Uscito e analizzato l’ultimo report sull’ecosistema urbano (predisposto dallo Istituto di Ricerche Ambiente Italia e dalla associazione ambientalista Legambiente). Dal report si legge che Spezia sarebbe addirittura all’ottavo posto tra le città più sostenibili. Non sono mai stato appassionato delle classifiche perché mi è sempre interessato ottenere il meglio dall’ambiente in cui vivo e lavoro a prescindere dai confronti con gli altri. Ma in questo caso anche facendo il confronto ci sono troppe cose che non tornano, vediamole.La prima cosa che non torna è quella delle medie degli indicatori sulla base delle quali è redatta la classifica. Ora La Spezia in materia di raccolta differenziata secondo il suddetto Rapporto è al sessantunesimo posto con il solo 25,3% (su 103 capoluoghi di provincia non pare un grande risultato: i limiti di legge sono ben lontani), invece per le polveri sottili (c.d. PM10) è piazzata molto meglio: è al ventisettesimo posto con una media di concentrazioni nell’aria di 27,3 microgrammi al m3. E’ chiaro che mentre la media della raccolta differenziata ha senso su scala comunale, quella delle polveri non ha alcun senso perché in questo caso contano le concentrazioni per aree (questo vale anche per tutti gli altri inquinanti dell'aria ovviamente); faccio un esempio: che importanza ha sapere che in tutto il comune ci sono 27,3 microgrammi di media quando in alcuni quartieri (es. zona levante : aree portuale per intenderci) abbiamo una media che dal 2002 fino al 2008 è stata quasi sempre sopra i 40 microgrammi previsti dalla normativa vigente? Voglio ricordare che secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità con livelli di media al di sopra dei 20 microgrammi ci possono già essere rischi significative alla salute.
La secondo cosa che non torna è che tra gli indicatori non ci sono le aree inquinate e quindi da bonificare. Ora questo è un dato molto importante sotto il profilo della sostenibilità di un territorio non solo per i rischi ambientali e sanitari che ciò comporta ma anche e soprattutto perché l’esistenza di queste aree dimostra come il territorio in questi anni non sia stato certo ben gestito da quelle stesse amministrazioni locali che ora si fanno belle del posto alto in classifica. Voglio ricordare che abbiamo da bonificare l’intero golfo (area interna alla diga), abbiamo da bonificare aree in zona militare (con rifiuti radioattivi e pericolosi), abbiamo da bonificare ancora gran parte dell’area della ex Raffineria IP, abbiamo da bonificare o da mettere in sicurezza gran parte della fascia collinare tra Pitelli – Ruffino.
La terza cosa che non torna è che il report non contiene indicatori che permettano una valutazione dei dati non solo settoriale (aria, acqua, rifiuti etc.) ma integrata e quindi consentano di monitorare gli impatti cumulativi, ciò permetterebbe di capire tanto per banalizzare che una città che ha aree enormi da bonificare non possa migliorare la propria classifica da un anno all'altro. In altri termini il report non dovrebbe essere di semplice monitoraggio ma anche di valutazione e questo comporta appunto che le integrazioni di indicatori di cui sopra debbano essere finalizzate alla valutazione non solo della sostenibilità in termini di raggiungimento di obiettivi di salvaguardia ambientale ma anche del grado di integrazione delle politiche, delle azioni inter e intradipartimentali, della enunciazione delle priorità e della convergenza di più azioni su queste priorità .
La quarta cosa che non torna è che nonostante il nostro territorio abbia una altissima percentuale di mortalità e morbilità (dati Istat) per patologie da apparato respiratorio, non è mai stato creato un vero e proprio Osservatorio Epidemiologico, non sono mai stati attivati seri screening sulla popolazione per verificare la eziologia di tale mortalità e morbilità. Questo, nonostante che i pochi dati in possesso dimostrino una presenza della suddetta mortalità e morbilità anche nella popolazione femminile, a dimostrazione che il problema non è circoscrivibile solo alla vecchia questione delle demolizioni navali e dell’amianto in particolare. Mancano quindi indicatori relativi agli aspetti di impatto sanitario e di politiche di prevenzione sanitaria.
La quinta cosa non che non torna è che questo report è fondato solo sui dati forniti dai Comuni e quindi come dire ha una sua parzialità di base che non può essere compensata dalle verifiche a distanza fatte dagli estensori del Report. Invece dovrebbe essere chiarita fin dall'inizio la distinzione tra quali sono i dati che una PA realmente conforme alla migliore normativa e alle migliori pratiche dovrebbe fornire e quelli che fornisce in concreto, il tutto dovrebbe comportare un giudizio che incide sulla classifica finale.
La sesta cosa che non torna è che per essere obiettivo il report dovrebbe essere a doppia leggibilità, vale a dire la parte frutto dei dati degli uffici Comunali e quella frutto di una indagine sul punto di vista di circoli e associazioni locali che seguono le varie vertenze ambientali sul territorio come pure di ordini professionali ed enti che hanno, o possono avere, dati e punti di vista diversi sui vari temi.
C’è invece una cosa che torna, almeno a chi come me da oltre 20 anni si occupa di ambiente in questa città, ed è la posizione in classifica della Spezia relativamente all’indicatore "Partecipazione del cittadino". Siamo solo sessantacinquesimi. Infatti le amministrazioni locali succedutesi in questi anni non hanno mai brillato per trasparenza e coinvolgimento dei cittadini. Questo dato però fa riflettere anche sotto il profilo dei conti pubblici. Mi chiedo come sia possibile che una città che ha speso oltre 1 milione di euro in consulenze per la cosiddetta Pianificazione Strategica (un percorso partecipato sullo sviluppo della città) sia così in basso in questa classifica? E’ forse questa la dimostrazione che queste classifiche non sono veritiere (ma allora lo stesso si potrebbe dire per indicatori favorevoli) oppure abbiamo buttato dalla finestra un sacco di soldi pubblici per avere un così magro piazzamento in classifica? Forse se ci fosse stato nel Report anche l'indicatore spreco di soldi pubblici nelle politiche di gestione ambientale (vedi Acam, rifiuti, bonifiche, consulenze, percorsi partecipativi) chissà come sarebbe stata la classifica della nostra amata città!








