lunedì 30 marzo 2009

Le consultazioni europee dei cittadini

dalle preoccupazioni alle raccomandazioni
dal 1 Aprile partecipa al dibattito on line sulle raccomadazioni

www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu



Ho avuto il privilegio di partecipare all'iniziativa, in veste di facilitatrice di uno dei dieci tavoli a cui erano seduti i 97 cittadini selezionati come campione rappresentativo della popolazione italiana politicamente attiva (con diritto di voto). Contemporaneamente, per due giorni e in altri sette stati europei, altrettanti cittadini partecipavano alla formulazione di dieci raccomandazioni da inoltrare all'Unione Europea; la domanda a cui occorreva rispondere era:


Che cosa può fare l’UE per costruire il nostro futuro economico e sociale in un mondo globalizzato?

Da una prima fase in cui ogni tavolo esplorava le preoccupazioni di ciascun cittadino, in modo spontaneo e senza che nessun tema specifico fosse stato predeterminato o assegnato, e attraverso la condivisione della totalità delle preoccupazioni espresse dai dieci tavoli, si è passati in ciascun tavolo alla fase di elaborazione di idee riguardanti le modalità con cui fronteggiare le preoccupazioni espresse.

Le 57 idee elaborate (che facevano riferimento a macrotemi in cui erano state riepilogate le preoccupazioni) sono state revisionate dai tavoli e successivamente sottoposte a votazione. Si sono ottenute in tal modo 10 idee che, distribuite ai 10 tavoli sono state trasformate in altrettante raccomandazioni per L'Unione Europea affinchè possa contribuire a costruire il nostro futuro economico e sociale in un mondo globalizzato.

Qualche breve e sparsa considerazione per sollecitare altre riflessioni in questo blog:

  • la partecipazione è stata del 97% rispetto al campione, che era composto di 100 unità;
  • i cittadini pensavano all'Europa come ad un salvagente per l'Italia, una sorta di ultima chance, e la gran parte delle idee andava nella direzione di dare maggior potere all'Europa nella totalità degli ambiti: economico, sociale, ambientale, della politica estera, dell'istruzione, della salute...
  • i cittadini hanno spontaneamente impegnato un intero fine settimana, senza alcun compenso, a dibattere su temi che li riguardano direttamente e sui quali non sono mai chiamati a manifestare il loro punto di vista, in particolare a partire dalla “definizione del problema”, quella che in questa occasione è stata definita preoccupazione.

È opportuno segnalare che questo livello di partecipazione si pone tra il terzo e il quarto gradino della scala della partecipazione: a condizione che le raccomandazioni elaborate siano effettivamente tenute in considerazione dai decisori nel corso del processo decisionale e tenuto conto del fatto che, comunque, il potere decisionale rimane nelle mani dei decisori formalmente competenti. Duole constatare che in Italia, quotidianamente, ci si batte per salire sul primo gradino.


leggi la sintesi e guarda le immagini della consultazione italiana

giovedì 26 marzo 2009

Salute Spezzina: perchè partecipare alla iniziativa di protesta

tribunale per i diritti del malato

unione donne italiane - confederazione dei centri liguri per la tutela dei diritti del malato

comitato sanità Val di Magra

INIZIATIVA PUBBLICA DI PROTESTA

SABATO 28 MARZO 2009 ORE 10.30

PRONTO SOCCORSO DELLA SPEZIA - VIA ASSO -


Nuovo ospedale

La Regione è riuscita a coprire il finanziamento del nuovo ospedale di La Spezia, anche se il costo finale risulta aumentato del 20% in un anno.

Attendiamo comunque di poter visionare l’atto finanziario in tutte le sue parti, anche perche’ non vorremmo che quota parte del finanziamento ( 70 mln di euro ) derivasse da forme di ricorso al privato ( project financing ).

Per vigilare sui tempi e i modi di costruzione del nuovo ospedale proporremo alla Regione di attivare una commissione civica ( cioe’ con la partecipazione dei cittadini ) per il controllo sull’appalto – cosi’ come e’ stato fatto in altre Regioni, come in Puglia, e per impedire che, come accaduto con l’Accordo di Programma del 2001, il collegio di vigilanza non ….vigili -.

Situazione generale

L’attesa notizia dei finanziamenti per il nuovo ospedale non deve distoglierci, pero’, dall’affrontare la situazione reale dei nostri servizi sanitari provinciali. Il finanziamento del nuovo Felettino deve essere cosa assolutamente a parte rispetto al finanziamento destinato alla ASL 5 e alle soluzioni per uscire dalla profonda crisi dei servizi sanitari provinciali.

Per questo e’ necessario risolvere i nodi cruciali che stanno minando alla base il diritto alla salute per tutti i cittadini :

1) Bloccare le privatizzazioni (denaro pubblico elargito senza controllo)

2) Controlli severi sulla qualità delle prestazioni che vengono fornite dai privati (convenzioni, appalti, etc…) perché queste prestazioni incidono sulla salute dei cittadini

3) Controlli severi sulle liste di attesa per impedire il verificarsi di conflitti di interesse (laboratori privati, studi medici, etc…)

4) Annullare gli appalti quando questi non forniscono qualità e sicurezza (oggi non avviene…)

5) Premiare gli operatori che all’interno dell’ASL vogliono attuare percorsi di diagnosi e cura a tutela dei cittadini (oggi non avviene…)

6) Iniziare a potenziare la sanità pubblica assumendo il personale e dotandola di mezzi per operare adeguatamente ed in modo strutturato.

Al di la’ degli annunci….preelettorali, infatti, la situazione generale dell’ASL 5 resta gravissima e non siamo certo noi soli a dirlo.

Dal verbale della Conferenza ristretta dei Sindaci del giugno 2008 e’ lo stesso Direttore Generale della ASL 5 ad individuare alcune pesantissime problematiche.

Dice il Dott. Conzi in alcuni passaggi:

Siamo riusciti a pareggiare il bilancio (2008 n.d.r.), pur avendo una marea di soldi in meno e pur avendo dovuto accantonare, con un intervento positivo riducendo i costi della farmaceutica territoriale e, più da un'altra parte, in maniera negativa, tagliando violentemente sul bilancio e tagliando le prestazioni

E’ chiaro che non si può pensare di andare avanti così, ma è necessario intervenire in maniera strutturale….

Questa è la realtà: siamo di fronte al fatto che siamo scesi di 5milioni invece di aumentare di 10, apparentemente siamo risaliti di 10 nel 2008, ma in realtà non è così…

Noi abbiamo un’Azienda che spende molto rispetto ad altre, con dei costi come diceva prima il Presidente della Conferenza che sono in buona parte incomprimibili perché determinati da tutto; perché beni e servizi sono: Global Service, Don Gnocchi…

io sono d’accordo che sarebbe stato utile avere i soldi che sono stati messi sui servizi, ma c’è un divieto a livello centrale di fare operazioni di questo tipo , perché il costo del personale deve diminuire, punto. Poi sanno benissimo che questo comporta l’aumento dei beni di servizio , che si ingenera un meccanismo perverso di precariato e di personale sottopagato…

Noi dobbiamo tenere presente che l’anno prossimo sarà una tragedia… Sul personale e su alcuni costi non ci sarà nessuno spazio.”

Quando, gia’ nel 2004, criticavamo appalti ed esternalizzazioni eravamo cassandre?

Quando dal bilancio 2008 avevamo rilevato che sono stati diminuiti 2 milioni per il personale ed aumentati 3 milioni per le esternalizzazioni, eravamo Cassandre ?

Come ha preannunciato “Cassandra Conzi” il 2009 sembrerebbe essere ancora più duro:

E infatti: da un primo esame della Delibera delle Giunta regionale n.1608 del Dicembre scorso, il finanziamento assegnato per il 2009 all’ASL 5 sembra coprire a malapena l’indice ISTAT.

E la somma destinata al progetto di rientro dalle liste di attesa è di soli 194.000 Euro per la nostra ASL, mentre l’ASL 4 ha avuto 440.000 euro e l’ASL 1, addirittura, 1 milione!

Ed erano tutte messe molto meglio di noi.

E che dire dei finanziamenti per il rientro della cosiddetta “utenza migrante”?

Sono 3 milioni e 250.000 Euro i finanziamenti distribuiti alle 5 ASL Liguri. Ma forse è meglio dire alle 4 ASL liguri perché la nostra non ha avuto neppure un Euro. Ed è quella che ha più cittadini costretti a ricorrere alle ASL di altre regioni!

Bene. Forse è arrivato il momento di dire basta.

Basta con questa scellerata gestione che vede i servizi diminuire ed aumentare la presenza dei privati con costi sempre più alti e senza contropartite in termini di qualità.

Occorre riportare alla gestione diretta del pubblico i servizi e le prestazioni sanitarie, oltre ai servizi strutturali, essenziali o strategici.

Occorre investire in servizi stabili nel tempo gestiti direttamente e non elargire a privati, o a dipendenti della ASL stessa, somme con cui si comprano esami e prestazioni che l’ASL stessa non è in grado di controllare.

Occorre riallineare gli organici del personale falcidiati in questi anni, assumendo le unità necessarie a partire dagli Operatori Socio Sanitari con cui l’ASL pensa di alleviare la carenza di infermieri senza allargare l’appalto Multiservice anche a queste figure che, sostituendo il vecchio infermiere generico andranno a fornire anche prestazioni sanitarie ai malati.

Occorre un piano sanitario di lungo respiro che lanci, una volta per tutte, i servizi territoriali integrandoli fra di loro e con le strutture intermedie e con gli ospedali stessi e non continuare ad appaltare anche i servizi sanitari territoriali, come per ultimo è successo all’Assistenza Domiciliare Integrata, o stilare solo sulla carta l’organizzazione dei distretti che ha giovato unicamente ai dirigenti incaricati promossi o assunti ex novo.

Solo quando vedremo mettere in opera queste, che sono solo alcune delle iniziative che si dovrebbero prendere, potremo cominciare a pensare che, forse, gli amministratori vogliono garantire a tutti, ma soprattutto ai più deboli, il diritto di accedere a tutte le cure in difesa della propria salute e della salute collettiva.

Il Coordinamento delle Associazioni e Comitati.

mercoledì 25 marzo 2009

La disperazione peggiore di una società...

La disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.

(Corrado Alvaro)

Questa frase pubblicata su face book mi ha colpita. L’ho letta e riletta per cercare di capire cosa muoveva dentro di me, ancor di più sapendo che chi l’ha scritta è una persona che lotta ogni giorno attivamente per un altro mondo possibile. La mia non è rabbia, quanto più, forse, paura di dover ammettere che è vera, ma soprattutto paura di cedere ad una rassegnazione a cui non voglio piegarmi per nessun motivo.

Quali soluzioni? Emigrare?

Ho vissuto all’estero 3 anni della mia vita, avevo 19 anni quando sono partita per l’Inghilterra, per Scelta. Volevo allargare i miei orizzonti, un’esperienza che mi ha aiutata a crescere, ad apprezzare la diversità, ad aprirmi a gente, usi e costumi totalmente diversi dai miei. Per Libera Scelta, un’esperienza che incoraggerei tutti a fare perché aiuta a crescere in modo più consapevole e ricco. Ci sono rimasta 2 anni, poi son tornata in Italia per fare l’Università.

Lo scorso anno, il 2008, ho deciso che avendo finito l’università, avevo voglia sì di cambiare aria ma anche di trovare un lavoro in materia di Responsabilità Sociale d’Impresa, lavoro che qui in Italia, ad oggi, non vuol dir nulla e vuol dir tutto. Ad ogni modo, le mie ricerche per la tesi mi hanno portato a considerare che l’Inghilterra in questa tematica fosse particolarmente sensibile e quindi le opportunità di un lavoro coerente con quello di cui volevo occuparmi non sarebbero mancate lì.Dopo un anno di ricerca, durante il quale, intanto, ho fatto la cameriera dilaniando i miei tendini, visto che Londra è la capitale più cara d’Europa, e senza lavorare non è pensabile viverci, ho trovato la possibilità di uno stage in materia di Responsabilità Sociale presso un associazione.

Io ho rifiutato!Quanti di voi si stanno chiedendo se sono pazza?

La Responsabilità Sociale d’impresa o come viene definita “Business Sociale”, è utile per creare le basi di una Coesione Sociale. Io, questo fenomeno, durante i miei studi l’ho sempre rapportato alla realtà italiana, pensandolo come una soluzione per il mio Sud, quella Terra, patria di sciacalli che hanno saputo solo diffondere corruzione e clientelismo.Nella mia tesi ho trovato una realtà aziendale che corrispondeva ad un modello etico e responsabile di business, che riusciva anche a sostenere, seppur in piccola parte alcune realtà difficili del contesto in cui operava, e tutto questo avveniva a Lametia Terme, in Calabria, una tesi, la mia che trovava riscontro pratico nell’azienda del tonno Callipo di Lametia terme!Questo pensiero mi ha fatto desistere, ho rifiutato lo stage e ho pensato che la cosa giusta da fare era tornare in Italia e cercare di porre le basi per applicare a quante più realtà possibili quella che era una teoria che in realtà trovava un riscontro pratico.

Ad oggi, di quella scelta non mi sono ancora pentita. Continuo a pensare che se quello che io in piccole dosi ho avvallato nella mia tesi nello stesso frangente in Veneto è diventato un progetto dal nome Veneto Responsabile, la mia tesi non è proprio una favola. In tutto ciò, io sono ancora qui che invio curriculum, perché non mi piacciono le corsie preferenziali, perché anche le stesse associazioni se non sei già parte di loro non sempre ti stanno ad ascoltare e intanto penso di tornare a fare caffè e cappuccini perché anche a Roma non si può stare senza lavorare, la luce e l’affitto si pagano praticamente, non con le idee!!

Tutto questo viaggio per tornare all’inizio e dire che andare in un altro paese è utile se lo si fa per una LIBERA SCELTA, ma se i moventi sono altri, le radici non le si rinnega e soprattutto ad un certo punto iniziano ad urlare talmente forte che non si può fare a meno di ascoltarle.

A questo punto subentra un altro discorso, la frustrazione verso quello che sentiamo e vediamo ogni giorno e la nostra impotenza verso gli sciacalli che stanno mettendo in ginocchio non tanto il Paese quanto la Speranza di un Paese, di un Popolo e non hanno più neanche il senso della vergogna! Non ha senso dir nulla a queste persone perché non Ascoltano ma quello che mi viene da dire alle persone come me, e a me per prima, è di NON ARRENDERSI, e soprattutto di mettere da parte quell’individualismo tanto caro al mondo ideologico dell’economia, che ormai sembra averci invaso a dismisura, cercando come dice Latouche di riazzerare il software.

Non posso e non voglio pensare che noi giovani italiani non abbiamo idee geniali per poter legalmente manifestare il nostro dissenso per un sistema vecchio, obsoleto e che soprattutto rappresenta l’interesse di pochi e non posso pensare che quei pochi con i loro interessi riescono ad eliminare la voce dei più e ancora peggio non posso proprio tollerare che viviamo con la frustrazione di ciò che non si può fare permettendo di farci rubare così facilmente la speranza!!

Non solo idee ma concretezze che portino ad un Ricomincio Pratico e fine al Bene di tutti i più che ancora ci sono e non sono neanche pochi e per tutti quelli che in nome dell’Italia Unita e Democratica sono morti! Spero che nessuno si senta offeso e/o sminuito da questo mio pensiero notturno.

Arianna Tangorra

domenica 22 marzo 2009

Rigassificatore di Panigaglia: luci ed ombre in Regione Liguria

Lo scorso 19 marzo si è tenuto un incontro nel palazzo della Regione Liguria tra alcuni assessori regionali (Sviluppo Economico – Ambiente – Lavoro), il dirigente del settore ambiente della Regione con le varie associazioni e comitati ambientalisti che da tempo seguono con impegno e apprensione la vicenda del progetto di ampliamento del rigassificatore di Panigaglia.
L’incontro sotto il profilo politico è stato per certi aspetti positivo visto che gli assessori presenti hanno ribadito la volontà della Regione di non votare l’Intesa con lo Stato che dovrebbe dare il via libera all’ampliamento dell’impianto in questione.
Restano a mia avviso però alcune questioni non chiare ed altre invece già da ora non accettabili .

Partiamo da quelle non accettabili.
Il comportamento del dirigente del settore ambiente della Regione : per tutta la riunione ha tenuto un tono e un atteggiamento altamente polemico (al limite della buona educazione) verso gli interlocutori ambientalisti. L’impressione (e mi auguro, per il futuro, che resti solo una impressione) di molti era di avere di fronte una controparte e non un funzionario pubblico che dovrebbe sempre avere un comportamento super partes in qualsiasi istruttoria segua .
La seconda questione inaccettabile (non solo e non tanto per ragioni giuridiche come gli ambientalisti hanno spiegato nelle loro osservazioni scritte) è stata quella della decisione del settore VIA della Regione di esprimere il parere sulle integrazioni progettuali presentate recentemente da Snam senza attendere la scadenza del termine per le osservazioni del pubblico. Questa decisione lo ripeto non è solo sbagliata giuridicamente (direi illegittima come spieghiamo nelle osservazioni) ma intollerabile sotto il profilo dei principi di trasparenza e partecipazione che ormai costituiscono uno dei fondamenti del buon andamento della pubblica amministrazione. Non c’era nessuna ragione formale (irreversibile) per non attendere la scadenza del termine e quindi la decisione degli uffici regionali è stata solo ed unicamente un atto di ottusa arroganza. Arroganza confermata dal rifiuto di accettare l’invio formale delle osservazioni delle associazioni ambientaliste.

Vediamo ora le questioni non chiare.
Le questioni non chiare restano invece in alcune affermazioni degli stessi Assessori relativamente alle motivazioni su cui non dare l’Intesa al progetto da parte della Regione. Infatti la affermazione dello Assessore allo Sviluppo Economico “noi non daremo l’Intesa per rispettare la volontà degli enti locali spezzini “, è apparentemente democratica ma anche pericolosa perché la domanda che sorge spontanea è e se gli enti locali cambiassero idea la Regione cosa farebbe? In realtà la sensazione che almeno io ho avuto è che non ci sia ancora la volontà (anche per le interpretazioni degli uffici regionali competenti ) di motivare in modo adeguato il no alla Intesa. Ricordo che l’Intesa non è un semplice atto politico ma rientra in quelli che vengono definiti atti di Alta Amministrazione, quindi andrà adeguatamente motivato. Non basta motivarlo solo sulle ragioni politiche di un consenso locale, peraltro ancora adesso non manifestatosi in modo univoco e compatto da parte di tutte gli enti locali per non parlare di sindacati e partiti. Eppure gli argomenti la regione li avrebbe eccome non solo per gli aspetti urbanistici (l’impianto è in contrasto con il PTCP della Regione) ma anche energetici .
Infatti come ha ricordato la Corte Costituzionale in materia di programmazione energetica da parte delle Regioni (sentenza 246/2006): “gli obiettivi generali della politica energetica del Paese, individuati dall'art. 1 della legge n. 239 del 2004 devono essere conseguiti sulla base dei principi di sussidiarietà, di differenziazione, di adeguatezza e di leale collaborazione sia dallo Stato, che dalle Regioni che dagli enti locali (art. 1, comma 3, della legge n. 239 del 2004 legge quadro sull'energia)". Inoltre , ricorda la Corte Costituzionale nella suddette sentenza , l'art. 1, comma 4, lettera d), della legge n. 239 del 2004, assegna non solo allo Stato ma espressamente anche alle Regioni il compito di garantire l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio .
Ora il suddetto principio di leale collaborazione affermato dalla Corte Costituzionale (e soprattutto dall’articolo 117 della Costituzione che assegna la materia energia alla legislazione concorrente e non a quella esclusiva dello Stato) trova un unico limite nella necessità che lo Stato in caso di conflitto con la Regione dimostri che la posizione di questa ultima può recare pregiudizio : “agli assetti nazionali del settore energetico”.
Ciò, nel caso in oggetto, non è mai stato fatto visto che a tutt’oggi non è dato sapere:
1. di quanto gas abbiamo bisogno in Italia
2. di quanti rigassificatori abbiamo bisogno in Italia
3. di quali sono i criteri di localizzazione di questi rigassificatori
4. quali altre alternative tecniche di trasporto del gas senza gasdotto esistono sul mercato e come si confrontano in termini di efficienza energetica - tecnica ed economica con i rigassificatori
5. di quanto energia da fonti rinnovabile potrebbe essere prodotta a parità di finanziamenti
Ne inficia il suddetto ragionamento la presunta strategicità dei rigassificatori che non è mai stata dichiarata secondo le procedure previste dalla legge quadro sull'energia (legge 239/2004) e dalla normativa comunitaria in materia di mercato comune del gas proprio per la mancanza di una analisi dei punti sopra elencati.
Sarebbe bene che dirigenti e assessori regionali riflettessero attentamente su quanto sopra nel preparare le proprie decisioni sulla Intesa.

martedì 17 marzo 2009

Rigassificatore di Panigaglia: nuovo progetto, vecchia storia

Un numero significativo di associazioni e comitati hanno presentato recentemente delle nuove osservazioni alle integrazioni al progetto di ampliamento del rigassificatore di Panigaglia prodotte da Gnl Italia, su richiesta di Commissione VIA e Regione Liguria. Le associazioni sono: Associazione Comitati Spezzini, Associazione Culturale L’Artiglié, Associazione Culturale Posidonia,Cantieri dell’Urbanistica Partecipata del Comune di Porto Venere, Comitato Ambientale di Salvaguardia delle Grazie, Comitato per la Salvaguardia e lo Sviluppo del Golfo dei Poeti, Italia Nostra La Spezia, Italia Nostra Liguria, Legambiente La Spezia, Verdi Ambiente Società Liguria, WWF La Spezia.

Le integrazioni al progetto non cambiano la sostanza dello stesso e ne confermano inoltre le carenze di valutazione sia sotto il profilo ambientale che del rischio industriale.
In particolare le associazioni e i comitati rilevano:
1. la Regione Liguria non poteva, sia per ragioni formali che di principi di democrazia, fornire il proprio parere sulle integrazioni progettuali prima della scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni da parte del pubblico;
2. relativamente alle emissioni atmosferiche le integrazioni progettuali non affrontano tutta una serie di normative, in vigore nella UE e in Italia, relativamente a varie tipologie di inquinanti (ad esempio: composti organici volatili, polveri sottili di diametro inferiore ai 2,5 µm cioè milionesimi di metro, gas serra, emissioni da navi);
3. continua a mancare una proposta di adeguamento del piano di emergenza esterno come previsto dalla normativa sulle industrie a rischio di incidente rilevante, considerato che aumenteranno sia le dimensioni delle navi gasiere che attraccheranno nella baia di Panigaglia, sia la quantità di gas trattato nel rigassificatore;
4. Non vengono presi in considerazione i rischi di incidenti relativi al naviglio civile e militare;
5. Non c’è alcun riferimento all’effetto domino (si intende l’effetto prodotto tra gli stabilimenti per i quali la probabilità o la possibilità o le conseguenze di un incidente rilevante possono essere maggiori a causa del luogo, della vicinanza degli stabilimenti stessi e dell'inventario delle sostanze pericolose presenti in essi);
6. Non c’é alcun riferimento ai criteri di pianificazione territoriale per aree con impianti a rischio di incidente rilevante ( come previsto dall’ articolo 14 dlgs 334/1999);
7. Le risposte contenute nelle integrazioni progettuali di Snam appaiono in palese contraddizione (come d’altronde la stessa presenza dell’impianto in termini strategici) con la nota del 26/1/2009 della Soprintendenza per i beni paesaggistici della Liguria (riportato nel verbale della Conferenza dei servizi del 29/1/2009) con la quale la stessa ha ribadito che l'impianto di Panigaglia si trova in zona di trasformazione secondo il piano paesaggistico ligure, quindi incompatibile con eventuali ulteriori ampliamenti dell'attuale rigassificatore;
8. continua a mancare un progetto di bonifica per il dragaggio dell’area interessata dalla movimentazione della navi gasiere. Ciò assume una particolare rilevanza alla luce del nuovo Decreto Ministero Ambiente 7 novembre 2008 che ha specificamente disciplinato le operazioni di dragaggio in aree interessate da siti di bonifica nazionale come il golfo della Spezia (sito di Pitelli) che dovrà essere rispettato adeguatamente in sede di giudizio di VIA definitivo da parte del Ministero dell'Ambiente.

Anche da queste breve osservazioni integrative, presentate dalle associazioni e comitati con pochissimo tempo a disposizione (la pubblicizzazione delle integrazioni progettuali è stata ridicola), si confermano le ragioni di opposizione all’ampliamento del rigassificatore; soprattutto restano preoccupanti i buchi della istruttoria di approvazione relativamente alla questione del rischio industriale come pure a quelli delle bonifiche.
Comunque il parere favorevole all’ampliamento dell’impianto, da parte del settore VIA della Regione Liguria, non chiude per niente la partita. Infatti senza Intesa con la Regione Liguria l’ampliamento non si farà. In tal senso giovedì prossimo (19/3) ci sarà un incontro delle associazioni e comitati firmatari delle osservazioni con la Giunta Regionale. Nei prossimi giorni pubblicheremo in questo blog i verbali dell’incontro con le posizioni della Regione.

sabato 14 marzo 2009

Le Divergenze Parallele (DP)

La democrazia partecipativa (DP) e il partito democratico (PD)

Non più di 10 giorni fa, su questo stesso blog, riportavo l'esperienza del Forum di Firenze sulla democrazia partecipativa. La Toscana è la prima regione italiana, al momento unica credo, ad aver promulgato una legge sulla partecipazione. Ma la settimana scorsa (7 Marzo) sul SecoloXIX si poteva leggere quanto segue:

  • Matteo Renzi, il nuovo “enfant prodige” vincitore delle primarie del PD a Firenze, fa sapere che il “comitatismo, quando diventa mancanza di decisione..., rappresenta un vero e proprio handicap. Un problema da superare”.

  • la Liguria è la regione del Nord dove in percentuale si fanno più ricorsi.

  • i comitati sono il “grido triste di chi vorrebbe sconfiggere il freddo individuale con il tepore collettivo... si rifugia nelle sue casematte per non alzare la testa e guardare fuori dalla finestra”.

Andiamo con ordine:

l'enfant profige: decenza vuole che il giorno successivo Marta Vincenzi e Sergio Chiamparino abbiano aggiustato il tiro, ancorchè con sfumature diverse, rispetto al Matteo Renzi...

la Liguria e i ricorsi: può essere utile rilevare che la Liguria è la regione del Nord che per più tempo e nel maggior numero di province/comuni è stata governata dal PCI/PDS/DS/PD. Questa circostanza può testimoniare del fatto che il popolo di sinistra sia più “litigioso”, o più “sensibile” ai temi collettivi, oppure, anche, della difficoltà del PD di andare oltre le retoriche della DP e di ascoltare, e confrontarsi apertamente e nel merito con i cittadini che spesso costituiscono anche la sua base elettorale.

Purtroppo i ricorsi, quand'anche consentano di arginare la lunga catena di potenziali disastri, ahinoi non stimolano alcun dibattito ma proprio per questo, forse, diventano l'unico strumento possibile in un ambiente “sordo”; in queste condizioni, ebbene sì, la partecipazione diventa comitatismo... Inoltre, occorre rilevare che sempre più spesso i ricorsi evidenziano una inadeguatezza “politico-amministrativa” (come direbbe l'amico Grondacci) della classe dirigente alla guida degli enti pubblici (locali e non).

Qualche caso, i più recenti: la chiusura praticamente immediata del nuovo impianto CDR di Saliceti- SP (TAR Liguria); la bocciatura del progetto del Villaggio Europa di Corniglia- Parco 5 Terre (TAR Liguria e CdS); la lunga serie di ricorsi che ha accompagnato per 5 anni l'approvazione dei dragaggi propedeutici alla approvazione/attuazione del Piano Regolatore Portuale (PRP) della Spezia. Tutti ricorsi vinti dalle associazioni e dai comitati in ragione del mancato rispetto delle prassi e delle normative in materia ambientale, paesistica e di coinvolgimento dei soggetti interessati. Ricorsi che per essere superati, nel caso del PRP, hanno costretto il legislatore a modificare la normativa nazionale in materia di dragaggi favorendo questi ultimi eventualmente a scapito di corrette bonifiche.

Un solo caso è tristemente noto per aver dato ragione alla pubblica amministrazione, quello dell'accesso ai Bilanci del Parco Nazionale delle 5 Terre: i Bilanci richiesti dall'Associazione VAS sono stati negati, oltre che dall'Ente Parco, anche dal TAR Liguria e dal CdS nonostante l'esistenza della l 241/90 che dovrebbe garantire l'accesso e la trasparenza degli atti amministrativi. Per completezza, occorre dire che il Presidente dell'Ente Parco, che è esponente regionale del PD oltre che nazionale di Legambiente e membro del direttivo di Federparchi, ha promosso e difende tuttora l'edificazione del Villaggio Europa di Corniglia.

La mia tesi pertanto è la seguente:

tanto meno i cittadini sono informati circa le scelte e l'operato delle PA, tanto più diffidano di decisioni che possono rivelarsi potenzialmente pericolose per l'ambiente e la salute pubblica;

tanto meno i cittadini sono coinvolti nella elaborazione delle politiche che li riguardano, tanto più il dissenso si manifesta in maniera virulenta quando gli esiti di queste politiche (i progetti) vengono presentati già confezionati;

tanto meno le PA seguono con scrupolo e diligenza le normative vigenti, nello spesso vano tentativo di abbreviare i tempi di realizzazione delle opere, tanto più incorrono in errori grossolani che non solo costituiscono un buon appiglio per il “comitatismo” ma che determinano decisioni... (vedi primo punto).

Non è secondaria, nella supposta tendenza all'opposizione “a prescindere," la quantità di scandali ambientali che si verifica in Italia e la pressochè generalizzata trasgressione della legge proprio da parte delle PA.

Concludo questa breve riflessione con una citazione per la quale, dato il massiccio uso che ne faccio, dovrò corrispondere i diritti d'autore al Dott. C. Trevisani, vicepresidente Confindustria per infrastrutture, logistica e mobilità (credo non sospettabile di “comitatismo”) :

"Il punto è la qualità dei progetti: le opere vanno spesso a gara con informazioni e dati insufficienti per una valutazione corretta di costi e benefici da parte della collettività e una analisi tecnico amministrativa carente. Le amministrazioni tendono a risparmiare sulle indagini preliminari ma poi si ritrovano davanti criticità realizzative e contenziosi. La questione del consenso si potrebbe risolvere se solo si informasse al meglio la popolazione e le si desse la opportunità di esprimersi in merito".

Tanto più che a volte accade che i cittadini, singoli o associati, non intendano affatto assumere atteggiamenti ostili aprioristici ma contribuire “nell'interesse generale”, come prevede la nostra costituzione (Art. 118 Tit. V) . In alcuni casi, tuttavia, tale “contributo” viene più o meno rudemente rifiutato, osteggiato, scoraggiato, ignorato. Ma su questo ci sarà modo di ritornare con casi specifici, locali e di estrema attualità.


mercoledì 11 marzo 2009

Risposta alla CGIL sull'ampliamento di Panigaglia

Vorrei provare a ragionare con il sindacato su alcuni dati di fatto relativi alla vicenda del rigassificatore di Panigaglia, nella convinzione che un sindacato che guardi al futuro non possa non avere, in una vicenda come questa, una visione strategica .

Partiamo da alcuni dati di fatto:
1. il progetto di ampliamento del rigassificatore a fronte di ingentissimi investimenti avrà ricadute occupazionali risibili sul nostro territorio;
2. la gestione degli introiti legati alla fiscalità per la movimentazione del gas finiscono tutti a Roma e sul territorio non resta nulla , un territorio che se utilizzato diversamente porterebbe ben altre ricadute fiscali, economiche e occupazionali alla comunità locale come dimostra peraltro la vicenda ICI del Comune di Portovenere;
3. sotto il profilo della innovazione tecnologica si tratta di una tecnologia, quella della rigassificazione, che non può avere , come hanno dimostrato questi decenni, alcuna seria ricaduta sull’indotto spezzino; nè d’altronde la questione è mai stata posta seriamente nel confronto con Governo e Snam;
4. la presenza degli enti energetici nel nostro territorio ( Snam, ENI ex raffineria area IP, Enel ) strategicamente hanno prodotto più problemi al nostro territorio che utilità, riducendo progressivamente la stessa occupazione che per anni è stato l’unico ritorno concreto per gli spezzini dalla presenza di impianti invadenti e inquinanti;
5. il progetto a fronte dei numerosi rigassificatori approvati recentemente non è strategico dal punto di vista dei bisogni di gas dell’Italia, può esserlo invece da un punto di vista aziendale ( della Snam ) nell’ottica di trasformare l’Italia in un hub per il trasporto del gas verso il nord europa ; ma perché regalare un business così a Snam ottenendo in cambio le briciole di qualche decina di posti di lavoro in più?
6. senza l’Intesa con la Regione non è possibile approvare il progetto come ribadito in Conferenza dei Servizi dallo stesso rappresentante del Ministero dello Sviluppo Economico (vedere verbali).

A fianco di questi dati di fatto ci sono una serie di domande inevase nella istruttoria di approvazione del progetto di ampliamento, ne cito solo alcune per ragioni di spazio:
1. L’impianto è in contrasto con tutti gli strumenti di pianificazione territoriale (regionali e locali) e visto la necessità della Intesa con la Regione non si capisce come questa ultima possa dare via libera ad un progetto in contrasto con propri atti di pianificazione (PTCP);
2. L’istruttoria ha fino ad ora completamente sottovalutato la questione dei rapporti tra eventuali incidenti e il resto dell’area golfo: mancano sia un aggiornamento del piano di emergenza esterno che un coordinamento tra la presenza dell’impianto e l’effetto domino di altre attività a rischio quali: naviglio militare , naviglio mercantile, naviglio passeggeri;
3. il progetto di dragaggio è inesistente mentre andava presentato insieme con il progetto di ampliamento.

Di fronte a questi dati di fatto e a queste domande inevase stupisce che un sindacato serio ed attento alle esigenze complessive del territorio, come la CGIL, si limiti semplicemente ad accettare il progetto Snam come un pacchetto tutto compreso rimuovendo tutti i suddetti temi che sono solo in parte ambientali (come a me pare chiaro) ma riguardano invece lo sviluppo della nostra provincia, temo che dovrebbe essere caro al sindacato o no ?.
La cosa curiosa è che, a parte le questioni ambientali, sulla vicenda rigassificatori l’unica proposta intelligente, sia pure dentro la logica di accettazione di questi impianti, è stata avanzata dal Governatore della Regione Veneto che molto pragmaticamente ha proposto di lasciare alla regione e quindi al livello locale la quota di accise che lo stato incassa dal metano usato nell’impianto di Rovigo relativa ai consumi di gas della regione Veneto ( 1 miliardo circa di m3). Bene i nostri sindacalisti non sono stati capaci fino ad ora neppure di scendere a questo pragmatismo limitandosi ad accettare passivamente le proposte di Snam come se fossimo ancora agli anni 50 ed il dibattito su federalismo e recupero a livello delle comunità delle esternalità di impianti come quello di Panigaglia non fossero sempre di più all’ordine del giorno .
Concludo dicendo che un sindacato che voglia davvero il bene della città e dei lavoratori che rappresenta anche quelli potenziali ( quindi anche i giovani che non troveranno certo un posto nell’ammodernato impianto di Panigaglia) avrebbe dovuto proporre, facendosi forte dei dati di fatto e delle domande inevase sopra elencate, a tutti gli interlocutori istituzionali e non di costituire un tavolo di confronto con il Governo per realizzare un progetto energia – ambiente – territorio che avvii uno sviluppo alternativo della nostra Provincia sganciandola dalla logica dei grandi impianti ad alto investimenti di capitali e bassa produttività del fattore lavoro.

Precedente Post sul tema

martedì 10 marzo 2009

Una legge contro il territorio

Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te decretano la fine delle nostre malconce istituzioni. Il territorio, la città e l'architettura non dipendono da un'anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità. La proposta di liberalizzazione dell'edilizia, annunciata dal presidente Berlusconi, rischierebbe di compromettere in maniera definitiva il territorio. Ecco perché c'è bisogno di un sussulto civile delle coscienze di questo paese.

Gae Aulenti
Massimiliano Fuksas
Vittorio Gregotti

firma la petizione

domenica 8 marzo 2009

La corretta manutenzione del maschio

Cara femmina,
se non dici al tuo uomo
che sei entusiasta
del fatto che ha ritrovato
la strada di casa
nonostante la pioggia
lui ci resta male.

E' un fatto genetico:
ha bisogno di essere gratificato.
Non è veramente un duro
fa solo finta.
Il suo cervello ha la disarmante
semplicità di un ferro da stiro.
Se vuoi qualcosa di più raffinato
sposa una donna.

Se sapesse che la tua disponibilità sessuale
non è correlata alle sue misure intime
ma alla misura del suo ascolto
si comporterebbe diversamente.

Perchè non provi a spiegarglielo?

Jacopo Fo, La corretta manutenzione del maschio - Guanda

giovedì 5 marzo 2009

Il villaggio Europa di Corniglia

E' uscita la sentenza del Consiglio di Stato sull'edificazione del Villaggio Europa di Corniglia.
Si tratta della sentenza numero 1192/2009 scaricabile qui: Sentenza 1192/2009

Il sito del Parco Nazionale delle 5 Terre ne pubblica una piccola e selezionata parte che commenta sul suo sito

Leggiamo quel poco che c'è e la sentenza e ragioniamoci, in attesa di altri pareri.

Il commento di Marco Grondacci:

Partiamo dal comunicato pubblicato nel sito del Parco Nazionale secondo il quale la sentenza del Consiglio di Stato avrebbe:
  1. riconosciuto l’erroneità del giudizio del Tar

  2. la correttezza sotto il profilo procedimentale della condotta delle Amministrazioni sia per quanto attiene alla tempistica (prima procedimento di recupero e poi condono) che alla tipologia di strumento attuativo utilizzato.

Iniziare in questo modo il comunicato rischia di confondere il lettore non smaliziato in campo giuridico dando la sensazione che tutto sommato il TAR aveva sbagliato a bocciare il piano di recupero approvato dalle amministrazioni interessate e che sono stati fatti solo alcuni errori di progettazione rispetto ad un iter corretto che potrà essere ripreso al più presto.

Ma le cose stanno davvero così ? Non voglio farla lunga ma basta leggere i passi più importanti della sentenza per capire che siamo di fronte ad una totale sconfessione dell’operato della società che ha presentato il progetto di recupero dell’ex Villaggio Europa e delle amministrazioni che lo hanno avvallato in ruoli e fasi procedimentali diverse.

Facciamo parlare ( anzi scrivere ) il Consiglio di Stato:

Intanto il Consiglio di Stato ricorda nella parte in fatto e diritto che : “Ad avviso del Tar, la verifica della condonabilità degli abusi costituiva presupposto e condizione per l’approvazione del piano di recupero.Il Tar ha inoltre ritenuto che l’autorizzazione paesaggistica non abbia tenuto conto delle esigenze di conservazione e valorizzazione della zona e che il piano di recupero contrasta con le prescrizioni del piano territoriale paesistico di coordinamento

In secondo luogo il Consiglio di Stato afferma : “la sostanziale complessiva correttezza delle statuizioni del Tar”.

In terzo luogo il Consiglio di Stato afferma : “il piano di recupero contempla un progetto che conserva (e asseritamene) solo le caratteristiche quantitative dell’insediamento preesistente, vale a dire la volumetria, ma che ne altera radicalmente le caratteristiche qualitative: ad edifici singoli e ad un piano, aventi i connotati di bungalows, viene sostituito un unico edificio a due piani.

Si viola la prescrizione che vieta di costruire nuovi edifici, e consente solo le modifiche indispensabili a quelli esistenti, e si modifica in modo significativo la viabilità, in contrasto con le previsioni del piano generale”.

In quarto luogo in riferimento al presunto piano di recupero che secondo il comunicato del Parco delle 5 Terre dimostrerebbe quanto meno che è stato riconosciuto il corretto iter procedimentale seguito dalle amministrazioni pubbliche interessate , il Consiglio di Stato afferma seccamente e senza possibilità di interpretazioni soggettive: “dalla logica e filosofia del piano di "recupero" che per definizione è finalizzato alla conservazione di ciò che già esiste, mediante un’operazione pianificatoria di inserimento in un tessuto di urbanizzazione primaria e secondaria e mediante interventi di lifting dei fabbricati esistenti.Invece, nel caso di specie, si esce del tutto da siffatta filosofia, perché non si recupera ciò che c’è, ma lo si elimina per sostituirlo con opere radicalmente differenti. Non vi è pertanto né "recupero" né "pianificazione", bensì un progetto puntuale di un’opera nuova e diversa”.

In quinto luogo con riferimento alle presunte correttezze procedimentali delle amministrazioni interessate il Consiglio di Stato afferma : “ Le valutazioni paesaggistiche nella specie adottate, poi, e segnatamente l’autorizzazione paesaggistica regionale e il controllo su di esso espresso dall’amministrazione statale, prestano il fianco alle dedotte censure di difetto di motivazione, atteso che non danno adeguatamente conto della compatibilità paesaggistica né dell’insediamento originario, né di quello attuale, non spiegando in modo chiaro e univoco come il nuovo insediamento, diverso dal preesistente, se non sotto il profilo quantitativo della volumetria, sicuramente sotto il profilo qualitativo, e con maggiore impatto visivo, sia compatibile con le caratteristiche paesaggistiche dell’area, e non spiegando perché un intervento costruttivo del tutto difforme dall’esistente possa essere considerato un "recupero" in funzione conservativa e migliorativa”.

Sarebbe utile quindi che invece di nasconderla sotto la sabbia i rappresentanti delle amministrazioni interessate la testa la usassero per rivedere radicalmente il progetto presentato e quanto meno per produrre comunicati stampa che diano conto in modo trasparente di atti pubblici come le sentenze della magistratura. E’ chiedere troppo?

Il comunicato stampa dei VAS


martedì 3 marzo 2009

Nucleare sì, nucleare no.

Chi non ha competenze su una materia specifica farebbe meglio a tacere o a informarsi bene. Certo, essere competenti in materia di nucleare al punto di azzardare valutazioni relativamente all'opportunità o meno di progettare, nel 2009, quattro centrali nucleari di terza generazione da installare in Italia non è facile. Peraltro, il tema è piuttosto interessante per ciascuno di noi ed è quindi difficile astenersi dal rifletterci.

Personalmente, al momento dell'annuncio da parte del duo Berlusconi – Sarkozy il mio pensiero è andato a quando in passato, credo tuttora, le imprese smontavano le proprie catene di montaggio obsolete e le trasferivano in America latina o nei paesi dell'Est; avviene in diversi settori produttivi che gli impianti vengano rigenerati e installati in paesi tecnologicamente meno avanzati del nostro; succede da sempre anche con le vecchie automobili inquinanti. Come dire che in questo caso noi stiamo alla Francia come l'America Latina o forse l'Africa sta a noi quando cediamo/cedevamo tecnologia obsoleta.

Non bisogna essere geni infatti per capire che, se la quarta generazione è quella tecnologicamente più avanzata e la Francia ha 59 centrali funzionanti (l'ultima installata nel 1991), ci sta cedendo tecnologia obsoleta. Complimenti a Sarkozy per il business, in cambio si è preso Carlà. Ci sono poi gli aspetti economici, l'alto costo di uranio e plutonio e quello dello smaltimento delle scorie; della finitezza delle risorse e del rischio incidente. Non vado oltre, è quello che so.

A proposito degli effetti sulla salute, in condizioni di routine, un amico “verde” segnala un intervento dello scienziato Mattioli a proposito della “dose massima ammissibile” per le popolazioni (minore) e i lavoratori (maggiore). A tale esposizione sono associati effetti somatici o genetici che si considerano “accettabili” a fronte dei benefici legate a siffatte attività con radiazioni. Non si possono ridurre queste dosi pena rinunciare a questa attività.




Il prof. Mattioli tratta anche i temi della sicurezza, economici e delle scorie: val la pena di spendere un quarto d'ora per sentire ciò che ha da dire, con conoscenza di causa, a proposito di ciò su cui io rifletto usando poco più che il mio buonsenso.

guarda gli altri due video