Approfitto di alcuni commenti pervenuti, con riferimento alla circostanza per la quale "la giusta distanza del giornalista dai fatti (e dalle persone coinvolte dalle notizie) dovrebbe garantire la lettura rigorosa degli eventi…” In questo modo vorrei “ri-leggere” - è un po' ciò che cerco di fare sempre - alcune notizie interessanti di oggi:
* LORENZO Cimino, segretario generale della Cgil spezzina: PARCO 5 TERRE: “Ci sono più di 200 lavoratori delle cooperative che non possono certo pagare colpe altrui. La nostra battaglia, insieme agli altri sindacati, è quella di salvaguardare e- stabilizzare i posti di lavoro e mantenere più servizi possibili… E’ indispensabile operare affinché ci possa essere in tempi rapidi la ripartenza di quel sistema produttivo in un nuovo contesto democratico, fatto di regole certe e di trasparenza». Certo questo Cimino non è un giornalista ma apparentemente analizza i fatti, che per lui sono: 200 lavoratori rimasti senza lavoro per cause non dipendenti dalla loro volontà. Per me, invece, i fatti sono: 1) 200 lavoratori potenzialmente senza lavoro oltre ad un numero imprecisato di altri potenziali lavoratori interessati ad un lavoro 2) una situazione di irregolarità diffusa 3) un potenziale elevato rischio di conflitto sociale in ragione dei primi due punti. Una soluzione improntata al rispetto delle regole a alla trasparenza non può che prevedere, a mio avviso: 1) l’azzeramento dell’attuale sistema 2) la definizione di nuovi assetti secondo le regole esistenti 3) il conseguente accesso al lavoro a chiunque ne abbia titolo, anche attraverso un approccio di tipo imprenditoriale e cooperativo.
CASO ACAM: “A volte sembra di vivere in un’altra dimensione: mi pare che molti non si rendano conto dei rischi veri che abbiamo corso. L’alternativa all’aggregazione era il fallimento, con tutte le conseguenze in termini di disoccupazione, di crisi dell’indotto, di tensioni sociali”.
Uno dei compiti dei sindacati, non sono granchè esperta, consiste nella vigilanza circa l’operato delle aziende, i piani industriali ecc. Un’assunzione di responsabilità in questo senso sarebbe opportuna: cosa abbiamo fatto per NON arrivare all’emergenza? Cosa NON abbiamo fatto e che ha, in parte, determinato la situazione attuale? Inoltre: se (se) l’alternativa all’aggregazione è il fallimento, non è poi detto che il percorso che porta all’aggregazione non possa prevedere alcuni punti sui quali sia opportuno discutere.
Personalmente sono un po' annoiata dall’emergenza e dal “piuttosto che” che porta sempre con sé:
1) Ex area IP: un centro commerciale piuttosto che un’area inquinata;
2) Collina di Pitelli: un campo da golf piuttosto che il degrado;
3) Villaggio Europa: un residence, piuttosto che le baracche fatiscenti;
4) Waterfront: palazzi e parcheggi piuttosto che i silos;
5) Panigaglia: raddoppio piuttosto che perdita dei posti di lavoro;
.....
Possiamo cominciare a ragionare i termini di “alternative” e non di “alternativa”?.
* Raffaella Paita sul dissesto del territorio: “Il maltempo di queste ultime settimane ha creato notevoli disagi su tutto il territorio spezzino soprattutto in termini di viabilità e collegamenti stradali con frane e smottamenti che hanno in alcuni casi isolato intere località. Alla luce di questa gravosa situazione, mi sembra importante ricordare che il “Programma straordinario in materia di viabilità per l’anno 2010 offrirà alle Province liguri la possibilità di utilizzare i 5 milioni di euro a disposizione, oltre che per opere infrastrutturali, anche per opere di manutenzione ordinaria e straordinaria».
Ha considerato i fatti? Alcuni. Avrebbe potuto dire che "il maltempo delle ultime settimane (mesi, anni) e la scarsa o nulla manutenzione del territorio (per assenza di fondi destinati allo scopo) hanno determinato… e che oltre al programma straordinario… per gli anni a venire i fondi disponibili dovranno essere destinati sia ad interventi infrastrutturali sia, primariamente, ad interventi di manutenzione delle infrastrutture esistenti per non doverci più trovare in situazioni di emergenza
* E poi Burlando: durante la campagna elettorale in cui è stato eletto ha dichiarato che “basta con i porticcioli e la cementificazione delle coste”, dopo aver speso i quindici anni precedenti a prevederne la costruzione in ogni dove sino a tappezzare l’intera costa ligure… qualcuno dobbiamo ancora iniziare a costruirlo. Ora, dopo che abbiamo costruito centri commerciali e outlet “a sfare", il nostro dichiara che “Serve un accordo di ferro tra le istituzioni locali per dire basta alle aree commerciali ed evitare così che qualche imprenditore abbandoni la Liguria per mancanza di spazi industriali”. Dovremo aspettarci insediamenti industriali “vista mare” per i prossimi dieci anni? O si pensa di pianificare un minimo?
* per finire, Paolo Ardito sul SecoloXIX avanza delle ipotesi circa gli esiti della lettera di bonanini alla Procura: poichè la lettera non conteneva "fatti" ma il "punto di vista" di bonanini, il giornalista la commenta con le sue ipotesi, evidentemente argomentandole in base alle informazioni in suo possesso e alla sua sensibilità all'argomento. Sondra Coggio intervista Vergassola che, come è solito fare, tra il serio e il faceto si permette di dire tutto e il contrario di tutto su questa vicenda. Incontrastato.

6 commenti:
Cito testualmente
"Una soluzione improntata al rispetto delle regole a alla trasparenza non può che prevedere, a mio avviso: 1) l’azzeramento dell’attuale sistema 2) la definizione di nuovi assetti secondo le regole esistenti 3) il conseguente accesso al lavoro a chiunque ne abbia titolo, anche attraverso un approccio di tipo imprenditoriale e cooperativo"
Quindi se ho capito bene lei vorrebbe
1) licenziare in toto i 200 lavoratori in quanto "figli di una situazione irregolare"
3) dare "accesso al lavoro" a "chiunque" ne abbia titolo, magari anche da fuori provincia o meglio ancora da fuori regione con tanti saluti al fattore antropico.
Le dico la verità, mi auguro di aver frainteso il senso delle sue parole.
Non dimentichiamo che nel 1999 è stato detto a un'altra categoria di lavoratori: Andatevi a cercare il lavoro per mantenere le vostre famiglie altrove, da oggi qui c'è il parco delle 5 terre e non potete più esercitare la pesca.
Nessuno si è preoccupato di loro.
L'intero post era volto a rilevare dimensioni diverse (i fatti) di ciascuna situazione, che possono più o meno essere considerate e che modificano il quadro di riferimento. Rispetto al fatto specifico, occorrerà senza dubbio sanare le situazioni irregolari: ev. onlus che non ne hanno le caratteristiche, affidamenti arbitrari e quant'altro...
L'esito, a mio avviso, sarà giocoforza una nuova situazione che vedrà, com'è giusto che sia, diverse "vere cooperative" che si proporranno per svolgere diverse attività. Secondo le leggi che tutti noi condividiamo. Allo stesso modo per i dipendenti del parco: prima o poi ci sarà un bando nazionale/europeo nel quale si ridefiniranno le regole di accesso. Cito testualmente: "il fattore antropico". Personalmente, se lo statuto del parco lo prevede, non vedo alcun problema ad attribuire un punteggio maggiore ai residenti per privilegiarne l'accesso.
Consideri tuttavia che i fondi con cui opera il parco sono regionali/nazionali/europei, visto che è anche sito UNESCO. Il "fattore antropico" sembrava essere determinante anche nella scelta del presidente, con quali effetti mi pare abbastanza evidente ora.
Insomma, c'è un parco che ha uno statuto: da lì si parta e si rispettino le regole condivise, ad evitare che il "fattore antropico" torni ad essere il "fattore privilegio". Che la transizione sia gestita con un occhio molto attento al conflitto sociale e in considerazione della situazione socio-economica generale in cui le protezioni, ahimè, sono saltate per tutti.
Prendiamo per buono i 200 posti di lavoro, ma non lo sono, al massimo saranno 140-50.
In ogni caso moltissimi di essi già vengono da Spezia e altre località più lontane.
Questi che vengono da fuori sono tutti figli di "qualcuno".
Ci sono stati a libro paga figli di politici locali, funzionari, noti professionisti, banchieri etc.
Per far spazio a questi i dipendenti "aborigeni" sono stati ridotti al minimo possibile e spesso pagati meno degli altri.
Il fattore antropico è in realtà stato parecchio discriminante per la popolazione locale.
Ossia ha garantito ai lavoratori i seguenti trattamenti privilegiati.
- Fare i lavori peggiori, in quanto ai figli dei pezzi grossi non aggradano i lavori umili, turni sconvenienti o luoghi di lavoro scomodi.
-Essere pagati pagati lo stretto necessario (AD ECCETTO DEI PRESIDENTI DELLE COOPERATIVE E DEI SOCI CHE AVEVANO PAGHE SPROPOSITATE).
-Sapere di vivere in costante senso di debito, il quale veniva costantemente ricordato in svariate modalità.
Condizionare la propria vita e quella della famiglia, in quanto si doveva tramutarsi in esseri privi di iniziativa e di opinioni non gradite.
Purtroppo siccome poi si sa che la natura umana sceglie spesso la via più breve a soddisfare i propri fabbisogni, per cui molti giovani di questo paese hanno scelto di impiegarsi comodamente a casa, senza dover alzarsi presto la mattina e doversi guadagnare il pane altrove.
In ogni caso non sono state sviluppate professionalità particolari dalla grande maggioranza dei dipendenti, ma il soprannumero ha anzi causato pigrizia indolenza.
Insomma il problema è aver creato dei baby-pensionati, che mal si adatteranno al mondo del lavoro vero.
Per ultimo, se si vuole fare anche una doverosa considerazione politico-antropologica, in un paese piccolo come quelli delle Cinque Terre un entità politica che da lavoro ad un numero spropositato di persone è di per se un fatto anomalo, che per forza di cose sbilancia gli assetti di una comunità.
E' ovvio che diventa una realtà solo clientelare, atta a raccogliere solo voti e non conquista sociale e finisce poi per diventare una setta alla quale o si è favore oppure si è contro, e quindi nemici del sistema.
Per ultimo, se ci fossero Sindacati onesti, consulenti del lavoro come si deve e DIRIGENTI veri e non pupazzi, si capirebbe che il livello di produttività di queste supposte 200persone è gran lunga inferiore al minimo degli arsenalotti.
Quando si troverà il giusto rapporto tra lavoro e personale necessario questo darà la vera percezione delle cose e l'occupazione sarà quella, come amavano dire, ECOSOSTENIBILE.
Che dire, qui ci si può giusto ripetere: lo facciamo tutti e volentieri auspicando che se a qualcuno ancora non è noto abbia la possibilità di accedere alle informazioni.
Sulla condizione dei lavoratori, sullo strapotere, sul condizionamento, finanche sul ruolo delle associazioni ambientaliste avevo infatti scritto nel 2008: a qualcuno sarà anche venuto a noia ma per chi se lo fosse perso (è anche piuttosto breve e scorrevole): http://www.speziapolis.org/dp/sostenibile/amantea_2008.pdf
lettera alla nazione, oggi: IN VAL DI VARA UN OUTLET MEGLIO DI UNA DISCARICA... appunto!
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