lunedì 29 marzo 2010

Ambiente scomparso dalla campagna elettorale per le regionali

Mai come in questa campagna elettorale gli slogan a favore dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile, della green economy etc. hanno riempito i manifesti e le iniziative delle più disparate liste elettorali per le prossime elezioni regionali liguri. Peccato che il tutto si sia fermato solo agli slogan.
Così se sotto il profilo delle battaglie di principio ( il no al nucleare, il no all’incenerimento dei rifiuti, il no all’ampliamento del rigassificatore di Panigaglia, il si alla gestione pubblica dell’acqua) molte liste si sono chiaramente schierate , sotto il profilo dei programmi di governo siamo alla vendita dell’aria fritta in porzioni da indigestione.... e si sa che le battaglie di principio sono più facili da fare a livello locale, basta ripetere a pappagallo quello che arriva dal livello nazionale, non bisogna studiare, non bisogna acquisire competenze, non bisogna costruire proposte dimostrandone la fattibità tecnica - economica e amministrativa.

Così abbiamo assistito in questa campagna elettorale al:
1. nulla sotto il profilo di come riorganizzare e potenziare le strutture amministrative di governo (regionali e locali) delle politiche ambientali,
2. nulla sotto il profilo della revisione delle politiche di pianificazione territoriale che da tempo vanno in rotta di collisione con gli obiettivi di un reale sviluppo sostenibile ( varianti ai piani regolatori e nuovi piani regolatori senza valutazioni ambientali, strumenti di pianificazione sovraordinati in materia di infrastrutture viarie che continuano a promuovere il trasporto su gomma, area IP con l’ennesimo ipermercato, progetto Botta a Sarzana),
3. nulla sotto il profilo di indirizzi operativi sulle aree da bonificare a cominciare dalle zone più inquinate del sito di Pitelli,
4. nulla sotto il profilo della individuazione di soluzione organizzative e di protocolli operativi per sviluppare una seria politica di prevenzione sanitaria nei controlli ambientali,
5. nulla sotto il profilo di proposte in termini organizzativi e di politiche industriali per avviare una nuova gestione pubblica dei servizi a rilevanza ambientale (acque e rifiuti) dopo l'esperienza fallimentare di Acam.
E questo è solo un primo elenco non esaustivo.

Insomma la politica anche quella che sembra apparentemente più vicina all’ambiente (Verdi, Federazione della Sinistra, Sinistra e Libertà), continua a parlare il linguaggio degli slogan facili quanto assolutamente inconcludenti.

C’è sicuramente malafede in tutto questo, ma credo ci sia anche e soprattutto una bassa qualità del ceto politico che si candida a governare la Regione (almeno per quanto riguarda i candidati spezzini ma non credo che il resto sia migliore), e c’è soprattutto una carenza di cultura di governo da parte della politica sicuramente dovuta al fatto che oggi le politiche sul territorio sempre meno sono gestite e programmate dal pubblico e sempre più diventano meri momenti di ratifica di quanto mediato tra gli interessi forti che si muovono sul territorio, questi ultimi quasi sempre privati o comunque frutto di intrecci perversi tra inefficienza del pubblico, clientele ed interessi privati. La vicenda dell’area IP è li a testimoniare tutto ciò, dove per favorire esplicitamente gli interessi di una parte economica si è persa l’occasione di ridisegnare la pianificazione dell’area urbana della città con in più una gestione della bonifica che ha prodotto gravissimi disagi alla popolazione locale, disagi evitabili se alla logica della celerità della realizzazione degli investimenti si fosse subordinata una volta tanto la prevenzione sanitaria.

Il dato ulteriormente negativo è che anche quei soggetti politici nuovi che in questi ultimi anni sembravano più disponibili a produrre un nuovo modo di fare politica e una nuova cultura di governo soprattutto nelle questioni ambientali, sembrano anche loro assorbiti nella vecchia politica. Mi riferisco all’accordo con la quale la lista Schiffini ha dichiarato il proprio appoggio a Burlando. Qui non è grave l’accordo in se, ovviamente ognuno in democrazia ha diritto di votare chi crede, ma le motivazioni che lo sottendono.
Burlando sulla base di questo accordo si sarebbe impegnato a promuovere:
1. opere di mitigazione per ridurre l’impatto del porto verso i quartieri limitrofi
2. incentivi al turismo e alla nautica da diporto
3. recupero delle aree della marina militare per nuova occupazione
4. provvidenze per anziani e famiglie in difficoltà.

Ora i punti da 2 a 4 sono puri slogan peraltro con conseguenze potenzialmente pericolose, gli incentivi alla nautica da diporto spesso in Liguria hanno voluto dire nuovi porticcioli turistici.
Il punto n.1 invece dimostra come ormai la politica sia diventata facile slogan fuori da ogni rigorosa verifica progettuale e amministrativa. Infatti le opere di mitigazione dell’impatto del porto sono previste da anni nelle prescrizioni del giudizio di VIA del Ministero dell’Ambiente quindi non sono certo una scoperta di questo accordo elettorale, prescrizioni che fino ad ora non sono state rispettate quasi per niente (con buona pace anche degli ambientalisti addormentati comprese le liste civiche come quella di cui trattiamo in questa sede). Per non parlare del fatto che la Amministrazione Comunale ha fatto fallire da tempo il tavolo di confronto previsto in sede di votazione del Consiglio Regionale sul PRP della Spezia, che avrebbe dovuto promuovere la valutazione, ed eventualmente la revisione, degli ambiti di attuazione del suddetto PRP a cominciare da quello del porto commerciale.

Ma l’accordo elettorale contiene anche delle bugie : infatti non è vero che la proposta di bruciare il cdr (parte secca del rifiuto urbano) nella centrale Enel sia partita dal centro destra, il primo a proporlo è stato il documento sulle linee guida del piano industriale di Acam che non mi risulta sia governato dal PDL.

Nell’accordo ci sono anche appropriazioni indebite. Scrivere che, grazie all’accordo, Burlando si è impegnato a dire no al rigassificatore è fare una affermazione falsa : come è noto il no al rigassificatore è stato formulato lo scorso anno dalla Giunta Regionale in epoca ben lontana da questa campagna elettorale. Quel no è stato frutto di un ampio e articolato movimento a cominciare dai comitati e associazioni del territorio di Portovenere per arrivare fino al livello istituzionale locale.

Infine la democrazia delle scelte, sarebbe stato interessante che i rappresentanti della lista Schiffini prima di decidere e comunicare pubblicamente l'accordo, avessero aperto una discussione pubblica con tutti coloro che li hanno sostenuti e votati in questi anni, a proposito di trasparenza.

....Eppoi l’indicazione di voto a Raffaella Paita è veramente curiosa. Io non ho niente di personale contro di lei anzi la considero uno dei politici più intelligenti della nuova leva spezzina, ma mi si dimostri quando questa persona si sia caratterizzata per difendere e tutelare l’ambiente: un poco di coerenza anche sulle persone oltre che sui programmi, per favore!

Insomma se proprio volevano votare Burlando sarebbe bastato che scrivessero che lo facevano per combattere l’attacco alla democrazia portato avanti da Berlusconi, che poi è quello che ho fatto io e pure Daniela come ha scritto nel suo post. Una motivazione così sarebbe stata più chiara a tutti, ed è di questo che oggi la politica ha bisogno cioè di chiarezza: di intenti, di programmi, di scelte di governo!

domenica 28 marzo 2010

Elezioni regionali: c'è voto e voto!





Vorrei poter votare in Calabria per Pippo Callipo, nel Lazio per Emma Bonino, in Puglia per Nichi Vendola.




Risiedo in Liguria e purtroppo dovrò accontentarmi di votare contro questo governo (nazionale).

sabato 27 marzo 2010

Promemoria Elettorale sulla tutela della Gestione Pubblica dell’acqua e dei Rifiuti

Come scrivevo nel mio post (http://speziapolis.blogspot.com/2010/03/lacqua-puo-restare-gestione-pubblica.html) di qualche giorno addietro, la vulgata per cui la privatizzazione dell’acqua è un fatto ineluttabile anche perché lo chiede la Unione Europea era ed è totalmente falsa. Citavo la giurisprudenza della Corte di Giustizia. Ma oltre alla giurisprudenza ci sono le decisioni politiche dell’unico organo democratico della UE, il Parlamento europeo, che parlano chiaro.
Visto che domani si vota e visto che sul tema (la gestione dei servizi pubblici) Regioni ed enti locali hanno competenze a decidere, voglio ricordare in primo luogo ai candidati i seguenti passaggi di ben tre Risoluzioni del Parlamento UE :

Risoluzione 11- Marzo 2004 :
Il Parlamento: “ 3. respinge i tentativi di fare disciplinare le acque e i servizi di smaltimento e dei rifiuti da una direttiva settoriale del mercato unico; ritiene che non si dovrebbe realizzare la liberalizzazione dell'approvvigionamento idrico (compreso lo smaltimento delle acque reflue) in vista delle caratteristiche spiccatamente regionali del settore e delle responsabilità a livello locale in materia di approvvigionamento di acque potabili e di vari altri aspetti relativi all'acqua potabile; chiede tuttavia, senza arrivare alla liberalizzazione, che l'approvvigionamento idrico venga "ammodernato" secondo principi economici, standard qualitativi e ambientali e requisiti di efficienza;” …….. “5. ritiene che, essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non debba essere assoggettata alle norme del mercato interno;” .


Risoluzione 15 – Marzo 2006
Il Parlamento: “insiste affinchè la gestione delle risorse idriche si basi su una impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti e i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”.


Risoluzione 12 Marzo 2009
Il Parlamento: “ G. considerando che la distribuzione di acqua è estremamente disuguale, mentre dovrebbe essere un diritto fondamentale e universale e che il livello locale è il più pertinente per definire e gestire la materia” ….. “16. chiede al Consiglio e alla Commissione di riconoscere il ruolo fondamentale degli enti locali nella protezione e gestione dell'acqua, affinché essi diventino ovunque responsabili della gestione del settore idrico,” ……. “18. chiede, nel contesto del mantenimento della proprietà pubblica e in un quadro regolamentare e giuridico adeguato, che siano permessi sforzi maggiori per coinvolgere il settore privato nella distribuzione dell'acqua, onde fare tesoro dei suoi capitali, delle sue competenze e delle sua tecnologia, al fine di migliorare l'accesso all'acqua e alle strutture igienico-sanitarie per tutti e il riconoscimento dell'accesso all'acqua in quanto diritto fondamentale;”.


Quanto sopra è di una chiarezza incontestabile e, per rimanere alla Spezia, il riferimento alla gestione dei rifiuti oltre che a quello delle risorse idriche dovrebbe far riflettere:
1) sul modo in cui Acam è stata gestita fino ad ora e
2) soprattutto sui rischi che venga acquisita da un grande gruppo che di pubblico ha solo la facciata ma che in realtà si muove sul mercato come un qualsiasi oligopolista privato : esattamente l’opposto di quello che ci dice il Parlamento UE.

venerdì 26 marzo 2010

Il potere della parola...

Ho provato a ri-ascoltare questa breve parte dell' "orazione civile" di Roberto Saviano, sostituendo idealmente "l'oligarchia (politica) locale" alle "organizzazioni criminali" a cui fa riferimento Saviano. Non so se funziona anche per altri territori "locali" ma per quelli che costituiscono il mio orizzonte immediato sì, funziona.




Si chiede Saviano, come sia possibile che le parole possano mettere in crisi organizzazioni che dominano intere porzioni di territorio. Che uno scrittore, un autore, un libro possa farlo.

E dà la sua risposta: Quello che mette paura (alle organizzazioni) è il fatto che qualcuno possa conoscere certi fatti e certi meccanismi; che qualcuno abbia la possibilità di capire come vanno le cose; abbia lo strumento per identificare certi meccanismi; la forza delle organizzazioni è sempre stata di godere del silenzio mediatico; quando questo cambia... allora loro impazziscono....

Nel caso delle oligarchie (politiche) locali (e non), la loro forze è sempre stata quella di controllare i media e quindi di godere del silenzio mediatico su argomenti di cui non era opportuno parlare.

Oggi così non è. Oggi una persona qualsiasi come me si alza al mattino e se ha qualcosa da dire, la scrive sul suo blog... a beneficio del centinaio di persone che leggeranno e a cui magari verrà un dubbio.

A beneficio, anche, e soprattutto, delle oligarchie (politiche) locali che, non sapendo esattamente cosa aspettarsi, a volte, impazziscono... (come mi disse un sindaco qualche mese fa: sembra che non ce ne curiamo, ma leggiamo tutto)

Ad una scala più ampia, è ciò che è successo ieri sera a Raiperunanotte: nessuno sapeva cosa aspettarsi e Luttazzi (grande, grandissimo) ha rappresentato efficacemente le tre fasi della sodomizzazione degli italiani ad opera di B. o, cambiando scala, quella che in certi territori è messa in atto dai B. locali. Nella prima fase perplessità e resistenza, poi sbigottimento e incredulità, infine disponibilità e piacere. Il video è più sotto: forse per qualcuno saranno 3 minuti un po' "forti", soprattutto per coloro che ci si riconosceranno...






Sindrome di Stoccolma? O, come scrive Elsa Morante: Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. A qualunque costo, evidentemente, e pur contento.

O, come diceva la Littizzetto domenica scorsa a Che tempo che fa: il problema, in Italia, sono i servi, che sono tantissimi, uno sterminio, una folla... spesso contenti... che strisciano... vedi qui, dal minuto 58.00 circa...

ACQUA bene comune




La manifestazione dello scorso 20 marzo a Roma in difesa dell'acqua.



Il Comitato Spezzino ACQUABENECOMUNE chiede il riconoscimento dell'acqua come "bene comune e diritto umano universale" e il riconoscimento del servizio idrico come "servizio privo di rilevanza economica".

La raccolta firme sarà
oggi 26 Marzo
in Piazza Ramiro Ginocchio dalle 15.30
e giovedì 1 aprile
presso la Coop di via Saffi sempre di pomeriggio.

In entrambi i casi, in caso di mal tempo il presidio si sposterà in piazza Beverini sotto i portici di Zara.

giovedì 25 marzo 2010

un'Idea per le regionali


Contrariamente a quanto accaduto in passato, come forse si sarà notato, il nostro blog non ha quasi considerato l'argomento delle elezioni regionali.: non è stata una decisione, nè razionale, nè impulsiva, è andata semplicemente così.
Per parte mia si tratta di un profondo disagio, maggiore se possibile di quello che pervade ogni elezione da parecchi anni, che mi impedisce di riflettere (almeno pubblicamente). Ho resistito sempre agli appelli al voto utile: il mio voto un partito se lo deve guadagnare e non prenderselo solo perché vorrei che ci liberassimo di berlusconi & co.
Arrivati a questo punto, tuttavia, la situazione è diventata davvero pesante e quindi occorrerebbe dare un segnale votando per una lista della coalizione di centro-sinistra.
E qui nasce il problema: almeno a livello locale, forse perchè li vediamo da vicino, non c'è nulla di votabile. Quindi meglio tacere.

Detto questo, mi è sembrata una buona notizia questa della lista che nasce da Banca Etica: IDEA

Certo non riguarda noi liguri ma, forse, dà speranza.

Info sulla lista anche qui: padovanews.it

martedì 23 marzo 2010

Sicurezza degli edifici scolastici: spesi 12 milioni ma la mappa non c'è

“Non esiste un quadro dei rischi che corrono nove milioni di allievi, insegnanti e addetti. Quattordici anni di rilevazioni e tanti fondi ma metà degli istituti sono ancora fuorilegge”

Questo leggiamo in un articolo di Repubblica.it di oggi e questo sappiamo, per la nostra esperienza diretta, di edifici scolastici che, ottenuto il tanto sospirato CPI, lo perdono immediatamente dopo per non aver fatto interventi a volte di poche centinaia di euro: il caso della scuola di Melara.

O di scuole che arrivano alla presentazione del progetto e poi chiudono per inagibilità statica: il caso della scuola di Vezzano Capoluogo.

O di ragazzini che, dichiarate inagibili le loro scuole, sono dirottati immediatamente in strutture prive di CPI: è il caso di Ceparana, sul SecoloXIX di oggi, con il suo sindaco che minimizza: solo problemi burocratici! Complimenti sindaco...

Siamo sempre al duello tra la sostanza e la forma: come se un cittadino potesse iniziare la costruzione della sua casa senza la concessione; cos'altro è una concessione se non un atto burocratico?

Ormai, inoltre, l'asticella si è abbassata e ci sentiamo tranquilli (quelli che se ne preoccupano) anche solo nei casi in cui il comune abbia presentato la pratica per il rilascio del CPI ai vigili del fuoco: è quello che succede a Vezzano Ligure dove 3 scuole su 4 (compresa quella chiusa) sono ancora in attesa del rilascio del certificato.

E' di soli dieci giorni fa la notizia del tentato suicidio della madre di Vito Scafidi, il ragazzo che ha perso la vita nel crollo del Liceo di Rivoli. A proposito di burocrazia...

lunedì 22 marzo 2010

Spezia: una fontana come simbolo della città

Riceviamo e pubblichiamo

Ho letto sulla “Gazzetta della Spezia” che è stata progettata, ed è in atto lo studio di fattibilità, una mega fontana sul mare che potrebbe essere assunta come simbolo della città.

E’ vero che nell’immaginario di ognuno di noi ci sono delle associazioni comuni:
torre pendente -> Pisa, torre Eiffel ->Parigi, ponte di Brooklyn -> New York, e chi più ne ha più ne metta;

è vero anche che se non si realizza qualcosa di grandioso non si imprime la memoria; insomma, come scriveva il mio prof. di composizione architettonica G. Maggiora, il Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze non sarebbe mai stato realizzato se all’epoca fosse stata fatta una valutazione di impatto ambientale!

Tuttavia credo che una fontana con un getto d’acqua di 160 metri, illuminata di notte, del costo di 1 milione e mezzo di euro, che per funzionare necessita di 2 megawatt di potenza pari a 2/5 della potenza prodotta dalla centrale idroelettrica di Vizzà a Sesta Godano, sia una vergogna; e come spezzina non vorrei che la mia città venisse ricordata per quella fontana grandiosa che esalta lo spreco e l’inquinamento ambientale.


Una città come la nostra ha potenzialità e vocazioni intrinseche da esaltare, un patrimonio paesistico da rispettare, un patrimonio architettonico al quale va attribuito il giusto valore, non necessita di “cose grandi” per costruirsi un immagine, ma di riconoscere quelle, già grandi, che possiede.

Paola Carabelli

sabato 20 marzo 2010

L'acqua può restare a gestione pubblica anche per la legge


Il post di Daniela sulla importante manifestazione di Roma per la difesa della gestione pubblica della risorsa idrica mi ha fatto nascere l’esigenza di sfatare una voce falsa messa in giro ad arte dai nuovi apprendisti stregoni del capitalismo selvaggio che governano, purtroppo, il nostro paese. Si legge infatti, nelle premesse alla recente normativa che ha cercato di accelerare la privatizzazione dei servizi pubblici a rilevanza ambientale tra cui il servizio idrico, che questa scelta sarebbe dettata dalla normativa europea. Non è vero! Basta leggersi lo stesso articolato di detta legge nazionale, la normativa europea e soprattutto la giurisprudenza comunitaria in materia.

Intanto la nuova legge nazionale, relativamente al conferimento del servizio idrico in deroga agli indirizzi prevalenti a favore delle privatizzazione, afferma testualmente che l’affidamento in deroga può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata dall'ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta “in house” e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla società e di prevalenza dell'attività svolta dalla stessa con l'ente o gli enti pubblici che la controllano.
Questa norma si integra meglio con quanto previsto dall’articolo113 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) oltre che con gli indirizzi comunitari sul c.d. “controllo analogo”; secondo l’articolo 113 del TUEL ( dlgs 267/2000), infatti, l’ente locale, nel rispetto della normativa di settore, provvederà all’erogazione dei servizi a rilevanza economica, mediante affidamento a società a capitale interamente pubblico, con affidamento diretto, a condizione che l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi.

Come mai la legge nazionale dichiara nelle sue premesse di voler privatizzare tutto perché lo impone la Unione Europea e poi nel suo articolato è costretta ad introdurre la deroga sopra riportata? Semplice perché la legge nazionale non può esprimersi in contrasto con gli indirizzi della Corte di Giustizia della UE. Questa nella sentenza pilota 6/4/2006 ha precisato che le norme del Trattato UE in materia di non discriminazione, tutela della concorrenza , concessione servizi, non ostano ad una disciplina nazionale che consente ad un ente pubblico di affidare un servizio pubblico direttamente ad una società della quale esso detiene l’intero capitale, a due condizioni (che devono sussistere entrambe contemporaneamente):
1. il controllo esercitato sul concessionario dall’autorità pubblica concedente è analogo a quello che essa esercita sui propri servizi;
2. detto concessionario realizza la parte più importante della propria attività con l’autorità che lo detiene.
Insomma, secondo l’Unione Europea le vere questioni stanno nell’organizzare un controllo serio nel rispetto degli utenti del servizio pubblico e nelle finalità pubbliche della gestione evitando che la società pubblica invece che occuparsi di gestire in modo efficiente il servizio vada in giro per l’Italia a fare acquisizione societarie in una logica da società privata. Tutto ciò può essere fatto benissimo da una società interamente pubblica gestita con competenza, affiancata da una Autorità tecnico scientifica che sia in grado di controllarla negli interessi degli utenti e della tutela del bene comune acqua. Altro che privatizzazione obbligatoria!

D’altronde che la vera questione non sia di certo quella della privatizzazione della gestione della risorse idrica lo dimostrano Inghilterra e Francia dove dopo un percorso di privatizzazione si è tornati nel 2009 ad una gestione sostanzialmente pubblica. Questo perché il vero nodo della gestione del servizio idrico sono gli investimenti nelle infrastrutture (le reti, i depuratori etc.) non coperti dal sistema tariffario e nessuno ha spiegato come una privatizzazione possa risolvere questo problema: dove sono i privati disposti a investire cifre da capogiro senza scaricarle sulle tariffe facendole schizzare a livelli insostenibili per la stragrande maggioranza dei cittadini? Intanto la Corte dei Conti nel suo rapporto sulle privatizzazioni italiane dal 1992 al 2007 ha dimostrato come , anche nel settore idrico, i profitti delle società private sono dovute all'aumento delle tariffe. Della serie i servizi restano inefficienti anche se gestiti dai privati ma a pagare sono gli utenti.
D'altronde se persino i "superefficienti" svizzeri hanno nella loro Costituzione il principio per cui la gestione dell'acqua è pubblica, un motivo ci sarà!

Se l'acqua diventa merce

Oggi a Roma, tra le altre, c'è anche la manifestazione nazionale del Forum italiano dell'acqua contro il decreto Ronchi che liberalizza il settore idrico.

Lo scorso 11 Marzo il Comitato spezzino Acquabenecomune aveva organizzato un incontro pubblico alla Coop di Via Saffi.

Sul sito di Altraeconomia è pubblicato uno stralcio dell'introduzione del libro "L'acqua è una merce" di Luca Martinelli (Edizioni Altraeconomia).

Il tema dell'acqua come merce è interessante perchè la sua trasformazione da bene comune a merce implica necessariamente che, come avviene con tutte le merci, qualcuno ci debba guadagnare ed il suo prezzo, inevitabilmente, salga.

Il tema dell'acqua, tuttavia, è interessante anche se la si considera come merce di scambio... ma questo c'entra con ll rischio connesso alla sua proprietà da parte di "qualcuno" che possa decidere di darti o negarti l'accesso all'acqua chiedendoti, oltre che un contributo economico, anche un pezzo della tua libertà... c'entra con questo post precedentemente pubblicato "Autorità, potere e la sindrome di Stoccolma e con un altro in preparazione.



mercoledì 17 marzo 2010

RAI perunanotte

Credo che 2,50 € siano un prezzo equo da pagare per una "dose" di buona informazione...
il sito: www.raiperunanotte.it

Eventualmente anche dal sito del Fatto Quotidiano.

martedì 16 marzo 2010

Viaggio di istruzione a Milano: una lezione di democrazia e libertà

Ore 6.45: i bambini della scuola elementare sono pronti sul piazzale, puntuali come era stato loro raccomandato, ma il pullman è in ritardo. Chi si è portato le carte, chi la macchina fotografica; chi, più banalmente, i fazzolettini, l'acqua e uno spuntino: non arriveranno in centro a Milano prima delle 10.30.

Finalmente il pullman arriva e l'autista comunica che non si portano a bordo gli zainetti: modeste e vane proteste di bambini e genitori e poi tutti via, proni al desiderio dell'autista, si sale senza zainetto. Buon viaggio!

Un “Viaggio di istruzione” che serve da “input” ad un successivo progetto sul tema “libertà e democrazia” non può prescindere dalla sua finalità e, pronti via, negarla. La democrazia è fondata sulla presenza di regole note e condivise che la rendono possibile; le regole definiscono l'ambito di libertà di ciascuno ed i suoi diritti. Regole e diritti uguali per giovani, vecchi, uomini, donne e bambini.

La prima banale considerazione è la seguente: se un gruppo di anziani signori, salendo sul pullman di Lorenzini, si fosse sentito dire: “borsette e borselli nel vano bagagli” come avrebbe reagito? Lo zainetto del ragazzino è l'equivalente della vostra borsa cari signori! Signora Maestra, la sua borsetta è nel vano bagaglio?

La seconda: nel contratto sottoscritto tra la scuola e Lorenzini era presente questa regola? Si? No? Apparentemente no, stante la reazione stupita dell'insegnante. Si è trattato di una libera iniziativa dell'autista? Insomma, in tema di diritti dei consumatori: cosa abbiamo acquistato, visto che siamo clienti di Lorenzini che ci trasporta a Milano?

La terza, forse meno banale e già accennata, sta nell'occasione ancora una volta persa dalla scuola di trattare di democrazia e libertà in concreto, approfittando dell'esperienza e senza la necessità di lezioni frontali tenute da esperti professori.

Tipo opporsi all'imposizione dell'autista e a bordo (visto che non lo si era fatto prima) comunicare le regole del viaggio? non si mangia a bordo del pullman, non ci si alza dalla propria poltrona perchè è pericoloso e ancora, i cellulari, gli i-pod, i video games e quant'altro... magari ragionando durante il viaggio della finalità di quelle e altre regole, mettendole in discussione per capirne la validità... E' possibile che i ragazzi si sarebbero completamente dimenticati dei loro zainetti sino alla sosta spuntino...

Certo, per tutto ciò si dovrebbe avere ben presente che i bambini sono persone (e anche consumatori) e quindi portatori di diritti; che i bambini vanno in “viaggio di istruzione” per crescere in quanto persone e cittadini e che quindi devono essere considerati come tali e non come minus habens. Bisognerebbe saper cogliere il momento in cui ci sono in ballo i diritti, la libertà e la democrazia.

Che dire? Ore 9.12: Lorenzini non risponde al telefono; la scuola dichiara che si tratta di decisioni discrezionali dell'autista (forse un po' paranoico: dio ci scampi) e che occuparsi di questi aspetti non rientra nei suoi compiti. Leggeranno sul web. Buon viaggio ragazzi!

lunedì 15 marzo 2010

Web 2.0 e partecipazione: c'è sito e sito

Nel numero 12-2009 del mensile @-Gov, Maggioli Editore, si è trattato tra l'altro di: "Web 2.0 e partecipazione: come e quanto la P.A. include i cittadini"

All'interno di questa sezione hanno pubblicato un estratto di una mia tesi di qualche anno fa in cui, tra l'altro, mi soffermavo sulla necessità di non confondere l'innovazione tecnologica con l'innovazione di processo, in particolare nell'ambito della comunicazione, ovvero non è sufficiente la presenza di un sito internet per poter parlare di una P.A. che comunica.

"L’attivazione di un circolo virtuoso di sollecitazione e stimolo reciproci tra i cittadini e gli amministratori locali consente la trasformazione dei problemi in altrettante occasioni di crescita spostando l’interesse all’intervallo che intercorre tra il problema e la sua soluzione. È quello infatti il momento di crescita, il momento in cui può avvenire non solo la definizione comune della risposta, ma la definizione collettiva della domanda attraverso nuovi modi dell’organizzare, dell’amministrare, del partecipare.

Oggi, con la presenza di nuovi strumenti tecnologici – blog, wiki, social network e tutte le innovazioni che vanno sotto il nome di web 2.0 – il dialogo è sempre più facilitato e ricercato. È possibile affermare che una partecipazione di qualità genera una migliore amministrazione e che una migliore amministrazione favorisce la qualità della partecipazione?

Un progetto partecipato con la cittadinanza deve dare la parola ai cittadini utilizzando tutti i mezzi a disposizione, compresi quelli tecnologici. Ma non solo. Deve soprattutto garantire un ascolto attivo: il cittadino deve sentire che ciò che sta dicendo viene ascoltato e che potrebbe determinare cambiamento. L’ascolto attivo implica la possibilità che le parole dell’interlocutore facciano cambiare idea rispetto ad una decisione presa, ad una valutazione fatta, che contribuiscano alla formulazione di una decisione o alla costruzione di un’idea.

Tuttavia non è sufficiente l’attivazione di un sito internet o di una rete civica per sostenere di aver facilitato la partecipazione nella P.A. e questo per almeno due ragioni: la prima ha a che fare con i contenuti del sito che possono essere di tipo divulgativo (comunicazioni dell’amministrazione), informativo (accesso al personale amministrativo e agli assessori via posta elettronica) o interattivo (apertura di forum di discussioni). La seconda ha a che fare con la disponibilità dell’amministrazione ad essere trasparente nei confronti dei cittadini e con la formazione del personale politico e amministrativo rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie. E, infine, con la capacità del cittadino di utilizzare gli strumenti disponibili.

Non sono rari i casi di siti internet di amministrazioni locali non aggiornati da anni, riportanti informazioni obsolete e indirizzi di posta elettronica a cui nessuno risponderà mai. Pertanto, pur volendo ipotizzare che sia gli amministratori sia i cittadini possiedano la formazione necessaria all’utilizzo delle nuove tecnologie (richiamando quindi la necessità che la Sig.ra Maria possa evolvere e diventare il Dott. Rossi), è evidentemente non verificabile l’equazione “innovazione tecnologica = innovazione della P.A.”. L’esperienza delle reti civiche, intese come insieme di servizi telematici rivolti ai cittadini appartenenti ad un determinato territorio, può infatti tendere all’efficienza amministrativa, al rafforzamento della democrazia locale, al sostegno dello sviluppo economico, alla coesione sociale.”

Vedi anche ambiente e partecipazione e scuola e partecipazione

mercoledì 3 marzo 2010

Autorità e potere: le condizioni per l'insorgenza della Sindrome di Stoccolma

Mi è tornato alla mente recentemente il bel libro di Sennet “Autorità” che B. Mondadori aveva pubblicato nel 2006 con la prefazione di Ota de Leonardis.

Cito qualche passaggio dalla prefazione: “Autorità è un vincolo tra il forte e il debole, una relazione asimmetrica che entrambi – non soltanto il forte – contribuiscono a produrre, alimentare ed eventualmente a cambiare; autorità non è una cosa che qualcuno ha e qualcun altro non ha: è “essenzialmente una relazione tra persone”.

...

Nel vincolo di autorità i subordinati non sono tali in quanto obbediscono a degli ordini ma in quanto lo fanno volontariamente, con ciò contribuendo a riprodurre tale vincolo: perchè considerano legittima l'autorità da cui gli ordini emanano... perchè hanno “paura” di rompere un vincolo da cui dipende anche la loro identità sociale...

...

...due configurazioni del vincolo di autorità...oggi appaiono rilevanti e pertinenti, il vincolo “paternalistico” e il vincolo dell'”autonomia”. Il primo agisce “facendo il bene” dei subordinati, il secondo richiamandoli alla loro “autonomia”: due modi opposti di legare le persone.

Il vincolo paternalistico è quello che a noi oggi qui interessa perchè si riferisce alla sempre maggiore “personalizzazione della politica”, ovvero alla situazione in cui una o più “persone” vogliono “fare il nostro bene”.

Dall'analisi weberiana del potere, com'è noto, apprendiamo che nella società moderna ogni potere necessita di un apparato amministrativo che agisca da tramite tra chi detiene il potere ed i sottoposti. E' proprio la qualità dell'apparato amministrativo a caratterizzare la tipologia di potere:

Potere carismatico: irrazionale, rivoluzionario, si serve di un apparato amministrativo rudimentale o inesistente.
Potere tradizionale: tipico dell’era pre-capitalistica e feudale in particolare; ha come apparato amministrativo la nobiltà. I sottoposti sono sudditi, sui quali il sovrano ha potere illimitato. Trasmissione del potere per via ereditaria.
Potere legale: si basa sulla credenza nell’equità della legge; discende da un ordinamento astratto ed universale (es. La costituzione); colui che esercita il potere e’ tenuto all’osservanza dello stesso ordinamento che vincola i suoi sottoposti; l’apparato amministrativo tipico del potere legale e’ la burocrazia.

In una situazione in cui l'apparato amministrativo sia rudimentale o inesistente e chi detiene il potere abbia nelle sue mani il controllo di elementi primari nella vita dei suoi sottoposti, può svilupparsi qualcosa di molto simile alla Sindrome di Stoccolma.

La Sindrome di Stoccolma rappresenta un particolare stato psicologico che può interessare le vittime di un sequestro o di un abuso ripetuto che, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti positivi verso il proprio aguzzino. La probabilità di sviluppare la Sindrome aumenta proporzionalmente al grado di dipendenza della vittima dall'aguzzino: è più facile cioè che insorga in quelle circostanze nelle quali la vittima percepisce che la propria sopravvivenza è legata al proprio aguzzino, mentre di contro percepisce come ben più pericoloso per la propria incolumità denunciare l'abuso alle autorità (potere legale).

Proviamo a fare qualche esempio:

  • metti che nel luogo in cui vivi il rapporto con i cittadini non sia gestito dall'apparato amministrativo (rudimentale o inesistente) ma direttamente e personalmente dal sindaco/presidente o altro;
  • metti che dalla sua volontà dipenda l'esito di un condono, di un permesso di costruire, della possibilità di lavorare, della stessa possibilità di aprire il rubinetto ed avere l'acqua, di riscaldarti...;
  • metti che tu percepisca che adottando un atteggiamento critico nei suoi confronti potresti essere oggetto di ritorsioni che, dati i presupposti, influenzerebbero pesantemente la tua vita;
  • metti che, per contro, tu percepisca che adottando comportamenti "adeguati" ti sia possibile godere di privilegi o vantaggi non alla portata di tutti;
è possibile che poco a poco, per ottenere ciò che ti è necessario o che ti avvantaggia, tu tenda a riconoscere a colui che esercita il potere ogni autorità su di te, anche se non richiesta, cercando addirittura di anticipare i suoi desideri; consentendogli, anzi chiedendogli esplicitamente di “farti del bene” o di “non farti del male” o di “lasciarti sopravvivere”: alternative che, nella Sindrome di Stoccolma, si confondono sino a diventare la stessa cosa...

idee?