lunedì 30 novembre 2009

Figlio mio lascia questo paese

La lettera di Pier Luigi Celli, pubblicata oggi su Repubblica, potrebbe e dovrebbe essere sottoscritta da tutti noi che abbiamo a cuore la libertà di parola, di pensiero, di partecipazione, di lavoro in Italia. Si tratta, al contrario, di libertà condizionata.

"Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre"

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli. (30 novembre 2009)

sabato 28 novembre 2009

Criticità ambientali alla Spezia: riflessioni di un cittadino

Riceviamo queste riflessioni di Giovanni Foti (che pubblichiamo con imperdonabile ritardo a causa di un disguido).

Riunione AIMPA 23 settembre 2009 - Ordine dei Medici

Desidero esprimere il mio parere secondo una visione pragmatica delle criticità sottolineate nella riunione dell’AIMPA, pertanto ritengo opportuno fare proposte graduali e possibili.

1.- ENEL

La centrale indubbiamente porta inquinamento atmosferico e termico. Il maggior inquinamento è portato dai due gruppi a carbone, tanto per la maggiore emissione di anidride carbonica, che per le polveri al camino e per la movimentazione del carbone in Porto e in Centrale.

I gruppi più recenti con maggior rendimento termico, a ciclo combinato a metano, scaricano minore anidride carbonica e, se controllano bene le emissioni di ossido di azoto, non inquinano l’atmosfera. Pertanto potrebbero essere tollerati in attesa di uno sviluppo esteso delle fonti rinnovabili. Inoltre il gas paradossalmente dovrebbe avere una maggiore convenienza economica rispetto all’olio combustibile.

La proposta possibile sarebbe, se non si chiude la Centrale, di limitare l’attività ai due gruppi a ciclo combinato o, al massimo consentire la sostituzione dei due gruppi a carbone con altrettanti a ciclo combinato a metano.

Si potrebbero ottenere contropartite con l’installazione di pannelli fotoelettrici e impianti eolici, si potrebbe studiare inoltre lo sfruttamento della corrente marina all’interno del porto.

2.- PORTO

La movimentazione dei container non porta una duratura occupazione, perché le installazioni sono facilmente trasferibili in un altro porto più conveniente. Cosi ha fatto la società Messina, che aveva anche gli uffici nei container. Tuttavia è impensabile eliminare il traffico dei container, è possibile però ridurre sensibilmente l’inquinamento per le polveri.

La movimentazione di container potrebbe essere realizzata soprattutto con la ferrovia. La movimentazione interna potrebbe essere realizzata con automezzi elettrici o a metano, inoltre la rumorosità degli automezzi elettrici sarebbe certamente ridotta.

Maggiore attenzione dovrebbe essere posta all’inquinamento atmosferico e acustico delle navi con controlli più frequenti del rispetto delle norme internazionali (International Maritime Organization - IMO) ed eventuali prescrizioni più restrittive dell’Autorità portuale.

3.- RIFIUTI

Il disastro di Pitelli ha reso molto critica la popolazione su un trattamento di rifiuti che comporti combustione, per la mancanza di fiducia nelle istituzioni politiche e di controllo in questo campo.

Tuttavia la stessa popolazione non risponde sufficientemente alla riduzione e al riciclo dei rifiuti. Spesso la separazione dei rifiuti, quando fatta, è inquinata da materiale diverso.

Il risultato globale è che il ciclo dei rifiuti non si chiude e si deve ricorrere a termovalorizzatori esterni.

Per incidere decisamente sulla raccolta differenziata propongo un sistema tracciabile con la consegna a tutti i titolari di TIA di sacchi di diverso colore e materiale, con codice a barre individuale per carta, vetro, plastica e metalli. Questi sacchi dovrebbero essere depositati in punti prestabiliti per il ritiro. Un sistema di bonus e penali potrebbe essere applicato, basato sulla quantità consegnata e sulla mancanza di inquinanti, i bonus potrebbero essere scalati dalla TIA e dalla addizionale comunale dell’IRPEF.

Agli stessi titolari di TIA si potrebbe consegnare un dissipatore per eliminare nella fogna i rifiuti organici che confluirebbero nel trattamento delle fogne e riciclati come terreno agricolo. Per gli esercizi che producono scarti organici va bene la raccolta giornaliera, usando anche per questi la tracciabilità usata per gli altri rifiuti.

I rimanenti rifiuti indifferenziati dovrebbero comunque essere trasformati in CDR e stoccati o inceneriti. Non scelgo nessuna delle due soluzioni, che generano ambedue problemi: lo stoccaggio è limitato dallo scarso territorio disponibile, e l’incenerimento dalla ridotta ventilazione. Ritengo però che un incenerimento, gestito da tecnici preparati con apparecchiature che inceneriscono a temperatura elevata e abbattono a umido le polveri, potrebbe dare sufficienti garanzie.

4.- SNAM

Il rigassificatore di Panigaglia è stato rimodernato e reso più sicuro negli anni 1995-96. Alcune parti degli impianti sono ancora quelle installate nel 1969-70 e andrebbero sostituite. Per ridurre maggiormente i rischi nell’ambiente circostante dovrebbe essere reso più sicuro il pontile e fatta passare in galleria la statale 530 che va a Portovenere.

Questi rimedi certo non soddisfano le associazioni ambientaliste, che vedono il rigassificatore come un bubbone, nel parco “Cinqueterre – Portovenere – Isole”, patrimonio mondiale UNESCO.

Neanche la società che gestisce il rigassificatore sarebbe soddisfatta dello statu quo, perché il terminale non sarebbe economico, se non è in grado di ricevere navi più grandi che trasportano il metano liquido sulle rotte oceaniche, e meno che meno ha interesse a investire nell’esistente. Da qui la richiesta del potenziamento.

Ritengo che il potenziamento del rigassificatore comporta non tanto rischi maggiori sugli impianti a terra quanto al pontile nelle manovre di attracco della metaniera. Le navi che potrebbero attraccare avrebbero una stazza di 2,2 volte le navi attuali ed una superficie d’impatto al vento (vela) di 2,4 volte; tant’è che col vento di scirocco le bitte del pontile non sarebbero sufficientemente resistenti alla spinta della nave per cui dovrebbero essere sempre in tiro con uno o due rimorchiatori. Inoltre le manovre di attracco sono il momento più delicato, perché lungo il pontile sono disposte due tubazioni sempre piene di metano liquido e sono coinvolti nelle manovre molti soggetti autonomi da coordinare, anche di lingua diversa.

Un incidente ipotizzabile, che non è stato preso in considerazione nell’Analisi dei rischi, è la collisione della nave o di un rimorchiatore contro il pontile con rottura delle tubazioni e sversamento del metano liquido in mare che, vaporizzando immediatamente nel mare, produrrebbe almeno 600.000 m3 di gas infiammabile!

Sul vecchio impianto per questo incidente, ben minore per la capacità delle tubazioni e per la forza d’inerzia della nave, è stato ridotta la probabilità raddoppiando le funi dei rimorchiatori e richiedendo una manovra a spinta con quattro rimorchiatori.

In alternativa all’ampliamento a terra, nell’angusta area di soli 45.000 m2, sarebbe possibile, come a Livorno, un rigassificatore offshore che risolverebbe il fabbisogno di energia pulita e l’occupazione, permetterebbe all’impianto attuale di lavorare, finchè non fosse approntato il nuovo impianto offshore, e lascerebbe l’area per le attività turistiche congeniali al parco delle Cinqueterre.

Questa proposta l’ho fatta alle associazioni ambientaliste nell’ottobre 2007, poi è stata ripresa in altra forma nel febbraio 2008 dal senatore Luigi Grillo, indipendentemente dal mio intervento, in occasione della campagna elettorale per le elezioni amministrative a Portovenere.

Dopo l’enorme sviluppo turistico che hanno avuto recentemente le Cinqueterre, sarebbe opportuno confrontare la ricaduta economica ed occupazionale che potrebbe avere l’area di 45.000 m2, utilizzata per attività turistiche, rispetto al potenziamento dell’impianto attuale.


Giovanni Foti

martedì 24 novembre 2009

VII Giornata della sicurezza nelle scuole

Il 25 Novembre è la giornata nazionale della sicurezza nelle scuole. Anche quest'anno la Scuola di Cittadinanzattiva ha inviato alle scuole aderenti alla Campagna ImparareSicuri i materiali di supporto allo svolgimento di attività propedeutiche a:


1 Conoscere e fronteggiare il rischio sismico a scuola, in casa e nel proprio Comune a partire dalla:
a. conoscenza del piano comunale di emergenza
b. II indagine sulla conoscenza e sulla percezione del rischio sismico “Quando la terra trema 2”, per vedere cosa è cambiato dopo il terremoto dell’Abruzzo
2 Promuovere la sicurezza delle scuole a partire dal monitoraggio delle aule (contro il sovraffollamento e per la tutela degli studenti disabili) attraverso “Misuriamoci con classe
3 Nella aree non direttamente interessate dal rischio sismico, è ugualmente essenziale conoscere cosa preveda il piano comunale di emergenza rispetto alle possibili calamità naturali o ad altre emergenze.

Il coordinamento della Scuola di Cittadinanzattiva della Spezia invita eventuali scuole che desiderino ricevere i materiali a compilare il form all'indirizzo internet:
http://www.cittadinanzattiva.it/progetti-scuola/imparare-sicuri/materiali.html

Daniela Patrucco

Coordinamento Scuola di Cittadinanzattiva SP

Nuove mense, solita plastica

Ho già scritto a proposito delle mense costruite con le tecniche della bioedilizia, in cui si consumano alimenti biologici o di produzione locale e quant'altro... (vedi sezione scuola di questo blog)
Ho scritto anche dell'assurdità per cui in queste stesse mense si utilizzano piatti, bicchieri e posate di plastica e panini confezionati singolarmente nella plastica; si beve acqua minerale in bottiglia (possibilmente a basso costo ed evidentemente di bassa qualità) anzichè del rubinetto; infine, non si differenziano i rifiuti prodotti dalle mense medesime.
Approfitto di questa lettera sul Secoloxix di oggi per rinnovare alle amministrazioni comunali, quella di Vezzano Ligure tra le altre, l'invito alla coerenza con le politiche dichiarate in tema di raccolta differenziata e riduzione dell'impatto ambientale.

Cliccare sull'immagine per ingrandirla.

lunedì 23 novembre 2009

A proposito di cittadinanza e sostenibilità (pratica della...)

Nel Consiglio Comunale di Vezzano Ligure dello scorso 9/11, il Sindaco ha relazionato il Consiglio su:
  1. AATO rifiuti – idrico: c'è stata l'assemblea dei Soci, che ha nominato il CDA e il Collegio dei Revisori; la provincia della Spezia detiene il 30% delle quote, il Comune della Spezia il 25%. Le deliberazioni avvengono a maggioranza (51% dei voti) e la metà + 1 dei comuni soci (a tutela dei piccoli comuni).

  2. A proposito di rifiuti, abbiamo saputo che la provincia produce 136.000 T di rifiuti di cui 30.000 (24%) di RD: la quota di legge è del 45%; mi sono un po' persa un ragionamento sul possibile ampliamento della discarica di Scarpino (attuale discarica di servizio) ma ho colto l'impegno dell'AATO nella tutela dell'acqua come bene pubblico: meno male! Chissà come la vedono gli amici del Comitato acqua bene comune di Spezia? (vedi sezione acqua di questo blog).

  3. Siamo poi passati alla lettura ed approvazione del programma di mandato del Sindaco. Caro Sindaco, mi è piaciuto proprio poco; dal mio punto di vista, infatti, si è trattato di un ampliamento degli slogan della campagna (e del tuo programma) elettorale. Che andrebbe bene se si trattasse di una pianificazione puntuale almeno biennale: invece no! Hai parlato di partecipazione: Consiglio di Quartiere, bilancio sociale, bilancio ambientale, bilancio partecipato; di qualità urbanistica: PUC, SUAP, SUUR e finanche di Sportello della Bioedilizia; di servizi socio-sanitari: inno al volontariato, centro specializzato a Vezzano per eco/mammografie, recupero degli impianti sportivi; di sport e cultura: consultare la cittadinanza sulla scuola e sul POF; di sicurezza; di ambiente: risparmio energetico, rinnovabili, illuminazione pubblica, parcheggi, raccolta differenziata porta/porta, piano triennale opere pubbliche (?); di organizzazione della macchina comunale.

La sintesi non è un gran che (dimenticato ancora il registratore) e tuttavia io non posso credere che a 5 mesi dall'insediamento della giunta, composta in gran parte da persone che le mani nella politica di Vezzano Ligure ce le hanno da tempo, questo sia il massimo che possiamo fare. A parte qualche cenno alla scuola chiusa e a un parcheggio non ricordo dove, il programma di mandato che ho sentito poteva essere quello di un qualsiasi comune italiano! Inoltre, sono state ri-vendute per la terza volta (questa, oltre a due amministrazioni Giannarelli) la gran parte delle proposte: buone, per l'amor didio, ma tanto generiche da far temere che non saranno realizzate neppure questa volta! Nell'ordine:

partecipazione- sindaco non puoi redarguire la minoranza perchè fa politica sulla stampa dicendo che “la politica si fa in consiglio comunale, davanti ai cittadini quando vengono ad ascoltarci": questo hai fatto in consiglio comunale e i cittadini erano 6 (compresa la sottoscritta); quando vengono ad ascoltarci? nel 2009 i cittadini devo "recarsi nella casa comunale" per tentare di capire cosa succede? scarsa attitudine alla partecipazione? Forse, ma tieni conto che ad un certo punto vi siete messi a parlare del bilancio (che io non ho visto), di interpellanze della minoranza (che io non conoscevo), per non parlare della quantità di sollecitazioni che faccio da cinque anni, finalizzate a poter leggere su quel fottutissimo sito internet (che tra l'altro ho contribuito, gratuitamente, a realizzare oltre quattro anni fa) le delibere, i verbali dei consigli comunali e quant'altro, vedendomi invece costretta a leggere sempre e soltanto del bussanatale e della festa dell'uva: almeno lasciate perdere l'argomento della partecipazione. E poi, i bilanci ambientali: possiamo vedere pubblicati quelli precedenti, visto che ci sono e abbiamo pagato noi le consulenze per farli? Davvero, lasciate perdere la partecipazione, fate finta di niente, tanto non se ne accorge nessuno...

qualità urbanistica: perchè non facciamo qualche bella riunione per discutere del PUC? Perchè non cominci a pubblicare qualcosa in modo che i cittadini possano fare qualche ragionamento? Abbiamo finalmente ripulito la fermata dell'autobus di Via Cerretta (da un paio di mesi arredata con armadio e indumenti), possiamo anche provvedere a rimuovere la tettoia in amianto sberciato? Per la cronaca, quella tettoia non era neppure censita, con buona pace di EMAS. Sportello della bioedilizia: un po' di coraggio e introdurre incentivi/disincentivi per arrivare ad avere solo lo sportello della bioedilizia? Facciamo i fighi da anni con questa storia della bioedilizia e intanto continuiamo a colare cemento!

servizi socio-sanitari: fatemelo sapere quando potrò fare un'ecografia/mammografia a Vezzano visto che la mia prenotazione attuale alla senologia del Sant'Andrea a Spezia è per l'Aprile 2011!

sport e cultura: l'assessore all'istruzione ha convocato i rappresentanti di classe ma non quelli di istituto: sa l'assessore che i rappresentanti d'istituto sono per il 90% anche rappresentanti di classe? E che quindi il 90% dei convocati la prossima volta potrebbe non ripresentarsi giusto per ribadire gli stessi concetti? Il POF? Sanno, il sindaco e l'assessore, che nella nostra scuola il POF è stato candidato a partecipare alla trasmissione “chi l'ha visto?” Anche quello, richiesto da anni e mai ottenuto: segreto di stato, pare.

ambiente: stiamo ancora parlando delle lampadine a basso consumo! Parlare dei siti da bonificare no? Delle questioni con il Comitato Ambiente Vezzanese no? L'inquinamento da traffico veicolare, ha detto il vostro consigliere, non ci riguarda! No? Può essere che se sapessimo come si muove la gente di Vezzano potremmo migliorare l'offerta di trasporto pubblico e lasciare a casa qualche automobile? Magari qualcuno potrebbe persino spingersi a vendere la seconda/ terza macchina! La raccolta differenziata e il porta a porta, altra favola! Azioni concrete? E gli scarichi fognari? Anche solo scopiazzare un po' dai comuni limitrofi? E i comuni virtuosi? Ci siamo accorti che hanno avviato la campagna “Stop al consumo di suolo”? E noi, come siamo messi con il piano casa? Cosa facciamo di bello del Forte Bastia? Quello resta fuori dal PUC? Con i cittadini discutiamo dei bruscolini? Oltre che della festa dell'uva e del bussanatale?

organizzazione della macchina comunale: solo a sentir parlare di macchina comunale mi vengono i brividi... macchè macchina! Quelle sono persone, che vanno sì riorganizzate perchè sono arrabbiate da anni e siccome sono arrabbiate hanno a volte un buon alibi per viaggiare per inerzia; finita l'era Giannarelli, diamogli la possibilità di farsi venire delle idee e di impegnarsi nel rinnovamento del comune: non possiamo avere sempre e solo sottocultura, sia politica che amministrativa! Potrebbe essere troppo anche per i cittadini di Vezzano... volesse il cielo!

Sì, lo so, non imparo mai a fare “critica costruttiva” ma posso insegnare “autocritica”: forse per questo sono out dalla politica dei partiti... e in buona compagnia.

Approfitto, visto che sul sito del Comune non c'è, per rilanciare questo invito:

GIOVEDI' 26 Novembre 2009 alle ore 21.00 presso il Centro Sociale di Vezzano Capoluogo l'Amministrazione Comunale ha indetto un'Assemblea per illustrare il progetto di ristrutturazione del plesso scolastico del Capoluogo.

domenica 22 novembre 2009

Sostenibilità e cittadinanza (prima parte)

La settimana dal 9 al 15 Novembre scorso è stata ricca di iniziative sui temi della sostenibilità, si trattava infatti della edizione 2009 della Settimana Unesco dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile, un'iniziativa riconducibile al Decennio dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile (DESS 2005-2014) un tema dell'UNESCO appunto.
Alla IULM di Milano il Convegno centrale si chiamava “Città e Cittadinanza” ed io ho potuto assistere al seminario dedicato a “Sostenibilità e cittadinanza tra educazione formale e informale – Scuola, Università, Turismo e Comunicazione”.

Questo primo post è una breve sintesi (completa tuttavia della registrazione integrale degli interventi) della prima parte del seminario, quella relativa a Sostenibilità e Cittadinanza a scuola.

Ho trovato interessante che si siano abbinati i temi della cittadinanza e quello della sostenibilità, che si sia sottolineata la necessità per la scuola di contribuire all'acquisizione e all'interiorizzazione di competenze e comportamenti da parte degli studenti, più che di trasmettere nozioni; una cosa che nel mio piccolo ho cercato di proporre alle scuole del nostro territorio: proposta completamente ignorata da dirigenti e insegnanti ancorchè apprezzata, sostenuta e promossa dall'Ufficio Scolastico Provinciale della Spezia.


Il Prof. Raffaele Mantegazza sul tema dell'Educazione alla cittadinanza ha esordito con una serie di casi reali che testimoniano di “certa scuola” che predica, ma non pratica, la cittadinanza. Mantegazza ha parlato dell'inutilità di progetti, visite al Parlamento Europeo e anche dello stesso insegnamento di una materia che si chiama “cittadinanza e costituzione”, in assenza di un generale ripensamento sullo scopo e il significato della nostra scuola.

Ha posto e proposto 4 quesiti ed altrettante riflessioni:
  1. A che cosa serve la scuola? Non tanto a socializzare e a trovare lavoro... quanto a rendere i ragazzi cittadini di una certa società, precisamente della società definita dalla nostra costituzione. La scuola è determinante per la formazione di un cittadino democratico; in questo senso, in una democrazia, l'educazione alla cittadinanza non è un optional o una scelta ma la finalità principe della scuola. Quindi la costituzione come lo strumento di convivenza dei cittadini, dove la classe è la palestra della democrazia. Gli insegnanti che non assumono questo principio come proprio sono fuori dalla scuola. Lo scopo della scuola è tenere viva la democrazia, un'abitudine a coinvolgere gli altri nel proprio progetto di vita.
  2. Recuperare il senso della comunità: la classe non è la corsa dei cavalli dove portare a casa risultati migliori di altri. La scuola è il luogo in cui si impara insieme agli altri, finchè l'ultimo dei compagni non ha appreso; il luogo in cui i singoli apprendono attraverso il gruppo e il gruppo apprende attraverso i singoli: la classe (la società ndr) impara ed evolve. L'insegnante non può pensare di avere trasmesso conoscenza se la classe non ha appreso: il suo compito è trovare il modo di far apprendere anche l'ultimo, con il passo dell'ultimo.
  3. Recuperare il senso del potere: l'insegnante ha il potere di far fare delle cose mostrando anche i dislivelli del potere. La valutazione, non il giudizio, è fondamentale nella scuola democratica: occorre valutare separatamente il processo (del ragazzo) e il prodotto (il compito). In questo senso occorre tenere separati il voto (giudizio) e la valutazione: eventualmente è il voto che vale 4, non il ragazzo; non è il prodotto (compito) che definisce la qualità del processo (ragazzo) e pertanto il voto può esistere solo se abbinato ad una valutazione. Per la stessa ragione il comportamento (voto di condotta) non può influire sul voto della singola materiale: si tratta di una commistione di due cose diverse.
  4. Recuperare il senso del dovere.

Ha terminato così il suo intervento: “La scuola educa alla cittadinanza se la democrazia entra nei muri della scuola, nei banchi, nelle sedie, nelle lavagne, nei gessi, nei power point, i ragazzi a scuola devono incontrare la democrazia in classe ed ossa... una religione laica della democrazia, qualcosa di fisico, di saporito, profumato e di buono che i bambini possono incontrare a scuola dicendo che questo per ora è il meglio che abbiamo, non sappiamo quello che verrà dopo, pertanto teniamocelo stretto.” (consiglio l'ascolto della registrazione, meglio con auricolari).

Il prof. Enrico Squarcina ha fatto alcune considerazioni su sostenibilità e cittadinanza a partire da una lettura critica del documento INDICAZIONI PER IL CURRICOLO per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione. Si tratta di un documento di indirizzo del Ministero dell'Istruzione, che dovrebbe pertanto costituire una guida per tutti gli insegnanti della scuola primaria. In particolare Squarcina si sofferma sulle contraddizioni esistenti tra la tensione verso una cittadinanza europea/mondiale e il bisogno di usare l'identità nazionale come salvagente. A proposito della sostenibilità, invece, Squarcina rileva una certa timidezza nell'insegnamento dell'educazione ambientale: ad esempio, non si tratta solo di insegnare a riciclare ma di capire come mai si producono così tanti rifiuti. Come dire, non si ha il coraggio di andare sino in fondo nella identificazione delle cause e si insegna, timidamente, a lavorare sugli effetti (la registrazione dell'intervento).

Con il suo intervento – Educazione allo sviluppo sostenibile in Italia – il prof. Dino Gavinelli insiste ancora sulle retoriche della sostenibilità e, sostanzialmente, sulla inadeguatezza delle azioni educative rispetto alle possibilità esistenti; del ritardo (40 anni) con cui in Italia iniziamo a parlare di sostenibilità e di limitatezza delle risorse; dello slogan dell'Agenda21 degli anni 90,con cui abbiamo spacciato per ambientale uno strumento socio-economico. Insiste anche sulla inadeguatezza di larga parte degli insegnanti a parlare di sostenibilità... e anche di geografia. E dà qualche consiglio ad eventuali docenti volenterosi che volessero fare davvero educazione ambientale, magari attivando comportamenti virtuosi. Molto materiale è disponibile sul sito dell'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia.http://www.aiig.it/PORTALE_DIDATTICA.htm .

martedì 10 novembre 2009

La società multietnica: Berlusconi, la TV e i rumeni.

Io che non sono credente (nel senso religioso, ma spesso sono anche incredula) considero una benedizione il fatto che finalmente anche l'Italia stia diventando una società multietnica.

Ricordo che negli anni '80 e '90 tornare a Milano dai viaggi nelle capitali europee o negli USA provocava in me una profonda malinconia: contrariamente alle piazze di Londra, Amsterdam o Parigi, in piazza duomo si vedevano solo bianchi-milanesi, essendo i “terroni” (quasi unici stranieri dell'epoca) confinati nelle periferie della città.


Oggi invece, a vent'anni dalla “caduta del muro”, succede di conoscere trentenni laureati, colti, skillati, con una buona professione, simpatici e... rumeni. Che parlano perfettamente l'italiano. Io ne ho conosciuti due. Così scopro che loro, che all'inizio dei '90 avevano dieci anni, hanno imparato l'italiano (e che italiano) dalle TV di Berlusconi e lo spagnolo dalle telenovelas spagnole.


Berlusconi: sanno i leghisti che l'immigrazione rumena in Italia è stata fortemente determinata da Berlusconi? Infatti l'altro paese di destinazione dell'emigrazione rumena è la Spagna!

La TV: possiamo dire che la TV italiana negli anni '50 ha alfabetizzato gli italiani, negli anni '90 ha insegnato l'italiano ai rumeni e “bollito” il cervello agli italiani? Speriamo non ai rumeni.

Berlusconi e i rumeni: qualche tempo fa, ascoltando una trasmissione radiofonica ho sentito un ragazzo rumeno (evidentemente un altro laureato, colto, ecc... devono essercene almeno tre in Italia, visto che due li conosco io) che faceva un parallelo tra le canzoni che cantava quand'era ragazzino (e in Romania c'era ancora Ceausescu) e l'inno del Popolo delle Libertà – Meno male che Silvio c'è -. Evidentemente Berlusconi ha insegnato l'italiano ai rumeni ed in cambio si è fatto dare “lezioni di regime”. Si sa che l'uomo non fa mai niente per niente e/o per caso.

questo è il link per l'inno (con karaoke), vale la pena!

http://www.youtube.com/watch?v=WXf-YbsSh0Y


p.s. il ragazzino di dieci anni mi fa notare com'è scritto "menomale" ...


lunedì 2 novembre 2009

Notizie dai giornali: questa è la politica nel nostro territorio!

DUE TITOLI DAL SECOLO XIX DI DOMENICA 1/11

PROVINCIA: STIPENDI LEGGERI SCATTANO I RICORSI – 18 DIPENDENTI (COMPRESO UN ASSESSORE) DENUNCIANO L’ENTE

PORTOVENERE: IL SINDACO AGLI AMBIENTALISTI “NON INCONTRO CHI FA CAUSA” : IL RICORSO AL TAR STOPPA IL CONFRONTO SUL PIANO PALMARIA

Questi due titoli di giornali sono paradigmatici dello stato della politica locale:

Un assessore del Comune della Spezia comprensibilmente e pubblicamente determinatissima a difendere il proprio stipendio di dipendente della Provincia; determinazione che raramente, per non dire mai, è emersa pubblicamente in questi anni di suo mandato amministrativo, quando si è dovuta occupare di questioni di interesse generale.

Degli ambientalisti che, pur in buona fede, dimostrano, come spesso accade, una scarsa capacità sia di individuare le reali priorità dei problemi, sia di sviluppare tattiche di azione in grado di incidere a livello istituzionale, rifugiandosi sempre e comunque nelle solite azioni legali che certamente danno visibilità immediata ma poca efficacia strategica.

Un Sindaco che usa la ingenuità degli ambientalisti per nascondere i veri errori ambientali e urbanistici che sta facendo nel continente e non sull’isola Palmaria; dimostrando inoltre una visione proprietaria dell’Amministrazione comunale: <<non ricevo chi fa causa al Comune>>. Della serie chi contesta le "mie" scelte offende il Comune che rappresento, sic!

Insomma ecco i fondamenti della politica locale:
ASSENZA DI CORAGGIO CIVILE
SUPERFICIALITA’ – BISOGNO DI VISIBILITA’
ARROGANZA E SCARSA TRASPARENZA
SCARSO SENSO DELLA AUTONOMIA DELLE ISTITUZIONI E DELLA DISTINZIONE DEI RUOLI TRA POLITICA DI PARTE E RAPPRESENTANZA ISTITUZIONALE