venerdì 30 aprile 2010

Waterfront e partecipazione: una questione di regole

Apparentemente nulla di nuovo sotto il sole, da più parti si è già sollevata la questione del “metodo” senza che tuttavia nessuno abbia avanzato proposte “nel merito del metodo” (se ci passate il gioco di parole).

Evidentemente noi una proposta di metodo (anche di dettaglio) l'abbiamo e tuttavia non è questo il punto. Il punto infatti riteniamo che riguardi la necessità, quando una pubblica amministrazione intraprende un percorso di partecipazione o di consultazione, di dichiarare apertamente con la massima trasparenza le regole del gioco. Per non ripeterci troppo, questa volta vogliamo prendere ad esempio il “percorso di partecipazione” presentato ieri sera a Carrara e che riguarda proprio la “riqualificazione del waterfront” (di Carrara ovviamente).

Si tratta del progetto Porto le mie idee, finanziato dalla Regione Toscana in virtù della L.R. 69/07, attraverso il quale è stato messo a punto un percorso di partecipazione la cui metodologia è pubblicamente dichiarata (e fa riferimento al Piano di partecipazione dei cittadini deliberato dal Consiglio Comunale: campionamento della popolazione sulla base di criteri di rappresentatività dichiarati; sorteggio di 80 cittadini; programmazione di 6 incontri tematici coordinati da facilitatori professionisti, aperti a tutti i cittadini (in qualità di osservatori), e con il supporto di un Tavolo di accompagnamento con il compito di monitorare e garantire la trasparenza e l’indipendenza del processo partecipativo (il Tavolo ha una composizione rappresentativa degli interessi coinvolti nel processo). Una brochure, disponibile sul sito che porta lo stesso nome del progetto, rende disponibile le informazioni di partenze condivise da tutti i partecipanti (associazione promotrice, amministrazione e autorità portuale).

Ecco, si tratta di un metodo che è stato condiviso dalle parti e che, bello brutto perfettibile o quant'altro, definisce in maniera chiara le forse anche insufficienti regole del gioco.

E veniamo a ciò che sta succedendo a Spezia sul waterfront e ad un abbozzo sintetico di uno scenario che si potrebbe realizzare in futuro alla Spezia per dare legittimità alle decisioni che saranno assunte anche in considerazione dell'attuale “giro di tavoli”; per dirla con il vicesindaco di Carrara presente ieri, per far sì che al termine del processo non siano rimasti dei vuoti o, peggio, facili appigli per ricorsi tanto onerosi quanto inutili.

Ad un certo punto l'Autorità Portuale e l'Amministrazione hanno annunciato una peraltro apprezzabile iniziativa “Ora stiamo predisponendo un fitto calendario per illustrare al maggior numero di cittadini, categorie sociali ed economiche il contenuto del masterplan che lo studio dell’architetto Llavador ha elaborato, proprio nel senso di raccogliere indicazioni, suggerimenti, perplessità e valutare eventuali proposte migliorative.”

Poiché la Liguria non ha una legge sulla partecipazione, ma ha delle Leggi, sarebbe forse opportuno in futuro e prima della emanazione dei bandi..... attuare quanto previsto da quelle stese leggi relativamente ai seguenti tre passaggi:

  1. modalità di costruzione del progetto
  2. procedure di approvazione del progetto
  3. modalità di coinvolgimento della comunità locale

Relativamente al punto 2 si ricorda che il Prp adottato dal Comitato Portuale relativamente all’impianto normativo prevede che: “Per ogni ambito di intervento dovrà essere elaborato uno Schema di assetto urbanistico “ in quanto il PRP è un “… piano -quadro di pianificazione e non attuativo “ .

Relativamente al punto 1, il giudizio di VIA sul PRP afferma che: “ dovranno essere valutate e verificate con gli Enti interessati le possibili interferenze sulle condizioni ambientali imposte: a) dalla nuova destinazione alla funzione crocieristica assegnata a Calata Paita nell’ambito 5 che prevede la realizzazione di una nuova stazione marittima con relativo nuovo molo innestato sull’ambito; “.

Relativamente al punto 3, con la valorizzazione del Tavolo di concertazione sull’attuazione del PRP e come previsto dall'Art.3 del suo Regolamento, si potrebbero costruire documenti di indirizzo/verifica/controllo per la valutazione degli ambiti o dello stato di attuazione del PRP, quindi anche dell'area interessata dal progetto di waterfront. Con un accordo di programma (tra enti locali, Regione, Autorità Portuale, Arpal e Asl con l’adesione esterna dei soggetti sociali: operatori portuali, sindacati, associazioni ambientaliste) a sostegno del Tavolo, si potrebbe costituire una Autorità Garante del processo decisionale che dovrebbe svolgere una funzione di supporto tecnico scientifico (analitico) e di garanzia del processo al fine di dare attuazione alla metodologia sopra descritta.

Ecco quindi che avremmo, seguendo la suddetta linea di azione, a disposizione:

  1. il luogo, regolamentato, di discussione (il Tavolo);
  2. lo strumento (lo studio di sostenibilità) e il metodo (i bilanci ambientali economici e sociali) per valutare in modo trasparente ed oggettivo gli scenari in discussione;
  3. il soggetto garante e di supporto tecnico scientifico di tutto il processo (Autorità Garante del processo decisionale).

Marco Grondacci e Daniela Patrucco

domenica 25 aprile 2010

XXV Aprile 2010

Il discorso integrale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


La festa non c'è più, oggi non so che fare
"... C'è stato un tempo dove c'era solo solo da scegliere in che parata sfilare, in quale prato bisbocciare, in quale pista ballare... Ieri guardavo i manifesti per le strade. Le feste, anche le vecchie feste dei vecchi circoli dei vecchi partiti nati, come si diceva, dalla resistenza, sono diventate feste della primavera, quando non feste del raviolo. I rari cortei si annunciano con deposizioni di allori alla presenza di questa o quella autorità... La festa si è fatta ricorrenza, la ricorrenza è fossile traccia di un qualcosa che è finito laggiù, dove appassiscono le corone e si ingialliscono i nastri. ..."
Maurizio Maggiani - Il SecoloXIX


sabato 24 aprile 2010

Agorà, ragazzi a lezione: tra storia e attualità



Ho visto l'anteprima del film, al cinema Il Nuovo della Spezia, con il ragazzino decenne (V elementare): a scuola ha appena studiato i romani, la sua maestra ha tenuto anche alcuni laboratori di filosofia ed è tornato da pochi giorni da un viaggio di istruzione a Roma.
Se devo essere franca, il ragazzino avrebbe preferito andare a giocare a pallone e per portarlo ho dovuto agire d'autorità, superando abili argomentazioni in materia di diritti negati. E tuttavia, quando dopo 2 ore e 45 minuti siamo usciti dal cinema, ad un mio commento circa la sua durata, ha detto: "Neppure tanto lungo, se consideri che Avatar durava 3 ore ed era molto meno comprensibile". Complimenti anche alla studiosa (perdono non ne conosco il nome) che ha fatto un'introduzione storico-filosofica di 45 minuti altrettanto comprensibile e che anche noi siamo riusciti a reggere.

Che dire, ho scommesso e vinto... poteva andare diversamente.

Quindi, ho visto il film un pò con gli occhi di un ragazzino ed ho rilevato almeno tre semplici ragioni per le quali le scuole dovrebbero organizzare vere e proprie spedizioni di ragazzi al cinema:

1) l'importanza di uno stato laico nella gestione del conflitto tra religioni - la ripetizione, sempre uguale nel film, di attacchi e ritorsioni tra ebrei, cristiani e pagani: pagani vs cristiani prima, cristiani vs ebrei poi, ebrei vs cristiani ancora e successiva cacciata degli ebrei ad opera dei cristiani; in ultimo fusione di stato e chiesa e conseguente obbligo di battesimo cristiano per i pagani;

2) l'intolleranza e la violenza - le evidenti conseguenze dell'intolleranza (religiosa), che genera violenza ed innesca una spirale da cui non si può uscire se non con la repressione di tutte le diversità;

3) questioni di genere - far tacere una voce scomoda (Ipazia), ignorando la sua identità di scienziata e persona, sopprimendo i diritti delle donne (notevole l'immagine del burka prima della lapidazione) per salvaguardare il potere della chiesa.

Tre ore di storia, filosofia, educazione civica. E poi, se si vuole, si attualizzino i temi e se ne parli nelle classi della scuola laica.

venerdì 23 aprile 2010

Le battute



"Il dibattito nel PD? Si fa sul Foglio"

Il Fatto Quotidiano

"...il primo gesto di autonomia e di indipendenza del quindicennio, vissuto non solo come una rottura ma come un sacrilegio."
Ezio Mauro (a proposito della direzione del PDL di ieri)- La Repubblica

"L'esistenza di una minoranza attiene alla democrazia interna di un partito"
Beppe Pisanu, PDL - La Repubblica

"Il discorso di Fini alla direzione nazionale del Pdl, a seguirlo in diretta tv come mi è capitato, faceva un effetto sorprendente, quasi scioccante. Era un discorso politico che usava categorie politiche, secondo la "vecchia" scuola dei congressi di partito."
Michele Serra - La Repubblica

foto la repubblica

Lei è sempre critico con il Pd?
"Conosco il Pd più di molti del Pd: il loro problema non sta al centro ma nella periferia, nei tanti referenti locali"
Antonio Di Pietro - Repubblica.it

giovedì 22 aprile 2010

Fini ha aperto le finestre...

Una "corrente" d'aria fresca sta spazzando via la vecchia destra (AN: i colonnelli nazionali e i parvenu locali). Speriamo si tiri dietro il buono della nuova e dia una boccata d'ossigeno anche alla c.d. sinistra.

Per favore, che nessuno chiuda!


Le battute di oggi

"Fascismo di ieri e populismo di oggi sono fenomeni storicamente differenti, ma hanno in comune la necessità di disfarsi di tutto ciò che è democratico, ritenuto ingombro, inutile e avverso...Non posso credere alla deriva dell'antipolitica. Ho ancora fiducia in quei partiti che dimostrino, alla luce del sole, la fine di contrapposizioni propagandistiche e beghe di basso profilo"
Don Andrea Gallo - la Repubblica Genova

"Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai conosciuto questo Mills"
Silvio Berlusconi, 2006 - La Repubblica

"Democratica sarà diversa da associazioni che sono espressione di componenti politiche"
Walter Veltroni (a proposito della sua nuova fondazione) - la Repubblica

"Un avvenimento naturale che diventa una catastrofe globale a causa di un progresso incontrollato e soprattutto non pensato... I politici si rifugiano nel principio di precauzione e così ingenerano insicurezza invece di sfiducia. Non hanno la cultura per comprendere le trasformazioni in atto. Credono che sia sufficiente la comunicazione"
Paul Virilio, Urbanista e filosofo francese (a proposito della nube di cenere) - la Repubblica

"Leggeremo in parlamento le intercettazioni censurate per legge"
Pancho Pardi, senatore Idv

"I vertici del partito stanno preparando un documento: la minoranza dovrà adeguarsi alla maggioranza"
Il Fatto Quotidiano (sulla nuova corrente interna di Fini nel PDL)


la Repubblica

"Il nostro errore, non chiedere di più"
Cristina Comencini (a proposito di femminismo, attualità e Tamaro) - Il Corriere della sera

mercoledì 21 aprile 2010

ACAM: le porcate non hanno mai fine...


Ai Sindaci dei Comuni della Provincia della Spezia,

all'AD di ACAM Dott. Strozzi

al Presidente di ACAM Dott. Garbini

e p.c.: Provincia della Spezia

La Spezia, 21 Aprile 2010


ACAM: le porcate non hanno mai fine... siamo all'epilogo finale

Questo l'oggetto e il titolo di un commento che abbiamo ricevuto con riferimento al post (Acam, i Comuni, le discariche e la differenziata) pubblicato ad Agosto 2009 su Speziapolis; tale post faceva seguito ad una lettera inviata ai sindaci di tutti i comuni della provincia della Spezia con copia ad ACAM (Luglio 2009) a cui era allegato un documento da noi predisposto, contenente una possibile metodologia per affrontare il tema della chiusura del ciclo dei rifiuti.

Il commento ricevuto riporta “riflessioni di alcuni dipendenti” di ACAM che toccano argomenti strettamente connessi con la crisi occupazionale di ACAM:

  • eventuali contratti di solidarietà riservati ad una parte delle maestranze, nella fattispecie gli impiegati, vs. contestuali politiche di esternalizzazione che penalizzano apparentemente tutte le categorie di lavoratori (dallo spazzamento strade in appalto alle cooperative sociali alle consulenze professionali).

E tuttavia, questi stessi dipendenti:

  • ragionano sull'azione intentata nei confronti dell'ex amministratore delegato di ACAM Ing. Tortora chiedendosi dove fossero i soci, cosa stessero facendo in quegli anni? Chi dettava gli indirizzi dell'Azienda?
  • stigmatizzano la “mancanza di decisioni di alto profilo da parte della politica” ad esempio nella chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, con il rischio di nuove emergenze a danno dei cittadini utenti (in questo riallacciandosi a quanto da noi scritto nella lettera e nei post sopracitati).
  • ipotizzano che si stia trattando la vendita del settore GAS (il gioiello della famiglia ACAM?), stante il supposto declino dell'ipotesi di aggregazione con HERA.

Insomma, pare che per gli amministratori (pubblici e di ACAM) ci sia di che ragionare e rispondere.

Troviamo apprezzabile che un gruppo di dipendenti ragioni sulla propria azienda, lusinghiero che da loro arrivi un implicito apprezzamento per il contributo di Speziapolis, e tuttavia curioso che tali questioni non siano poste pubblicamente dai sindacati...

Auspicando un Vostro cortese cenno (che non abbiamo ricevuto a fronte delle “nostre riflessioni”, che riproponiamo in allegato) vi sottoponiamo dunque più sotto le “riflessioni di alcuni dipendenti” di ACAM.

Daniela Patrucco e Marco Grondacci

http://speziapolis.blogspot.com


allegati:

originale delle “riflessioni di alcuni dipendenti” ACAM

ACAM: le porcate non hanno mai fine, siamo all’epilogo finale

Da notizie ufficiose l’A.D. di ACAM Strozzi sembra che, in una riunione cui tra l’altro erano presenti numerosi sindaci azionisti della società, abbia esternato la ferma intenzione di proseguire sull’applicazione dei contratti di solidarietà, peraltro in modalità alquanto discutibili, vessatorie e discriminatorie nei confronti di alcuni lavoratori.

Infatti è stato detto che l’Azienda ha intenzione di applicare tale istituto non a tutti bensi’ a una parte delle maestranze, circa 300, coincidenti con la parte impiegatizia esponendosi quindi a potenziali contenziosi legali da parte di quei lavoratori in quanto in requisiti e le motivazioni di tali modalità applicative sono piuttosto risibili e attaccabili.

Le ns. riflessioni su questa esternazione partono prima di tutto dalla scarsa coerenza e dal paradosso di questo management di ACAM che, dopo aver lasciato alla deriva l’azienda per quasi 2 anni senza procedere al minimo tentativo di risanarla contenendo i costi e riorganizzando il personale, continua a esternalizzare attività per milioni di euro con gli appalti per lo spazzamento alle cooperative sociali (3,5 milioni) e le consulenze (circa 2 milioni..) e nonostante questo ha il coraggio “indecente” di venire a proporre l’applicazione dell’istituto del contratto di solidarietà ai dipendenti per risparmiare “pochi spiccioli”, è una vergogna.

Per rendere piu’ dolce questa “indecenza” il CDA approva la “finta” azione di responsabilità vs. il vecchio amministratore delegato Ing. Tortora come se questi fosse l’unico responsabile del disastro che in realtà è stato dovuto alla totale mancanza di responsabilità nel controllo della gestione aziendale da parte della classe politica.

Peraltro la tanto decantata aggregazione con “HERA” sembra svanire piano piano anche se a ns. avviso su tale tema non vi è mai stato nulla di concreto ma solo tanti discorsi: HERA è un’azienda privata e per investire su ACAM deve comunque avere un minimo margine di redditività che sino ad ora è stato negato dall’assoluta mancanza di decisioni di alto profilo da parte della politica (es: chiusura ciclo dei rifiuti, accordi di ampio respiro su ENEL piuttosto che sul rigassificatore di Panigalia, etc..); pertanto le banche creditrici hanno già richiesto il piano alternativo che prevede la vendita della parte GAS e che, insieme ai miseri contratti di solidarietà di cui sopra sarà il vero “triste” breve piano industriale del disastro ACAM.

Pertanto continuiamo a denunciare questo stato di cose nel quale una sinistra che dovrebbe fare l’interesse dei cittadini e dei lavoratori continua invece a praticare una politica poco trasparente e orientata solo a meri interessi personali fatta solamente di proclami smentiti sistematicamente dai fatti.”


lettera 2 Luglio
http://speziapolis.blogspot.com/2009/07/acam-ambiente-bilancio-cdr-e-enel.html

allegato alla lettera http://www.speziapolis.org/dp/ACAM_07_09.pdf

post 13 agosto http://speziapolis.blogspot.com/2009/08/acam-i-comuni-le-discariche-e-la.html?showComment=1271656901865#comment-c6947109994489091978

Waterfront: La Partecipazione secondo l’On. Orlando

L’ON. Orlando in una intervista su Cronaca4 ha cercato di spiegare il suo punto di vista sul coinvolgimento della città nel progetto di Waterfront.
Nella sua intervista l’onorevole ad un certo punto afferma: “Di partecipazione credo di poter parlare con qualche cognizione di causa. Quando ero assessore all’urbanistica, alla fine degli anni Novanta, feci una novantina di assemblee sul Piano Urbanistico Comunale e sulla prima sigla dell’intesa sul Piano regolatore portuale”.
L’ON. Orlando quindi dichiara che per lui la partecipazione consiste nelle assemblee con i cittadini in cui furono presentati dei pacchetti preconfezionati predisposti in linguaggio molto tecnico e quindi poco comprensibile ai più e, soprattutto, come dimostra la vicenda del Piano regolatore portuale e della finta Inchiesta Pubblica che si svolse all’epoca in sede di Valutazione di Impatto Ambientale di tale Piano, senza possibilità di confrontarsi su scenari realmente alternativi e senza regole predefinite con Autorità terze in grado di garantirne il rispetto.
Insomma le esperienze che dimostrerebbero che il nostro onorevole ha cognizione di causa in materia di partecipazione, furono l’esatto contrario di quello che dovrebbe essere un serio percorso partecipativo.

D’altronde di cosa pensi Orlando seriamente della partecipazione lo si ricava da un altro passaggio emblematico della sua intervista. Orlando dichiara: “E’ molto importante che i percorsi di partecipazione, la più ampia possibile, abbiano un limite temporale. La partecipazione non deve diventare un pretesto per rinvii infiniti. La città non può permettersi di perdere altri treni. La partecipazione non deve essere un alibi per chi vuole che non si faccia nulla”.

Ora Orlando dovrebbe spiegarci quando un percorso partecipativo nel nostro territorio ha bloccato una decisione. L’unica volta in cui la città si è espressa a netta maggioranza su un tema: la chiusura della centrale enel, il risultato è stato un accordo che ha bellamente bypassato quella pronuncia. Quindi nella realtà una seria partecipazione dalle nostre parti non si è mai vista e se progetti e interventi non sono stati realizzati è stata quasi sempre colpa della cattiva amministrazione espressa da quelle maggioranze di cui anche l’ON. ha fatto lungamente parte. Cattiva amministrazione che ha prodotto conflitti ambientali che sono sintomo della malattia del processo decisionale, mentre la partecipazione avrebbe potuto esserne la medicina, che però non è mai stata somministrata.
Vogliamo fare alcuni esempi?
Il dragaggio del porto è stato bloccato per anni per le illegittimità delle procedure adottate, la pedecollinare è stata bloccata per anni per la sua cattiva progettazione, le emergenze rifiuti sono state prodotte perché quasi sempre gli impianti di gestione finivano per essere bloccati da interventi della magistratura, la ristrutturazione della centrale ENEL è stata bloccata per anni soprattutto perché la centrale fu chiusa per violazione della legge sugli scarichi idrici non rilevata per anni dalle amministrazioni competenti, i progetti per l’ex area IP sono rimasti bloccati per anni perché le amministrazioni non hanno saputo predisporre in tempi celeri una adeguata bonifica dell’area stessa….. Vogliamo continuare?

Allora basta con questa storia dei tempi. La partecipazione ha bisogno di tempo ma non deve far perdere tempo…… al cittadino! A perdere tempo invece in questa città ci hanno pensato sempre e comunque le amministrazioni locali e la incompetenza dei loro amministratori e burocrati!

Torniamo alla partecipazione e al waterfront. Temo che l’On Orlando non abbia una visione della partecipazione diversa da quella praticata da Autorità Portuale e Comune della Spezia sulla presentazione del progetto di Waterfront. A conferma del mio timore anche il partecipatore Orlando alla fine nella sua intervista cade nella sindrome dell’elezione diretta dell’esecutivo. Di fronte alla domanda sulla possibilità di un referendum sul progetto di waterfront, il nostro Onorevole risponde: “ Il sì la città l’ha già espresso approvando il piano d’area e sostenendo le amministrazioni che avevano presentato il progetto”. Come dire sulle scelte di fondo si è deciso quando si è votato Pagano e Federici, al massimo da ora in poi si potranno ritoccare i particolari o usando le parole di Orlando :“cercare chiarimenti o….. proporre modifiche”.
Siamo in piena sindrome DAD (Decidi, Annuncia, Difendi) . I nostri amministratori e rappresentanti politici concepiscono la partecipazione così :
1. IO sono stato eletto dai cittadini. Quindi ho il diritto di concordare con la mia maggioranza in Comune una DECISIONE, al massimo sentendo prima i privati interessati agli investimenti o proprietari dell’area;
2. IO PRESENTO LA DECISIONE pubblicamente e ci faccio pure un poco di assemblee/consultazioni che fa tanto folklore popolare;
3. IO cerco di DIFENDERLA come l’unica possibile soluzione se mi attaccano da fuori il Palazzo, ovviamente accusando i critici di non volere fare nulla.

Su che tipo di partecipazione ci vorrebbe nel caso del waterfront ho già avuto modo di scrivere nel mio recente post: http://speziapolis.blogspot.com/2010/04/waterfront-basta-con-le-dichiarazioni.html e a quello rimando. Qui mi limito a ricordare cosa sia, sotto il profilo dei principi, la partecipazione vera. Lo voglio ricordare non solo all’ON. Orlando ma anche al Presidente della Autorità Portuale e soprattutto al Sindaco Federici che ha velocemente dimenticato una volta sedutosi nelle sedie del potere i suoi trascorsi di presidente di una associazione come l’ARCI. E lo faccio, proprio per non apparire presuntuoso, come invece sono spesso i nostri rappresentanti politici, usando non le mie parole ma quelle di un grande critico d’arte John Berger secondo il quale “ La democrazia è una proposta (raramente realizzata) che riguarda il modo di prendere le decisioni; c’entra poco con le campagne elettorali. Promette che le decisioni politiche saranno prese solo previa consultazione con i governati e alla luce dei suoi risultati. Il che prevede che i governati siano adeguatamente informati sulle questioni all’ordine del giorno, e che chi prende le decisioni abbia la capacità e la voglia di ascoltare e tenere conto di ciò che sente. La democrazia non andrebbe confusa con la libertà delle scelte binarie, i sondaggi di opinione o qualche statistica in cui si stipano le persone. Questa cose sono solo la messinscena della democrazia”.
Insomma anche nella questione del waterfront sono mancati fino ad ora quelli che Ralf Dahrendorf ha definito: “ luoghi nei quali il dibattito pubblico venga condotto in una maniera organizzata e meditata”. Perché come afferma M. Croce (in “Appunti da sfere di dominio” Meltemi ed. 2008) obiettivo della partecipazione non è il consenso unanime: “ quanto la definizione delle modalità con cui le ragioni vengono giustificate e accolte come valide ossia che venga sempre assicurata la possibilità di sottoporre gli esiti della deliberazione a processi di revisione”. Solo così si avranno non solo decisioni condivise ma attentamente meditate , con respiro strategico e attente ad accogliere il meglio degli interessi/proposte che emergono da una comunità, quindi DECISIONI EFFICIENTI PROPRIO PERCHÉ REALMENTE PARTECIPATE.

le battute

"Sono d'accordo con me ma non vogliono che si sappia"
Gianfranco Fini, Presid. della Camera (ai suoi ex compagni di partito) - la Repubblica

"Non è nepotismo, faccio il politico perchè questo è il mestiere di mio padre, come dire che il figlio di un artigiano non possa fare l'artigiano"
Renzo Bossi, Lega Nord - La Repubblica

"No a drogati e culattoni, e ai Mondiali non tiferò Italia"
Renzo Bossi, lega Nord - Il Fatto Quotidiano

"Di partecipazione credo di poter parlare con cognizione di causa... E' importante che i percorsi di partecipazione... abbiano un limite temporale... La partecipazione non deve essere un alibi per chi vuole che non si faccia nulla. "
On. Andrea Orlando, PD - Cronaca4

martedì 20 aprile 2010

Questioni di waterfront

Anche chi non ha partecipato agli incontri tra le istituzioni e le diverse categorie, che si avvicendano nelle ultime settimane, può farsi un'idea dell'approccio dell'amministrazione alle “questioni di waterfront” attraverso queste interessanti conversazioni con il Sindaco Federici proposte da Cronaca4... ne ho ascoltate un paio e, poiché di solito scrivo e mi piacciono le parole, ho preso nota di alcune “battute” sulle quali avrei qualcosa da dire... sarebbe più interessante, tuttavia, se anche questo potesse diventare uno spazio in cui potessero affluire altre opinioni.

Ad esempio, gli architetti spezzini, gli ingegneri che ne pensano??? Non potrebbero anche loro dare il loro contributo?





Parliamo della realizzazione da parecchi anni, con diversi monti di rapporto e confronto:

  • Piano d'Area del 1998 con la definizione dei volumi
  • Pianificazione strategica
  • Progettazione internazionale di idee
  • Nuovo Masterplan figlio del concorso di idee: non modifiche rilevanti e significative... attuale percorso di condivisione e confronto... atteggiamenti esasperati delle assoc. ambientaliste...

Il conflitto tra sviluppo e ambiente è stato la condanna del territorio, oggi ci sono le condizioni per conciliare sviluppo e ambiente... il verde, le aree pubbliche, il contenimento dei volumi edificatori...

L'impegno a sviluppare in qualità: di ciò si dovrebbe occupare chi ha a cuore la città.

Bisogna cambiare mentalità: orientamento ai servizi, vivacità culturale e sociale, turismo con la qualità della progettazione architettonica e delle tecnologie.

Autoreferenzialità di alcuni nel giocare sul no...

(Intervistatore) Il grattacielo, che grattacielo non è perchè si tratta di 25 piani - Ci siamo abituati a chiamare grattacielo quello di Via Prione.. questo è un po' più alto, può diventare un segno se sarà progettato con criteri di qualità... un ulteriore motivo di orgoglio per la città..

Sull'uso degli sviluppi verticali: è meno impattante di un consumo di suolo in orizzontale, essendo il volume lo stesso o lo sviluppiamo in altezza oppure lo sviluppiamo in orizzontale con impatti che magari sui rendering possono essere meno visibili ma che poi di fatto possono costituire un appesantimento consistente della realizzazione del waterfront...







(Intervistatore) Baratterebbe 4/5 piani in più per l'interramento di viale Italia - Perchè no? Tutto l'impianto è costruito su 1/3 di opere pubbliche e 2/3 con oneri urbanistici da investimenti privati...

(Intervistatore) Viale Italia, 4 corsie un'autostrada.. - Le macchine che passano sono un modo per far vedere a chi viene da fuori un pezzo di città... 2 sottopassi.. prima uno e a seguire l'altro...

Interramento completo? Non necessariamente è del tutto positivo.. poi bisogna metterci delle cose, farle vivere... quella non deve diventare una zona di degrado...

Porto Mirabello: passeggiata fruibile a tutti gli spezzini, attraverso il ponte strallato che lo congiunge alla Revel + waterfront = 2km di passeggiata... poi dobbiamo anche riempire gli spazi...

Destinazioni d'uso: galleria commerciale, divertimento serale (discoteca o analogo)

Waterfront cambio di mentalità: non più città statale assistita e assistenziale, diverso atteggiamento imprenditoriale, più capacità di accoglienza, innescare dei meccanismi che garantiscano una vivacità e vitalità... la città che si aggrega al watefront: non una protesi che si attacca alla città, qui noi vogliamo un pezzo di città che dev'essere vissuto sempre... viabilità, verde... non è il classico modo di pensare ai waterfront.

Le battute

"E' bene che ogni tanto la Natura, indifferente, imparziale e moralmente amorale, ricordi all'uomo, che nella sua demenziale ubris, sta diventando la bestia più stupida del creato, non è il padrone del mondo."
Massimo Fini (a proposito dell'eruzione del vulcano Eyjafjollajohull) - Il Fatto Quotidiano

"Nel gruppo dirigente democratico il saluto è rarissimo. Si salutano i potenti, quelli che ti hanno lottizzato e portato in direzione. E i potenti salutano solo i loro fedelissimi. ... Per fortuna.. le parole di Bersani - prima della linea politica - ha detto - abbiamo un problema: quello della stima dei cittadini"
Nando Dalla Chiesa (a proposito della direzione del PD di sabato scorso) - Il Fatto Quotidiano



la Repubblica

lunedì 19 aprile 2010

La trasparenza e i costi della politica

Sul SecoloXIX di oggi si parla del "caso" Isolabella: "Il 31 Dicembre 2008, Isolabella si era dimesso anticipatamente e volontariamente da ATC, prima di raggiungere il pensionamento come dirigente, passando con la stessa qualifica (dirigente) presso lo studio di un compagno di partito che l'aveva assunto come unico dipendente a quasi 10mila euro al mese". Il sindaco Federici dichiara di non aver corrisposto una lira e che non ci sono trattative in corso. Prendiamo atto.

Forse non tutti sanno (nella mia vasta ignoranza, io ad esempio lo so da poco e vagamente) che quando un cittadino lavoratore assume un incarico "politico" per conto di un partito può chiedere il "distaccamento" dall'azienda per cui lavora, che quindi non gli paga più lo stipendio, continuando tuttavia a versare i contributi di malattia e pensionistici che passano in carico alla pubblica amministrazione di riferimento. Poi, immagino che in dipendenza dell'incarico gli venga corrisposto un compenso dal partito o dalla P.A.

Nel caso di Isolabella, citato dal SecoloXIX, l'anomalia è rappresentata dall'esorbitante stipendio dichiarato a cui seguono, ovviamente, contributi altrettanto esorbitanti che paghiamo noi cittadini. Da qui la notizia.

Ciò che mi interessa, tuttavia, non è l'anomalia ma la regola; ovvero le anomalie "discrete", quelle che si mescolano nel "calderone" che va sotto il nome di "costi della politica". Sarebbe secondo me adeguato che i partiti, ad esempio quelli che dispongono di codice etico (PD- IDV), e anche le pubbliche amministrazioni prevedessero di informare i cittadini relativamente ai seguenti punti:

1) dove lavoravano, se hanno mai lavorato, i nostri segretari provinciali di partito (ad esempio) prima dell'eventuale distaccamento;
2) con quali mansioni e per quanto tempo hanno prestato la loro opera prima di richiedere il "distaccamento";
3) quanto guadagnavano - e quindi quanto ci costano per contributi INPS - all'atto del distaccamento .

L'esercizio pratico potrebbe essere svolto con il segretario del maggiore partito della nostra provincia, il PD, Davide Natale e le informazioni potrebbero essere inserite in questo spazio, piuttosto scarno, del sito del PD spezzino. Sul sito del Comune della Spezia, invece, si potrebbero attivare i link previsti qui ma non attivi e che fanno riferimento a questi titoli:
  • Curricula vitae delle Posizioni Organizzative
  • Curricula vitae dei Consiglieri Comunali
  • Curricula vitae dei Presidenti e dei Consiglieri di Circoscrizione
  • Retribuzioni di coloro che rivestono incarichi di indirizzo politico
Come dicevano i manifesti elettorali? "In poche parole, un'altra Italia" Ecco, cominciamo da queste cosine qui.

domenica 18 aprile 2010

Le battute locali

"La città deve andare avanti dialogando ma anche rigettando ogni inutile conflittualità"
Raffaella Paita, Cons. Regionale PD (a proposito del waterfront SP) - Il SecoloXIX

"Il Comune e l'Autorità si attivino per convocare il tavolo istituzionale sul progetto"
Stefano Sarti, Legambiente (a proposito del waterfront SP) - Il SecoloXIX

mercoledì 14 aprile 2010

Questioni di waterfront

Immaginando di conversare con un Urbanista.

D: Possiamo fare una estrema sintesi a proposito delle questioni più rilevanti nella pianificazione dei waterfront, con riferimento anche a quelle socio-ambientali? Dove sta la ragione tra chi vuole fare, spesso aprioristicamente, e chi, altrettanto spesso aprioristicamente, dice sempre no?
U: Utilizzando un termine meno equivoco, rispetto al confuso dibattito internazionale, possiamo sinteticamente affermare che si pongono, in relazione ai fronti urbani sull’acqua, almeno due questioni di metodo e di merito: una concernente i contenuti pianificatori ed una concernente il modo di proporli ai fruitori delle città e dei fronti stessi.
La prima questione è costituita dalla metodica per scegliere, nel caso di fronti urbani esistenti, le funzioni idonee in eventuale, ma non certo automatica, sostituzione di quelle del passato. Infatti in genere la città tende ad affacciarsi direttamente su specchi d’acqua che spesso erano stati segregati e resi non fruibili, in tutto o in parte. E quindi a fruirli direttamente e semplicemente mediante opere di sistemazione ovvero, in alcuni casi, mediante il ripristino della linea d’acqua pregressa. Appare chiaro che tale obiettivo non comporta necessariamente la edificazione nuova degli spazi con volumetrie destinate a concentrazioni non equilibrate di attività. Semmai il coinvolgimento nel rinnovo urbano dei settori urbani più coinvolti o coinvolgibili e nel quadro di studi di dettaglio e piani urbani di dettaglio del genere, per intendersi, dei piani di riqualificazione del sistema distributivo esistente, opportunamente estesi alla universalità delle attività e alla mobilità/tempistica lenta (pur se ben connessa a quella più veloce). Comporta, invece, una selezione accurata e culturalmente/tecnicamente qualificata di attività limitate e precisamente mirate di rivitalizzazione/fruizione/contemplazione ampia e di attività connesse alla mobilità via acqua, come, ad esempio, quella attivata nel golfo di Napoli. In sintesi un fronte d’acqua non consiste, necessariamente, in occupazione volumetrica “generica” e a tappeto di spazi presunti come disponibili. Bensì, anzitutto, in previsioni di restauro di bordi acque compatibili con la dimensione stessa della pedonalità urbana, anche assistita meccanicamente. In secondo luogo, sistemazioni qualificate degli spazi e introduzione consistente della vegetazione (anche ai fini di assicurare una futura qualità ambientale), secondo progettazioni esperte e mature, comprensive delle contestuali verifiche di inserimento nel paesaggio delle città stesse.
La seconda questione è costituita dalla metodica per determinare, nei limiti prima descritti, la piena assunzione di ruolo di una progettazione architettonica che, al contrario di quanto avviene spesso, oltre alla sua qualificazione morfologica e paesaggistica più sulla continuità (che non significa affatto uniformità) con la forma urbana che sulla discontinuità e, soprattutto, pur nella autonomia compositiva, sia il frutto finale di un processo di maturazione della consapevolezza collettiva invece che oggetto di sbrigative formalità burocratiche. Tale processo non può essere identificato con pronunciamenti referendari o manicheistici ma deve svilupparsi nel tempo fin dalla prima immaginazione dell’idea stessa nei termini definitori e finanziari. Tale processo deve comprendere passaggi di elaborazione “ top – down” tramite i quali il progetto, anziché porsi come oggetto dato aprioristicamente e, inevitabilmente, in modo impositivo, prende vita e forza sempre maggiore in quanto adeguato “in progress” alle pieghe molteplici della vitalità e del paesaggio urbano consolidato e/o esaltato dalla evoluzione mediante reali coinvolgimenti non certo passivi ma attivi e innovativi delle convinzioni esistenti a priori. Presentazioni prevalentemente spettacolari e fascinose, ma senza costrutto e non dotate di modi strutturali di autovalutazione, non sono consigliabili e contribuiscono piuttosto al fronteggiamento di apriorismi di limitato spessore culturale e civico. Tanto da fare arretrare ovvero non fare neppure iniziare lo sviluppo della metodica dell’utilizzazione delle elaborazioni scientifiche nell’ambito della pianificazione strutturalmente partecipata e auto valutata delle trasformazioni urbane contemporanee.

Le battute di oggi

"Io non appartengo al PD. Posso, quando sono disperato davanti alla scheda, al massimo votarlo"
Andrea Camilleri - Il Fatto Quotidiano

"Abbiamo presentato proposte di legge poi ci troviamo la linea dettata a un giornale"
Maritati PD (a proposito delle proposte di Orlando sulla giustizia) - La Repubblica

"Sì a un premier gay se eletto dagli italiani"
Italo Bocchino PDL - You Tube

"E' stato dimostrato da molti psicologi e psichiatri che non c'è legame tra celibato e pedofilia..." mentre "molti... hanno dimostrato un legame tra omosessualità e pedofilia"
Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede - La Repubblica

"Gli amministratori di centrosinistra non consentano agli ambientalisti di interferire con le loro decisioni"
Luigi Morgillo, PDL (a proposito del waterfront della Spezia) - Il SecoloXIX

martedì 13 aprile 2010

Le battute di oggi

...non basta stare in strada con la gente, bisogna anche avere qualche cosa da dire.
Sergio Chiamparino - Sindaco di Torino - La Repubblica

Riforme? Io non so, decide papà.
Renzo Bossi - Consigliere regionale lombardo - La Repubblica

Oggi si bada più al singolo progetto che al disegno complessivo. E si costruisce senza regole, creando agglomerati di case.
Italo Insolera - Urbanista - La Repubblica

La preoccupa l'opposizione dialogante? "...non si può giocare. L'opposizione non può fare nessuno sconto.." Altrimenti? "Sarà complice".
Stefano Rodotà - Giurista e docente emerito alla Sapienza - Il fatto Quotidiano

"Ma possibile che rivolte di quel tipo avvengano solo in posti come il Kirghizistan?"
Massimo Fini - Giornalista - www.ilribelle.com

lunedì 12 aprile 2010

Acquabenecomune: raccolta di firme




Il comitato spezzino ACQUABENECOMUNE sta organizzando una RACCOLTA DI FIRME nel comune di Vezzano Ligure per chiedere al Sindaco e al Consiglio Comunale di adottare idoneo
atto deliberativo per inserire nello Statuto Comunale


il riconoscimento che l’acqua è “un bene comune e un diritto umano universale”

e

che il servizio idrico è “un servizio privo di rilevanza economica” da gestire in forma pubblica e con la partecipazione delle comunità locali.


mail: comitatoacquabenecomune.sp189@yahoo.it - tel/fax 0187533439

Andrea Orlando, il signor B. e il signor Rossi

Il nostro è un minuscolo e localissimo blog su cui a volte, spesso non per mio merito, si scrivono cose importanti e non generiche. Le scriviamo a titolo personale e quasi sempre ci rivolgiamo alle istituzioni, alle associazioni o ad altre persone - cittadini come noi: parliamo in prima persona e a nostro nome.

A volte, ahinoi raramente anche se tanti ci leggono, qualche persona (cittadino) ci commenta ma mai, anche nei casi in cui abbiamo prodotto ragionamenti e/o proposte di un certo rilievo (per il contesto locale e con riferimento alle altre proposte disponibili) abbiamo ricevuto riscontri dalle istituzioni e dalle associazioni ambientaliste (salvo rarissime occasioni); spesso qualcuno ci ha telefonato, in modo più o meno "amichevole" o "intimidatorio", e quando hanno commentato pubblicamente l'hanno fatto sempre per sostenere o difendere la propria posizione personale, come fosse una cosa tra vecchie conoscenze.

Forse in ragione dell'estremo rispetto che ho per le istituzioni, io sono colpita da questa confusione di ruoli per cui quando tu ti rivolgi al responsabile di un ente, al rappresentante di un partito o ad un funzionario, ti risponde sempre il signor Rossi che è dentro di lui. Il Signor Rossi in quanto tale non mi interessa se mi sono rivolta a lui in riferimento al ruolo che ricopre. Se vuole rispondere, quindi, lo faccia in quella veste.

In questo senso è da leggersi il mio bisogno (ma parlo per me ovviamente) di capire in nome di chi parla il Sig. Rossi del caso, e anche il mio disagio nel constatare che il Sig. Rossi interviene solo quando è direttamente "tirato in ballo" e solo per mettere i puntini sulle "i" che lo riguardano personalmente.

Nel caso di Andrea Orlando, quindi, non lui ma il PD (anche quello ligure) con cui io lo identifico dovrebbe caso mai "farci sognare" (ma anche meno).

La critica sarà anche generica ma considerato che parlo a mio nome le responsabilità sono minime; dal punto di vista di chi "rappresenta", invece, dovrebbe essere importante saper cogliere significati anche dalle critiche generiche e, ad esempio nello specifico, rilevare che:

1) si chiede maggiore attenzione nello specifico dei problemi locali: tutti i livelli amministrativi sono in mano al PD, c'è dunque bisogno che sul waterfront l'on Andrea Orlando dichiari che le sue scarne considerazioni derivano dal fatto che le notizie in suo possesso sono solo quelle disponibili sulla stampa? C'è qualcun altro del PD nella Provincia della Spezia che sa leggere e scrivere e che può documentarsi e poi agire responsabilmente nelle sedi appropriate invece di rimbalzare continuamente la palla come avviene da che io ho memoria negli ambiti più disparati?

2) non sto processando Andrea Orlando ma solo ragionando su temi su cui Andrea Orlando (a nome del PD?) è intervenuto in questi giorni, colpita dalle modalità degli interventi: si però, ma anche, tuttavia, per quel che ne so. Posso sbagliare.

3) se è vero che nel mondo "non sono tutti scemi,ipocriti,paraculi o disonesti" è altrettanto vero che nella politica della nostra minuscola provincia ne registriamo una certa densità (a caso tra le categorie elencate) e questo non fa bene a noi e neppure al partito a cui appartengono e appartiene Orlando e che, quelli come me, continuano a non poter votare.

Infine, all'On. Orlando e a tutti coloro che potrebbero intervenire in maniera fattiva, faccio sapere che tralascerei le mie occupazioni del sabato pomeriggio per rispondere ad una loro telefonata che si riferisse ad esempio a Acam e raccolta differenziata, Porto e Città, Tramonti e 5 Terre, Amministrazioni comunali e trasparenza nei processi decisionali, e quant'altro su cui in questo blog abbiamo ragionato e di cui, molto spesso, nessuno ha avuto tempo di occuparsi.
In particolare, avrei apprezzato una telefonata dell'On. Orlando quando ho chiesto al PD di essere inserita in lista alle ultime elezioni amministrative a Vezzano Ligure; quando nel 2005 gli ho posto un quesito generale attinente al suo ruolo, lui era all'epoca responsabile per gli enti locali dei DS, e lui non ha trovato di meglio da fare che farmi chiamare dalla particolare persona; quando ho posto il tema della sicurezza degli edifici scolastici (con particolare riferimento a Vezzano Ligure) e l'unico colpo che si è tentato di battere a Vezzano Ligure è stato di carattere giudiziario e tanto altro...

Se l'On. Orlando volesse "porsi in un'ottica più generale, batta un colpo, noi siamo qua".

domenica 11 aprile 2010

A prescindere dal Signor B.

E' il titolo, sul Fatto di oggi, della replica di Orlando al commento di Bruno Tinti (unico, a suo dire, ad aver letto il suo pezzo a differenza dei molti che ne hanno parlato) a cui ho fatto riferimento nel post di ieri. I titoli, che li abbia scelti Orlando (in questo caso complimenti a lui) oppure no (complimenti ai giornali), sono una perfetta anche se estrema sintesi degli articoli... e comunque, parrà strano, non mi spaventa leggere anche qualche pagina: a volte leggo persino dei libri.

E allora, cos'è che mi ha colpito così prepotentemente della proposta di Orlando, oltre al merito della questione che è talmente sorprendentemente lontana da ciò che ci aspettiamo (anche dal PD) che anche oggi ha raccolto diversi commenti (segnalo "Ma chi è questo Orlando? da Nuova Società, diretto da Diego Novelli).

1) Nella sua proposta, scritta sotto forma di articolo per il Foglio e in questo formato pubblicata sul sito del PD, e anche nella replica sul Fatto di oggi, Orlando parla alla prima persona singolare e non alla prima plurale: parla a suo nome (ancorchè come responsabile giustizia del PD) o a nome del PD? Ieri, e ancora oggi, lui stesso e anche il PD hanno un p0' giocato su questa ambiguità: si tratta di idee ereditate, qualcuno ha detto "bozza Violante", "ma anche un po' mie," ha dichiarato Orlando stamani al SecoloXIX, Letta: "proposte credibili ed equilibrate come quelle che hanno elaborato Orlando e gli altri parlamentari che si occupano di giustizia per il Pd", Bersani mi appoggia.

2) Se avesse usato dei sottotitoli, sarebbero stati coincidenti con i punti su cui sta focalizzando l'attenzione il governo, tanto che il Ministro Alfano ha replicato così: "Andrea Orlando - dice Alfano - ha fatto sforzo che in termini di proposta coincide con quanto noi andiamo facendo e intendiamo fare". Vero, forse con l'eccezione del legittimo impedimento di cui non ha parlato (ma da qualche parte mi pare di aver colto un cenno all'immunità parlamentare-ma non lo trovo più) e a quella strana idea per cui la durata del processo dovrebbe essere coerente con le risorse disponibili in ogni distretto... non ci posso credere, hanno senz'altro tutti capito male! Giustizia federale! Morale: la proposta di riforma della giustizia del PD è appiattita sui titoli definiti da B.? Oggi Orlando dice che "ogni opposizione...ha il dovere di proporre soluzioni... e un onere di proposta ce l'ha a prescindere dalla probabilità che esso produca concrete riforme". E allora fateci sognare con proposte di riforma puntualmente argomentate, spingendovi anche a ipotizzare le modalità di reperimento delle ingenti risorse di cui avremmo bisogno... magari dopo averle condivise con il vostro partner alle elezioni di due settimane fa, l'IDV.

3) L'IDV, appunto. Dice Orlando, a proposito di Di Pietro, che non ritiene di dover spendere tre anni ad insultare Berlusconi in molisano. Ma meraviglioso! E il feeling tra Bersani e Di Pietro durante la campagna elettorale? già tutto finito? e noi che non abbiamo mai votato per il PD, nè per chi lo sosteneva, che in queste regionali ci siamo messi una mano sulla coscienza e abbiamo votato IDV (che non avevamo mai votato prima ma che tutto sommato, data la situazione, è parso l'unico partito su cui poter puntare) per sostenere il PD mandando tuttavia un chiaro segnale sulle nostre priorità? La giustizia appunto, noi cosa facciamo? Non solo ci dobbiamo beccare l'intervista post elettorale in cui Orlando dice quanto sono bravi quelli del PD in Liguria, dobbiamo anche beccarci a stretto giro l'offerta della giustizia a B. e il disconoscimento implicito dell'alleanza con Di Pietro. Prescidendo da B., ovviamente.

4) Prescindere da B.: come puoi solo concepire di diventare interlocutore di uno da cui prescindi! Ti se chiesto perché ti tocca prescindere da costui? Dice Orlando "dimentichiamoci per un momento di Berlusconi...", ma come? Se già oggi Anna Finocchiaro dichiara: "È davvero difficile pensare a un confronto con chi ha questa concezione della democrazia e delle Istituzioni".
Ha deciso anche lei di insultare in molisano? O ha semplicemente i piedi ben piantati per terra ?

Waterfront: Basta con le dichiarazioni politichesi! Discutiamo seriamente sul futuro della città.

Leggo da qualche giorno le più fantasiose e/o confuse dichiarazioni in relazione al progetto di waterfront della Spezia. Si va da chi si inventa procedure autorizzatorie inesistenti nella vigente normativa, a chi straparla di confronti da fare con la città , a chi cita tavoli di confronto esistenti senza spiegare come legarli alla questione del progetto di waterfront, fino ad arrivare a chi , i soliti “realisti”, dice che bisogna dire si al progetto perché non si può dire no allo sviluppo “punto e basta”.

Nessuno di questi maratoneti delle esternazioni però si è posto il problema di rispondere alle seguenti domande:
1. quale è la procedura di approvazione del progetto alla luce di quanto a suo tempo scritto negli atti di approvazione del PRP e del relativo giudizio di valutazione di impatto ambientale che lo ha preceduto
2. quanto è utile allo sviluppo della città il progetto di waterfront e quali strumenti di valutazione utilizzare per dimostrare tale utilità . Inoltre esistevano altri scenari possibili di riutilizzo dell’area interessata dal progetto di waterfront e perché non sono stati valutati e come andava fatto questo confronto con lo scenario ufficiale.
3. cosa vuol dire in concreto coinvolgere la città nella progettazione del waterfront : chi coinvolgere, con quali metodi , con quali procedure e strumenti di garanzia.


Vediamo di fare un poco di ordine su questi punti sopra elencati.

La questione della procedura. E’ indiscutibile che un progetto come quello del waterfront non possa essere valutato con la procedura di VIA. Questa si limita a misurare l’impatto puntuale di un intervento nell’area circoscritta al sito previsto dal progetto . Nel caso del waterfront risulta chiaro che gli effetti del progetto riguarderanno l’area vasta del centro urbano ma anche, sotto il profilo delle infrastrutture viarie, i collegamenti con la rete stradale provinciale e quella sovra provinciale. In questo caso, quindi, la procedura corretta è quella della valutazione ambientale strategica (VAS) dei piani/programmi come peraltro affermato nel Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del mediterraneo (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della UE n. 34/L del 4/2/2009).
Infatti:
1. la VIA garantisce il minimo impatto del progetto singolo nel momento presente di un dato e specifico contesto ambientale, la VAS permette un’analisi dell’impatto in progressione temporale e su scala vasta ( sovralocale o addirittura in certi casi globale) , per questo lavora per scenari e non per semplici alternative tecniche/progettuali come nella VIA (nel caso del waterfront fare o meno i grattacieli ad esempio).
2. Nella VIA prevale il giudizio tecnico propedeutico , ancorché non vincolante, alla decisione politica. Nella VAS la valutazione della sostenibilità ambientale ( come di quella sociale ed economica ) è interna al processo di preparazione – predisposizione - approvazione del piano/programma di cui fa parte fin dall’inizio il coinvolgimento della comunità interessata .
3. Nella VIA il monitoraggio serve per verificare il rispetto delle prescrizioni contenute nel giudizio di VIA che se non avviene comporta sanzioni. Nella VAS i risultati del monitoraggio se non conformi alle decisioni adottate possono retroagire modificando il corso d’opera l’attuazione del piano/programma . Si parla di monitoraggio pro attivo considerato tra l’altro che gli obiettivi di sostenibilità sono stati stabiliti con partecipazione/consenso della comunità interessata .

Relativamente alla utilità del progetto per lo sviluppo complessivo della città. Intanto è indiscutibile che usando la procedura di VAS sopra descritta si sarebbe garantita la possibilità di un processo di valutazione trasparente per scenari alternativi sotto il profilo ambientale. Mentre sotto il profilo dell’impatto economico e sociale ci soccorre quanto previsto dal Protocollo UE già citato che detta i principi generali sulla gestione integrata delle aree costiere, tra i quali sembrano fatti apposta per essere applicati al caso del waterfront spezzino , i seguenti:
• Occorre applicare l’approccio ecosistemico alla pianificazione e alla gestione delle zone costiere, in modo da assicurarne lo sviluppo sostenibile.
• Occorre garantire una governance appropriata, che consenta alle popolazioni locali e ai soggetti della società civile interessati dalle zone costiere una partecipazione adeguata e tempestiva nell’ambito di un processo decisionale trasparente.
• Occorre garantire un coordinamento istituzionale intersettoriale dei vari servizi amministrativi e autorità regionali e locali competenti per le zone costiere.
• Occorre elaborare strategie, piani e programmi per l’utilizzo del territorio che tengano conto dello sviluppo urbano e delle attività socioeconomiche, nonché altre politiche settoriali pertinenti.
• Occorre tener conto della molteplicità e della diversità delle attività nelle zone costiere e dare priorità, ove necessario, ai servizi pubblici e alle attività che richiedono, in termini di uso e di ubicazione, l’immediata vicinanza al mare.
• Occorre garantire una distribuzione bilanciata degli usi sull’intera zona costiera, evitando la concentrazione non necessaria e una sovraccrescita urbana.
• Occorre definire indicatori dello sviluppo delle attività economiche al fine di garantire l’uso sostenibile delle zone costiere e ridurre le pressioni eccedenti la capacità di carico


Infine sul coinvolgimento della città. Qui sarebbe bastato e forse basterebbe ancora che il Tavolo di concertazione sulla attuazione del PRP della Spezia avesse e/o funzionasse (per il prossimo futuro) con serietà e continuità. Così non è stato fino ad ora e qui la responsabilità è certo in primo luogo delle amministrazioni locali e della Autorità Portuale ma anche degli ambientalisti che non hanno saputo per l’ennesima volta dimostrare capacità analitica e propositiva limitandosi, per ora, alle solite battaglie di principio.


Concludo ricordando agli esternatori di professione ( ambientalisti , onorevoli, sindacalisti, amministratori vari) che il Tavolo sull’attuazione del PRP contiene nel suo Regolamento di funzionamento un impegno preciso che potrebbe costituire il principio condiviso (il regolamento è stato approvato alla unanimità dei partecipanti) da cui partire per attuare seriamente quanto sopra. Infatti nell’articolo 3 di quel regolamento tra gli obiettivi del Tavolo c’è anche quello di costruire documenti di indirizzo/verifica/controllo per la valutazione degli ambiti o dello stato di attuazione del PRP, quindi anche dell'area interessata dal progetto di waterfront.

Insomma perché tutti questi esternatori non usano la sede del Tavolo di concertazione per proporre , in attesa della riforma delle Autorità Portuali, di costituire come sbocco istituzionale dello stesso Tavolo, attraverso un accordo di programma (tra enti locali, Regione, Autorità Portuale, Arpal e Asl nonché soggetti sociali: operatori portuali, sindacati, associazioni ambientaliste), la costituzione di un soggetto che potrebbe apparire come una Autorità Ambientale ( del tipo di quelle previste dal modello di valutazione ambientale strategica dei programmi per i fondi strutturali della UE). Questa Autorità dovrebbe svolgere una funzione di supporto tecnico scientifico (analitico) e di garanzia del processo al fine di dare attuazione alla metodologia sopra descritta.

E’ troppo per questa città? Forse si. Noi spezzini di fronte a proposte come questa siamo abituati a rispondere : “dove te vè a ne semo miga in Svissera !” . No infatti semo a Speza …….. e si vede!

Waterfront della Spezia: sindacalisti contro ambientalisti

Davvero un film già visto, e non solo negli ultimi giorni anche con l'intervento di Andrea Orlando. Non sono esperta in materia ma sono sicura che esiste una metafora calcistica per descrivere questo "ciak" sul waterfront: l'Autorità Portuale passa la palla ai sindacati, (basta con il partito del no, lo sviluppo della città...) Andrea Orlando la passa agli ambientalisti (aprire un reale confronto sul waterfront... il tavolo di concertazione...), gli ultimi due se la contendono per raggiungere la porta e fare goal. Si tratta di una interminabile partita (senza goal) giocata malissimo che io ho visto, già iniziata, solo a partire dal 2000 considerato che in precedenza ero altrove.

Con tutti i limiti dell'ultima arrivata e con qualche vantaggio dello "sguardo estraneo", nel merito della questione del Waterfront e del PRP ho già dato e chi volesse, partendo da questo post e di link in link, potrebbe risalire almeno sino al 2007 leggendo i miei interventi e qualche ricerca. Per non dire di quelli di Grondacci e dei tanti che abbiamo condiviso.

Di questo specifico ciak, invece, voglio cogliere solo la persistente difficoltà da parte di chi governa il territorio (porto e città) di farsi carico dei conflitti, anziché eluderli o assistere al loro svolgimento aspettandone l'esito. Meglio, la persistente tendenza a generare conflitti (passa palla) anziché proporre e condividere adeguati processi decisionali.

Dimenticando, ogni stramaledetta volta, che a prescindere dalla eventuale bontà della soluzione prospettata, considerando la complessità dei procedimenti amministrativi e la frequente incapacità di gestirli correttamente, i ricorsi sono sempre in agguato. E l'intervento della magistratura, della soprintendenza o quant'altro, ancorché auspicabili, leciti e doverosi, non sono mai il metodo migliore per una buona progettazione (i progetti non sono mai tutti buoni o tutti cattivi e non devono essere considerati a pezzi), per aumentare la coesione sociale ed il senso civico dei cittadini.





Fresco di giornata, il progetto Botta insegna: "più prudenza, meno arroganza".




(i due articoli riprodotti sono tratti dal SecoloXIX di oggi)

sabato 10 aprile 2010

Andrea Orlando, forever

Ebbene sì, ammetto di aver frainteso la dichiarazione di Orlando a Repubblica "La sfida alla lega si vince da qui". Avevo infatti ipotizzato che si trattasse di una sfida per arginare l'avanzata della Lega in Liguria... invece no: si tratta della sfida PD alla Lega nell'alleanza con il PDL.
Il mitico Orlando, nella sua veste di responsabile giustizia del PD, ha infatti praticamente scritto per Berlusconi le linee guida per la riforma della giustizia... Caro Cav., il PD ti offre giustizia e le ha affidate a Il Foglio che in un suo blog titola:"Finalmente il PD dice una cosa non dipietrista"

Così Orlando in sintesi: "Serve una verifica concreta dei giusti tempi del processo; una seria riflessione per la ridefinizione dell`obbligatorietà dell`azione penale; una riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti della magistratura associata, rafforzandone l`autorevolezza; la necessaria distinzione dei ruoli tra magistrati dell`accusa e giudici, e un ragionamento sulla efficacia delle attuali azioni disciplinari nel mondo della magistratura".

Così Di Pietro al PD: "cambiate responsabile giustizia del partito!"

Anche quelli del PD non l'hanno presa bene, secondo quanto riportato oggi anche da il Fatto Quotidiano e il SecoloXIX: ma a nome di chi parla Andrea Orlando?

Questo inciucismo strisciante alla D'Alema, misto al ma-anchismo Veltroniano, allegramente praticato e tollerato nella nostra regione /provincia (come giustappunto qualche giorno facevo notare su questo blog), è davvero imbarazzante alla scala nazionale.

Ma Orlando, ci è o ci fa? Secondo me ci fa, anche considerando le sue dichiarazioni a proposito del nuovo progetto del waterfront riportate già un paio di volte in questi giorni nelle pagine spezzine del SecoloXIX che suonano del tipo: "Il waterfront?, beh sì, un buon progetto.. anche se certe soluzioni architettoniche potrebbero essere migliorate... anche se francamente io non ne so un c...."



Ecco appunto, come per la giustizia: chi gli ha detto che deve esternare in continuazione??? Ammiccando un po' a Forcieri, un po' a Federici e un po', perché no, agli ambientalisti?

venerdì 9 aprile 2010

Il PD e la trasparenza amministrativa

Partecipare ad un Consiglio Comunale non è quasi mai divertente, ancorché sempre interessante ed istruttivo rispetto alla possibilità di capire le dinamiche che regolano i rapporti tra maggioranza ed opposizione e, soprattutto, tra loro e i cittadini. Il punto è che quasi sempre parlano di cose che i cittadini non vedono: il programma di governo, il bilancio, il piano delle opere pubbliche, il PUC , il Bilancio Ambientale, tutta roba che se vuoi vedere ti devi sfinire in richieste che comportano maratone infinite in comune...( su questo vedere situazione di Porto Venere apparentemente in fase di soluzione).

Il 5° punto all'ordine del giorno riguardava la verifica di situazioni di incompatibilità dei componenti il consiglio comunale rispetto ad eventuale conflitto di interessi nell'area del territorio comunale. Va da sé che in un comune di poco più di 7mila abitanti e in cui la "vezzanità" è un valore, è molto probabile che un consigliere abbia parenti sino al 4° grado e che pertanto risulti incompatibile. Pertanto il PUC sarà approvato a stralci con l'esclusione, di volta in volta, di coloro che si trovano in situazione di conflitto.

L'approvazione del PUC costituiva un atto non concluso dall'amministrazione precedente e che pertanto era nei programmi elettorali di tutti i candidati., unico documento programmatico di cui al momento disponiamo e che a suo tempo avevo commentato così: "Vezzano e la sua nuova dimensione abitativa: E' l'unica lista in cui si dichiara che il nuovo PUC non è ancora operativo, quindi può essere cambiato e deve essere condiviso con la popolazione (apprezzabile)".

Dunque cos'è successo? Al netto delle schermaglie con la lista civica Vezzano Nostra a proposito di un ricorso al Difensore Civico (che ha fatto molto arrabbiare il sindaco, molto rattristato l'assessore all'urbanistica e costato un severo rimprovero al consigliere Di Martino) è emersa la grande disponibilità da parte della maggioranza a coinvolgere nella discussione anche i consiglieri di minoranza... e va bene... forse. E tuttavia, quando il consigliere della Lega (simpatico eh!) prendendo la parola ha fatto riferimento al possibile cambio di destinazione di alcuni suoi terreni, è stato fermamente e prontamente redarguito dall'assessore con la seguente frase: "non si può parlare del PUC perchè è secretato."

A me la parola secretato quando si parla di cose pubbliche fa sempre venire brutti pensieri: capisco che forse intendesse che sino a che il procedimento non ha completato la fase istruttoria non è presentabile e tuttavia... ampiamente condiviso ma secretato... condiviso tra pochi intimi?

E comunque, a che punto siamo del PUC? Perchè un cittadino avrebbe poi anche il diritto di capire di cosa si sta parlando al consiglio comunale: siamo o no arrivati al punto in cui si rende pubblico il Documento degli obiettivi (vedi quello di Ameglia)? e poi si condivide il piano con i cittadini, magari attraverso una procedura di VAS (ma non voglio entrare negli argomenti di Grondacci: chi lo fa spesso si incarta)? Alla fine del mandato della ex sindaca girava uno strano documento dal titolo:
REDAZIONE DEL PUC DI VEZZANO LIGURE - RAPPORTO AMBIENTALE (Art. 13 D.L. 4/2008). Insomma, vogliamo desecretare questo PUC e cominciare a parlarne pubblicamente? Se non della destinazione del singolo terreno, almeno degli obiettivi?

segue -> la prima parte del post è pubblicata qui.

mercoledì 7 aprile 2010

Il PD dei mille centri-sinistra e l'immancabile On. Orlando post-elettorale

Ancora una volta un evento minuscolo, come la seduta del Consiglio Comunale di ieri a Vezzano Ligure, restituisce chiavi di lettura utili anche ad una scala più ampia.
L'ODG prevedeva al terzo punto l'approvazione dello scarno Bilancio, reso addirittura scheletrico dalla violazione del patto di stabilità durante lo scorso anno e che determina oggi vincoli e sanzioni. La Corte dei Conti avrebbe inoltre individuato 870.000 € di introiti dell'impianto di produzione di CDR di Saliceti che, anziché essere destinati a quell'area sono stati investiti in altri capitoli di spesa: pare che i vezzanesi dovranno ritrovare quel denaro e rimetterlo al giusto posto; non bastasse, il territorio comunale è puntellato da una miriade di cantieri avviati, non finiti e non pagati, nel finale della passata amministrazione: quella dell'altro centro-sinistra.
Sì, perchè il convitato di pietra, ieri sera, era infatti l'ex sindaca Giannarelli rea di aver gestito in “modo allegro” (non mal gestito, puntualizza un consigliere di maggioranza... per carità di patria) le risorse finanziarie del comune... Il Bilancio sanguinante di oggi è pertanto l'esito della “gestione allegra”. Fin troppo facile per l'opposizione rilevare (peraltro timidamente) che si tratta di una precedente giunta di centro-sinistra, di cui l'attuale sindaco era parte. Ma l'assessore all'urbanistica Donini tira fuori il coniglio dal cilindro: quello era un altro centro-sinistra, io e l'attuale vice sindaco eravamo all'opposizione e l'attuale sindaco non contava nulla perchè la Giannarelli si sa com'era.
Certo, la Giannarelli si sa com'era ma l'attuale sindaco avrebbe sempre potuto dimettersi (non sarebbe stato né il primo né l'unico dimissionario di quella giunta) o mettere in discussione pubblicamente (o almeno all'interno del partito) l'operato “allegro” del sindaco. E invece no, la resistenza era il prezzo da pagare per poter poi diventare sindaco... intanto il costo dell'operazione ora lo pagano i cittadini.
La cosa interessante di tutto ciò è che durante la scorsa campagna elettorale per le amministrative (su questo blog c'è un'ampia rassegna di programmi elettorali commentati) nessuno, né quelli del PD né l'attuale opposizione, ha minimamente criticato la gestione Giannarelli: non il PDL-Lega e neppure la lista civica. Dunque? In campagna elettorale, evidentemente, ciascuno voleva poter contare sui voti che in precedenza erano della Giannarelli? d'altra parte Donini ieri ha spesso tirato in ballo una “regia” dietro le azioni (poche e povere peraltro) della lista civica... Giannarelli for ever...
Insomma una vera schifezza...
Tornando al Bilancio, è chiaro anche a noi profani che un bilancio le cui entrate si limitano a oneri di urbanizzazione (variabili), sanzioni stradali (variabili), introiti dall'impianto di CDR (variabili) ed erogazioni statali (ridotte del 5% a causa della violazione del patto di stabilità) è un bilancio magro e fortemente appesantito, sul versante delle uscite, dai costi fissi: personale e utenze.
Giusto ieri, vera casualità, sollecitavo al sindaco la soluzione di un problema annoso che riguarda la gestione dei contributi mensa e trasporto scolastico che, a mio avviso, è molto onerosa sia per il comune che per il cittadino; suggerivo anche una soluzione ma il sindaco dal suo blackberry mi ha risposto: “I regolamenti comunali e le modalita' di pagamento li stabilisce il comune, oggi vi sono altre priorita', vedremo in seguito possibili aggiornamenti.”
Come dire che ridurre le spesse fisse non è prioritario? Rendere più efficiente l'organizzazione del comune per ridurne i costi non è prioritario? Che il comune destini 400mila euro ai servizi sociali (anche per contrastare il disagio derivante dall'attuale crisi economica) e poi carichi di 1,70 € mensili (a beneficio delle poste) ogni studente che fruisce della mensa non è un po' contraddittorio?
La riorganizzazione del sistema informativo e delle telecomunicazioni, messi in atto da diversi comuni della nostra provincia, porterebbe ad un sicuro risparmio e ad una maggiore efficienza liberando risorse umane e finanziarie. Invece no: elaboriamo il bollettino, stampiamo il bollettino, imbustiamo il bollettino, andiamo in posta a pagare il bollettino...
Certo, si tratta di un diverso centro-sinistra... quello che, secondo Andrea Orlando nell'intervista di ieri a Repubblica, riesce ad arginare la Lega perchè mette in campo “buon governo, presenza sul territorio e niente liti”. Giusto, niente liti, c'è una tale vischiosità che non consente neppure di litigare: né all'interno del PD né con l'opposizione.. personcine a modo.
Sarebbe interessante commentare l'intervista di Orlando a partire dal nostro vissuto quotidiano con queste amministrazioni...
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