domenica 31 ottobre 2010

Vittorio Coletti: l'ignavia della sinistra

Oltre ai buoni giornalisti, nel levante ligure mancano anche gli intellettuali; poichè non è sempre stato così, e anzi questo ultimo pezzo di Liguria un tempo attirava diverse tra le migliori teste pensanti del nostro paese, si potrebbe ragionare sulle cause che determinano la loro indifferenza, quando non reticenza a riflettere su questo territorio nonostante non rinuncino a goderne gli indiscutibili, ancorchè precari, paesaggi.  Prendo a prestito quindi, ancora una volta,  una riflessione che non  riguarda specificamente il levante ligure ma che potrebbe benissimo: Vittorio Coletti affida una delle sue perle all'edizione genovese di Repubblica a proposito dell’annunciato abbandono del PdL da parte del Senatore Musso, e del suo desiderio di incontrare B. prima della decisione finale. Scrive Coletti: “non capisco perché Enrico Musso, che da tempo è di fatto fuori dal Pdl e non è mai entrato, sia detto a suo onore, nella corte del Vecchio Satrapo, pensi, prima di andarsene, a un incontro personale con Papi. … E’ vero che un gesto di buona educazione è sempre apprezzabile, comunque sia. Ma, onestamente, ci vuole un bello stomaco per incontrare di persona il protettore di Ruby. Persino portargli il residuo rispetto che si deve a ogni uomo e alla carica che ricopre, mi riesce difficile. Come fanno galantuomini come Biondi, come Musso, a indugiare così a lungo prima di smettere tanto disdicevoli frequentazioni? Ma, a pensarci bene, perché stupirsi che gente che ha militato con lui ci metta così tanto a prenderne le distanze, quando tanti, che non hanno mai aderito alle sue formazioni politiche e non lo hanno mai approvato, hanno così a lungo esitato a vedere la sciagura che incarnava e, pur opponendoglisi senza equivoci, si sono distinti puntigliosamente dai militanti dell’antiberlusconismo, accusandoli per anni di esagerazione, isteria radicale, girotondismo, dipietrismo ecc.? Ho un ricordo vivo e doloroso dello sconcerto che la mia rabbia antiberlusconiana faceva in tanti cari e stimati amici, delle dispute affettuose e accanite con essi, prima che la non più negabile devastazione totale del paese togliesse loro le parole ragionevoli e prudenti che speravano di poter continuare a dire. La responsabilità del successo di quest’uomo impresentabile è più ampia di quel che si crede e non riguarda solo chi lo ha sostenuto o chi ne è stato ingannato, ma anche chi ha onestamente pensato di batterlo con gli strumenti ordinari della buona politica. Ci vuole lucida disperazione, a volte, per cogliere tutta l’enormità del male. Per questo tanti, a sinistra, non l’hanno colta, affezionati al vecchio ottimismo della volontà e all’atavica fiducia nel genere umano. Per questo, la schifezza e il danno  rappresentati da Berlusconi, sono stati, paradossalmente, meglio visibili da destra, perché più prossima a lui e  senza illusioni sull’uomo. Il fatto che il Pd balbetti anche a questo punto di degrado e che il pur ambiguo Fini sia infinitamente più motivato contro il Cavaliere del buon Bersani, sta dentro questo drammatico quadro. Chi, trovandosi nelle vicinanze, poteva vedere bene, si è troppo a lungo chiuso gli occhi e solo ora i Musso e i Biondi dichiarano che non se ne può più. Chi aveva difficoltà a vedere, perché giudiziosamente lontano, si è raccontato una realtà politica di sogno, correttamente istituzionale, dentro la quale fare una molto compunta e tradizionale opposizione al Vecchio malvissuto. Hanno perso tutti. Berlusconi sprofonda nella sua miseria morale. Bersani fa  sprofondare il Pd. Quelli che se ne vanno oggi debbono ammettere di averlo fatto troppo tardi."
Ecco,  se siete arrivati sin qui, non credete che le riflessioni di Vittorio Coletti abbiano senso anche per descrivere la situazione di timida e isolata presa d'atto, assordante silenzio, quando non collateralismo che persiste, a distanza di un mese, relativamente al B. delle 5 terre?

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