Così un autorevole esperto di bonifiche apostrofò nel 2007 lo stato della bonifica dell'area IP. Mai frase fu più efficace per sintetizzare la vicenda della presunta bonifica di questa area.
Il
post di Daniela mi ha chiamato in causa e io volentieri intervengo intanto ricostruendo un poco la storia della bonifica,
presunta o reale, della ex area IP. Ricostruzione storica un poco tediosa ma, per chi avrà voglia e tempo di seguire il mio ragionamento, risulterà estremamente illuminante non solo sul passato ma anche sul futuro dei rapporti di questa area con la salute dei cittadini spezzini.
All’inizio dell’estate 2007, l’Amministrazione Federici si era da poco insediata, viene presentato nella sala Giunta del Comune, lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) secondo il quale nell’area IP “
non c’è alcun problema anzi la bonifica è stata condotta correttamente e gli inquinanti sono sotto controllo a cura dell’Arpal”, dichiarazione della dott.sa Musumeci dell’ISS.
La cosa interessante è che quel parere dell’ISS era palesemente in contraddizione con un precedente parere del 2001 dello stesso Istituto che manifestava perplessità in ordine alla stima delle concentrazioni di inquinanti presenti e conseguentemente dei volumi da asportare o trattare, e criticava la scelta approssimativa della tecnologia di bonifica (landfarming on site) quella stessa tecnica che nel 2007 per l’ISS era diventata corretta.
Peccato che nei mesi successivi a quella presentazione, in piena estate, ripartirono le puzze che devastarono la qualità della vita (vivere tappati in casa per ore al giorno in piena estate è un pessimo modo di vivere credo!) a migliaia di cittadini.
A quel punto il Comune, che appena pochi mesi prima aveva detto tramite l’ISS che tutto andava bene , emette una ordinanza con cui sospende la bonifica:
alla faccia della coerenza. Contemporaneamente viene dato incarico al dottor Boeri di effettuare una verifica dello stato della bonifica dell’area.
La sua relazione è illuminante sotto il profilo del giudizio su come fino ad allora si era lavorato e cosa ancora più grave viene confermata dalle relazioni di altri due esperti (in particolare della dott.sa Tunesi) contattati in precedenza dalla Amministrazione Comunale. In particolare dall’insieme di questi autorevoli pareri peraltro commissionati dalla Amministrazione Comunale si ricava quanto segue:
1. che sono stati aperti fronti di scavo eccessivi che sono alla base delle continue emissioni odorose
2. che il progetto di bonifica a suo tempo approvato è un mero progetto preliminare non in grado di descrivere il piano di lavoro di chi svolgerà le attività di bonifica e quindi lasciando ad esso margini troppo ampi di discrezionalità operativa
3. che mancano indicazioni adeguate sulla tracciabilità dei rifiuti e quindi sulla possibilità di individuarne qualità e tipologia e di conseguenza pericolosità
4. che è carente la caratterizzazione del sito che invece avrebbe dovuto essere il vero presupposto di ogni progetto di bonifica
5. che esiste una estesa contaminazione delle acque sotterranee e manca un adeguato monitoraggio delle stesse
6. che i flussi di materiali scavati non sono adeguatamente descritti
7. che occorre un nuovo progetto di bonifica che dovrà essere al più presto presentato dalla società proprietaria dell’area .
Ovviamente questa relazione non è mai stata resa pubblica da parte dell’Amministrazione Comunale ed al sottoscritto è stata solo letta per telefono come fosse un documento della CIA:
alla faccia della trasparenza.
Già quanto sopra basterebbe per gettare sospetti gravissimi sulla correttezza di tutti gli enti pubblici competenti nella gestione della presunta bonifica dell’area IP.
Ma la cosa più grave è che i punti 3, 4, 5 a tutt’oggi non sono stati assolutamente chiariti, nonostante la presunta bonifica sia andata avanti (continuando a produrre
disagi anche molto recenti, basta parlare con i cittadini) e nonostante le parti più inquinate dell’area non siano stata fino ad ora oggetto di alcune presunta o reale bonifica. Mi riferisco al c.d.
sub-distretto 4 quello verso il fronte collinare dell’area a tutt’oggi completamente abbandonato.
Quanto sopra è stato confermato da un perizia che il Comitato La Salamandra fece svolgere a proprie spese nel 2007 al dott. Anacleto Busà uno dei massimi esperti nazionali in materia di bonifiche di siti inquinati da idrocarburi. Il dott. Busà è un autorevole esperto tanto che il Comune della Spezia nell’ormai lontano anno 2000 lo nominò proprio consulente per la bonifica dell’area IP all’epoca ancora bloccata per una serie di contenziosi legali tra proprietari dell’area e Agip petroli. Il dott. Busà dopo aver bocciato il primo progetto di bonifica venne nel giro di 1 mese licenziato dal Comune senza alcuna adeguata motivazione.
Ebbene la relazione del dott. Busà svolta per il Comitato Salamandra nel 2007 confermava che:
1.
la caratterizzazione dell’area era stata fatta in modo assolutamente approssimativo senza ricostruire documentalmente la storia della raffineria e del suo ciclo produttivo
2. non era stata tenuta volutamente in considerazione
la normativa tecnica europea in materia di migliori tecnologie disponibili per attività legate agli idrocarburi. In particolare tali regole individuano nell’emissione di odori e rumori molesti uno dei problemi di carattere ambientale che richiede attenzione nell’adozione delle tecnologie di abbattimento
3. non risultava l’esistenza di dati analitici relativi a prelievi effettuati in occasione di
eventi acuti nei quali si è verificato persino il ricorso a strutture sanitarie da parte dei soggetti “colpiti” dalle esalazioni. I dati di cui occorre disporre sono quelli concreti, cioè quelli ottenuti in campo in concomitanza dell’evento acuto
4. se una moltitudine di persone accusa malesseri, contemporaneamente, non si può certamente affermare che “tanto…..
le medie giornaliere, o mensili, o annuali rispettano gli standards di legge”. Concetto peraltro ribadito, incautamente, ieri dal direttore dell’Arpal spezzina
5. appare evidente che
l’Arpal non è del tutto attrezzata ad effettuare alcune determinazioni analitiche
6.
la componente idrocarburica alifatica risulta invece estremamente elevata, ma non è disponibile la speciazione. Ciò non permette di valutare se e quanti dei composti presenti possano contribuire alla formazione di odori molesti
7. occorreva una nuova
campagna di rilevamento puntualmente descritta nella relazione
8. occorreva non solo intensificare con una indagine più estesa e di più ampio respiro la caratterizzazione del sito ma anche “rivisitare” non solo le tecnologie di trattamento proposte ma anche
l’analisi di rischio9. non erano state svolte adeguate indagine sul destino del
piombo-tetraetile e tetrametile (utilizzato nella raffineria come additivo antidetonante delle benzine), in particolare sui quantitativi residui nella raffineria IP al momento della dismissione del sito e su come tali residui sono stati smaltiti e se sono stati smaltiti. (
Esiste il sospetto che gran parte di questa sostanza sia collocata tutt’ora nel c.d. sub distretto 4 quello per il quale la bonifica non è neppure iniziata Ndr)
10. mancava una correlazione tra campagna di rilevazione degli odori con la rilevazione delle
sostanze volatili al fine di definire l’impronta digitale dell’odore percepito.
11. mancavano
indagini ambientali all’esterno del sito, più complete, più frequenti, più numerose e sempre associate ai parametri meteorologici.
Insomma
un quadro impietoso, descritto da uno esperto di fama internazionale (consulente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Rifiuti nominato da entrambi gli schieramenti politici) e che confermava quanto già scritto dagli esperti del Comune. Inutile dire che di quanto sopra amministrazione locale, Arpal etc. non hanno quasi del tutto tenuto conto come dimostrano i nuovi episodi di emissioni odorose di questi giorni.
Un ultima cosa, per riallacciarmi al post di Daniela. Le dichiarazioni del direttore dell’Arpal spezzino dimostrano come nel nostro territorio i dirigenti delle pubbliche amministrazioni troppo spesso svolgono con le loro dichiarazioni un ruolo politico e di parte venendo meno alla loro funzione di terzietà e oggettività tecnica. Voglio ricordare al Direttore dell’Arpal che anche le emissioni odorigene sono un dato obiettivo sotto il profilo dell’inquinamento come dimostra il fatto che il TU ambientale (norma quadro in materia di tutela dagli inquinamenti) all’articolo 178 afferma come la rimozione dei rifiuti debba essere effettuata “
senza causare inconvenienti da odori”.
D’altronde come ha detto il Prof Campanella, nel convegno sulla Mitigazione Olfattiva del 2008 (organizzato da Regione Lazio, ordine dei chimici , Cnr etc.): “
in un sondaggio in USA su quale è il valore principale che una persona metterebbe al centro della vita, è emerso che i valori principali equamente preferiti sono: ambiente, salute e alimenti. Sono tutti valori pervasi abbondantemente dagli odori che ne caratterizzano anche la correlazione con le emozioni”.
Toh! le emozioni possono diventare un dato obiettivo! e lo dice un professore non quel “rompicoglioni” di Grondacci….. però!