mercoledì 13 ottobre 2010

5 Terre: il bavaglio locale persiste, anche se...

PD Modena.it
... pur con un po' di cerchiobottismo e molte omissioni bisogna che si dia qualche informazione, in attesa dei nuovi gossip sugli avvisi di garanzia. Con questi limiti, la Nazione ieri  ci ha provato un po' di più rispetto al SecoloXIX. Dalla Nazione di ieri dunque:
"Il giovane Parco delle Cinque Terre, a differenza dei «cugini», non ha mai potuto disporre di personale autonomo dovendo scontare anni di stretta economica."
Sarà così vero? Se la pianta organica prevedeva 15 dipendenti, dal 2000 almeno quelli li si sarebbe magari potuti assumere? No? Abbiamo dovuto attendere l'estate 2009 per avere il primo bando di gara, poi rapidamente ritirato: nonostante il periodo agostiano c'era il rischio che qualche "normale cittadino" vi  si intrufolasse?
"Si è così scelto l’affidamento alle coop dando peraltro una risposta immediata e, diciamo anche clientelare, alla disoccupazione."
Si sarebbe dovuta dare, auspicabilmente, una risposta all'esigenza di struttura amministrativa dell'Ente, considerato che il Parco non nasce come ufficio di collocamento. Che fosse una risposta di tipo clientelare è fuor di dubbio (lo possiamo dire ora - forse - ma non nel 2007) e i nostri giornali locali ("cani da guardia della democrazia", ciò che  dice dovrebbero essere un nostro anonimo commentatore) avrebbero avuto elementi per sostenerlo già da qualche tempo, se non fosse che da anni  snobbano i cittadini, le loro segnalazioni, i siti internet e i blog,   tesi invece a scondinzolare alle chiamate del faraone che commissiona o sollecita articoli (leggere l'ordinanza usando la funzione "trova" con i nomi dei giornali/giornalisti: si vede subito chi si trova e chi no e in quali forme).
"Sulla situazione dei parchi interviene anche Italia Nostra. Nel corso di un convegno svoltosi a Genova, dedicato alla biodiversità, la sezione spezzina dell’associazione ha espresso apertamente il «timore/sentore che i parchi naturali, nella provincia spezzina, si dedichino prioritariamente a promuovere tangibili obiettivi di carattere socio-economico, meglio se vicini nel tempo, rischiando di obliterare la ragione d’essere fondamentale di parchi ed aree protette». Ragion d’essere «che è (e dovrebbe restare) la tutela dell’ambiente naturale con le sue preziose caratteristiche sia morfologiche che florofaunistiche: fragili, perciò degne di costante e vigile attenzione (bio-diversità invocata anche dalla ottima legge regionale 28/2009, che non si vorrebbe avere solo sulla carta!)».  
Evviva, l'aristocrazia ambientalista riesce finalmente a togliere lo zoom dai singoli interventi che deturpano il paesaggio per dare uno sguardo all'insieme (per l'amor di dio non agli aspetti socio-economici)... qualcuno vuole spiegare a questa gente che l'ambiente e il paesaggio non sono solo piante e palazzi d'epoca  ma comprende anche le persone che svolgono attività   e vivono in un determinato luogo? Hanno mai sentito parlare dei pilastri della sostenibilità (economia, equità, ecologia)? o a loro della sostenibilità non importa un fico: basta che sia bello, qui ed ora? Bisognerà fare una lezione sul paesaggio e sulla sostenibilità a IN?
" Il Parco infatti ha sempre avuto pochi dipendenti; oltre la presidenza e un’addetta che è andata in pensione a settembre, nella pianta organica sono forse inseriti Luca Natale, responsabile della Comunicazione, ma anche vicepresidente di “Sentieri e Terrazze” e forse Sabrina Rolla, coordinatore amministrativo dell’ente, ma dipendente del Comune in mobilità."

Rileviamo che Natale non ricopriva solo la carica di responsabile della comunicazione, ma formalmente il suo incarico era (almeno nel 2007 e abbiamo ragione di ritenere almeno sino a tutto il 2009) quello di segreteria tecnica dell'Ente Parco, con compiti quindi di collaborazione amministrativa (non lo scriviamo noi ma la delibera del Parco con la quale veniva incaricato); inoltre, di fatto, lui si presentava come Vice Presidente del Parco, un incarico che nello statuto del parco è di nomina politica peraltro; che lo fosse davvero oppure no, resta che di fatto esprimeva un ruolo di rappresentanza politica dell'ente, sia pure a supporto del Presidente. Come dire che Natale ha, insieme certamente a molti altri, la responsabilità politica della gestione del Parco così come si è venuta a configurare in questi anni (oltre che quella  della cooperativa sentieri e terrazze di cui, anche, era vice-presidente).
E che dire della signora Rolla, facente funzioni di Direttore del parco o, per usare la terminologia  di Bonanini e c., coordinatrice amministrativa dell’Ente Parco?
Intanto qui siamo all’uso creativo di ruoli e cariche pubbliche perché, di fatto, la signora Rolla svolgeva le funzioni del Direttore del Parco pur non potendo svolgerle in quanto non iscritta all’Albo Nazionale apposito. E comunque, direttore o coordinatore che fosse, lei  doveva svolgere, secondo l’articolo 27 dello Statuto, le seguenti funzioni gestionali:
  • adotta gli atti di gestione tecnica, amministrativa e finanziaria per la realizzazione dei programmi dell'Ente,  compresi  gli  atti  aventi  rilevanza  esterna  quali,  tra  gli  altri,  contratti,  fideiussioni, convenzioni, incarichi, attività commerciali promosse e/o gestite dall’Ente medesimo;
  • adotta  gli  atti  di  gestione  ed  inquadramento  del  personale,  anche  temporaneo,  ivi  incluse  le relazioni sindacali;
  • esercita  autonomamente  i  poteri  di  spesa  connessi  alle  funzioni  proprie  e/o  demandategli  dai regolamenti;
  • svolge le funzioni di segretario del Consiglio Direttivo e della Giunta Esecutiva, e ne sottoscrive, con il Presidente gli atti deliberativi;
  • esprime il parere di regolarità tecnica e contabile degli atti;
  • provvede  all’assunzione  dei  collaboratori  temporanei  che  si  rendano  necessari  all’attività dell’Ente nei limiti delle compatibilità economiche dell’Ente medesimo;
  • nomina e presiede le commissioni di gara e di concorso;
  • attribuisce gli incarichi ai professionisti relativamente ad opere ed attività che rientrino negli indirizzi  stabiliti  dal  consiglio  o  dal  Presidente  o  dalla  Giunta  esecutiva  e  sottoscrive  i  relativi disciplinari di incarico;
  • rilascia  il  nulla  osta propedeutico alle autorizzazioni sugli interventi da effettuarsi nel territorio del Parco.
La Signora Rolla non svolgeva in realtà tutte queste funzioni?  se no, l'anomalia è persino maggiore perché la figura del Direttore del parco (o una con funzioni simili) è obbligatoria nel Parco perché in quanto Ente Pubblico la sua organizzazione interna deve distinguere le funzioni gestionali proprie del livello tecnico amministrativo da quelle di indirizzo politico per evitare, almeno potenzialmente, situazioni di illegalità simili a quelle per cui molti degli inquisiti nella inchiesta sul Parco sono oggi accusati.
Di questo tema Natale, che pure si dichiara cultore del diritto ambientale, non si occupa: per lui le regole, le distinzioni dei ruoli, la trasparenza sono “errori di ortografia” ! E i giornalisti che lo intervistano neppure provano a sottolineare la assoluta gravità del suo modo di ragionare, figuriamoci osare chiedergli quale sia la sua collocazione formale e funzionale all'interno del Parco ("Luca Natale: uomo libero": forse nella pianta organica). Ma per favore!
E’ proprio in ragione del fatto che questa gente, anche dopo l'inchiesta giudiziaria, continua ad esprimere questa cultura istituzionale che deve essere allontanata da ogni incarico di responsabilità pubblica, anche di tipo tecnico amministrativo (sul livello politico torneremo in un prossimo post), e questo a prescindere dalle responsabilità penali degli inquisiti (la Rolla, pur presente  in diverse parti dell'ordinanza, non lo è) che dovranno essere affrontate e definite nelle dovute sedi.

daniela patrucco  marco grondacci 

P.S. Per chi volesse provare l'ebbrezza  di vedere come dovrebbe funzionare e comunicare un parco, segnalo il sito dell'Ente Parco di Portofino: bilanci, delibere e informazioni a bizzeffe, provare per credere.









4 commenti:

Anonimo ha detto...

Mentre trovo assolutamente normale che un giornalista locale sia in contatto con gli addetti stampa di un ente, trovo quantomeno inopportuna l'abituale frequentazione telefonica con i politici. Così facendo, come si può pensare che il giornalista eserciti la propria professione in autonomia dal potere? Dobbiamo quindi desumere che sia la disinvolta abitudine a frequentare le stanze dei bottoni a spiegare la reticenza di certi giornali? Come diceva un vero, grande giornalista, Indro Montanelli: "La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi." Elena

Daniela Patrucco ha detto...

Cara Elena, sono così concorde con quanto lei rileva e con la citazione di Montanelli che non so come (!) mi era venuto spontaneo di affrontare il tema dell'autorità e del potere nel marzo scorso in questo post
http://speziapolis.blogspot.com/2010/03/autorita-e-potere-le-condizioni-per.html
spero che anche lei lo trovi adeguato come "anteprima" di quanto ora sta accadendo sotto i nostri occhi.
grazie per i suoi preziosi commenti... se le idee girano le riflessioni diventano più acute.

Anonimo ha detto...

Ho letto il post di marzo e in effetti inquadra perfettamente la situazione di certe realtà del nostro territorio. Ma a questo punto chiedo a voi e a chi si confronta su questo blog: come possiamo concretamente contribuire ad accrescere la consapevolezza - negli amministratori, ma soprattutto nei nostri concittadini - dell'importanza del rispetto delle procedure, a garanzia dell'equità della legge? Le indagini ed i processi ristabiliscono sì condizioni di legalità, ma queste rischiano di non consolidarsi in assenza di una realtà sociale e culturale attenta, sensibile e consapevole rispetto a queste tematiche. A livello nazionale la cosiddetta "questione morale" sta evidenziando che Tangentopoli non è riuscita ad innescare una significativa evoluzione culturale della politica; per analogia, temo che anche le vicende giudiziarie che interessano la nostra provincia non saranno sufficienti ad avviare un "risveglio" culturale che a mio parere è assolutamente necessario. Elena

Marco Grondacci ha detto...

Elena pone un problema non da poco come trasformare la cultura del rispetto delle regole e quindi della loro applicazione nello interesse generale in progetto politico di cambiamento della società. Una roba enorme.
Non so, ragioniamoci insieme. Oggi mi ha colpito una dichiarazione di Frank Serpico (quello vero non quello del film con Al Pacino) che in una intervista sul Sole 24 ore dichiara riferito agli USA ma vale per tutte le democrazie occidentali: "E' il sistema , nel suo profondo che non funziona e non si può fare nulla se non agire per il meglio a livello individuale". Ha ragione lui? forse no, ma è certo che se ognuno di noi applicasse con coerenza la seconda parte del suo ragionamento forse si riaprirebbero anche gli spazi per il cambiamento del sistema. Insomma una bel ritorno di assunzione di responsabilità personale che poi per chi se lo ricorda fu la molla che fece nascere il 68.