
Da molto tempo è in atto nel nostro paese e quindi anche nella nostra città una campagna costruita ad arte volta a denigrare l’intervento critico dei cittadini organizzati in comitati contro scelte impattanti sulla qualità del territorio e della vita di chi vi risiede.
Recentemente Cronaca 4 ha svolto una inchiesta, citata nel post di Daniela, nella quale si intervistavano una serie di presunti esperti di conflitti (politici, amministratori, ambientalisti). Dalle risposte, soprattutto di politici e amministratori, emerge la assoluta distanza dalle vere ragioni che stanno alla base della stragrande maggioranza dei conflitti sociali e che spesso e volentieri sfociano in azioni davanti alla magistratura.
A proposito di azioni davanti alla magistratura ma davvero la stragrande maggioranza derivano dai cittadini e comitati spontanei vari? La scorsa estate il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito i dati su un lungo elenco di autorizzazioni ad impianti energetici bloccate. Ebbene nella stragrande maggioranza dei casi il blocco derivava e tutt’ora deriva o da ricorsi delle imprese contro le amministrazioni locali per irregolarità nelle procedure autorizzatorie o da ricorsi delle amministrazioni locali stesse. Forse l’abusato slogan “non nel mio giardino” (utilizzato per criticare i conflitti prodotti da comitati di cittadini) dovrebbe essere coniugato in un “non nel mio mandato amministrativo”. In altri termini la politica a livello locale invece che aggredire le vere ragioni che stanno alla base dei conflitti ambientali tende sempre di più a garantirsi la sopravvivenza come ceto dirigente inseguendo e spesso e volentieri scavalcando gli stessi cittadini e i loro comitati. Ovviamente si tratta degli stessi amministratori locali che, quando hanno loro il potere di scegliere, si lamentano delle troppe opposizioni e dei ricorsi alla magistratura dei cittadini, fino ad arrivare alla querela contro chi li critica.
Dalla sopra citata intervista su Cronaca 4, emerge come il Sindaco della Spezia, quando viene messo in discussione il potere da lui esercitato, si trinceri dietro la frase standard di questi tempi: “sono stato eletto dal popolo”. Dal popolo? Intanto, da un punto di vista matematico, lui è stato eletto si e no da un terzo degli spezzini aventi il diritto al voto quindi neppure dalla maggioranza assoluta.
Così questa sinistra (o centro sinistra o come cavolo si chiama……), scimmiottando la cultura berlusconiana, nasconde dietro alle regole elettorali la sua incapacità di analizzare la società e di rispondere ai bisogni che esprime. D’altronde se siamo arrivati al punto di parlare di un governo tecnico a livello nazionale costruito solo o quasi per cambiare la legge elettorale vuol dire che siamo arrivati alla frutta!
Dietro alle logiche “mi ha eletto il popolo”, “i cittadini devono scegliere la persona che dovrà rappresentarli e governare il paese, la regione, la città”, c’è una filosofia della politica che tende a riproporre un rapporto diretto tra l’elettore e l’eletto tagliando via la politica come azione collettiva, la politica come processo di selezione qualitativa del ceto politico dirigente e tagliando via i partiti politici come luogo di formazione – selezione, attraverso un confronto collettivo nel tempo dettato da regole certe e definite (i vecchi statuti). Così i partiti sono sempre più lontani da essere il luogo della elaborazione della politica nel confronto continuo con i cittadini e sempre più diventano meri comitati elettorali che funzionano solo per i pochi mesi precedenti alle elezioni di turno.
Ma d’altro canto lo stesso federalismo fiscale, che tutti anche a sinistra difendono ormai, è dentro la filosofia suddetta del rapporto diretto tra chi elegge e chi governa nella pura logica del voto di scambio; io ti eleggo per pagare meno tasse e tu devi garantirmi di spendere bene i soldi che ti do. Così la politica diventa contabilizzazione delle entrate e delle uscite, non c’è più analisi delle ragioni sociali dei conflitti, non c’è più ricerca della gerarchia dei bisogni su cui poter costruire l’agenda politica, non c’è più progettualità di trasformazione della società.
E allora di fronte a questo continuo e progressivo attacco alla democrazia rappresentativa, alla democrazia delle assemblee elettive, ai partiti come luoghi dove esercitare democraticamente la discussione collettiva prima delle decisioni istituzionali, di fronte a questa frammentazione personalistica del gioco democratico, risultano veramente insopportabili questi politici che si lamentano di avere di fronte una società civile sempre più conflittuale, neo corporativa e quindi ingovernabile.
La società civile cerca solo di difendersi come può di fronte alla deriva neofeudale della politica moderna: incapace di ascoltare i cittadini e quindi di costruire su questo ascolto una sintesi che permetta decisioni fondate sul consenso e sulla partecipazione del cittadino.

E pensare che di fronte a questa situazione c’è qualcuno, travestito da imprenditore, che si permette di scrivere sui giornali (vedi articolo a lato) che a Spezia c’è un eccesso di democrazia e di partecipazione! Pazzesco in 25 anni che seguo la politica locale non c’è mai stato nel nostro territorio un percorso partecipativo degno di questo nome, per avere un documento di qualsiasi genere bisogna tribolare mesi, se critichi i poteri ufficiali di becchi una querela, se rompi con la politica ufficiale sei condannato a cento anni di solitudine come nel libro di Garcia Marquez. e uno che ha fatto il politico di professione (ex sindacalista della UIL poi riciclato nelle società che ingrassano con il lavoro flessibile) ha il coraggio di scrivere che per colpa della partecipazione eccessiva “i tempi della politica non tengono conto dei tempi della economica”.
Ecco un esempio di come ormai le parole non abbiano più significato e vengano utilizzate da chiunque a proprio uso e consumo. In realtà nel nostro territorio non c’è mai stata partecipazione ma solo consociativismo tra i poteri forti, non c’è mai stata vera concorrenza ma spartizione tra grandi gruppi economici (Enel, Eni, Lega delle cooperative) e un sottobosco imprenditoriale che ha sempre vissuto del legame forte con il potere politico. A questo occorre aggiungere un continuo disprezzo delle regole e della legge ( ad. Es. tutti gli impianti di rifiuti sono finiti di fronte alla magistratura, la centrale enel ha funzionato illegalmente per anni e tutt’ora la sua autorizzazione non è adeguata alle norme europee), una profonda inefficienza del ceto dirigente pubblico (Acam, discarica di Pitelli, vicenda dragaggi del Porto, pseudo bonifica dell’area IP), una politica della immagine fondata su una stampa e dei mass media locali (televisioni comprese) collusa con il sistema clientelare. Tutto ciò continua a produrre fuga di cervelli e impossibilità di sviluppare politiche che guardino al futuro del nostro territorio. E’ il sistema ben rappresentato dalla vicenda delle 5 Terre.
Forse bisognerebbe tornare alla buona vecchia politica del 900 ideologica ma anche capace di ridare un senso a grandi masse di cittadini, ma queste sono solo utopie di un quasi vecchio ex militante comunista come sono io e quindi a breve termine verranno trattate niente di più che sfogo di una senilità incombente!
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