Dopo l’approvazione in Comitato Portuale della disciplina di dettaglio per l’attuazione del Progetto di Watefront abbiamo atteso delle dichiarazioni argomentate da parte di tutti gli interessati (amministratori, politici, sindacalisti, associazioni imprenditoriali ed ambientalisti) che non fossero la solita litania sul si o no al waterfront o sulla c.d. cultura del fare (…..dire, baciare, lettera, testamento). Niente da fare da tutte le dichiarazioni ci è sembrato che nessuno abbia letto attentamente questo documento soprattutto nella parte più significativa che è quella del punto 4.2. Procedure di approvazione degli interventi nell’ambito portuale. Eppure questo punto in particolare è decisivo perché chiarisce le modalità di approvazione e quindi di valutazione del Waterfront definendo quindi i margini di intervento di enti locali e pubblico interessato e soprattutto stabilendo i tempi, il tipo di atti, le modalità di consultazione del pubblico.
Cosa dice questo punto 4.2. lo riportiamo per esteso nella parte più significativa : “ Poiché gli interventi sono prevalentemente di iniziativa pubblica, i medesimi saranno approvati, sotto il profilo urbanistico territoriale paesistico ambientale, edilizio e dell’impatto ambientale, mediante ricorso alla procedura di cui all’articolo 81 del DPR 616/1977 ( come riportato dalla legge regionale 9/2003).”
Ora il riferimento a questa norma significa che ogni singolo intervento dovrà avere uno specifico inter autorizzatorio con la presentazione, da parte della Autorità Portuale (per la parte pubblica) e da parte dei soggetti attuatori (per la parte privata) di uno studio sugli effetti urbanistici-territoriali e ambientali dell’opera/intervento e sulle misure necessarie per il suo inserimento nel territorio comunale.
Quindi secondo il Comitato Portuale (organo nel quale lo ricordiamo sono rappresentanti tutti i soggetti istituzionali nonché sindacati e operatori portuali) il progetto di Waterfront andrà approvato e valutato come fosse uno somma di singoli interventi separati uno dall’altro. Ma è davvero così?
Se noi andiamo ad esaminare il documento del Comitato Portuale vediamo che gli interventi previsti dal progetto di Waterfront assumono le caratteristiche di un vero e proprio strumento urbanistico (quindi non una somma di progetti soltanto) che definisce le destinazioni funzionali delle diverse aree interessate dal progetto:
Area 1: verde pubblico, piccoli esercizi commerciali, turismo
Area 2: nautico, commerciale, tempo libero, attrezzature per lo sport
Area 3: uffici pubblici (esistenti)
Area 4: terziario, funzioni ricettive, convegnisti che, tempo libero, dotazione culturale, uffici, parcheggi,
Area 5: centro sportivo, residenziale, commerciale, parcheggi
Siamo quindi di fronte ad un chiaro strumento di pianificazione che va a ridisegnare un’area importante del demanio portuale ma non solo e che quindi avrà ricadute dirette ed indirette sull’intera area del PUC della Spezia interessata dal fronte mare.
D’altronde che la cose siano in questi termini lo confermano una serie di documenti ufficiali, infatti la delibera di approvazione del PRP(Piano regolatore portuale) da parte del Consiglio Regionale relativamente all’impianto normativo di attuazione delle diverse aree (compresa quindi quella dell’attuale progetto di Waterfront) prevede che lo stesso sfugga : “ alla tentazione di predisporre una zonizzazione troppo disegnata , privilegiando gli indirizzi di massima ovvero il ricorso alla configurazione di semplici schemi di assetto, diretti a predisporre , in vista della successiva fase progettuale, indirizzi di massima , comunque non vincolanti” ed aggiunge che “ Per ogni ambito di intervento dovrà essere elaborato uno Schema di assetto urbanistico “.
Non solo ma prima ancora di definire la procedura accelerata il Comitato Portuale ed in primo luogo la Autorità Portuale avrebbero dovuto rispettare gli impegni presi nel verbale del Tavolo di confronto sull’attuazione del PRP del 30/11/2009 secondo il quale :
- per ognuno dei 10 ambiti del PRP doveva essere definito uno schema di assetto urbanistico
- prima dell’inizio di qualsiasi intervento negli ambiti doveva essere verificata ( a cura del Ministero dell’Ambiente con il supporto dell’Arpal e dell’Ispra) l’attuazione di tutti gli interventi di mitigazione indicati nelle integrazioni forniti dall’A.P. alla Regione in sede di approvazione del PRP;
- la definizione dei programmi di monitoraggio, ex ante ed ex post, sulla base di indicatori ambientali idonei, per la verifica degli effetti ambientali ed in particolare dell’inquinamento atmosferico, idrico ed acustico; ciò al fine di capire gli impatti cumulativi e i trasferimenti di inquinanti tra un'area e l'altra del PRP
- definizione di procedure di partecipazione/informazione da parte dei soggetti interessati e della popolazione, per ogni singolo intervento e ambito;
- sulla base della verifica di cui al punto 2 dimostrare a cura dell’AP la coerenza dei risultati di tale verifica con le azioni/progetti previsti nelle diverse aree del PRP
Non risulta al sottoscritto che alcuno di questi punti sia stato predisposto in via definitiva.
Quindi la decisione del Comitato Portuale stabilisce un iter di approvazione del progetto di Waterfront che frammenterà lo stesso in tanti singoli interventi ed opere perdendo di vista l’impatto complessivo in termini ambientali, urbanistici, sociali del progetto e producendo i seguenti risultati in sequenza logica:
- in primo luogo si impedirà anche la applicazione della VIA ordinaria per i singoli interventi ed opere;
- in secondo luogo si impedirà la applicazione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) all’insieme dell’intervento urbanistico, impedendo un ragionamento su scenari alternativi sull’area vasta quindi di tutto il comprensorio comunale e non solo;
- in terzo luogo si impedirà una reale partecipazione della comunità locale essendo la procedura prevista dal Comitato Portuale totalmente esente da ogni forma di coinvolgimento del pubblico formalizzata nel procedimento come invece sarebbe se venisse applicata la VAS
Insomma siamo alle solite in questa città: procedure al limite della legittimità decise nel chiuso delle stanze tra i soliti noti, il tutto condito con le stronzate della cultura del fare, quella cultura che è così presente nel nostro ceto politico dirigente che:
- non hanno tutt’ora chiuso il ciclo dei rifiuti,
- hanno distrutto una azienda come l’Acam che era un gioiello di efficienza,
- hanno messo quasi dieci anni per approvare (non attuare) il Piano regolatore del Porto,
- hanno messo oltre 30 anni per cominciare a realizzare gli interventi nell’area ex IP senza peraltro bonificarla completamente,
- hanno distrutto le colline di Pitelli producendo una situazione di ingestibilità permanente per qualsiasi futuro impianto per i rifiuti,
- non hanno ancora finito dopo oltre 20 anni la pedecollinare anche qui rinviata per errori progettuali ben rilevabili sin dall’inizio na non rilevati da dirigenti che tutt'ora occupano posti di responsabilità nelle amministrazioni locali
……… e finiamola qui che è meglio!
Su come intendiamo la partecipazione ed una corretta procedura di approvazione del Waterfront abbiamo scritto qui e qui
2 commenti:
Concordo completamente, soprattutto per l'ultima parte..
Vorrei ricordare anche che il waterfront lo danno già per realizzato! Al punto di andarlo già a "vendere" addirittura in Cina!
Ne ho parlato tempo fa nel mio blog:
http://www.fininformatica.it/wp/il-waterfront-e-i-cinesi/
Pazzesco!
a proposito di visioni strategiche: i nostri amministratori pubblicizzano con enfasi un parcheggio da 400 posti auto al porto mirabello (fronte a mare spezzino di ponente:"da oggi parcheggiare a la spezia è più facile e conveniente".- Non sono nemmeno consci del ridicolo: una "navetta"(sic) che parte dal porto mirabello per il centro città.- Potremmo riempire il mare fino alla diga con una enorme colata di cemento, avremmo così risolto il problema dei parcheggi.- C'è una deriva di stupidità istituzionale allarmante! Riempimenti in mare e supermercati; bisogna star svegli alla notte per pensarle!
eugenio calcagnini
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