martedì 14 dicembre 2010

Spezia: un provincia in grigio!


La recente indagine sulla qualità ed il tenore di vita pubblicata dal Sole 24 ore in generale conferma ai primi posti le province del Nord come Bolzano, Trento, Sondrio, Trieste. Si inseriscono nei primi 10 anche una del centro come Siena e una della Sardegna come Oristano.

La nostra provincia passa dal 41° posto al 57° nella classifica generale: un bel salto indietro nonostante le continue dichiarazioni ottimistiche dei nostri amministratori locali.

La classifica generale è basata sull’analisi di una serie di indicatori divisi per sette settori:

  1. 1. Tenore di vita ( ad esempio dimensioni dei deposti in banca da parte dei cittadini e delle famiglie, consumi per persona, costo delle case)
  2. Affari e lavoro (ad esempio occupazione femminile e dei giovani, numero delle imprese per numero di abitanti)
  3. Servizi pubblici e tutela dell’ambiente (ad esempio trasporti pubblici, asili pubblici, raccolta differenziata dei rifiuti ed altri indicatori)
  4. Popolazione ( ad esempio numeri di abitanti per kmq, numero di nascite, percentuale di laureati tra i giovani, numero di immigrati regolari
  5. Reati ( ad esempio numero dei furti nelle case, rapine, ricatti)
  6. Tempo libero ( ad esempio numero di libri acquistati, numero di spettacoli e cinema, numero di associazioni di volontariato)

La Spezia ha raggiunto nei suddetti settori le seguenti posizioni in classifica:

  1. al 66° posto in classifica per il settore tenore di vita. In particolare la ricchezza prodotta procapite ( il c.d. prodotto interno lordo) vede la provincia di Spezia agli ultimi posti esattamente all’89° su 105 totali. Siamo messi leggermente meglio per i deposti bancari per singoli abitanti ( i soldi in banca per ogni cittadino ci classificano al 57° con una media di 11.778 euro). Le spese ordinarie delle famiglie ( spese per la luce, le auto, gli arredi di casa, i computer etc.) ci vedono al 66° posto con 770 euro per famiglia in media. Anche le case alla Spezia per metro quadro costano parecchio e cioè 2350 euro il che ci piazza al 73° posto nella classifica.
  2. Relativamente al settore affari e lavoro siamo al 48° con alcuni piazzamenti negativi significativi come il 76° per lo spirito di iniziativa ( ad esempio nel creare nuove imprese e lavori) , anche i fallimenti delle imprese alla Spezia sono notevoli siamo all’84° posto con ben 23 imprese fallite ogni 1000, anche per i giovani occupati ( età da 25 a 34 anni) siamo solo al 58° posto con una percentuale di occupazione del 73% c’è da dire che in questo caso al sud stanno molto peggio cioè ben al di sotto del 50%, abbiamo anche una bassa occupazione femminile (siamo al 74° posto con solo un 30% di occupate sul totale delle donne in età di lavoro).
  3. Per il settore dei servizi a tutela dell’ambiente e della salute siamo messi decisamente meglio siamo al 24° posto. Però anche qui i dati sono contradditori così per la sanità siamo messi molto male visto che relativamente alla utilizzazione degli ospedali della provincia ben il 23% dei cittadini bisognosi di cure sono obbligati ad emigrare in altre province. Buone invece le posizioni per i servizi ambientali (es. rifiuti, acque) per gli asili, siamo intorno al 20° posto. Ma sull’ambiente i dati del rapporto si fondano sul rapporto Ambiente Urbano di Ambiente Italia poco attendibile come abbiamo visto qui
  4. relativamente al settore popolazione siamo al 104° posto su 107 perché abbiamo tanti abitanti per kmq della nostra provincia ben 253,4 , le coppie sposate si separano più facilmente 84 ogni 10.000, ci sono tanti anziani (43% sulla popolazione attiva), abbiamo un bassa percentuale di nascite ogni mille abitanti 7,6 contro i quasi 12 della prima in classifica.
  5. tutto sommato non possiamo neanche essere definita una città tranquilla rispetto al crimine perché siamo al 79° posto ed i delitti totali rispetto al 2005 sono in aumento più nella nostra provincia che in moltissime altre.
  6. nettamente migliore è la classifica per il settore del tempo libero siamo al 22° posto. Però anche qui i dati se letti nel particolare non sono per niente positivi. Acquistiamo e quindi leggiamo pochi libri, siamo infatti al 52° posto (0,5% sul totale della popolazione) in compenso siamo messi benissimo ( terzi in classifica) per le sale cinematografice quasi 7 ogni 100.000 abitanti e siamo una provincia piena di bar e ristoranti circa 629 ogni 100.000 abitanti. Dedichiamo quindi molto tempo libero ai nostri interessi privati più consumistici (cinema , spettacoli, ristoranti e bar) ma pochissimo alle organizzazioni del volontariato ( croce rosse, protezione civile , aiuti ai poveri etc.): solo 50 associazioni di volontariato ogni 100.000 abitanti contro le 342 di Bolzano prima in classifica. Siamo a metà classifica per l’indice di partecipazione alle attività sportive, come dire mediocri anche nella cura del proprio corpo!

Conclusioni siamo una provincia che invecchia, che fa sempre meno figli, che ha tassi di disoccupazione elevati tra i giovani e le donne, che produce sempre meno ricchezza (PIL) ma che al contempo punta ai consumi più edonistici e che favoriscono l’individualismo (cinema, ristoranti contro a pochi libri) tendenza questa ultima confermata dalla scarso interesse per l’associazionismo solidale. Eppoi risparmiamo abbastanza ma non sappiamo investire sulla innovazione, abbiamo scarso spirito di iniziativa imprenditoriale e professionale, allo stesso tempo ci stiamo impoverendo progressivamente come dimostrano le basse spese delle famiglie per i consumi ordinari che fanno il paio in negativo con gli alti costi delle case e l’alta percentuale di fallimenti nelle imprese . Questo ultimo dato è inquietante e andrebbe letto con particolare attenzione: forse il riciclaggio del denaro sporco c’entra qualcosa? Forse c’entra anche la nostra pessima classifica, nell’ambito dell’ordine pubblico, per l’eccesso di fenomeni estorsivi?

Infine in questo quadro non idilliaco si aggiunge il pessimo stato della sanità come dimostrato dal diffuso fenomeno della migrazione ospedaliera fuori provincia.

Al quadro non certo positivo che emerge dai dati oggettivi sopra riportati si aggiunge anche la rimozione quasi patologica (sotto il profilo psicologico) da parte dei cittadini spezzini della reale situazione in cui vivono. Infatti la classifica basata sui dati relativi ai 6 settori sopra elencati è stata integrata da una classifica sulla percezione costruita attraverso interviste ad un totale di 75.000 adulti (in tutte le province italiane) di diversa estrazione sociale, sesso, età, professione. Qui nonostante le posizioni non troppo buone nelle classifiche di settore come riportato in precedenza la sensazione degli spezzini è quella comunque di un città che in generale stia migliorando la qualità della vita. Così nella percezione degli spezzini siamo al 18° posto come miglioramento della qualità della vita, nonostante le classifiche sui dati reali ci assegnino posizione ben più arretrate.

Possiamo quindi dire che lo spezzino medio ha l’ottimismo tipico non di chi vuole intraprendere per migliorare le cose ma di chi mette la testa sotto la sabbia per non vedere quello che succede realmente intorno a lui. Forse è proprio questa contraddizione che spiega perché un ceto politico dirigente che negli ultimi 20 anni ha contribuito a peggiorare il nostro territorio (in particolare nella zona golfo) stia ancora saldamente in sella in quasi tutti i centri di potere. Ma in questo caso forse un grosso ruolo lo ha giocato la assenza di una reale opposizione.


Saremo sempre più impantanati in questo grigiore che avvolge anche i nostri cervelli annebbiandoli? Mi auguro di no per i nostri figli, ma certo è che per cambiare le cose nel nostro territorio non possiamo aspettare la prossima inchiesta della magistratura…….. quindi…… sveglia spezzini!

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con questa sua analisi.
C'è un pecoraggio che ha del nauseante.

Saluti
Massimo

Anonimo ha detto...

A proposito Dott. Grondacci,
ha letto le dichiarazioni di Aldo Sammartano sulla "rinascita" spezzina?
http://www.cronaca4.it/cronaca/sammartano_basta_centri_commerciali_renzo_raffaelli.htm
Cosa ne pensa?

Saluti
Massimo

Marco Grondacci ha detto...

Si ho letto e la ringrazio per il suggerimento. Direi che nell'intervista di Sammartano ci sono aspetti condivisibili come quello di limitare i centri commerciali, ma ne stanno ripartendo altri a Romito e Brugnato senza che ci sia una vera opposizione da parte anche delle associazioni dei commercianti se non le solite battute che lasciano il tempo che trovano. Ad esempio quello di Brugnato ha già degli aspetti di illegittimità ma nessuno li sta rilevando, sembra quindi una opposizione dichiarata solo a parole.
Non condivido l'idea che emerge dall'intervista dell'aumento dei containers movimentati come volano di un rilancio economico della città. Questo ruolo di rilancio il porto lo potrebbe avere solo ed unicamente si cominciasse ad analizzare le diseconomie sul territorio prodotte dal porto e quindi si cercasse di dare una risposta in chiave di area vasta e non solo nel numero di containers che arrivano e fuggono velocemente dalla nostra città.
Infine il waterfront, Sammartano dimostra di essere erede di una cultura fintamente decisionista ma in realtà solo autoritaria, un progetto come il waterfront meriterebbe un vero percorso partecipativo secondo metodi e procedure che abbiamo affrontano nel nostro blog alla voce Waterfront.

Anonimo ha detto...

Credo che l'aspetto più grave, in termini di ricadute sulla capacità di autodeterminazione della popolazione spezzina, sia proprio la mancanza di consapevolezza: ho sempre ascoltato (e condiviso) mugugni e lamentele sull'endemico immobilismo della città, la scarsità dei servizi e la loro inefficienza, il mancato decollo di un'economia che avrebbe dovuto semplicemente sfruttare con intelligenza e lungimiranza la generosità della Natura, invece di consumare ed inquinare il territorio. Speravo che i mugugni si sarebbero tradotti, prima o poi, in uno slancio di riscatto civico, ma ora temo che la diffusa abitudine di scrollare le spalle e di pensare che "qualcun altro provvederà" - abitudine, peraltro, squisitamente italiana - abbia finito per annebbiare la vista di gran parte della cittadinanza, con buona pace di chi - in questa inerzia - governa da decenni senza contraddittorio. Mi ripeterò, ma la stampa locale cosa ne pensa? Tutto bene, immagino...Elena

Anonimo ha detto...

Scusi Elena...
ma perchè dovremmo avere il diritto di sfruttare la generosità della Natura?
Chi ce lo ha consegnato? Il Padreterno?
Perchè Aldo Sammartano si accorge solo ora che stanno costruendo la nuova Ipercoop a Spezia?
Dov'èra quando è iniziata la bonifica dell'area IP?
Bonifica mai conclusa peraltro.
Perchè non destinare quell'area a un polo tecnologico, che so? microelettronica o ricerca scientifica?
Tanto lì la Natura gli spezzini l'avevano già abbondantemente violentata no?
D'altronde le Cinque Terre e le sue inarrestabili frane sono lì da ere geologiche, e la Via dell'Amore non è altro che un rimasuglio del cantiere della ferrovia di fine Ottocento.
Se si ricorre a sfruttare la Natura, anche se preservata dall'Unesco non sarà che stiamo raschiando il fondo del barile?
Per una rinascita dell'economia spezina, orfana degli arsenalotti, ci vuole un rilancio industriale serio e rispettoso dell'ambiente.
I santuari della Natura lasciamoli stare in pace.
Nei santuari si entra in silenzio e senza pagare.

Saluti
Massimo

Anonimo ha detto...

Gent.mo Massimo, mi permetto solo di farle osservare che la sua invettiva è costruita su tre parole estrapolate da quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere una riflessione - mi si passi il termine - di tipo "sociologico". Non era infatti mio intento sostenere una strategia economica piuttosto che un'altra, dato che non sono un'economista; lavoro però da alcuni anni con le Aree protette (in un'altra provincia e in un'altra regione, per mia fortuna) e partecipo dell'impegno ed entusiasmo con cui molti operatori - istituzionali e non - tentano di valorizzare il proprio territorio, anche quando questo non sia caratterizzato da eccezionali emergenze naturalistiche, paesaggistiche o architettoniche. Personalmente ritengo che la provincia di Spezia abbia invece molte eccellenze di questo tipo, spesso rese ancora più fragili da uno sfruttamento indiscriminato, male o per niente governato, assolutamente non sostenibile se rapportato ai punti di debolezza e alle limitazioni fisiche e morfologiche che caratterizzano questo territorio. Le qualità e la fragilità di questo territorio avrebbero avuto sicuramente bisogno di politiche ambientali e di sviluppo attente e rigorose. Mi rendo conto che quando ho parlato di "un'economia che avrebbe dovuto semplicemente sfruttare con intelligenza e lungimiranza la generosità della Natura" mi sono forse prestata ad un fraintendimento: non intendevo infatti suggerire che lo sfruttamento a fini turistici del territorio potrebbe essere un'efficace strategia di crescita economica per la provincia spezzina (anche perchè usando il termine "sfruttamento", mi rendo conto, ho distorto il significato del mio pensiero), ma piuttosto che se gli Enti locali non sono stati finora in grado di valorizzare in modo intelligente neppure i "talenti" del territorio che amministrano, cosa possiamo aspettarci per gli altri ambiti di sviluppo? Spero di averle chiarito il mio punto di vista. Saluti. Elena