All'indomani dello scoppio della crisi economica greca ho contattato Sandra Allori chiedendole, per il nostro blog, il suo punto di vista sulla situazione greca. Mi interessava capire come vedesse lei la situazione e, forse, come l'avrei potuta vedere io... occhi di cittadine italiane, insomma. Conosco Sandra esclusivamente attraverso i suoi contributi ai diversi post da noi pubblicati su Porto Venere e la ringrazio per aver accettato il mio invito.Ho la fortuna di lavorare in un contesto greco e questo mi permette di essere in stretto contatto con chi vive in prima persona il difficile momento di questo Paese aiutandomi a capire cosa sta succedendo.
Devo dire che i greci continuano ad amare la tradizione della cultura italiana, la nostra lingua, il made in Italy in generale e l’Italia continua per molti ad essere un riferimento politico, sociale e culturale: la sensazione avuta dall’inizio è quella di una città familiare paragonabile, per molti versi, per il modo di vivere e per i rapporti umani, alle città del nostro sud.
Atene è accogliente, con mille contrasti, caotica e vivace ma anche a misura d’uomo: qui il bello e il brutto convivono, i reperti archeologici più significativi si mischiano a quanto di più anonimo è riuscita a partorire l'architettura degli anni 50-70, e la popolazione, complice un cielo quasi sempre azzurro, è proiettata all’esterno, riempiendo le strade, le caffetterie, le famose taverne.
Una delle contraddizioni più evidenti è costituita da questa complessiva vivacità e allegria della città, confondibili con spensieratezza, e gli scioperi, i cortei che scandiscono tutte le settimane greche e fanno ormai parte della vita quotidiana.
Italiani, greci: una faccia, una razza….. Te lo senti ripetere spesso, direi con simpatia; oggi siamo accomunati anche dalla crisi economica, dalla sfiducia nella classe politica, da problemi di corruzione e di clientelismo, da evasione fiscale e da disoccupazione ma quello che noto di diverso è il modo di protestare.
Non mi riferisco alle manifestazioni violente di pochi, pochissimi provocatori che hanno causato dei lutti, ma alla radicale contestazione del modello economico prevalente che, perpetuando profonde disuguaglianze sociali, mette in crisi la corretta convivenza. Gli eventi a cui sto assistendo, le proteste, la contestazione sembrano di fatto trascendere dalla situazione greca e ammonire, dall’alto dell’Acropoli, ad una crisi del sistema, alla crisi di un’epoca che interesserà diversi paesi europei; è come se la Grecia ci volesse far capire che le cose devono cambiare radicalmente superando il modello sociale e culturale oggi prevalente nel vecchio continente.
Voglio chiudere questa breve riflessione con una considerazione su come i media italiani generalmente descrivono ciò che avviene in Grecia, mirando più al sensazionalismo che ad una corretta analisi; mi riferisco non solo ai titoli usati dai giornali, alle immagini di violenza (spesso di archivio) ripetute all’infinito ma anche a servizi televisivi, come quello andato in onda durante la trasmissione Annozero, dal titolo “Atene brucia” nel quale, dopo un’analisi abbastanza veritiera ed oggettiva delle motivazioni e responsabilità che hanno portato alla attuale situazione, si è voluta dare una descrizione esasperata e fuorviante del degrado sociale della città e soprattutto del mondo giovanile.
Ne è emerso un messaggio di disgregazione sociale diffusa, mostrando un’immagine fuorviante della gioventù ellenica come se fosse composta solo da ragazzi sbandati, senza speranza, senza risorse, violenti e dediti a uso e spaccio di droga.
Atene è una capitale con quasi sei milioni di abitanti e certamente non mancano zone degradate e giovani problematici, ma è solo una piccola parte della realtà come quella di qualunque altra grande città.
La maggior parte dei giovani studia, spera, lotta, manifesta credendo che sia possibile un futuro migliore da conquistare: le parole che ricorrono con più frequenza negli slogan (mai ironici come spesso si sentono in Italia) sono lavoro, pane, democrazia ed “eleftheria” cioè libertà.
In un momento come questo sarebbe auspicabile che anche in Italia ci fossero più giovani dotati di coscienza critica, capaci di prendere posizioni costruttive per difendere quei diritti sociali e culturali che sono la base della nostra convivenza civile e che continuamente sono messi in discussione.
Sandra Allori
Atene giugno2010
















