mercoledì 30 giugno 2010

La crisi greca: una faccia una razza?

All'indomani dello scoppio della crisi economica greca ho contattato Sandra Allori chiedendole, per il nostro blog, il suo punto di vista sulla situazione greca. Mi interessava capire come vedesse lei la situazione e, forse, come l'avrei potuta vedere io... occhi di cittadine italiane, insomma. Conosco Sandra esclusivamente attraverso i suoi contributi ai diversi post da noi pubblicati su Porto Venere e la ringrazio per aver accettato il mio invito.

Sono nove mesi che vivo ad Atene: pochi per poter fare un’analisi esauriente della situazione politico economica, perchè i limiti della barriera linguistica e la mancanza di competenze specifiche non mi permettono, come vorrei, di comprendere pienamente l’ambiente che mi circonda e analizzare a fondo le ragioni della crisi che la nazione sta attraversando. E’ stato però un tempo sufficiente per cogliere le sfumature di questa complessa realtà.

Ho la fortuna di lavorare in un contesto greco e questo mi permette di essere in stretto contatto con chi vive in prima persona il difficile momento di questo Paese aiutandomi a capire cosa sta succedendo.

Devo dire che i greci continuano ad amare la tradizione della cultura italiana, la nostra lingua, il made in Italy in generale e l’Italia continua per molti ad essere un riferimento politico, sociale e culturale: la sensazione avuta dall’inizio è quella di una città familiare paragonabile, per molti versi, per il modo di vivere e per i rapporti umani, alle città del nostro sud.

Atene è accogliente, con mille contrasti, caotica e vivace ma anche a misura d’uomo: qui il bello e il brutto convivono, i reperti archeologici più significativi si mischiano a quanto di più anonimo è riuscita a partorire l'architettura degli anni 50-70, e la popolazione, complice un cielo quasi sempre azzurro, è proiettata all’esterno, riempiendo le strade, le caffetterie, le famose taverne.

Una delle contraddizioni più evidenti è costituita da questa complessiva vivacità e allegria della città, confondibili con spensieratezza, e gli scioperi, i cortei che scandiscono tutte le settimane greche e fanno ormai parte della vita quotidiana.

Italiani, greci: una faccia, una razza….. Te lo senti ripetere spesso, direi con simpatia; oggi siamo accomunati anche dalla crisi economica, dalla sfiducia nella classe politica, da problemi di corruzione e di clientelismo, da evasione fiscale e da disoccupazione ma quello che noto di diverso è il modo di protestare.

Non mi riferisco alle manifestazioni violente di pochi, pochissimi provocatori che hanno causato dei lutti, ma alla radicale contestazione del modello economico prevalente che, perpetuando profonde disuguaglianze sociali, mette in crisi la corretta convivenza. Gli eventi a cui sto assistendo, le proteste, la contestazione sembrano di fatto trascendere dalla situazione greca e ammonire, dall’alto dell’Acropoli, ad una crisi del sistema, alla crisi di un’epoca che interesserà diversi paesi europei; è come se la Grecia ci volesse far capire che le cose devono cambiare radicalmente superando il modello sociale e culturale oggi prevalente nel vecchio continente.


Mi pare che qui ci sia la convinzione e la consapevolezza nell’individuare come responsabili di una situazione sempre più insostenibile precisi “potentati” economici e politici anche transnazionali senza ricorrere, pur essendo nella patria degli dei, a facili spiegazioni, né attribuendo ciò che accade ad una sorta di fatalismo ineluttabile come spesso succede in Italia.

Voglio chiudere questa breve riflessione con una considerazione su come i media italiani generalmente descrivono ciò che avviene in Grecia, mirando più al sensazionalismo che ad una corretta analisi; mi riferisco non solo ai titoli usati dai giornali, alle immagini di violenza (spesso di archivio) ripetute all’infinito ma anche a servizi televisivi, come quello andato in onda durante la trasmissione Annozero, dal titolo “Atene brucia” nel quale, dopo un’analisi abbastanza veritiera ed oggettiva delle motivazioni e responsabilità che hanno portato alla attuale situazione, si è voluta dare una descrizione esasperata e fuorviante del degrado sociale della città e soprattutto del mondo giovanile.

Ne è emerso un messaggio di disgregazione sociale diffusa, mostrando un’immagine fuorviante della gioventù ellenica come se fosse composta solo da ragazzi sbandati, senza speranza, senza risorse, violenti e dediti a uso e spaccio di droga.

Atene è una capitale con quasi sei milioni di abitanti e certamente non mancano zone degradate e giovani problematici, ma è solo una piccola parte della realtà come quella di qualunque altra grande città.

La maggior parte dei giovani studia, spera, lotta, manifesta credendo che sia possibile un futuro migliore da conquistare: le parole che ricorrono con più frequenza negli slogan (mai ironici come spesso si sentono in Italia) sono lavoro, pane, democrazia ed “eleftheria” cioè libertà.

In un momento come questo sarebbe auspicabile che anche in Italia ci fossero più giovani dotati di coscienza critica, capaci di prendere posizioni costruttive per difendere quei diritti sociali e culturali che sono la base della nostra convivenza civile e che continuamente sono messi in discussione.

Sandra Allori

Atene giugno2010

Trasporto pubblico liberalizzato (?)

La riflessione che segue, che ho tratto dal Fatto Quotidiano di oggi ,mi pare interessante e applicabile a diverse categorie di servizi che, "falsamente" liberalizzati, seguitano a scendere in termini di qualità e a salire in termini di costi. Il tutto, e questo è ciò che più importa, in ragione della falsa concorrenza che si determina tra SPA partecipate dagli Enti Locali e SPA "normali": chi redige gli "pseudo-bandi di gara"?

Il trasporto pubblico locale dimagrirà ma può salvarsi

IL PROBLEMA STRUTTURALE È CHE REGIONI E COMUNI AFFIDANO LA GESTIONE DEI SERVIZI SENZA GARA. E I COSTI SALGONO

Sembra ormai certo che vi saranno pesanti tagli ai trasferimenti alle Regioni, in particolare per i trasporti pubblici, ma non è chiaro se siano tagli “mirati ” a ciascun settore o in solido. Speriamo che siano “in solido”, in modo da avviare un confronto interno alle Regioni sulle priorità sociali della spesa, confronto che l’automatismo dei trasferimenti ha finora evitato. Regioni diverse, infatti, potrebbero esprimere legittimamente priorità diverse. Ma si tratta davvero di una tragedia sociale? Non necessariamente. I tagli riguardano i sussidi al trasporto locale, cioè quelle risorse che coprono la differenza tra i costi per produrre i servizi e i ricavi dalla vendita dei biglietti. Incominciamo a vedere come sono i costi di produzione. Questi non solo sono alti rispetto al resto d’Europa, ma lo sono per esplicita volontà politica di non abbassarli: come si può altrimenti definire l’ostinata volontà di non fare gare per l’affidamento alle imprese che chiedono meno sussidi o, quando la legge non ha più consentito rimandi e scappatoie, fare gare totalmente truffaldine? Se qualcuno avesse dei dubbi, consideri questi fatti: a) i giudici delle gare (i comuni), possono essere anche concorrenti con le proprie imprese; b) delle circa 100 gare fatte, quasi tutte le anno vinte gli “incumbent”, cioè le imprese comunali che c’erano già o ATI e aziende da loro derivate attraverso acquisizioni e cambi di nome. Il caso dell’ATM di Milano è esemplare. Il bando di pre-qualifica è stato scritto dal comune in modo tale che negli anni si è presentato un solo candidato: l’ATM, di proprietà del comune di Milano. Neppure la decenza di salvare la forma. L’esperienza e la letteratura internazionale dicono che i risparmi ottenibili con le gare, non istantanei come una manovra di emergenza richiede, potrebbero variare dal 20 (Francia) al 40 per cento (Inghilterra). Ma nel trasporto locale ferroviario si è fatto ancora di più: il governo attuale ha concesso alle regioni di non fare le gare, e di queste ben 17 su 18 ne hanno approfittato, ovviamente senza fornire spiegazioni. La Lombardia per completare l’opera ha anche deciso di eliminare quel minimo di concorrenza che c’era, fondendo i servizi locali di Trenitalia e delle Ferrovie Nord, di sua proprietà, in un’unica società, con per di più un aumento dei costi previsti (con buona pace delle “economie di scala” che potrebbero forse giustificare una fusione). Ma molte altre regioni si sono mosse nella medesima direzione, creando società regionali impermeabili alla competizione (ma certo non al sottogoverno).

La spiegazione ovvia di questi peculiari comportamenti degli enti locali, che abbiamo sopra descritto, è la certezza del ripiano dei disavanzi, cioè di non poter fallire, sempre ovviamente avanzando ragioni “sociali” per mascherare ogni sorta di inefficienze. Non dissimile è il quadro sul versante dei ricavi, cioè delle tariffe: a costi molto elevati infatti si associano tariffe che coprono una frazione molto bassa dei costi, intorno al 30-35 per cento (in Europa il grado di copertura è assai più alto). Fornire un servizio sociale a tariffe basse è una scelta tutta politica.

Fa specie però che anche questa scelta contribuisca a massimizzare la necessità di sussidi, in presenza della certezza del ripiano “a piè di lista”. Si sostiene che tutto ciò garantirebbe la qualità dei servizi erogati, ma gli utenti più volte hanno dichiarato di essere pronti a pagare di più per servizi migliori degli attuali. Che fare piuttosto? Agire sui costi riducibili in tempi brevi: vi sono linee ferroviarie pochissimo usate, sostituibili con servizi di autobus ecologici. Spesso queste soluzioni sono addirittura più comode per gli utenti. Da non dimenticare che i servizi ferroviari molto utilizzati dai pendolari coprono già i loro costi (o buona parte di essi). Trattandosi di emergenza, per le principali basterebbe solo ridurre le corse meno utilizzate a metà giornata, anche se questo colpisce il concetto di orario cadenzato lungo tutta la giornata che alcune Regioni stanno portando avanti in un’ottica di riassetto territoriale. E il taglio non deve necessariamente essere eterno. Per quanto concerne i ricavi, limitarsi da subito a sussidiare gli utenti a basso reddito con abbonamenti scontati o più in generale introdurre forme di discriminazione tariffaria più spinta. Perché per esempio sussidiare gli studenti ricchi? Poiché tuttavia, come si è detto, la politica tariffaria deve essere frutto di scelte democratiche condivise, si potrebbero valutare anche strategie diverse, che non discriminino in base al reddito, ma in base ai costi che i diversi utenti generano alla collettività. Ciò sarebbe ottenibile valutando il grado di copertura dei costi dei diversi servizi e delle diverse linee, alzando le tariffe in modo che ogni utente contribuisca in modo percentualmente egualitario ai costi di produzione.

Ma da subito occorre mettere in moto gare serie, in cui non solo il giudice non possa essere anche concorrente, ma i cui bandi siano tali da massimizzare la concorrenza, con lotti più piccoli possibile (il contrario di quanto si fa oggi). Privatizzare aziende pubbliche in un contesto privo di reali contenuti concorrenziali, come è stato proposto, sarebbe il peggiore dei mali: il monopolio privato tende a comportarsi peggio di quello pubblico, che almeno deve sottostare a qualche pressione di ordine sociale.

*professore di Economia dei trasporti

al Politecnico di Milano

martedì 29 giugno 2010

NATA FEMMINA

Lettera aperta a Berlusconi della scrittrice albanese Elvira Dones *

*la scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi".
In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti
altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio
libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi

Merid Elvira Dones

mercoledì 23 giugno 2010

www.ilfattoquotidiano.it



A parte il fatto che l'ultima volta che ho scaricato il pdf del giornale è stato sabato scorso, infatti non riesco a trovare l'area del sito dedicata agli abbonati (se qualcuno l'ha sotto controllo e mi fa sapere ringrazio ma mi pare che sia un problema generale), la versione beta del sito del Fatto Quotidiano, online credo da oggi, non è niente male.

In particolare mi acchiappa questa icona
cliccando la quale si viene indirizzati al sito di un altro quotidiano (mentre scrivo è La Stampa) dove ad una non - notizia è sovrimpressa la versione del Fatto Quotidiano. Mi sembra davvero un'ottima trovata, impertinente quanto basta, e tecnologicamente interessante.

Aggiungeremo un nuovo link tra i preferiti , in attesa di poter leggere nuovamente il Fatto Quotidiano in formato .pdf

In bocca al lupo a Peter Gomez, direttore del nuovo sito.

Macelleria sociale ad ACAM?

Riceviamo da anonimo il comunicato riportato a fianco (cliccare per ingrandire) e il seguente commento:

"Leggendo tra le righe del comunicato, pare stia per iniziare una sorta di macelleria sociale all'interno di ACAM, ai molti lavoratori non è piaciuta la frase nella quale la società recita: il personale inserito nella presente posizione, in quanto diretto ed operativo, non sarà inserito in eventuali provvedimenti applicativi di ammortizzatori sociali.

Da fonti interne, pare che i molti lavoratori dei settori ragioneria, patrimonio, acquisti, ufficio tecnico ecc (cioè quelli non operativi) si stiano preparando ad inviare la richiesta di ammissione al concorso in massa."

Come dire, salvaguardare le professionalità interne all'azienda. In questa lettura, considerando che i sindaci dei comuni spezzini sono i soci di Acam, quindi coloro che danno gli indirizzi all'Amministratore Delegato, possiamo dire che gli eletti lavorano alacremente allo svilimento professionale e culturale dei loro elettori, i cittadini appunto.

Non è il caso forse di tirare sempre in ballo il PD, come in quest'altro post su ACAM, ma rilevo assonanze anche con la questione di Pomigliano, come commentata da Grondacci qui.

Pomigliano FIAT: prove di costituzione materiale neoliberista






" Me lo spieghino Marchionne, Fassino, Sacconi, Scalfari come si riesce a fare il lavativo alla catena. Ma lo sanno come si lavora qui, come ci si aliena, come si prendono le discopatie, si viene abbrutiti dai ritmi e dai capi, come si viene ricattati, terziarizzati, messi in reparti confino? Dovrebbero informarsi, prima di dirci di rinunciare alle pause, concedere 80 giorni di straordinario, rinunciare allo sciopero o alla malattia. Io riesco a sopravvivere in cassa integrazione, con una famiglia e i soldi non bastano neanche a finire la seconda settimana, solo perchè capisco il valore della battaglia che sto facendo. Pretendono che firmiamo la resa e il consenso a farci ridurre a schiavi, buttando nell'inceneritore Costituzione, leggi, contratti. Qui siamo a Napoli, le vedi le case sotto il cavalcavia? Sono i rioni di Barra e Ponticelli, da una parte all'altra di quei cumuli di monnezza. Se alla gente chiedi se fa bene la Fiat a violare la legge dicono subito di si, si sentono in buona compagnia". Antonio operaio Fiat di Pomigliano da il Manifesto del 22 giugno.

Di fronte a questa lucida analisi cosa risponde il PD? Afferma il suo vicesegretario Enrico Letta ( quello che doveva portare i voti mai arrivati dei c.d. moderati) che quello di Pomigliano è un accordo che vale solo per quella fabbrica. Solo per quella fabbrica? Se è così perchè il direttore del quotidiano della Confindustria scriveva lo scorso 20 giugno: "...illudersi di sfuggire al World class manufacturing, al rigore con cui il mondo produce oggi, significa decidere di non giocare come gli altri..."

Insomma per la "testa lucida moderata del PD" l'accordo è una tantum, per la Confindustria è un modello che avvicina l'Italia alla realtà della globalizzazione neoliberista e produttivista.

Indovinate chi ha ragione?

mercoledì 16 giugno 2010

Le battute


"Caccia a chi abbandona i rifiuti telecamere nascoste fra i rami - Tv, frigo, computer in strada: scattano le multe.«Dopo le colline sposteremo le telecamere in città», dice l’assessore Scidone" (succede a Genova)
la Repubblica Genova

"Operaio albanese muore nel porto di Livorno - Dasonor Qalliaj aveva 49 anni. È caduto in mare mentre stava lavorando nel cantiere Azimut Benetti. Non sapeva nuotare."
la Repubblica Genova

«L’Italia abbandoni il progetto di legge sulle intercettazioni o lo modifichi». È la richiesta rivolta al nostro paese da Dunija Mijatovic, la responsabile per la libertà
dei media dell’Osce."
la Repubblica

«All’estero ci chiediamo come sia possibile che in una democrazia ci possa essere un personaggio che riesce a fare tutto ciò che vuole senza limiti e barriere ed è pure amato dai suoi cittadini ». Lo ha detto Herta Muller, premio Nobel 2009 per la Letteratura, parlando del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dell’Italia.
la Repubblica

Al nord e a Roma più che nel resto del paese. A Milano più che nelle altre città, e nella capitale due volte di più che nei centri della provincia. In Italia nell’aria ci sono tracce di cocaina, anche nelle zone di campagna. È quanto ha rilevato uno studio promosso dal Cnr, con la collaborazione dell’Arta, che è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica “Atmospheric Environment”.
la Repubblica


domenica 13 giugno 2010

Ora se la prendono anche con i blog?

Ecco cosa è stato approvato , con apposito emendamento dell'UDC ( i berluschini a volte sono peggio dell'originale!), all'interno del disegno di legge n.773 "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", in discussione al Senato.

"Art. 50-bis. (Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine."
.

La fattispecie è talmente astratta (leggi la dizione "istigazione a.....disobbedire alle leggi") che rischia di colpire non solo chi fa un effettivo uso improprio della blogsfera (promozione attività illegali, o addirittura odiose come la pedofilia o altre schifezze di questo genere), ma anche chi svolge o ha intenzione di svolgere una funzione di resistenza civile a leggi o provvedimenti che attaccano la democrazia e più in generale i diritti dei cittadini a confliggere con le scelte delle istituzioni.

Come dire l'attacco al diritto al conflitto democratico continua nella consapevole complicità di una parte dell'opposizione (quella c.d. centrista) e nel silenzio assordante del resto della opposizione (c.d. di sinistra o democratica).

sabato 12 giugno 2010

Legge bavaglio


"Per intercettare un parlamentare bisognerà chiedere il via libera alla Camera di appartenenza. Se a essere intercettato è un prete bisogna avvertire la diocesi, se è un vescovo la segreteria vaticana."
Il Fatto Quotidiano

"Le inchieste basate sugli ascolti, che saranno proibiti, hanno “guadagnato”molto più delle spese sostenute."
Il Fatto Quotidiano

venerdì 11 giugno 2010

Legge bavaglio












Prosegue l'iter di approvazione della legge bavaglio.

"Il perchè di una pagina bianca!
(leggi l'editoriale di Ezio Mauro)

La colata











Guarda il video di presentazione di Ferruccio Sansa su You Reporter.it


Dopo "Il partito del cemento", l'attenzione degli autori si estende all'intero territorio nazionale.

mercoledì 9 giugno 2010

La battuta - edizione speciale





"Un inferno governare rispettando la Carta."

Le battute di oggi

«La vicenda dell’ Eco del Mare per noi resta uno sfregio al paesaggio e un precedente gravissimo - dice Rosaia -. Anche perché prima lo stabilimento era solo costoso, oggi diventa esclusivo, nel senso che esclude, che si fa sempre più elitario e avulso dal contesto locale». Il timore di Legambiente è quello che si spezzi l’equilibrio speciale di Lerici, quello che ha saputo miscelare ambiente, cultura, genuinità, e venga sostituito dall’ennesimo esempio di ghetto per vip e aspiranti tali.
Marco Preve, la Repubblica GE

La Procura di Napoli vuole bloccare il porto per ragioni di sicurezza e salute pubblica. La rivelazione l’ha fatta Silvio Berlusconi che... avrebbe puntato il dito contro una parte della magistratura che “lavora contro il governo e gli interesse del Paese”. Il premier si è riferito ... ad una inchiesta condotta nel capoluogo partenopeo che, ipotizzando il pericolo di disastro ambientale, è intenzionata a chiedere il blocco di qualsiasi attività del porto. Il motivo è da ricondurre all’inquinamento: il depuratore di Napoli est riverserebbe liquami direttamente nel Golfo. ... "Per fortuna siamo riusciti a bloccare la magistratura”, ha detto il Cavaliere, facendo capire come il tentativo di bloccare il porto di Napoli sia partito qualche settimana fa.
Il Fatto Quotidiano

II Fatto Quotidiano, a firma del direttore Padellaro, ha scritto ai vertici Rai chiedendo di rendere pubblici i compensi. La richiesta è garantita dalla legge 241 del '90 che riguarda l'accesso agli atti amministrativi: “Al fine di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalità stabilite dalla presente legge”. Qualora entro trenta giorni la Rai non dovesse rispondere, sarebbe sanzionabile ai sensi dell'articolo 328 del codice penale per “rifiuto di atti d'ufficio.
Omissione”: “Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”. E come specificato dal Garante della privacy Pizzetti la Rai deve pubblicare i compensi online perché non c'è “alcun ostacolo di riservatezza”.
Il Fatto Quotidiano

venerdì 4 giugno 2010

Battutacce


"La Protezione Civile — secondo una inchiesta della Procura dell’Aquila, ieri arrivata all’epilogo — prima della scossa mortale è «venuta meno ai suoi doveri», sottovalutando «irresponsabilmente» uno sciame sismico con quattrocento piccoli terremoti in quattro mesi. E definendolo, negli atti riservati, «un normale fenomeno geologico"

Giuseppe Caporale - la Repubblica

“C’è quello scemo...” Volevo solo avvertirla che…c’è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire che stanotte ci sarà il terremoto"
Il funzionario Fabrizio Curcio a Guido Bertolaso la sera del 12 marzo 2009 - la Repubblica

mercoledì 2 giugno 2010

Le battute


"La carneficina però non l’aspettavano. Non potevano immaginare che la controparte israeliana avrebbe provveduto da sola a compiere e a esibire il peggiore degli errori, sia morale che militare: sparare ai disarmati. Possiamo accertare finché vogliamo che quella non era una flotta di pace. Ma considerare guerra una dimostrazione e sparare per uccidere i dimostranti resta un errore che non va via."
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

"Troppi anni (43) di occupazione ci hanno ridotto così: semplicemente stupidi, militarmente stupidi, politicamente stupidi e adesso anche attoniti e spaventati davanti al disastro, isolati nel mondo e davanti al mondo... Se in un atto di vera politica si fossero fatti entrare gli attivisti, sarebbe stato un gesto grandioso"
Manuela Dviri (scrittrice e pacifista italo-israeliana) - Il Fatto Quotidiano


"Il governo che ha salvato il gettito del 2009 grazie ai 5 miliardi pagati dagli evasori per rimpatriare i capitali sottratti al fisco, adesso punta tutto sulla lotta all’evasione."
Stefano Feltri - Il Fatto Quotidiano

"Il prelievo fiscale corretto si aggira intorno a un terzo del reddito, se invece le tasse sono tra il 50 e il 60% è troppo, e così è giustificato mettere in atto l’elusione o l’evasione"
SILVIO BERLUSCONI - Discorso all’Ance 2-4-2008 (Ansa) - La Repubblica

"Nel Mediterraneo si svolgono azioni di guerra che vanno contro le persone e contro l’ambiente.
Noi, da Genova vogliamo insistere che la nostra strada è un’altra, quella del rispetto di biodiversità e del dialogo tra paesi e culture». Nella sintesi di Andrea Ranieri, assessore alla Cultura, c’è il senso di come Genova intende essere la capitale europea nella giornata mondiale dell’ambiente."
Giornata mondiale dell'ambiente - la Repubblica Genova
Vedi programma ARPAT - Programma ARPAL: non pervenuto (nda)

martedì 1 giugno 2010

La UE apre una inchiesta sul rigassificatore di Panigaglia



Pubblichiamo un Comunicato Stampa della Associazione Posidonia e qui a fianco la lettera della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo che promuove l'avvio di una inchiesta della Commissione Ambiente della UE sul rigassificatore di Panigaglia.


La Commissione Petizione del Parlamento in data 25/5/2010 ha dichiarato ricevibile la petizione inviata dalle associazioni ambientaliste spezzine che denunciava varie violazione del diritto comunitario in relazione alla procedura fino ad ora svolta sull’ampliamento del rigassificatore di Panigaglia.
Si tratta di un primo risultato positivo dell’azione delle Associazioni e Comitati che dimostra come i contenuti della petizione siano giuridicamente pertinenti e quindi di interesse comunitario. Un primo risultato che smentisce le critiche di quegli amministratori locali che avevano definito la petizione “inutile, intempestiva e addirittura dannosa”,
A questo punto l’iter della petizione continua e la Commissione Ambiente della UE dovrà svolgere una indagine puntuale che potrebbe sfociare in una procedura di infrazione contro lo Stato italiano per aver violato la normativa in materia di VIA, Biodiversità (i c.d. siti Habitat), Mercato comune della energia, Industrie a rischio di incidente rilevante. L’indagine si concluderà entro pochi mesi a partire dalla data del 25/5/2010.
Le associazioni che hanno sottoscritto la petizione al Parlamento Europeo si impegnano fin d’ora a seguire l’iter dell’ istruttoria della Commissione e a renderne pubblica la evoluzione.
Le Associazioni e i Comitati alla luce di quanto sopra chiedono alla Regione Liguria e agli enti locali spezzini interessati di rinnovare l’impegno al no all’ampliamento del rigassificatore e di supportare in sede UE l’azione degli ambientalisti che ha già avuto un primo e rilevante riconoscimento da parte degli organi comunitari preposti.

Associazione Posidonia

Le battute di oggi

"Donne, uomini, invalidi con le stampelle sono scesi in strada ed ora, come in un pellegrinaggio, si dirigono al porto tenendo in mano bandiere egiziane, turche, palestinesi, algerine, per fare le condoglianze e dire grazie ai volontari della Pace che stavano arrivando via mare, per portare un po' di sollievo a questa crisi umanitaria."
Safwat Kahlout, giornalista di Gaza - Il Fatto Quotidiano























La Repubblica








Paraggi, uno squarcio in paradiso dopo vent'anni un parcheggio per Vip. Diciannove posti per i proprietari delle case da sogno.
Marco Preve - la Repubblica Genova