista Oliver Roy sostiene che i paesi europei sono costretti a ricevere il leader libico per due ragioni: "La prima è di natura economica, Gheddafi è infatti al centro di molti affari. La seconda è strategica, perché il leader libico ha abbandonato il terrorismo. Questo gli va riconosciuto, e gli occidentali hanno in qualche modo un debito di riconoscenza nei suoi confronti. Ma ogni suo viaggio è una catastrofe diplomatica per l’Europa."

Abbiamo un debito di riconoscenza nei suoi confronti e dunque gli riconosciamo potere ed autorità su di noi. Su potere e autorità, che è sempre un bell'argomento, avevo già scritto un post tempo fa (qui): in quel caso alcuni commenti avevano fatto riferimento a situazioni molto piccole, alla possibile sudditanza di poche decine di singoli individui. Cambiano le proporzioni ma non mi pare di riscontrare grandi differenze nella sostanza.

Dice il governo: «Le commesse che il governo ha concordato con i libici hanno aiutato le imprese italiane a fronteggiare la crisi. Gli italiani questo lo capiscono benissimo».

La dignità dicevamo? Ecco appunto, la dignità non è proprio il nostro forte: né individuale né collettiva; l'interesse, quello invece sì: sia individuale sia collettivo.

giovedì 26 agosto 2010

Ex Area IP: "hanno scavato come le scimmie!"

Così un autorevole esperto di bonifiche apostrofò nel 2007 lo stato della bonifica dell'area IP. Mai frase fu più efficace per sintetizzare la vicenda della presunta bonifica di questa area.

Il post di Daniela mi ha chiamato in causa e io volentieri intervengo intanto ricostruendo un poco la storia della bonifica, presunta o reale, della ex area IP. Ricostruzione storica un poco tediosa ma, per chi avrà voglia e tempo di seguire il mio ragionamento, risulterà estremamente illuminante non solo sul passato ma anche sul futuro dei rapporti di questa area con la salute dei cittadini spezzini.

All’inizio dell’estate 2007, l’Amministrazione Federici si era da poco insediata, viene presentato nella sala Giunta del Comune, lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) secondo il quale nell’area IP “non c’è alcun problema anzi la bonifica è stata condotta correttamente e gli inquinanti sono sotto controllo a cura dell’Arpal”, dichiarazione della dott.sa Musumeci dell’ISS.
La cosa interessante è che quel parere dell’ISS era palesemente in contraddizione con un precedente parere del 2001 dello stesso Istituto che manifestava perplessità in ordine alla stima delle concentrazioni di inquinanti presenti e conseguentemente dei volumi da asportare o trattare, e criticava la scelta approssimativa della tecnologia di bonifica (landfarming on site) quella stessa tecnica che nel 2007 per l’ISS era diventata corretta.

Peccato che nei mesi successivi a quella presentazione, in piena estate, ripartirono le puzze che devastarono la qualità della vita (vivere tappati in casa per ore al giorno in piena estate è un pessimo modo di vivere credo!) a migliaia di cittadini.

A quel punto il Comune, che appena pochi mesi prima aveva detto tramite l’ISS che tutto andava bene , emette una ordinanza con cui sospende la bonifica: alla faccia della coerenza. Contemporaneamente viene dato incarico al dottor Boeri di effettuare una verifica dello stato della bonifica dell’area.
La sua relazione è illuminante sotto il profilo del giudizio su come fino ad allora si era lavorato e cosa ancora più grave viene confermata dalle relazioni di altri due esperti (in particolare della dott.sa Tunesi) contattati in precedenza dalla Amministrazione Comunale. In particolare dall’insieme di questi autorevoli pareri peraltro commissionati dalla Amministrazione Comunale si ricava quanto segue:
1. che sono stati aperti fronti di scavo eccessivi che sono alla base delle continue emissioni odorose
2. che il progetto di bonifica a suo tempo approvato è un mero progetto preliminare non in grado di descrivere il piano di lavoro di chi svolgerà le attività di bonifica e quindi lasciando ad esso margini troppo ampi di discrezionalità operativa
3. che mancano indicazioni adeguate sulla tracciabilità dei rifiuti e quindi sulla possibilità di individuarne qualità e tipologia e di conseguenza pericolosità
4. che è carente la caratterizzazione del sito che invece avrebbe dovuto essere il vero presupposto di ogni progetto di bonifica
5. che esiste una estesa contaminazione delle acque sotterranee e manca un adeguato monitoraggio delle stesse
6. che i flussi di materiali scavati non sono adeguatamente descritti
7. che occorre un nuovo progetto di bonifica che dovrà essere al più presto presentato dalla società proprietaria dell’area .
Ovviamente questa relazione non è mai stata resa pubblica da parte dell’Amministrazione Comunale ed al sottoscritto è stata solo letta per telefono come fosse un documento della CIA: alla faccia della trasparenza.

Già quanto sopra basterebbe per gettare sospetti gravissimi sulla correttezza di tutti gli enti pubblici competenti nella gestione della presunta bonifica dell’area IP.

Ma la cosa più grave è che i punti 3, 4, 5 a tutt’oggi non sono stati assolutamente chiariti, nonostante la presunta bonifica sia andata avanti (continuando a produrre disagi anche molto recenti, basta parlare con i cittadini) e nonostante le parti più inquinate dell’area non siano stata fino ad ora oggetto di alcune presunta o reale bonifica. Mi riferisco al c.d. sub-distretto 4 quello verso il fronte collinare dell’area a tutt’oggi completamente abbandonato.

Quanto sopra è stato confermato da un perizia che il Comitato La Salamandra fece svolgere a proprie spese nel 2007 al dott. Anacleto Busà uno dei massimi esperti nazionali in materia di bonifiche di siti inquinati da idrocarburi. Il dott. Busà è un autorevole esperto tanto che il Comune della Spezia nell’ormai lontano anno 2000 lo nominò proprio consulente per la bonifica dell’area IP all’epoca ancora bloccata per una serie di contenziosi legali tra proprietari dell’area e Agip petroli. Il dott. Busà dopo aver bocciato il primo progetto di bonifica venne nel giro di 1 mese licenziato dal Comune senza alcuna adeguata motivazione.
Ebbene la relazione del dott. Busà svolta per il Comitato Salamandra nel 2007 confermava che:
1. la caratterizzazione dell’area era stata fatta in modo assolutamente approssimativo senza ricostruire documentalmente la storia della raffineria e del suo ciclo produttivo
2. non era stata tenuta volutamente in considerazione la normativa tecnica europea in materia di migliori tecnologie disponibili per attività legate agli idrocarburi. In particolare tali regole individuano nell’emissione di odori e rumori molesti uno dei problemi di carattere ambientale che richiede attenzione nell’adozione delle tecnologie di abbattimento
3. non risultava l’esistenza di dati analitici relativi a prelievi effettuati in occasione di eventi acuti nei quali si è verificato persino il ricorso a strutture sanitarie da parte dei soggetti “colpiti” dalle esalazioni. I dati di cui occorre disporre sono quelli concreti, cioè quelli ottenuti in campo in concomitanza dell’evento acuto
4. se una moltitudine di persone accusa malesseri, contemporaneamente, non si può certamente affermare che “tanto….. le medie giornaliere, o mensili, o annuali rispettano gli standards di legge”. Concetto peraltro ribadito, incautamente, ieri dal direttore dell’Arpal spezzina
5. appare evidente che l’Arpal non è del tutto attrezzata ad effettuare alcune determinazioni analitiche
6. la componente idrocarburica alifatica risulta invece estremamente elevata, ma non è disponibile la speciazione. Ciò non permette di valutare se e quanti dei composti presenti possano contribuire alla formazione di odori molesti
7. occorreva una nuova campagna di rilevamento puntualmente descritta nella relazione
8. occorreva non solo intensificare con una indagine più estesa e di più ampio respiro la caratterizzazione del sito ma anche “rivisitare” non solo le tecnologie di trattamento proposte ma anche l’analisi di rischio
9. non erano state svolte adeguate indagine sul destino del piombo-tetraetile e tetrametile (utilizzato nella raffineria come additivo antidetonante delle benzine), in particolare sui quantitativi residui nella raffineria IP al momento della dismissione del sito e su come tali residui sono stati smaltiti e se sono stati smaltiti. (Esiste il sospetto che gran parte di questa sostanza sia collocata tutt’ora nel c.d. sub distretto 4 quello per il quale la bonifica non è neppure iniziata Ndr)
10. mancava una correlazione tra campagna di rilevazione degli odori con la rilevazione delle sostanze volatili al fine di definire l’impronta digitale dell’odore percepito.
11. mancavano indagini ambientali all’esterno del sito, più complete, più frequenti, più numerose e sempre associate ai parametri meteorologici.

Insomma un quadro impietoso, descritto da uno esperto di fama internazionale (consulente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Rifiuti nominato da entrambi gli schieramenti politici) e che confermava quanto già scritto dagli esperti del Comune. Inutile dire che di quanto sopra amministrazione locale, Arpal etc. non hanno quasi del tutto tenuto conto come dimostrano i nuovi episodi di emissioni odorose di questi giorni.

Un ultima cosa, per riallacciarmi al post di Daniela. Le dichiarazioni del direttore dell’Arpal spezzino dimostrano come nel nostro territorio i dirigenti delle pubbliche amministrazioni troppo spesso svolgono con le loro dichiarazioni un ruolo politico e di parte venendo meno alla loro funzione di terzietà e oggettività tecnica. Voglio ricordare al Direttore dell’Arpal che anche le emissioni odorigene sono un dato obiettivo sotto il profilo dell’inquinamento come dimostra il fatto che il TU ambientale (norma quadro in materia di tutela dagli inquinamenti) all’articolo 178 afferma come la rimozione dei rifiuti debba essere effettuata “senza causare inconvenienti da odori”.
D’altronde come ha detto il Prof Campanella, nel convegno sulla Mitigazione Olfattiva del 2008 (organizzato da Regione Lazio, ordine dei chimici , Cnr etc.): “in un sondaggio in USA su quale è il valore principale che una persona metterebbe al centro della vita, è emerso che i valori principali equamente preferiti sono: ambiente, salute e alimenti. Sono tutti valori pervasi abbondantemente dagli odori che ne caratterizzano anche la correlazione con le emozioni”.
Toh! le emozioni possono diventare un dato obiettivo! e lo dice un professore non quel “rompicoglioni” di Grondacci….. però!

Area IP: un centro commerciale ci salverà


"Un anno e mezzo ancora, almeno, di passione: fino all’inaugurazione del centro commerciale Le Terrazze”, che aprirà prima del Natale2011.

Tanto – spiega l’assessore Ruocco – durerà ancora la bonifica: perché si possa ricucire la ferita aperta dal 1983, quando chiuse la raffineria Ip.

Ruocco è assessore all'ambiente e non al commercio come magari qualcuno potrebbe immaginare dalle sue dichiarazioni.

vedi anche qui

Area IP: sensazioni e reazioni emotive

Senz'altro Marco starà scrivendo al proposito qualcosa di molto pertinente, storicamente documentato, scientificamente provato e completo di tutti i riferimenti normativi: basterà attendere qualche ora immagino.
Nel frattempo, io che invece ragiono spesso sul significato delle parole dette, riporto quelle del direttore dell'Arpal disponibili sul SecoloXIX e riportate a fianco alla domanda "Dunque non c'è allarme?"

"Un conto sono le sensazioni, le reazioni emotive, altra cosa sono i dati oggettivi".

Ma come si permette? Quand'anche i miasmi non fossero nocivi per la salute (quand'anche) questo signore si permette di sostenere che il fastidio che deriva dall'abitare, vivere, lavorare in un ambiente maleodorante è un fatto puramente soggettivo? che deriva da una sensazione che si può provare più o meno fortemente in dipendenza magari della propria stabilità (psicologica o emotiva?)? Che in assenza di dati oggettivi (cioè che i miasmi stanno causando gravi danni alla salute) non dobbiamo rompere le palle con inutili allarmismi?

Ricordo al direttore dell'ARPAL la definizione che la Costituzione dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dà di salute:

"stato di completo benessere fisico, psichico e sociale

e non semplice assenza di malattia"

La salute viene considerata un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Questo principio assegna agli Stati e alle loro articolazioni compiti che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario. Essi dovrebbero farsi carico di individuare e cercare, tramite opportune alleanze, di modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo al contempo quelli favorevoli.

Sono informazioni che ormai si trovano su Wikipedia e che dunque dovrebbero essere nelle disponibilità anche di ARPAL.

mercoledì 25 agosto 2010

I sentieri non sono tutti uguali (aggiornamento)

Non parevano questioni troppo complicate quelle proposte nel post di qualche giorno fa I sentieri non sono tutti uguali eppure nessuno ha battuto un colpo, comunque non nel senso auspicato.
L'associazione Mangiatrekking ha prontamente usato ("strumentalizzato" andrebbe meglio ma non vorrei...) il mio post, ed il commento di Andrea Volpe che riprendevo, per fare un po' di propaganda: questa la mail che ho ricevuto in copia e indirizzata al TG3 Liguria (23/8 u.s.)

A proposito dell’isola Palmaria segnaliamo http://www.speziapolis.blogspot.com; in quanto ci è stato inviato per mail (info@speziapolis.com) un commento-dibattito all’argomento “ I sentieri non sono tutti uguali” (che riguarda appunto anche l’isola Palmaria) ove il signor Andrea Volpi, persona non conosciuta ed in nessun modo collegata alla nostra associazione, esprime osservazioni che in qualche modo sono un bel complimento per la nostra associazione. Ringraziamo la dott.ssa Daniela Patrucco, anch’essa sconosciuta e priva di alcun collegamento con la nostra associazione, per averci inviato la mail. Ed in riferimento al contributo di pensiero che ella ci chiede con la mail (sicuramente per “arricchire” il dibattito all’argomento),…… rispondiamo con il nostro silenzioso lavoro.
Grazie per l’attenzione e quanto potrete fare per valorizzare la notizia.
La Segreteria
Immagino che l'Associazione Mangiatrekking finanzi la propria attività con le convenzioni che stipula con gli enti per la manutenzione dei sentieri e/o attraverso le eventuali quote di partecipazione ai trekking che organizza: dal loro sito internet questo aspetto non è molto chiaro, si parla infatti genericamente di "convenzioni". Se così fosse, tuttavia, è abbastanza chiara la ragione per cui la Segreteria preferisca non esprimere il pensiero richiesto: timore di scontentare qualche attuale o potenziale cliente? o di dare qualche dritta a possibili competitors?

Tranquilli, non chiedevo la lista dei buoni e dei cattivi e neppure le vostre strategie aziendali, volevo solo capire come funziona: "rispondiamo con il nostro silenzioso lavoro" è una risposta che trasuda altruismo e abnegazione, due atteggiamenti che, per essere veri, dovrebbero rimanere riservati. Propagandare il proprio silenzioso lavoro al Tg3 è come minimo una contraddizione in termini, in particolare se la propaganda avviene a giorni alterni (anche oggi ho ricevuto un'altra loro mail).





L'articolo riportato nella foto, un comunicato stampa del Parco Nazionale delle 5 Terre ripreso dal SecoloXIX, dà conto anch'esso dell'attività dei "volontari" sui sentieri. Non potendo neppure sperare in un cenno del Parco, auspico un commento dell'Associazione Campiglia.
Noi che scriviamo su questo blog, per nostra scelta e non per volontariato, siamo interessati a capire quali sono le condizioni per cui alcune cose funzionano o non funzionano: in ogni caso siamo interessati a divulgare le buone pratiche e a denunciare quelle cattive.

martedì 24 agosto 2010

Vezzano Waste Festival (2)

Non ha avuto grande successo la mia proposta lanciata qualche tempo fa con questo post e insistere potrebbe essere sintomo di una mia attenzione un pò maniacale al tema: dei rifiuti o di Vezzano Ligure?
Parrà strano ma nessuna delle due: la mia attenzione torna al tema dei rifiuti perchè i rifiuti sono qualcosa con cui, ahinoi, abbiamo a che fare quotidianamente, persino troppo; imparassimo a produrne e ad abbandonarne un pò meno, potremmo anche smettere di parlarne!

Allora dove sta la novità?
Ho acquistato un nuovo elettrodomestico e devo buttare l'imballo di polistirolo: dove? Multi-materiale o indifferenziata? Ricordandomi della foto delle istruzioni precedentemente pubblicata la cerco e la ingrandisco per leggere.



Il polistirolo non è citato quindi lo butterò nell'indifferenziata... già che ci sono rileggo il tutto e... mi casca l'occhio nella casellina della carta il cui contenuto non ho mai neppure letto: banale.
E invece no, cosa ti trovo indicato da smaltire con la carta? il Tetra Pak! Ohibò, il TetraPak l'ho smaltito sempre nel multimateriale: possibile che mi sia sbagliata? Mi pare così strano...



Passeggiata al cassone per verificare ed ecco qui il cartello:


Non ci credo! Pensare che avevo rilevato che il Comune della Spezia raccoglie il TetraPak con la carta (considerando che incontro i cassoni spezzini a 200 metri da casa) e mi era sembrato strano.

Comunque, devo smaltire il vecchio elettrodomestico (ingombrante) e chiamo dunque ACAM: 800...

Allora: l'elettrodomestico lo veniamo a prendere il 21 Settembre (ma come, 1 mese?) e a Vezzano Ligure il TetraPak va con la carta.

Capito perchè, tra le altre ragioni, la differenziata non funziona?
Capito perchè, tra le altre ragioni, la gente abbandona i rifiuti ingombranti? (fossero stati due materassi o un salotto? Magari uno non ha lo spazio per tenersi l'ingombrante in casa un mese... o una macchina per portarlo a Stagnoni: con il furgone non si può)

La domanda, al mio Comune: dove volete che metta il TetraPak?
La proposta, al mio Comune: facciamo il Vezzano Waste Festival con cambio di programma: per tre giorni ci diciamo tutto sui rifiuti e poi parliamo d'altro...

lunedì 23 agosto 2010

1000 ricette per la manutenzione del territorio: Arcola


In attesa di capire come funziona la manutenzione dei sentieri nei nostri siti Unesco (e dintorni), a conferma di quanto sostengo nel precedente post I sentieri non sono tutti uguali, rilevo il seguente annuncio del Comune di Arcola pubblicato su Cronaca4:

Manutenzione del territorio con pagamento mediante buono lavoro (Voucher)Il Comune di Arcola ha bandito un avviso pubblico per la ricerca di personale disponibile a svolgere lavoro di natura occasionale con pagamento mediante buono lavoro (Voucher). Le prestazioni richieste rientrano nell’ambito di lavori relativi alla manutenzione del territorio quali giardinaggio, pulizia e cura di edifici, strade, parchi e monumenti e sono destinate a studenti, disoccupati o percettori di misure di sostegno al reddito, casalinghe, pensionati, prestatori extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, lavoratori part-time. La domanda, da redigersi in carta semplice, è ritirabile presso l’Ufficio “Struttura LL.PP.”, nella sede comunale in Piazza Muccini, 1 (Arcola, La Spezia) oppure è scaricabile dal sito istituzionale www.comune.arcola.sp.it. Gli interessati possono presentare domanda fino al 31.12 2010 presso l’Ufficio Protocollo in Piazza 2 Giugno ( Ponte di Arcola) dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 12.00.

Ora non mi voglio sperticare in lodi al Sindaco di Arcola, stante che il mio motto è "da vicino nessuno è normale" e che la mia conoscenza delle attività del suo Comune è limitata a ciò che leggo dai giornali, ma trovo che la gestione integrata del territorio e del sociale sia una modalità innovativa 1) di trasferire misure di sostegno 2) di ri-affidare la gestione del territorio ai suoi abitanti 3) di ri-mettere in primo piano il cittadino anche non associato...
Posso dire che mi piace? E che spero che qualche sindaco che ci legge...

Così come mi era piaciuta l'iniziativa sullo sportello scarichi, la politica sulla sicurezza degli edifici scolastici, la divulgazione delle informazioni sui rischi di incidente rilevante all'Arcola Petrolifera... e tante iniziative annunciate da questo comune (che sito Unesco non è e forse neppure comune virtuoso e neppure registrato EMAS -ancorchè certificato 14001 - ma quanto ad iniziative innovative avrebbe da insegnare a tanti comuni della provincia).

sabato 21 agosto 2010

I sentieri non sono tutti uguali

Da vicino nessuno è normale.
Faccio riferimento al commento di Andrea Volpi e alla sua constatazione circa la difformità di manutenzione e segnalazione dei sentieri nel nostro territorio: "In particolare un po’ di tempo fa percorsi, fino al paese di Campiglia, il famoso sentiero numero 1 che collegata Portovenere con Levanto. In quell’occasione ebbi modo di costatare lo stato pessimo di un tracciato così importante e frequentato: inadeguata segnaletica sia verticale che orizzontale (in particolare in località Sella Derby è facilissimo perdersi e finire alle Grazie) e macchia mediterranea che ostruisce il transito e rende pericoloso il passaggio."

Intanto sarebbe interessante capire da dove Andrea provenisse: se arrivava da Portovenere ha attraversato gran parte del territorio sotto la giurisdizione del Parco di Porto Venere; se arrivava da Levanto il territorio è in massima parte quello del Parco delle 5 Terre; se invece saliva dalla Spezia, allora è il comune della Spezia responsabile della manutenzione dei sentieri di quel versante.

Continua Andrea: "Al contrario lo scorso week-end ci siamo cimentati nel periplo della Palmaria dove siamo stati piacevolmente sorpresi dall’ottimo stato dei sentieri e da un segnaletica originale ma completa ed efficace. Mi sono un po’ informato per capire il motivo tale difformità; del resto siamo sempre sotto il comune/parco di Portovenere. Ho scoperto che la manutenzione dei sentieri della Palmaria è stata affidata a Mangiatrekking, un’associazione di volontari della Val di Vara, mentre al contrario il sentiero 1 è di competenza della sezione CAI della Spezia. Che dire, dei volontari locali fanno molto meglio il loro lavoro di un’associazione nazionale preposta alla salvaguardia dei sentieri (che probabilmente riceve anche sovvenzioni pubbliche). La cosa deve far riflettere le amministrazioni su a chi affidare la segnaletica e la manutenzione dei sentieri".

Verificato chi sia il responsabile istituzionale dei sentieri attraversati (Parco Regionale, Comune, Parco Nazionale...), personalmente eviterei di santificare o demonizzare chi nella pratica si è preoccupato di fare la manutenzione dei sentieri ed eventualmente di segnalarli.
Per tre ragioni:
1) ci sono una miriade di soggetti che partecipano in diverse forme a queste attività: oltre ai citati CAI e Mangia Trekking, nel territorio del Parco delle 5 Terre ricadente sotto il Comune della Spezia possiamo citare almeno l'Associazione Campiglia, l'Associazione per Tramonti, l'Associazione Vivere Tramonti; per i comuni di Porto Venere e delle 5 Terre non ho informazioni di dettaglio rispetto a chi fa cosa e in quale area.
2) questi soggetti operano in virtù di accordi e convenzioni più o meno strutturate che prevedono, a seconda dei casi, riconoscimenti economici o benefici di altra natura che ricadono sul territorio e tuttavia non è detto che se uno di loro ha fatto una convenzione con un Ente pubblico questa sia poi operativa e riguardi un intero territorio per un periodo di tempo prolungato.
3) la responsabilità, prima ed ultima, della manutenzione del territorio è in capo agli Enti pubblici che possono decidere di affidarla a soggetti terzi (andrebbero verificate le modalità...) ma che devono sorvegliare affinchè gli eventuali accordi presi siano rispettati e l'intero territorio sia sottoposto ad adeguata manutenzione.

A mio parere, dunque, è importante che gli accordi e le convenzioni non restino, come spesso accade, solo strumenti di propaganda e di acquisizione del consenso in periodo pre-elettorale. Magari qualche associazione (l'abbiamo chiesto a Mangiatrekking, CAI e Associazione Campiglia), più difficilmente qualche Ente (l'abbiamo chiesto al Comune di Porto Venere, della Spezia e al Parco Nazionale delle 5 Terre), vorrà intervenire per spiegarci meglio come, se, funzionano le cose.

Spezia e la colata: eppur si muove

La Repubblica di Genova ha pubblicato questa lettera di due architetti spezzini a commento dei progetti del waterfront della Spezia, della piana di Marinella e di Sarzana.
Personalmente avevo auspicato anche in un post recente l'intervento degli architetti spezzini (magari coordinati, hanno anche un ordine) che, salvo rare occasioni, restano silenti e/o inascoltati nei momenti topici della trasformazione del territorio; pare che i nostri abbiano incontrato forti resistenze alla pubblicazione della loro lettera sulla stampa locale.
Per parte mia apprezzo e condivido i passaggi che mettono in evidenza le contraddizioni tra ciò che viene rappresentato concettualmente (il senso e l'obiettivo del progetto) e ciò che poi viene disegnato: non tanto nelle forme, che possono più o meno piacere, quanto nelle destinazioni d'uso di quanto viene realizzato. Sul sito dell'Autorita Portuale della Spezia è pubblicata la relazione presentata dall'architetto Llavador a Porto Lotti il 21 Giugno scorso .

Nella loro lettera gli architetti hanno considerato tre situazioni micro, se messe in relazione con quanto viene realizzato quotidianamente sul territorio nazionale, che diventano mega considerando che si concretizzano tutte all'interno del territorio provinciale spezzino che, considerando la sua conformazione geografica, è invece molto limitato.

Se aggiungiamo il quasi pronto centro commerciale dell'ex area IP in città, il futuribile campo da golf a Pitelli e le aree militari eventualmente da dismettere (già in fase di scambio tra la marina militare e gli imprenditori della cantieristica) allora davvero c'è da chiedersi se non sarebbe opportuno togliere lo zoom (focalizzato sui singoli progetti) e montare un buon grandangolo alla nostra macchina fotografica (che abbracci l'intero territorio provinciale): giusto per capire dove siamo e dove stiamo andando, sia dal punto di vista concettuale (senso e obiettivi) sia dal punto di vista delle opere (della colata).

P.S. Quando parlo della colata alludo ovviamente al libro "La colata" di Sansa, Preve et altri...
che sto appunto finendo di leggere. Vorrei ringraziare in particolare proprio Sansa e Preve che hanno sempre la squisitezza di pubblicare i loro libri prima dell'estate: fu così anche nel 2008 con "Il Partito del Cemento" che allietò anche quell'estate.

P.P.S. Nel Novembre dello stesso anno al Camec della Spezia si realizzò un convegno dal titolo "Nuove proposte per la città e per il Golfo". Se interessa cliccare sul link si possono trovare parecchi spunti di riflessione su ciò che è stato, che sarebbe potuto essere e che probabilmente non sarà del nostro golfo: eppur si muove!

mercoledì 18 agosto 2010

Il Parco di PortoVenere da chi è gestito ?

Qualche giorno fa alcuni cittadini della associazione Posidonia mi hanno sollecitato a verificare lo stato organizzativo della gestione del Parco regionale di Portovenere. Analizzando la legge regionale istitutiva del Parco (LR 30/2001) ed il regolamento di gestione dell’area marina all’interno del parco mi è sorta una domanda che voglio rivolgere pubblicamente da questo blog all’attuale Presidente del Parco ma anche al Comune di Portovenere e, perché no, alla Regione.
Ma prima della domanda una doverosa premessa di ricostruzione della normativa regionale e nazionale vigente in materia di modalità di gestione delle aree protette regionali.

La legge regionale istitutiva del Parco Regionale di Portovenere prevede che la gestione del Parco regionale sia affidata al Comune di Portovenere senza specificare altro e che la gestione della sola area marina del Parco (quindi una parte limitata dell’area perimetrata di competenza dell’Ente Parco Regionale di Portovenere) sia affidata ad una commissione nella quale sono rappresentati solo la Provincia della Spezia, l’autorità marittima , l’Università di Genova, la Regione: una mera commissione tecnica quindi non un organo di gestione politica amministrativa.

Secondo la legge regionale quadro sui parchi e le aree protette (LR 12/1995 comma 1 articolo 5) la gestione delle aree protette regionali è attribuita ad enti dotati di autonomia amministrativa e funzionale e di personalità giuridica di diritto pubblico. Secondo gli indirizzi e i principi della legge quadro nazionale sulle aree protette (legge 394/1991), anche per i Parchi Regionali, si tratta di istituire un Ente di Diritto Pubblico come organo che governi autonomamente il territorio del Parco sulla base del Piano del Parco, quindi un Ente dotato di larga autonomia, di propria personalità giuridica e di personale competente e specializzato anche negli organi di gestione (Presidente, Comitato Direttivo a cui partecipano con propri rappresentanti anche i Comuni e le Province interessate, Direttore). In particolare la legge quadro nazionale, pur lasciando ad ogni parco regionale una forma organizzativa differenziata, indica quali contenuti necessari dello statuto :
- i criteri di composizione del Consiglio
- la designazione del Presidente e del Direttore e relativi poteri
- composizione e poteri del Collegio dei revisori e degli organi di consulenza tecnico scientifica
- le modalità di convocazione e funzionamento degli organi suddetti
- la costituzione della Comunità del Parco
Infine secondo la legge regionale quadro sui parchi (comma 5 articolo 5 LR 12/1995) nel Consiglio direttivo dell'ente di gestione deve essere garantita la presenza tra gli altri di rappresentanti delle associazioni ambientaliste

Attualmente non ci risulta che esista un Consiglio che gestisca l’intero Parco Regionale secondo quanto previsto dalla suddetta normativa, si veda qui. Sappiamo che esiste un Presidente ma niente più, senza dimenticare che la gestione precedente del Parco vedeva quanto meno la presenza di un Consiglio di indirizzo.
Se il quadro di gestione del Parco è quello sopra descritto il rischio è quindi di una gestione del parco regionale assolutamente personalistica ( del Presidente) che media con il Comune (nel quale ricopre la carica di vicesindaco) la approvazione degli atti più rilevanti a partire dal piano del parco e dal piano di sviluppo socio economico, realizzando un curioso fenomeno di conflitto di interessi.
Ma a prescindere dai ruoli personali la questione è di democrazia istituzionale: il Comune di Portovenere in quanto ente locale territoriale rappresenta solo una parte degli interessi e delle finalità che devono stare alla base della gestione di un’area protetta (gli interessi urbanistici ed economici), gli interessi naturalistici devono essere rappresentati da un soggetto più articolato nella propria rappresentatività. Per questo è prevista la figura dell’ente pubblico di gestione
Allora la domanda da rivolgere a Comune di Portovenere e Regione è: davvero un singolo Presidente ed una Amministrazione Comunale possono garantire il raggiungimento dell’obiettivo per le aree protette regionali di “promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale, ambientale e paesaggistico” come affermato dall’articolo 1 della Legge regionale 12/1995?

Certo qualcuno potrebbe anche rilevare che l’area interessata dal Parco Regionale di Portovenere potrebbe rientrare nel Parco Nazionale delle 5 Terre evitando di avere due enti distinti che si occupano di territori molto simili per caratteristiche naturalistiche e per contiguità territoriale. Obiezione fondata, ma aggiungiamo noi: fino a quando il Parco Regionale di Portovenere resterà ente autonomo questo dovrà essere gestito secondo le modalità previste dalla legge vigente e soprattutto con il massimo della trasparenza e della rappresentatività di tutti gli interessi presenti nell’area perimetrata del parco compresi quelli dei cittadini e dei rappresentanti di associazioni e comitati ambientalisti.

lunedì 9 agosto 2010

Mont Saint-Michel (FR) - Santuario di Montenero (IT)


Sui giornali di oggi ho letto due notizie interessanti.
Apparentemente scollegate tra loro, dicono invece molto del diverso modo di affrontare il problema della conservazione e promozione del patrimonio paesisitico in Francia (Isola di Mont Saint-Michel) e in Italia (Santuario di Montenero - Riomaggiore).

Mont Saint Michel

L'articolo di Repubblica testimonia della ferma intenzione di riportare questo spettacolo della natura alle sue caratteristiche originali, chiedendo tra l'altro ai visitatori di percorrere un chilometro per eliminare l'orrendo parcheggio di cui è prevista la demolizione. 200 milioni di euro finanziati dallo stato per un'opera di ripristino ambientale che prescinde dagli aspetti economici e turistici e che rischia di ridurre sensibilmente gli attuali 3 milioni di visitatori/anno.

L'articolo completo, che consiglio di leggere non foss'altro per sognare, è disponibile su repubblica.it

Sul Secolo XIX di oggi, da sabato scorso sul sito di Città della Spezia, da Venerdì su quello del Parco Nazionale delle 5 Terre leggo invece che "Ancora pochi giorni e il “Santuario di Montenero” potrà essere raggiunto, sfidando le forti pendenze e attraversando la rigogliosa macchia mediterranea, sui vagoni del nuovo treno che partirà dalla località Bargon." (cliccare per leggere l'articolo del secolo)

Sì, perchè noi nelle aree protette realizziamo opere di ingegneria ecocompatibile e a fini sociali: «Il nuovo "convoglio" non solo sarà a basso impatto ambientale, poichè alimentato ad energia elettrica – dichiara Franco Bonanini, presidente del Parco Cinque Terre – ma soprattutto fornirà una alternativa più comoda per permettere agli anziani del paese di raggiungere il loro amato “Santuario”.»

Per tornare al parallelo con Mont Saint-Michel, nell'articolo di Repubblica si legge: "Eppure sotto alle pendici del Mont Saint-Michel, il luogo più sacro e più visitato di Francia, si litiga per fare meno strada possibile. Pigrizia spirituale, o forse pigrizia e basta. Comunque, l'ennesimo segnale che l'abbazia benedettina assomiglia sempre meno a un luogo di culto ereditato dal Medioevo e si avvicina invece molto a una moderna Disneyland.

Come dire, una Disneyland va, l'altra viene...

Va da sè che non si tratta assolutamente di un'operazione volta ad attrarre il turismo di massa, far lievitare il valore degli immobili che si trovano sul percorso dalla litoranea al Santuario, attrarre che so qualche piccolo eccellente ministro tra i proprietari.. fatto sta che la notizia ha suscitato l'interesse del sito Appartamenti in piazzetta che si occupa di locazioni alle 5 terre: si promette "tanto divertimento in sicurezza".

Il trenino, finanziato con il contributo di Ministero dell'Ambiente e Regione Liguria, effettua fermate intermedie in punti prestabiliti del percorso... Vive la France, benvenuti in Italia!

Emergenze: ambientale, economica, umanitaria



I titoli riportati nelle immagini (cliccare per ingrandire) sono quelli di lacune pagine della Repubblica di oggi. La loro sequenza dà l'idea delle connessioni tra le emergenze ambientali e climatiche:
- in Russia le fiamme che bruciano da settimane ettari di territorio, anche coltivato a grano, minacciano le centrali nucleari sparse sul territorio, peraltro senza che le autorità abbiano sotto controllo la situazione; anche scongiurando la possibilità di un contatto tra le fiamme e una centrale, le ceneri influiranno sul clima per anni.
- le emissioni in atmosfera e l'effetto serra, provocato dagli incendi e non, determinano importanti cambiamenti climatici grazie ai quali, a poche migliaia di chilometri dal luogo in cui tutto brucia, diverse nazioni dell'Europa centrale sono sommerse dall'acqua.
- dall'altra parte del mondo, frane e smottamenti determinano catastrofi umanitarie con migliaia di dispersi (chi saprà mai quanti sono?).




Oltre alla linea rossa che accomuna luoghi e situazioni apparentemente distanti tra loro, c'è un altri leit motiv: Di fronte alle catastrofi scatta immediata la macchina dei soccorsi; ma poi non si fa nulla per prevenire, mancano le decisioni politiche.





Benvenuti nel villaggio globale

venerdì 6 agosto 2010

Il Golfo della Spezia: tra balneabilità e veleni

Nel post precedente Marco ha fatto come di consueto una puntigliosa sintesi dello studio di caratterizzazione di ICRAM, a dimostrare che se il percorso intrapreso dagli amministratori punta ad una riconversione dell'area del golfo per usi turistici, di balneazione e diporto, è anche utile che ci si ponga la questione del contesto e della programmazione.

La diga balneabile, il nuovo waterfront, la stazione crocieristica e la vocazione turistica... come si sposano ad esempio con l'inquinamento dei fondali, esito delle attività industriali e militari degli ultimi decenni che ancora, forse, scontiamo nel pesce che peschiamo nel mare circostante e che mangiamo (cara sogliola prediletta per i piccolissimi).

Questo si legge sul Secolo di oggi, anche se purtroppo le notizie sono disseminate in diverse pagine del giornale: l'edizione nazionale dà voce all'allarme lanciato da Greenpeace, quella locale ai pescatori lericini e alle 5 sogliole...

In un'altra pagina ancora, leggiamo delle proteste dopo la notizia di ieri "L'Arsenale apre ai privati - Disponibilità della Marina per 4 cantieri che chiedono aree in permuta"... (e una domanda sorge spontanea: cosa succede della pianificazione del Piano Regolatore Portuale se le aree produttive sono localizzate all'interno dell'arsenale militare???)




Ma davvero possiamo pensare di affrontare problemi così complessi con sparate quotidiane, più o meno propagandistiche e più o meno di resistenza? Soggetti diversi, in modo apparentemente scollegato, affrontano disordinatamente pezzi di discorso. Come se il Golfo fosse un puzzle con tessere appartenenti a diversi proprietari senza alcun interesse nè capacità di ricomporre il quadro d'insieme.

Come dire, ognuno marca il suo pezzo di territorio e/o si fa il suo business. Basta che poi non ci si debba tuffare nel mezzo.

giovedì 5 agosto 2010

Diga balneabile? Prima bonifichiamo il Golfo


Nei giorni scorsi l’Amministrazione Comunale della Spezia ha annunciato, con grande enfasi, l’idea di rendere balneabile il tratto di mare prospiciente la diga foranea. L’idea, di per se stessa buona, è stata presentata nello stesso modo con cui spesso gli enti locali spezzini presentano le ipotesi di uso del nostro territorio, vale a dire con la solita logica propagandistica, senza chiarire bene tutti i rischi, le potenzialità, i costi, gli interventi preliminari necessari, quasi che bastasse l’annuncio per realizzare concretamente i progetti.

Tanto per cominciare: la trasformazione della diga come impianto balneabile comporterà interventi significativi per rendere sicuro e agevole l’accesso al pubblico, il che richiederà delle linee di indirizzo progettuali che evitino di realizzare l’ennesima bruttura a forte impatto paesaggistico come avvenuto in altre situazioni.

A parte questi aspetti progettuali, che dovranno essere esaminati a tempo debito, il problema principale resta quello che ponevamo nei nostri precedenti post (qui e qui) e cioè quello della bonifica del golfo; questione, quella della bonifica, per fortuna posta sia pure genericamente dal Presidente della Autorità Portuale (in una dichiarazione successiva a quelle del Sindaco della Spezia (vedi qui)) in particolare proprio in relazione al tratto di mare che potrà essere interessato dall’ipotizzato stabilimento balneare. Al contrario, questo ultimo problema è stato bellamente rimosso dai nostri amministratori locali (Sindaco e Assessore all’Ambiente del Comune capoluogo) che si sono limitati a toccare l’aspetto secondario dell’inquinamento da scarichi civili, come se fosse l’unico problema di quell’area di mare. Il livello di contaminazione della rada della Spezia, compresa l'area interessata dal futuro impianto di balneazione, è infatti significativo sia per l’inquinamento organico (da scarichi civili dunque) che soprattutto per quello chimico, come risulta dallo studio di caratterizzazione di ICRAM svolto per predisporre il piano di lavoro di bonifica della parte a mare del sito di Pitelli. Alcuni esempi:

1. A pagina 103 dello studio ICRAM risultano più punti nell'area attuale dei mitili con un giudizio di ecotossicità acuta media e alta (colori giallo e rosso). Conclude il rapporto ICRAM (pagina 102): "Conservano un potenziale ecotossicologico significativo anche le stazioni ricadenti nelle vicinanze delle aree destinate alla molluschicoltura, in prossimità della diga foranea".
2. Concentrazioni di arsenico significative invece risultano nel tratto di mare davanti all'area della ex Pertusola e Cantieri navali di Muggiano, quindi vicinissimo alla parte iniziale della diga. Stesso discorso per il Rame, i PCB ( Policlorobifenili), i composti organostannici (TBT) per capire i rischi di questi ultimi vedi qui
3. Sempre nell'area Pertusola e Cantieri del Muggiano abbiamo il cadmio: per questo ultimo nel seno di Pertusola ci sono concentrazioni che superano anche di due ordini di grandezza il valore d’intervento, con picchi pari a 485 mg/kg (pagina 75 studio ICRAM).
4. Valori di Idrocarburi Policiclici Aromatici (fino ad un metro di profondità del fondo) significativi invece nel tratto di mare di fronte alla parte ovest della diga ,verso Portovenere per intenderci (pagina 81 studio ICRAM).
5. concentrazioni notevoli di Zinco nel Seno della Pertusola (pagina 64 studio ICRAM): in particolare l'ICRAM rileva concentrazioni di molto superiori ai valori d’intervento (fino a 37772 mg/kg) in diverse aree, ma soprattutto davanti alla ex Fonderia di Piombo della Pertusola (pagina 61 studio ICRAM)
6. Per il piombo concentrazioni significative ovviamente nel Seno della Pertusola ma anche nella parte più ad est dei mitili, proprio davanti alla diga. Secondo lo studio ICRAM: "La contaminazione da Piombo (Pb) si presenta distribuita nei livelli superficiali lungo la fascia costiera, principalmente nel tratto interessato dalla ex Fonderia di Piombo della Pertusola e dalla cantieristica navale, con concentrazioni estremamente preoccupanti, superiori di due ordini di grandezza al valore di intervento (48518 mg/kg)" (pagina 56 studio ICRAM)
7. In relazione alle concentrazioni di Mercurio (Hg), si riscontra nei primi 50 cm uno stato generale di contaminazione per quasi tutta la fascia costiera e per un’area della parte meridionale della rada in prossimità della diga foranea (pagina 50 studio ICRAM)
Conclude lo studio di ICRAM: "Da una visione complessiva si identificano alcune aree la cui contaminazione risulta particolarmente critica: l’area del Seno della Pertusola, il settore nord occidentale del Porto Mercantile (dal Molo Garibaldi alla Darsena Duca degli Abruzzi) ed il tratto costiero orientale, da Cadimare al Seno di Panigaglia. In alcune di queste aree concentrazioni molto elevate di metalli e contaminanti organici si spingono anche alle profondità maggiori". Si fa quindi riferimento ad area vicinissime all'area della diga foranea con alcuni casi di contaminazione nell'area direttamente prospiciente il futuro "impianto di balneazione”.

Last but not least, una volta risolti i non banali problemi di bonifica di cui sopra, il futuro impianto di balneazione resterà ad un "tiro di schioppo" dal rigassificatore di Panigaglia: non certo l'immagine migliore per promuovere la nuova area balneabile, soprattutto visto il perdurare del rischio di ulteriore potenziamento dell'impianto, incremento delle dimensioni della navi gasiere compreso. Questo ultimo progetto se realizzato richiederà il dragaggio di un tratto di mare enorme: in piena stagione balneare?

Vorrei quindi concludere con un consiglio ai nostri amministratori locali: invece di annunciare ipotesi progettuali come se fossero realizzabili in poco tempo, si attivino seriamente per impostare la bonifica del golfo sia tecnicamente, che amministrativamente, che finanziariamente. Siamo in attesa di una risposta in questo senso e se ciò avverrà saremo i primi a congratularci con i nostri amministratori. Per il momento restiamo fortemente preoccupati e continueremo a vigilare per il rispetto della verità e soprattutto della salute dei cittadini.

Regole, convenzioni, consuetudini dell'evasione fiscale

L’ultima proposta per favorire l’emersione del sommerso nei redditi da locazione introduce una “cedolare secca” del 25 o 20%; tale intervento svincolerebbe i redditi da locazione dagli altri redditi sui quali si applica un’imposta progressiva determinando una riduzione della pressione fiscale per il contribuente locatore. A prescindere dalla opportuna riflessione, che tutti i giornali fanno in questi giorni, a proposito del “cui prodest” (apparentemente ai redditi medio-alti e alti) e considerando la persistente validità del motto “pagare meno, pagare tutti”, resta sempre un altro problema: quello dei controlli. Sì, perché se non ci sono controlli il mercato del sommerso si adatta molto facilmente e, in caso di aliquota al 25%, formula proposte di affitto che prevedono uno sconto del 15/20% enza contratto.

Il discorso c’entra anche con i concetti di regola, convenzione e consuetudine che, nel vocabolario corrente, assumono significati diversi da quelli che fornisce il Devoto Oli. Racconto un episodio di questi giorni che riguarda gli esami specialistici, quindi la sanità, ma che potrebbe anche riguardare il parrucchiere o il ristorante, l’idraulico o il muratore, e anche le categorie di professionisti e…

Lo studio che ha in cura la dentatura del ragazzino è attualmente sprovvisto dell’apparecchio che esegue la panoramica e veniamo pertanto indirizzati ad un centro in cui, ci dicono grazie ad una convenzione, possiamo fare la panoramica al costo di 30 euro. Il ragazzino, con i 30 euro e i dati per la ricevuta in tasca, va a fare l’esame accompagnato dal nonno che, alla richiesta di 40 euro … mia nuora mi ha detto 30… Tornano a casa avendo pagato 30 euro. Chiamo il centro chiedendo conto della ricevuta (che non è stata rilasciata) e mi sento rispondere che siccome il nonno voleva spendere 30 euro, allora la regola è che non si fa la ricevuta; se invece la vogliamo, non c’è problema: tu dare me 10 euro io dare te ricevuta. Il tutto spiegato con dovizia di particolari: è la regola della convenzione.

Dunque, in virtù di una convenzione tra due soggetti privati (studio medico e centro) l’utente risparmia 10 euro (25%) che sono poco più di quanto recupererebbe di imposta (mi pare 19%, ammesso che abbia un reddito) mentre il centro risparmia l’iva e le imposte (molto più del 25%). Ovviamente il business dei due lo paga la fiscalità generale… La convenzione ha trasformato in regola una consuetudine: l’evasione fiscale.

Siccome non voglio demonizzare nessuno, posso dire che nello studio di un noto oculista spezzino (ancora sanità) alla domanda “quanto devo?” la risposta è immancabilmente “serve la ricevuta?”. E non c’è modo di far sorgere qualche dubbio, non voglio dire senso di colpa, rispondendo: “non è importante che serva, è che lei la deve fare (la ricevuta)”. Una buona soluzione è evitare di servirsi da coloro che non ti fanno la ricevuta (almeno dalla seconda volta in poi…) ma una migliore sarebbe fare controlli seri e costanti… a tutte le categorie.

mercoledì 4 agosto 2010

Vezzano Waste Festival (VWF)

Continua il Vezzano Waste Festival e, come si conviene ai Festival, la stagione estiva alimenta il desiderio di cittadini e artigiani di esporre le proprie opere. E così, percorrendo la Strada Provinciale da Buonviaggio a Fornola (anche in senso contrario ma data la posizione dei rifiuti abbandonati rispetto ai contenitori direi che Bu-Fo offre punti di vista decisamente migliori) è un rifiorire di installazioni formate da cestelli di lavatrice, materassi e poltrone variamente disposti.



Nulla di nuovo dunque rispetto al post di un mese fa a cui, va da sè, il mio sindaco non ha minimamente reagito... se non che altri comuni dello spezzino, evidentemente afflitti dalla stessa tradizione, reagiscono in maniera un pò più energica nel tentativo di arginare il fenomeno.


La mia nuova proposta, per quel che costano e per quanto sono prese in considerazione, riguarda la creazione del Vezzano Waste Festival: con cadenza periodica i cittadini sono invitati a depositare i loro rifiuti ingombranti, pericolosi e quant'altro, in una specifica area. Come con i graffittari no? Se non riesci a contrastarli, li gestisci: fornisci un muro e le bombolette e il gioco è fatto...







martedì 3 agosto 2010

Le bonifiche alla Spezia: la grande incompiuta!

Come spiegavamo in questo post, nell'ambito del Comune della Spezia le uniche bonifiche effettuate non riguardano i territori più inquinati ma quelli dove devono essere realizzati investimenti rilevanti, con buona pace delle priorità dell'ambiente e della salute dei cittadini. Tali investimenti, inoltre, porteranno ulteriori impatti ambientali e quindi non produrranno alcun reale risanamento ambientale di quelle aree, se non il rischio di possibili trasferimenti di inquinanti dalle aree ancora pesantemente inquinate a quelle "bonificate".

Per dimostrare graficamente questa tesi abbiamo messo a confronto due mappe tratte dal progetto preliminare di bonifica dell'area a mare del nostro golfo (predisposto dall'ICRAM qualche anno fa): a sinistra una mappa con il quadro delle aree più inquinate (quelle in rosso) e a destra le aree da dragare (quelle perimetrate da linee non colorate). Come si può notare non c'è coincidenza tra inquinamento e bonifica: si draga e bonifica dove c'è l'inquinamento minore e/o dove utile ai progetti; le aree rosse, inquinate sono e inquinate resteranno!

Si tratta, ovviamente solo di un esempio di come non vengono fatte le bonifiche nonostante la propaganda in stile sovietico della amministrazione comunale della Spezia; allo stesso modo per le zone a terra del sito di Pitelli e per l'area Ip (su queste due aree torneremo in seguito). Per noi la faccenda non finisce qui......