venerdì 10 settembre 2010

La società dei conflitti - Reti multiculturali per la trasformazione non violenta dei conflitti

Anche come autrice di questo blog, in cui il conflitto naviga a vele spiegate, promuovo con entusiasmo questa importante iniziativa del Gruppo di Azione Nonviolenta della Spezia con il seminario
"La società dei conflitti - Reti multiculturali per la trasformazione non violenta dei conflitti"
Rivolto alla rete delle associazioni aderenti a "io non respingo", agli operatori, ai cittadini, il Seminario, che si articola in 6 incontri dal 13 Settembre al 22 Novembre, rappresenta un viaggio di conoscenza nel mondo del conflitto: la sua percezione e mediazione, con particolare riguardo agli ambiti e ambienti scolastici e religiosi; le possibili tecniche per la sua risoluzione non violenta, indagate anche attraverso giochi di ruolo e laboratori.
Il titolo della relazione conclusiva, "Società di dialogo", lascia intuire un percorso orientato a promuovere il dialogo quale indispensabile strumento per la trasformazione non violenta dei conflitti e la loro eventuale risoluzione: sarà interessante conoscere le dimensioni del dialogo che ci proporrà il mai scontato Pietro Lazagna.
Ho sempre pensato che il conflitto non sia un male in sé e che non vada mai rimosso né evitato, almeno con coloro con cui si intende, o si deve, convivere: rimuovere o aggirare un conflitto significa solo rimandarlo e/o eventualmente potenziarlo. Vero è anche che difficilmente parti confliggenti (in particolare se appartenenti a contesti culturali differenti e reciprocamente sconosciuti) possono giungere ad una risoluzione di un conflitto senza l'intervento di una mediazione che, auspicabilmente, dovrebbe precedere tutte quelle azioni che afferiscono all'ambito giudiziario e alla repressione(avvocato, querela, detenzione, espulsione...).
Un libricino edito dalle Edizioni Gruppo Abele nel 1995 è l'unica traccia materiale di un seminario residenziale sulla mediazione dei conflitti a cui presi parte, immagino intorno al 1995 appunto; il titolo del libricino è "Dare un posto al disordine - sicurezza urbana, vittime, mediazione e riparazione". Da allora, per me, "dare un posto al disordine" significa trovare una collocazione per le diversità, senza rimuoverle né dar loro "ordine" ma lavorando per  consentirne la coesistenza in un processo di continua reciproca conoscenza. La mediazione culturale? Forse anche. Quale posto migliore della scuola per promuovere conoscenza e cultura?

Ecco il Programma del Seminario, che si terrà alla SpeziaQuartiere Umbertino  -  sala ANPI – Centro Anziani di via Corridoni.    Orari:  dalle 18,30 alle 21.00.


13 settembre: prof. Pietro Lazagna "Introduzione, obiettivi e metodologia del corso"
prof . Marco Aime, Docente di Antropologia all’Università di Genova, “Lettura e percezione dei contesti a rischio”
1 ottobre: “Scuola multiculturale: potenziale di conflitto - la mediazione culturale nelle scuole scuole spezzine" prof. Marco Cattaruzza, introduzione generale su alcuni punti di potenziale o attuale conflitto.
- La normativa italiana in materia di inserimento scolastico
- La parola ad alcuni mediatori allo scopo di mettere in luce il punto di vista delle famiglie immigrate.
- Discussione
15 ottobre: Carlo Schenone, “Tecniche di risoluzione non violenta dei conflitti” relazione e rielaborazione in piccoli gruppi;
29 ottobre: Victoria Munsey, “Giocare ai conflitti” training e giochi di ruolo sugli incontri interculturali di ogni giorno; 
5 o 8 novembre: Roberta Bonetti: “Connettere le differenze: esperienze interculturali nelle scuole genovesi”.  Relazione e Laboratorio
22 novembre: Letizia Tomassone e Milena Palladini: “Le religioni: potenziale di conflitto – la consulta delle religioni alla Spezia” . Relazione e discussione. 
prof. Pietro Lazagna: “Società di dialogo”, conclusioni e prospettive.

Nel corso di ogni serata è previsto un rinfresco.

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