martedì 7 dicembre 2010

Una riflessione sul metodo di scelta della discarica di servizio di Rocchetta Vara


Intanto a cosa servirebbe, secondo il Piano provinciale di gestione rifiuti urbani e assimilati, la proposta discarica di servizio a Rocchetta Vara.? Riceverebbe il rifiuto trattato e non recuperabile altrimenti, proveniente in primo luogo dall’impianto di trattamento di Saliceti.

Apparentemente quindi una scelta “inevitabile” se si vuole cominciare a chiudere il ciclo dei rifiuti nella nostra Provincia uscendo dalla emergenza che fa pagare costi non indifferenti alle amministrazioni comunali e quindi ai cittadini vista la necessità di continuare ad esportare i rifiuti in altre province e regioni. Ma in che senso è una scelta inevitabile e soprattutto davvero è una scelta che chiude il ciclo dei rifiuti, ed infine davvero il sito scelto è il migliore possibile cioè quello selezionato da un metodo trasparente e ineccepibile?

Non vogliamo in questo post entrare eccessivamente in questioni tecnico progettuali che uscirebbero da compiti e spazi da blog di informazione che è speziapolis. Ci interessa intanto sviluppare un ragionamento sul modo con cui si è arrivati a proporre questo sito, perché come insegnano le esperienze di oltre 20 anni di fallimenti nella gestione dei rifiuti urbani e speciali nella nostra provincia: nel metodo spesso e volentieri ci sta anche la sostanza.


Un primo ragionamento sviluppato dai sostenitori di questo sito è: “ma come ve ne accorgete ora di questa ipotesi, visto che era da anni inserita nel Piano Provinciale votato da quasi tutte le amministrazioni locali dell’ambito territoriale interessato? Intanto, tra queste Amministrazioni che hanno votato a favore non c’è guarda caso il Comune interessato dal sito; inoltre, se è vero che tale sito era previsto da anni nel Piano è altrettanto vero che c’erano altri siti proponibili nel Piano stesso.

Può anche darsi che il sito di Rocchetta sia l’unico realmente fattibile ma il percorso con cui si è arrivati a sceglierlo non è stato per niente chiaro e trasparente costellato di:

  1. errori tecnici come quelli relativi alla individuazione iniziale delle Gronde - Bonassola, poi risultato solo dopo lunghe verifiche tecniche non realizzabile. Sugli errori tecnici e di sostenibilità economica nella realizzazione di questo sito al servizio dell’intero comprensorio provinciale avevamo scritto, oltre 1 anno fa (agosto 2009), e quegli errori sono tutti li che pesano sulla valutazione della capacità di chi gestisce i rifiuti nella nostra provincia(vedi qui)
  2. ambiguità (vedi il sito di Saturnia (zona Pagliari-Pitelli) che nell’odg approvato recentemente dal consiglio comunale della Spezia non viene respinto ma ci si limita ad affermare che è nel sito di bonifica nazionale di Pitelli e allora? Come si è dragato per il porto si potrebbe anche bonificare e realizzare l’impianto li o ci sono questioni insormontabili e se si quali? . Sarebbe il caso di saperlo e di comunicarlo a tutti i cittadini a cominciare da quelli della Val di Vara che dovrebbero sopportare il sacrificio di questa nuova discarica.

Ma sempre sotto il profilo del metodo c’è qualcosa di più; infatti se andiamo a confrontare le schede tecniche del piano provinciale relativamente ai siti potenziali per la discarica di servizio (capitolo 11 del Piano) notiamo che in realtà il sito migliore sotto il profilo tecnico è certamente quello di Saturnia che viene bocciato solo ed unicamente per un criterio “politico”: la mancanza di consenso delle popolazioni del Levante per i pregressi siti di discarica della zona gestiti come sappiamo (vedi processo Pitelli). Ora è chiaro che tutto ciò appare dal punto di vista della popolazione della Val di Vara non facilmente accettabile, visto che loro pagano per errori di amministrazioni di altri comuni e per cattiva gestione di impianti siti in altri territori.

Infine non è mai stato chiarito tecnicamente perché non si sono indicati siti nella Val di Magra che contribuisce in modo più significativo della Val di Vara a produrre RSU ed è sicuramente più baricentrica rispetto alle zone di maggior produzione di rifiuti urbani e assimilabili.

Insomma come al solito si è data la netta sensazione che al sito di Rocchetta ci sia arrivati non tanto e non solo per ragioni tecniche ma per ragioni politiche alcune confessabili (vedi minor bacino di consenso elettorale, minor possibilità di opposizione sociale) altre meno confessabili (scambi con il centro commerciale di Brugnato della serie io ti do una cosa e tu ne dai una a me?!).

Tutto ciò pone un enorme problema di trasparenza e quindi di democrazia in questa come in molte altre vicende legate alla gestione dei rifiuti nella nostra Provincia che peserà sicuramente nella accettabilità sociale di questo sito, e che se non affrontato seriamente ammorberà qualsiasi futura decisione ad alto impatto territoriale ed ambientale.

Ci permettiamo quindi di proporre due suggerimenti.

Il primo è quello di costituire una commissione paritetica (Comune interessato - Provincia e gestore ) che valuti attentamente il percorso istruttorio che ha portato alla scelta del sito. Questo lavoro può essere svolto in un tempo brevissimo e servire per comunicare con chiarezza alla popolazione della Val di Vara le ragioni di questa scelta.

Il secondo è che se sulla base dei lavori di tale commissione paritetica emergesse la conferma del sito di Rocchetta Vara, la relativa procedura di VIA sull'impianto previsto dovrà essere accompagnata da una Inchiesta Pubblica che, secondo le migliori esperienze in materia, permetta di prendere in considerazione tutti gli impatti come pure le soluzioni alternative anche di tipo tecnologico/impiantistico coinvolgendo attivamente la comunità locale interessata. Inchiesta che dovrà essere presieduta da una Autorità di Garanzia esterna agli enti pubblici Regione e Provincia essendo questi ultimi enti autorizzatori in materia (la Regione per la VIA e la Provincia per l'autorizzazione finale all'impianto).


2 commenti:

Stefano Sarti ha detto...

Ha ragione Marco a sostenere che la questione "democratica" è la vera problematica che riguarda la realizzazione della discarica di servizio a Rochetta Vara; infatti la politica (ed in primis l'amministrazione provinciale su cui ricade la decisione, essendo collegata al piano provinciale di smaltimento) non ha mai ne motivato ne chiarito il perchè si siano escluse le altre località previste dal piano (Mangina, Borghetto Vara e Saturnia, La Spezia). Assolutamente condivisa la richiesta di realizzare un percorso partecipato con commissione tecnica e inchiesta pubblica, sarebbe anche il modo di realizzare finalmente quello che nessuno ha mai fatto in materia di rifiuti in questa provincia.
Mi permetto solo di ricordare che, per quello che riguarda il piano provinciale, siamo fuori dagli obbiettivi di legge: prevede una raccolta diffrenziata del 47% su base provinciale quando la legge finanziaria del 2007 ha stabilito che, entro il 2012 bisognerà arrivare al 65% minimo di r.d.
Quindi, al di fuori della strumentalità di chi vorrebbe cambiare il piano solo per far balenare la prospettiva del commissariamento, forse questo è il vero tema da introdurre nella discussione su modifiche al piano, e che questo sarebbe anche fondamentale per rendere sempre più residuale sia la produzione di cdr a saliceti che le quantità di rifiuti finali da collocare nella discarica di servizio.

Stefano Sarti

Anonimo ha detto...

Secondo me le discariche dovrebbero essere poste in ogni comune a tanti metri quanto il numero di abitanti.
Se ognuno avesse la sua discarica per quanto produce non ci sarebbe il problema dei conferimenti da fuori.
100 abitanti 100 metri
10000 abitanti 10 km
tanto per intenderci.
I siti si trovano sempre.
I rifiuti speciali siano trattati in modo speciale.

Saluti
Massimo