Quando si smaltisce la sbornia da notizia e se si evita di indugiare troppo sul gossip delle intercettazioni, si può iniziare a riflettere sulle conseguenze degli eventi accaduti e, soprattutto, di quelli in corso. Le prime riflessioni sono giocoforza parziali e possibilmente anche grezze ma, a mio avviso, vale la pena di provare ad abbozzarle: aiuta a chiarirle e possono essere argomento di confronto e stimolo.
Come “pretesto” per la mia riflessione, voglio considerare la situazione dei lavoratori delle cooperative del parco e la circostanza per la quale, nella riorganizzazione futura, probabilmente qualcuno di loro resterà senza lavoro e qualcun altro invece no; successivamente, dovendo fare i conti con la sostenibilità economica delle cooperative medesime ed auspicando il passaggio ad una situazione di “relativa normalità”, il personale sarà sempre più selezionato, auspicabilmente in funzione delle proprie prestazioni e pertanto, presumibilmente, ci sarà un certo turn-over e possibilmente anche una riduzione dello stesso; è possibile che le attività affidate alle cooperative saranno cedute a singoli privati interessati alla loro gestione (magari a coloro che hanno già attività imprenditoriali e quindi più skillati); nuovo personale sarà assunto al Parco delle 5 Terre, sulla base di un regolare bando che terrà conto di titoli e competenze: forse non saranno più le stesse persone attualmente impiegate a vincerlo.
Poiché nessuno di noi ritiene che alle 5 terre ci sia mai stata piena occupazione ed è noto che spesso le risorse più valide hanno trovato occupazione nel territorio provinciale o più lontano, è ipotizzabile un surplus di forza lavoro rispetto alle risorse occupazionali realmente disponibili in questo territorio. Potremo avere pertanto i già occupati che pretenderanno (come pretendono) la salvaguardia del loro posto di lavoro e i nuovi potenziali lavoratori che, sulla base di nuove regole, potranno ambire a quegli stessi posti. Certo qualcuno sarà escluso.
Credo che il conflitto che si determinerà tra "vecchi e nuovi esclusi" sarà molto più lacerante di quanto avvenga nelle situazioni “normali” e questo per una serie di ragioni tra le quali 1) il naturale sentimento di rivalsa (quantomeno di affermazione) di chi sia stato precedentemente escluso per ragioni che nulla hanno a che vedere con le sue competenze, che sarà specchio del privilegio goduto sino a quel momento dai nuovi esclusi; 2) il rifiuto di questi ultimi di essere tacciati di collateralismo con il sistema precedentemente vigente. Tutto ciò, naturalmente, succederà se davvero si cambierà registro, dopo un passaggio di autocritica e presa di coscienza collettiva della situazione di profonda iniquità in vigore sino a questo momento.
Credo che il conflitto che si determinerà tra "vecchi e nuovi esclusi" sarà molto più lacerante di quanto avvenga nelle situazioni “normali” e questo per una serie di ragioni tra le quali 1) il naturale sentimento di rivalsa (quantomeno di affermazione) di chi sia stato precedentemente escluso per ragioni che nulla hanno a che vedere con le sue competenze, che sarà specchio del privilegio goduto sino a quel momento dai nuovi esclusi; 2) il rifiuto di questi ultimi di essere tacciati di collateralismo con il sistema precedentemente vigente. Tutto ciò, naturalmente, succederà se davvero si cambierà registro, dopo un passaggio di autocritica e presa di coscienza collettiva della situazione di profonda iniquità in vigore sino a questo momento.
In ogni caso il conflitto, anche familiare, sarà dirompente: abbiamo visto infatti che era già esistente nell’ambito di famiglie i cui componenti facevano diverse valutazioni della situazione ma in cui tutti avevano l’interesse a mantenerlo latente, per non subire ostracismi dovuti a parentele “sbagliate”. Mi pare che in queste dinamiche ci potrebbero essere analogie con quanto accade alla caduta dei regimi: il conflitto, in quei casi anche molto cruento, tra quelli che vogliono mantenere la propria posizione di privilegio e quanti ritengono che sia giunto invece il “loro momento”.
Non credo che saranno tempi facili per i legami sociali alle 5 terre, ma temo che sarà ancora peggio se i privilegi saranno mantenuti e non si avrà il coraggio di affrontare e gestire questo potenziale conflitto sociale, attraverso una accurata transizione verso una società democratica. Da questo punto di vista, il Parco delle 5 Terre non era certo un modello quindi c'è teorica libertà di rinnovamento.

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