giovedì 29 ottobre 2009

Spezia tra le città più sostenibili d'Italia? Bufala o realtà?

Uscito e analizzato l’ultimo report sull’ecosistema urbano (predisposto dallo Istituto di Ricerche Ambiente Italia e dalla associazione ambientalista Legambiente). Dal report si legge che Spezia sarebbe addirittura all’ottavo posto tra le città più sostenibili. Non sono mai stato appassionato delle classifiche perché mi è sempre interessato ottenere il meglio dall’ambiente in cui vivo e lavoro a prescindere dai confronti con gli altri. Ma in questo caso anche facendo il confronto ci sono troppe cose che non tornano, vediamole.

La prima cosa che non torna è quella delle medie degli indicatori sulla base delle quali è redatta la classifica. Ora La Spezia in materia di raccolta differenziata secondo il suddetto Rapporto è al sessantunesimo posto con il solo 25,3% (su 103 capoluoghi di provincia non pare un grande risultato: i limiti di legge sono ben lontani), invece per le polveri sottili (c.d. PM10) è piazzata molto meglio: è al ventisettesimo posto con una media di concentrazioni nell’aria di 27,3 microgrammi al m3. E’ chiaro che mentre la media della raccolta differenziata ha senso su scala comunale, quella delle polveri non ha alcun senso perché in questo caso contano le concentrazioni per aree (questo vale anche per tutti gli altri inquinanti dell'aria ovviamente); faccio un esempio: che importanza ha sapere che in tutto il comune ci sono 27,3 microgrammi di media quando in alcuni quartieri (es. zona levante : aree portuale per intenderci) abbiamo una media che dal 2002 fino al 2008 è stata quasi sempre sopra i 40 microgrammi previsti dalla normativa vigente? Voglio ricordare che secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità con livelli di media al di sopra dei 20 microgrammi ci possono già essere rischi significative alla salute.

La secondo cosa che non torna è che tra gli indicatori non ci sono le aree inquinate e quindi da bonificare. Ora questo è un dato molto importante sotto il profilo della sostenibilità di un territorio non solo per i rischi ambientali e sanitari che ciò comporta ma anche e soprattutto perché l’esistenza di queste aree dimostra come il territorio in questi anni non sia stato certo ben gestito da quelle stesse amministrazioni locali che ora si fanno belle del posto alto in classifica. Voglio ricordare che abbiamo da bonificare l’intero golfo (area interna alla diga), abbiamo da bonificare aree in zona militare (con rifiuti radioattivi e pericolosi), abbiamo da bonificare ancora gran parte dell’area della ex Raffineria IP, abbiamo da bonificare o da mettere in sicurezza gran parte della fascia collinare tra Pitelli – Ruffino.

La terza cosa che non torna è che il report non contiene indicatori che permettano una valutazione dei dati non solo settoriale (aria, acqua, rifiuti etc.) ma integrata e quindi consentano di monitorare gli impatti cumulativi, ciò permetterebbe di capire tanto per banalizzare che una città che ha aree enormi da bonificare non possa migliorare la propria classifica da un anno all'altro. In altri termini il report non dovrebbe essere di semplice monitoraggio ma anche di valutazione e questo comporta appunto che le integrazioni di indicatori di cui sopra debbano essere finalizzate alla valutazione non solo della sostenibilità in termini di raggiungimento di obiettivi di salvaguardia ambientale ma anche del grado di integrazione delle politiche, delle azioni inter e intradipartimentali, della enunciazione delle priorità e della convergenza di più azioni su queste priorità .

La quarta cosa che non torna è che nonostante il nostro territorio abbia una altissima percentuale di mortalità e morbilità (dati Istat) per patologie da apparato respiratorio, non è mai stato creato un vero e proprio Osservatorio Epidemiologico, non sono mai stati attivati seri screening sulla popolazione per verificare la eziologia di tale mortalità e morbilità. Questo, nonostante che i pochi dati in possesso dimostrino una presenza della suddetta mortalità e morbilità anche nella popolazione femminile, a dimostrazione che il problema non è circoscrivibile solo alla vecchia questione delle demolizioni navali e dell’amianto in particolare. Mancano quindi indicatori relativi agli aspetti di impatto sanitario e di politiche di prevenzione sanitaria.

La quinta cosa non che non torna è che questo report è fondato solo sui dati forniti dai Comuni e quindi come dire ha una sua parzialità di base che non può essere compensata dalle verifiche a distanza fatte dagli estensori del Report. Invece dovrebbe essere chiarita fin dall'inizio la distinzione tra quali sono i dati che una PA realmente conforme alla migliore normativa e alle migliori pratiche dovrebbe fornire e quelli che fornisce in concreto, il tutto dovrebbe comportare un giudizio che incide sulla classifica finale.

La sesta cosa che non torna è che per essere obiettivo il report dovrebbe essere a doppia leggibilità, vale a dire la parte frutto dei dati degli uffici Comunali e quella frutto di una indagine sul punto di vista di circoli e associazioni locali che seguono le varie vertenze ambientali sul territorio come pure di ordini professionali ed enti che hanno, o possono avere, dati e punti di vista diversi sui vari temi.

C’è invece una cosa che torna, almeno a chi come me da oltre 20 anni si occupa di ambiente in questa città, ed è la posizione in classifica della Spezia relativamente all’indicatore "Partecipazione del cittadino". Siamo solo sessantacinquesimi. Infatti le amministrazioni locali succedutesi in questi anni non hanno mai brillato per trasparenza e coinvolgimento dei cittadini. Questo dato però fa riflettere anche sotto il profilo dei conti pubblici. Mi chiedo come sia possibile che una città che ha speso oltre 1 milione di euro in consulenze per la cosiddetta Pianificazione Strategica (un percorso partecipato sullo sviluppo della città) sia così in basso in questa classifica? E’ forse questa la dimostrazione che queste classifiche non sono veritiere (ma allora lo stesso si potrebbe dire per indicatori favorevoli) oppure abbiamo buttato dalla finestra un sacco di soldi pubblici per avere un così magro piazzamento in classifica? Forse se ci fosse stato nel Report anche l'indicatore spreco di soldi pubblici nelle politiche di gestione ambientale (vedi Acam, rifiuti, bonifiche, consulenze, percorsi partecipativi) chissà come sarebbe stata la classifica della nostra amata città!

L'abuso sessuale e l'abuso edilizio: analogie e differenze

Anche a proposito del Piano casa della Regione Liguria

C'è un interessante intervento di Roberto Mazza, psicologo e tra i fondatori del Comitato Sarzana che Botta che vi invito a leggere, prima di proseguire, sul blog di Marco Preve http://preve.blogautore.repubblica.it/2009/10/27/pedofilia-e-abusi-edilizi-alcune-analogie/

Mi sembra molto interessante il parallelo che Mazza fa tra l'abuso edilizio e l'abuso sessuale (a mio avviso più che tra l'abuso edilizio e la pedofilia); in particolare leggendo qualche breve notizia dal web (non ho ancora letto i giornali di oggi) a proposito del piano casa approvato ieri dalla Regione Liguria.

L'abuso sessuale agito dal genitore sul figlio/a, dal fratello sulla sorella, dal marito sulla moglie - consumato quindi tra persone che hanno una relazione parentale e affettiva (!) e anche gerarchica in qualche modo - per molto tempo e ancora oggi in qualche caso ha avuto una sorta di giustificazione in ragione del rapporto gerarchico appunto o da parte di terzi che hanno finto di non vedere o di non sapere; spesso addirittura la vittima è diventata colpevole.

Bene, leggo stamani dal web (ilsecoloxix.it) a proposito del piano casa regione liguria: "Per gli edifici ricadenti nei territori del parco nazionale delle Cinque Terre e dei parchi regionali si introduce la facoltà di ogni ente Parco di scegliere di rendere applicabile la disciplina degli ampliamenti prevista dalla presente legge mediante l’assunzione di una specifica deliberazione".

Come dire: tu ente parco, che sei il papà, la mamma, il fratello, il marito hai diritto di abusare di quel territorio che invece dovrebbe essere protetto aprioristicamente (come gli esseri umani peraltro), mentre io me ne lavo le mani... fingo di non vedere, non sapere, non agire...

E qui si apre ancora e sempre il tema della democrazia in quanto l'ente parco nazionale può stabilire qualsiasi cosa, a suo giudizio insindacabile e senza neppure l'approvazione della comunità del Parco: “Nel corso di ”un'indagine conoscitiva sul sistema di gestione amministrativa degli Enti parco nazionali” l'VIII Commissione mette in luce un importante aspetto problematico della legge che regolamenta il funzionamento dei parchi e le loro relazioni con gli enti locali: “I pareri che vengono forniti dalla Comunità del parco [comuni, provincia, regione... nda] non sono però vincolanti e ciò significa che un Ente parco potrebbe decidere di porre in essere le proprie attività in piena e totale autonomia rispetto alle rispettive comunità locali”. (pag. 5) http://www.speziapolis.org/dp/sostenibile/amantea_2008.pdf

martedì 27 ottobre 2009

Palasport della spezia: parcheggio di scambio o luna park?

Ricevo questa lettera, che pubblico integralmente: è davvero incredibile che nel periodo pre-natalizio si occupi con il luna park un importante parcheggio di scambio, sicuramente quello che maggiormente può "scaricare" la città dal traffico in arrivo dall'autostrada.


"Vorrei esprimere tutto il mio dissenso di cittadina della Spezia per la scelta di dare in concessione d’uso lo spazio del parcheggio libero del Palazzetto dello sport al Luna Park, da oggi fino a gennaio 2010. Attualmente quel parcheggio è sempre pieno di auto, infatti accade qualche volta che per accompagnare le mie figlie al Palasport devo lasciare la macchina in zona Megacine.

Non ho nulla contro il Luna Park, ma chi ha fatto queste scelte si è forse dimenticato che in passato rimanevano comunque aree libere ad uso parcheggio che sono state, in parte recintate ad uso esclusivo degli addetti, in parte trasformate in un improponibile campo da tiro a segno con tanto di pannelli in legno e manto verde mai utilizzato vista l’enorme pericolosità dovuta alla sua collocazione. Io come cittadina ripartirei le inutili spese fatte per realizzarlo tra i committenti, i progettisti e ovviamente chi ha approvato il progetto … mi sento frodata ogni volta che vi passo davanti!

Ritornando al parcheggio … visto che il numero dei parcheggi liberi e di scambio si ridurrà fortemente verranno tolti parcheggi a pagamento in altre aree della zona?

Cosa pensa di fare l’Amministrazione per non intasare la città nel periodo natalizio se il parcheggio di scambio è cosi ridotto? Cosa pensano i commercianti di tali scelte? … Io andrò a comprare altrove, dove mi sentirò più accolta."


Paola Carabelli


lunedì 26 ottobre 2009

Basta con un partito di capibastone

E adesso? «Vogliamo un rinnovamento radicale del partito. Certo non farò mai una corrente, non voglio posti, non sono uomo da accordicchi; proporrò sei temi, e sosterrò chi ci sta. La nostra vittoria sarebbe dire basta con un partito di capibastone».
Ignazio Marino

Pur essendo decisamente di sinistra, non ho mai votato PD e neppure mai partecipato alle primarie... ma ieri ho fatto uno sforzo, nonostante il PD, ed ora spero che la vittoria di Marino si realizzi.

venerdì 23 ottobre 2009

Branco di lupi affamati, sciame di api accanite

"Ho segnalato povera gente che aveva difficoltà e comunque ho fatto meno segnalazioni dell'Idv..." "lo straordinario risultato elettorale ottenuto (l'elezione all'Europarlamento ndr) non mi scansa, laddove avessi commesso reati, dal finire al Tribunale della Giustizia che affronterò con molta serenità, ma anche con molta decisione e molta determinazione".
On. Clemente Mastella

“Chi non capisce la differenza tra il piano casa in approvazione a Genova e il modo in cui viene gestito il territorio alle Cinque Terre, è parte del problema più che della soluzione.”

"Come un branco di lupi affamati che scende dagli altipiani ululando o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti precipitano come massi da altissimi monti in rovina. Uno dice: che male c'è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? Non ci siamo capiti, e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?".

Franco Battiato. Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti
http://xl.repubblica.it/dettaglio/79118

Davvero non sarebbe neppure necessario fare commenti e tuttavia:

E’ possibile per l’on. Mastella porsi questi due semplici quesiti? 1) può escludere che i tanti voti ottenuti possano essere in relazione con le tante segnalazioni fatte? 2) può escludere che per ogni “segnalazione” fatta qualche “non segnalato” abbia perso a sua volta un'occasione?

E’ possibile che il sen. della Seta non sappia che le due cose (piano casa e cementificazione parco 5 terre) sono incommensurabili (nel senso letterale del termine) e che quindi andrebbero valutate separatamente, ciascuna in relazione al suo contesto? Già che siamo in argomento, ha idea di dove sia finito il bando del parco delle 5 terre “concorso pubblico... sette posti... tempo indeterminato..”?http://speziapolis.blogspot.com/2009/08/democrazia-balneare.html

mercoledì 21 ottobre 2009

Favole sulla scuola (2)

Internet Informatica Inglese: do you remember?

Su internet e informatica, per il momento, stendiamo un velo pietoso (ma così pietoso che infatti tocca lasciar perdere). Parliamo dell'inglese.

Per le prime tre classi delle elementari ho tormentato la maestra di inglese che faceva fare dei gran disegni ai bambini e poi, timidamente e non sempre, faceva loro scrivere sotto il disegno anche il nome in inglese: per tre anni abbiamo colorato colori, numeri, palle e tavoli (rigorosamente separati tra di loro). L'ho tormentata anche perchè sosteneva che essendo già carichi di altri compiti, a casa non dovevano studiare inglese. (Certo se il ragazzino in quinta elementare impiega dieci minuti a dire the ball is on the table, può essere che sia particolarmente somaro - ma per favore allora non dategli 9).

Dalla quarta elementare abbiamo cominciato a mettere la palla sotto e sopra al tavolo e a fare anche qualche timido compito a casa.
Ma per 5 anni non ho mai potuto avere, neppure in visione, il supporto multimediale (cd rom), in dotazione con il libro (anche pagando, sottobanco, che so). Come fai a fare gli esercizi se prevedono che tu abbia ascoltato una storia che invece non sai? (quelli li saltiamo!)

Allora la domanda è: come mai gli autori del libro hanno sentito l'esigenza di dotarlo di un supporto audio (davvero strano per l'apprendimento di una lingua eh? che originali) e a noi non è dato di poterlo udire?

E un'altra domanda è: se la scuola deve (eccome se dovrebbe) provvedere ad abbattere le barriere alla mobilità sociale dando pari opportunità a tutti di "raggiungere i gradi più alti degli studi"... se un genitore non sa l'inglese, o non ha tempo di studiarlo con suo figlio... come farà questo bambino ad imparare l'inglese? E diamogli questo cd rom santodio...

Qualcuno che ha un ragazzino alle medie ha informazioni in proposito? Posso sperare di avere un giorno in dotazione un cd rom? Meglio se cambio città/provincia/regione? Forse la Spagna?

p.s. poichè la dirigente scolastica della nostra scuola è un'ottima insegnante d'inglese (ha scritto anche dei libri) giro a lei la domanda impegnandomi, se l'avrò, a pubblicare la risposta. Ma per cortesia, non mi tiri in ballo la Gelmini...

martedì 20 ottobre 2009

Conferenza regionale: aree protette della Liguria

Grazie all'estrema premura e cortesia di Luca Natale ho ricevuto notizia di questa conferenza che si terrà il 5 novembre p.v. a Genova e a cui parteciperà anche il Parco delle 5 Terre con il suo Presidente Franco Bonanini e il Vicesindaco di Vernazza G. Leonardini.

Avendo come suo scopo l'alimentazione di un ampio dibattito, la conferenza è apparentemente aperta a chiunque voglia intervenire; darei volentieri il mio contributo... se non fosse che nello stesso giorno ho già un altro impegno, che riguarda sempre il Parco delle 5 Terre... peccato.

Ringraziando il Parco Nazionale delle 5 Terre per la premura e la cortesia, ripropongo nuovamente il mio lavoro del 2008 (presentato ad Amantea al Convegno Internazionale sul Turismo Sostenibile dello stesso anno e in occasione di un seminario all'Università Bicocca - Scienze del Turismo - nel Giugno u.s.).
Auspico di poter intervenire, ed esporre il mio punto di vista, in occasione di eventuali altri dibattiti.
Il paradosso turismo sostenibile/sostenibilità ambientale: il Parco Nazionale delle 5 Terre come case study.

venerdì 16 ottobre 2009

La politica ambientale in Consiglio Comunale

Partecipare ad un Consiglio Comunale è sempre un'esperienza interessante, oltre che opportuna per rendersi conto di “chi è chi, cosa pensa, cosa sa (e non sa), cosa dice (e non dice)”. Direi che a questa affermazione possiamo attribuire valore assoluto e universale. Poiché, tuttavia, ieri sera ho partecipato al Consiglio Comunale di Vezzano Ligure, e ci sono andata perchè ho letto sul giornale che c'era – non che il comune l'abbia comunicato ai suoi cittadini con altri mezzi (diociscampi da internet e annessi) - parlerò di questo Consiglio Comunale del 15 ottobre 2009.

Hanno trattato i seguenti argomenti:

  • nomina di un nuovo segretario comunale condiviso con i Comuni di Riccò del Golfo e Deiva Marina e conseguente risparmio economico; intervento di un consigliere (Di Martino - Vezzano Nostra) che lamentava scarso rinnovamento anche in relazione alla nomina del nuovo Revisore dei Conti.

  • Approvazione della Politica Ambientale del Comune di Vezzano Ligure, nomina del Responsabile del Sistema di Gestione Ambientale (RSGA) e del referente dell'Alta Direzione. Come sappiamo il Comune di Vezzano Ligure è registrato EMAS e pertanto hanno confermato il RSGA (Dott.ssa Carmellini – Ufficio Ambiente) e nominato il Referente per l'Alta Direzione (Benettini Piergiorgio – Assessore all'Ambiente). In modo, scolastico, asettico e al tempo stesso confuso (un vero miracolo dialettico), il Sindaco ha poi letto/illustrato la nuova politica ambientale del Comune di Vezzano. A suo dire ha dovuto rinnovarla perchè è cambiata l'Alta Direzione (il Sindaco) e, sempre a suo dire, la nuova Politica Ambientale è pubblicata sul sito internet del Comune.

Qui, mi dispiace per il Sindaco, tocca aprire una parentesi: la Politica Ambientale pubblicata sul sito è datata 30/6/2006 ed è firmata “il Sindaco”; come dire che il precedente Sindaco non ha neppure ritenuto di metterci il suo nome (tanto meno la firma) e quello nuovo non stava forse neppure leggendo la Politica Ambientale, o forse gli hanno detto che è pubblicata ma non è vero? Piacerebbe anche a me poterla leggere (si ricordi di firmarla sindaco).

Il Regolamento EMAS definisce la «politica ambientale» all'art. 2a; ho chiesto all'Amministrazione (gennaio 2009) che fosse pubblicata sul sito anche la Dichiarazione Ambientale (all. III del regolamento) ed ho ottenuto, in una prima fase, che mi fosse scaricata sulla chiavetta usb (sono andata personalmente in comune perchè era apparentemente impossibile inviarla con la posta elettronica) ma ora la Dichiarazione Ambientale è anch'essa disponibile sul sito del Comune. Per il Bilancio Ambientale, invece, occorre andare all'Ufficio Ambiente... una cosa per volta.

Non ci sono stati interventi - se il sindaco non aveva ben chiaro ciò di cui stava parlando, consiglieri e assessori probabilmente non erano da meno (l'assessore, il Nominato, secondo me dormiva, ma non ci vedo bene e potrei sbagliare) - Politica Ambientale, o qualsiasi cosa fosse, approvata.

Diciamo che su questa cosa per il momento mi fermo così lascio modo a chi lo desidera (sindaco, consiglieri, assessori, cittadini, comitati...) di fare un primo approfondimento con i pochi links che ho messo a disposizione...

Il Sindaco poi ha comunicato di aver aderito al “Patto dei Sindaci” (link per dettagli) qui è intervenuto il Consigliere di maggioranza Sacchi (credo) che ci ha prima fatto sapere di essere laureato (o in procinto di) in scienze ambientali e poi, rispetto al patto (riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, maggiore efficienza energetica e maggiore utilizzo di fonti energetiche rinnovabili) ha sostenuto che il nostro comune non può fare niente in materia di “riduzione delle emissioni” (!!) ma può promuovere l'uso delle lampadine a basso consumo (efficienza energetica): inutile dire (senza neppure muoversi dalla sedia su cui eravamo seduti) che la sala consiliare è illuminata da due lampadari a candelabro (si dice così?) con circa 50 lampadine (old style) ciascuno. Poi, non so se c'entra con le rinnovabili, ma abbiamo parlato di raccolta differenziata (CDR, ENEL?) e del Piano Energetico Comunale.... o forse mi confondo? A proposito, ma il Piano Energetico Provinciale è mai stato reso pubblico dalla Provincia? Sono anni che lo cerco! Intervento dell'instancabile (ancorchè malaticcio) Di Martino che chiede al Sindaco se si sta attivando per accedere alla maggior quantità possibile di finanziamenti.

Anche su questo direi al momento di sospendere...magari intanto ci informiamo un po' meglio tutti.

  • Un consigliere della lega Nord-Forza Italia ha fatto un'interpellanza con cui voleva sapere se fosse lecito per Acam scaricare sulla tariffa (quindi sui suoi soci, i comuni, e su noi cittadini) il maggior costo derivante dall'accollamento del trasporto del sottovaglio (esito della lavorazione a Saliceti /CDR) dopo che il gestore che se ne era fatto carico ha cambiato idea (certo di potrebbe dire meglio ma così capiamo tutti). E così ho preso nota (spero in maniera appropriata) delle seguenti informazioni:

  1. Il costo dello smaltimento dei rifiuti è passato da 107,00 €/t a 151,00 €/t (pronti via il 41% di aumento) che corrispondono ad un maggiore esborso di 135.000,00 per il comune di Vezzano Ligure; questo anche in ragione dell'avvio dell'impianto di Saliceti, che non è ancora a regime e che quindi costituisce un maggior costo;

  2. Ho preso nota anche (SE&O) dell'incidenza dei diversi fattori sulla tariffa: 14% costo di gestione dell'impianto; 10% energia elettrica; 38% smaltimento rsu; 19,56% smaltimento sottovaglio; 11,50% ammortamenti; 2,75% smaltimento acque di processo; e altro che mi sono persa...

  3. E' stata chiesta dal Comune di Vezzano Ligure la costituzione di una Commissione di Controllo su Saliceti, accettata da ACAM, a cui potranno partecipare un consigliere di maggioranza ed uno di minoranza (o loro rappresentanti).

Insomma, non male per una sola seduta...

Qualche domanda per il sindaco (le risposte sono passate di moda ma le domande in questo periodo sono davvero trendy):

  1. Quando potremo leggere la verbalizzazione della seduta del Consiglio (magari su internet senza dover passare dalla trafila dell'accesso agli atti amministrativi e facendo passare qualche settimana)?

  2. Quando compera alla Dott.ssa Zoppi (il pezzo forte di questa e delle passate amministrazioni che, tra le altre cose, ha passato la serata a rigirare cassette) un registratore digitale? (quello che io ho scordato a casa ieri sera comprende anche telecamera e macchina fotografica, registra 36 ore che si possono scaricare sul computer e ascoltare all'infinito – magari potrebbero ascoltarlo anche i cittadini e costa poco più di un centinaio di euro).

Si, lo so, questo post è troppo lungo... d'altra parte... partecipare è dura...

Impianto rifiuti di Albiano Magra: i soliti ecofurbi

Il Secolo XIX ha riportato in grande evidenza la vicenda dell’impianto di trattamento rifiuto dell’impresa Costa Mauro situato ad Albiano Magra. Dall’articolo sia i responsabili della Ditta che le amministrazioni interessate, a cominciare dal Comune di Aulla, non chiariscono la vera storia amministrativa di questo impianto e soprattutto non fanno capire perché questo impianto abbia prodotto così tanti disagi alla popolazione che vive vicino ad esso. Disagi che hanno portato la popolazione locale a presentare non solo vari ricorsi al TAR ma soprattutto una petizione ed un reclamo alla UE a cui ha contribuito il sottoscritto per la parte tecnico giuridica. In particolare la Commissione Petizione del Parlamento UE ha chiesto (in data 6/11/2008) alla Commissione UE di avviare una procedura di valutazione sul rispetto delle norme ambientali dell’impianto di Albiano Magra. La procedura si è conclusa con una richiesta di informazioni ulteriori ma non ha escluso definitivamente i contrasti con la normativa UE sollevati dai cittadini di Albiano.

La prima autorizzazione dell'impianto in discussione riguardava l’attività di stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi e urbani pericolosi. Successivamente (1999) l’impianto veniva autorizzato per la selezione di rifiuti riciclabili. L’impianto è stato oggetto successivamente di modifiche alla originaria autorizzazione del 1999 (nelle date 2001, 2002 e poi 2003) che ne hanno ampliato la tipologia di attività e la tipologia di rifiuti trattabili. L’ultima autorizzazione ordinaria (in data 27/1/2006) riguardava la produzione del CDR (combustibile derivato dai rifiuti), mentre successivamente si è passati alla comunicazione di inizio attività.

L’impianto nella configurazione dell’autorizzazione ordinaria del 2003 come della comunicazione di inizio attività successiva al 2006 rientrava nella categoria d-bis) dell’allegato II della legge regionale Toscana in materia di Valutazione di Impatto ambientale: “impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 100t/g”. Infatti la Corte di Giustizia con sentenza 23/11/2006 causa C486-04 ha autorevolmente confermato quanto sopra bocciando la normativa italiana e regionale in materia di VIA che escludeva tale procedura di valutazione per gli impianti di recupero rifiuti soggetti alle c.d. procedure semplificate (cioè non soggetti ad autorizzazione ordinaria ma a comunicazione di inizio attività secondo la dizione della legge italiana in materia di rifiuti). In attuazione di questa sentenza, un apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7/3/2007, ha modificato la vigente normativa nazionale in materia sottoponendo a VIA ( senza alcuna procedura verifica):
• gli impianti di recupero di rifiuti pericolosi sottoposti alle procedure semplificate e quindi a comunicazioni di inizio attività;
• gli impianti di recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 100 t/giorno sottoposti alle procedure semplificate.

L’impianto Costa Mauro quindi non è mai stato sottoposto a Valutazione di Impatto ambientale violando pertanto la normativa comunitaria. Non solo ma in una memoria interna degli uffici della Provincia di Massa Carrara successiva alle autorizzazioni ordinarie all’impianto in oggetto si chiariva nettamente come :
• l’impianto era in contrasto con il Piano provinciale dei rifiuti di MS
• l’impianto era in contrasto con la normativa sulla emissione nell’aria
• l’impianto era in contrasto con la normativa sulla VIA

La memoria concludeva sulla necessità di un annullamento delle autorizzazioni in sede di autotutela da parte della Amministrazione Provinciale. Annullamento mai portato a compimento dall’allora dirigente del settore ambiente della Provincia di MS, peraltro senza una adeguata motivazione.

In conclusione: i rappresentanti sindacali e gli amministratori locali interessati alla vicenda, prima ancora di preoccuparsi del rischio di chiusura dell’impianto, dovrebbero preoccuparsi di riportare a norma l’impianto in oggetto, aprendo una nuova procedura di VIA nella quale la Ditta dovrà presentare un nuovo progetto di adeguamento alle recenti normative ambientali. Solo così potrà essere verificata la compatibilità dell’impianto con l’abitato che lo circonda e di conseguenza solo così potranno essere stabilite le condizioni tecniche perché tale compatibilità resti nel tempo nell’interesse della salute dei cittadini.

Favole sulla scuola

(a partire da quelle che sperimento personalmente)

Ora di religione: non c'è alternativa!

Si legge sui giornali di oggi che, a seguito della riforma Gelmini, ai ragazzi che rinunciano a frequentare l'ora di religione non è garantita alcuna alternativa: vero. Il punto, tuttavia, è che non è mai stata data alcuna alternativa. In prima e seconda elementare, il ragazzino che conosco io veniva spostato in una terza (dove facevano inglese, e chiaramente non coinvolto nella lezione) e per i tre anni successivi, compreso quello in corso, le ore di religione sono state spostate al pomeriggio: così te lo porti a casa. Certo, perchè l'altra particolarità è rappresentata dal fatto che l'ora di religione, in realtà sono due.

P.S. il ragazzino te lo porti a casa letteralmente perchè in questo caso non ha neppure diritto al pulmino (vuoi fare il cittadino attivo, critico e dissenziente? pedala!).

Igiene a scuola: che ovvietà!

Qualche giorno fa, debitamente stimolati, il sindaco e la dirigente scolastica hanno organizzato una riunione per informare personale scolastico e rappresentanti dei genitori circa i comportamenti da tenere a scuola rispetto al rischio di pandemia della c.d. influenza suina. Alla pediatra (assessore alla cultura) che raccomandava di far lavare le mani ai bambini (con il sapone), insegnanti e genitori rispondevano con cenni del capo che stavano a significare altrettanti - beh certo, come sempre, che ovvietà -. Alla dirigente, che diceva – il sapone, se non c'è, si compra – le insegnanti rispondevano – beh certo, come sempre, che ovvietà.

Al ragazzino che da casa aveva portato a scuola i manifesti del ministero dell'istruzione l'insegnante ha detto – ce l'avevo anch'io questo (a casa? nel cassetto?); quando invece il lunedì ha portato il sapone (che mancava da giorni), sempre l'insegnante – l'abbiamo ordinato, mercoledì arriva; quando l'ha riportato, la settimana successiva – non esagerare, sta arrivando... Il sapone non c'era, d'altra parte, il sapone, non c'è stato quasi mai”.

Cibo a scuola? fai da te.

A scuola, cibi eventualmente portati dai bambini, possono essere consumati collettivamente solo se provenienti da confezioni integre. Da qualche anno, nel tentativo di sopperire alle carenze delle famiglie rispetto ad un'alimentazione sana, è consuetudine la merenda collettiva a scuola (lavoriamo sempre sugli effetti, mai sulle cause); poiché, inoltre, dobbiamo mantenere viva (a scuola) l'identità culturale del luogo in cui viviamo e il senso di comunità e appartenenza, ognuno contribuisce con alimenti anche autoprodotti. Ovviamente non si può neppure provare a contestare questa “consuetudine”, dal momento che non si prende neppure in considerazione l'eventualità che l'alimento, ancorchè autoprodotto o proprio in quanto tale, possa non essere integro. Io credo che la mia marmellata e il mio olio (peraltro sottoposto ad analisi) siano i migliori del mondo ma con questo non pretendo di somministrarli in un luogo pubblico (a scuola).

Esito? Hanno eliminato la marmellata - che ora viene acquistata insieme alla nutella (!) - ma mantenuto l'olio. D'altra parte una rappresentante dei genitori, per descrivere la merenda in questione ha detto testualmente “si tratta di fette di pane, acquistato dal fornaio nel borgo e trasportato dal pulminista, tagliato dalla maestra (con le mani pulite) e arricchito con...” Non pane e marmellata, pane e olio, pane e nutella... pane arricchito con...

Consumo sostenibile? Ovvio...

Solo un cenno alla circostanza per la quale, nella mensa della scuola si usano posate, piatti, bicchieri - e fors'anche tovaglioli - di plastica; si beve acqua minerale (non so di quale qualità, ahimè) contenuta in bottiglie di plastica, in luogo della meno costosa e migliore acqua del rubinetto; non si fa raccolta differenziata. Certo i bambini in passato hanno fatto i loro bei laboratori per imparare esattamente il contrario di ciò che fanno quotidianamente (a scuola). Il Comune di Vezzano Ligure è registrato EMAS ed è cofondatore e appartenente all'associazione dei Comuni Virtuosi (ma su questo è in arrivo un capitolo dedicato). vedi anche qui

giovedì 15 ottobre 2009

I dati su domanda e offerta del gas dimostrano che i rigassificatori non servono al Paese ma agli speculatori: e gli spezzini subiscono!

In questi anni di vertenza sul progetto di raddoppio del rigassificatore di Panigaglia, l’accusa più forte che è stata fatta a chi si opponeva a tale progetto, è stata quella di non tener conto dei bisogni energetici del Paese ed in particolare del fabbisogno di gas che avrebbe dovuto diventare sempre più rilevante negli anni a venire. La conseguenza secondo i sostenitori di tale tesi era che senza i rigassificatori l’Italia sarebbe piombata in pochi anni in un decifit energetico che avrebbe potuto inficiare lo sviluppo della nostra economia.

Nel 2007 nel predisporre le osservazioni delle associazioni ambientaliste in sede di procedura di VIA del progetto del rigassificatore, scrivevo che le proiezioni sui consumi di gas al 2011 (dati ufficiali del Governo) sarebbero arrivate a 101 miliardi di m3, mentre (secondo calcoli prodotti dal Sole 24 ore del 8/9/2006) anche senza i rigassificatori avremmo avuto a disposizione ben 128,5 miliardi di m3 di gas. Se invece, aggiungevo, si fossero realizzati tutti i progetti di rigassificatori presentati in Italia, ne avremmo avuti ben 208-211 di contro a un fabbisogno di 101! Nonostante questi dati incontrovertibili venivamo accusati di irresponsabilità verso gli interessi energetici nazionali.

Oggi, finalmente, non il sottoscritto ma autorevoli esperti di fama internazionale come il prof. Alberto Clò addirittura vanno oltre i dati che riportavo quasi tre anni fa, affermando (Sole 24ore del 13/10/2009): “Consumi di metano per 100 miliardi di metri cubi erano previsti nel 2010, mentre se andrà bene ci arriveremo tra una decina di anni”.

Tutto ciò non fa che confermare quello che sosteniamo da tempo: l’ampliamento dell’impianto di Panigaglia non ha alcun valore strategico per il sistema energetico nazionale, mentre ha la finalità di appropriarsi di grandi quantitativi di gas da spendere sul mercato internazionale per operazioni chiaramente speculative. Il tutto utilizzando un sistema tariffario che permette ai rigassificatori come quello di Panigaglia di compensare anche le fasi di chiusura per manutenzione (vedi la recente Delibera dell’Autorità per l’energia dello scorso luglio 2009); invece le compensazioni per la presenza ultradecennale di questo impianto i cittadini spezzini le devono vedere ancora oggi!

lunedì 12 ottobre 2009

ACQUA


Circolo " Alternativa di Classe "
Confederazione COBAS
CUB - RdB
Sinistra Critica
Cittadinanzattiva

ACQUA: BUSINESS O NECESSITA’?

Almeno metà del corpo umano è composto di acqua. Perdendo dai tre ai quattro litri di acqua si va in disidratazione e si rischia seriamente la morte per sete, la più atroce! Quando l’acqua da bere scarseggia, si allunga soltanto l’agonia:
L’uomo non può vivere senza acqua.
…E allora come mai, pur essendo nel XXI° secolo, con il progresso scientifico che c’è, nel mondo si muore ancora di sete?
La Banca Mondiale (B.M.) ed il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) spacciano il caro-tariffa per "tutela del patrimonio idrico", fingendo di non capire che laddove tale risorsa è scarsa o nulla vi è la povertà più nera! Come mai?
Da più di un decennio, ormai, l’acqua è diventata "oro blu" e diverse multinazionali si sono spartite il mercato. Emergono su tutte quelle europee, ed in particolare due di esse si dividono il 40% del mercato: Suez e Veolia (ex-Vivendi). Si parla di oro blu per gli ingenti profitti che la risorsa offre, in un mercato dove la domanda non può di certo diminuire.
E’ questo il contesto in cui in Italia dal 2003 la gestione dell’acqua (potabile+fognatura+depurazione) è passata quasi ovunque dai Consorzi alle Società per Azioni (S.p.A.). Qui alla Spezia siamo veterani: grazie ai politici locali la trasformazione era avvenuta due anni prima!
E’ così che, con l’alibi del 100% delle azioni in mano ai Comuni, è iniziata la gestione privatistica di ACAM S.p.A., la multiutility spezzina, che non si occupava più solo di acqua e gas, ma anche di rifiuti, di telefonia, ecc. Nacque addirittura una holding ramificata, che si mise a fare affari per tutta Italia con i soldi ricavati dalle bollette, ma accumulando debiti su debiti...
Nel frattempo le bollette subivano aumenti tra i maggiori d’Italia, ed in particolare quelle dell’acqua, sulle quali veniva fatta confluire gran parte del debito, fidando sulla sicurezza dell’entrata periodica di denaro fresco, giacché l’indebitamento era stato concentrato su di una sola banca.
Da subito alcune delle forze che poi hanno dato vita a questo Comitato si sono opposte alla esosa politica tariffaria, decisa dall’Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) spezzino, cioè dall’assemblea dei Sindaci del territorio provinciale, presieduta dall’Assessore Provinciale all’Ambiente ed attuata con solerzia dalla holding. Pur avendo raggiunto, le lotte avviate, qualche risultato parziale, non siamo riusciti a respingere l’attacco portato avanti contro l’uso domestico della risorsa, e cioè contro lavoratori e ceti deboli in primo luogo.
In effetti l’attacco ha anche un carattere nazionale, e ci siamo difesi anche a quel livello, presentando, insieme al Forum dei Comitati di tutta Italia, in Parlamento la Proposta di legge di Iniziativa popolare per la Ripubblicizzazione dell’Acqua, che dovrà essere discussa in questa Legislatura.
Recentemente "voci incontrollate" parlano del MANDATO ALL’A. D. STROZZI DI ATTUARE STRATEGIE DI AGGREGAZIONE E/O PARTNERSHIP CON ALTRE "MULTIUTILITIES" ( in questi giorni si vocifera Hera).
Come cittadini utenti del servizio
Non vogliamo perdere ancora una volta un pezzo dei beni aziendali e professionali della nostra Provincia.
Non vogliamo un passaggio ad una società privata – qualunque essa sia - che nulla sa del nostro territorio se non farne terreno di conquista ( come avvenuto in altri settori : la sanità insegna .. ).
Non vogliamo andare a lamentarci a Bologna quando abbiamo bollette troppo care.
Non vogliamo interloquire con un call center per trovare soluzioni ai problemi del servizio
Vogliamo la nostra azienda con i nostri lavoratori
Vogliamo poter protestare – quando e’ il caso – a La Spezia e non a Bologna o altra citta’
Vogliamo guardare in facci i nostri interlocutori ad uno sportello e non dietro al telefono
IN DEFINITIVA : vogliamo una REINTERNALIZZAZIONE del servizio e il ritorno quindi alle municipalizzate
- COMITATO SPEZZINO ACQUA BENE COMUNE -

domenica 4 ottobre 2009

Polveri e attività portuali: l'Autorità portuale dà i numeri ?

L’Autorità Portuale, compiendo un atto di trasparenza apprezzabile, ha pubblicato sul suo sito i dati sulle emissioni delle polveri fini (c.d. PM10 ). Da questo campionamento, commissionato dalla Autorità Portuale ad un soggetto privato (in coordinamento con il CNR di Pisa), emergono dati molto bassi di PM10 (periodo maggio - luglio 2009) rilevati all'interno di tre aree portuali tra cui quella del terminal Ravano all'altezza di Fossamastra. I dati sono così bassi, si arriva a punte minime sotto i 10 microgrammi (i valori di legge nelle medie giornaliere sono di 50µg), che mi hanno stimolato a confrontarli con i dati ufficiali dell’Arpal svolti per le amministrazioni pubbliche (Provincia e Comune capoluogo).

Ho incrociato i dati Arpal 2009 zona Fossamastra (fino a giugno) con il campionamento della Autorità Portuale (zona Ravano quindi quasi all'altezza di Fossamastra) relativamente alle PM10 espressi in µg (microgrammi). Vengono fuori dati interessanti che sintetizzo :
1. nei primi 6 mesi per l'Arpal siamo andati fuori legge 8 volte . Per l'Autorità Portuale (mesi confrontabili maggio e giugno) nessun superamento.
2. nei mesi di maggio e giugno per l'Arpal abbiamo una media di 35 (quindi al limite della media sovra giornaliera, mensile o annuale, di 40), per l'Autorità di 21 e 28.Questo, sotto il profilo sanitario, è un dato significativo, ancor più dei superamenti del limite dei 50 µg. Infatti secondo i dati dell'OMS la media sovra giornaliera ( mensile/annuale) non deve superare i 20 µg per garantire con un certo margine un rischio basso per la salute.

3. uno dei ragionamenti che potrebbero emergere dal campionamento della Autorità è quello per cui i dati così bassi delle PM10 rilevati all'interno dell'area portuale (vedi terminal Ravano) dimostrebbero rispetto a quelli rilevati fuori dell'area portuale (vedi Fossamastra) che è il traffico di V.le San Bartolomeo e non il porto a produrre l'incremento di inquinamento da PM10. Il ragionamento, se incrociamo i dati complessivi Arpal sulla città con quelli della zona portuale, non torna perchè i dati della centralina di Fossamastra sono nettamente i peggiori di tutta la città compreso l'imbuto di P.za S. Bon dove è presente un traffico anche peggiore perchè altrettanto intenso ma meno scorrevole di quello di Fossamastra.

Conclusioni da trarre. La Autorità portuale, anche quando fa operazioni di trasparenza come in questo caso, lo fa sempre con una certa confusione e ambiguità. In tal modo l’Autorità, nonostante questa volta avesse in mano dati positivi sia pure parziali, produce ancora una volta un danno alla verità (che come è noto non è ambientalista ne tanto meno portualista ma semplicemente oggettiva) ma anche alla attività portuale. Infatti, invece che spenderli con una relazione apparentemente tutta volta a rimuovere le colpe del porto, avrebbe invece dovuto leggere criticamente e asetticamente quei dati (come dovrebbe fare un ente pubblico quale è l'Autorità) e quindi ad esempio:
- dimostrare perchè i dati Arpal sono comunque diversi dai loro pur rilevati nella stessa zona;
- dimostrare perchè nella zona di Fossamastra i dati sono peggiori di quelli di altre zone trafficate
- motivare perchè una serie di inquinanti (come i composti metallici e le polveri ultrafini , le .c.d. PM 2,5 µg ) non sono rilevati
- spiegare perchè non siano state fatte analisi sistematiche nell’area interessata di altri inquinanti (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, e composti organici) in relazione al rapporto tra PM10 primario e secondario. Il PM10 primario è quello che viene emesso nell’atmosfera direttamente come tale dalle fonti di emissione e si distingue dal PM10 secondario che si forma in atmosfera a partire da altri inquinanti come ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca e composti organici. Come dimostra il Rapporto APAT (ora vedi ISPRA) sull’inquinamento nelle aree urbane, in queste aree la componente secondaria contribuisce alla concentrazione in aria di PM10 per una quota superiore al 50%, in dipendenza delle condizioni emissive e meteoclimatiche, per cui una strategia di riduzione delle concentrazioni in aria di PM10 nell’area urbana deve operare sulle emissioni sia di PM10 primario che dei precursori della componente secondaria. In particolar modo degli ossidi di azoto che avrebbe effetti positivi anche sulla riduzione di ozono, altro inquinante secondario la cui formazione dipende dalla presenza di NOx.

Se avessero lavorato a presentare i dati nel modo suddetto avrebbero rafforzato i dati che hanno resi pubblici, che invece forniti nel modo attuale si prestano a critiche facili come quelle da me riportate in queste brevi note.
Mi auguro che per il futuro l’Autorità comprenda che i dati ambientali vadano letti in modo integrato, considerata la complessità del fenomeno dell’inquinamento, e quindi non diventino mero strumento di propaganda evitando di cadere nella trappola informativa bene descritta dal giornalista H.L. Mencken , nel secolo scorso, secondo il quale: “ C’è sempre una soluzione semplice a qualunque problema umano: precisa, plausibile e sbagliata”.