...segue da qui.
Legambiente con il passare degli anni è diventata sempre meno associazione di militanza ambientalista sul territorio e sempre più “altro” che, per il momento, definiamo così:
1. associazione di promozione di una lobby di imprenditori, tecnici e professionisti nel campo ambientale;
2. lobby politica, apparentemente tutta interna al centro sinistra e composta di dirigenti formatisi nella associazione, che crea le condizioni più favorevoli alle finalità della lobby imprenditoriale.
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Molto lontani dai contenuti della relazione introduttiva al Congresso Nazionale del 1986 dell'allora presidente Chicco Testa (prima della sua conversione nuclearista e della sua carriera da imprenditore dopo la presidenza di Enel SpA - pioniere?) nella quale, per definire i compiti della Legambiente, affermava "la nostra capacità di produrre conflitti, di costruire punti di resistenza intorno alle scelte che riteniamo sbagliate e di impedire che esse si realizzino ... costituisce una delle ragioni fondamentali della nostra esistenza"; con riferimento alla situazione di emergenza delle istituzioni pubbliche (di allora) aggiungeva quanto: "... ciò sia conseguenza del complessivo infeudamento dello stato e della cosa pubblica ad ogni livello del sistema dei partiti... di una politica ormai solo mestiere ed intermediazione... Il ceto politico si comporta quindi come una vera e propria corporazione che dietro la ideologia degli interessi generali, copre il proprio legittimo interesse...". Dichiarazioni apparentemente di grande attualità, se si legge il tutto alla luce dei comportamenti attuali, del sostegno incondizionato al sistema di potere nel Parco delle 5 Terre (anche dopo l'inchiesta della magistratura) e, soprattutto, dei percorsi personali dei dirigenti nazionali di Legambiente di questi anni (a cominciare dal pioniere).
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Legambiente oggi ben rappresenta la politica ufficiale anche a sinistra: una delle tante lobby autoreferenziali in cui si è frantumata la soggettività politica; tutti questi personaggi rendono vana la attività di centinaia di militanti dei circoli locali dell'associazione che invece sul territorio si battono con onestà per difendere l'ambiente. I militanti sembrano essere, sempre più ogni giorno che passa, strumenti funzionali alle carriere della cricca che si è impadronita da tempo di questa associazione nata con fini e padri nobili (Laura Conti, Enzo Tiezzi, Giovenale per fare solo alcuni esempi) e finita per avere tra le propria fila, con responsabilità nazionali rilevanti, chi giustifica l’illegalità ed un sistema di potere fondato sull'arroganza e sull'annientamento/isolamento degli avversari pur di difendere qualcuno della propria cricca (come continuano a fare con riferimento alle 5 Terre).
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Venendo ai contenuti del nostro precedente post. Lo snaturamento di questa associazione e l'intreccio di partecipazioni societarie che ormai la caratterizzano pongono con serietà una questione di autonomia e indipendenza di giudizio politico di Legambiente rispetto alla sua partecipazione alle vertenze che coinvolgono società, enti, singole personalità del mondo ambientalista; che a loro volta intrattengono stretti rapporti professionali, economici, di scambio di favori certamente legali ma altrettanto certamente inopportuni (vedi a titolo di esempio la citata partecipazione per mezzo di Sorgenia a Tirreno Power - centrale di Vado - in società con Hera - Acam Spezia.
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Emblematica a nostro avviso è la totale mancanza di apertura all'interno di questa associazione ad una seria discussione circa le ragioni che hanno portato un personaggio come Bonanini a svolgere un ruolo rilevante anche come membro del gruppo dirigente nazionale di Legambiente: nessuna autocritica rispetto all’esito della gestione di un parco tanto sostenuto e portato ad esempio; nessuna riflessione e proposta concreta circa un percorso che aiuti ad evitare il ripetersi di quanto accaduto nelle 5 Terre; nessuna critica al Ministero dell'Ambiente su come è stata gestita la vigilanza in questi anni sul Parco delle 5 Terre; nessuna critica alla nomina a Commissario dell'Ente Parco Nazionale di chi (peraltro anche membro del Comitato Scientifico di Symbola) fino al giorno prima avrebbe dovuto controllare il soggetto ora sotto inchiesta della magistratura.
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A fronte del silenzio assordante dell’attuale gruppo dirigente di Legambiente abbiamo invece assistito ad una continua e sistematica difesa d’ufficio da parte degli ex dirigenti di Legambiente che con Bonanini (come abbiamo visto) hanno costruito una rete di collegamenti politici e di interessi economici precisi. Abbiamo anche sentito Realacci (ex Presidente di Legambiente e attualmente Presidente onorario della associazione), nonostante quanto fino ad ora emerso dall’inchiesta anche in termini di confessioni dirette di imputati, tentare di mettere in discussione professionalità e buona fede dei magistrati inquirenti secondo la peggior logica berlusconiana.
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Il silenzio assordante degli organismi ufficiali di Legambiente e la difesa d’ufficio degli ex dirigenti nazionali accende un faro sulla autonomia dell’associazione rispetto alla lobby dei c.d. ecodem (realacci e c.): Legambiente una associazione a sovranità limitata? Se la questione si chiudesse solo con Legambiente sarebbe grave ma tutto sommato anche semplice: basterebbe puntare su altre associazioni del mondo ambientalista; tuttavia, se noi ad esempio consideriamo WWF e Italia Nostra non è che l'atteggiamento sia molto diverso: dalla logica "imprenditoriale" e lobbystica di stampo legambientino, allo stesso assordante silenzio sulla vicenda delle 5 Terre.
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C'è nell'ambientalismo ufficiale una degenerazione centralista e autoreferenziale, un’incapacità di costruire una soggettività politica autonoma dal ceto politico dominante; l’esatto contrario delle necessità di un ambientalismo moderno, che dovrebbe essere auto-centrato, fortemente legato al territorio, capace di svolgere un ruolo di supporto progettuale e culturale che migliori la qualità dei conflitti ambientali e soprattutto rafforzi la autonomia della società civile nei confronti di istituzioni politiche sempre più lontane dai cittadini.
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Legambiente quindi come paradigma della crisi ormai irreversibile dell'ambientalismo ufficiale? Ci permettiamo di pensare di si.
Marco Grondacci e Daniela Patrucco
Marco Grondacci e Daniela Patrucco
p.s. l'immagine che abbiamo scelto per questo post è vera, anche se potrebbe sembrare costruita ad arte per rappresentare le dinamiche rappresentante nel post precedente.

1 commenti:
Nell'inchiesta 5terre che si dipana
tra confessioni,reticenze e colpi di teatro,tutto per cercare di spegnere presto i riflettori sulla vicenda,ciò che stupisce sono i silenzi.
Silenzio di chi aveva parlato nelle prime 48 ore,sbandierando difese a oltranza verso il sistema ed ora è ammutolito.
Alludo sopra tutto alle associazioni ambientaliste locali e
nazionali e prima di tutto a Legambiente,così collegata alle faraoniche iniziative.
In tempi di ordinaria amministrazione il sistema 5terre
veniva magnificato,ora in tempi meno felici è subentrata la assenza di giudizio ed è caduto il silenzio.
Ma una associazione che deve rappresentare interessi plurimi e
dare voce ai propri iscritti dopo i
dibattiti interni,proprio ora che
dovrebbe fornire il suo utile apporto,invece,tace.
Sono gli iscritti che hanno perso la parola o i dirigenti che non rappresentano le vere opinioni.
dei soci?
L'obbiettivo delle associazioni ambientaliste è l'elaborazione
del consenso o la valutazione dei diritti della natura?.
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