domenica 5 settembre 2010

L'arroganza del potere e l'intolleranza necessaria

Oggi potrebbero lapidare Sakineh

Grillini e popolo viola contestano Schifani alla festa del PD. 
Scrive A. Schiavone sulla prima pagina di Repubblica: "Quando la violenza e l’intolleranza si sovrappongono alla politica siamo di fronte ad una patologia sociale che rischia di travolgere i fondamenti della vita civile." Sdegno del Presidente Napolitano: "No alle intimidazioni".  Fassino: "Siete squadristi" Di Pietro: "Contestatori? Ma questi sono difensori della legalità, resistenti, altro che contestatori» Bersani: "Responsabilità".
"Chi torna con noi sarà candidato...ricandiderò i finiani che si pentono... chi resterà nel gruppo del PDL potrà contare sulla nostra amicizia..." dichiara Berlusconi. "Farò ciò che è giusto, anche se non conviene" è Fini che parla, speriamo di potergli credere.

"Sì, si può fischiare Schifani"  titola Il Fatto Quotidiano

 La violenza e l'intolleranza, da parte dei cittadini, sarebbero una "patologia sociale" in una società sana. 
 Le contestazioni a Schifani, e quelle a Dell'Utri di qualche giorno fa a Como, sarebbero "intimidazioni "se fossero rivolte a persone di specchiata moralità che esercitano il loro diritto di espressione, quali i nostri rappresentanti dovrebbero essere.
Non mi scandalizza  che Berlusconi dichiari che ricandiderà coloro che si pentono e che a loro sarà garantita l'"amicizia": è ciò che sottintende chi esercita il potere ogniqualvolta qualcuno osi  mettere in discussione il suo operato, con la conseguente implicazione per cui se non ti penti sarai "nemico." Se c'è un lato positivo di questo periodo di disfacimento planetario è che finalmente sono palesati i meccanismi che hanno retto le nostre finte democrazie negli ultimi sessant'anni. Il potere arrogante si permette di dichiararsi apertamente: io sono il sovrano, tu sei il suddito.

Intimidazione? Presidente Napolitano, l'intimidazione è ciò di cui i cittadini sono oggetto quotidianamente quando osano esprimere pubblicamente opinioni dissonanti con il potere. Quando si dimostrano irriverenti. Quando "fanno ciò che è giusto, anche se non conviene", e non conviene quasi mai. 
Siamo un popolo di querelati, di intimiditi, di diffamati. Chi ci querela, intimidisce, diffama? Gli arroganti che detengono il potere: politico, economico e dell'informazione. E non è solo Berlusconi: anche al livello locale, chi detiene il potere politico controlla anche l'economia e l'informazione.
Intolleranza? Non si tratta di intolleranza ma di legittima difesa. Ed auspichiamo che sempre un maggior numero di persone "faccia ciò che è giusto anche se non conviene". Che siano disposte ad essere querelate, intimidite, diffamate, a perdere il proprio posto di lavoro... sino a che non saranno ristabiliti i diritti che pensavamo di aver conquistato  solo perchè da noi le lapidazioni non avvengono più.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Premesso che non conosco nello specifico la questione Riomaggiore, credo però che, in generale, una denuncia per diffamazione di per sè non fughi affatto certi dubbi, a torto o a ragione sollevati. Ritengo che troppo spesso il ricorso allo strumento giudiziario (o - per esperienza personale - anche alla semplice "lettera dell'avvocato") costituisca solo un efficace tentativo di intimidazione verso chi intende denunciare irregolarità e privilegi.