
La polis fu un modello di struttura tipicamente e solamente greca che prevedeva l'attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica. In contrapposizione alle altre città-stato antiche, la peculiarità della polis non era tanto la forma di governo democratica od oligarchica, ma l'isonomia: il fatto che tutti i cittadini liberi soggiacessero alle stesse norme di diritto.
domenica 31 gennaio 2010
Magia nel Golfo dei Poeti

sabato 30 gennaio 2010
Nove risposte di Burlando a Pellizzetti

Qualcuno ha postato sul nostro blog le seguenti risposte che, immagino, Burlando ha dato alle domande di Pellizzetti. Ringrazio per la cortesia e pubblico quanto ricevuto.
1) Non è vero naturalmente che sto pagando la campagna elettorale con fondi regionali. È un’affermazione molto grave e falsa. La Giunta regionale ha definito una propria campagna istituzionale di informazione e di ascolto della cittadinanza soltanto negli ultimi due anni della legislatura, quando è parso opportuno illustrare i risultati di una difficile opera di risanamento dei conti pubblici dissestati dal deficit sanitario ereditato. Tutte le spese sono documentate e l’acquisto di spazi sui media locali è stato misurato sulla diffusione registrata dagli appositi istituti. Questa campagna si è chiusa con la fine del 2009 da un punto di vista contrattuale: non abbiamo ritenuto corretto stipulare alcun contratto con i media nel 2010, anno elettorale. (Per la precisione sono stati investiti 1.400.199 euro nel 2008 e 1.681.657 euro nel 2009, in linea – e semmai al ribasso – con quanto speso dalla precedente amministrazione di centrodestra).
2) Mi sembra molto grave anche affermare che l’orientamento dei media locali possa essere influenzato dall’acquisto di spazi istituzionali che comunque ritengo siano una porzione assai relativa nei bilanci commerciali di questi media. Ho un grande rispetto degli editori e della professionalità di chi dirige i media liguri e dei giornalisti che ci lavorano. Ancora più grave è ipotizzare discriminazioni a carico di qualcuno. Ma a questa domanda dovrebbero rispondere i soggetti ai quali lei allude.
3) Sulla vicenda del “contromano” ho già risposto ampiamente in più occasioni. Ero lì per lavoro – un sopralluogo relativo al progetto Erzelli - ho commesso un errore di guida per il quale ho ampiamente e giustamente pagato secondo la legge. Se qualcuno sostiene cose diverse dovrebbe farlo in modo circostanziato e assumersene la responsabilità in ogni sede. Il resto sono solo false insinuazioni. Per quanto riguarda le aree di Cornigliano – come credo Pellizzetti sappia bene - sono state concesse temporaneamente in affitto a Spinelli dalla Società per Cornigliano quando era presieduta dal sindaco di Genova Pericu al fine di liberare dai container l’area degli Erzelli, dove sta sorgendo un parco scientifico e tecnologico che darà lavoro a migliaia di tecnici e ricercatori. Confesso che la Regione Liguria ha collaborato a questo progetto, in particolare garantendo il finanziamento del trasferimento qui dalla Facoltà di Ingegneria. È una scelta di cui vado fiero.
4) Anche sulla vicenda Poulides ho chiarito più volte che il Burlando di cui si parla non sono io. Forse Pellizzetti non si è accorto che il mio è un cognome piuttosto diffuso in Liguria. Il resto sono pure illazioni.
5) Invito il direttore del Fatto a visitare l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) il cui insediamento la Regione Liguria ha effettivamente agevolato con un contributo di 11,5 milioni di euro per la sistemazione in un edificio che era inutilizzato. È un’altra scelta di cui vado fiero. Oggi ci lavorano circa 400 giovani ricercatori che vengono da tutto il mondo, e si vedono già, al contrario di quanto dice Pellizzetti, i primi risultati in termini di brevetti e nuovi prodotti scientifici e tecnologici. Quanto all’ex direttore dell’agenzia regionale per la ricerca, mi è dispiaciuta molto la sua scelta ma l’ho rispettata. Con l’IIT non vedo però alcun nesso.
6) Il “partito dei due Claudio” è una pura invenzione. Ho avuto un rapporto di collaborazione istituzionale con Scajola, quando era ministro dell’Industria del precedente governo Berlusconi, per la conclusione dell’accordo sull’Ilva di Cornigliano. Anche in questo caso sono fiero di aver contribuito alla soluzione di un problema che si trascinava da decenni. Oggi l’Ilva non inquina più e sulle aree ex siderurgiche si realizzano nuove attività culturali, una nuova strada che permetterà la riqualificazione del quartiere e tante altre cose: il direttore del Fatto – o un suo collaboratore – se venisse a visitare l’IIIT, potrebbe dare un’occhiata anche a questa riconversione decisiva per Genova. Per il resto con Scajola c’è sempre stata competizione tra avversari, nella dovuta correttezza politica e soprattutto istituzionale.
7) Non credo sinceramente che il Cardinale Bagnasco sia un uomo disposto a farsi “arruolare” da me, né io ho mai pensato di “arruolarlo”. Per il resto credo che un’istituzione come la Regione Liguria possa e debba collaborare con le iniziative che la Chiesa e le parrocchie sul territorio sviluppano a vantaggio dei giovani e dei più poveri, e ciò nella più completa trasparenza. È per il riconoscimento del ruolo che la Chiesa ha nel campo della lotta alla povertà che ho chiesto al Cardinale Bagnasco la disponibilità a indicare un suo rappresentante nel consiglio di amministrazione della Fondazione Carige, dando anche una certa dimostrazione di disinteresse per quella che lei, Pellizzetti, sicuramente definirebbe “occupazione di posizioni di potere”.
8) Il risanamento dei conti della sanità, avvenuto dal 2007, è stato certificato dai tecnici del ministero, e i liguri in questi ultimi anni hanno visto nelle loro buste paga sparire gradualmente le addizionali IRE che eravamo stati costretti a imporre (ciò vale per i redditi sino a 30 mila euro, l’85% dei contribuenti). I servizi sanitari territoriali sono cresciuti mentre sono finanziati e in via di progettazione e appalto nuovi ospedali al Galliera di Genova e alla Spezia. Le “devastazioni” al S. Martino e le “villette” al posto del Santa Corona sono altre pure fantasie che sfido Pellizzetti a dimostrare con qualche pezza di appoggio.
9) Non entro nel merito dei giudizi politici di Pellizzetti sulla sinistra ligure e sulla mia “leadership”, nonostante siano simili a puri insulti e pieni di insinuazioni ancora una volta gravi e indimostrate. Confermo che non rinnego la lezione di rigore morale e di stile umano che ho appreso da Enrico Berlinguer. Sono valori che ritengo pienamente coerenti con il progetto del Partito Democratico, in cui sono stato tra i primi a credere. Un partito che deve guardare al futuro del paese ma che non scorda la lezione di uomini come Berlinguer e come Aldo Moro. I dati che il PD ha fornito sulle primarie sono assolutamente veri. Infine: ho sempre letto con attenzione i suoi commenti. La convinzione che ne scaturiva è che io non avessi nessuna possibilità di competere e che fosse ormai giunto il momento di un mio “tramonto”. Forse, non so perché, è una sua aspirazione? Invece, a partire dai risultati di questi anni di governo della Liguria, il PD ha deciso di ricandidarmi. A sostegno della mia candidatura si sta formando una coalizione molto ampia. Come ho sempre fatto mi sottoporrò al giudizio degli elettori: sarà giusto per tutti prenderne atto.
Claudio Burlando Presidente Regione Liguria
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Nove domande a Burlando
Sottoscrivo le domande poste da il Fatto Quotidiano che auspico siano le prima di una lunga serie che questo giornale porrà cn riferiemnto alla nostra regione.29 gennaio 2010
di Pierfranco Pellizzetti
Egregio governatore della regione Liguria, non La conosco personalmente.
Semmai biasimo la Sua concezione dell’agire politico, che considero un virus per la qualità democratica del nostro territorio.
Ma sono sempre pronto a ricredermi (e riconoscerlo). Per questo Le sottopongo alcuni quesiti cui spero vorrà rispondere. Procedo per questioni, corredate da almeno un esempio che La riguarda:
1. correttezza. È vero o no che Lei si sta pagando la campagna elettorale con i fondi regionali? È consuetudine che molte amministrazioni predispongano rendicontazioni di fine mandato. Ma tale non può essere definita l’alluvione di slogan trionfalistici affissi su ogni muro di Liguria o veicolati a spot in tutte le reti televisive locali.
2. colonizzazione mediatica. Non crede che attraverso le somme che Lei canalizza tramite l’Ente regione (voce "rappresentanza e comunicazione": 4 milioni) a giornali e televisioni locali si possa esercitare il condizionamento delle testate, per esempio accantonando o impedendo il lavoro delle voci sgradite? Tipo i giornalisti che avevano scritto un saggio d’inchiesta su "Il Partito del cemento"?
3. mistero. Ci chiediamo anche cosa ci faceva domenica 16 settembre 2007 sulla collina degli Erzelli, sede di una grande operazione immobiliare, guidando contromano? Perché si barricò nel Suv prestatoLe dall’amico Franco Lazzarini (il broker assicurativo, Suo ospite nella villa nel quartiere genovese più esclusivo, che siglò contratti con le Ferrovie mentre Lei era ministro dei Trasporti)? A far buon peso: perché il suo (ex?) amico Aldo Spinelli ha ricevuto in affidamento le aree pregiate delle ex acciaierie Riva senza gara pubblica e a condizioni – secondo gli esperti – di svendita?
4. frequentazioni improvvide. Lei non sembra eccedere in selettività al riguardo? Vedi l’armatore bancarottiere cipriota Poulides che ospitava gratis sulle navi della sua Festival Crociere tal "Burlando C.". Lei affermò trattarsi di omonimia. Il Secolo XIX, allora diretto con piglio libertario da Lanfranco Vaccari (poi estromesso all’inizio dell’attuale campagna elettorale), interpellò tutti gli altri Burlando C. dell’elenco telefonico senza trovare collegamenti. Mentre nella lista vip c’era il nome “Bisio Marisa”, madre del Franco Lazzarini (e compariva pure un Lazzari F.).
5. afasia programmatica. È vero o no che la crisi economica del nostro territorio non trova in Lei – presunto uomo del fare – risposte meno estemporanee dello slow fish (ci salverà il pesce blu?) o un ipotetico hi-tech nell’Istituto Italiano di Tecnologie, promosso da Tremonti ma da lei subito adottato (12 milioni di stanziamento per acquistare una sede abbandonata), che non ha prodotto ricadute sul territorio, sebbene sia operativo dal 2005 (Rapporto Corte dei conti 2007) e abbia ricevuto un mare di finanziamenti? Come mai il responsabile dell’agenzia regionale per il trasferimento tecnologico si è dimesso denunciando l’impossibilità di operare?
6. rapporti trasversali. A proposito del “partito dei due Claudio” di cui molto si vocifera, è vero che esiste un rapporto di mutuo soccorso tra Lei e il ministro Scajola?
7. acrobaticità coalizionali. È vero o no che è riuscito ad arruolare pure il cardinale Bagnasco, che in campagna elettorale officia la strombazzata riconciliazione con Sua moglie, da cui era separato? Spettacolo edificante per l’elettorato cattolico. Certificato dal porporato a fronte dei finanziamenti a canoniche e pievi che Lei vanta in ogni spot elettorale circondato da prelati? Perché cedette a Bagnasco il posto della regione nel Cda di Fondazione Carige?
8. manipolazioni illusionistiche del reale. È vero o no che nella sanità siamo al film Matrix? Lei proclama i meravigliosi risultati ottenuti. Intanto si devastano eccellenze destinando reparti dell’ospedale di S. Martino a residenze, riconvertendo il Santa Corona in villette vista mare?
9. inaridimento delle tradizioni politiche locali democratiche e di sinistra: Lei è ormai l’incontrastato leader di quest’area. Il 25 luglio 2007, nel confronto che avemmo sul Secolo XIX, si dichiarò berlingueriano (e aggiunse, "non me ne sono mai pentito, né ho dimenticato gli insegnamenti sul terreno del rigore").
Trova corrispondenza tra i Suoi valori propugnati e la realtà, di cui Lei è magna pars? Questa politica neocraxiana, dove cupole bipartisan aggregate dal mattone sostituiscono la partecipazione e il pubblico dibattito.
La fedeltà alla Sua ben poco carismatica leadership delle residue nomenklature di sinistra dipende dai piccoli vantaggi che assicura loro? È vero o no che alle ultime primarie genovesi per i lsegretario nazionale Pd i votanti erano 30 e non 80 mila? Perché non si fanno le primarie per il candidato governatore?
Mi fermo al 9 (la cifra 10 è appannaggio esclusivo di Repubblica).
da il Fatto Quotidiano del 29 gennaio
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mercoledì 27 gennaio 2010
Gianni Lannes sulle scorie nucleari in transito da Genova e Spezia
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martedì 26 gennaio 2010
Scuola e partecipazione
E' tempo di scelte: entro il 27 Febbraio occorre esercitare l'opzione per la scuola dei propri ragazzi. Molto spesso, in particolare fino alla scuola secondaria di primo grado, è la logistica a determinare la scelta di una o un'altra scuola: la vicinanza a casa o al luogo di lavoro, il tempo scuola... si tratta quindi di una scelta limitata (anche dalla scarsa offerta di servizi alle famiglie). Detto questo non è scontato che ci si debba “rassegnare” a ciò che “passa il “convento”, si può assumere un atteggiamento critico di valutazione dei pro e dei contro della scuola “più comoda”, eventualmente scegliendola ed impegnandosi a migliorarla.
Personalmente, e sulla base della mia esperienza nella Scuola di Cittadinanzattiva, tengo d'occhio i seguenti aspetti:
Condizioni strutturali dell'edificio scolastico in termini di comfort e sicurezza:
- sarebbe preferibile per i ragazzi poter andare in bagno serenamente, senza timore di farsi male e/o di entrare in contatto con sanitari rotti e maleodoranti; avere a disposizione sapone e asciugamani (eventualmente anche acquistati attingendo alle risorse delle famiglie) e il tempo necessario per accedervi quando opportuno;
- l'edificio scolastico dovrebbe essere in possesso delle certificazioni che ne attestano la rispondenza alle norme di sicurezza; dovrebbe essere attivato un monitoraggio periodico di tutte le procedure e gli apparati di sicurezza (percorsi e prove di evacuazione, porte anti panico);
- la scuola dovrebbe disporre di spazi “adeguati” per le attività informatiche, scientifiche musicali e sportive.
Rispetto a questo primo punto consiglio di porre domande dirette alla dirigente scolastica, eventualmente al comune o alla provincia proprietaria dell'immobile e chiedere di poter visitare la scuola (le classi, i bagni, i locali per le attività di laboratorio e sportive). La mia prima esperienza personale è stata quella della scuola di Vezzano Ligure (vedi il primo post); l'ultima, non personale ma come coordinatrice delle Scuola di Cittadinanzattiva da ormai due anni, è quella di Melara (vedi ultimo post) passando da quella di Monterosso.
Cosa hanno in comune queste tre scuole, e le relative amministrazioni proprietarie, oltre alle evidenziate carenze in termini di sicurezza e di comfort? Non hanno mai attivato una comunicazione aperta con il territorio scordando, forse, che la scuola è una cosa pubblica, nella disponibilità di tutti noi e, solo incidentalmente, da loro governata (?). Sulla scuola di Melara tornerò in un post dedicato.
E con questo passiamo al secondo aspetto, a mio avviso qualificante e in grado di fornire anche un'idea circa le attitudini e il grado di aggiornamento del corpo docente e della dirigenza:
Buona attenzione alla relazione scuola/genitori:
in termini di coinvolgimento nelle strategie formative e nella progettazione delle attività; in termini di informazione tempestiva e pro-attiva (non “a domanda rispondo” ma “opero in trasparenza”) e tendente a facilitare ed incentivare la partecipazione dei genitori.
Rispetto a questo secondo punto, che pare molto generico, ho i miei indicatori:
- disponibilità di un sito internet della scuola: che sia aggiornato, che contenga comunicazioni di interesse dei genitori non più vecchie di 15 gg.; che comprenda il POF (Piano dell'Offerta Formativa) dell'anno in corso, l'organigramma della scuola e degli organi collegiali con relative date di elezione e scadenza e l'organizzazione degli incontri; gli orari di ricevimento dei docenti e l'organizzazione prevista per quelli “plenari”. In una scala da 1 a 10, la presenza di questi indicatori vale 4.
- presenza nel sito internet dei contatti (indirizzi di posta elettronica e telefono) del personale docente e di quello non docente con cui i genitori possono avere una relazione (segreteria); attivazione di un sistema di comunicazione docenti/studenti in cui sia possibile depositare dispense e/o indicazioni per gli studenti e, per contro, porre quesiti e/o proposte da parte degli studenti. La presenza di questi indicatori vale 8.
- presenza nel sito internet di un blog /forum gestito direttamente dagli studenti e frequentato anche dagli insegnanti; eventualmente un'area in cui siano pubblicate le domande/risposte più frequenti...
Infine, è possibile che il sito non ci sia perchè il/la dirigente si è appena insediata: in questo caso, vale 10 il/la dirigente che attiva immediatamente un gruppo di lavoro formato da insegnanti e genitori e lo realizza con la loro partecipazione eventualmente attivandone anche le competenze per pubblicare un sito “a costo zero”.
- il sito www.portovenerescuole.it: dev'essere un po' datato (buon per loro, se ne avvalgono da tempo o se lo sono fatto inhouse) ma dà l'idea di una scuola dinamica e protesa verso l'esterno;
- il sito http://www.istitutocomprensivofollo.it/: è davvero notevole dal punto di vista della completezza anche se, l'ultima volta che l'ho visto, sembrava gestito prevalentemente da un docente, con il rischio che se dovesse per qualche ragione andarsene quel docente il sito sarebbe morto /e con lui la comunicazione (?)
Nella mia recente esperienza personale, invece, assisto in data odierna alla pubblicazione del sito www.scuolavezzano.net. Si tratta di un sito che attendiamo da due anni, nel corso dei quali ottenere qualsiasi tipo di informazione ed avanzare proposte è stato di una difficoltà inaudita, più spesso impossibile. La dirigente ha ritenuto di comunicare solo quando sarebbe stato disponibile il sito nuovo (rinunciando ad utilizzare quello vecchio www.vezzanoscuola.org che infatti è aggiornato al 2006), al contempo decidendo di tenerne riservatissima la realizzazione e vantando precedenti brillanti esperienze in materia che le avrebbero permesso di stupire il “suo” pubblico con effetti speciali (potrebbe trattarsi di questo sito: http://www.castagna.it/scuola/IVcircolo/indexC4.htm).
Oggi che il nuovo sito è online, splendente nella sua impeccabile veste grafica, rileviamo che la Dott. Mariangela Rebecchi ha dimenticato di inserire i contatti (numeri di telefono e indirizzo di posta elettronica) o li ha nascosti molto bene: spesso gli atti mancati sono più significativi delle azioni medesime. Sono certa che se si fosse gestita diversamente l'intera vicenda, anzichè scriverne in questi termini, avremmo potuto organizzare una mega-festa di inaugurazione del sito internet in cui coinvolgere anche il sindaco...
Nella categoria "partecipazione" e "scuola" di questo stesso blog sono disponibili altri post...
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lunedì 25 gennaio 2010
Nuova filiale ligure di Banca Etica: eventi

30/31 Gennaio 2010
Genova, Savona, Spezia, Ventimiglia
SPECIALE INAUGURAZIONE NUOVA FILIALE DI BANCA ETICA PER LA LIGURIA
| Banca Etica è lieta di invitare tutti i propri soci, clienti e simpatizzanti all'inaugurazione ufficiale della nuova filiale di Banca Etica per la Liguria che si terrà i prossimi 30 e 31 gennaio. Due giorni di incontri, dibattiti e momenti conviviali che coinvolgeranno tutta la regione. | |
LA SPEZIA0re 9,30 Ex-arsenale (Pegazzano) - Cittadella San Michele – via XV giugno 38incontro pubblico Banca Etica. Un seme per la Pace e L'economia sociale“Il denaro è fonte, in quanto strumento di potere, di conflitti, sopraffazioni, violenze, crudeltà. Banca Etica, proponendo invece l'uso del denaro per una reale promozione umana, mira a ridurre o eliminare questi elementi di conflittualità, che viceversa caratterizzano una visione violenta dell'economia.” (Dal Manifesto politico-strategico di Banca Etica)intervengono Riccardo Tavelli (FederSolidarietà La Spezia) Giacomo Linaro (Gruppo Tassano - Economia di Comunione) Don Franco Martini (Direttore Caritas La Spezia) Antonella Franciosi (Pres. Arci La Spezia) Herbert Anders (Pastore Chiesa Evangelica Battista) Pietro Lazagna (Docente di Filosofia - scrittore) modera Fabio Silva - vice presidente Banca Popolare Etica Al termine piccolo rinfresco con prodotti biologici ed equosolidali | |
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domenica 24 gennaio 2010
L’inceneritore di New York: ovvero della giustificazione a priori nelle scelte di gestione dei Rifiuti

La vicenda è quella dell’inceneritore che il gestore della città di New York voleva realizzare all’inizio degli anni '80 del secolo scorso: lo studio di impatto ambientale che accompagnava il progetto affermava che l’inceneritore non avrebbe emesso diossina.
Poco dopo una Commissione tecnica, espressione di alcune municipalità locali, dimostrava esattamente il contrario; per dirimere la controversia veniva nominato un sorta di super esperto le cui conclusioni non soddisfecero tutte le parti. Venne nominata una nuova Commissione scientifica che trovò tutti d’accordo nell’affermare che le percentuali di rischio emissioni erano almeno 18 volte superiori alle stime del superesperto. Tutto ciò costò 19 milioni di dollari per non parlare dei costi dovuti ai ritardi nella soluzione della gestione dei rifiuti nella città di New York.
Ma la cosa più interessante è che dalla inchiesta amministrativa che accompagnò i lavori dell’ultima Commissione scientifica, venne accertato che il capitolato di gara era stato predisposto dal Gestore del sistema rifiuti con la consulenza di tecnici delle imprese che producevano inceneritori. Inoltre, che i parametri tecnici del capitolato erano fatti apposta per impedire la partecipazione alla gara di imprese diverse da quelle che producevano inceneritori.
Inutile dire che la conclusione della Commissione scientifica dimostrò che le scelte alternative all’incenerimento erano meno costose e meno impattanti dell’inceneritore proposto.
Da questa vicenda emerge concretamente quello che nel nostro blog da tempo sosteniamo quando scriviamo di applicare ai processi decisionali principi e istituti quali:
1. la presentazione di scenari alternativi a confronto nelle scelte strategiche;
2. il principio di precauzione in termini di visione strategica e non a breve termine nella valutazione dei rischi dei diversi scenari di scelta;
3. la necessità di far emergere con chiarezza gli interessi coinvolti nelle scelte di governo.
Ma soprattutto emerge con forza una questione assolutamente non risolta nei processi decisionali attuali di tipo strategico (e le scelte sui rifiuti sono sicuramente di tipo strategico) e cioè che questi processi siano supportati da veri e propri GARANTI DEGLI STRUMENTI INFORMATIVI – VALUTATIVI – DI MONITORAGGIO
In tal senso possono essere interessanti i modelli che, di tali garanti, emergono dal dibattito sull’applicazione della c.d. VAS (Valutazione ambientale strategica), dove il ruolo di questi soggetti può essere svolto relativamente:
• alla fornitura e validazione dei dati attendibili,
• alla predisposizione delle messa a disposizione delle migliori informazioni,
• alla messa a punto di tecniche di simulazione degli impatti dei diversi scenari proposti anche dal pubblico e non solo dal proponente della soluzione "ufficiale".
Per concludere e tornare al nostro territorio: quanti di questi principi e istituti sono stati utilizzati per dimostrare la fondatezza della scelta della produzione del cdr (combustibile derivato da rifiuti) da bruciare in qualche impianto energetico e/o industriale (magari anche nella nostra provincia: vedi centrale enel)? Direi nessuno, a tutt’oggi non è stato presentato uno studio serio che metta a confronto scelte diverse per chiudere il ciclo dei rifiuti. Si è solo usata la crisi di bilancio dell’Acam per giustificare la scelta del cdr: crisi di bilancio prodotta dagli stessi soggetti che la usano per riportarci alla logica dell’incenerimento camuffata da recupero energetico dei rifiuti - a proposito di trasparenza nei presupposti delle decisioni.
D’altronde conoscendo i nostri amministratori locali probabilmente avrebbero difficoltà a collocare geograficamente New York e San Francisco, figuriamoci conoscere esperienze concrete del tipo descritto nella prima parte di questo post e soprattutto trarne proposte di tipo strategico da mettere al confronto con la comunità locale.
venerdì 22 gennaio 2010
Rifiuti: San Francisco chiama Parma
E se rispondesse Spezia?Avevo già fatto un breve riferimento alla politica riciclona di San Francisco qui. E trattato brevemente di rifiuti su sollecitazione di un commento qui.
Su "Il Fatto Quotidiano" di oggi appare l'inserzione a pagamento (riportata qui a fianco - cliccare l'immagine per ingrandire e leggere) con la quale Jared Blumenfeld, direttore del Dipartimento per l'Ambiente di San Francisco, invita la città di Parma a desistere dal progetto di chiusura del ciclo dei rifiuti per mezzo dell'inceneritore.
Blumenfeld invita gli amministratori a valutare l'esperienza della sua città dove si recupera il 72% del flusso dei rifiuti: recuperare, non differenziare, significa che si impiega il rifiuto in altro ambito e ad altro scopo.
Blumenfeld dice anche che a loro volta trent'anni fa stavano progettando un inceneritore, che non si è realizzato grazie alla lungimiranza della popolazione che si è sollevata contro il progetto.
Che dire: sollevazione di popolo o valutazione delle alternative da parte degli amministratori?
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giovedì 21 gennaio 2010
Ci sono PARCHI e parchi
E' del 30 Aprile 2007 l'istanza per l'accesso alle copie dei Bilanci del Parco Nazionale delle 5 Terre relativi agli anni 2003-2006 prodotta dall'Associazione VAS.E' del 16 Giugno 2007 la deliberazione n. 62 con cui L'Ente Parco Nazionale delle 5 Terre emana il REGOLAMENTO IN MATERIA DI PARTECIPAZIONE AI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI ED ACCESSO AGLI ATTI
Come dire che ad Aprile 2007 il parco delle 5 Terre non aveva neppure ancora preso in considerazione l'ipotesi che qualcuno avrebbe potuto avanzare richieste. What's that?
A questo link di Parks.it si trova l'Archivio sistematico dei provvedimenti a carattere generale dei Parchi nazionali. Si tratta di un archivio interessante perchè rende edotti della grande differenza che esiste tra una gestione democratica e improntata alla trasparenza di un Ente Pubblico ed una gestione autoritaria e improntata all'impedimento dell'accesso agli atti più che al suo regolamento.
Ho confrontato i documenti del parco delle Dolomiti Bellunesi disponibili in archivio con quelli del nostro: non c'è storia, nè dal punto di vista quantitativo (numero di provvedimenti emanati e disponibili) nè dal punto di vista qualitativo (vedere ad esempio i regolamenti per l'accesso agli atti).
Siccome, si sa, l'appetito vien mangiando, sono andata sul sito dell'Ente Parco delle Dolomiti Bellunesi e ho trovato di tutto: masterplan, forum, delibere, bandi... tutto da questa pagina.
Addirittura i bandi di concorso per la ricerca del personale! Certo che questi delle Dolomiti Bellunesi hanno del bel tempo eh? Ma chi controlla i ticket sui sentieri? Come? Non hanno i ticket? Ma hanno i sentieri?
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mercoledì 20 gennaio 2010
Amministratori, comitati e cittadini: un conflitto evitabile?
Guardiamo al locale cercando di cogliere pretesti per riflessioni un po' più generali, che tengano conto anche dell'evoluzione globale (almeno quella che siamo in grado di cogliere). Dall'inizio del nuovo anno tiene banco nei nostri post il tema della partecipazione/conflitto variamente applicato alla sostenibilità ambientale (Porto Venere e 5 Terre) e alla sicurezza nelle scuole (Scuola di Melara). In tutti i casi si tratta di richieste di maggiore informazione e coinvolgimento avanzate da cittadini, comitati o associazioni, in riferimento a questioni con cui quotidianamente tutti ci confrontiamo (a Milano saranno le emissioni in atmosfera qui è il dissesto idrogeologico e/o la gestione del patrimonio ambientale - oltre alle emissioni in atmosfera e quant'altro, naturalmente non ci facciamo mancare nulla). Gli amministratori tendono a liquidare tali vicende tacciando di fanatismo quelli che secondo loro sono una risibile minoranza di provocatori; si appellano alla democrazia che viene esercitata all'interno delle istituzioni aggrappandosi, laddove è possibile, al volere del popolo che li ha eletti e che quindi rappresentano. Anche se non sono stati eletti, e sono funzionari pubblici e nominati, non ritengono necessario interagire con coloro che avanzano critiche “non costruttive”: di solito è chiamata così la critica dura, aperta e pubblica. Se interagiscono, in privato, lo fanno fintanto che pensano di poter usare o addomesticare in qualche modo l'interlocutore.
I comitati e le associazioni hanno spesso più punti di attrito che di accordo tra loro e/o comunque tendono a soffermarsi sui primi assumendo atteggiamenti competitivi anziché cooperativi. Mi sembra utile dare conto dei siti/blog che rappresentano variamente alcuni di questi cittadini/comitati/associazioni/liste civiche attivi in rete in questo periodo e su questi temi.
Privati cittadini riuniti in un Comitato ed alcune associazioni ambientaliste si stanno impegnando per contrastare una serie di interventi che rischiano di compromettere irrimediabilmente i pregi naturalistici dell'Isola Palmaria.
L’Associazione si propone di operare, in qualità di Presidio Paesistico Partecipativo, per la valorizzazione culturale e paesaggistica del territorio ed ha lo scopo di tutelare e valorizzare in modo partecipativo le tematiche ad esso legate perseguendo le seguenti finalità...
Ha recentemente pubblicato 10 domande al Presidente Bonanini
Il comune che sogniamo è un comune aperto e all’avanguardia, da costruire insieme ai cittadini e sulla base dei molti esempi positivi che possiamo trovare nel nostro variegato paese.
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E' lo stesso sindaco che ha risposto così alla prima delle nove domande:
Ritiene politicamente corretto utilizzare lo strumento dell’assemblea pubblica come unico momento di comunicazione alla popolazione di decisioni già prese su interventi edilizi rilevanti (Fornace, Case Rosse, Olivo, Cantiere Valdettaro, ecc.) anziché ricorrere a metodologie di partecipazione che coinvolgano i cittadini nelle proposte di gestione del territorio?
Ritengo correttissimo l’utilizzo delle assemblee pubbliche. Quasi sempre si trattò di assemblee prodromiche a decisioni da assumere. L’utilizzo di metodologie di partecipazione può rappresentare la soluzioni di problemi specifici ma in generale preferisco rapportarmi con l’intera cittadinanza e vista l’elevata affluenza alle suddette assemblee credo di poter affermare che anche i cittadini gradiscano questo democratico strumento.
Scusi sindaco, la redazione del piano socio economico del parco regionale le pare “la soluzione di un problema specifico”? O ha cambiato idea? In ogni caso, sappia che il concetto di partecipazione “come soluzione di problemi specifici” fa riferimento a teorie molto “local” che ben si accordano con l'affidamento di una consulenza all'organizzazione di turno (foss'anche Avventura Urbana e foss'anche la Marianella Sclavi che tutti noi abbiamo letto e apprezzato) .
Le propongo due interpretazioni alternative del concetto:
1) “Conviene porre come principio di base che l'udienza pubblica non è un privilegio accordato alla popolazione, ma un servizio che lo Stato domanda al pubblico per aiutarlo a prendere una decisione con cognizione di causa e per favorire un rapporto armonioso fra lo sviluppo economico e la protezione della qualità dell'ambiente. Questa affermazione comporta che l'udienza debba essere pensata in funzione dei bisogni e della disponibilità del pubblico. Il pubblico non deve piegarsi di fronte a problemi di disponibilità, di scadenze o di ordine del giorno dei membri delle commissioni, dei promotori o dei ministeri. Sono le commissioni che devono determinare le procedure migliori circa il soggetto del progetto allo studio, tenuto conto dell'ambiente in cui si tiene l'udienza, dei suoi abitanti e delle loro difficoltà”. (Rapporto sulla riforma delle procedure di udienza pubblica a cura del Gruppo di Studio promosso dall’Ufficio federale per l’esame delle valutazioni ambientali - Canada 1988).
2) "Nell’ambito delle azioni di innovazione si punterà alla attivazione degli attori locali: mediante la condivisione di processi creativi, all’interno dei diversi progetti, occorre che si verifichi un processo di identificazione degli individui con il progetto che loro stessi contribuiscono a costruire e di cui tenderanno a preservare un’immagine positiva. Il processo di attivazione avviene con modalità bidirezionale, dall’organizzazione agli attori e viceversa, in un continuo processo di possibile cambiamento; come dire un progetto in cui gli attori si possano identificare perché è visibilmente informato della loro specificità e che, a sua volta, istituisce, emana, attiva una identità collettiva in un processo continuo di retrospezione e di creazione di significati.
Una costante attenzione al recepimento delle esperienze territoriali, individuali e collettive, e un’attenta cura nell’azione di monitoraggio e di rilettura delle azioni intraprese nell’ottica di passare da un approccio di tipo decisionale (decisionmaking) ad uno di sensemaking, nella consapevolezza del fatto che qualsiasi pianificazione o previsione rischia di essere fuorviante se scollegata dall’azione retrospettiva.
In ciascuna fase del progetto dovrà essere identificabile una leadership autorevole e capace di infondere fiducia all’organizzazione e agli attori stimolandoli a proseguire, nel contempo attenta alla lettura dei processi per eventuali correzioni di rotta; una forte capacità progettuale di tipo inclusivo in cui, attraverso la reinterpretazione dei meccanismi di potere, si possa passare dal “fare” al “far fare” socializzando in tal modo il potere e trasferendo ai destinatari del progetto la proprietà dello stesso. (Karl Weick, Senso e significato nell'organizzazione. Liberamente adattato nell'ambito di un lavoro dal titolo: L'innovazione partecipata – Il ruolo dell'organizzazione nell'attivazione dei partecipanti. Non è bello autocitarsi, ma poichè la tesi era su Porto Venere...).
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martedì 19 gennaio 2010
Presidenti dei Parchi Nazionali: limite del secondo mandato
Abbiamo trovato la legge che abroga il limite del secondo mandato per i presidenti dei Parchi Nazionali: non si tratta della finanziaria ma di un ancora più vergognoso decreto legge omnibus convertito successivamente in legge: Il Decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 coordinato con la legge di conversione 2 dicembre 2005, n. 248 recante: «Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria».Si tratta del comma 8 dell’articolo 11-quaterdecies. (Interventi infrastrutturali, per la ricerca e per l'occupazione) che recita:
“ 8. Il comma 12 dell'articolo 9 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, è sostituito dal seguente: «12. Gli organi dell'Ente parco durano in carica cinque anni».
L'originale comma 12 dell'articolo 9 della legge 6 dicembre 1991, n.394 recitava invece: 12. Gli organi dell'Ente parco durano in carica cinque anni ed i membri possono essere confermati una sola volta.
Questo articolo tratta anche di questioni sicuramente (sic!) attinenti al tema della durata del mandato dei Presidenti dei Parchi, quali:
- l'organizzazione e l'adeguamento degli impianti e attrezzature necessari allo svolgimento dei Campionati mondiali di nuoto che si terranno a Roma nel 2009 e dei Giochi del Mediterraneo
- prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili
- discariche
- Agenzia internazionale per la prevenzione della cecita'
- associazioni riconosciute a carattere nazionale aventi per oggetto statutario, da piu' di quaranta anni, lo svolgimento o la promozione di attivita' di ricerca oncologica
http://speziapolis.blogspot.com/2010/01/cosa-e-successo-tra-bonanini-e-il-pd.html
http://speziapolis.blogspot.com/2010/01/bonanini-confermato-alla-presidenza-del.html
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lunedì 18 gennaio 2010
Cosa è successo tra Bonanini e il PD?
L'annuncio della terza conferma di Franco Bonanini alla guida del Parco Nazionale delle 5 Terre da parte di Sandro Biasotti è stato interpretato dai più come un balzo in avanti dello stesso Biasotti in vista delle prossime elezioni regionali: e se si fosse trattato, invece, di un passo indietro di Burlando? All'annuncio, Claudio Burlando ha replicato così: «A Franco Bonanini comunque i miei più sinceri auguri di buon lavoro. In questi anni la Regione Liguria ha collaborato intensamente con l’attività del Parco nazionale delle Cinque Terre, che ha considerato un modello per una nuova politica del turismo e della tutela del territorio e del patrimonio storico e culturale della nostra regione. La nostra collaborazione potrà continuare ancora più intensa nei prossimi cinque anni».
“Comunque” cosa? La tiepida reazione di Burlando (quasi non fosse dipesa anche da lui la scelta) ben si accorda con le reazioni locali: a meno di clamorose sviste da parte mia, solo la Confcommercio e i liberaldemocratici si sono sperticati in complimenti: per il resto silenzio. Nemmeno da paragonare agli ossequi e ai santini elettorali e post elettorali che avevamo visto alle europee...
E d'altra parte ultimamente, contrariamente a quanto annunciato da Burlando all'indomani della sconfitta di Bonanini alle elezioni Europee, non si è mai parlato di Bonanini a proposito della lista del candidato alla presidenza della Regione Liguria.
Di più, Angelo Berlangieri, direttore dell'agenzia regionale InLiguria, di cui Bonanini è Presidente, entra nella lista di Burlando, abbandonando, par di capire, il centro destra. “Par di capire” perchè nella nostra regione, si sa, le differenze tra destra e sinistra sono spesso “sfumate”. E comunque nel sito del PD ligure non c'è più traccia di Bonanini, precedentemente indicato come responsabile Ambiente e Territorio del PD ligure.
Forse c'entra con la querelle seguita alle elezioni europee e con il ricorso di Bonanini contro il PD? Come mai Burlando ha preferito Berlangieri a Bonanini? E come mai Bonanini si è candidato, nell'ordine, alla presidenza dell'autorità portuale della Spezia, alle Europee, alle regionali quasi d'ufficio, essendo disponibile per un terzo mandato al Parco delle 5 Terre?
Vuoi vedere che ho ragione io che sostengo che la legge quadro sui parchi non prevede un terzo mandato? Che il famoso comma della finanziaria 2007 non è mai stato approvato? Anche se tutti sostengono di sì ma nessuno è in grado di produrre riferimenti precisi?
E se fosse che il PD, contrariamente a quanto sostiene Grondacci nel suo post a proposito della gestione autoritaria del parco delle 5 Terre, avesse battuto un colpo? Con la sordina sì, ma pur sempre un colpo? Dice Grondacci: “se quanto sopra avviene, la responsabilità, è di tutta la sinistra spezzina (moderata e radicale) che non denuncia queste logiche autoritarie neofeudali, ma anche delle associazioni ambientaliste che spaccano il capello in 4 sul progetto Palmaria ma (tranne va detto per onestà i VAS) non fanno nulla per denunciare questa situazione.” Vuoi vedere che il PD non ci sta più con le "logiche autoritarie neofeudali"?
Dunque, com'è? Come si spiega il silenzio assordante che ha preceduto, e che persiste, questa terza conferma? Sono sicura che mi sia sfuggito qualcosa, sarò grata a chiunque vorrà aiutarmi a chiarire i molti strani aspetti di questa vicenda.
p.s. la lettura dei link è la parte più preziosa del post...
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sabato 16 gennaio 2010
Ambiente e partecipazione: il nuovo regolamento EMAS
Negli ultimi giorni tiene banco sul nostro blog il tema del conflitto (ambientale): a Porto Venere e al Parco delle 5 Terre, per non parlare del conflitto storico tra la città e il Porto della Spezia. Nel suo ultimo post Marco indica qualche azione che sarebbe utile nell'ottica di allineare gli Enti pubblici (locali e non) alla cultura di governo europea. Aggiungo io, anche le imprese.E' uscito il nuovo regolamento EMAS, un sistema volontario di ecogestione e audit adottato dal Parlamento e dal Consiglio Europeo su proposta della Commissione: sostituisce il precedente che risaliva al 2001. Si tratta di un sistema comunitario a cui possono aderire le organizzazioni aventi sede nel territorio comunitario e al di fuori di esso.
EMAS, in quanto strumento importante del piano d'azione “Produzione e consumo sostenibili” e “Politica industriale sostenibile” è inteso a promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali delle organizzazioni mediante l'istituzione e l'applicazione di sistemi di gestione ambientale, la valutazione sistematica, obiettiva e periodica delle prestazioni di tali sistemi, l'offerta di informazioni sulle prestazioni ambientali, un dialogo aperto con il pubblico e le altre parti interessate e infine con il coinvolgimento attivo e un'adeguata formazione del personale da parte delle organizzazioni interessate. Art. 1 - Disposizioni generali del regolamento (CE) n. 1221/2009 del 25 Novembre 2009: di per sé sufficiente ad esaurire il tema oggetto di questo post: ambiente e partecipazione.
Chi volesse capire meglio sappia che:
Un'organizzazione è un gruppo, una società, un'azienda, un'impresa, un'autorità o un'istituzione... pubblica o privata...che abbia una sua struttura funzionale e amministrativa (Art. 2 c21).
Un sistema di gestione ambientale è la parte del sistema complessivo di gestione comprendente la struttura organizzativa, le attività di pianificazione, le responsabilità, le pratiche, le procedure, i processi e le risorse per sviluppare, mettere in atto, realizzare, riesaminare e mantenere la politica ambientale e per gestire gli aspetti ambientali (Art.2 c13).
L'offerta di informazioni avviene attraverso la dichiarazione ambientale, informazione generale al pubblico e ad altre parti interessate sui seguenti elementi riguardanti un'organizzazione: a) struttura e attività b) politica ambientale e sistema di gestione ambientale c) aspetti e impatti ambientali d) programma, obiettivi e traguardi ambientali e) prestazioni ambientali e rispetto degli obblighi normativi applicabili in materia di ambiente...(Art. 2 c18) Le organizzazioni registrate mettono a disposizione del pubblico la dichiarazione ambientale e specificano il modo in cui ne garantiscono l'accesso al pubblico (Art. 6 c3).
Il coinvolgimento attivo e un'adeguata formazione del personale: l'organizzazione dovrebbe riconoscere che la partecipazione attiva del personale è un elemento trainante e il presupposto per continui miglioramenti ambientali ed è una risorsa fondamentale per migliorare le prestazioni ambientali...
Dialogo aperto con il pubblico: Le organizzazioni devono poter dimostrare di avere un dialogo aperto con il pubblico e le altre parti interessate, comprese le comunità locali e i clienti, circa l'impatto ambientale delle loro attività e dei loro prodotti e servizi per individuare le questioni che preoccupano il pubblico e le altre parti interessate. L'apertura, la trasparenza e la comunicazione periodica di informazioni ambientali sono elementi determinanti al fine di differenziare EMAS da altri sistemi analoghi. Questi fattori sono inoltre importanti per l'organizzazione perchè creano un rapporto di fiducia con le parti interessate.
Stiamo quindi dicendo che si tratta di uno straordinario strumento per le imprese e le amministrazioni pubbliche per garantire a sé e agli aventi interesse il rispetto della normativa ambientale e perseguire il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali: come dire un metodo straordinario di prevenzione e gestione dei conflitti ambientali.
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venerdì 15 gennaio 2010
Bonanini confermato alla Presidenza del Parco!
Verrà confermata anche la sua autoritaria gestione del potere?Mi è arrivata notizia da fonte certa che il Parco delle V Terre ha risposto nuovamente ad una richiesta, in questo caso di consiglieri del Comune di Riomaggiore, rifiutandosi di consegnare il bilancio dell’Ente Parco. Tutto questo sta ormai assumendo i toni di una vera e propria intolleranza democratica. Ma ha pure aspetti paradossali perché viene spontanea una domanda : se il Presidente e il Parco funzionano così bene come dicono i suoi fans perché hanno bisogno di usare questi mezzucci da repubblica delle banane come quello di rifiutare l’accesso ai Bilanci con pretestuosi cavilli giuridici?
Ma, visto che la democrazia è anche forma, intanto, vediamo se questi cavilli giuridici hanno fondamento.
Allora:
1. come è noto (articolo 25 dello Statuto del Parco) la Comunità del Parco fornisce parere obbligatorio sul Bilancio del Parco.
2. Come è altrettanto noto nella Comunità del Parco ci sta (articolo 24 dello Statuto del Parco) il Sindaco del Comune di Riomaggiore che partecipa (lui direttamente o un suo delegato) a deliberare tale parere obbligatorio non come privato cittadino ma come organo rappresentativo del Comune di Riomaggiore.
3. Come è altrettanto noto il consigliere può accedere ad atti che non riguardano le competenze ristrette del Consiglio Comunale ciò al fine di permettere al consigliere di compiere, attraverso la visione dei documenti richiesti, una compiuta valutazione della correttezza e della efficacia dell'operato della amministrazione comunale utile non solo per poter esprimere un voto maggiormente consapevole sugli affari di competenza del Consiglio ma anche per promuovere nell'ambito del Consiglio stesso le varie iniziative consentite dall'ordinamento ai membri del collegio (V sezione Consiglio di Stato n.119 del 21/2/1994)
4. Come è altrettanto noto il consigliere può accedere a tutte le determinazioni adottate dai singoli responsabili di servizio e a tutte quelle di giunta (V sezione del Consiglio di Stato n.119 del 21/2/1994), figuriamoci ad un parere obbligatorio come quello in oggetto.
5. Come è infine noto il diritto di accesso del consigliere comunale agli atti del Comune assume un connotato tutto particolare, in quanto finalizzato al pieno ed effettivo svolgimento delle funzioni assegnate al Consiglio comunale. Ne consegue che sul consigliere comunale, pertanto, non grava, né può gravare, alcun onere di motivare le proprie richieste d’informazione, né gli uffici comunali hanno titolo a richiederle e conoscerle ancorché l’esercizio del diritto in questione si diriga verso atti e documenti relativi a procedimenti ormai conclusi o risalenti ad epoche remote (Consiglio di Stato con sentenza n.929 del 2007).
Tutto quanto sopra è noto sicuramente a me e a chi ha conoscenza e rispetto del diritto quello vero: evidentemente non è conosciuto dagli uffici del Parco per non parlare del suo Presidente, che avrà anche i suoi meriti storici, ma che sulla trasparenza mi pare zoppichi parecchio.
Al di la delle questioni giuridiche, che peraltro (vedi sopra) non danno certo ragione al Parco, mi chiedo ma come è possibile che un Parco ormai famoso in tutto il mondo, un Parco governato da forze che si richiamano alla tradizione democratica della sinistra storica, come è possibile, ripeto, che un Ente così rappresentato si rifiuti di consegnare i proprio bilanci a chi lo richieda? Questa non è solo una questione di formale rispetto di leggi, questa è una questione che attende i principi fondanti della democrazia, quindi è questione strettamente politica.
Io credo che questa assurdità debba finire, io credo che non solo i bilanci degli enti pubblici dovrebbero essere consegnati a chiunque li richieda, ma addirittura che dovrebbero essere costruiti con la partecipazione delle comunità locali interessate.
Però se questo scandalo va avanti da anni la colpa non può essere solo di:
1. una sentenza del Consiglio di stato (che aveva respinto una richiesta simile della associazione VAS), peraltro non applicabile nel caso di richiesta di un consigliere comunale e comunque ormai superata dalla più recente normativa in materia di accesso alle informazioni ambientali.
2. una logica autoritaria di chi governa il parco
Queste sono risposte semplicistiche e riduttive; se quanto sopra avviene, la responsabilità, è di tutta la sinistra spezzina (moderata e radicale) che non denuncia queste logiche autoritarie neofeudali, ma anche delle associazioni ambientaliste che spaccano il capello in 4 sul progetto Palmaria ma (tranne va detto per onestà i VAS) non fanno nulla per denunciare questa situazione.
Dove sono il WWF, Italia Nostra e soprattutto la Legambiente? Questa ultima sempre in prima fila a difendere i meriti del Presidente del Parco ma altrettanto sempre pronta a nasconderne i tratti arroganti e autoritari.
Il Presidente è stato rinominato per il terzo mandato (ma la legge non prevede il limite dei due mandati? Su questo punto torneremo a breve in un nuovo post); questa può essere per lui l’ultima occasione per rifondare sotto il profilo della trasparenza e di un nuovo rapporto con i cittadini (non solo con i suoi sostenitori) l’Ente che è chiamato a presiedere.
C’è un lavoro enorme da fare :
Sotto il profilo della cultura di governo: si è già scritto sopra riassunto qui nel concetto che si governa per servire i cittadini anche quelli che non ti votano e non ti incensano.
Sotto il profilo delle regole: approvare un regolamento sull’accesso alla partecipazione e informazione ambientale, introdurre nello statuto strumenti di democrazia diretta, introdurre il bilancio partecipativo, istituire Garanti dell’accesso e della partecipazione esterni alla struttura dell’ente e con adeguata professionalità.
Sotto il profilo della struttura: riorganizzare e potenziare la struttura tecnica con adeguata formazione ambientale, definire protocolli per le istruttorie tecniche e i procedimenti a rilevanza ambientale di competenza del parco eliminando la attuale e confusa discrezionalità degli uffici del Parco.
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giovedì 14 gennaio 2010
Pubblica amministrazione e partecipazione
Quando parlo di partecipazione ho l'abitudine di partire da qui: Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. (Tit. V, art 118 della Costituzione Italiana)
Oggi, tuttavia, vorrei scendere un po' nel dettaglio, nel pratico, meglio, nelle pratiche. Per sgomberare il campo da possibili malintesi, vorrei precisare un po' il contesto (almeno quello spaziale) in cui si svolge il dibattito tra il Sindaco di Porto Venere e l'Associazione Posidonia, ma anche quello tra lo stesso Sindaco con l'Associazione ambientalista Vas, artefice del ricorso contro gli interventi in atto sull'Isola Palmaria.
Parlo del contesto perchè voglio dire, molto chiaramente, che:
IO NON CREDO che l'Amministrazione di Porto Venere sia la peggiore possibile.
IO CREDO, invece, che la cultura (proprio quella generale, non solo di governo) dei politici e dei funzionari pubblici sia spesso così scarna da non consentire loro di accorgersi dell'avvenuto passaggio (da tempo) ad un nuovo modo di amministrare.
Un apparato pubblico (perchè di apparato si tratta) spesso ignorante, perchè proprio non sa, e che ritiene superfluo aggiornarsi e adeguarsi. Nel caso qualcuno di loro, spinto da curiosità, volesse farsi un'idea minimale ( giusto a titolo di esempio) di ciò di cui sto parlando potrebbe iniziare a leggere qui.
Detto questo, per tornare al Sindaco di Porto Venere, arrivo al contesto (piccolissimo campionario):
| Ente, Istituzione | Tema | Fatto |
| Comune della Spezia | Scuola | Scuola di Melara: ad oggi il Comune della Spezia e la Preside dell'I.C. non hanno chiarito ai cittadini (tanto meno alla Scuola di Cittadinanzattiva) qual'è la situazione della scuola di Melara e cosa (se) intendono fare per (finalmente) porre rimedio alla situazione di criticità che dura ormai da oltre due anni. Vedi in questo blog alla sezione Scuola |
| Parco delle 5 Terre | Diritto di accesso, di critica, della privacy; regole | - Con il conforto del Consiglio di Stato, il Parco Nazionale delle 5 Terre nega da anni l'accesso ai suoi bilanci; - Solo grazie al Consiglio di Stato si è impedita l'edificazione del villaggio Europa di Corniglia ma altri scempi sono stati fatti e sono in fase di progettazione; - Sul suo sito sono disponibili scarne e approssimative informazioni relativamente alle modalità e alle regole con cui l'Ente amministra il territorio di sua competenza; - Poiché molte regole, a distanza di dieci anni non sono state definite, in certi casi i cittadini non possono intervenire sulla propria proprietà (leggi approvazione Piano del Parco) dovendo eventualmente ricorrere al TAR (accollandosi i relativi costi); - In ragione dell'arroganza (leggi: escalation dell'ignoranza) dei suoi collaboratori, non c'è modo di sottrarsi al ricevimento della Newsletter del Parco: non è dato, come previsto dalla legge, di cancellarsi automaticamente dalla mailing list e il suo autore, Luca Natale, prosegue imperterrito negli invii anche a fronte di specifica (manuale) richiesta di cancellazione. Stalking? - E' tale e tanto lo strapotere e l'arroganza da queste parti che, nonostante il mandato del Presidente sia scaduto lo scorso 13 dicembre, nessuno osa neppure accennare all'eventualità di un una nuova nomina: non se ne parla proprio. Per la punta dell'iceberg vedi in questo blog alla sezione 5Terre |
| Comune di Vezzano Ligure | Coinvolgimento e informazione ai cittadini | - Certo è storia vecchia ma a proposito della scuola attualmente chiusa per inagibilità statica, è opportuno ricordare che la precedente amministrazione, con delibera di giunta, aveva dato incarico all'avvocato affinchè valutasse l'opportunità di denunciare la Scuola di Cittadinanzattiva per “procurato allarme”; - L'attuale amministrazione (il nuovo che avanza) non è ancora in grado di pubblicare sul proprio sito internet le informazioni di minima per i cittadini e privilegia sponsorizzazione di eventi culturali (possibilmente a valenza storica - per non correre troppi rischi con la modernità). - Quando anche ci provano, falliscono miseramente: vedi link all'Istituto Comprensivo in disuso dal 2006, con POF dello stesso anno. Per approfondimenti vedi alla sezione Vezzano Ligure |
Potrei continuare con altri comuni e con la provincia, con il Porto, con l'ACAM, con il Comune di Monterosso, con alcuni dirigenti scolastici che non hanno ancora terminato di leggersi la legge sui Decreti Delegati (1974) ma conoscono alla perfezione quella dell'arroganza (vedi escalation dell'ignoranza) e quant'altro...
Invece chiudo perchè si tratta di un esercizio piuttosto deprimente e non sono solita ricorrere agli psicofarmaci.
Il Sindaco di Porto Venere, bontà sua, ha risposto all'Associazione Posidonia, pubblicato sul sito del Comune il suo programma di governo e un discreto numero di altre informazioni; ritengo sia dotato di sufficiente onestà intellettuale per rendersi conto della limitatezza delle risorse (anche culturali) della sua amministrazione rispetto all'importanza del territorio che deve amministrare. Tra quelli citati, a mio avviso, è forse l'unico che volendo ce la potrebbe fare a marcare un po' la differenza. Nardini ci provi: d'altra parte qualcuno dovrà pur cominciare!
P.S. La Nazione, che oggi ha in prima pagina un commento sulla Palmaria e le capre, e gli altri organi di informazione più o meno assoggettati a questa o quella amministrazione (si capisce che la raccolta pubblicitaria è quella che è: in assenza di imprese private gli unici inserzionisti sono gli Enti Pubblici) farebbero bene a provare a ragionare anche un po' di Area IP, di Porto, di Rifiuti, di Acqua, di Sanità, di Scuola, di Parco delle 5 Terre... (no, quello no).
se a qualcuno interessa, la tabella è disponibile per aggiornamenti
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Buone notizie per i sostenitori del NO all’ampliamento del Rigassificatore di Panigaglia
E’ stata recentemente pubblicata una sentenza della Corte Costituzionale (339/2009) molto interessante e che conferma la sostenibilità giuridica della decisione della Regione di Liguria di deliberare, con apposito atto di Giunta Regionale, il proprio no alla Intesa con il Governo relativamente alla realizzazione dell’ampliamento del rigassificatore di Panigaglia.La sentenza della Corte Costituzionale interviene in primo luogo sulla legittimità costituzionale dell’articolo 7 del decreto legge 112/2008. La disposizione censurata stabilisce che il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, definisce la "strategia energetica nazionale", indicando priorità e misure per il conseguimento di "obiettivi" rilevanti in campo energetico (comma 1), e che la proposta di cui si è detto, è elaborata in accordo con una "Conferenza nazionale dell'energia e dell'ambiente" (comma 2).
Premesso che l’energia rientra secondo la nostra Costituzione nella legislazione concorrente, nella quale spetta alle Regioni la potestà legislativa salvo che per la determinazione dei principi fondamentali riservata alla legislazione statale ( comma 3 ultima parte); la sentenza chiarisce quanto segue ad integrazione/specificazione della giurisprudenza precedente sui rapporti Stato – Regioni in materia di energia:
1.la materia relativa a produzione, trasporto, distribuzione dell’energia (legislazione concorrente ex comma 3 articolo 117 Cost.) corrisponde alla specificazione fornita dal comma 2 articolo 1 della legge quadro sull’energia (legge 239/2004). Secondo questa ultima norma le attività del settore energetico (che quindi rientrano nella legislazione concorrente) sono così disciplinate:
a)le attività di produzione, importazione, esportazione, stoccaggio non in sotterraneo anche di oli minerali, acquisto e vendita di energia ai clienti idonei, nonché di trasformazione delle materie fonti di energia;
b)le attività di trasporto e dispacciamento del gas naturale a rete, nonché la gestione di infrastrutture di approvvigionamento di energia connesse alle attività di trasporto e dispacciamento di energia a rete;
c)le attività di distribuzione di energia elettrica e gas naturale a rete, di esplorazione, coltivazione, stoccaggio sotterraneo di idrocarburi, nonché di trasmissione e dispacciamento di energia elettrica.
2.proprio alla luce del punto 1 la Corte Costituzionale conferma come la competenza legislativa concorrente delle regioni in materia di "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" possa venire distinta da una più ampia nozione di politica energetica, che farebbe capo esclusivamente allo Stato in fase di "programmazione" degli interventi strategici necessari.
3.la conseguenza del punto 2 è che viene riconosciuto allo stato il potere di assumere, nel rispetto della sfera di competenza legislativa ed amministrativa delle regioni, un ruolo di impulso ai fini dello sviluppo energetico nazionale, in quanto parte della politica generale che ad esso compete tracciare. La norma censurata fa riferimento a tale funzione di indirizzo preliminare, piuttosto che alla predeterminazione legislativa del contenuto delle misure che ne costituissero il concreto esercizio. Comunque la norma censurata anche nell’ambito di questo riconosciuto potere statale prevede che prima di approvare la propria strategia il Governo debba convocare una apposito strumento di concertazione cioè la Conferenza nazionale sull’energia.
4.il potere, di cui al punto 3, riconosciuto allo Stato si limita a determinare finalisticamente, e nell'esercizio della competenza statale concernente i principi fondamentali della materia energia, "obiettivi» strategici" in campo energetico, omettendo del tutto la descrizione dell'oggetto delle "misure" a ciò necessarie che invece stanno dentro la competenza di legislazione concorrente regionale.
La sentenza interviene in secondo luogo sulla legittimità costituzionale del comma 3 articolo 8 del decreto legge 112/2008 relativo alla procedura di concessione per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi. In particolare il comma 3 assegna allo stato il compito di approvare con apposito decreto ministeriale le modalità di pubblicazione di apposito elenco ai fini della attribuzione mediante procedure competitive, ad altro titolare, dello sfruttamento dei giacimenti, anche ai fini della produzione di energia elettrica. La sentenza interviene anche in relazione all’articolo 10 del decreto legge 112/2008 che determina i criteri prioritari di riparto del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca.
La sentenza, relativamente queste seconda e terza censura, chiarisce quanto segue in particolare sul ruolo delle Intese Stato Regioni nella materia energia:
1. in materia di produzione, trasporto, distribuzione dell’energia , trattandosi di legislazione concorrente, la Intesa con la Regione è sempre necessaria
2. quando la decisione riguarda non solo una materia di competenza esclusiva statale (in questo caso la concorrenza: vedi procedure competitive di cui alla norma censurata) ma anche di legislazione concorrente (energia), conformemente a quanto deciso di recente in un caso analogo (sentenza n.1 del 2008, al punto 7.3 del Considerato in diritto), deve riconoscersi la parziale illegittimità costituzionale della disposizione censurata (vedi comma 3 articolo 8 sopra citato), per la mancata previsione di strumenti di leale collaborazione per la parte che si riferisce a materie di competenza legislativa ed amministrativa delle regioni interessate. Anche in questo caso "va rimessa alla discrezionalità del legislatore la predisposizione di regole che comportino il coinvolgimento regionale nell'adozione del decreto in questione".
3. è il maggiore o minore impatto dell'intervento finanziario statale sulle competenze regionali che , in caso di concorso di competenze (esclusive statali v/s legislazione concorrente), definisce gli strumenti di leale collaborazione applicabili: Intesa o Parere.
Se noi applichiamo gli indirizzi della Corte Costituzionale al caso di Panigaglia risulta con chiarezza come :
1. lo stato in questo caso non ha mai esercitato il potere di programmazione generale che gli spetta , secondo la Corte Costituzionale , in materia energetica. Potere esercitando il quale avrebbe potuto stabilire i bisogni effettivi di gas, il numero di rigassificatori necessari, i criteri prioritari di localizzazione; il tutto previa convocazione di apposita Conferenza Nazionale (mai neppure pensata!);
2. comunque una volta stabilita quella programmazione generale di bisogni, obiettivi e criteri le scelte puntuali dovranno essere oggetto di Intesa con la Regione territorialmente competente;
3. rientrando la decisione di Panigaglia nell’ambito della materia energia (competenza di legislazione concorrente) la scelta dello strumento di collaborazione è obbligatoriamente quello della Intesa , essendo applicabile il semplice Parere solo nel caso, come afferma la Corte Costituzionale in cui ci sia concorrenza di competenze (esclusiva statale v/s concorrente) ed in cui l’intervento finanziario statale sulle competenze regionali sia di minore impatto.
ACAM Ambiente: bilancio, CDR e Enel (2)
Abbiamo ricevuto ieri un commento, anzi il commento visto che è l'unico pervenuto al nostro post su ACAM dello scorso Luglio (i sindaci e Acam sono troppo impegnati, o noi fortemente inadeguati come interlocutori per meritare una risposta):Ringrazio Michelangelo (?) per l'interesse e l'apprezzamento dimostrati; specifico che il lavoro a cui il post fa riferimento è frutto della collaborazione tra Marco Grondacci e me.
Purtroppo non sono informata a proposito del "recente programma di incenerimento scelto da Acam" (ammesso che sia diverso da quello originale che prevede il passaggio ad Enel, ma forse no) ma sono relativamente certa che, come di consueto, si tratti di una soluzione "a perdere".
E' di questi giorni l'annuncio della vendita del patrimonio immobiliare da parte di Acam per far fronte alle esigenze di cassa: decisione fermamente avversata dall'Esecutivo Provinciale dei Liberaldemocratici spezzini sulle pagine di Cronaca4 di oggi.
La soluzione che cita Michelangelo, incorporare il CDR in blocchi di cemento da riutilizzare per la messa in sicurezza dei siti a rischio idrogeologico, e che immagino faccia riferimento a pratiche già in uso, non mi sembra comunque adeguata per un'azienda come ACAM e spiego brevemente perchè:
Si è mai visto che in quell'azienda, le cui strategie sono definite dall'AD e dal Presidente su indirizzo dell'Assemblea dei Soci (i nostri amati amministratori locali):
- vengano affrontati i problemi in maniera integrata?
- in modo da garantire l'efficacia, la sostenibilità economica e ambientale del singolo processo?
- magari con soluzioni articolate e che tengano conto di ciò che succede fuori dalla nostra splendida provincia/regione?
No, al momento non si è visto.
1) Se e quando si accorgono che i singoli processi sono deficitari allora colmano l'insostenibilità ambientale con l'apertura (o riapertura) di nuove discariche: se non sufficiente propongono di bruciare il CDR in Centrale Enel (per vedere l'effetto che fa).
2) Se alla chiusura del bilancio si accorgono che la soluzione è costosa - ammesso che l'abbiano attuata, non è detto - mettono in vendita il patrimonio immobiliare per sanare il deficit, peraltro come nella migliore tradizione italiana (e si sa che i liguri alle tradizioni ci tengono).
3) Il tutto ovviamente senza che mai qualcuno si preoccupi di verificare il processo e porre gli aggiustamenti opportuni per renderlo sostenibile almeno nel futuro...
Alla fine, quando avranno ben bene distrutto l'azienda (anche in questo sono tutto sommato poco efficienti, tuttavia lenti ma inesorabili) la cederanno per tre cocomeri e quattro cioccolatini all'acquirente di turno: anche qui come nella migliore tradizione italiana (leggi Telecom, autostrade e quant'altro...)
Caro Michelangelo,
so di deluderla con queste considerazioni superficiali e qualunquiste, antipolitiche e farabutte ma cosa vuole ciascuno di noi ha alti e bassi...
P.S. poichè lei sembra sapere di cosa sta parlando, le sarei grata se volesse/potesse dare il suo contributo con ulteriori ragguagli... la nostra mail è: info@speziapolis.org
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mercoledì 13 gennaio 2010
Porto Venere: la responsabilità di (non) rispondere ai cittadini
Di seguito il commento dell'Associazione Posidonia alle (non) risposte del Sindaco di Porto Venere Massimo Nardini. Chi volesse contestualizzare il dibattito può intanto consultare il "Programma di governo del Sindaco" pubblicato sul sito del Comune di Porto Venere: io l'ho letto e mi sono fatta qualche idea...Le nove domande proposte dall’Associazione Posidonia al Sindaco di Porto Venere e ancora di più le nove risposte del Sindaco hanno suscitato un vivace dibattito all’interno dell’Associazione stessa. Dopo aver letto le risposte, molti soci hanno scritto mail proponendo di contro-rispondere e invitandomi, in qualità di Presidente dell’Associazione, a convocare una riunione per discutere e decidere il da farsi.
Le proposte avevano toni diversi, dall’ironico al fortemente risentito al più articolato, come la proposta di Marco Grondacci, membro del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Associazione, che è pubblicata in questo blog. Nelle riunioni poi convocate abbiamo fatto una sintesi-collage delle varie proposte, ne è uscita una risposta che abbiamo inviato al Sindaco e che è riportata di seguito.
Vorrei ora fare qualche ulteriore riflessione. La vicenda è triste oltreché sconcertante.
Le nostre domande sono state formulate, cambiate, soppesate e verificate nel corso di quattro o cinque riunioni dedicate a questo argomento, sono insomma “articolate, frutto di approfondimenti e ricerche” come le ha ben definite Daniela nel suo commento. Sconfinando per un solo momento nella polemica, posso affermare che in quelle domande non c’è nulla che non possiamo dimostrare. Dalle risposte del sindaco emergono da un lato il tentativo di stigmatizzare le forme di dissenso come mera opposizione “partitica”, svuotandole del loro valore di stimolo alle pratiche democratiche, dall’altro il tentativo di dividere i cittadini in due categorie: “con noi” o “contro di noi”. Se sono “con noi”: “perché parlano? ci hanno eletto, ora ci pensiamo noi”; se sono “contro di noi”: “non vale la pena ascoltarli, parlano solo perché sono contro”. Il cittadino non può fare domande, interloquire, occuparsi e preoccuparsi di ciò che succede nel suo territorio ma deve lasciar fare agli ELETTI. Di lui cittadino ci si ricorderà poi nuovamente quando mancheranno sei mesi alle nuove elezioni. Ben diverse erano le parole e gli scritti di importanti membri dell’attuale Amministrazione quando sedevano nei banchi dell’opposizione e ben diverso il tono e le parole del loro programma elettorale.
Come Associazione ci battiamo, e continueremo a farlo, per diffondere la cultura della partecipazione, del rispetto per i cittadini (valore per noi imprescindibile), delle decisioni condivise, del discutere e confrontarsi. Vorremmo insomma proporre un nuovo protagonismo dei cittadini che li porti prima di tutto a riconoscere e poi ad opporsi alle piccole o grandi violazioni del territorio, alla scomparsa del concetto di “bene comune” e alla malintesa applicazione del concetto di “pubblica utilità”.
Signor Sindaco
Che strana idea definirci un partito, pensare che per noi è motivo di orgoglio il non esserlo: siamo un gruppo di persone di diverso pensiero politico, ma questo non ci impedisce di stare insieme e di discutere serenamente dei problemi del nostro territorio.
La frase della Sua premessa: “Devo constatare l’evidenza: la POSIDONIA lascia lo status di associazione culturale per farsi partito politico”, dimostra una visione burocratica del concetto di democrazia politica per cui i cittadini devono occuparsi solo di problemi specifici e “concreti” mentre le visioni complessive possono essere solo compito delle istituzioni e dei partiti.
Tutto ciò porta ad un modello di governo senza popolo e quindi ad una politica che è solo tecnica di conservazione del potere attraverso la gestione di decisioni predisposte, istruite e sostanzialmente prese fuori dal processo democratico pubblico.
Con queste premesse la partecipazione, nel senso da Ella inteso, sarebbe soltanto una tecnica di costruzione del consenso e non un’occasione per confronti culturali approfonditi su tematiche riguardanti problemi pubblici.
Dalle Sue risposte sembra trapelare una avversione fisiologica a qualsiasi forma costruttiva di partecipazione. Ella concepisce la partecipazione così:
- IO sono stato eletto dai cittadini, quindi ho diritto di concordare con la mia maggioranza una decisione, al massimo sentendo prima i privati interessati agli investimenti o i proprietari dell’area.
- IO presento la decisione pubblicamente
- IO cerco di difenderla come l’unica possibile soluzione se mi attaccano da fuori del palazzo.
Siamo lontanissimi dai modelli di vera democrazia partecipativa che non è solo quantità di persone che partecipano ad assemblee ma è confronto critico di soluzioni diverse e alternative affrontate nella loro complessità e interrelazione.
Vorremmo anche noi fare una citazione. Sul concetto di Pubblica Utilità ci piace ricordarLe quanto ha più volte avuto modo di affermare la CORTE COSTITUZIONALE: “nell’ambito della attività discrezionale della PA , la singola amministrazione non è più semplicemente un centro d’imputazione attributario della cura di uno specifico e ben definito interesse, ma è sempre più spesso una figura soggettiva chiamata ad operare scelte dispositive (distributive) di risorse limitate, dopo aver condotto una propedeutica valutazione di compatibilità fra – plurimi - interessi pubblici, e fra questi e quelli dei privati, in relazione ai vari, possibili usi di tali risorse, ciascuno corrispondete ad un dato interesse”.
Le risposte che ha fornito alle nostre domande possono intendersi come consigli a farci gli affari nostri, tanto sono state superficiali, approssimative e poco interessate a chiarire gli argomenti in oggetto, anche se alcune potevano meritare un approfondimento che avrebbe portato a posizioni più chiare su alcuni spinosi problemi. Forse ciò è dovuto alla scarsa considerazione nei nostri confronti in quanto, come Ella dice, e come noi confermiamo, non rappresentiamo né un partito né una maggioranza eletta e nemmeno interessi particolari.
Nonostante ciò proseguiremo nella nostra attività con le idee e le iniziative che ci sono consentite dal nostro Statuto, iniziative finora molto seguite e che hanno dato visibilità ad un territorio come il nostro che è anche luogo turistico.
Abbiamo scoperto, nonostante le nostre differenze, di poter stare insieme, di volere, persino in allegria, le stesse cose. Abbiamo un solo piccolo difetto: ci piacciono la libertà e la democrazia.
Per Associazione Culturale di Promozione Sociale POSIDONIA
Il Presidente Gabriella Reboa
Porto Venere 10 gennaio 2010
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