sabato 30 ottobre 2010

Scuola: ora di religione e alternative, quali sono i diritti e dove sono i fondi?

In maniera a volte arbitraria, i dirigenti scolastici "governano il tempo" degli studenti che esercitano la facoltà di non avvalersi dell'Insegnamento della Religione Cattolica. Anche l'esperienza personale mi dice che si tratta di pochissime unità nella scuola elementare (in particolare sino all'età della prima comunione), qualcosa in più alla secondaria di primo grado sino a diventare un numero piuttosto significativo alla secondaria di secondo grado. Sempre per esperienza diretta, non è stato possibile nei 5 anni di scuola primaria avere un'alternativa all'insegnamento della RC che non fosse il parcheggio del ragazzino in un banco di altra classe, e tuttavia le dirigenti che si sono succedute hanno sempre fatto in modo di collocare l'ora di religione all'inizio o alla fine delle attività per consentire l'entrata/uscita posticipata/anticipata. 
Con mia somma soddisfazione, all'iscrizione di quest'anno ho avuto modo di scegliere tra quattro opzioni: uscita dalla scuola, studio individuale, studio assistito, attività didattica. Ho optato per lo studio individuale ma, con grande sorpresa (e soddisfazione, devo dire)  ho successivamente constatato che la scuola ha attivato un corso di Cittadinanza e Costituzione per i 3 bambini della classe (e presumibilmente per quelli delle altre classi).
Confermo pertanto ciò che leggo su repubblica di stamani, a firma di Antonia Sani del Comitato Nazionale Scuola e Costituzione: troppo spesso non sono disponibili alternative all'ora di religione e tale fatto si configura come una palese forma di discriminazione. Ribadisco, come ho spesso fatto notare su questo stesso blog, che non si tratta di un effetto della riforma Gelmini ma di pratica annosa (almeno 5 anni). Antonia Sani invita "Dirigenti Scolastici, Consigli di Istituto, si rivolgano all’Ufficio Scolastico della propria regione e chiedano conto di quei fondi — e sono cospicui! — che anche nel bilancio dello Stato 2010 sono stati attribuiti alle Regioni per «Spese per l’insegnamento della religione cattolica e per le attività alternative." Rilevo, tuttavia, la circostanza per la quale, nonostante mettano a volte a disposizione un'ora di attività alternativa (peraltro graditissima, dato il tema) le scuole vìolino il sacrosanto diritto di scelta del cittadino (che aveva scelto ad esempio l'ora di studio individuale) confermando la difficoltà culturale anche dei soggetti più illuminati di condividere le proprie scelte rispettando i sacrosanti diritti individuali dei cittadini  (che le dovrebbero subire).  Come specificato in questa circolare disponibile sul sito www.scuolaecostituzione.it che rimanda ad una sottosezione del Comune di Bologna, di cui riporto qualche riga: 
Le sentenze e le circolari ministeriali prevedono che:
1. Non vi sia regime di opzionalità fra l’insegnamento di religione cattolica e le attività cosiddette alternative, ma che deve essere garantita la libera scelta fra avvalersi o meno e a chi non si avvale le scuole devono offrire un ventaglio di 4 possibilità: attività didattiche e formative, studio individuale assistito, studio non assistito, uscita dalla scuola;
2. deve essere garantita a tutti gli alunni non avvalentisi l’attività che i loro genitori hanno scelto liberamente nel modulo a loro consegnato. Le attività didattiche e formative devono avere la stessa dignità di ogni altra attività organizzata dalla scuola. Non è legittimo aggregare gli alunni a quelli di altre classi, che svolgono le normali attività didattiche; non è consentito trasformare a posteriori una scelta in un’altra;

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