giovedì 9 settembre 2010

Dissenso e conflitto: querela, ultima strada in fondo a destra


Una pubblica amministrazione che querela i cittadini, singoli o associati, perché ne contestano o contrastano in forme non violente i seppure legittimi atti, non dà mai un buon segnale: nella migliore delle ipotesi si tratta di un sintomo della scarsa capacità di entrare in sintonia con il territorio che si governa. Accade, molto spesso, che gli amministratori giustifichino la loro indisponibilità al confronto sostenendo che “i contestatori sono solo uno sparuto gruppo di persone, magari neppure residenti, che cercano visibilità”. Recentemente, un sindaco della nostra provincia si è spinto a dire che suo dovere è quello di rappresentare gli interessi della maggioranza dei cittadini, silenti, che l’hanno eletto e quindi legittimato a proseguire nella sua azione di governo. 
Abbiamo già avuto modo di sostenere che i sindaci non sono tutti uguali, anche se ugualmente contestati e contestabili, e per questa ragione siamo rimasti particolarmente colpiti dalla delibera della Giunta di Porto Venere dello scorso 27 Agosto con oggetto: 

“Incarico Avv.to Silvia Rossi per presentazione querela per diffamazione e calunnia”.   


Il testo della delibera è sconcertante per diverse ragioni che prescindono dal merito della questione e che riguardano la sua vaghezza rispetto al chi – “rappresentanti di varie associazioni” - avrebbe fatto cosa – messo in atto una “campagna diffamatoria nei confronti dei rappresentanti dell’Amministrazione” – quando – “da molti mesi” – dove – “attraverso siti web e…organi di stampa”; il c.d. “progetto di recupero paesistico ambientale dell’area sita in località San Giovanni sull’isola Palmaria…”, secondo quanto vi si legge, costituirebbe solo un momento particolare della “campagna diffamatoria”, tanto da far supporre che in realtà ben altri siano i temi su cui la attuale amministrazione comunale di Portovenere si sente attaccata. La supposizione, in quanto tale, si presta ad ogni interpretazione rischiando di far apparire “campagna diffamatoria” ogni critica alla amministrazione stessa. Considerato “il grande interesse pubblico del progetto e  l’assenza di un suo impatto ambientale, l’Amministrazione ritiene “incomprensibili” le critiche rivolte alla amministrazione; questa affermazione,  se eretta a cultura di governo di un territorio, rischia di produrre un cortocircuito democratico: i progetti sono buoni e non criticabili in quanto proposti dal pubblico e chi la pensa diversamente è solo un critico livoroso,  anzi un poco matto visto che produce critiche “incomprensibili”.

Quanto siamo lontani dagli indirizzi della Corte Costituzionale sul concetto di pubblica utilità delle decisioni prese da una Pubblica Amministrazione, scrive la Corte: “nell’ambito della attività discrezionale della PA, la singola amministrazione non è più semplicemente un centro d’imputazione attributario della cura di uno specifico e ben definito interesse, ma è sempre più spesso una figura soggettiva chiamata ad operare scelte dispositive (distributive) di risorse limitate, dopo aver condotto una propedeutica valutazione di compatibilità fra – plurimi - interessi pubblici, e fra questi e quelli dei privati, in relazione ai vari, possibili usi di tali risorse, ciascuno corrispondente ad un dato interesse”.

Non si può neppure  impedire a qualcuno di criticare una decisione della pubblica amministrazione solo perché è stato messo a conoscenza della documentazione (quale?) relativa a quella decisione, come invece sembra affermare il quarto capoverso delle premesse della delibera.

Espressione di una cultura ben distante dalla sentenza della Corte Costituzionale sopra riportata è infine la presunzione dell’assenza di impatto ambientale del progetto Palmaria. Non solo:
- ciò non è vero da un punto di vista amministrativo:  basterebbe leggere le puntuali prescrizioni emerse dalla approvazione regionale, nonché lo studio di incidenza sul progetto conteso che individua una serie di criticità potenziali che dovranno essere monitorate da istituzioni pubbliche e dalla comunità in generale;
- e non è vero neppure da un punto di vista scientifico: l’impatto ambientale è infatti un concetto interpretabile a seconda delle diverse sensibilità culturali e dei diversi filoni del pensiero scientifico relativamente alla difesa di aree sensibili come quella di cui stiamo parlando;
- e, se proprio vogliamo, non è corretto neppure affermare che il progetto Palmaria sia legittimo, come invece si ritiene a priori nella delibera: occorre infatti considerare che il TAR non si è mai pronunciato nel merito dei vizi di legittimità sollevati da varie associazioni ambientaliste ma ha rigettato i ricorsi degli ambientalisti per vizi procedurali.

Oltre che nelle premesse, come abbiamo visto, neppure nel dispositivo della delibera si specifica chi avrebbe fatto cosa, dove e quando lasciando nell’indefinitezza finanche l’oggetto della diffamazione: il progetto Palmaria o l’operato in generale dell’Amministrazione? Tutto ciò potrebbe configurare un vizio di legittimità della delibera sotto il profilo  della illogicità della motivazione, del travisamento dei fatti  e della opportunità/convenienza dell’atto amministrativo approvato: insomma della realizzazione del vizio di eccesso di potere.

Oltre a quanto scritto in apertura riteniamo che i contenuti della delibera in sè siano assolutamente sbagliati. Se l’Amministrazione Comunale voleva difendere la propria onorabilità poteva farlo con uno stile e soprattutto con atti amministrativi di contenuto ben diverso da quelli di questa delibera che rischia, così come è scritta, di essere interpretata come il tentativo di trasformare il reato di diffamazione in una sorta di “norma penale in bianco”, ovvero in una sorta di delega alla Pubblica amministrazione a decidere quando si verifica o meno la realizzazione del reato di diffamazione, a prescindere dai principi generali della legge (a cominciare dal codice penale), per non parlare di quelli della giurisprudenza costituzionale e ordinaria.

Nel nostro piccolo, in questo blog e qui ed ora, abbiamo formulato opinioni e critiche nei confronti del Comune di Porto Venere a partire dal mese di Gennaio u.s.; vero che non siamo un’associazione ma potremmo rientrare nel gruppo dei chi? Dobbiamo preoccuparci? Meglio sarebbe se prestassimo maggiore attenzione, in seguito, qualora dovessimo esprimerci sul Comune e sul Parco di Porto Venere?

Caro Sindaco, non intraprenda anche lei la strada della querela tanto cara ad alcuni suoi colleghi amministratori nella nostra provincia (peraltro molto più esperti di lei in materia): si tratta di una strada apparentemente facile ma solitaria e senza ritorno.

Daniela Patrucco e Marco Grondacci

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Un atto intimidatorio privo di senso, ma che lascia intuire l'obiettivo. L'Amministrazione di Portovenere dovrebbe piuttosto imparare a dare risposte circostanziate ai cittadini, non minacciarli di sporgere denuncia per avere sollevato dubbi sul suo operato. Ai dubbi si risponde dimostrando la regolarità e la trasparenza delle proprie azioni.

Anonimo ha detto...

Mi chiedo come mai l'Amministrazione di Portovenere, che aveva fatto del "parla con noi"un refrain martellante,non abbia accettato,in tutti questi mesi, un confronto aperto, pubblico e chiarificatore con i rappresentanti delle associazioni e con i singoli cittadini. Prima di procedere con una delibera di denuncia e querela sarebbe stato opportuno affrontare la situazione: non si potevano certamente ignorare le voci di critica e contrasto che si levavano da più parti( chiamerei le cose con il lor nome, ben altre sono le " diffamazioni e calunnie"); d'altronde è difficile , quando si ricopre un ruolo pubblico, essere esenti da critiche, malumori e leciti dubbi che però andrebbero affrontati in modo democratico, trasparente e non intimidatorio.

Gabriella Reboa ha detto...

L'Associazione Posidonia farà un più ampio commento, mi limito ora a una battuta riprendendo una frase da un articolo di Marco Travaglio pubblicato martedì 7 settembre su Il Fatto Quotidiano. A proposito di una durissima contestazione a Tony Blair, Travaglio scrive: ".... contestare i potenti è tipico delle democrazie". Una delle due cose manca in questa vicenda, o i potenti o la democrazia.

Anonimo ha detto...

Meno male che ai tempi dell'ascensore di Portovenere non c'erano così tanti paladini dell'isola e meno male che non c'era questa amministrazione, altrimenti sarei finito in galera

P

Anonimo ha detto...

Un Sindaco a Pollica, nel Salernitano, è stato ucciso per il suo impegno di ambientalista e difensore dei diritti dei cittadini. Mentre tutta l'Italia piange, penso che se non fosse stato così solo....
A Portovenere si sta presentando invece un'altra situazione, alquanto bizzarra e sconcertante. Il Sindaco, il 27 agosto u.s., ha firmato una delibera per incarico legale ad avvocato a fini di querela e denunzia contro associazioni, professionisti e cittadini che più volte hanno cercato di partecipare alla difesa dell'amatissimo ambiente, sostenendo anche la necessità dell'ampliamento democratico del governo del parco di Portovenere e della Palmaria. Si tratta quasi sempre della stessa base della Giunta in carica.
Una base che da tempo,conscia del problema, si riuniva e si riunisce,sotto la guida del prof.Pizziolo dell'Università di Firenze, secondo i criteri della nuova cultura urbanistica partecipata.
Ora, proprio in un momento in cui le dismissioni dei beni della Marina militare acuiscono l'appetito dei cementieri italiani e stranieri, perché si vuole eliminare ogni partecipazione democratica considerandola "offensiva" e "diffamatoria"? Perché proprio ora si vuole zittire con le minacce anche la propria base elettorale ?
Rachele Farina


P.S. Ancora una volta voglio ricordare quel concetto di partecipazione che era stato così bene espresso nel programma elettorale dalla Giunta in carica:
"ISTITUZIONALIZZARE ATTRAVERSO PROVVEDIMENTI MIRATI ALLO SVILUPPO DELLA PARTECIPAZIONE INCONTRI SPECIFICI DI VERIFICA DELL'AZIONE AMMINISTRATIVA SCADENZATI NEL TEMPO, PER AGGIORNARE E MONITORARE GLI EFFETTI DELLA POLITICA ADOTTATA E CORREGGERLA SE NECESSARIO CON IL CONTRIBUTO DI TUTTI. INCENTIVAZIONE DELLE OCCASIONI DI SCAMBIO E CONTATTO CON LE REATA' LOCALI PER INCREMENTARE L'APPORTO E IL CONTRIBUTO DEI CITTADINI ALLE SCELTE STRATEGICHE DEL COMUNE."

Marco Grondacci ha detto...

Riguardo al commento dell'anomimo firmatosi P. mi sento di comunicargli, sperando la legga, la seguente riflessione. Non credi che al di là di quello che sarebbe successo nel passato (comunque al condizionale quindi solo ipoteticamente) quello che conta è quello che invece succede nel presente (realmente non ipoteticamente) e quindi prendere posizione su una delibera che a prescindere dalle critiche fatte al Comune di Portovenere è assolutamente inaccettabile nei suoi contenuti e finalità almeno in un regime che si dichiari democratico? D'altronde non è l'amministrazione passata ma quella presente che ha deciso la querela o no?.......

Anonimo ha detto...

Questa Amministrazione prima invita la Gabanelli per conferirle un premio, simulando una vicinanza culturale e di ideali alla medesima, e poi procede con una delibera di questo tipo? Questi signori dovrebbero mettersi d'accordo con se stessi...spero proprio che la Gabanelli venga informata di quanto sta accadendo, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa!

Anonimo ha detto...

La delibera è inaccettabile, e non tanto nell'incarico (ogni ente, azienda ecc. ha legali pronti a querelare), ma nelle premesse. Concordo anche io che l'apoditticità nel dire che non esistono impatti ambientali e che l'interesse è pubblico mi porta a credere che allora sarebbe giusto l'ampliamento di Panigaglia in quanto intervento pubblico o meglio una conversione a impianto nucleare.
Peccato. Un'altra occasione per migliorarsi è stata gettata via da un'Amministrazione di Portovenere, che dai tempi della costruzione dello Scheletrone, al tentativo di sventrare il paese con un ascensore, non ha mai brillato per buon senso.

P
PS: mi quereleranno?

daniela patrucco ha detto...

L'Associazione Culturale Posidonia di Porto Venere ci ha inviato il comunicato riportato di seguito:
L’Amministrazione Comunale di Porto Venere, mediante la delibera di Giunta n. 155 del 27 agosto 2010, ha dato mandato ad un avvocato di denunciare/querelare i cittadini e i rappresentanti di Associazioni in merito a presunte campagne diffamatorie operate a danno dell’Amministrazione stessa. Non viene specificato quali siano le azioni incriminate né tantomeno chi le abbia commesse.
Ci preme a questo punto sottolineare come questo modo intimidatorio di rapportarsi con i cittadini sia una forma di autoritarismo volto a limitare ogni libera espressione della critica. Riteniamo che il confronto su idee diverse possa solo portare un arricchimento nella definizione e soluzione dei problemi riguardanti la vita civile.
E’ dovere quindi dei politici uscire dal “palazzo” e promuovere momenti di confronto recuperando la funzione sociale che dovrebbe essere propria di una politica realmente partecipata.
D’altronde chi è rappresentante della cittadinanza chiamato ad esercitare la cosa pubblica deve rispettare il mandato attuando il programma con il quale è stato eletto e confrontandosi in modo permanente con i cittadini elettori.
E’ specifico e peculiare ruolo della Pubblica Amministrazione intervenire sul territorio anteponendo l’interesse comune all’interesse di singoli, favorendo e non perseguendo chi si esprime in sua difesa.
Per queste ragioni ci sembra che la Delibera della Giunta di Porto Venere sia un atto politicamente grave e si prefigga una limitazione della libertà di espressione. Associazione Culturale di Promozione Sociale POSIDONIA

Porto Venere 14 settembre 2010

cittadine di portovenere ha detto...

Memento sulla democrazia

ATTRIBUITA A VOLTAIRE (1694-1778): “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”.

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO DEL 1948
art. 18: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione.
art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

ART. 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
E LIMITI: I limiti alla libertà di manifestazione del pensiero sono: 1- Il buon costume, l'unico limite esplicito. (Si intende con quest'espressione il concetto di "pudore sessuale", e si accoglie la definizione di "Atti e oggetti osceni" data dall'art. 529 del Codice Penale) 2- Il diritto alla riservatezza: i segreti, come il segreto di stato, il segreto d'ufficio, il segreto professionale e industriale. 3- L'onore, da intendersi sia come dignità (la cui violazione dà luogo all'ingiuria) sia come reputazione (che, violata, origina la diffamazione).

Per non dimenticare neppure alcuni principi cristiani:
GIOVANNI PAOLO II (KAROL WOJTYLA): "La libertà è la misura della maturità di un uomo e di una nazione."

e tanto per gradire
GIORGIO GABER: "La Libertà non è stare sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione"


Tutto questo per ricordare alle Amministrazioni Pubbliche che non si dovrebbe mai perdere di vista la dialettica democratica nell'esercizio delle proprie funzioni e decisioni; che chi è chiamato a governare è chiamato a governare anche il dissenso.


Giusi Ricco & Francesca Nicora

PRC La Spezia ha detto...

Vista la scarsissima visibilità che la stampa locale ha dato alla notizia, non poteva certo dare risalto al nostro comunicato stampa.
Segnaliamo qui il link diretto al nostro sito internet
http://www.rifondazionelaspezia.it/amministrazione-di-portovenere-ricordi-lart-21-della-costituzione.html

Un gran bell’esempio d’informazione. Questa, come poche altre, è una piccola isola felice. W il web!

Anonimo ha detto...

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