PREMESSA Il Tavolo di confronto sull’attuazione del Piano Regolatore del Porto (PRP) continua ad esistere in clandestinità grazie al comportamento attivo in primo luogo del Comune capoluogo e con una sorta di consenso passivo delle associazioni ambientaliste.
In oltre due anni di esistenza questo Tavolo non ha saputo produrre alcun documento di verifica sullo stato di attuazione delle prescrizioni che il Ministero dell’Ambiente aveva stabilito in sede di rilascio del giudizio positivo di compatibilità ambientale del PRP.
Eppure i documenti ufficiali della AP ( Studio di Impatto Ambientale : SIA), del Ministero dell’Ambiente ( giudizio di VIA ex parere Commissione VIA), della Regione ( parere interno al procedimento di VIA) confermano il permanere, nelle aree residenziali limitrofe al porto commerciale, di un quadro pluriennale negativo sotto il profilo dell’inquinamento dell’aria e da rumore e al contempo di una inerzia degli enti preposti ai controlli e alle misure di prevenzione/risanamento di detta situazione a cominciare in primo luogo dalla Autorità Portuale.
Visto che tutti continuano a rimuovere il contenuto reale di questi documenti mi sembra utile riportare sia pure in sintesi alla luce quanto segue.
E’ ovvio che quello che segue sarebbe dovuto essere al centro della attività del suddetto Tavolo ma evidentemente Comune , Autorità Portuale , associazioni industriali, sindacalisti (con l’ausilio degli ambientalisti addormentati) avevano altro da fare…….
FATTORE EMISSIONI/IMMISSIONI ARIA Secondo lo SIA ,allo stato attuale gli indicatori con una certa problematicità sono: il PM10 con superamenti del limite DMA 25 novembre 1994 e DMA 2 aprile 2002 n° 60 in alcune postazioni (C.so Nazionale, Via Valdilocchi) ; le polveri totali PTS, con i valori massimi che, in Viale Italia, superano il livello di attenzione DMA 15 aprile 1994 (150 µg/m3), il benzene (concentrazioni maggiori di 10 ng/Nm3 in cinque punti di monitoraggio);il benzo(a)pirene, con valori medi e massimi superiori al limite di 1 ng/m3 indicato dal DMA 25 novembre 1994 e l’NO2 ;.
L’attuazione del nuovo PRP comporta variazioni del carico emissivo attuale, sia diretto correlato alle attività che si svolgono all’interno dell’ambito portuale ,sia in conseguenza delle variazioni attese per i flussi di veicoli leggeri e pesanti e del traffico marittimo;
Per quanto riguarda le attività portualiIn base al cambiamento delle destinazioni d’uso delle aree del porto e riprendendo la classificazione delle varie zone omogenee , lo SIA prevede le seguenti variazioni degli impatti per i singoli ambiti portuali:
• potenziale aumento delle emissioni di origine industriale e cantieristica negli ambiti 6, 7 e 9(porto commerciale e cantieri del Muggiano);
• aumento emissioni da traffico pesante nell’ambito 8 (Lotti);
In particolare nell’ambito 6 (porto commerciale: Da Calata Malaspina al pontile Enel) e 7 (Fossamastra, Molo Marina Militare ) nella situazione ex ante :
• Emissioni PTS (polveri) movimentazione e stoccaggio merci rinfuse e container, emissioni SOV determinate da piccole attività di manutenzione e diportisti che
• Emissioni PTS movimentazione e stoccaggio container
• Emissioni SOv (sostanze organiche volatili), NOx (ossidi di azoto), SO2 (biossido di zolfo) da attività industriali
Nella situazione ex post:
• Incremento emissioni PTS movimentazione e stoccaggio merci rinfuse e container. Probabile incremento emissioni navi in banchina.
• Incremento emissioni PTS movimentazione e stoccaggio container. Incremento emissioni navi in banchina
• Espansione industriale e cantieristica, con potenziale incremento delle emissioni determinate da manutenzioni imbarcazioni e servizi
Comunque l’ambito più problematico è sicuramente quello del Porto Commerciale per la significativa ricorrenza di venti dai settori meridionali e per la presenza di una rete viaria urbana a pettine perpendicolare alla costa che introduce possibili situazioni di incanalamento degli inquinanti, in particolare quelli originati dalle operazioni sui piazzali (PTS, PM10, emissioni veicolari), verso il centro urbano della Spezia.
Il Piano Regionale sulla qualità dell’aria (DCR n.4/2006)Il giudizio di VIA sul PRP riporta una sintesi dal piano regionale relativamente al Comune della Spezia dalla quale si ricava che :
• l’attività marittima unitamente ai trasporti su strada contribuisce significativamente per le emissioni di NOx (dopo l’ENEL);
• le maggiori criticità per il comune della Spezia sono rappresentate,in prima misura dalle emissioni di PM10 della centrale Enel seguite da quelle dovute al traffico su strada ed all’attività marittima ;
• i valori stimati nel 2001 risultano superiori ai limiti del DM60/02 sia per gli NOx che per il PM10 mentre la scenario tendenziale prevede un leggero miglioramento nel tempo delle suddette criticità ma non il raggiungimento dei limiti in tutte le aree comunali alle date stabilite;
• che detto Piano inserisce il Comune della Spezia fra quelli nei quali risulta prioritario intervenire con misure ed attuazione di provvedimenti inquadrati in una politica di trasporto urbano sostenibile rivolti alla riduzione del traffico urbano, principale fonte di inquinamento atmosferico con conseguenti benefici per l’atmosfera e l’ambiente acustico;
FATTORE RUMORE Il giudizio di VIA rileva in generale come alcune tipologie di attività localizzate nel Porto della Spezia sono, in ogni caso, sicuramente associate ad un rilevante carico di rumore e tra queste lo scarico delle navi nel porto mercantile e la movimentazione dei containers, caratterizzate da livelli in prossimità della sorgente compresi tra 70-80 dB(A).
Il giudizio di VIA aggiunge che in analogia all’inquinamento atmosferico, anche per il rumore le maggiori problematiche associate alle previsioni del PRP della Spezia sono localizzate nell’ambito 6 del Porto Commerciale dove la specializzazione funzionale determinerà una maggiore concentrazione del carico di rumore in un’area antistante al centro abitato in cui prevalgono funzioni residenziali.
Risulta altresì chiaramente , sempre secondo il giudizio di VIA, che il quadro dell’inquinamento da rumore non è ancora stato definito (nonostante la sistematica violazione dei limiti di legge come ammesso dallo stesso SIA che cita le campagne di rilevamento dell’Arpal) , infatti si afferma ( pagina 31) : “
adempimenti comunitari in materia di rumore (predisposizione della mappatura acustica del traffico veicolare, ferroviario, aeroportuale e dei siti industriali, inclusi i porti principali, secondo la Direttiva 2002/49/CE) ,in attesa che il quadro normativo nazionale consolidi certezze, forniranno l’occasione per comporre un quadro conoscitivo;in tal senso, il PRP di La Spezia fornisce l’occasione di riorganizzare funzionalmente le attività caratterizzate da emissioni acustiche significative o disturbanti, di introdurre opportune accortezze gestionali preventive e azioni di mitigazione finali”. Si conferma come fino alla attuazione del PRP non siano state attivate tali opportune accortezze gestionali, questo nonostante il quadro dei dati di rilevamento. Non solo ma si arriva nello stesso giudizio di VIA a gettare una spugna anticipata : “
gli interventi di insonorizzazione nell’area portuale hanno efficacia limitata ad alcune categorie di emissioni (impianti di ventilazione, impianti fissi, ecc.) mentre diventa difficile, se non impossibile, pensare di ridurre: le emissioni di rumore determinate dai mezzi adibiti alla movimentazione dei container, le emissioni di rumore delle gru e delle navi ormeggiate in banchina;a tal fina sarà determinante un assiduo controllo da parte dell’AP” . Inutile dire che a tutt’oggi tale assiduo controllo non c’è stato.
Non solo ma pagina 32 del giudizio di VIA si confermano due elementi molto rilevanti sotto il profilo del potrarsi del danno esistenziale per i cittadini residenti nelle aree limitrofe al porto commerciale ( in particolare ambiti 6 e 7 ) :
1. si da per scontato il permanere di un lungo periodo di disagi da emissioni sonore quando si afferma : “
l’impatto acustico può essere riqualificato solo nel lungo periodo mediante il rinnovamento tecnologico degli impianti ,macchine o attrezzature optando per tecnologie caratterizzate da minime emissioni di rumore ovvero con l’adozione di specifiche azioni di mitigazioni locale su impianti o fasi di attività suscettibili di confinare le sorgenti di rumore”
2. si da per scontato che sia l’attuale situazione che quella successiva alla attuazione del PRP , non siano adeguatamente valutate e che necessitano di ulteriori verifiche per misurare il livello di impatto da rumore dall’attività portuale e quindi i relativi rischi per la salute dei cittadini . Infatti si afferma che : “
si dovrà procedere ad un monitoraggio in continuo in accordo con l’ARPAL- prima,durante e nella fase di attuazione del Piano- per l’individuazione dei livelli sonori immessi in corrispondenza dei ricettori più prossimi allo svolgimento delle attività portuali più impattanti per definire i possibili interventi anche passivi di mitigazione sui singoli ricettori sensibili”.
Infine e non ultima questione il giudizio di VIA ammette esplicitamente come almeno sotto il profilo del disturbo della quiete pubblica l’Autorità Portuale non ha esercitato fino in fondo in questi anni i suoi poteri di controllo e sanzioni verso gli operatori portuali. Si afferma infatti a pagina 35: “
secondo lo SIA ,una parte rilevante del disturbo è originata,oltre che dall’attività portuale vera e propria ,anche da comportamenti degli operatori generalmente poco attenti a considerare la propria attività in termini di effetti ambientali; per tale aspetto l‘AP è dotata di poteri decisionali e prescrittivi in grado di contribuire in modo decisivo al contenimento dell’impatto da rumore, sia agendo dall’interno del porto con “aggiustamenti” giornalieri rispetto alle modalità di conduzione delle attività, sia con interventi di indirizzo rispetto ai comportamenti degli operatori”.
Non solo ma subito dopo si elencano una serie di provvedimenti che se adottati sistematicamente dalla Autorità Portuale nel passato avrebbero limitato fortemente il disagio per i residenti, “
i previsti provvedimenti sulle pavimentazioni stradali(drenanti fonoassorbenti a doppio strato e in strato sottili), portuali e periportuali- inserite all’interno del piano di risanamento acustico comunale- se sperimentate positivamente potranno essere valutati nei confronti della possibile mitigazione dei previsti aumenti del clima acustico indotti dal traffico secondo lo SIA limitati “.
Esempio chiarissimo della sufficienza amministrativa con la quale il tema dell’inquinamento da rumore è stato affrontato risulta essere la affermazione contenuta nel parere della Regione Liguria interno al giudizio di VIA del Ministero dell’Ambiente , secondo cui : “
in ragione dei superamenti dei valori limite (diurni e notturni) di immissione individuati dalla zonizzazione acustica comunale dovrà essere elaborato dall’Autorità portuale un Piano di risanamento acustico dell’infrastruttura portuale, come previsto dal D.M. 29.11.00, che terrà conto dei risultati del monitoraggio da concordarsi con ARPAL” Ora risulta chiaro come tale Piano avrebbe dovuto essere attivato già da molti anni come peraltro previsto non solo dal DM 28/11/2000 citato ma ancor prima (vedi legge 447/1995).