venerdì 26 febbraio 2010

Un percorso per Tramonti... tre anni dopo!

La dinamicità e l'indefinitezza sono caratteristiche di ogni percorso; succedono delle cose: alcune impreviste altre programmate; alcune prevedibilissime anche se apparentemente non programmate; tante le subiamo, guardandoci bene dall'identificarne pubblicamente le cause.

Chi lo desidera può leggersi l'antefatto (qui e qui) della storia che sto brevemente per raccontare e, forse, capire perchè in alcuni casi, come questo, l'esito dei percorsi può essere molto prevedibile (qui c'è l'ormai noto contesto).

Alla Fossola di Tramonti, Parco Nazionale delle 5 Terre - Comune della Spezia, in occasione delle ultime elezioni comunali (2007) fu inaugurato l'arrivo dell'acqua potabile: un luogo in cui sino a quel momento si utilizzava esclusivamente acqua per uso irriguo erogata (saltuariamente) dalla Cooperativa Agricola delle 5 Terre.

L'acqua potabile arrivò sino al piazzale, non alle case, in ragione di un non meglio precisato “accordo” stipulato tra il Parco Nazionale delle 5 Terre (non con il Comune della Spezia) e ACAM; dal piazzale, in ragione di una non meglio precisata “convenzione” con il Parco Nazionale delle 5 Terre, l'Associazione Vivere Tramonti avrebbe dovuto provvedere alla realizzazione dei singoli allacciamenti (circa un centinaio di utenze) ed alla successiva gestione (amministrativa e operativa).

La gestione operativa ed amministrativa non brillante di questi anni ha portato ad una serie di problemi sia amministrativi sia operativi:

  • saltuaria lettura dei contatori, intempestiva/tardiva richiesta di pagamento ed eventuale sollecito all'utenza, morosità di alcuni utenti → conseguente persistente morosità con ACAM;
  • inadeguato controllo dell'impianto, eventuali possibili abusi e malfunzionamenti → conseguente discrepanza tra i consumi registrati da ACAM e quelli registrati sui singoli contatori.
Finalmente, dato il persistere della situazione e la sua tragica crisi finanziaria, durante la scorsa primavera/estate ACAM ha sospeso l'erogazione del servizio per morosità. Con l'intervento di alcuni cittadini/utenti, dopo aver sollecitato un sostegno istituzionale (non economico) a Comune e Parco e con la garanzia di rientrare del debito, ACAM ha riattivato l'erogazione dell'acqua un paio di volte, sino all'autunno scorso quando è stata definitivamente sospesa.

Dalla scorsa estate i cittadini/utenti/soci dell'associazione Vivere Tramonti sollecitano in ogni modo:

  • il Comune della Spezia - affinchè si faccia carico di partecipare attivamente alla gestione di una situazione problematica che si verifica sul suo territorio (non un assessore qualsiasi ma il sindaco della Spezia in persona ha la delega per il territorio di Tramonti);
  • il Parco delle 5 Terre, “affidatario” della gestione all'Associazione Vivere Tramonti e proprietario dell'impianto a monte dei singoli contatori, - affinchè verifichi e risolva le cause di discrepanza nei consumi misurati, ed eventualmente richiami l'Associazione ad una più adeguata gestione, altro...;
  • la Presidente (decaduta e non rieletta) dell'Associazione Vivere Tramonti - affinchè convochi un'assemblea, renda disponibili i conteggi relativi alla situazione dell'acqua e quelli dell'associazione in generale per ristabilire un minimo di legalità all'interno dell'associazione e nelle relazioni di questa con i soggetti esterni.

Per contro:

  • dalla scorsa estate il Comune della Spezia, dopo una prima timida risposta alle sollecitazioni, si è defilato in nome di una non meglio precisata “inadeguatezza nell'intervenire in questioni interne delle associazioni”;
  • dalla scorsa estate il Parco delle 5 Terre non ha messo in atto alcuna azione, forse prevista nella “convenzione” (?), finalizzata a ristabilire un minimo di ordine in una vicenda che vede l'Ente fortemente coinvolto. Il Presidente dell'Ente invece, per diverse e variabili ragioni, dalla scorsa estate diserta le rarissime occasioni di incontro pubblico concordate, senza premurarsi di farsi rappresentare da alcun delegato.
  • almeno dal 2006, la presidente (scaduta e non rieletta) dell'Associazione Vivere Tramonti non convoca assemblee per la rielezione delle cariche e tuttavia:
  1. ha firmato (2006) la c.d. “convenzione” per l'acqua con il Parco Nazionale delle 5 Terre;
  2. ha firmato una convenzione (2006/2007) con il Comune della Spezia con la quale, in cambio di un contributo economico, si impegna alla manutenzione dei sentieri comunali ricadenti nel territorio della Fossola di Tramonti;
  3. partecipa alle riunioni convocate dal Comune della Spezia (2009/2010), insieme alle altre due associazioni attive nel territorio di Tramonti, a cui partecipa anche un incaricato del Parco delle 5 Terre;
  4. apparentemente (così ha dichiarato) interloquisce privatamente con il Presidente dell'Ente Parco, da cui attende direttive;

Lo scorso 13 Febbraio, dopo gli ennesimi rinvii dovuti (anche) alle condizioni di salute del Presidente del Parco (che ci tiene ad essere presente e quindi si rimanda), è stata convocata l'assemblea dei soci dell'Associazione Vivere Tramonti. Poiché apparentemente non c'è stato accordo neppure su chi siano i soci, e quindi su chi avesse diritto a partecipare all'assemblea, la presidente (scaduta e non rieletta) ha prontamente chiamato i carabinieri e successivamente sciolto l'assemblea per motivi di “Ordine Pubblico”.

Alla Fossola di Tramonti continua a non esserci l'acqua...

Ma di chi è la responsabilità? La questione, come speso accade, è aperta

giovedì 25 febbraio 2010

Di Pietro: populista di complemento!

Il leader della Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha rilasciato una intervista in cui cerca di rispondere alla bufera scatenatasi nell’IDV dopo la sua scelta di paracadutare un candidato suo personale nel c.d. listino di Burlando; per intenderci, la lista per entrare nella quale ogni politico che si “rispetti ” farebbe cose turche, perché se vince Burlando automaticamente sono eletti anche quelli del listino senza che debbano scapicollarsi in giro per la Regione a raccattare voti , azione di scapicollamento che invece dovrebbe essere il sale di ogni seria democrazia rappresentativa.

In questa intervista ci sono passaggi emblematici della quintessenza del pensiero populista (quindi non democratico) del nostro Di Pietro.

Secondo Di Pietro:
1. "sto lanciando altre candidature per i listini in Piemonte e in Lazio".
2. "La candidata Piredda non toglie nulla ..... se si vince le altre realtà provinciali avranno un loro ruolo"
3. "la signora Piredda ..... (se verrà eletta ndr.) si trasferirà con marito e figlio"
4. De Magistris non è d'accordo? " sono convinto che ha cambiato idea e comunque......"

Quindi , riprendendo in ordine di presentazione le dichiarazioni dipietriste sopra riportate:
1. lui lancia le candidature , se le sceglie da solo e le lancia dove vuole lui come fossero frecciette, le lancia come un padrone di azienda decide di lanciare i suoi prodotti,
2. e chi l'ha detto che le altre realtà provinciali avranno un ruolo e quale sarà questo ruolo...... mistero! Il nostro aspirante conducator ce lo spiegherà in una prossima esternazione,
3. la signora si trasferirà come se partecipasse ad un concorso, ma una elezione democratica non è un concorso, di certo se verrà eletta non potrà più rappresentare i precari ( con circa 15.000 euro al mese di stipendio vai a fare assemblee con chi non ne guadagna più di 800?!)
4. in che modo e con che motivazioni De Magistris avrebbe cambiato idea non è dato sapere e "comunque" dice Di Pietro la signora è dell’IDV quindi chissenefrega di quello che dice De Magistris ( che per inciso è dell’IDV anche lui). Il tutto tradotto nel linguaggio del manuale del buon populista, significa che è il leader che decide chi è meglio rappresentativo del partito: non gli organi democratici del partito, neppure i cittadini elettori liguri mai interpellati; e perchè questo? Perchè è il leader che sa meglio interpretare gli umori del popolo non i noiosi, inutili e faticosi passaggi della democrazia interna dei partiti o della democrazia diretta e partecipata dei cittadini

Berlusconi e Di Pietro sono le due facce della crisi della democrazia di questo paese , certo hanno storie diverse, ma la cultura politica è la stessa : visione personalizzata della politica (vedi punto 1) , gestione proprietaria del partito (vedi punti 1 e 3), insofferenza verso la discussione collettiva (tutti i punti), non rispetto delle autonomie territoriali (vedi punto 2), tecnica di rimozione/sminuizione delle opposizioni interne (vedi punto 4).

Ma perché questo Di Pietro riesce comunque ad avere un ruolo così rilevante pur essendo così cafonamente arrogante, solo per la sua storia di magistrato integèrrimo dei tempi di mani pulite? Se fosse così allora sai quanti leader dovremmo avere in Italia, per fortuna di gente che fa con coerenza il suo mestiere ce ne è ancora un certo numero e d’altronde altri magistrati come lui, anche del pool di mani pulite, sono entrati in politica senza però conquistare tutto questo spazio. Allora perché? Perché è un personaggio che da sinistra occupa , come Berlusconi fa da destra, lo spazio vuoto del potere oggi particolarmente accentuato dalla crisi del regime democratico parlamentare.

Scrive Margaret Canovan ( in Populismo come ideologia della democrazia Workshop sul populismo Istituto Europeo Universitario – 15/1/2000) : “in democrazia lo spazio del potere è uno spazio vuoto al contrario della monarchia o della dittatura in cui il potere si incarna in una persona in carne ed ossa. Il popolo sovrano non ha una incarnazione. Ha solo dei sostituti: istituzioni, procedure, rappresentanti collettivi, cioè immagini vaghe , astratte, povere, intellettualmente soddisfacenti ma affettivamente frustranti. E’ questo vuoto che la leadership riempie , questo vuoto che in una società dell’immagine risulta insopportabile. Ancora una volta la strada democratica costeggia l’orlo del precipizio. L’amore per l’uomo di prestigio,il fascino per il leader, l’attrazione per il carisma sono le concessioni che la democrazia deve fare al bisogno di riempire lo spazio del potere e di dargli un’identificazione. Ma si corre il rischio che le concessioni finiscano per assorbire il tutto, che l’identificazione tra popolo e leader diventi totale. E’ LA TENDENZA NATURALE DEL POPULISMO CON IL RISCHIO DI CANCELLARE IL POPOLO IN NOME DEL POPOLO”.

E’ chiaro che Di Pietro è solo un populista confuso e di complemento , il vero populista è Berlusconi o forse quello o ciò che arriverà dopo di lui, ma certo che il nostro magistrato tutto di un pezzo è, consapevolmente o meno, organico a questo processo profondo di trasformazione antidemocratica del nostro paese. Non capirlo o ridurre la questione solo a una diatriba squallida di posti nel listino sarebbe un errore gravissimo per il popolo sovrano. Forse è arrivato il tempo, per cittadini italiani, di tornare ai fondamentali della democrazia: ”Solo gli uomini che non hanno rinunciato all’abitudine di dirigersi da soli potranno essere capaci di ben scegliere coloro che devono guidarli” Alexis de Tocqueville in “La Democrazia in America” (1835). Perché come scriveva un altro tizio che di democrazia se ne intendeva sicuramente più di Di Pietro: “se i cittadini dicono e che me ne importa, la democrazia è finita” (Jean-Jacques Rousseau)

mercoledì 24 febbraio 2010

Nulla è semplice... tutto è possibile...

Da "Il Fatto Quotidiano" di oggi.

Quando segnali un problema ad un amministratore o funzionario pubblico, e gli indichi anche possibili soluzioni attingendo magari da altre esperienze già realizzate, ti senti invariabilmente rispondere: "Non è così semplice..."

Nulla è semplice, tutto diventa più difficile, anzi impossibile, se non si prende neppure in considerazione la possibilità di verificare le possibili alternative di soluzione ai problemi.

venerdì 19 febbraio 2010

Un anno di SpeziaPolis



Il Nostro blog compie un anno.

Lunga vita al Vostro blog!

giovedì 18 febbraio 2010

L’inefficenza della Pubblica Amministrazione : l’ignavia dei più, compresi gli ambientalisti

Nell’ormai lontano 27/12/1999, nella mia qualità di Assessore all’Ambiente del Comune della Spezia, scrivevo al Sindaco in carica in relazione alla inefficienza del settore Ambiente del Comune:
Senza entrare troppo nei particolari ma pare che sul punto la questione sia chiara: il settore Ambiente non esiste (1 solo funzionario tecnico)) , manca una direzione tecnica (gli attuali dirigenti, direttore generale compreso, o sono assenti , o giocano solo a controllare e rallentare quello che faccio io) La risposta alla situazione sopra descritta è una sola rilanciare con forza un ruolo di direzione politica mio (previo confronto con te) attraverso tre possibili linee di soluzione organizzative:
a) Spostare il settore Ambiente nell’area della Pianificazione Territoriale con un nuovo dirigente di settore scelto all’esterno su mia indicazione concordata con te . Questa scelta è quella tecnicamente più corretta nella direzione di un settore Pianificazione Ambientale che sarebbe la dimostrazione concreta che i principi di Agenda XXI sono diventati parte integrante di questa Amministrazione
b) Il settore Ambiente resta nell’Area 3 (Lavori Pubblici) ma con un nuovo dirigente di settore scelto da me e concordato con te
c) Il settore Ambiente resta nell’Area 3 , il dirigente di settore resta quello attuale ma sgravato da ogni altro compito e si affianca all’attuale funzionario tecnico un funzionario amministrativo scelto da me" .

Quella lettera la resi pubblica ma non ebbi da nessuno, associazioni e comitati ambientalisti compresi alcuna solidarietà concreta se non qualche dichiarazione di maniera.
Bene da quella lettera (dopo pochi mesi peraltro io mi dimisi da assessore), sono passati più di 10 anni e l'attuale situazione del settore Ambiente del Comune capoluogo non è cambiata di nulla se si esclude qualche contrattino a termine di giovani laureati.

Ragionamenti molto simili potrebbero essere fatti per lo stato agonizzante di molte strutture pubbliche con competenze ambientali di autorizzazione, controllo, prevenzione (Provincia , Arpal , Igiene Ambientale dell’Asl).

Questa città con aree enormi tutt’ora da bonificare, con dati epidemiologici molto preoccupanti sotto il profilo dell’impatto dell’inquinamento sulla salute, con una raccolta differenziata da terzo mondo, con una totale mancanza di coordinamento/pianificazione degli enti preposti ai controlli e alla prevenzione dell’inquinamento, si disinteressa totalmente della efficienza della PA nel settore ambientale.

Quando dico città non mi riferisco solo alla classe dirigente politica e burocratica, ma anche ai sindacalisti, molto attenti alle questioni retributive e per nulla alla formazione e qualificazione dei propri iscritti, salvo poi stupirsi della caduta di ruolo del settore pubblico. Ma quando dico città mi riferisco soprattutto agli ambientalisti.

Da anni, totalmente inascoltato, propongo di aprire una vertenza seria sulla riorganizzazione della PA locale nel settore ambientale, coinvolgendo il personale interessato , ma le mie richieste di collaborazione sono cadute nel vuoto. Anche recentemente ho proposto di organizzare un convegno di proposte e di esperienze positive nella importantissima materia del riordino del sistema dei controlli ambientali e della prevenzione e tutela della salute, ma nessuno ha accolto la mia richiesta.



Questi ambientalisti, quasi tutti (in particolare le associazioni nazionali, molti pseudo comitati locali e listine civiche varie, vecchie e nuove), sono solo interessati alla fase ex post: quando il progetto è stato approvato,la decisione è stata presa, l’inquinamento è stato prodotto . Al massimo sono interessati alle campagne che fanno molta immagine: vedi quelle contro il nucleare, contro gli inceneritori ma non a quelle che producono risultati concreti nelle singole realtà locali o possono favorire nuovi percorsi sul modo in cui si impostano e si organizzano le decisioni pubbliche che poi portano all’inquinamento da loro denunciato. E' ovvio che sia così perchè queste ultime campagne richiedono impegno di tempo e di intelligenze e soprattutto capacità di fare rete fuori dagli schemi delle singole bandierine associative, tutte cose che non interessano a questi pseudo ambientalististi da bar dello sport (senza offesa per i veri bar dello sport ovviamente!).

Perché tutto questo? Io credo che le ragioni siano sostanzialmente tre e si intreccino tra loro:
1. la prima più banale è che comportarsi così è più facile è la filosofia del “lasciamo fare le cazzate a chi decide” poi così noi possiamo criticarli, agire in via legale, e ci salviamo comunque la coscienza senza esserci sfiniti in rischiose e articolate vertenze propositive.
2. le associazioni ma soprattutto molti comitati, tranne rare eccezioni come ad esempio il Comitato Botta o l'Associazione Posidonia tra quelle che conosco, hanno ormai introiettato le logiche tipiche dei partitini della vecchia estrema sinistra degli anni 70: autoreferenziali, interessati al chiacchiericcio politichese, sempre pronti a scannarsi tra loro per dimostrare chi è il "più ambientalista" e soprattutto, nel caso dei Comitati, a trasformarsi in liste civiche non appena capita l’occasione.
3. la terza ragione è più profonda e sta dentro la crisi generale della politica e della democrazia che sta attraversando da anni le democrazie occidentali. L’incapacità di tornare a dare letture e quindi risposte generali a tale crisi fa emergere sempre di più anche dal versante società civile un disinteresse per la perdita di sovranità delle istituzioni pubbliche come pure per una riorganizzazione delle stesse, come se ci fosse una fuga verso un neocorporativismo comunitario e territoriale.

Ed è curioso come su questo punto gli attori sociali organizzati siano poco in sintonia con i soggetti che dichiarano di voler rappresentare e cioè i cittadini che, come dimostra una recente indagine della Luiss ( “Generare classe dirigente” Luiss University Press-Il Sole 24 ore 2007, aggiornata nel 2009), ritengono a grande maggioranza che le classi dirigenti dovrebbero avere
1. visione strategica
2. competenza
3. senso di responsabilità e di legalità nella gestione della cosa pubblica.
In altri termini l’auspicio che emerge dalla maggioranza degli italiani è che sia in particolare il potere politico istituzionale a contare di più domani rispetto ad oggi, evidenziando l’aspettativa sociale di un ritorno dell’autorità come guida.

Ecco le associazioni e i comitati dovrebbero interessarsi della natura, dei poteri, dei rapporti con i cittadini di questa Autorità, magari dimostrando che non ci vuole una Autorità superiore ma semmai un modello di decentramento a rete delle decisioni più consono a sviluppare politiche locali sostenibili e partecipate.

Questa incapacità di misurarsi con questo tema dell’Autorità come guida spiega il cortocircuito democratico a cui stiamo assistendo da ormai qualche anno:
1. Sollevazione dei conflitti ambientali da parte degli attori sociali organizzati ( comitati , associazioni etc.)
2. Non soluzione dei conflitti secondo il processo decisionale democratico tradizionale (partecipazione dei cittadini, decisioni delle assemblee elettive, attuazione degli esecutivi)
3. Costruzione mass mediatica di Richieste di risposte autoritarie e riduzioniste
4. Traduzione in concreto di modelli decisionisti (vedi tanto per stare alla attualità il modello dei commissari straordinari)
5. Allontanamento dei cittadini sia dagli attori sociali organizzati che dai poteri pubblici


Ci vuole un altro ambientalismo! Questo non vuol dire abbandonare le singole vertenze, ci mancherebbe, ma tentare di seguire quelle vertenze dimostrando e/o anticipando un modello di comportamento che favorisca un nuovo modo di decidere da parte sia della Pubblica Amministrazione e un nuovo modo di partecipare alla decisione da parte dei cittadini.

Io da ora in poi collaborerò solo con chi intende portare avanti seriamente i propri obiettivi concreti dentro l’orizzonte strategico sopra descritto. E per spiegarmi meglio su cosa intendo ripropongo a distanza di 1 anno una sorta di vademecum per misurare la capacità di visione strategica di associazioni e comitati a produrre antidoti contro la autoreferenzialità e il neocorporativismo comunitario e territoriale

1. Lavorate sui problemi concreti con determinazione con competenza e soprattutto con continuità
2. Lavorate a fianco dei cittadini ma avendo una idea generale quindi strategica dei problemi evitando di inseguire ogni singola stronzata corporativa e quindi ogni singola polemica
3. Affermate sempre la verità anche quando questa è in contrasto con i vostri obiettivi e i soggetti organizzati che rappresentate
4. Evitate sempre di dare l'impressione che gli interessi del soggetto organizzato che rappresentate siano più importanti di quelli del territorio in cui operate.
5. Se sollevate un problema dovete anche trovare la soluzione altrimenti non servite i cittadini ma gli date solo delle scariche di cocaina e alla lunga li perderete perchè ci sono sempre spacciatori più bravi di voi
6. La soluzione non può prescindere dalla analisi della collocazione gerarchica del suddetto problema nella comunità interessata in altri termini devi conoscere la comunità in cui operi e devi continuamente riflettere su di essa e sui suoi comportamenti
7. Ogni proposta e/o soluzione deve contenere scenari di attuazione il cui parametro di realizzabilità è strettamente legato al rispetto dei precedenti principi.

mercoledì 17 febbraio 2010

La scuola fallita e le Sensate Esperienze

Da qualche tempo pensavo di tornare a parlare di scuola ma confesso la mia reticenza: non potevo scrivere di scuola senza esplicitare fino in fondo il mio pensiero ed attirarmi gli strali di tutti coloro che addossano le responsabilità del fallimento della scuola esclusivamente alla Riforma Gelmini. Così, un po' vigliaccamente, mi attacco a poche parole di un commento al post di Gabriella: “Non me la sento, però, di incolpare di tutto solo questo governo...”
Credo anch'io che le responsabilità di questo sfacelo siano diffuse, tra i governi, in diversi ambiti e nel tempo. Cercando di esporre il mio pensiero in maniera ordinata e sintetica, non sarà facile, dichiaro intanto gli stimoli da cui parto (oltre ovviamente a quelli presenti nella sezione scuola di questo blog):
  • l'esperienza personale della scuola negli ultimi otto anni;
  • l'esperienza della Scuola di Cittadinanzattiva degli ultimi 3 anni;
  • l'inchiesta andata in onda domenica a Presa Diretta su Rai Tre;
  • riferimenti ed esperienze di ambito pedagogico e formativo;
  • l'attualissimo tema del “burn out” dei docenti;
  • il post di Gabriella Reboa.

Esperienza personale


Da almeno 5 anni sperimento:
  • l'assenza di attività alternative all'ora di religione: in quell'ora il bambino è fatto sedere in un banco di un'altra aula o, con l'orario adeguatamente congegnato, rimandato a casa anticipatamente;
  • l'assenza di supplenti con spalmatura di bambini in diverse classi;
  • l'assenza di adeguate strutture per le attività di laboratorio e motorie (computer che non funzionano, palestre che non esistono) accompagnate spesso e volentieri da scarsa competenza del corpo docente (in ambito informatico e linguistico in particolare);
  • ragazzini che tornano a casa affranti per essere stati bistrattati dall'insegnante; che non osano chiedere una spiegazione perchè “era già così arrabbiata, figurati”; che eseguono compiti di punizione (e ci sarebbe da discutere) collettivi a fronte di comportamenti inadeguati di singoli; che tutti i giorni cambiano le regole ed ogni giorno occorre essere pronti a tutto;
  • la difficoltà, per non dire l'impossibilità, di condividere come genitore problemi e soluzioni della “nostra” scuola in ragione dell'autoreferenzialità che contraddistingue la gran parte del personale docente e dei dirigenti scolastici sin qui incontrati;
  • l'infinita tristezza di consigli di istituto vuoti: di persone, di teste, di contenuti, di possibilità di cambiamento; finalizzati unicamente all'espletamento di adempimenti burocratici ineliminabili oltre che alla celebrazione dell'incompetente, e in quanto tale arrogante ma presuntuosa, dirigente di turno, rispetto alla quale, tuttavia, nessun insegnante è disposto ad esporsi.
Esperienza della Scuola di Cittadinanzattiva
  • Edifici e arredi fatiscenti e insicuri: non sorgono dall'oggi al domani, sono gli edifici attualmente in uso e che scontano anni di abbandono (possiamo dire che abbiamo smesso di costruire e manutenere le scuole quando abbiamo smesso di costruire le c.d. case popolari?).
  • Atteggiamento di completa chiusura, quando non ostilità dichiarata, da parte di dirigenti scolastici, responsabili della sicurezza e amministratori locali, nel far emergere pubblicamente le gravi carenze che interessano gli edifici scolastici e i rischi a cui i ragazzi e il personale della scuola sono quotidianamente esposti.

L'inchiesta di Rai Tre: La scuola fallita

Con l'eccezione forse dell'accresciuta quota di finanziamento alle scuole “paritarie”, quanto emerso rappresenta una realtà sempre più diffusa ma non recente; in quel contesto le esperienze che vedono il coinvolgimento attivo dei genitori nella manutenzione ordinaria degli edifici scolastici paradossalmente rappresentano per me modelli a cui tendere, che propongo e che promuovo invano. Se in Lombardia le risorse della scuola pubblica sono state dirottate su quella privata, nella nostra regione dove sono andate a finire? Su cosa sono state dirottate?

Riferimenti ed esperienze di ambito pedagogico e formativo

  • Per brevità, e anche perchè molto più significativo di qualsiasi teorizzazione, rimando al post pubblicato qui: in questo file audio, (da ascoltare con le cuffie perchè registrato a volume molto basso) chi parla è il Prof. Mantegazza della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Bicocca di Milano. Tra gli altri, chiama in causa il corpo docente e la sua inadeguatezza rispetto ai fini che la scuola dovrebbe perseguire; inadeguatezza che, va detto, potrebbe anche rimandare a responsabilità delle politiche (non) attuate dai diversi governi che si sono succeduti (posso sbagliare) dalla fine degli anni '80 in poi.

  • Recentemente una preside, evidentemente intellettualmente onesta, con cui si parlava della (in)adeguatezza dei docenti mi ha detto: “L'errore è stato anche nostro. Ad un certo punto abbiamo cominciato a consigliare le Magistrali alle/agli studenti che in uscita dalla scuola media non erano particolarmente brillanti, e così abbiamo costruito una classe di insegnanti “non particolarmente brillanti". Poi abbiamo capito e cambiato registro.” Possiamo pensare a una quota degli insegnanti che oggi hanno tra i 40 e i 50 anni? E gli altri, tutto a posto? Meglio? Peggio?

  • Un'altra preside, invece, nel corso di una presentazione del POF ha dipinto come eroi i suoi docenti che, dopo l'orario di lavoro, si erano resi disponibili a partecipare ad un corso di aggiornamento di 60 ore per utilizzare le famose lavagne multimediali. Forse non tutti sanno che l'aggiornamento, per qualsiasi categoria professionale, rappresenta l'unica possibilità di sopravvivenza nel mondo del lavoro; che spesso è pagato di tasca propria; che tanti correrebbero gambe in spalla se questo fosse reso disponibile gratuitamente; che l'insegnamento non è un “lavoro” ma una “professione”.

  • Nel 2008, poco dopo il rilancio del maestro unico da parte della Gelmini, il circolo locale di una associazione di insegnanti mi aveva contattata per organizzare un convegno sul tema. In realtà io avrei voluto parlare di scuola a tutto tondo, portando il mio contributo e ascoltando il loro (ovviamente): purtroppo, con amara sorpresa ho dovuto constatare che loro non avevano contributi da dare e forse non avevano neppure l'associazione. Di certo c'è che erano, anche giustamente, molto interessati a mobilitarsi e mobilitare per salvaguardare il loro posto di lavoro. Hanno infatti successivamente rifiutato di appoggiare iniziative che non riguardassero direttamente il posto di lavoro in quanto estranee "alle finalità di una associazione di categoria (sindacale)".

Il burn out dei docenti

Se ne è parlato sui giornali, qui qui e sui siti dedicati alla scuola.

La lettura di questi articoli/studi rimanda, come spesso accade, a responsabilità diffuse che chiamano in causa i governi per non aver creato le condizioni..., il mutamento sociale, la diversa relazione genitori-docenti-studenti e quant'altro ma testimonia, comunque, di un evidente problema di inadeguatezza di grande parte del corpo docente e dei dirigenti scolastici.

Ho apprezzato e condivido un articolo di Lodoli (qui) il quale racconta la sua esperienza di insegnanti “spezzati”, e conclude così: “Il professore si sente malinconicamente solo, in balia dello scherno, pressato da genitori e superiori, solo con un gessetto in mano di fronte a un mare sempre più burrascoso...”

Il post della Reboa e le sensate esperienze

“Alla base di tutto questo era ovviamente una nuova concezione del ruolo dei docenti la cui professionalità doveva esprimersi su piani diversi in modo da supportare l’insegnamento con attività di progettazione, programmazione, verifica e valutazione dei processi in atto e dei risultati raggiunti. I docenti impegnati in queste scuole vi hanno profuso energie, tempo, denaro ma soprattutto entusiasmo e passione, hanno cercato di portare le loro Sensate Esperienze (titolo della rivista fondata dal Coordinamento delle Scuole Sperimentali) come base di ipotesi di riforma.”

E mi sembra che, con parole diverse, questa sia la stessa scuola di cui il Prof. Mantegazza, oggi, sostiene che avremmo bisogno. E allora la domanda è: perchè si è disperso quel capitale? Perchè stiamo ancora cercando ciò che forse avevamo già trovato?

Se il cambiamento non è stato gestito da adeguate politiche per la scuola, e anche di questo certamente si tratta, è pur sensato ritenere che:

  • i docenti non abbiano realizzato di essere professionisti della formazione e, di conseguenza, non si siano preoccupati di salvaguardare la loro professionalità aggiornandosi continuamente, con lacrime e sangue, come tutti i lavoratori (dall'operaio al manager al professionista) hanno dovuto fare per iniziare a fare i conti con la precarietà ed i cambiamenti socio-economici in atto?
  • una volta consapevoli della propria debolezza (molto spesso i genitori sono più acculturati di loro ed i ragazzi stessi hanno skills che a loro mancano) avrebbero potuto aprire alla partecipazione di quella parte di società civile che quotidianamente, spesso invano, mette gratuitamente a disposizione le proprie risorse per il miglioramento della nostra scuola?
  • potrebbero, oggi, liberarsi dalla necessità di mantenere a tutti i costi il loro posto di lavoro operando invece per dare un maggior senso al loro essere parte della scuola?

Infine, se i politici, quindi i governi, sono lo specchio della società, perchè mai gli insegnanti, quindi la scuola, dovrebbero essere diversi? Per non dire della categoria dei genitori che, ancora, aspetta e auspica che qualcun altro decida per la formazione dei loro figli. Forse dovremmo cominciare a scardinare le categorie, a rinunciare ai primati (nella scuola decidono gli insegnanti, in comune decidono i politici – vedi Sindaci fuori controllo - ...) a rimboccarci tutti le maniche e, anziché fare un passo indietro (come si usa spesso dire di questi tempi) fare un passo avanti.

Certo, nessuna ricetta e nessuna conclusione ma il dibattito resta auspicabilmente aperto.

martedì 16 febbraio 2010

Sindaci fuori controllo

Da qualche tempo (se vogliamo dirla tutta da quando hanno introdotto la elezione diretta dei sindaci) assistiamo nel nostro territorio ad una tracimante arroganza di Sindaci e amministratori vari verso tutti quei cittadini, organizzati o meno, che chiedono trasparenza, informazioni, accesso a documenti su atti rilevanti per il destino dei territori e delle comunità di cui fanno parte.
Faccio nomi e cognomi e mi riferisco ai Sindaci di Comuni come Portovenere, Riomaggiore, Riccò del Golfo, Sarzana, per non parlare dell’Ente Parco delle 5 Terre campione nella non trasparenza. Ovviamente gli enti di cui sopra sono solo gli esempi più recenti che mi è capitato di verificare direttamente di persona, seguendo varie vertenze ambientali su tutto il territorio provinciale, ma gli episodi che riguardano la suddetta tendenza sono sicuramente più numerosi ed ormai hanno assunto l’aspetto di una vera e propria cultura di governo. Possiamo quindi scrivere, senza timore di essere smentiti, che quella che una volta era una caratteristica tipica della burocrazia pubblica si sta trasferendo anche sul ceto politico amministrativo, alla faccia delle reali o finte intenzioni del Ministro Brunetta.
La filosofia che molti Sindaci esprimono è quella di un delirio di onnipotenza da elezione diretta del popolo, per cui tutti quelli che chiedono chiarimenti e che magari insistono per cercare di capire certi percorsi decisionali, sono dei “rompiballe” che disturbano il normale esercizio del potere, anzi, come ha scritto recentemente un Sindaco, disturbano il normale svolgimento delle attività degli uffici.

Si tratta di una visione della trasparenza che non tiene conto neppure di quello che dice la legge vigente che almeno a livello di principi si è evoluta di contro ad una involuzione della prassi amministrativa e politica di Amministrazioni Locali di tutti i colori politici.
Basta fare una veloce verifica in giro per i Comuni della nostra Provincia per accorgersi che anche sotto il profilo della semplice attuazione di obblighi di legge, la maggior parte di questi enti:

1. non ha un regolamento sull'accesso ai documenti
2. non ha predisposto luoghi e personale adeguato per fornire a chi li richiede documenti e informazioni in tempi reali ed efficaci.
3. non ha un regolamento sull'accesso alle informazioni ambientali
4. non ha mai nominato alcuna figura di garanzia che formalmente controlli i processi/procedimenti decisionali (Difensori Civici, Garanti della Informazione)
5. non ha un regolamento sulla partecipazione del pubblico ai principali processi decisionali (che formalizzi e disciplini ad esempio audizioni collettive, consulte, forum, possibilità di presentare osservazioni e memorie tecniche nelle varie fasi del procedimento di cui l’amministrazioni è titolare)
6. non ha un regolamento sul referendum consultivo e/o abrogativo
7. non ha una politica per la comunicazione ufficializzata e documentata.

Manca in sostanza una vera e propria politica amministrativa della trasparenza, realizzando quindi una palese non applicazione della normativa in materia. Infatti l'articolo 2 della legge 15/2009 afferma che la trasparenza costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche a norma dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione. Il secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione è quello che elenca le materie di legislazione esclusiva dello stato, quindi la trasparenza dovrà essere garantita in tutto il territorio nazionale ed in relazione a tutte le prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche. Ai fini suddetti la trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti internet delle pubbliche amministrazioni, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione delle pubbliche amministrazioni, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta in proposito dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei princìpi di buon andamento e imparzialità.
L’accesso (in particolare quello relativo alle informazioni ambientali) quindi si sta trasformando, grazie anche alla più recente giurisprudenza, da semplice strumento di tutela dei diritti e interessi privati di singoli cittadini, a strumento di controllo sociale diffuso sugli atti delle autorità pubbliche comunque incidenti su valori generali, costituzionalmente riconosciuti, come sono, ad esempio l’ambiente, il paesaggio, la salute.

Ma la questione non è solo di rispetto di norme e giurisprudenza, ma anche di cultura di governo e quindi di democrazia.
Dai comportamenti politico/istituzionali, dalle carenze di amministrazione attiva dei vari Comuni, dai comunicati stampa scomposti ed arroganti di Sindaci e Assessori emerge una visione riduttiva e privatistica dell'accesso e della partecipazione, come se il rapporto civico tra cittadino ed Amministrazioni Locali si riducesse solo al momento elettorale e/o alle comunicazioni unilaterali dell'Amministratore di turno, il resto deve essere solo rapporto tra utenza privata e fornitore di un servizio, quest’ultimo peraltro spesso di qualità bassa.
Così la politica pubblica della Amministrazione locale si frammenta e si riduce ai singoli provvedimenti che toccano gli interessi privati di ogni singolo cittadino, mentre le scelte strategiche e i documenti ed atti che le accompagnano diventano proprietà privata degli Amministratori e vengono contrattati/condivisi solo con gli interessi forti che si muovono sui territori e solo dopo comunicati ai cittadini comunque nei modi e nei tempi decisi dai Sindaci proprietari.
E' questa cultura di governo che produce l'idea di molti Sindaci e Assessori per cui un cittadino ha "diritto" di chiedere documenti e informazioni solo per "interessi personali" e non per ragioni di interesse generale. L'interesse generale è infatti rappresentato dai Sindaci proprietari e chi interferisce o chiede chiarimenti anche con una certa insistenza viene additato come rompiballe, come provocatore , come strumentalizzatore politico e, perchè no, come una specie di matto. I Sindaci, da semplici delegati a governare a nome e per conto dei cittadini, realizzano un furto di democrazia, prendendo possesso di un bene che non gli appartiene: la rappresentanza degli interessi collettivi della comunità locale.
Così questi amministratori si fanno promotori, più o meno consapevoli, di un sistema politico e istituzionale che favorisce solo i cittadini che si "fanno i fatti propri", mi riferisco cioè a quella “mucillaggine” (di cui parla anche il Censis in un recente rapporto) che sta contribuendo insieme con questo ceto politico di destra e sinistra a distruggere ogni forma di cittadinanza attiva e quindi a distruggere la democrazia più di quanto non facciano i provvedimenti del governo Berlusconi.

venerdì 12 febbraio 2010

M'illumino di meno

E' ormai consuetudine che alla giornata del risparmio energetico partecipino pressochè tutte le pubbliche amministrazioni. Negli anni, siamo passati dal semplice spegnimento delle luci dei "palazzi" a iniziative più o meno significative.
Quest'anno il comune della Spezia ha messo in programma una serie di eventi, sparsi per l'intera giornata nell'intera città, finalizzati alla sensibilizzazione dei cittadini sul tema del risparmio energetico. Saranno inaugurati alcuni siti nei quali è stato trasformato il sistema di illuminazione con l'adozione di lampade a led. Meraviglioso!

Chissà quale sarà quell'amministrazione che saprà uscire dalla straordinarietà per varare un piano di adeguamento di tutta l'illuminazione pubblica adottando tutte le innovazioni tecnologiche che consentono la riduzione dei consumi, oltre che probabilmente, la riduzione dell'inquinamento luminoso?

Le iniziative dimostrative sono importantissime ma i problemi energetici, e quindi quelli legati al consumo delle risorse e all'inquinamento, devono entrare nelle agende "ordinarie" degli enti locali; non solo perchè è di moda, e non aprioristicamente, ma con una giusta considerazione di costi e benefici: diretti e indiretti, economici e sociali.
clicca sull'immagine per scaricare l'inno
Sono stati collocati alcuni totem che riportano una sorta di vademecum per i cittadini: anche secondo i promotori della giornata, vedi locandina, i cittadini hanno già imparato a risparmiare energia. Ora bisogna che impariamo a pretendere che lo facciano anche le amministrazioni.

giovedì 11 febbraio 2010

Stupefacente B.

Nonostante il sito del PD Ligure fosse stato “bonificato” e la stampa (quella embedded, a cui si riferisce Pellizzetti nelle sue domande a B.) avesse steso un velo pietoso, la Ministra evidentemente non l'ha presa bene: occhio, perchè la proposta di nomina deve ancora passare in Senato! E comunque l'ultima parola è la mia. Stefania. Eh sì, prima si fa riconfermare alla presidenza del parco delle 5 terre e poi si candida col PD alle regionali liguri?

La notizia della lettera di rassicurazione alla ministra da parte di B. (vedi post di Grondacci) è pubblicata sul sito del Ministero in data 10 febbraio; quello che sappiamo di certo è che il 9 febbraio “Cinque terre: parere su nomina - La Commissione Ambiente del Senato ha espresso parere favorevole sulla proposta di nomina del dottor Franco Bonanini a Presidente dell'Ente parco nazionale delle Cinque Terre.” (Questo B. è dottore, il nostro pare sia geometra ma dovrebbe trattarsi della stessa persona)

Oggi, 11 febbraio, ancora una volta Repubblica GE ci conferma la candidatura certa di B. nel listino di B.: delle due l'una, o B. sta prendendo in giro la Prestigiacomo o B. e B. non si parlano, non leggono i giornali e non ne sanno nulla. Infatti non smentiscono.
Magari non si parlano più? Hanno litigato?

Certo è stupefacente:

- quando era candidato alle europee per il PD, B. si sperticava per ribadire la sua autonomia dal PD medesimo, di cui era responsabile Ambiente “... Io non sono un politico ed ho sempre rivestito ruoli istituzionali a favore del mio territorio, le Cinque Terre...”vedi mio post dell'epoca); mentre il povero Orlando (Andrea) si inimicava tutto il partito ligure chiedendo voti per lui;

- ora che è appena stato nominato (in fase di) da un governo di centro-destra, B. deve sperticarsi per dire che non è candidato con il PD alle regionali.

A proposito, ma Basso (B.) che dice?

Il fatto che sia nel listino di B. non significa nulla visto che si tratta di una lista civica della quale solo incidentalmente i partiti si stanno spartendo i posti. D'altra parte siamo la regione del Partito del Cemento, come ci hanno ben chiarito a suo tempo gli autori del libro omonimo, quindi tutti insieme appassionatamente!

E comunque la Prestigiacomo, oltre che donna intelligente, è anche una ministra del governo B. e quindi abituata alla frase mitica: “sono stato frainteso”.

Vediamo se sarà pronunciata, e da chi!

Elezioni e autonomia istituzionale del Parco delle 5 Terre

Leggo dal sito del Ministero dell’Ambiente:

10/2/2010. “Sono infondate le indiscrezioni sulla candidatura di Franco Bonanini, Presidente del Parco delle Cinque Terre in via di riconferma, nelle liste del Pd alle prossime regionali in Liguria. Lo ha ribadito lo stesso Bonanini in una lettera inviata al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo”.

Apparentemente un gesto di correttezza istituzionale da parte del Presidente del Parco delle V Terre. Infatti la carica che ricopre è di nomina istituzionale e non elettiva e quindi con questa lettera dimostrerebbe senso della autonomia della carica che ricopre (non direttamente rappresentativa di una parte politica), tenendola lontana dall’agone elettorale. Tutto bene quindi?

Non direi visto che altrettanta correttezza e sensibilità il Presidente non manifestò quando lo stesso si candidò nelle liste del PD alle elezioni Europee (vedi mio post le istituzioni pubbliche proprietarie). Per non parlare del fatto che il Presidente non ha mai smentito, a differenza della candidatura nella lista del PD, le richieste ufficiali di Burlando di candidarlo nel c.d. listino per le elezioni regionali (per intenderci quello che se vince il candidato Presidente a cui sei legato non hai bisogno di cercarti i voti per essere eletto).

Forse per il Presidente del Parco delle 5 Terre l'autonomia delle istituzioni va rispettata....... quando mi pare ... e soprattutto se ne vale la pena.

Morale: il "nostro" evidentemente non conosce o ha scordato (?) uno dei principi cardine del pensiero democratico occidentale che recita “ Esercitare le cariche pubbliche non inseguendole o ricercandole ma fuggendole” (Plutarco).

Ora che gliela abbiamo fatta conoscere e/o ricordare, ci permettiamo di dargli un consiglio: si vuole candidare nel listino di Burlando, quindi schierandosi apertamente ( eh si ci si schiera anche nel listino caro Presidente!) mentre ricopre una carica istituzionale non elettiva? Si dimetta prima da Presidente del Parco V Terre …… e sottolineo prima, dopo essere stato eletto saprebbe di furbismo politichese, non adeguato ad uno che ha fatto tutta la campagna elettorale per le europee dichiarandosi uomo non di parte e cittadino al servizio delle 5 Terre!

Eppoi un cambio nella direzione politica del Parco farebbe bene al gioco democratico mandando un uomo di grande esperienza come Bonanini a contribuire a qualificare le politiche ambientali della Regione Liguria..... o no?

martedì 9 febbraio 2010

Castè e Bonanini: vuoi mettere?

Un anonimo frequentatore del nostro blog, in un commento al post di Grondacci sulle 10 domande al presidente del parco delle 5 terre propone di "fare un po' di domande al consigliere regionale Castè... che da rappresentante del territorio ha fatto davvero tanto per la nostra provincia... così come si può trovare sul sito ufficiale della Regione Liguria"
http://iterc.regione.liguria.it/ElePropCons.asp?CodLegisl=8&Matricola=50000235&CodProc=

Intanto ringrazio per l'indicazione: non avevo mai acceduto a quei files! Poi, non sono particolarmente interessata a Castè, non l'ho votato quindi non saprei cosa chiedergli, e tuttavia c'è qualche differenza sostanziale tra la posizione di Castè e quella del presidente del parco:

1) Castè l'hanno votato e possono decidere, se non degno, di non rivoltarlo; il presidente del parco l'hanno nominato e quindi, quand'anche non degno, ce lo becchiamo per il terzo mandato.
2) Ciò che (non) ha fatto Castè è pubblicato e quindi valutabile; ciò che (non) ha fatto il presidente lo sappiamo solo attraverso la propaganda (ufficio stampa interno all'ente e stampa) per questo chiediamo, ad esempio, i bilanci.
Insomma, se era un commento provocatorio, francamente non mi è chiaro l'intento: se ha domande per Castè ce le mandi e le pubblicheremo certamente.
E comunque, scegliendo tra gli interventi del nostro, a partire dai titoli, ne ho trovato uno che vi propongo... giusto per restare in tema. Lo trovate anche qui

Al Presidente del Consiglio Regionale

Al Presidente della Giunta Regionale


Interrogazione urgente a risposta scritta

Oggetto: quale speranza di democrazia in Liguria, terra di speculazioni indiscriminate?

Premessa

La Liguria sembra essere diventata terra di conquista per le tentazioni faraoniche di taluni soggetti che, investendo in operazioni speculative che minacciano la stabilità del paesaggio mettendone a serio rischio la sicurezza ambientale ed umana, dimenticano di essere proprio coloro che per statuto (e secondo dichiarazioni di intenti tanto spesso ripetuti quanto puntualmente disattesi) dovrebbero farsi carico di preservarlo tutelandone l’integrità -ed eventualmente ripristinandola laddove possibile- e garantendone una fruibilità rispettosa ed unanime.

Il sottoscritto LORENZO CASTÉ, Consigliere Regionale della Regione Liguria

  • preso atto di un improvvido quanto discutibile annuncio del Presidente della Giunta che, prima che in aula si desse avvio alla votazione dell’articolato della legge sul turismo, ha di fatto dettato una modifica della legge determinante l’introduzione di un Presidente ai vertici dell’APTL, incarico i cui costi aggiuntivi per la pubblica amministrazione restano da stabilirsi;

  • constatato che il giorno successivo a detta nomination si è approdati, al termine di un acceso dibattito e della relativa votazione, ad una legge di rilievo come quella sul turismo che è stata votata da soli 23 Consiglieri su 41 eletti e che l’esiguità del numero di Consiglieri di maggioranza presenti non avrebbe dovuto -per ragioni di opportunità istituzionale e politica- consentire di approvarla

  • considerato che la candidatura a Presidente dell’APTL è ricaduta sulla persona del Presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, secondo una proposta che, oltre a porre un evidente conflitto di interessi, viene a cadere in un momento di estrema delicatezza per la gestione di succitato Patrimonio dell’Umanità;

  • palesato che durante i mandati e sotto l’egida dell’attuale Presidente del Parco si sono verificate situazioni talmente anomale -di seguito riportate- tali da essere sottoposte al giudizio delle autorità competenti, in quanto ad oggi non seguite da adeguate risposte politiche:

  1. il Parco Nazionale delle Cinque Terre impone un pedaggio di 3 euro per percorrere un tratto del Sentiero Azzurro al cui ingresso, causa la fragilità del territorio, il Comune di competenza ha apposto un segnale stradale recante l’avviso “caduta massi – divieto di transito”
  2. il Parco Nazionale delle Cinque Terre, con un accordo di programma con i Comuni di Riomaggiore e Vernazza, ha dato prova di voler gestire i finanziamenti (520.000 euro CIPE 2003) per l’edilizia scolastica spostandoli indebitamente da un progetto finanziato in località Bevea di Riomaggiore ad un progetto di edificio scolastico in località Pianca di Vernazza;
  3. il Comune di Vernazza possiede ben quattro edifici ad appannaggio di una popolazione scolastica tanto ridotta da dover ricorrere a pluriclassi;
  4. il Comune di Vernazza sta alienando un piano dell’edificio scolastico sito in località Drignana partendo da una base d’asta di 236.000 euro, a dimostrazione del fatto che sarebbe stato sufficiente mettere all’asta l’intero edificio affinché non fosse necessario ricorrere al finanziamento CIPE 2003, rendendo così disponibile la somma per quei Comuni dell’entroterra ligure che versano in ben più gravi difficoltà;
  5. in una zona costiera tra le più fragili e al contempo tra le più paesaggisticamente interessanti dell’intero litorale ligure, meglio nota come “spiaggione di Coniglia”, su cui grava da 40 anni un indegno abuso edilizio che giaceoggi in uno stato difatiscente degrado aggravato dalla presenza di materiali tossici quali l’amianto, il Parco Nazionale delle Cinque Terre ha raggiunto un’intesa preliminare che se trovasse conforto nelle istituzioni permetterebbe di realizzare una struttura ricettiva di quarantadue mini-appartamenti equivalente a una colata di cemento di oltre 6000 mc per un valore commerciale pari a 9 milioni di euro; tutto ciò in cambio di 165 mq di spazio edificato che sarebbero ceduti a titolo gratuito allo stesso ente Parco. Numeri che davvero ricordano più da vicino i contenuti di un business che i criteri di tutela ambientale, sociale ed urbana, cui dovrebbe essere preposto un parco nazionale.
Chiede

Al Presidente del Consiglio una maggior tutela nell’adempimento del proprio mandato quando si tratti di stabilire criteri per nomine che non possono e non devono rispondere a scelte prestabilite.

Al Presidente della Giunta di meglio vagliare la nomination proposta alla luce di quanto sopraesposto nonché recentemente evidenziato da numerose testate della stampa nazionale, riportanti, tra l’altro, il monito perentorio dei rappresentati dell’UNESCO affinché si vigili sul rispetto di normative ed equilibri paesaggistico-ambientali pena l’esclusione del Parco Nazionale delle Cinque Terre dal novero dei siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Rischio che dovrebbe far riflettere quanti difendono la costruzione di un ecomostro che, secondo un’ipotesi neppure tanto remota, potrebbe assumere le dimensioni di un ecodisastro, stante la fragilità del versante franoso che sovrasta il sito in questione e l’erosione marina che nessuna area protetta ha trattenuto dall’inghiottire quella che era la spiaggia più ampia della riviera spezzina, fino ad intaccare pericolosamente il muraglione su cui dovrebbe poggiare cotanto esempio di architettura eco-compatibile.

Il Consigliere Regionale

Castè Lorenzo

Genova, 12 ottobre 2006


lunedì 8 febbraio 2010

Gli Impatti Ambientali del Porto? Sono tutti scritti nello Studio Di Impatto Ambientale del PRP

PREMESSA
Il Tavolo di confronto sull’attuazione del Piano Regolatore del Porto (PRP) continua ad esistere in clandestinità grazie al comportamento attivo in primo luogo del Comune capoluogo e con una sorta di consenso passivo delle associazioni ambientaliste.
In oltre due anni di esistenza questo Tavolo non ha saputo produrre alcun documento di verifica sullo stato di attuazione delle prescrizioni che il Ministero dell’Ambiente aveva stabilito in sede di rilascio del giudizio positivo di compatibilità ambientale del PRP.
Eppure i documenti ufficiali della AP ( Studio di Impatto Ambientale : SIA), del Ministero dell’Ambiente ( giudizio di VIA ex parere Commissione VIA), della Regione ( parere interno al procedimento di VIA) confermano il permanere, nelle aree residenziali limitrofe al porto commerciale, di un quadro pluriennale negativo sotto il profilo dell’inquinamento dell’aria e da rumore e al contempo di una inerzia degli enti preposti ai controlli e alle misure di prevenzione/risanamento di detta situazione a cominciare in primo luogo dalla Autorità Portuale.
Visto che tutti continuano a rimuovere il contenuto reale di questi documenti mi sembra utile riportare sia pure in sintesi alla luce quanto segue.
E’ ovvio che quello che segue sarebbe dovuto essere al centro della attività del suddetto Tavolo ma evidentemente Comune , Autorità Portuale , associazioni industriali, sindacalisti (con l’ausilio degli ambientalisti addormentati) avevano altro da fare…….

FATTORE EMISSIONI/IMMISSIONI ARIA
Secondo lo SIA ,allo stato attuale gli indicatori con una certa problematicità sono: il PM10 con superamenti del limite DMA 25 novembre 1994 e DMA 2 aprile 2002 n° 60 in alcune postazioni (C.so Nazionale, Via Valdilocchi) ; le polveri totali PTS, con i valori massimi che, in Viale Italia, superano il livello di attenzione DMA 15 aprile 1994 (150 µg/m3), il benzene (concentrazioni maggiori di 10 ng/Nm3 in cinque punti di monitoraggio);il benzo(a)pirene, con valori medi e massimi superiori al limite di 1 ng/m3 indicato dal DMA 25 novembre 1994 e l’NO2 ;.

L’attuazione del nuovo PRP comporta variazioni del carico emissivo attuale, sia diretto correlato alle attività che si svolgono all’interno dell’ambito portuale ,sia in conseguenza delle variazioni attese per i flussi di veicoli leggeri e pesanti e del traffico marittimo;

Per quanto riguarda le attività portuali
In base al cambiamento delle destinazioni d’uso delle aree del porto e riprendendo la classificazione delle varie zone omogenee , lo SIA prevede le seguenti variazioni degli impatti per i singoli ambiti portuali:
• potenziale aumento delle emissioni di origine industriale e cantieristica negli ambiti 6, 7 e 9(porto commerciale e cantieri del Muggiano);
• aumento emissioni da traffico pesante nell’ambito 8 (Lotti);

In particolare nell’ambito 6 (porto commerciale: Da Calata Malaspina al pontile Enel) e 7 (Fossamastra, Molo Marina Militare ) nella situazione ex ante :
• Emissioni PTS (polveri) movimentazione e stoccaggio merci rinfuse e container, emissioni SOV determinate da piccole attività di manutenzione e diportisti che
• Emissioni PTS movimentazione e stoccaggio container
• Emissioni SOv (sostanze organiche volatili), NOx (ossidi di azoto), SO2 (biossido di zolfo) da attività industriali


Nella situazione ex post:
• Incremento emissioni PTS movimentazione e stoccaggio merci rinfuse e container. Probabile incremento emissioni navi in banchina.
• Incremento emissioni PTS movimentazione e stoccaggio container. Incremento emissioni navi in banchina
• Espansione industriale e cantieristica, con potenziale incremento delle emissioni determinate da manutenzioni imbarcazioni e servizi

Comunque l’ambito più problematico è sicuramente quello del Porto Commerciale per la significativa ricorrenza di venti dai settori meridionali e per la presenza di una rete viaria urbana a pettine perpendicolare alla costa che introduce possibili situazioni di incanalamento degli inquinanti, in particolare quelli originati dalle operazioni sui piazzali (PTS, PM10, emissioni veicolari), verso il centro urbano della Spezia.

Il Piano Regionale sulla qualità dell’aria (DCR n.4/2006)
Il giudizio di VIA sul PRP riporta una sintesi dal piano regionale relativamente al Comune della Spezia dalla quale si ricava che :
• l’attività marittima unitamente ai trasporti su strada contribuisce significativamente per le emissioni di NOx (dopo l’ENEL);
• le maggiori criticità per il comune della Spezia sono rappresentate,in prima misura dalle emissioni di PM10 della centrale Enel seguite da quelle dovute al traffico su strada ed all’attività marittima ;
• i valori stimati nel 2001 risultano superiori ai limiti del DM60/02 sia per gli NOx che per il PM10 mentre la scenario tendenziale prevede un leggero miglioramento nel tempo delle suddette criticità ma non il raggiungimento dei limiti in tutte le aree comunali alle date stabilite;
• che detto Piano inserisce il Comune della Spezia fra quelli nei quali risulta prioritario intervenire con misure ed attuazione di provvedimenti inquadrati in una politica di trasporto urbano sostenibile rivolti alla riduzione del traffico urbano, principale fonte di inquinamento atmosferico con conseguenti benefici per l’atmosfera e l’ambiente acustico;


FATTORE RUMORE
Il giudizio di VIA rileva in generale come alcune tipologie di attività localizzate nel Porto della Spezia sono, in ogni caso, sicuramente associate ad un rilevante carico di rumore e tra queste lo scarico delle navi nel porto mercantile e la movimentazione dei containers, caratterizzate da livelli in prossimità della sorgente compresi tra 70-80 dB(A).
Il giudizio di VIA aggiunge che in analogia all’inquinamento atmosferico, anche per il rumore le maggiori problematiche associate alle previsioni del PRP della Spezia sono localizzate nell’ambito 6 del Porto Commerciale dove la specializzazione funzionale determinerà una maggiore concentrazione del carico di rumore in un’area antistante al centro abitato in cui prevalgono funzioni residenziali.

Risulta altresì chiaramente , sempre secondo il giudizio di VIA, che il quadro dell’inquinamento da rumore non è ancora stato definito (nonostante la sistematica violazione dei limiti di legge come ammesso dallo stesso SIA che cita le campagne di rilevamento dell’Arpal) , infatti si afferma ( pagina 31) : “adempimenti comunitari in materia di rumore (predisposizione della mappatura acustica del traffico veicolare, ferroviario, aeroportuale e dei siti industriali, inclusi i porti principali, secondo la Direttiva 2002/49/CE) ,in attesa che il quadro normativo nazionale consolidi certezze, forniranno l’occasione per comporre un quadro conoscitivo;in tal senso, il PRP di La Spezia fornisce l’occasione di riorganizzare funzionalmente le attività caratterizzate da emissioni acustiche significative o disturbanti, di introdurre opportune accortezze gestionali preventive e azioni di mitigazione finali”. Si conferma come fino alla attuazione del PRP non siano state attivate tali opportune accortezze gestionali, questo nonostante il quadro dei dati di rilevamento. Non solo ma si arriva nello stesso giudizio di VIA a gettare una spugna anticipata : “gli interventi di insonorizzazione nell’area portuale hanno efficacia limitata ad alcune categorie di emissioni (impianti di ventilazione, impianti fissi, ecc.) mentre diventa difficile, se non impossibile, pensare di ridurre: le emissioni di rumore determinate dai mezzi adibiti alla movimentazione dei container, le emissioni di rumore delle gru e delle navi ormeggiate in banchina;a tal fina sarà determinante un assiduo controllo da parte dell’AP” . Inutile dire che a tutt’oggi tale assiduo controllo non c’è stato.

Non solo ma pagina 32 del giudizio di VIA si confermano due elementi molto rilevanti sotto il profilo del potrarsi del danno esistenziale per i cittadini residenti nelle aree limitrofe al porto commerciale ( in particolare ambiti 6 e 7 ) :
1. si da per scontato il permanere di un lungo periodo di disagi da emissioni sonore quando si afferma : “l’impatto acustico può essere riqualificato solo nel lungo periodo mediante il rinnovamento tecnologico degli impianti ,macchine o attrezzature optando per tecnologie caratterizzate da minime emissioni di rumore ovvero con l’adozione di specifiche azioni di mitigazioni locale su impianti o fasi di attività suscettibili di confinare le sorgenti di rumore
2. si da per scontato che sia l’attuale situazione che quella successiva alla attuazione del PRP , non siano adeguatamente valutate e che necessitano di ulteriori verifiche per misurare il livello di impatto da rumore dall’attività portuale e quindi i relativi rischi per la salute dei cittadini . Infatti si afferma che : “si dovrà procedere ad un monitoraggio in continuo in accordo con l’ARPAL- prima,durante e nella fase di attuazione del Piano- per l’individuazione dei livelli sonori immessi in corrispondenza dei ricettori più prossimi allo svolgimento delle attività portuali più impattanti per definire i possibili interventi anche passivi di mitigazione sui singoli ricettori sensibili”.


Infine e non ultima questione il giudizio di VIA ammette esplicitamente come almeno sotto il profilo del disturbo della quiete pubblica l’Autorità Portuale non ha esercitato fino in fondo in questi anni i suoi poteri di controllo e sanzioni verso gli operatori portuali. Si afferma infatti a pagina 35: “secondo lo SIA ,una parte rilevante del disturbo è originata,oltre che dall’attività portuale vera e propria ,anche da comportamenti degli operatori generalmente poco attenti a considerare la propria attività in termini di effetti ambientali; per tale aspetto l‘AP è dotata di poteri decisionali e prescrittivi in grado di contribuire in modo decisivo al contenimento dell’impatto da rumore, sia agendo dall’interno del porto con “aggiustamenti” giornalieri rispetto alle modalità di conduzione delle attività, sia con interventi di indirizzo rispetto ai comportamenti degli operatori”.

Non solo ma subito dopo si elencano una serie di provvedimenti che se adottati sistematicamente dalla Autorità Portuale nel passato avrebbero limitato fortemente il disagio per i residenti, “i previsti provvedimenti sulle pavimentazioni stradali(drenanti fonoassorbenti a doppio strato e in strato sottili), portuali e periportuali- inserite all’interno del piano di risanamento acustico comunale- se sperimentate positivamente potranno essere valutati nei confronti della possibile mitigazione dei previsti aumenti del clima acustico indotti dal traffico secondo lo SIA limitati “.

Esempio chiarissimo della sufficienza amministrativa con la quale il tema dell’inquinamento da rumore è stato affrontato risulta essere la affermazione contenuta nel parere della Regione Liguria interno al giudizio di VIA del Ministero dell’Ambiente , secondo cui : “in ragione dei superamenti dei valori limite (diurni e notturni) di immissione individuati dalla zonizzazione acustica comunale dovrà essere elaborato dall’Autorità portuale un Piano di risanamento acustico dell’infrastruttura portuale, come previsto dal D.M. 29.11.00, che terrà conto dei risultati del monitoraggio da concordarsi con ARPAL” Ora risulta chiaro come tale Piano avrebbe dovuto essere attivato già da molti anni come peraltro previsto non solo dal DM 28/11/2000 citato ma ancor prima (vedi legge 447/1995).

Parco Delle 5 Terre : domande senza risposta

Riporto, con un commento personale finale, le 10 domande poste dal sito perle5terre.it al Presidente del Parco delle 5 Terre con le relative risposte (in corsivo) di quest’ultimo


1. Perché non rende pubblici i bilanci dell’ente parco? Lo sa che è obbligato per legge ? Le ricordiamo che addirittura i conti della spesa della Regina d’Inghilterra sono reperibili su internet.
Quanto ai bilanci o altre incombenze di carattere formale il parco si limita ad esperire le formalità esattamente nei termini di legge.

2. Quanti sono i dipendenti a tempo indeterminato e a tempo determinato attualmente in servizio nel Parco Nazionale? Quanti sono i consulenti che hanno lavorato per il Parco dal 2000 al 2009? Con quali compensi?
L’auspicio è che quanto prima si riesca a dotarci finalmente della pianta organica prevista che consentirebbe anche una strutturazione permanente delle varie professionalità;ad oggi solo l’entusiasmo e lo spirito di abnegazione dei vari giovani che svolgono le attività ha consentito di superare di slancio le varie difficoltà.

3. Chi fa parte del consiglio d’amministrazione dell’Ente, quando si sono svolte le sedute, con quale ordine del giorno? Possiamo consultare i verbali delle riunioni?
NESSUNA RISPOSTA

4. Le cooperative convenzionate con l’ente parco che attualmente lavorano sui sentieri, negli ostelli e nei parcheggi a pagamento quanti dipendenti occupano? Hanno ricevuto finanziamenti dall’Ente parco e di che consistenza?
NESSUNA RISPOSTA

5. Lo sa che eccetto la “Via dell’Amore” i sentieri sono in totale abbandono? Quanti soldi verranno spesi e quanti interventi verranno attuati per la salvaguardia dei percorsi pedonali nel 2010?
I problemi delle Cinque Terre sono noti e, purtroppo per chi vi abita e per i vari escursionisti, ogni evento alluvionale come quello di fine 2009 inizio 2010 non fa che accentuarne lo stadio di gravità. I sentieri ovviamente rappresentano la diretta proiezione dello stato morfologico:si succedono frane e ricostruzioni con una concatenazione certosina che oscilla rispetto ai vari eventi meteorologici. Non è vero che i sentieri sono in totale stato d’abbandono,alcuni sono in affanno ma altri sono tranquillamente percorribili ed intensamente percorsi, così come purtroppo non è vero che la via dell’amore non ha problemi perché richiede una manutenzione pressoché costante. In questi anni il Parco ha effettuato centinaia e centinaia di interventi sulla rete sentieristica, dalla piccola manutenzione ad interventi strutturali che hanno richiesto l’impiego di ditte specializzate previo l’espletamento delle varie procedure di gara.


6. Quante persone hanno comprato il ticket per percorrere i sentieri delle Cinque Terre nel 2009. Quanto è stato incassato?
NESSUNA RISPOSTA

7. L’erosione sta mangiando tutte le spiagge delle Cinque Terre, da Corniglia a Guvano, sino a Monterosso. Ora anche i muraglioni del 1874 cominciano a cedere. Perché l’ente da lei presieduto non si occupa di salvaguardare la costa e gli approdi al mare che sono una grande risorsa per il nostro turismo?
L’erosione è una delle concause più importanti del dissesto della parte a mare ed anche a questo proposito sono stati attivati interventi nei limiti delle disponibilità finanziarie a disposizione che variano di anno in anno.



8. Dopo due sentenze contrarie del Tar Liguria e del Consiglio di Stato ha ancora intenzione di favorire la costruzione del nuovo Villaggio Europa allo spiaggione di Coniglia? E su Guvano come si intende muovere?
Per quanto concerne il villaggio Europa ovviamente bisognerà tener conto del disposto delle sentenze emanate rimanendo obiettivo primario quello di determinare nella zona un miglioramento ambientale rispetto all’attuale situazione di degrado.


9. Le vecchie baracche del Villaggio Europa sono ancora lì. Si impegnerà fattivamente a farle rimuove per eliminare anche i materiali inquinanti come l’amianto? Oppure anche nel bel mezzo del Parco nazionale sorgerà un monumento al degrado, come Punta Perotti o lo scheletrone della Palmaria, durati decenni?
NESSUNA RISPOSTA


10. Ha ancora intenzione di costruire la scuola di Pianca, abbattere il ponte stradale sopra Riomaggiore e costruire la funivia sino al monte Bramapane?
La scuola è un bene essenziale, purtroppo abbiamo visto anche recentemente le sciagure avvenute proprio in conseguenza di immobili vetusti ed obsoleti e questo è un rischio che le amministrazioni locali hanno inteso prevenire proprio attraverso la proposta formulata. Sulla funivia ormai sono state scritte le più svariate ragioni sia da parte di chi è a favore o contrario e,così come siamo attenti agli indirizzi di chi si oppone, richiameremmo un altrettanto rispetto nel caso opposto, senza invece fare ricorso a presunte velleità di speculazione o altro che non hanno ragione di esistere sia in funzione della pianificazione regionale che di quella del Parco.


Dunque da una analisi obiettiva possiamo concludere che il Presidente:

1. ha completamente ignorato ben 4 domande sulle 10 formulate, peraltro le 4 domande non esaudite chiedevano dati precisi e circostanziati che ogni amministrazione dovrebbe essere in grado di fornire facilmente. Ad esempio sulla questione amianto sarebbe interessante che il Presidente o il Sindaco del Comune competente territorialmente ci spiegassero se il sito (ex Villaggio Europa) è stato mappato in base alle verifiche tecniche previste dalla normativa vigente DM 18/3/2001, il tutto per permettere di capire concretamente, e non con dichiarazioni verbali, se sussista o meno un rischio immediato per la salute in quella zona.

2. la risposta sui bilanci (domanda n.1) possiamo inserirla nell’elenco delle domande inevase, visto che rinviare alla legge non spiega perché ai bilanci non possono accedere neppure i consiglieri dei Comuni del Parco. Su questo punto rinvio al mio post: http://speziapolis.blogspot.com/2010/01/bonanini-confermato-alla-presidenza-del.html


3. Relativamente alla domanda n. 2, la risposta del Presidente è una non risposta. Infatti nessuno mette in dubbio l’abnegazione di chi fino ad ora ha lavorato per il Parco, il punto è che non si risponde a due richieste precise ; quanti sono coloro che lavorano per il Parco a tempo determinato e/o indeterminato. Cosa c’entri questa reticenza a fornire i dati suddetti con la redigenda pianta organica è difficile da capire. Peraltro su questo punto sarebbe stato interessante sapere dal Presidente se la politica del personale dell’Ente Parco ha tenuto conto della seguente normativa :
- Uffici, piante organiche, mobilità (combinato disposto legge 426/1998 articolo 2 con l’articolo 30 del dlgs 165/2001 - TU pubblico impiego)
- modalità assunzioni nei Parchi Nazionali (comma 337 articolo 2 legge 244/2007
- coerenza tra gli incarichi di consulenza dati dal parco con l’articolo 7 del dlgs 165/2001 (TU pubblico impiego)
- obbligo di iscrizione all’apposito Albo del Direttore del Parco o facente funzioni (articolo 9 legge 394/1991 attuato con DM DM 9/2/2004 integrato dal DM 10/11/2005.

4.Relativamente alla domanda n. 5 (quanti soldi spesi per la manutenzione dei sentieri) nessuna cifra è stata fornita.

5. Relativamente alla domanda n.7 la risposta è tendenziosamente evasiva in quanto rimuove il contenuto delle sentenze che hanno bocciato il progetto del c.d. Villaggio Europa. Ricordo al Presidente che la bocciatura ha riguardato sia la procedura autorizzatoria di tale progetto ( citando dalla sentenza del Consiglio di Stato :”la verifica della condonabilità degli abusi costituiva presupposto e condizione per l’approvazione del piano di recupero”) sia il progetto in se ( citando dalla sentenza del Consiglio di Stato in relazione al piano di recupero: “Si viola la prescrizione che vieta di costruire nuovi edifici, e consente solo le modifiche indispensabili a quelli esistenti, e si modifica in modo significativo la viabilità, in contrasto con le previsioni del piano generale”).

In conclusione il Presidente ha risposto solo alle domande n. 7 e n. 10 , ignorando o facendo finta di rispondere alle altre 8; 2 su 10 un risultato che calcisticamente sarebbe da "media" retrocessione!

venerdì 5 febbraio 2010

Riforma Gelmini. E le Sensate Esperienze?

Ricevo da Gabriella, che ringrazio, questa riflessione sull'attuale stato della scuola (la foto accanto è tratta da Il Fatto Quotidiano). Auspico interventi e commenti da chi ci frequenta e si occupa di scuola.

Oggi è una giornata triste. Ho cercato a lungo un altro aggettivo per descriverla ma nessuno mi sembra più adatto di questo.
Questa mattina leggevo su Il Fatto Quotidiano la pagina dedicata alla Riforma Gelmini e, non credo per insipienza del giornalista, non ho trovato nessun riferimento a contenuti, didattica, professionalità docente, percorsi volti a superare il disagio e l’abbandono scolastico e altre sciocchezzuole di questo genere. Ho letto solo vuote enunciazioni sull’avvicinamento all’Europa e una anticipazione del premier su un argomento di studio nel futuro liceo musicale-coreutico: le canzoni di Apicella.

Leggo poi su Repubblica altri articoli dedicati alla Riforma e trovo: “All’ultimo anno (dei Licei) una materia non linguistica, la Matematica per esempio, verrà insegnata in lingua straniera”. Non commento l’assurdità di tale affermazione, mi sono vista per un momento spiegare il teorema di Cauchy in francese o in inglese. Si tratta ancora una volta di un annuncio dal quale traspare ignoranza, superficialità ed anche disprezzo per la scuola, ma, al di là di questo, vorrei invece soffermarmi su ciò di cui nella Riforma non si parla e vorrei farlo partendo dalla mia esperienza personale.

Ho insegnato per metà della mia vita lavorativa in una Scuola Sperimentale, allora si chiamavano maxi-sperimentazioni, che studiava, proponeva e attuava nuovi curricula, nuovi obiettivi, un nuovo modo di fare didattica e una nuova professionalità docente. La scuola media inferiore era già stata riformata, era stato cancellato l’Avviamento e l’obbligo scolastico era stato portato a 14 anni. Già questa era stata una grande riforma poiché aveva, per la prima volta, considerato l’alunno come portatore di bisogni ed anche di diritti. Ricordo un docente di una scuola sperimentale di Genova che scriveva di aver capito cos’è l’ingiustizia quando, alla fine della quinta elementare, un suo compagno, bravissimo, lo aveva salutato dicendogli che l’anno successivo non si sarebbero incontrati, lui infatti avrebbe frequentato l’Avviamento perché la sua famiglia non aveva le possibilità economiche per mandarlo alla Scuola Media. Allora la scelta del percorso successivo si faceva alla fine delle elementari e non era determinata da motivazioni o capacità dell’alunno (l’orientamento era ancora di là da venire) ma solo dal livello economico e culturale della famiglia. (Non vi riecheggia nella mente qualche recente affermazione tipo “il figlio dell’operaio deve fare l’operaio quindi bisogna reintrodurre l’Avviamento”?).

Le Scuole Sperimentali volevano innalzare ancora l’obbligo scolastico, portarlo a 16 anni, e proponevano un biennio unitario dopo la scuola media al termine del quale l’alunno avrebbe fatto con maggiore consapevolezza la sua scelta. Le maxi sperimentazioni, usate inizialmente dal Ministero come momentanea valvola di sfogo alla contestazione di docenti e studenti (siamo negli anni immediatamente successivi al ’68) assunsero ben presto una loro precisa connotazione ponendosi come finalità:

  • il superamento del divario tra cultura umanistico-letteraria e tecnico-scientifica
  • il superamento dei condizionamenti di tipo economico e sociale
  • il raggiungimento di un’unità culturale di base
  • la promozione del processo di socializzazione dei singoli
  • la realizzazione di una preparazione che assicurasse a ciascuno la possibilità di riconoscere e svolgere le proprie attitudini

Alla base di tutto questo era ovviamente una nuova concezione del ruolo dei docenti la cui professionalità doveva esprimersi su piani diversi in modo da supportare l’insegnamento con attività di progettazione, programmazione, verifica e valutazione dei processi in atto e dei risultati raggiunti. I docenti impegnati in queste scuole vi hanno profuso energie, tempo, denaro ma soprattutto entusiasmo e passione, hanno cercato di portare le loro Sensate Esperienze (titolo della rivista fondata dal Coordinamento delle Scuole Sperimentali) come base di ipotesi di riforma.

Mi chiedo con tristezza:

  1. E’ così anacronistico in un mondo del lavoro come quello attuale, dove chi è fortunato e lo trova deve anche essere pronto a cambiarlo, avere una preparazione di base il più ampia possibile?
  2. Sarebbe possibile attuare oggi quanto ho descritto sopra, in un mondo scolastico che non conosce più la continuità docente ma dove i docenti di ruolo sono spesso costretti a cambiare classe obbedendo solo a criteri numerici (deve tornare la somma delle ore), i precari sono in prevalenza ed utilizzati non come risorse valorizzando le loro competenze ma come semplici tappa-buchi, oggi qui domani non si sa?
  3. I ragazzi e le famiglie darebbero ancora l’appoggio che hanno dato in passato alle Scuole Sperimentali o non hanno, non certo per colpa loro, una visione più rassegnata e utilitaristica della scuola?
  4. Non è proprio su questa rassegnazione che trovano terreno fertile pseudo-riforme, in realtà vere e proprie cannonate contro la scuola pubblica?
  5. Siamo sicuri che il taglio degli organici, l’aumento degli alunni per classe, la diminuzione delle ore siano la via maestra per aumentare l’efficienza della scuola (espressione orribile)?
  6. E quando una scuola è “efficiente”? Quando risponde alle richieste delle fabbriche o delle industrie presenti sul territorio o quando prepara cittadini che siano in grado di muoversi nella società e proporsi nel mondo del lavoro?
Le Scuole Sperimentali sono nate sulla scia delle proteste, dell’insoddisfazione e del desiderio di rinnovamento di insegnanti, genitori e alunni. Speriamo nell’Onda.

Gabriella Reboa

giovedì 4 febbraio 2010

Legittimo impedimento

La protesta del "popolo viola"
Volgare? Cosa?



martedì 2 febbraio 2010

Excusatio non petita fit accusatio manifesta

Il Sindaco di Portovenere ha risposto alla conferenza stampa con la quale la Associazione Posidonia e altre associazioni e comitati ambientalisti hanno comunicato di avere presentato una Petizione/Reclamo al Parlamento e alla Commissione UE (come previsto dal Trattato di funzionamento delle istituzioni europee) con la quale vengono contestate varie illegittimità alla procedura con la quale la Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente ha prodotto un parere positivo sulla Valutazione di Impatto ambientale del progetto di ampliamento del rigassificatore di Panigaglia.

Il Sindaco accusa gli ambientalisti di sfiducia verso di lui, di intempestività della loro azione verso la UE in una fase (cito dalle sue dichiarazioni sul Secolo XIX di oggi): “decisiva” perché: ” la nostra priorità…. è piuttosto quella di capire quale sarà il futuro dell’area di Panigaglia”. Accusa infine gli ambientalisti di non aver coinvolto l’Amministrazione Comunale per questa iniziativa, e qui scriviamolo subito siamo all’assurdo non si capisce perché l’Amministrazione doveva essere coinvolta in una cosa che dichiara come inutile, intempestiva e addirittura dannosa. Voleva venire alla conferenza stampa? Era pubblica, aperta a tutti e la sua convocazione è stata comunicata sui giornali i giorni precedenti. Ma lasciamo perdere questi aspetti di finto “politicamente corretto”.

Torniamo alla accusa più seria, quella sulla intempestività dell’atto e soprattutto a quella secondo cui con la loro iniziativa gli ambientalisti avrebbero prodotto inutili allarmismi sui rischi legati all’impianto di Panigaglia.

La sensazione che si ha leggendo queste dichiarazioni è intanto quella di una profonda ignoranza tecnico giuridica da parte del Sindaco, dell’atto presentato dagli ambientalisti . Quella che è stata presentata è una richiesta di verifica da parte delle Istituzioni della UE sul mancato rispetto di una serie di norme precise nella procedura che ha portato al parere positivo di VIA dell'apposita Commissione presso il Ministero Ambiente. In sostanza una verifica di legittimità che prima viene fatta è meglio è ( a proposito di intempestività) per tutti, a cominciare dal Comune di Portovenere che almeno ufficialmente si è sempre dichiarato preoccupato del rischio prodotto dall’impianto in oggetto nonché contrario al suo ampliamento. Infatti il parere non è ancora stato recepito con Decreto Ministeriale e quindi la Petizione/Reclamo è anche uno strumento di pressione verso il Ministero stesso.

Riguardo agli allarmismi prodotti dall’iniziativa contestata, siamo al paradosso. Chiedere di verificare il rispetto, tra le altre, delle norme che garantiscono una corretta e trasparente istruttoria di prevenzione dei rischi di incidente del rigassificatore, sarebbe allarmismo? Allora se è così la prima ad aver fatto allarmismo è stata la Regione Liguria che ha votato con atto di giunta il no al progetto di ampliamento smentendo addirittura i suoi uffici che avevano dato parere tecnico positivo ai fini della valutazione di impatto ambientale del progetto.

Il Sindaco Nardini non perde occasione per dichiarare, a parole, la propria disponibilità al confronto con i cittadini, bene allora invece che attaccare una iniziativa degli ambientalisti, attentamente meditata (come dimostrano sia il testo della Petizione/Reclamo che il voluminoso dossier allegato ad essa) dovrebbe rispondere a queste semplici domande :

1. perchè il Comune di Portovenere (nel 2007, quindi amministrazione precedente a quella di Nardini ma la utilità della domanda non cambia) non ha prodotto il parere di prevenzione sanitaria che la legge gli riconosce prima del rilascio della autorizzazione integrata ambientale della Provincia all’impianto di Panigaglia ?
2. perchè le amministrazioni comunali che si sono succedute al governo del Comune di Portovenere non hanno mai redatto e adeguatamente pubblicizzato la Scheda Informativa : un documento che serve per comunicare a tutta la popolazione potenzialmente interessata dal rischio di incidente (quindi non solo quella del Comune di Portovenere) i reali rischi legati al rigassificatore e cosa fare in caso di incidente?
3. il Sindaco, visto che nelle sue dichiarazioni sul Secolo XIX cita presunti percorsi pubblici concordati con la Prefettura, è a conoscenza del fatto che il 24 luglio del 2009 è stato approvato un Decreto Ministeriale con il quale si fissano le procedure per la partecipazione del pubblico alla elaborazione del piano di emergenza esterno degli impianti come quello di Panigaglia? Se lo sa perché non ha cominciato ad applicarlo, perché non ha comunicato questa importantissima novità normativa ai suoi cittadini?
4. Il Sindaco è a conoscenza che dal 2007 sono state approvate, dal Governo italiano, le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna provvisorio o definitivo e per la relativa informazione alla popolazione? E se lo sa, come intende applicarle o come ha concordato di farlo con le autorità preposte, Prefetto in primo luogo?
5 Infine il Sindaco ha rispettato e soprattutto comunicato ai suoi cittadini, gli adempimenti a suo carico previsti da dette Linee guida? Li trovate a questo link questi impegni del Sindaco:http://www.amministrativo.it/ambiente/osservatorio.php?num=658&categoria=Industrie%20a%20rischio


Rispondere a queste domande rientra nella “fase decisiva” di cui parla il Sindaco? Io penso proprio di si e penso che rientri oltre che nella “discussione sul futuro dell’area di Panigaglia” (sempre citando il Sindaco) anche nella discussione sul futuro della salute e della sicurezza dei cittadini che vivono e lavorano sul golfo della Spezia.
Oppure, devo pensare, che ciò che è importante e rilevante per un territorio lo devono decidere solo pochi amministratori alla faccia delle dichiarazioni sulla partecipazione del pubblico?

Insomma e per concludere riprendendo il titolo di questo post, l'impressione è che il Sindaco invece che confrontarsi con i suoi cittadini e con gli ambientalisti abbia solo cercato di autoassolversi senza che ciò gli fosse richiesto, dimostrando quindi se non delle colpe dirette (come dicevano gli antichi) quanto meno parecchio nervosismo da confusione amministrativa.