
Lo scorso 2 Luglio, oltre un mese fa, abbiamo inviato una
lettera a tutti i sindaci della Provincia della Spezia, ad ACAM e alla Provincia ponendo dei quesiti ed avanzando qualche ipotesi di metodo finalizzata ad una reale disamina della situazione in funzione della attuazione delle migliori soluzioni possibili.
Lo scorso 16 Luglio si è tenuto a Villa Marigola un convegno, organizzato dalla Provincia insieme a Veolia e Pirelli Ambiente, sul tema della valorizzazione energetica dei rifiuti; si sono inoltre succeduti diversi consigli comunali, straordinari e non, ed audizioni con riferimento a quella che ormai è chiamata dai più “la situazione di ACAM”.
Che nessuno salvo Maurizio Lipilini (IDV), che ha fatto sua l'introduzione del nostro documento in un articolo sulla stampa, abbia sentito l'esigenza di interloquire con noi o di commentare in qualche modo o in qualche sede il nostro lavoro non sorprende certo; neppure il convegno di Villa Marigola, a parte le contestazioni che l'hanno preceduto sul metodo ma non nel merito, ha dato vita a commenti, confronti o dibattiti, e anche questa circostanza rappresenta (ahinoi) una certa normalità.
Poiché noi non siamo in possesso di dati precisi, e per questa ragione ponevamo qualche questione a chi invece li dovrebbe avere, possiamo solo continuare ad arricchire e rendere pubblici i nostri ragionamenti. E questo facciamo, questa volta concentrandoci (in maniera molto parziale e forse in qualche caso naif) su uno dei passaggi del ciclo dei rifiuti: la raccolta, il primo e il più importante. Come spesso accade infatti, le ragioni della bontà o meno di un processo vanno ricercate a monte del processo medesimo. La raccolta (causa) quindi come primo passaggio del ciclo dei rifiuti, le discariche e la loro saturazione (effetto) come chiusura del ciclo: nel mezzo, la raccolta differenziata e la produzione di CDR come modalità di contrasto alla saturazione delle discariche.
Intanto che la “classe dirigente” si interroga sui massimi sistemi e sulla ricerca di nuovi soci, e certa “aspirante classe dirigente” avanza ipotesi tanto originali quanto vaghe, che si fa? Nel quotidiano è stato messo in atto qualche cambiamento? Sulle modalità della raccolta differenziata chi decide? Di chi il merito e di chi le colpe? Se a volte accade che qualche comune si muova in qualche direzione, chi lo decide? Il Comune? Acam? Secondo noi il Comune; i comuni sono soci e clienti di Acam, serve altro potere?
Finalità dell'impianto di Saliceti e identità di ACAM: una premessa
L’impianto di Saliceti, realizzato da Acam in quanto gestore pubblico, anche in assenza di volumi costanti consente di trattare e ridurre il volume dei rifiuti; la sua sostenibilità economica, pertanto, deve essere valutata all'interno dell'intera gestione del ciclo dei rifiuti, considerando dunque anche il risparmio che determina sui costi di smaltimento. Al contrario, se ACAM si identifica con una impresa che deve generare valore per i suoi soci, o sanare i suoi deficit di bilancio, o l'impianto di Saliceti viene considerato come un capitolo di bilancio a se stante, allora meno rifiuti in ingresso all'impianto costituiscono una indubbia perdita.
Se l'ipotesi è quella originale (gestore pubblico), mentre pensiamo a come eventualmente modificare la chiusura del ciclo dei rifiuti (comunque non prima di qualche anno), è opportuno che ci si attivi da subito (meglio prima) per mandare la minor quantità di rifiuto possibile a smaltimento: quindi a Saliceti, nella discarica di Val Bosca e/o eventualmente in quella di Bonassola, opportunamente ampliata. Se non altro, per far sì che queste siano sufficienti per il periodo necessario. Inoltre, poiché la nuova normativa non consente di contabilizzare per l’obiettivo del 65% materiale post conferimento (il rifiuto è tale dal momento in cui lo raccogli), la raccolta differenziata deve essere anche di qualità.
Caratteristiche e funzionamento dell'impianto di Saliceti: considerazioni economiche
L’impianto di Saliceti è attualmente tarato a 90.000 t/anno ma si può, tecnicamente, farlo funzionare anche con quantitativi minori; secondo Acam tale ipotesi non è economicamente sostenibile perché l’impianto ha dei costi fissi (manutenzione, costi energetici, ammortamenti etc.) che prescindono dalla quantità di rifiuto trattato; a nostro avviso i costi fissi riguardano esclusivamente l'ammortamento dell'impianto. Poiché l’impianto altro non è se non un gigantesco estrattore di aria (non avendo combustioni) assorbe energia solo in un modo: le pompe costantemente tirano aria da fuori per insufflare nelle celle e dalle celle le passano al biofiltro; al contrario, successivamente, espellono aria all'esterno.
Ora se l’impianto funziona al 100% occorre insufflare e togliere aria da tutte le celle e quindi si consumerà 100 di energia attraverso le pompe; se, al contrario, non funziona al 100% si consumerà in proporzione 100 meno quanta energia per azionare le pompe risparmio rispetto al numero di piste/celle che non attivo. Tenderemmo a dire, pertanto, che i quantitativi di rifiuto necessari a rendere sostenibile economicamente l'impianto possono essere variabili.
Attualmente si differenziano circa 32.000 tonnellate di rifiuti (24% su 136.000 t/anno) lasciando pertanto 100.000 t/anno di materiale da trattare (massimo quantitativo gestibile per l'impianto); se nei prossimi 2/3 anni si vuole raggiungere il 65% di differenziata, le tonnellate da conferire si ridurranno a 48.000 (come detto nel paragrafo precedente i costi dell'impianto dovrebbero essere valutati in maniera integrata con l'intero ciclo dei rifiuti).
Aspetti connessi con le discariche: disponibilità, costi e capienza
La frazione stabilizzata (quella che non diventa CDR) prodotta a Saliceti, esaurita la discarica di Val Bosca, dovrebbe confluire in quella di Bonassola dove da quasi due anni sono stati autorizzati (sarebbe interessante sapere se con AIA e procedura di VIA) gli interventi di ampliamento e adeguamento: 150.000 mc con costi superiori ai 6 milioni di euro (un grosso roccione di serpentino da rimuovere farebbe lievitare il costo di altri 600.000/700.000 euro; tuttavia, aggirando il roccione si avrebbe comunque una volumetria di circa 140.000 mc). Circa un mese fa si è discusso nuovamente delle opzioni mutuo/socio privato per fronteggiare l'investimento e l'opzione “socio privato” risulterebbe la più probabile stante le evidenti difficoltà di ACAM a fornire garanzie per l'accensione di un mutuo.
Oggi, Acam stima in oltre 10 milioni di euro il costo di realizzazione dell'impianto, lo stesso che 18 mesi fa ne sarebbe costati 6. Stiamo dunque parlando di 10 milioni di euro per smaltire circa 150.000 mc (capacità della discarica bastante per soddisfare le necessita della provincia per circa 2,5 anni alla situazione attuale di raccolta differenziata), troppo pochi per il tempo necessario a garantire l'avvio di qualsiasi altro sistema di chiusura del ciclo per il quale ci vorrebbero almeno 4/5 anni circa. La validità dell'ipotesi della discarica di Bonassola, pertanto, avrebbe senso solo se entro 6 mesi fossimo in grado di conferirvi max 35.000 t/anno in uscita da Saliceti, in luogo delle attuali 50.000. Certo 6 mesi sono pochi, considerato che non è chiaro neppure se la discarica sia già andata ad AIA e/o a verifica e che la RD langue. Resta un dubbio: nella stima di 10 milioni sono per caso compresi anche gli euro utili al risanamento del passivo?
Ipotesi, illazioni e domande...
Gli estremisti dicono che il progetto in atto da anni è chiaro e che sia stato modificato solo in parte dalla attivazione di Saliceti; se l'impianto non fosse partito, infatti, si sarebbe continuato a portare fuori provincia i rifiuti e ad un certo punto gli alti costi e la precarietà amministrativa di questa via avrebbero portato al vero obiettivo: la riapertura della discarica di Saturnia sulle colline di Pitelli. L'apertura di Saliceti, invece e nonostante le rassicurazioni iniziali, apre al conferimento del CDR nella centrale Enel ma non esclude la riapertura della discarica di Pitelli. Questa ipotesi, chiaramente dietrologica e ideologica, giustificherebbe tuttavia la generale immobilità rispetto alla introduzione di misure minime finalizzate alla riduzione dei rifiuti.
Ci raccontano, ad esempio, delle modalità di gestione degli ingombranti operata da Acam: si tratta di 4000 t/ anno (100.000 mc) che a seconda di come vengono trattate (separato per avviarlo alle filiere del recupero - mobili con mobili, frigoriferi con frigoriferi etc.- oppure ragnato e conferito in discarica) possono contribuire enormemente alla rapida saturazione degli impianti di servizio in funzione (attualmente Val Bosca). Dunque una prima domanda: come funziona il trattamento degli ingombranti? Come si svolge e come si chiude il ciclo degli ingombranti?
Come in questo esempio emblematico, la partita si gioca nella fase di raccolta che, se male organizzata, condiziona tutte le fasi successive.
A proposito della gestione della carta: pare che, stante la bassissima qualità della carta raccolta e l'impossibilità di conferirla quindi al Consorzio apposito, Acam abbia acquistato oltre un anno fa una macchina compattatrice che avrebbe consentito di vendere direttamente la carta così trattata sul mercato. La macchina, costata qualche centinaio di migliaia di euro, risulta ferma a causa dei ribassi del prezzo della carta sul mercato: se te la pagano meno di quanto ti costa produrla, meglio buttarla via. Sì, meglio buttarla via se il tuo interesse è prettamente economico e se riguarda quella specifica fase del ciclo; se invece si considera anche il problema legato alla saturazione delle discariche allora la valutazione può cambiare. Una seconda domanda: della carta raccolta, quanta parte è venduta e quanta invece torna con l'indifferenziata?
A proposito dell'organico (e quindi del compost): il compost che esce da Boscalino va a discarica direttamente come rifiuto trattato, come dire che a Boscalino entrano circa 8.000 t di rifiuto (organico) e ne escono circa 6.000 come rifiuto da smaltire in discarica. Le ragioni? Apparentemente varie: 1) la scarsa disponibilità di spazio per la corretta essiccazione del compost 2) la scarsa qualità dell'organico raccolto. La terza domanda: a quali condizioni il compost potrebbe essere utilizzato in agricoltura e/o come terra per riempimenti?
Una modesta proposta
Recentemente abbiamo avuto modo di apprendere che a Porto Venere Importanti risultati provengono anche dal servizio sperimentale di raccolta differenziata porta a porta, destinato alle attività di ristorazione ed ai bar del centro storico della frazione capoluogo, svoltosi per tutto il mese di luglio. Grazie all’intesa, siglata con ACAM Ambiente ed alla fattiva collaborazione degli esercenti, si è proceduto al ritiro domiciliare e differenziato dell’umido organico, degli imballaggi e dei residui che hanno permesso di recuperare oltre 23 tonnellate di rifiuti evitando che lo stesso finisse nel flusso del materiale indifferenziato. In concreto l’ esperienza ha consentito un incremento della raccolta differenziata del Comune, stimabile in oltre 5 punti percentuali, rispetto al luglio 2008. La sperimentazione ha permesso di verificare le potenzialità del territorio sia per quel concerne la produzione che il recupero della differenziata.(13:02:00 - 08-11-2009 - Redazione - Cronaca4 )
Se riandiamo alla minuscola casistica a cui abbiamo fatto cenno sopra, possiamo vedere che il problema nel riciclo è la qualità della raccolta differenziata e tutte le sperimentazioni effettuate hanno confermato che la raccolta porta porta è funzione della qualità, non ci sono storie.
Quindi, prima proposta: che si avvii la raccolta differenziata porta a porta, magari a partire da una tipologia di rifiuto (ad esempio l'umido) e con il coinvolgimento, oltre che dei cittadini, di una specifica categoria del commercio fortemente coinvolta nella sua produzione (ad esempio ristoranti e bar). Se di sperimentazione si vuole parlare, che non sia per “quartiere” ma per “tipologia di rifiuto”. Si continui successivamente con un'altra tipologia (ad esempio la carta) ed una nuova categoria produttiva (ad esempio gli uffici e le scuole) insieme ai cittadini. E così, gradatamente, spariranno i bidoni dell'umido e poi quelli della carta e poi... La raccolta porta porta è più costosa? Vogliamo parlare degli esuberi di Acam? Non sarebbero anche loro un costo per la comunità qualora fossero lasciati a casa? E non lo sono già se sono davvero in eccesso? Raccolta porta a porta contro la disoccupazione (a proposito della necessità di una visione complessiva).
Seconda proposta: che si verifichi, e si ottimizzi, la gestione degli ingombranti. Dove vanno a finire? Come vengono trattati?
Terza proposta: e se l'impianto di Saliceti lo gestisse Acam senza il supporto di nessuna Veolia del Caso? Vogliamo dire che in Acam non ci sono le competenze necessarie e sufficienti?
Daniela Patrucco
Marco Grondacci